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Creato il 21/07/2026, 15:14 · Aggiornato il 21/07/2026, 15:14

Capitolo 21: Carroponte

@bergadavideDavide
EsplicitoIn corso

Avvertenze (opera)

  • Abuso (fisico o emotivo o psicologico)
  • Contenuto sessuale esplicito
  • Copertina AI
  • Gaslighting / Manipolazione psicologica
  • Sangue
  • Violenza
  • Violenza Esplicita
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I numeri bianchi stampati sull'Always on Display del mio telefono appoggiato sul comodino mi sputano in faccia che sono le cinque passate della mattina. E io, cazzo, non sono ancora riuscito a prendere sonno.

Lo so cosa stai per dirmi. Ti vedo, sai? Sei lì dall'altra parte dello schermo che mi guardi dall'alto in basso con quel tuo sorrisetto da moralista ipocrita. Stai per dirmi che non dormo solo perché avrei voluto infilarmi nel letto con Francesca, vero? Pensi che sia il solito, ridicolo orgoglio da maschio respinto che non ha ottenuto il suo premio a fine serata.

Sì, certo, vaffanculo. Anche.

Ma c'è di peggio. Molto di peggio.

C'è che ho ancora il riverbero di quella sua voce vellutata stampato nel cervello, che esce da quelle labbra perfette, del cazzo, che mi mandano completamente ai matti. «Grazie per stasera, Fra. Ti chiamo io».

Capito il giochetto? Lo sai, c'eri anche tu, l'hai visto. Non mi ha fatto salire in casa.

Di nuovo.

Per l'ennesima, stramaledetta volta. Mi ha sbattuto fuori dal suo perimetro dopo che ci siamo spogliati di ogni difesa dentro quella macchina di metallo, dopo che abbiamo ammesso di essere due naufraghi marciti nello stesso identico buco nero.

Ha girato la chiave nella toppa di quello stramaledetto portone e un'altra volta mi ha lasciato sul marciapiede come un cane col labbro spaccato e io sono rimasto lì a fissare il vuoto.

La verità?

È che quella sua frase mi sta tormentando sul serio.

Quale frase mi chiedi?

«Perché lo fai?» M'aveva chiesto guardandomi negli occhi.

Lo so, stai zitto.

Non devi rispondere tu al mio posto, non fare il fenomeno.

Mi rendo perfettamente conto che lei aveva tutto il fottuto diritto di chiedermelo, dopo lo spettacolo pietoso che le ho messo in piedi.

Tic tic.

Una notifica sul cellulare mi strappa dai miei pensieri.

Chi mi sta scrivendo a quest'ora della notte, mi chiedi?

Io potrei risponderti senza neanche guardare il telefono, perché lo so già. Lo so benissimo chi è che ha il potere di far vibrare questo pezzo di plastica sul mio comodino a notte fonda. Ma prendo lo stesso il telefono in mano, lo schermo si accende e lo giro verso di te per farti leggere la notifica. Guarda qui.

Francesca.

Sono quattro righe del cazzo. Quattro righe, che prima mi distruggono il petto, me lo frantumano in mille pezzi, e un secondo dopo mi rimettono insieme manco fossi una macchinina della Lego da 10,90 €.

«Venerdì al Carroponte suonano i Punkreas, Fra. Ti ricordi il 2019? Avevamo spaccato tutto! Mi ci devi portare per forza! Fino a venerdì però è meglio che non ci vediamo.»

Lo sai qual è stato il momento peggiore della mia intera, patetica esistenza? L’anno più di merda di tutti?

Il 2019.

Frequentavo la terza superiore. Ti ricordi che ti ho già sfracellato le palle raccontandoti il momento esatto in cui ho visto il cambio di look di Francesca? Era il secondo quadrimestre. Lei è entrata in classe con quella roba tutta nera addosso, gli occhi truccati pesanti e quell'aria da "vaffanculo al mondo" che, in realtà, è stata solo l'inizio della fine. Il punto di non ritorno.

Da quel giorno in poi è successo un ammasso di roba indicibile. Ma che te lo dico a fare? Se stai seguendo questa storia e sei arrivato a leggere fino a qui, gran parte di quelle stronzate l'avrai già letta direttamente dalle parole di Francesca. Quindi sai come funzionava. Sì, io la seguivo dappertutto. Lei fumava come una ciminiera, beveva fino a spaccarsi lo stomaco e io? Io stavo lì, a guardarla. La raccattavo dai marciapiedi, la portavo a casa e la rimettevo in sesto ogni volta. Proprio come il classico, fottuto cagnolino da riporto. Un cagnolino del cazzo.

