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Il fantasma di mio padre apparve in quel momento, spingendo me è Will oltre il bordo fino in mezzo a un carretto di paglia.
Senza perdere tempo spronò il povero mulo e lo lanciò a folle velocità tra i vicoli di Falias.
«Ho… appena…» provai a dire.
La visione del sangue di Daniel mi riempiva ancora la vista, il suo sguardo supplichevole mentre si allungava con il braccio buono verso di me e la certezza di essere stata usata come una marionetta nei piani di qualcun altro.
«Dobbiamo tornare su!» sentii dire da Will. Si era alzato in ginocchio, guardando in avanti. Il carretto prese un sasso e saltammo tutti e tre all’unisono «Non possiamo lasciare Mestro Dan…»
«Non è vostro destino tornare» rispose mio padre derapando in stile Toretto. Il mio stomaco non resse, mi voltai verso l’esterno e vomitai anche l’anima «Avete appena bucato il ciclo, la vostra unica salvezza e allontanarvi da qui.»
«Noi abbiamo fatto cosa?!» chiesi. Un altro sasso mi portò a vomitare di nuovo.
Forse perché avevo usato il potere dei Fomori senza un addestramento specifico, forse perché non ero ancora abituata a vedere un braccio staccato di netto, avevo lo stomaco in frantumi.
Talmente devastato che anche l’ombra di mio padre non mi faceva più così stupore.
«Ogni cosa a suo tempo, prima vi devo portare fuori dall’Ankoun» spiegò svoltando nuovamente con la delicatezza di un guidatore di bighe da corsa «Da lì andate da Taliesin, Miach dovrebbe essere già da lui.»
Spronò il ciuchino entrando nei cunicoli del Sidhe senza calare la velocità.
«Ma tu… chi sei?» chiese Will.
«È mio padre…» rantolai lasciandomi scivolare sulla paglia, una mano sulla fronte mentre l’adrenalina scemava.
L’ombra rallentò appena la corsa: «Anche, ma non solo» ammise «Io sono Gwyon Bach, la manifestazione che era all’interno di Oscar O’Bride»
Mi sollevai appena, confusa: «Come scus…»
Will mi spinse nuovamente nella paglia mentre un paio di lance ci fischiavano sulla testa.
Probabilmente avevo l’Occhio affaticato dalla magia precedente, ma se non ci fosse stato lui sarei diventata uno spiedino di Fomori.
«Piccola Maud, c’è tempo e luogo per ogni cosa, ma non ora» disse Gwyon piegando a sinistra e spronando nuovamente il ciuco «Come ho detto, la priorità adesso è portarvi sani e salvi in superficie.»
«Come se non ci potessero seguire in superficie» commentai alzandomi di nuovo.
«Non se sai come toglierti il Velo» Gwyon sterzò bruscamente e per poco Will non rotolò giù dal carretto.
D’istinto lo presi con il braccio sinistro e la spalla si ricordò di essere ferita.
Mi uscì un ruggito di dolore, seguito da una sequela di improperi in gaelico irlandese alla direzione di ogni Tuatha de Danann mi venisse in mente.
«Scusa, scusa, scusa!» pigolò Will strappandosi un lembo di felpa e premendo sulla ferita.
Cosa mi trattenne dal tirargli un cazzotto in quel momento, solo Lugh lo sa.
Gwyon fece un’ultima curva brusca, poi, finalmente si fermò, guardando verso l’alto: «Da qui le nostre strade si separano, per ora. Da questo tombino dovreste raggiungere casa di Afagddu» lo guardai confusa «La casa di Laredo.»
«Ah…» non mi venne molto altro in quel momento. Adesso che eravamo fermi era stranissimo vedere la sua fisionomia come un’ombra: gli occhi, il naso, la bocca. Ogni cosa era un rilievo sottile nel fumo verde.
Una statuetta evanescente, ma era lui, era sicuramente lui.
Gli schiamazzi alle nostre spalle iniziarono ad essere più vicini.
«Salite, presto» disse indicando con la testa verso il tombino sopra di noi.
«Ma Maestro Dan…» provò a dire Will.
«Se la caverà, in fondo era destino che perdesse il braccio» spiegò soffiandogli in faccia.
Un sottile velo simile a pellicola trasparente scivolò via, e il mio compagno scomparve.
«Ma cos…» Gwyon fece altrettanto e Will tornò visibile.
