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Guardai chi stavo tenendo per quella che sembrò un’eternità.
Si trattava di una schiena stretta in una canotta da palestra color azzurro cielo. Una chioma rossa e folta gli scendeva in mezzo alle scapole, decorata da anelli in oro e trecce rituali.
Il proprietario si voltò ad osservarmi incuriosito con gli occhi grigio ghiaccio, studiandomi fin dentro l’anima.
Nell’esatto momento in cui gli guardai il braccio destro, lui se lo massaggiò incerto.
«Tu, come hai osato toccare il sommo Nuada?» chiese… qualcuno?
Dovete capire che quell’uomo era un armadio a due ante, copriva più o meno tutta la visuale sulla strada, compreso chi, presumibilmente, fino a quel momento gli era stato di fronte.
«Suvvia, Henry, non essere così aggressivo» commentò l’armadio guardandomi gentile «Nuova arrivata? Come ti chiami, cara?»
«Maud!» la vice di Will arrivò prima che potessi rispondere, talmente veloce che si spalmò sulla schiena di “Nuada” prima di scivolare a terra. Portava i Cuarain an tSolais, fumanti dopo quella che ipotizzai una corsa furiosa – il potere delle sue scarpe era la supervelocità? Figo.
«Devo prendere ancora la mano con queste cose…» disse alzandosi con un sorriso idiota «O meglio, il piede.»
«Yeats, perché non sono sorpreso ci sia tu di mezzo?» commentò la voce alle spalle di “Nuada” «Il Rì esige una spiegazione.»
«Penso che il Rì possa parlare da solo, “Henry”» commentai infastidita. Due battute e quel tipo di cui non vedevo i connotati mi stava già sulle ovaie.
Aveva battuto ogni record.
Daniel rise cavernoso riponendo il cellulare. Non avevo nemmeno visto che lo prendeva in mano, sarò sincera.
«La ragazzina mi piace» commentò dandomi una pacca sulla schiena «Il fatto che non le mandi a dire è qualcosa che non si vede spesso tra i Tuatha de Danann.»
«Questo dovrebbe farci intuire che non è una dei nostri, mio Rì.»
Solo per il gusto di dargli torto, pregai di essere una de Danann. Non lo sapevo, probabilmente non era vero, ma quell’Henry mi stava irritando più di quanto mi sarei mai aspettata.
Tipo un figlio pieno di sé a cui non avevo dato abbastanza scapaccioni da piccolo.
«Oh, no. Lo è sicuramente» Nuada mi si piantò davanti, studiando la benda più del necessario «Discendente di Aedh Abrat, “Fuoco della Pupilla dell’Occhio”. La Lia Fàil confermerà quanto visto da Charles qualche istante fa.»
«Aspera…» mi guardai i guanti «Il fabbro ha visto cosa?»
«L’arma di Daidí Charles gli permette di intravedere le discendenza» spiegò Will ragionando sulle parole di Daniel «Questo spiega la benda!»
«E non è finita. A detta di Goibniu sei di sangue Fir Bolg» sorrise affabile «Discendente Gann mac Dela, per la precisione. Un retaggio nobile non indifferente.»
Mi guardò come a cercare conferma, ma a me venne solo un: «Ecchennesò io! Non so nemmeno che ci faccio qui.»
«Allora potresti anche andartene» commentò Henry infastidito.
«Se me lo chiedi così, rimango» risposi affacciandomi appena. L’occhiò pulsò agitato, mentre mi trovavo schiacciata contro il muro.
Nessuno si era mosso, nessuno mi aveva attaccato.
Il mio corpo aveva sentito il bisogno di appoggiarmi a qualcosa.
Perché quel Hanry era un cavolo di dio sceso in terra!
Nemmeno la benda aveva fatto nulla per impedire lo spostamento.
Il carattere era discutibile, ma era un gran bel pezzo di diciassettenne, indipendentemente che vi piacciano i perfetti impomatati o i piccoli difetti, lui era la bellezza incarnata.
Cercai di riprendere il contegno, riportando alla mente le lezioni di Zio Tom.
Mi sollevai dal muro mentre i presenti mi guardavano confusi, poi dissi: «Non ci capisco molto, ma qualcosa mi dice che tu sei la manifestazione di Bres il Bello.»
«Felice che tu lo abbia notato, sanguemisto» rispose spostandosi i capelli da bad boy di romance YA mancato.
Decisi, per la mia salute mentale, di distogliere lo sguardo, studiando Will.
