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← L'Occhio del Male

Creato il 12/05/2026, 10:43 · Aggiornato il 12/05/2026, 10:43

Capitolo 7: VII - Una pietra decide di prendere residenza nella mia tasca

@jke_scrittricesuipattiniJKE Sui Pattini
AdolescentiIn corso

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«Aspetta, cosa!?»

Più o meno fu questa la mia risposta.

Sembrava la classica storia da romanzetto di Wattpad in cui la protagonista che si crede una sfigata cronica scopre di essere principessa di qualcosa.

Per essere designata come Ard Rì ed essere riconosciuta come reincarnazione di Balor nello stesso momento voleva dire che il mio livello di sfiga era oltre 9000!

Cercai la Lia Fail con la mano ancora tesa in avanti, trovando solo aria.

Deglutii e mi voltai molto lentamente, comprovando che la mia sfiga era appena raddoppiata.

La pietra non c’era più!

Sparita!

Caput!

Un cazzo di monolite alto tre metri era appena svanito nel nulla.

E io ero stata l’ultima a toccarlo!

Mi voltai verso Daniel: «Non è come sembra…»

«Sembra proprio come sembra!» commentò qualcun’altro.

«Okay, forse un po’…» inspirai profondamente «Facciamo così, io adesso vado a Nord – il Nord mitologico, che non è questo Nord perché a noi Celti piace complicarci la vita – mi organizzo coi miei… consimili? E troviamo una soluzione. Magari si è solo trasferita da quelle part…»

Qualcuno mi abbracciò con uno scatto impossibile da evitare.

Will si era stretto a me, gli occhi grandi emozionati e i capelli incollati alla faccia a causa dell’acqua salmastra. I Calzari di Luce brillavano di energia azzurrina, comprovando che le aveva usate per raggiungermi velocemente.

«Non avevo mai sentito la Lia Fail gridare, è stato epico!» esclamò innocente «Ed è fantastico che abbia urlato per te!»

«Sono contenta del tuo entusiasmo… ma io devo levare le tende» alzai lo sguardo sugli altri presenti non particolarmente contenti della mia presenza «Il prima possibile, anche.»

«Perché? Sei una discendente di Danu, e ora che la Pietra ha urlato, sei ancora più la benvenuta.»

L’innocenza nei suoi occhi mi fece tentennare, ma se fino a quel momento avevo nascosto la realtà a me stessa, ora ero certa che non potevo più fingere che non fosse così.

Guardai Daniel cercando supporto.

Stava pensando, o meglio, indagando, il che non era propriamente a mio favore.

Certo, se lui avesse detto una cosa – anche solo una – in mia difesa, mi avrebbero continuato a odiare, ma avrebbero ingoiato il rospo.

Il che non so se fosse un bene o un male.

In fondo mi sarebbe bastato potermene andare sulle mie gambe in qualsiasi posto che non fossero le città di Danu.

«Will, ascolta» dissi allontanandolo appena e appoggiandogli le mani sulle spalle «Io non posso stare qui. Mi piacerebbe – non è vero – ma, vedi, io sono la reincarnazione di…»

L’occhio mi fece saltare in avanti assieme a lui, mentre una spada si piantava esattamente dov’eravamo qualche attimo prima.

Controllai Will, ma lui stringeva la Slea Bua, gli occhi che gli si aprivano più del normale mentre il respiro gli si faceva più affannato. Tutta la gioia che lo aveva animato fino a quel momento si era trasformata in paura traumatica.

Chiunque ci avesse attaccato era qualcuno che lo metteva a disagio, e di conseguenza era già mio nemico a priori.

Perché sì, noi eravamo ipoteticamente destinati a scontrarci, ma questo non mi avrebbe impedito di prendere le difese di Will fino all’ultimo.

«Il mio antico nemico Balor ha deciso di palesarsi, dunque!» esclamò una voce leggermente nasale e pericolosamente fastidiosa «E tu sei altrettanto colpevole, cugino. Non ti bastava aver rubato la Lancia della Vittoria?»

Mi voltai d’istinto, trovandomi faccia a faccia con un ragazzo molto più grande di noi, biondo cenere e occhi castani che mi studiava al pari di una cacca di cane. Il suo viso particolarmente vicino mi fece stringere i pugni, pronti a colpire al primo accenno di pericolo.

Quel tipo non mi piaceva e non mi sarebbe mai piaciuto.

«Fammi indovinare, quello è il tuo cugino stronzo» dissi senza togliere gli occhi dal ragazzo davanti a noi.

Di Eamon De Lugh avevo solo sentito parlare: un tipo, da come avevo intuito, altezzoso e aggressivo, tutto il contrario di Will, o del Lugh mitologico. Per questo la frase successiva del mio amico mi lasciò confusa.

