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← L'Occhio del Male

Creato il 04/08/2026, 18:27 · Aggiornato il 11/08/2026, 14:57

Capitolo 15: XVII - Nuova missione: impedire a Eamon di distruggere il Campo Fir Bolg

@jke_scrittricesuipattiniJKE Sui Pattini
AdolescentiIn corso

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  • Uso di sostanze rituali
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L’ultima cosa che vidi prima di svenire… furono delle statue greche.

Il che mi fece, giustamente, ipotizzare che fossi crepata da qualche parte nel Sidhe e che avessi le allucinazioni post morte.

O che mi fossi spawnnata di nuovo nella Baia di San Francisco. Il che non ero sicura fosse un bene.

Quando mi ripresi avevo una mascherina per l’ossigeno sulla faccia e la sensazione di essere immersa nell’acqua fin sopra la testa. Rilasciava un leggero bagliore color argilla, non abbastanza forte da essere fastidiosa nel buio della stanza, eppure limpida e calma.

Mi provai a guardare attorno con gli occhi gonfi di stanchezza, ma a parte la luce che proveniva da un corridoio poco distante, non capivo troppo bene dove fossi.

Intravedevo, negli angoli del soffitto, una lamiera in bronzo battuto di figure della mitologia celtica in una veste insolita.

Sembrava di vedere dei vasi greci più che delle opere di druidi e compagnia, il che mi lasciò solo più confusa.

E poi mi faceva male ovunque: ossa, muscoli, ferite coperte dalle bende.

Sentivo di avere un braccio e una gamba ingessati, pregni di quella strana acqua luminosa.

Feci per alzarmi in piedi, ma mi resi conto che qualcosa mi bloccava il poso e la caviglia a una sedia medica.

Questa cosa non mi piaceva proprio per niente.

«Oh, ti sei svegliata» disse un ragazzo entrando rapido. Poco più che ventenne, capelli neri spettinati e pelle ambrata, sembrava il classico specializzando costretto a fare il turno di notte «Come stiamo? Ancora male?»

«Dove sono?» chiesi agitandomi. La gola mi brucò tra il secco il dolorante.

Non rispose subito, controllando la pressione dell’ossigeno e spegnendo il macchinario mentre alzava un sopracciglio dubbioso.

«Strano, dato che siete arrivati da soli pensavamo lo sapeste» ammise armeggiando con una console meccanica che sembrava uscita da un film futuristico steampunk. Niente luci o led fastidiosi, solo leve e tasti appena illuminati da quell’acqua ambrata.

«Arrivati?» un brivido mi percorse la schiena «Will!»

«Il figlio di Lugh? È qua di fianco, ma sta ancora dormendo» scostò la tendina laterale mostrando il mio amico immerso in una vasca cilindrica non troppo alta. Fossimo stati liberi sarebbe stato facile alzarsi e scappare.

«Perché ci avete rinchiusi qui?» chiesi infastidita. Ipotizzavo che se anche li avessi chiesto di liberarci, non lo avrebbe mai fatto.

La risposta, tuttavia, mi lasciò spiazzata.

«Sembrava vi avesse attaccato Morrigan, ma è impossibile, non sareste sopravvissuti. Lui forse perché è un semidio, ma tu…» toccò sul vetro della vasca, studiò qualcosa che non potevo vedere, poi annuì «Immergervi nel Neachtar Shláinge sta facendo effetto. Qualche ora e sarete come nuovi.»

«Il cosa?» chiesi rabbrividendo. Era un nome talmente strano che non ero sicura fosse un bene.

E ripeto, ero incatenata a una sedia con l’acqua che mi arrivava a due centimetri sopra la testa.

La mia fiducia rasentava lo zero.

«Neachtar Shláinge, l’Nettare di Sláinge» lo guardai ancora più sospettosa «Conosci il Pozzo di Sláine?»

«Uno dei tanti pozzi miracolosi dove s’immergevano i guerrieri feriti? Cosa c’entra con il Nettare? Non è greco? O è inteso il nettare dei fiori?»

Si fece pensieroso: «Sai la storia della schiavitù in Grecia?»

«Zio Tom mi ha fatto una testa così sui popolo d’Irlanda…» brontolai «I Fir Bolg furono schiavizzati da quelle parti» sbattei le palpebre «Aspetta… quindi siamo nel Tir na nOg dei Fir Bolg?»

«Precisamente, anche se ormai è diventato più un Hub per Semidei.»