La mia guida alzò le spalle con un sospiro: «Fa sempre così la prima volta.»
«Poi apre bocca, presumo» dissi.
Il mondo si spostò di nuovo mentre Henry si schiantava pancia a terra. Aveva provato a lanciarsi su di me, ma a quanto pare la mira pessima non era solo dei bulletti di quartiere.
Si alzò, sistemandosi la maglia velocemente e tornò alle spalle di Daniel come se nulla fosse.
Dal canto suo, la reincarnazione di Nuada non mi toglieva gli occhi di dosso, in un misto tra l’affascinato e l’indagatore.
«Presumo che, se Will ti ha accompagnata qui e siete passati da Charles, tu voglia entrare a far parte dei Tuatha de Danann» disse pacato.
«Veramente è perché…» iniziai poco convinta di quello che mi aveva portato in quel posto.
Insomma, chi mai avrebbe potuto credere alla storia di una politicante armata di corvi, gazze e artigli?
Per fortuna la mia guida non si faceva i miei stessi problemi: «È stata attaccata da Morrigan vicino al Liberty Park.»
«Dublino?» Daniel si grattò la barba mentre noi annuivamo all’unisono «Interessante, sei Irlandese?»
«Avete appena parlato di de Danann e Fir Bolg: per quanto non sappia granché della mia genealogia, sono due popoli abbastanza irlandesi» notai risoluta «Mitici, a tratti leggendari, ma irlandesi.»
Maestro Dan sbatté le palpebre sorpreso: «Sembri ben informata.»
«Effetto collaterale di avere un tutore antropologo» alzai le spalle evasiva senza notare Daniel che estraeva il telefono e appuntava velocemente qualcosa «A proposito, quando posso tornare a casa? Se lo conosco abbastanza bene avrà riesumato la PIRA per venirmi a cercare.»
Daniel rise cavernoso: «Noi tutori sappiamo essere alquanto apprensivi» scompigliò affettuosamente i capelli di Will mentre Henry ebbe un leggero fremito infastidito.
«Mio Rì, con tutto il rispetto…» bisbigliò “Bres”.
«Henry, puoi andare a sistemare i documenti per i nuovi arrivati?» lo interruppe Daniel. Occhi ed espressione dicevano chiaramente un “levati dai maroni e lasciaci da soli” – non in questo termini, ma ci siamo capiti – il che mi fece particolarmente piacere «Se non sbaglio ieri si è unita a noi una discendente di Dagda e non hai ancora registrato la sua presenza a Murias.»
Hanry allargò le narici guardandoci indispettito, poi si allontanò a passo marziale.
«Mi piacerebbe conoscerti meglio, Maud, e sapere qualcosa di più su questo attacco da parte di Morrigan» sorrise Daniel «Posso offrirvi qualcosa? Abbiamo dell’ottimo sidro di mele da queste parti.»
«Cosa non è chiaro del “dovrei tornare a casa”?» chiesi con un sopracciglio alzato.
Cercavo di non darlo a vedere, ma avevo la brutta, bruttissima, sensazione di essere nel posto sbagliato. Guanti e benda a parte, ogni cosa di quella città mi diceva “vattene”, ma più qualcuno mi diceva di fare qualcosa, meno io la facevo.
Persona o mattoni che fossero.
Poi c’era la visione. Con chi stava parlando Morrigan? Di chi o di cosa? Non volevo seriamente pensarci, solo tornare a casa e svegliarmi nel mio letto.
«Da Molly?» rispose Will ignorando completamente la mia istanza. Daniel annuì compiaciuto «Maud, non capisci. Tu devi venire da Molly.»
«No che non devo» risposi infastidita «Se non torno a casa, Uncail Tom…»
«Hai un cellulare, Maud?» chiese Maestro Dan lisciandosi la barba.
«Certo che ho un cellulare, ma dubito che sottoterra ci sia campo» risposi aspra.
«Ti passo le credenziali del Wi-Fi, così lo puoi avvisare» sorrise Will estraendo il suo smartphone e iniziando a digitare «Dovrebbe chiamarsi Gorias_hAthmhuintearaithe_WiFi, password FomoriMerda2020.»
Lo guardai confusa, poi presi il telefono. La connessione reale era un concetto astratto, ma la rete esisteva davvero.
Decisi di provare a connettermi.
Tempo di inserire la password e il telefono iniziò a suonare isterico. Per lo più messaggi di Zio Tom in cui si scusava per la questione America, un paio di notifiche dai compagni di scuola per la rissa della mattina e un nuovo follower su Instagram (come se lo usassi).