«Adesso andate, prima che ci raggiungano» disse il fantasma spingendosi verso la scaletta di risalita «La forzatura di rimozione non vale come la caduta accidentale, non avrete molto tempo per scappare e riorganizzarvi.»
Con la morte nel cuore iniziammo a salire, poi mi fermai a metà strada: «Tu non vieni?»
«Non sono più parte del mondo materiale» spiegò gentile «Ci vedremo quando tornerete nell’Akoun, promesso.»
«Tu… sai chi o cosa vi ha ucciso?»
Le grida alle nostre spalle si fecero sempre più intense e Will mi tirò verso di sé.
Sentivo una certa riluttanza nel suo gesto: nemmeno lui voleva andarsene in quel modo, ma comprendeva che non c’era altra scelta.
«Sì, lo so, ma non è il momento per parlarne» ammise tranquillo «Ora andate.»
«E quando sarà il mom…» Will mi strattonò con più forza mentre l’ombra di Gwyon si guardava alle spalle e scattava con il carretto verso sinistra.
Uscimmo di fianco a casa e le gambe mi cedettero.
Il mio amico mi sorresse, mentre riprendevo controllo sul mondo. Non era facilissimo, soprattutto dopo l’uso sconsiderato che avevo fatto della magia dei Fomori.
Entrammo in casa dal retro e Will mi fece sedere su una sedia della cucina, passandomi un bicchiere d’acqua.
In altre circostanze mi sarei offesa – era ospite lui in fondo – ma rantolai solo un “Grazie” affaticato bevendo avidamente.
Zio Tom stava parlando con qualcuno nell’altra stanza, ma lì per lì non ci feci caso.
La mia priorità era il braccio e dormire.
«Qui dovremmo essere al sicuro, giusto?» chiese Will controllando la sala guardingo. Stringeva la Slea Bua, trattenendosi dal piangere «C’è il tuo oculista.»
«Come scusa?» mi allungai e mi venne un nuovo conato di vomito. Decisamente non la mossa migliore da fare.
Il dottor Dolittle era l’ultimo che avrei voluto vedere, già zio Tom era di troppo nella mia testa.
Nemmeno il tempo di accettare la loro presenza che spuntarono dalla porta e la loro reazione fu… strana.
Il dottore venne subito a controllarmi il braccio, il che era un bene, poi aggiunse: «Perché siete senza Velo?»
«Senza cosa?» chiesi confusa.
«Il Velo di Danu, quello che vi tiene nascosti ai Milesi, ovvio.»
Sbattei le palpebre, poi guardai Zio Tom che… guardava ammaliato la Slea Bua. Sarebbe stato normale, era pur sempre un antropologo, ma il fatto che potesse vederla era strano.
«Questa è la vera Lancia della Vittoria?» stava chiedendo estasiato. Inutile dire che Will annuì con un sorrisone a trentadue denti. Forse per non pensare a quello che era successo, forse per provare a tornare alla normalità «E… posso toccarla?»
«Certamente! Fa sempre piacere incontrare qualcuno che riconosce il valore della Slea Bua» annuì il mio amico avvicinandogliela.
«Questo non risponde al fatto del perché siete senza Velo» il dottor Dolittle mi piantò gli occhi addosso «Sei andata nell’Ankoun anche se ti avevo detto di no?»
«Lei aveva detto di non andare dal mio gruppo di recitazione. E poi cosa ne sa dell’Ankoun?» risposi infastidita. Già avevo staccato il braccio a Nuada senza essere a Mog Tured, le informazioni del dottore erano troppo per il mio cervello attuale.
«Ci sono passato abbastanza volte per sapere cos’è» rispose criptico, poi sospirò e allungò la mano amichevole «Ricominciamo: molto piacere, io sono Miach, miglior medico dei Tuatha de Danann, esperto in reincarnazioni e manifestazioni, unico che riesce a mantenere la sua coscienza dopo la morte e figlio di Dian Cecht.»
«Aspetti… lei è cosa!?» esclamai. Will e Zio Tom erano talmente presi dal raccontarsi i miti – il che mi rasserenava, soprattutto per Will – che non si accorsero della mia sorpresa o di quello che mi stava dicendo il medico.
«Secondo te un oculista qualunque avrebbe potuto tenere monitorato il tuo occhio?» rispose con un sospiro «Anzi, fammi controllare, che ho come l’impressione abbiate fatto un casino…»
Mi tirai indietro: «Un attimo, quindi anche lei è una reincarnazione?»