«Lui è la reincarnazione di Lugh, ha senso che mi tratti da inferiore» commentò dondolando appena.

«No, non lo è» guardai la lancia «Ma scusa, se quella è la Slea Bua, e lui è la reincarnazione di Lugh…»

Scivolai all’indietro spingendo Will a qualche metro di distanza.

Sentivo la tasca pesante, ma in quel momento non ci detti troppo… peso.

«Calmiamo i toni?» chiesi guardando Daniel.

Cosa stava ancora pensando? Se aveva senso trasformarci in un kebap o farci precipitare giù dall’albero?

«Ragioniamo a mente fredda, troveremo sicuramente una…»

Scivolammo a destra, ma non per evitare un attacco di Eamon.

Qualcuno aveva sparato una freccia avvelenata dai rami soprastanti, la quale si era piantata nel ramo iniziando a corroderlo come un fungo a crescita rapida.

Will deviò un paio di frecce, le mani che tremavano mentre usava la Slea Bua, come se si sentisse in colpa.

Gli avrei voluto dire qualcosa, ma la situazione non mi permetteva di fare discorsi motivazionali.

Guardai Eamon che guardava… verso l’alto.

Non si aspettava nemmeno lui quell’attacco.

«Lo sapevi!» esclamò tornando su di me e parando una freccia con la spada «Sapevi che sarebbe successo e hai portato dei rinforzi!»

«Io… no!» risposi stringendo i pugni e tirando un montante al nulla. Lo spostamento d’aria spezzò altri due dardi sparati in nostra direzione «Stanno colpendo anche me! Se fossero Fomori…»

«Solo i Fomori usano il veleno!» abbaiò Eamon preparando un nuovo assalto «Ma se elimino il loro , ogni cosa tornerà in equilibrio.»

Scivolai via prendendo Will per la felpa, riuscendo ad evitare entrambi gli assalti per un soffio. Due fronti erano molto più difficili da gesture con la distorsione

«Fomori di merda!» gridai tirando un pugno verso i rami. Un assalitore cadde spinto dall’energia del colpo, un altro rimase appeso al legno.

Detto con la consapevolezza di essere Balor faceva un certo effetto.

Ma perché avevano deciso di attaccare?

E perché attaccavano anche me!?

In quel momento decisi di non indagare, iniziando a scivolare a proteggere i ragazzi non ancora consapevoli di cosa stesse succedendo.

Erano degl’infami che non avevano accettato il verdetto della Lia Fail? Sì, ma la mia etica veniva prima del “allora prendetevi questo”.

«Coso, facciamo che passo in secondo…» provai a dire. Will parò un assalto di Eamon mentre deviavo una freccia con il potere di spostamento.

«Eamon, ascolta…» provò a dire il mio amico.

«Sono stanco di ascoltarti, cugino!» rispose preparando un nuovo assalto «Rubi la Slea Bua, porti una Fomori al cospetto della Lia Fail e prendi pure le sue difese. Questo si chiama tradimento, e il tradimento si paga col sangue…»

Il tono con cui lo disse non mi piacque per niente, come se aspettasse quel momento da anni.

Spinsi via il mio amico prima che la spada lo trapassasse da parte a parte, mentre un lungo squarcio mi si apriva sulla spalla.

La mia geìs, il taboo da non infrangere: se proteggevo altri, non aveva effetto su di me. Doveva essere un gesto volontario, non una casualità – come spingere per sbaglio o prendere con il braccio – ma con la mia etica era alquanto destabilizzante.

Guardai la spada come si potrebbe guardare un coltello da cucina in mano a un bambino problematico, poi inspirai profondamente controllandomi attorno.

Daniel e Charles stavano coprendo la fuga degli altri ragazzi, i druidi cercavano di curare velocemente l’albero, mentre i combattenti a lungo raggio attaccavano gli avversario appostati sui rami.

«Will!» esclamai girandomi verso di lui «C’è già stata la prima battaglia di Mog Tured?»

«In che senso?» mi chiese rotolando a evitare una raffica di frecce.

L’Occhio mi fece apparire vicino a lui mentre Eamon schiantava la spada sul punto in cui mi trovavo prima

«Avete già combattuto contro i Fir Bolg?» insistetti, poi mi voltai verso Daniel.

Il suo braccio destro era ancora lì, il che fugava ogni dubbio.

Ma Eamon aveva detto che erano i Fomori a usare frecce avvelenate.

Non ci stavo capendo più niente!

«Calmiamoci tutti» la voce ci Henry mi fece accapponare la pelle.

Di solito fastidioso e petulante, adesso aveva un tono fin troppo tranquillo per la situazione in cui eravamo.

Le frecce smisero di cadere, riportando una parvenza di pace alla scena.