Scossi la testa: «Come scusa? Credevo non ci fossero Semidei nel mondo Celtico.»

«Non siamo in molti, in effetti, ma esistiamo. A parte Winy, la nostra Rì, lei è la reincarnazione di Eochaid mac Eirc.»

Non mi ero ancora abituata all’idea di reincarnazioni, manifestazioni, discendenti e Preabán – qualsiasi cosa volesse dire dato che non mi ricordavo dove avessi sentito quel nome – che si aggiungevano i Semidei.

Sì, Will è un semidio tecnicamente… ma pensavo fosse l’unico!

«Stavi dicendo della schiavitù greca, giusto?» dissi glissando l’argomento, la mia priorità era uscire da quella vasca.

«Esattamente!» batté le mani entusiasta, poi prese quell’espressione da qualcuno che sta per raccontarti la parte di mitologia che preferisce «Quando i nostri antenati fuggirono, si portarono dietro qualche “souvenir” mitologico: bronzo celeste, fuoco greco, nettare, ambrosia… insomma, tante belle cose.»

M’immaginai la faccia di Zio Tom mentre ascoltava questa storia: si sarebbe divertito come un matto a prendere appunti, se non fosse stato dai Fomori.

Perché era ancora lì, giusto?

Scossi la testa, decidendo di ascoltare attentamente in modo da raccontarglielo al momento opportuno.

«Il bronzo celeste…» proseguì il ragazzo «…è pessimo per le armi celtiche: non tiene la forgiatura, è refrattario alla magia druidica, un vero schifo, ma ottimo per decorazioni a sbalzo e statue difensive semoventi.»

Mi soffermai a guardare gli spigoli alti delle pareti, adesso si spiegavano molte cose.

«Il fuoco greco finì quasi tutto per tenere lontani gli inseguitori e ci vollero secoli per riprodurlo coi materiali di qui» prese un’espressione tronfia «Ma il Nettare invece, oooh, quello sì che fu il furto migliore, ma aveva solo un minuscolo problema…»

«Da come lo dici non sembra tanto “minuscolo”» notai piccata.

«Curare curava, ma bruciava i neuroni. Sostanzialmente un apocalisse zombie che ci fece usare l’ultimo fuoco greco rimasto, per questo per la Battaglia di Moytura non lo avevamo, altrimenti…»

«Tutto molto bello, ma sto Nettare…»

«Giusto, giusto» si schiarì la voce e prese una posa eroica «Ma Sláinge mac Dela non si arrese, cercando una soluzione con ogni mezzo. Mischiò il Nettare Greco con il Sangue dei Maiali di Manannan e… funzionò!»

«Aspetta… Sláinge mac Dela non è quel tizio che ha regnato un solo anno?»

«Primo Ard Rì d’Irlanda, proprio lui» annuì orgoglioso.

«Mi hanno sempre raccontato che è morto per malattia... perché non ha usato su di sé questo “Nettare Celtico”?»

«Ed è qui che la storia diventa leggenda: Sláinge non morì per malattia, ma si sacrificò per creare una fonte infinita di Neachtar!» Will mugugnò nel sonno e il ragazzo abbassò la voce «L’Ard Rì bevve il Nettare Greco rimasto, poi si fece seppellire e coprire con il Neachtar Celtico. Ci volle un po’ di tempo, ma dalla sua “tomba” si creò il Pozzo di Sláine, ancora oggi al centro del nostro Tir na nOg» sorrise solare «Appena vi sarete ripresi vi faremo fare un giro turistico, ma prima lasciate che agisca come si deve.»

Will mugugnò di nuovo, aprendo appena gli occhi: «Dove mi…»

«Oh, ti sei svegliato anche tu, ottimo. Aspetto un attimo, poi vi accendo la luce» si mise a studiare i macchinari e sempre quella cosa che non riuscivo a vedere sul vetro della vasca «Vi lascio ancora un po’ immersi, e a te dovremo fare un paio di trasfusioni di sangue, Figlio di Lugh.»

«Ad andare contro Morrigan…» biascicò Will prima di guardare me «Ehi, e a te cos’è successo?»

«Qualche osso rotto, nulla di che» dissi alzando appena le spalle. Ciò mi ricordò che eravamo incatenati alle sedie «Perché ci avete legato se ci volete curare?»

L’infermiere mi guardò come se avessi detto una cavolata da meno che principiante.

