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← L'Occhio del Male

Creato il 29/06/2026, 18:53 · Aggiornato il 30/06/2026, 20:15

Capitolo 14: XIV – Mai accettare stufati di funghi dagli sconosciuti

@jke_scrittricesuipattiniJKE Sui Pattini
AdolescentiIn corso

Avvertenze (opera)

  • Uso di sostanze rituali
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Mi svegliai con un mal di testa da manuale.

L’occhio non bruciava, ma in compenso sentivo la guancia coperta da un cerotto rettangolare.

Era in una posizione abbastanza fastidiosa, partendo dalla palpebra e andando a coprire fino al mento.

Feci per alzarmi, ma qualcosa mi trascinò nuovamente distesa.

Will mi stritolava il braccio come se fosse stato un orsacchiotto di pezza, la mano stretta alla mia e le dita intrecciate.

All’interno di quel nodo la Lia Fail lampeggiava piano, calda come un uovo appena deposto.

Lo guardai mentre dormiva, almeno era ancora assieme a me e non da qualche parte chissà dove.

Gli scostai appena i capelli e lui si strinse ancora di più prima di aprire gli occhi.

«Maud?» brontolò ancora poco consapevole della situazione «Perché mi tieni la mano?»

«Io?» mi lasciai scappare un risolino divertito «Ti faccio notare che se continui a stringere mi manderai il braccio in cancrena.»

Alzò un sopracciglio, poi guardò la posizione e… strinse ancora di più.

«Dai, Will, smett…» notai il suo sguardo serio, cosa che mi lasciò confusa.

«Le voci continuavano a dire di ucciderti, ma io non volevo» brontolò a sguardo basso, poi alzò gli occhi sorridendo come il solito «Per fortuna era solo un sogno, vero?»

E chi glielo diceva adesso che era stato posseduto dalle infami che gestivano il ciclo corrotto?

«Il fatto che sia stato un incubo non ti autorizza a stritolarmi il braccio» dissi cercando di dissimulare la verità.

Successivamente mi sarei pentita di tutte quelle omissioni, ma per il momento volevo solo preservare la sua innocenza.

Dette un’ultima stritolata e mi lasciò andare, tranne la mano che guardò confuso mentre mi mettevo a sedere: «Perché stringiamo assieme la Lia Fail?»

E questo come glielo spiegavo senza compromettere il suo carattere?

«Consiglio di Nuada» risposi infine mentre si alzava anche lui «A quanto pare la Pietra del Destino può cambiare Ogam se a toccarla sono in due.»

«Oh, figo! E cosa dice la nostra?» mi strattonò per studiare la pietra senza perdere il contatto tra di noi «Lucht Roghnaithe OIU, coloro che scelgono OIW… ma cosa vuol dire? E perché c’è scritto “Molto dotato” e “Occhio che distorce” di diamante? E perché fa una luce così strana?»

«Ecco…» provai a dire, poi mi guardai attorno provando a cambiare argomento. E funzionò alla grande «Aspetta, non siamo nel Campo dei Fomori.»

Eravamo all’interno di un fungo gigante, tipo quelli delle fiabe, distesi su un paio di tappeti di erba morbida e avvolgente. I colori erano per lo più naturali – legno, muschio, rampicanti – e tutto l’ambiente era illuminato dal polline, in una sfera delle dimensioni di una grossa lampadina, di fiori dai petali aperti.

Non aveva l’odore salmastro dei Fomori, e nemmeno il profumo di erba di Falias.

Era qualcosa di diverso.

Più antico.

Il che mi faceva ancora più paura.

Insomma, ne avevo abbastanza di svegliarmi in posti che non conoscevo!

Certo che Zio Tom sarebbe impazzito in quel…

«Uncail Tom!» esclamai strattonando la mano e uscendo dalla porticina in legno con una spallata – solo perché mi trattenni, in altre circostanze l’avrei sfondata con un calcio volante.

Mi accolse una radura di alberi alti a fronde larghe. I raggi di sole si facevano strada tra la cupola di pietra e i rami, illuminando con un velo di magia illusoria l’ambiente circostante.

Eravamo ancora sottoterra, tuttavia la vegetazione cresceva rigogliosa e l’aria era satura del profumo del Sidhe, quel sentore di umido e naturale tipico delle foreste della brughiera di prima mattina.

Non c’erano anime, tuttavia una serie infinita di occhietti, simili a perle nere, spuntavano tra le foglie di alberi e cespugli, osservandoci timorosi.

«Non-ci-credo» scandì Will estasiato spuntandomi alle spalle «Credevo fosse una leggenda!»

«Disse quello che vive nel regno dei morti celtico» commentai alzando gli occhi alla cupola «Comunque, sai dove siamo?»

«Ma come? Non lo vedi? Qui siamo nel Sidhe!»

Rimasi interdetta: «Aspetta, il Sidhe non sono i cunicoli che uniscono i vari Tir na nOg? Non mi sembrano proprio loro. O cunicoli in generale…»

«Nonono, questo è quello originale! È il regno delle fate! O il campo… comunque, è… bellissimo! Appena lo sapranno papà Charles e papà Daniel…» un velo di tristezza gli oscurò gli occhi azzurri. Scosse la testa, inspirando a pieni polmoni ed estrasse il telefono «Devo fare delle foto, appena potremo tornare dai Tuatha…»

Una mano gentile gli coprì l’obiettivo, poi gli strappò via lo smartphone dalle dita con la delicatezza di un’insegnate in gita scolastica.

«Niente foto, grazie» disse l’uomo di fronte a noi con un sorriso gentile.