Il dottor Dolittle mi guardò dubbioso, poi si allontanò alzando le mani: «Legittimo, è il caso che faccia chiarezza: questo corpo è una mia reincarnazione, ma, grazie alla mia conoscenza medica e a una buona dose di mania per gli appunti, ogni volta che mi reincarno mantengo anche la mia coscienza. Sono il Miach mitologico, ma anche il Miach del XXI secolo, e tu sei la reincarnazione di Balor.»
Mi bloccai. Lo sapevo, la Lia Fail me lo aveva appena confermato, ma sentirlo dire ad alta voce era… strano.
«E lei da quanto lo sa?» chiesi sulla difensiva.
«Più o meno dalla tua prima visita, per questo non volevo andassi nell’Ankoun durante Samhain: il limite tra mondo manifesto e mondo concettuale è molto più sottile, non sai cosa può succedere» unii le dita colpevole «Maud O’ Bride, tu hai…»
«Potrei aver staccato il braccio a Nuada coi miei poteri» ammisi tutto d’un fiato, la Lia Fàil mi vibrò in tasca «E potrei aver accidentalmente rubato la Pietra del Destino.»
Zio Tom mi raggiunse a una velocità impossibile per un umano, lo sguardo illuminato come quando faceva ricerche antropologiche: «Hai la Lia Fàil? E dov’è ora? È grande? È piccola? Posso vederla?»
«Taliesin, buono» lo ammonì Miach «Dobbiamo capire: nel mito non era Balor a staccare il braccio a Nuada. Eravate a Mog Tured?» scossi la testa «Questo vuol dire che…» si allontanò appena «Recupera uno dei libri del tuo corpo ospite, per favore.»
“Zio Tom” annuì, sparendo nell’altra stanza. Lo sentii andare nella sua camera a rovistare tra i libri in libreria.
«Quello… non è Uncail Tom, vero?» chiesi confusa.
«Ho risvegliato la coscienza della sua manifestazione, lo faccio sempre quando non sei in casa» rispose come se stesse parlando del meteo «Tornando a noi, nel mito Nuada perde il braccio nella prima battaglia di Mog Tured, che era contro i Fir Bolg.»
«Maud è di sangue Fir Bolg» s’intromise Will.
«Resta il fatto che eravamo a Falias, non a Mog Tured» scossi la testa «Ma è veramente così rilevante che non sia come il mito?»
Qualcosa nell’anticamera del mio cervello di diceva di sì, ma se Gwyon Bach ci aveva mandato da Miach e Taliesin (Zio Tom) ci doveva essere per forza dell’altro.
Miach corrugò la fronte, prendendo una sedia e sedendosi meditabondo: «Come sta l’occhio?»
Solo in quel momento mi resi conto che non faceva male. La testa mi stava esplodendo, ma l’occhio era… normale.
Nel senso, dopo uno sforzo di quel tipo mi sarei aspettata un’esplosione di dolore e invece era solo pesante, affaticato.
«Bene, credo» risposi portandomi la mano sulla benda «Secco, forse? Insomma, l’ho un po’ strapazzato, ma per il resto…»
Mi ritrovai le mani del medico sul viso. Nemmeno il tempo di capire che era già lì che lo stava analizzando.
In effetti non ci avevo mai fatto caso, ma il mio sesto senso con lui non funzionava mai, come se avesse avuto una protezione o qualcosa di simile.
Adesso che sapevo che si trattava del Miach mitologico, molte cose trovavano un loro senso.
«Si è risvegliato del tutto» concluse lasciandomi andare «E non sembra intenzionato a tornare a “dormire”, potrebbe…»
«Trovato! Penso che volessi questo» esclamò Taliesin tornando in cucina con una copia del Libro delle Conquiste. Non lo consegnò a Miach, mettendosi piuttosto a sfogliarlo «Ti serviva la battaglia di Mog Tured, giusto?»
«La prima, sì.»
«Non avrei mai pensato che Taliesin si facesse comandare da uno come Miach» ammisi stupita.
«Sono quello che gli permette di stare in questo mondo, mi vede alla stregua di un dio tutelare. Come mi dovrebbero vedere tutti i Tuatha de Danann» ammise il medico, poi guardò Will come se avesse notato la sua presenza solo in quel momento «Più che altro, perché lui è qui?»
«Sono stato esiliato dal Tir na nOg dei Tuatha de Danann» rispose il mio amico stringendo la Slea Bua «Per il furto della Slea Bua e per il braccio di Nuada.»