«Senza sareste risaliti in superficie» spiegò con un sopracciglio alzato «Perché la cura funzioni bisogna rimanere immersi anche diverse ore.»

«Ha senso» annuì Will «Ma tu chi sei?»

«James, James McNeill, figlio di Tethra» si presentò tranquillo.

«Tethra?» chiesi confusa «Ma non è quel Rì fomoriano divenuto poi uno dei custodi dell’oltretomba?»

«Proprio lui, per questo sono così affine con acqua e gente che sta per lasciarci le penne» spiegò «A proposito, siete sopravvissuti davvero a Morrigan!?»

«Sopravvissuti è un eufemismo…» ammisi sulla difensiva «E non cambiare argomento: cosa ci fa un fomoriano qui?»

«Te l’ho detto: questo Tir na nOg è un Hub per Semidei celti – o legati alla mitologia celtica in qualche modo – mi stupisce di più che il Figlio di Lugh non sia finito da queste parti prima di adesso. È anche vero che Lugh non ha figli con umane da… beh, tanto tempo.»

«E ci sono altri che…»

La VSO decise di attivarsi da sola, mostrandomi i cunicoli del Sidhe che s’illuminavano al passaggio di una colonna di uomini lunga e minacciosa.

«Cosa succede?» chiese James iniziando a smanettare sul vetro «Forse ti ho tenuto troppo immersa nel Neachtar…»

«Zitto che devo concentrarmi, l’Occhio mi sta facendo vedere cose» gli dissi senza distogliere lo sguardo da quello che vedevo.

Una colonna di guerrieri con elmi di ferro stava marciando lungo il corridoio di fango e pietre, armati di spade ad antenne, lance a doppia punta e scudi ovali. Ognuno aveva un pezzo di armatura a gusto tuo: chi delle lamine davanti, chi una cotta di maglia.

Non c’era un reale equilibrio, piuttosto un “quanto posso spendere da Goibniu?” che rendeva i più giovani praticamente “nudi” e i più anziani delle armerie semoventi. Avevano una sola cosa in comune: delle maglie azzurre che brillavano della luce del muschio luminescente, lasciando poco spazio a dubbi.

Quello era un esercito di Tuatha de Danann.

Davanti a tutti, su un cavallo baio, c’era Eamon con un elmo cornuto completamente in ferro e un mantello regale color porpora.

«Fra poche ore saremo dai Fir Bolg!» disse incitando i soldati «Così potremo vendicare il braccio del nostro Rì Nuada!»

Un’ovazione generale si levò dal gruppo che continuava a marciare.

«Li coglieremo con le luci dell’alba, nemmeno si accorgeranno del nostro arrivo!» proseguì Eamon spavaldo «E ricordate: se trovate i traditori, catturateli, devono essere processati per ciò che hanno commesso.»

Riportai la vista all’ospedale con un brivido lungo la schiena.

«Quanto ci vorrà per riprenderci del tutto?» chiesi senza mezzi termini.

«Per l’alba sarete come nuovi» sorrise il ragazzo.

«Ottimo…» commentai sardonica «Perché all’alba i Tuatha de Danann attaccheranno il campo.»

*** * ***

Il Tir na nOg dei Fir Bolg era la cosa più strana e meno celtica che vedevo da quando ero stata trascinata in quest’avventura.

Alti palazzi in ferro stile steam punk anacronistico, con ingranaggi a vista e camini da prima rivoluzione industriale. Avevano più fucine che case, tutte alimentate a torba che veniva smistata dai punti di raccolta attraverso tubature intricate di rame mitologico proveniente da sud.

A Est, su una collinetta artificiale, si trovava un tempio a base greca dedicato a Dela, il capostipite dei Fir Bolg.

Al centro, come mi avevano accennato, si trovava il Pozzo di Sláine: un bacino circondato da statue di ossidiana lunare azteca – ci arrivo dopo alla questione materiali – a forma di sacchi di terra con un punto di sfogo che portava l’acqua miracolosa in giro per tutta la città, formando un labirinto con l’ingresso all’altezza del tempio.

E poi c’erano loro: i colossi in bronzo celeste che avevo visto arrivando.

Lo stile ellenico mi aveva confuso inizialmente, ma da “vicino” – l’alluce era alto il doppio di me – si poteva vedere chiaramente che si trattava di Eroi Fir Bolg in stile greco.