D’istinto mi misi a difesa di Will, cercando di capire le intenzioni di Henry.

Perché se poteva fermare chiunque ci stesse attaccando solo parlando, c’era sicuramente qualcosa sotto.

«Basta che restituisci la Lia Fail e tutto si risolverà» disse fin troppo accomodante «E tu, Yeats, riconsegna la Slea Bua e abbandona i Tuatha de Danann. L’esilio è pur sempre meglio della morte.»

Will strinse ancora di più la Lancia della Vittoria scuotendo la testa.

«Non… non puoi chiedermi questo…» lo sentivo singhiozzare «L-la lancia mi chiama, e io… io non voglio andarmene.»

«Allora non resta che farvi arrestare per furto e tradimento» lo disse con quel tono da finto dispiaciuto che mi fece comprovare una cosa.

Quel tipo era il più pericoloso dei presenti.

Presi la cosa che avevo in tasca e gliela lanciai, senza guardare cosa fosse.

Non lo avessi mai fatto.

La pietra, nera dalle venature bianche, vibrò a mezz’aria e scomparve in un’elegantissima bolla d’acqua salmastra.

Poi il peso tornò a farsi sentire in tasca.

Estrassi qualsiasi cosa avessi e un brivido mi percorse la schiena.

La Lia Fail, tiepida come un uovo in procinto di schiudersi, si trovava in formato tascabile tra le mie dita. L’ogam che mi aveva condannata lampeggiava ancora di luce blu petrolio e sfumature verde smeraldo.

«Ma che…» commentai.

«La… Lia Fail? Cosa le hai fatto, Fomori!» esclamò Eamon pronto a colpirmi con la spada.

«Non lo so!» risposi caricando il colpo «Ma se serve per farci lasciare in pace, riprendetevela!»

Mira precisa, l’avrebbe presa alzando anche solo la mano, ma quando ci provò la pietra vibrò di nuovo, esplodendo in una bolla di acqua salmastra.

Non osai guardare, mettendo solo la mano in tasca.

La Lia Fail era tornata nel suo nuovo nido!

Eravamo ufficialmente nella merda.

Henry incrociò le braccia fintamente pensieroso: «Questa cosa andrà indagata, potrebbe essere il potere dell’occhio che ha distorto la coscienza stessa della Lia Fail.»

«Questo spiegherebbe perché ha urlato per una Fomori, ma certo!» concluse Eamon.

«Ed è per questo che li dobbiamo catturare e sottoporli a processo. Insomma, questa è la volontà del Sommo Nuada» si voltò verso di lui «Non è vero, nostro

Daniel si era avvicinato, la spada in cintura senza intenzioni ostili.

Guardò Henry, poi disse pacato: «Reputo tale decisione eccessiva per qualcuno che è appena stato nominato Ard Rì» mi guardò serio, ma non arrabbiato, il che mi fece sperare nel meglio «Tuttavia andrà indagata la scelta della Lia Fail di seguire la Reincarnazione di Balor, oltre che l’assalto di poco fa.»

Henry si paralizzò, stringendo appena i pugni e stringendo l’impugnatura della spada minaccioso, le labbra che si muovevano in una formula in gaelico.

La Lia Fail tremò agitata, mentre l’Occhio perdeva definitivamente il controllo e io prendevo la posizione d’evocazione: gamba piegata, braccio dietro la schiena e occhio normale chiuso.

Ní solas ná scáth

Ní spéir ná talamh

Is é anord a chruthaíonn draíocht

La voce mi uscì istintiva, adirata e potente.

Non era naturale, ma viscerale e pura.

Alzai violentemente la mano destra in verticale, le dita a taglio.

Una frazione di secondo, l’aria primaverile di Falias che si trasformava in una tempesta, poi la Slea Bua che schizzava dalle mani di Will pianandosi a terra come un parafulmine, la lama di vento che avanzava a una velocità irraggiungibile e… Daniel che si metteva in mezzo.

Il suo braccio destro che cadeva inerte sul muschio.

L’espressione seria e adirata di Henry cambiò tremolando in un sorriso compiaciuto.

In qualche modo i suoi piani si erano avverati, e io c’ero caduta come un’aragosta in acqua bollente.

«Mio , perché!? Perché mi ha protetto…» iniziò la recita del consigliere dispiaciuto, poi suoi occhi si puntarono su di noi mentre la Slea Bua volava nuovamente tra le mani di Will «I Traditori hanno osato ferire il Sommo con un Tesoro Sacro!»

No, non era stata la Slea Bua, anzi. La Slea Bua aveva attutito il caos che si stava manifestando, ma non aveva potuto fare nulla di più.

Quella che aveva appena staccato il braccio a Nuada ero io.

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