Miach alzò un sopracciglio: «Scusa, ma non è stata lei a staccare il braccio a Nuada?»
Will abbassò lo sguardo colpevole, ma spiegai: «Quando ho usato il potere dell’Occhio, la Slea Bua ha fatto da parafulmine al caos. Il braccio è stato staccato da una lama di vento creata da me, ma dato che la Lancia della Vittoria si è mossa verso Nuada, la manifestazione di Bres ne ha approfittato per dare la colpa a lui.»
Taliesin ci guardò un attimo, spostando lo sguardo tra noi e il libro.
«Questa storia è più ingarbugliata del previsto» disse infine grattandosi la testa con una penna «A cominciare dal fatto che tu non avresti dovuto essere tra i Tuatha de Danann.»
«E questo lo so, ma Daniel ha insistito tanto» spiegai.
«Ah, la reincarnazione di Nuda, sì» annuì più sicuro «Dubito che lui non se ne fosse accorto, quindi perché tenerti tra di loro?»
«Accorto di cosa?» chiese Will innocentemente.
«Che sono la reincarnazione di Balor» risposi esasperata.
Dirlo ad alta voce aveva un non so che di liberatorio.
La sua espressione passò da confusa a sorpresa, poi a sconvolta e infine abbassò lo sguardo dispiaciuto: «Quindi non possiamo più essere amici?»
«Credo… che abbiamo altre priorità adesso» sospirai alzando gli occhi al cielo. Bello che fosse tornato il Will di sempre, un po’ meno che lo fosse tornato così in fretta. Tornai a guardare il medico «Siamo andati a Falias per Samhain, o meglio per il riconoscimento da parte della Lia Fail, ma quando l’ho toccata, beh…»
«Ha iniziato a piovere acqua salmastra, poi la pietra si è illuminata di blu petrolio e ha urlato!» concluse entusiasta Will.
«Oooh, quindi sei stata tu a farla urlare. Non sentivo un grido del genere da…» disse Taliesin, poi guardò Miach «Qual è stato l’ultimo?»
«Seán O'Kelly, se non ricordo male. Non un urlo così, ma ci andò molto vicino» annuì il medico «Certo, non mi aspettavo che la pietra designasse come Ard Rí Balor.»
«Prevedo un bel terremoto nell’Ankoun» continuò Taliesin «Poi cos’è successo? I Tuatha de Danann ti avranno fatto una grande festa.»
«In realtà volevano farmi la festa» spiegai.
«Comprensibile, quei trogloditi non riconoscono mai il valore di certe persone…» Miach intrecciò le mani pensieroso «Ora, come ha fatto a finire nella tua tasca?»
«E questa è una bella domanda. Non ne ho idea.» ammisi stringendo le labbra «Temo sia stato il potere dell’Occhio: mentre avevo le visioni del passato e del futuro, ho alzato la benda. Non so se avrei dovuto farlo o meno, è stato istintivo.»
«Decisamente non avresti dovuto farlo.»
«Perché?» chiese Will. Lo guardammo tutti eloquentemente «O, giusto… il casino che è successo dopo.»
Un velo di tristezza gli scurì gli occhi, riprendendo per un attimo consapevolezza di ciò che c’era capitato.
Decisi di dargli un paio di pacche sulla schiena.
Non avrebbe mai pianto, tornando al suo solito modo di porsi innocente e un po’ scemo.
«Gwyon non vi ha detto niente?» chiese Taliesin pensieroso.
«Solo che abbiamo bucato il ciclo» spiegai.
«E hai provato a ridargli la Lia Fail?» domandò Miach.
«Ovvio! Però…» feci una prova, lanciandola nell’altra stanza. A metà strada scomparve, riapparendo nella mia felpa. La presi e la appoggiai sul tavolo, almeno da lì sembrò non muoversi «Visto?»
Calò un momento di silenzio teso, in cui ognuno di noi – giuro, anche Will – ci mettemmo a pensare alla situazione.
«La Lia Fail ti ha detto qualcosa?» chiese Taliesin prendendo la pietra tra le dita e studiandola alla stregua di un gemmologo. In mano sua la pietra lampeggiò di un delicato verde smeraldo, mostrando l’Ogam del suo stesso nome, senza prefissi di Manifestazione o Reincarnazione.