Avete presente i “Bronzi di Riace”? Ecco, prendete quelli, centuplicate la dimensione, aggiungete scudi ovali, armi ed elmi e avrete i nostri simpatici automi anti-magia celtica controllabili dal palazzo del Rì.

E qui chi soffre di vertigini meglio che non legga.

Praticamente si trattava di una sala rotonda sospesa sul Pozzo di Sláine attraverso una rete di corridoi, connessioni e costole ai palazzi vicini.

E se fosse caduta?

Poco sotto si trovava una rete di sicurezza a maglie larghe, simile a vecchie reti da letto.

Il novanta percento – se non di più – di quel Tir na nOg era fatto di metallo mitologico: ferro gallico, bronzo celeste, oro imperiale – sì, c’era pure quello –, rame augurale – manco loro sapevano da dove venisse –, argento angelico milese, ferro delle ossa norreno, oro solare azteco ecc…

Qualsiasi popolo fosse passato con un materiale “divino”, i Fir Bolg se l’erano accaparrato, studiando il modo di impiegarlo nelle loro armi e costruzioni. E lo usavano per qualsiasi cosa, dalle giunture ai vestiti.

Dalla sala del Rì. il Neachtar Shláinge brillava di un arancione argilloso, mentre il metallo aveva una sfumatura blu scuro tendente al verde, richiamando il logo e il colore delle maglie dei Fir Bolg.

Talmente figo che, per quanto avessimo i minuti contati, mi rimase particolarmente impresso.

Will stava incollato al vetro guardando fuori estasiato, mentre io, dopo un primo momento di sorpresa, stavo già pensando a come contrastare i Tuatha de Danann.

Con la VSO mi ero fatta un’idea di quanti fossero, ma non sapevo dirne esattamente il numero.

Non moltissimi, ma avevo notato anche delle armi pesanti in coda al gruppo, e la cosa non mi tranquillizzava.

«Dici che le nostre difese basteranno, Ard Rì?» mi chiese Winifred mentre guardavo la direzione da cui stavano per attaccare.

Capelli biondi, occhi azzurri e lineamenti greci, di profilo sembrava una statua della dea Atena. Portava una salopette da motociclista con il logo dei Fir Bolg e una corona di ingranaggi in oro imperiale che faceva pandant con schinieri e paragomiti.

Lo confesso: era un po’ un’accozzaglia strana.

Da una parte aveva inserti d’armatura tipicamente greci in metallo romano, dall’altra usava una spada ad antenne in ferro gallico e parlava in gaelico stretto.

Ed era fidanzata con l’infermiere James.

Comunque, a parte il gossip, era una stratega eccezionale: appena saputo che i Tuatha de Danann erano in avvicinamento, aveva indetto una riunione straordinaria coi suoi artificieri.

Eravamo arrivati che stava studiando una mappa del Tir na nOg e dando informazioni a ciascuno di loro, tenendosi in contatto con gli avamposti se avessero visto qualcosa di sospetto.

Insomma, con o senza la mia VSO se la sarebbero cavata egregiamente.

«Non conosco le vostre difese» feci notare.

«Ma conosci i Tuatha de Danann e hai visto il loro arsenale.»

Guardai un attimo Will, come se fosse servito a qualcosa: teneva la faccia schiacciata contro il vetro ad osservare la città estasiato, ogni tanto indicava qualcosa, poi ci notava concentrate e tornava a fare il bambino al parco divertimenti.

«Non è tanto il loro arsenale – gli scudi delle vostre statue dovrebbero reggere sia attacchi fisici che magici – ma chi li comanda» spiegai «Eamon sa essere una bomba a orologeria con un fuso orario tutto suo.»

«Quello che è il Molto Dotato Gallese?» chiese. Non attese la mia risposta, annuì solo un paio di volte «Finché non è Nuada, posso stare tranquilla. Inoltre, dalla mia valutazione, il tuo amico potrebbe batterlo a duello senza troppo sforzo.»

«Stanno arrivando» disse l’interessato spostando la Slea Bua sulla spalla pronto a estrarla dal suo fodero ignifugo*. Aveva preso un’espressione sicura e rilassata, anche se vedevo che gli tremavano le mani.

Mi ricordai di come Will diventasse un inetto vicino a Eamon. Certo, era ingenuo, ma mica debole o stupido – aveva tenuto testa a Morrigan due volte, di cui una senza addestramento! Ce ne rendiamo conto?! – ma il mondo in cui era cresciuto era ancora una gabbia da cui non sarebbe uscito così facilmente.