Il trillo della suoneria riecheggiò in tutto il quartiere: “Come Out Ye' Black And Tans” degli Irish Descendants esplose tra le case richiamando mezzo vicinato.
«Pronto, Uncail…» risposi dissimulando egregiamente la situazione.
«Dove sei? Sono ore che ti cerco. Stai bene?» mi tempestò senza preavviso. La voce sinceramente agitata, come se gli fosse arrivata una notizia di qualche tipo su di me.
«Sto bene, ho perso la cognizione del tempo. Sul dove sono…» lanciai uno sguardo a Daniel senza sapere cosa potevo e non potevo dire «È complicato.»
«C’entrano i lacrimogeni a Liberty Park?» chiese, una mano a coprire bocca e microfono, potevo riconoscere il soffio del suo respiro.
«Lacrimogeni?» chiesi confusa «C’erano solo tanti corvi e tante gazze…» guardai Cù che si lisciava le ali ancora sulla mia spalla come se nulla fosse «Alcuni particolarmente fastidiosi.»
Zio Tom tentennò appena. Non era mai stato in grado di mascherare il nervoso, soprattutto quando la situazione sembrava particolarmente seria.
«È venuta la polizia a cercarti, Maud» disse senza troppi giri di parole «Dicono che qualcuno ha fatto esplodere dei petardi, spaventando la fauna locale che si è ammassata in un vicolo. Hanno detto che eri lì, ma temo non ti cercassero solo come testimone» si fermò un momento, sospirando preoccupato «Hai fatto qualcosa?»
«Non che io sappia?» risposi lanciando uno sguardo a Daniel che stava controllando il suo telefono «Ma non c’erano lacrimogeni o petardi quando sono passata io… vero, Will?»
«Morrigan non usa mai quel genere di trucchi» spiegò tranquillo, poi si fece pensieroso «Ma i Fomori sì, anche se non ne ho visti da quelle parti.»
«E va bene, ma non c’erano petardi e lacrimogeni, giusto?» insistetti.
Potevo vedere le rotelle del suo cervello muoversi mentre si concentrava per ricordare: «In effetti c’è stato qualcosa, poco dopo che sei sparita. Del fumo dal palco dov’era Morrigan se non sbaglio. Penso lo abbia usato per dissimulare la sua scomparsa mentre veniva ad attaccarti.»
«Maud?» la voce di Zio Tom mi perforò l’orecchio. Mi ero dimenticata di essere al telefono con lui «Con chi stai parlando?»
«Il ragazzo con cui sono scappata dagli uccelli di Hitchcock» risposi evasiva «Mi ha confermato che c’è stata un’esplosione di fumo o qualcosa del genere, ma…» Daniel mi prese il telefono senza preavviso «Ehi!»
«Il professor Pearsen?» chiese con voce tranquilla guardando il suo telefono come fosse stata un’agenda per appunti «La volevamo giusto contattare. Sono il detective Connelly, deve aver parlato con il mio collega. Sì, esattamente, proprio lui. Non si preoccupi, Maud non è nei guai, giusto qualche domanda sull’accaduto e la lasciamo tornare a casa serenamente. Direi…» si guardò il polso come se avesse avuto un orologio «Un’oretta e gliela riporto. Per qualsiasi problema le lascio comunque il mio numero, ha da scrivere?»
Mi riconsegnò il telefono ormai a chiamata conclusa come se nulla fosse prima d’incamminarsi verso un pub abbastanza fuori luogo in quel villaggio celtico.
Insegna stile medievale con un boccale di erbe e fiori che ondeggiò appena mentre Daniel apriva la porta facendo tintinnare il campanello d’ingresso.
«Detective Connelly? Sul serio?» chiesi confusa.
L’uomo fece un cenno alla donna dietro al bancone che annuì e indicò con la testa un tavolo appartato sul fondo del locale.
«È la mia copertura tra i Milesi, il modo migliore per controllare il mondo mitologico con discrezione» spiegò assurdamente affabile facendoci accomodare.
Attesi che Will prendesse posto contro il muro, in modo da essere più verso l’esterno.
Fidarsi era bene, ma non fidarsi era decisamente meglio in quella circostanza.
«Controllare il mondo mitologico?» domandai «In che senso? Essere sicuro che le recite seguano il copione?»