᚛ᚈᚐᚂᚔᚓᚄᚔᚅ᚜
«Sì, ma non ricordo bene» ammisi grattandomi la tempia «Mi sembra di aver riconosciuto il File Neide all’inizio, poi ha detto qualcosa sul “ciclo corrotto” e sulla “minaccia da est”… o qualcosa del genere» drizzai la schiena colta da un pensiero «Però ho visto la seconda battaglia di Mog Tured, e non solo quella leggendaria, ma anche quelle successive e anche…» mi trattenni, guardando Will indecisa se parlarne o meno.
Se lo avevo visto colpirmi e io ero la reincarnazione di Balor, allora lui doveva essere…
Ma era impossibile, quello era Eamon. Lo aveva detto a più riprese. Allora perché avevo visto Will? Perché c’era lui nella mia morte?
«Il ciclo corrotto» ripeté Taliesin pensieroso «Potrebbe riferirsi al fatto che tu eri tra i Tuatha de Danann e che Nuada non ha perso il braccio a Mog Tured e non per mano di un Fir Bolg.»
«Tecnicamente sì» ammisi riprendendo in mano la pietra.
L’Ogam brillò di nuovo nei tre colori dei Tuatha de Danann, dei Fir Bolg e dei Fomori.
«Affascinante» commentò Taliesin tornando al Libro delle Conquiste «Se prendessi in mano la Pietra del Destino credi che ti parlerebbe di nuovo?»
«Non lo sta facendo, per cui direi di no.»
Miach tambuerllò sul tavolo con le dita: «Hai detto di aver visto il ciclo ripetersi più volte?»
«Persone diverse, ma sempre la stessa scena, sì» annuii.
Il medico lanciò uno sguardo a Taliesin che stava ancora scartabellando nei libri di Zio Tom: «Chi avete detto che vi ha mandato qui?»
«Mio padre» risposi senza riflettere.
«Gwyon Bach» mi corresse involontariamente Will «Ha chiamato questa la “casa di Afagddu” e che avremmo trovato voi.»
Miach sospirò pinzandosi la radice del naso: «E immagino non vi abbia spiegato niente: tipico di quell’uomo.»
«Ne parli come se lo conoscessi» dissi corrugando la fronte.
«Secondo te perché Oscar si trasferì a Boston? Solo per il tuo occhio?» scosse la mano evasivo «Comunque se vi ha mandato da me penso che sia per la mia birra.»
«Ma siamo minorenni!» esclamò Will, poi lo guardò confuso «Cosa fa la tua birra?»
Miach si lasciò scappare un sorriso sornione: «Birra di Miach, la mia versione migliorata della Birra di Goibniu: risveglia gli antichi eroi per un paio d’ore» mi guardò come se aspettasse quel momento da tutta la vita «E ho una versione analcolica.»
Sbattei le palpebre: «E quindi su di te…»
«Non serve: avendo passato la quarta morte da vivo, mi riprendo con la mia coscienza, ma volevo provare a farla» si alzò andando nell’altra stanza a recuperare la borsa da medico ed estraendo un paio di fiale dal liquido ambrato «Risveglierai Balor per me, Maud?»
Guardai Taliesin che si massaggiò il mento, poi disse: «Beh, potrebbe tornare utile per capire le parole della Lia Fail.»
«Che non mi ricordo» precisai.
«Ma Balor potrebbe sentirle di nuovo, e trascriverle magari» propose Miach.
«Oh, per favore! Vuoi farmela bere solo per vedere se funziona la versione analcolica» lo guardai eloquente, poi lanciai uno sguardo a Will «E devi berla anche tu.»
«Perché?» alzò un sopracciglio il mio amico «Io sono solo un discendente, non credo avrebbe effetto.»
Mi morsi il labbro nervosa.
Non volevo dirgli dei miei dubbi, ma nemmeno potevo rimanete con il quesito nella mia testa: «Se Gwyon ti ha fatto venire qui con me vuol dire che sei in qualche modo collegato a Balor, magari sei la manifestazione di un Fomori minore. Saperlo potrebbe aiutarci a decidere le nostre prossime mosse.»
Will si grattò delicatamente la testa con la punta della Slea Bua dubbioso, poi annuì: «Va bene, ma dubito si risveglierà qualcuno.»
“Non ne sarei così sicura” pensai prendendo una delle due fiale e stappandola.
Chiusi gli occhi inspirando profondamente, l’odore di luppolo e mela mi riempì le narici mentre la bevevo tutta d’un fiato.
Cosa successe?
Beh, ve lo faccio raccontare da chi era presente.