Certo, c’erano quei tre giorni di addestramento intensivo che potevano confermare o ribaltare i miei pronostici, ma non ci speravo troppo.

«Te la senti?» gli chiesi guardando l’orizzonte e scrocchiando le dita «Posso prenderlo sempre a cazzotti io.»

La sua sicurezza scivolò via, poi prese un respiro profondo e strinse di più il fodero, spostando lo sguardo su me e Winifred con un’insicurezza disarmante.

Sapete quando qualcuno ha il terrore di fare qualcosa, ma vuole comunque superare i suoi limiti?

Ecco, quel genere di espressione.

Qualsiasi cosa avesse proposto, gliel’avremmo appoggiata pienamente.

«Io…» iniziò facendosi quanto più coraggio potesse infondergli la Slea Bua «Voglio provare a farlo ragionare.»

Okay, rettifico. Quasi tutto.

«Ma sei scemo!?» esclamai sconvolta «Ragionare con… quello?! Appena ti vede, ti trapassa da parte a parte!»

«È un Molto Dotato anche lui, potrebbe…»

«È la versione oscura del Molto Dotato, l’esempio peggiore di “eroe della luce” che possa esistere nel…» Winifred mi mise una mano sulla spalla, un sorriso orgoglioso che le sporcava il volto fino a quel momento serio e concentrato.

«Mi piace il tuo sguardo, Figlio di Lugh» disse annuendo risoluta «Puoi trasferirci dove si trova Llew Llaw Grauffey, Ard Rì?»

«Sì, ma…»

«Allora prepariamoci e andiamo da lui» ci dette un paio di pacche sulle spalle come fosse stata una sorella maggiore «Come dice il mio personaggio anime preferito, superiamo i nostri limiti qui e ora!»

*** * ***

Mi sentivo ridicola.

Non tanto per la situazione in sé – noi che ci buttavamo alla morte per far ragionare un pazzo invasato – ma per come ci avevano conciati.

Felpa del Tir na nOg Fir Bolg – ormai stavamo facendo la collezione – schinieri in oro imperiale, elmo (pesantissimo) in ferro d’ossa e sonagli di rame augurale.

A cosa servivano i sognagli?

A niente!

Solo a farti trovare meglio dal nemico.

Secondo Winefred servivano a destabilizzare gli assalitori, ma per me erano solo un accessorio inutile.

Se avessi mai trovato la mitologia a cui apparteneva quel metallo, li avrei portati all’estinzione.

Comunque, tempo di bardarci che un primo colpo di balista s’infranse sullo scudo di uno dei colossi di bronzo celeste, rimbalzò e andò a piantarsi nella pietra del Tir na nOg, prontamente distrutta da bombe di ferro d’ossa caricate a magia celtica – a quanto pare il metallo norreno esplodeva se sollecitato con ogam e filid.

«Non rischiate di essere voi a distruggere il vostro campo?» chiesi guardando le operazioni che si avvicendavano tra un colpo d’artiglieria e un’esplosione di pulizia.

«Fidati, non è il nostro primo rodeo questo» annuì Winifred con un paio di torsioni di riscaldamento. Con l’elmo greco sembrava definitivamente Atena che si era persa in giro per l’Ankoun «Quando vuoi Ard Rì, io sono pronta.»

Guardai Will che stringeva con le dita la cinghia della Slea Bua, facendo profondi respiri. Annuì senza guardarmi, gli occhi sgranati in direzione dei colpi di balista.

Si stava cagando addosso, ma qualsiasi cosa gli avessi detto non avrebbe cambiato idea.

Mi concentrai, attivando la VSO.

Prima di tutto avremmo dovuto fermare l’artiglieria pesante, possibilmente rendendo inoffensivi i De Danann che si trovavano nelle vicinanze. Alle strette, Eamon ci avrebbe dovuto ascoltare per forza di cose, anche se non avevo idea di cosa gli volesse dire Will.

Potevo solo pregare non fosse qualcosa di stupido, e tutto sommato mi fidavo: era pur sempre il Molto Dotato.

Feci segno ai miei colleghi di aggrapparsi a me, poi ci trasferii tutti e tre a pochi passi da una delle baliste.

Winifred non perse tempo, abbattendo un paio di artiglieri e rendendo inutilizzabile l’arma. I sonagli vibrarono nei nostri movimenti furtivi, attirando l’attenzione e costringendo i nemici ad avvicinarsi.