Maestro Dan rise appena, prendendosi qualche minuto per rispondere, il tempo di studiare il menù e decidere di ordinare il solito: «Hai mai sentito di fughe di gas anomale? O di voragini che si aprono inspiegabilmente nel terreno? Oppure di esplosioni inattese?» annuì sempre più confusa «Non sono recite o fatti casuali. Tendenzialmente è il Velo che cela la mitologia ai Milesi: il mio compito attuale – sia come Rì dei Tuatha dei Danann che come Detective – è intercettare le increspature del Velo così da trovare possibili reincarnazioni, manifestazioni o solo discendenti» ci avvicinò il menù «Ordinate pure quello che volete, offro io.»
Will si tuffò dietro all’opuscolo come un bambino in un fast food, mentre io rimasi ad osservare l’uomo in un misto di apprensione e curiosità.
«Aspetta… mi stai dicendo che tutto questo è reale? Questo spiegherebbe perché…» scossi la testa «Andiamo, è impossibile! Già non ci crede più nessuno, quei pochi che ci credono hanno una visione distorta della mitologia celtica e…»
«Quindi se qualcuno ci credesse ancora tutto questo sarebbe reale?»
Sbattei le palpebre sorpresa. In effetti la mia stessa frase contraddiceva la mia idea che fosse tutto irreale, e poi in quelle poche ore mi erano successe abbastanza cose da pensare che qualcosa, anche se non tutto, di quello che mi aveva insegnato Zio Tom fosse in qualche modo vero, o rielaborato ai tempi moderni.
«Ammesso e non concesso che la mitologia esista, cosa c’entrerebbe con me?» chiesi confusa.
«È per questo che siamo qui, per provare a scoprirlo» spiegò Daniel affabile «Se, come sospetto, qualcosa ha attivato il Velo, vuol dire che ti è successo qualcosa di mitologico e inspiegabile per un Milese moderno. Avete detto che vi ha attaccato Morrigan, giusto? Cos’ha fatto di preciso?»
D’istinto mi portai la mano sulla benda.
Fin da subito aveva puntato all’occhio, pensavo per rendermi inoffensiva, ma se c’entrasse altro?
«Ha parlato di occhio maledetto, o qualcosa del genere» ammisi ragionando sugli avvenimenti che mi avevano portato lì.
«Interessante» Daniel annuì greve, prendendo qualche appunto sul telefono «Cos’hai all’occhio, se posso chiedere?»
«Una congiuntivite cronica» risposi poco convinta.
«E sei in cura da qualcuno?»
«Il dottor Dolittle di Boston, anche se si è trasferito a Dublino da qualche anno» spiegai.
Mentre mi faceva domande non riuscivo a ragionare, ma allo stesso tempo i suoi quesiti mi spronavano a ragionare, il che mi stava facendo esplodere il cervello.
«Da quanto hai questa congiuntivite?»
«Tre anni…» lo studiai mente continuava a scrivere sul cellulare «Non scherzavi sull’interrogatorio»
Si grattò dietro la testa con un sospiro: «Sono pur sempre un detective, è il mio lavoro» tamburellò con le dita sul legno «L’occhio ti fa male? Non adesso, in generale.»
Lo guardai infastidita, poi sospirai: «Dipende, ci sono giorni in cui fa più male e giorni in cui fa meno male. Perché?»
«E quando ti fa male…» ignorò completamente la mia domanda «Ti succedono cose inspiegabili?»
«No, non mi…» il mio cervello trovò improvvisamente un punto di congiunzione.
Ogni volta che l’avversario sbagliava mira o che avevo l’impressione che il mondo si spostasse, l’occhio reagiva.
Non era un dolore acuto come quello avuto con il tocco di Morrigan, ma c’era una punta di fastidio. Come uno spillo nel retro della cornea a cui, a lungo andare, mi ero abituata.
Anche quando ero scivolata contro il muro o avevo evitato l’assalto di Hanry, avevo sentito la pulsazione, semplicemente non ci avevo fatto caso.
Spostai lo sguardo su Will, ed effettivamente mi arrivò nuovamente quella sensazione di lacrimazione mista al pungere di un ago.
La Slea Bua tremò appena, ma nulla di pericoloso come prima: Will se l’era appoggiata in mezzo alle gambe, dritta contro spalla e panca. Con un braccio ad avvolgerla delicatamente, come un ramo d’edera rilassato verso il basso.
Non capivo se ignorasse volontariamente tutta la situazione o se era talmente all’interno di quel mondo da non avere dubbi a riguardo.