Poi, però, le cose sono degenerate. Hanno cominciato a girare strane voci nei corridoi, roba viscida. Lei che saltava da un ragazzo all'altro, che spariva per giorni. Finché, a un certo punto, è arrivata la mazzata: l'hanno espulsa. Cacciata da scuola per un non precisato coinvolgimento con un professore. Una storia torbida della quale io, ancora oggi, non ho mai saputo un beneamato cazzo.

Beh, il risultato di quel casino è che dalla fine della terza superiore, e per quasi tutto il resto del 2019, io Francesca non l'ho più vista. Sparita dai radar. E la mia vita del cazzo, già inutile di suo, ha perso di colpo l'unico fottuto scopo che avessi mai avuto da quando ho memoria: passare il mio tempo con lei.

Cosa c'entra adesso tutta questa menata che ti sto facendo con i Punkreas, mi chiedi?

Zitto. Zitto un attimo e non farmi perdere il filo del discorso, cazzo. Ci arrivo, se mi lasci parlare.

Dicevamo che era stata espulsa. Non aveva finito la terza superiore, o forse l'avevano promossa lo stesso per miracolo, a me non era stato detto un beneamato cazzo. Questa cosa non l'ho mai saputa, nessuno si è sognato di aggiornare il cagnolino da riporto. Fatto sta che scompare. Non la vedo più da giugno in poi, cancellata, evaporata dalla mia vita. Fino a quando? Fino alla fine di quell'estate del 2019, quando il mio personale purgatorio si è interrotto nel modo più improvviso e assurdo possibile.

Me la sono ritrovata davanti. Sotto casa mia.

Era lì, ad aspettarmi, appoggiata al muro di fianco al portone come se non fosse sparita nel nulla per mesi, come se non avesse fatto terra bruciata intorno a sé. Mi si è azzerato il respiro. In mano sventolava due biglietti stampati di merda.

Erano gli ingressi per il "Punkadeka 1999-2019 Festival", la festa enorme organizzata per celebrare i vent'anni di quell'omonimo web magazine italiano dedicato alla scena punk. Roba di creste, borchie, birra tiepida nei bicchieri di plastica e fiumi di sudore. Tutto il contrario della mia riga in mezzo, del mio bgalletto da circolo e delle mie polo stirate, insomma. Una follia totale.

Mi ha guardato dritto negli occhi — e tu che stai leggendo puoi solo immaginare come mi sia sentito, con il cuore che mi tirava calci nel petto manco volesse sfondarmi le costole — e mi ha detto, con quella sua fottuta e irresistibile sfacciataggine:

«Stasera ti porto al concerto dei Punkreas».

E adesso, grandissimo genio, capisci perché sto fissando il soffitto alle cinque di mattina con quel display acceso sul comodino?

Perché Francesca fa sempre così. Gira la chiave nella toppa, ti sbatte fuori di casa, ti nega pure un bacio dopo che vi siete aperti in due dentro una macchina schifosa, e cinque minuti dopo ti lancia un'esca a cui sa perfettamente che abboccherai come un idiota. Il Carroponte. Venerdì sera. I Punkreas di nuovo. Vuole rimettere le lancette dell'orologio a quel festival del 2019, come se nel mezzo non ci fossimo devastati, consumati e fottuti l'anima a vicenda.

Vuoi sapere com'è andata quella sera del 2019, vero? Vuoi sapere perché quella parola, "Punkreas", mi fa lo stesso effetto di una scarica elettrica sui denti?

Seee... magari te lo racconto un'altra volta, intanto devo capire come fare a sopravvivere fino a venerdì.

Perché oggi è solo martedì mattina, cazzo. Significa che ci sono in mezzo tre giorni interi di vuoto pneumatico. Tre giorni in cui lei tornerà a essere quella "terra di nessuno" dove chiunque crede di poter piantare una bandiera, a rispondere a metà ai messaggi dei ragazzi tanto per tenere vivo il fuoco, mentre io sarò qui a contare i fottuti secondi come un malato mentale sul telefono.

«Fino a venerdì però è meglio che non ci vediamo.»

Scritto così, secco. Con il punto fermo alla fine. Come se per me respirare senza averla intorno fosse un'opzione programmabile o disattivabile con un click nelle impostazioni del telefono. Mi ha incastrato un'altra volta, mi ha rimesso nella sua scatola. E la cosa più fottutamente spaventosa è che non vedo l'

ora che arrivi venerdì per andare a quel concerto e lasciarmi distruggere di nuovo.

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