Li abbattei con un paio di montanti ben piazzati, mentre Will li colpiva con la Slea Bua ancora nel fodero.

Nuovo scampanellio, nuovi nemici storditi senza troppo sforzo.

Lo ammetto, quei cosi funzionavano.

Oppure era solo molto brava Winifred a sfruttarli a suo vantaggio.

Scivolammo verso la seconda balista, disarmando anche quella e mandando nel mondo dei sogni chiunque si trovasse nel raggio di tre metri.

Il fatto che fosse così facile mi fece suonare un campanello d’allarme, ma Winifred era così tranquilla che pensai fosse suggestione.

Fino a che il Rì dei Fir Bolg non fu colpita da una freccia avvelenata.

«Merda…» bisbigliai raggiungendola ed estraendo il Neachtar Shláinge che ci eravamo portati per precauzione «Will, coprici!»

«Ci provo!» rispose dando mazzate con la Slea Bua ancora infoderata.

«Estraila!» esclamò Winifred tenendosi il fianco colpito.

«Certo, così muori dissanguata… ti facevo più sveglia» risposi aspra.

«Non la freccia, la lancia…» ansimò guardando Will «Le fiamme li terranno lontani abbastanza.»

«Ma così rischio di ferirli» commentò parando un paio di fendenti molto pericolosi.

«Cavoli loro se si avvicinano troppo, no?» risposi prima di recuperare della stoffa da uno dei nemici abbattuti e provando a tamponare la ferita. Le mani bruciarono come se avessi toccato dell’acido puro.

Avevo già visto quel tipo di veleno, al campo dei Tuatha de Danann, quando i “Fomori” ci avevano attaccato a Samhain.

La VSO mi si attivò senza che glielo chiedessi, mostrando alcuni ragazzi incappucciati armati di arco che saltavano tra i tetti del Tir na nOg Fir Bolg, le maglie blu scuro con le scritte verde acido.

Non feci in tempo a capire da dove ci stessero mirando che la Slea Bua parò una nuova freccia in autonomia.

Non potevamo tenere due fronti, ed eravamo chiusi.

Se solo i De Danann si fossero…

«Cugino traditore, perché non sono sorpreso di trovarti qui?» la voce nasale di Eamon irruppe nella battaglia, fermando temporaneamente lo scontro «Adesso avrai ciò che meriti per quello che avete fatto.»

Will iniziò a parare colpi alla cieca, la Slea Bua ancora stoicamente nel fodero di contenimento.

«Eamon, ascolta…» provò a dire «C’è un malinteso, io…»

«Un malinteso? UN MALINTESO!?» gli scappò una risata rauca, ai limiti del folle «Tagliare il braccio del nostro Rì Nuada, un malinteso?»

«Se mi lasciassi spiegare…»

Trascinai Winifred al riparo dietro a una delle baliste. A quanto pare Eamon non ci aveva notate, il che mi permetteva di iniziare una parvenza di cura.

Presi un pezzo di stoffa, lo bagnai con del Neachtar Shláinge e glielo premetti sulla ferita.

Non lo avessi mai fatto.

Il Rì dei Fir Bolg gridò di dolore, contorcendosi violentemente, la ferita che fumava mentre le vene iniziavano a gonfiarsi in un misto tra sangue e liquido nero.

«Buono a sapersi, non ci sei solo tu cugino» commentò Eamon affacciandosi verso di noi «Ci sono anche Balor e l’attuale Eochaid» Eamon sollevò la spada «Per quanto mi riguarda siete tutti colpevoli.»

Attivai la VSO d’istinto, concentrandomi sull’ospedale in cerca di James. Era intento a occuparsi dei feriti, tra chi era stato colpito in modo non grave dai detriti delle esplosioni, chi aveva combattuto coi Tuatha de Danann e chi era stato colpito da frecce avvelenate.

«Will, presto!» esclamai allungando la mano.

«Io lo tengo impegnato!» rispose tenendo al Slea Bua in orizzontale a fare resistenza contro la spada «Tu porta Winifeld da James!»

Lo guardai sorpresa: non avevo mai visto Will così risoluto. Eamon gli faceva ancora paura, credeva ancora di non valere quanto lui, ma in qualche modo voleva darmi il tempo di salvare il Rì dei Fir Bolg.

«Appena avrò finito, tornerò da te» promisi «Non farti ammazzare prima di allora.»