«Vi va bene? Così ce lo possiamo dividere» chiese indicando un Mix di spuntini. Il tono un po’ più basso, come a paura d’interrompere.
«Credo di sì» risposi confusa.
All’inizio non mi era sembrata una persona così riservata, ma da quando avevamo incontrato Daniel e, soprattutto, Henry, il suo atteggiamento era cambiato, trovando un suo equilibrio nelle retrovie di ogni conversazione.
Per un attimo mi ricordò mio padre. Una frazione di secondo, come se fosse un atteggiamento che avevo visto su di lui in passato.
Ma non era così: mio padre era un tipo forte, solare, curioso, affabile. Non era certo come Will.
Vero?
Dan fece un cenno all’oste dietro al bancone che ci raggiunse con un taccuino per le comande.
«Una birra rossa per me, due sidri di mele per i piccoletti e un gran mix da dividere, per favore» disse tranquillo.
La donna segnò la comanda sul taccuino, poi mi guardò schifata, arricciando il naso come avesse sentito un odore nauseabondo.
Fece per dire qualcosa, ma Daniel mosse appena il dito, lei sbuffò e se ne andò indispettita.
«Stavi dicendo, Maud?» proseguì l’uomo «Succede qualcosa quando ti fa male l’occhio?»
«Forse…» risposi poco convinta «Ad esempio prima, quando “Bres” mi è saltato addosso.»
«In quel momento sei come scivolata di lato» ammise Will «O meglio, la tua figura si è spostata di qualche centimetro» potevo vedergli le rotelle muoversi nel cranio da quanto ci stava pensando «Potrebbe essere successa la stessa cosa a Liberty Park, quando sei sparita dalla mia visuale per riapparire dall’altra parte della strada.»
«Te l’ho già detto! Una persona non sparisce nel nulla per riapparire a qualche metro di distanza» guardai Daniel a cercare conferma «Vero?»
Molly arrivò con nostro ordine proprio in quel momento, trattenendo il respiro e guardandomi nuovamente schifata.
Mi annusai addosso: con tutta quella corsa e la caduta nelle fogne ci stava che puzzassi, ma non sentii nulla di abbastanza fastidioso da dire che fossi io a farle così ribrezzo.
Daniel si appoggiò allo schienale a braccia conserte meditando: «C’è una condizione per cui questa cosa può avvenire…» prese un sorso di birra sporcandosi di schiuma i baffi bruni «Comunque, questo potrebbe essere il fattore scatenante del Velo. La vera domanda è, perché il fumo lo ha visto anche Will?»
Il ragazzo ci pensò su, poi alzò la mano entusiasta, manco fossimo stati a scuola: «C’erano dei Fomori, probabilmente volevano anche loro attaccare Maud. O magari erano in combutta con Morrigan, anche se è strano… i fumogeni hanno coperto anche la visuale di Morrigan. Oh, e poi mi ricordo di un fischio. Prima che Maud sparisse.»
«Io non ricordo nulla del genere» ammisi, poi ci pensai su «Però quando ho guardato “Morrigan” l’occhio mi ha fatto più male del solito, e anche quando mi ha toccato il viso, poi…»
«Quindi, seppur nella stessa zona, avete avuto esperienze diverse» m’interruppe Daniel. Il suo sguardo mi fece intuire che non dovevo parlargli della mia visione, non lì e non con Will «Farò le dovute indagini io stesso nei prossimi giorni» si prese una boxty bite «Per ora voglio chiederti: vorresti unirti ai Tuatha de Danann? Sarebbe utile per scoprire le origini del tuo occhio e dei tuoi poteri.»
Tamburellai con le dita sul legno pensierosa, buttandomi una frittella di sanguinaccio in bocca a vedere se l’apporto di zuccheri mi potesse schiarire le idee.
Da una parte volevo credere che fosse tutto un enorme scherzo, una burla creata ad oc da qualche bullo di quartiere per farmela pagare di tutte le volte che li avevo pestati come bodhráns.
Dall’altra sentivo un richiamo reale verso quel luogo: io appartenevo a quei cunicoli sotterranei, all’acqua e alla terra che li permeava, al ciclo di cui facevano parte Will e Daniel.
Poi c’era l’occhio: fino a quel momento lo avevo vissuto come una malattia cronica, ma se ci fosse stato qualcosa di più? Se fosse stato legato veramente a qualcosa di magico e superiore?
Forse avrei trovato il modo di curarlo rimanendo in quel posto fuori dal tempo e dallo spazio.
Certo che “Occhio” e “Potere” in mitologia celtica mi dicevano tutto fuorché “Tuatha de Danann”, ma chi ero io per mettere in discussione la volontà di “Nuada”?
E poi l’Ankoun sembrava il posto perfetto dove trovare rifugio da Laredo e dal passato, ma accettando che tutto quello fosse reale, Zio Tom diventava un Milese… e non potevo certo dirgli “mi trasferisco sottoterra, ciao e grazie di tutto”.
«Sarebbe bello…» ammisi studiando il sidro di mele «Ma non posso: tra poco il mio tutore si trasferirà in USA, e io con lui.»
«Vorrà dire che per allora Will t’insegnerà ad aprire i pozzi» sorrise Daniel «E poi potremmo iscriverlo nella tua stessa scuola nel Nuovo Continente, a te piacerebbe?»
Will quasi si strozzò con un banger: «Davvero? Posso?»
«Assolutamente, cambiare aria ti farebbe bene» guardò la Slea Bua «Ma prima riporta la Lancia a Findias, altrimenti chi lo sente Eamon.»
«Vado subito!» il ragazzo scattò in piedi sulla panca, s’infilò qualche stuzzichino in tasca e mi saltò usando la lancia come asta «A presto, Maud, non vedo l’ora di iniziare ad addestrarmi con te.»
Lo osservai allontanarsi tradendo un sorriso compiaciuto. Non avrei mai potuto trovare un amico più diverso da me, e forse era un bene.
Non che ne avessi di amici.
Chi mi stava vicino lo faceva per proteggersi dai bulli: era già tanto se li ritenevo compagni di rissa – che alla fine facevo io mentre loro tifavano o raccoglievano scommesse sulla mia vittoria.
«È un caro ragazzo» disse Daniel affettuoso. Sembrava di sentir parlare un padre, ma avevo l’impressione che non avessero una parentela di sangue «Un po’ ingenuo, per questo sarei contento se accettassi di unirti a noi e farti affiancare da lui. Credo che imparereste molto l’uno dall’altra» tornò alla sua birra «Comunque non credo sia solo la questione America a turbarti.»
Ponderai molto bene le parole: Will non c’era più, ma avevo comunque l’impressione che non fosse il luogo adatto dove parlare onestamente con “Nuada”.
«Accettando la realtà mitologica che mi proponete, il mio occhio può avere davvero dei poteri compatibili con questo posto?» chiesi a sguardo basso.
Daniel si prese uno stuzzichino a caso, girandoselo tra le dita: «Comprendo i tuoi timori: tu non sei un’ignorante sull’argomento mitologia, ma Will si fida di te, e io voglio fare altrettanto. E poi di “Occhi Magici” ne è pieno il Pantheon Celtico, potresti essere anche una manifestazione minore che nei testi ufficiali non è menzionata» guardò verso l’oste «Lo diresti mai che Molly è una ex gazza di Morrigan? Per questo ha reagito così: deve aver sentito il suo odore su di te.»
Sgranai gli occhi, osservando la donna che puliva i bicchieri. Capelli grigi pur avendo un’età giovane, occhi scuri come due perle, braccia robuste e lunghe che con il piumaggio avrebbero potuto essere benissimo delle ali.
«Quindi se io fossi…» mi fece segno di non proseguire.
«Non lo sappiamo ancora, ma la discendenza de Danann c’è sicuramente.» bevve un sorso di birra «Per cui qui potrai venire sempre, che tu sia in Irlanda o dall’altra parte del mondo. E potrai addestrarti su qualunque disciplina, affinando la tua magia e la tua arte nel combattimento. Userai queste conoscenze contro di noi? Accetterò di aver perso la scommessa che sto facendo.»
Tamburellai sul tavolo indecisa.
«Se rifiuto posso tenermi benda e guanti?» chiesi senza realmente volerlo sapere.
Daniel mi lanciò un’occhiata furbetta: «Se ti rispondo di no, accetti la mia offerta?» feci per togliermi i guanti «Scherzo, scherzo. Certo che le puoi tenere, però sarei felice di averti tra i Tuatha dei Danann» mi allungò la mano amichevole «Che dici, ti unirai a noi?»
Soppesai il suo gesto. Aveva confermato che discendevo da Danu, e lui sembrava un tipo a posto.
Potevo prendermi anch’io il rischio, no?
«Sembra quasi che voglia più tu me qui che io restare» risi divertita stringendo con forza suggellando il patto «E va bene, re Nuada, vediamo chi dei due perderà per primo il braccio destro.»