Non attesi una sua risposta, spostando me e Winifeld all’ospedale e… la situazione era più disperata del previsto.

Mentre i guerrieri o i civili feriti in modo normale si riprendevano facilmente, gli avvelenati appena venivano curati con il Neachtar Shláinge finivano come Winifeld: urli di dolore, scatti febbrili, fumo dalle ferite e vene che si gonfiavano.

La soluzione a cui si era arrivati era drenare il sangue, nero come la pece, in eccesso, ma non era una soluzione a lungo termine.

«Ard Rì!» esclamò James raggiungendosi «Oh, per la… Winy!»

«Scusa, io ho provato a…» dissi trattandomi dal vomitare. Forse la paura, forse tutta quella situazione, ma quel poco che avevo mangiato prima della battaglia stava tornando su dallo stomaco.

«Sta succedendo a tutti, il Neachtar Shláinge è completamente inutile con questo veleno…» si trattenne dal proseguire

«Fomori?» ipotizzai. Non rispose, rimanendo a sguardo basso e controllando le condizioni di Winifeld «Se becco il traditore che…» il Rì gridò di nuovo, le vene che pulsavano iraconde.

James estrasse una penna, inspirò un paio di volte, poi dette un colpo violentissimo alla vena del braccio della fidanzata.

Il sangue uscì a fiotti, sporcando ovunque, ma sgonfiando le vene temporaneamente.

«Così si contiene solo il problema» spiegò cercando di mantenere la calma «Tu non hai idea di come fare?»

«Non… sono un medico…» ansimai. C’era qualcosa di quella situazione che mi ricordava un’esperienza passata, anche se non sapevo cosa.

Qualcosa che mi metteva agitazione anche solo a pensarci.

Cercai di concentrarmi su una soluzione, tagliando fuori ogni emozione che non mi aiutasse.

Medicina, mi serviva una medicina. E il miglior medico che conoscessi era…

Mi toccai in cintura, estraendo una provetta di Birra di Miach.

«Prova con questa» dissi a James passandogliela «È una versione alternativa della Birra di Goibniu, permette di far tornare la personalità originale, ma forse in questo caso…»

L’infermiere la studiò con perizia, la aprì annusandone appena il contenuto, infine ne lasciò cadere qualche goccia tra le labbra della compagna.

Winifeld prese un respiro unico come dopo un’apnea, le vene che piano piano tornavano a regime regolare. James le curò il braccio rapidamente prima di passare alla ferita al fianco.

«Sono… morto?» chiese ansimando. Strinse appena gli occhi verso di me «Rì Balor? Siete voi?»

«È una storia lunga, Rì Eochaid» risposi prima di alzare lo sguardo su James «Ha funzionato?»

«Ha fermato l’effetto collaterale del Neachtar Shláinge, che in compenso aveva fermato il veleno» alzò la mano a chiamare qualcuno «Ne hai altra? Anche solo tre fiale, dovremmo riuscire a sintetizzarla rapidamente e tagliare il Neachtar così da contrastarne il rigetto.»

«Certo, quante ne vuoi» dissi mettendomi in piedi e recuperando quanto richiesto, molto più tranquilla di prima.

Alcuni paramedici ci raggiunsero adagiando Winifeld su un lettino.

«Per un paio d’ore sarà Rì Eochaid, mi raccomando non baciarla.»

James si lasciò scappare una risatina: «Ti ha mai mandato qualcuno a cagare?»

«Molto spesso» dissi prendendo un profondo respiro di sollievo e cercando di schiarirmi le idee.

Un veleno Fomori in grado di causare una reazione di rigetto al Neachtar Shláinge, e che “casualmente” veniva usato mentre il Tir na nOg dei Fir Bolg era sotto attacco da parte di Eamon e i Tuatha de Danann.

“Scusami, Will” pensai attivando la VSO in cerca degli arcieri che avevo visto per la città “Ti raggiungerò più tradi, adesso devo rimettere in riga un paio di sudditi indisciplinati”

Note di capitolo

*NdA: Ho scoperto che la Slea Bua era talmente potente che la punta doveva essere tenuta immersa in una cisterna d’acqua (o di sangue, a seconda delle fonti). Mi scuso per l’errore, da questo momento Will avrà sempre un fodero rigido in cui tiene la metà rovente.

-Prossimo Capitolo-
-Ritrovo Zio Tom, ma perdo Will-

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