Alto più del normale, occhi ciclamino che potevano sondarci fin dentro l’anima e capelli ricci color muschio.

La sua pelle brillava di fotosintesi, fasciata in un ricco abito barocco verde salvia, ma la cosa più figa – okay, tutto di lui era figo – erano le ali: quattro veline cangianti, più simili a vetrate colorate più che a membrane atte al volo.

Una corona di biancospino si mimetizzava tra le ciocche, creando un gioco di perle candide che sparivano e riapparivano a ogni movimento della testa.

Mi prese la mano e io avvampai: «Piacere di conoscervi, Ard Rì.»

«I-il piacere è mio…» balbettai.

Era più o meno la stessa sensazione che avevo avuto con Henry, ma con la differenza che… bè, il tipo non mi stava antipatico proprio per niente!

Per ora, quantomeno.

«Quando vi abbiamo visti apparire dal nulla ci siamo preoccupati, è raro che dei mortali accedano a questo luogo senza un invito» spiego gentile scivolando via e incamminandosi con un breve frullio d’ali. I piedi scalzi s’insinuarono nell’erma, coi fili verdi che si aprivano riverenti al suo tocco «Comunque, vi chiederei di tenere il massimo riserbo. A parte pochi amici fidati, nessuno sa di questa parte del Sidhe.»

«Per questo niente foto?» chiesi seguendolo.

Per poco non m’inciampai nel nulla.

Rimasi in piedi per miracolo, notando un gradino trasparente, simile a una lastra di vetro illuminata solo da neon sensibili al movimento.

Una passerella che ci impediva di schiacciare l’erba, mantenendola incontaminata.

«Esattamente» disse l’uomo roteando il telefono di Will tra le dita come una comune penna a sfera «Scusami, Figlio di Lugh, ma questo lo dovrò tenere io fino alla fine della vostra permanenza.»

«Nessun problema» pigolò il mio amico eccitato. Sembrava più su di giri lui di me, guardandosi attorno estasiato. Un bambino a un Luna Park era meno entusiasta di lui «Mi farò un infinità di foto mentali, quelle non sono vietate, giusto?»

L’uomo – o creatura – rise in un suono simile alle campane di una chiesta, tondo e soave.

«Certo, Figlio di Lugh. Il tuo legame con la Dea è stato reciso per ora. Pericoli per il mio popolo non ci sono nella tua memoria» spiegò avanzando. Ogni passo era un piccolo saltello, un volo di pochi metri, come una farfalla che si sposta di fiore in fiore.

«Sembri… particolarmente felice» notai confusa guardando Will. Un leggero sorriso mi sporcò il volto, facendomi ricordare il cerotto sulla guancia «Prima avete detto che siamo apparsi dal nulla e che gli umani non possono…»

L’uomo si fermò scuotendo il dito: «Non gli umani, i mortali. E solo senza invito. Voi non siete umani, o meglio, non siete Milesi.»

«Tecnicismi a parte… dov’è Uncail Tom?» insistetti. Il fatto di non vedere Zio Tom mi metteva una certa apprensione: era pur sempre il regno celtico, non sapevo dove sarei finito!

Un po’ per gli altri – aveva quasi fatto ammattire quegli heppie dei Fomori – un po’ per lui – a fare domande in giro, soprattutto in un posto come questo, sarebbe finito sepolto vivo da qualche parte.

L’uomo ci pensò intensamente, come se non comprendesse appieno la mia domanda: «Cos’è un Uncail Tom?»

Lo guardai sconvolta. Zio Tom non passava mai inosservato, soprattutto per la sua… curiosità accademica.

«È un Milese alto circa così, capelli fulvi, occhi verde chiaro, pieno di domande antropologiche…» spiegai.

«Aaah, un professore universitario di mitologia! Conosco il genere…» si massaggiò il mento glabro «No, non è passato nessuno del genere negli ultimi tempi. Peccato, perché ci faceva comodo un po’ di concime Ha viaggiato con voi?»

«Io…» mi rabbuiai stringendomi nelle spalle «Non lo so… Eravamo al Campo dei Fomori, poi si è messo a parlare con Nuada e poi le De…» mi trattenni guardando Will che si guardava intorno ignaro della situazione. Presi un respiro profondo e cercai di ragionare lucidamente «Potremmo essere stati trasferiti solo noi due, in effetti. Eravamo vicini e la Lia Fail era con noi…» scossi la testa «Andiamo con ordine: chi o cosa siete voi?»

«Farshee, piccolo popolo, fate… abbiamo molti nomi nel mondo di sopra. Scegliete quello che preferite» disse tornando a camminare fino a un fuoco spento con sopra un calderone ribollente – non chiedetemi come funzionasse, ancora adesso non lo so – e si sedette su uno dei tronchi appoggiati lì vicino «Prego, accomodatevi, sarete affamati.»

Lo stomaco di Will brontolò, seguito a ruota dal mio, cosa che mi fece rabbrividire: fino a quel momento non avevo fame!

Nessuna sensazione, nemmeno la più lontana.

Come se le parole di quella Fata avessero innescato tale necessità.

Presi il polso di Will prima che si sedesse: «Cosa ci hai…»

«Ho risvegliato ciò di cui avete bisogno» disse ripiegando le ali tranquillo «Il trasferimento tra “regni” può essere deleterio per voi mortali, soprattutto quando nemmeno noi sappiamo come siate giunti qui» si indicò l’occhio sinistro «Anche se una mezza idea ce l’ho.»

Mi toccai la guancia poco convinta, poi scossi la testa: «Non ho dato il mio corpo a chi sta corrompendo il ciclo, non lo darò a una farfalla atropo…» Will mi dette una gomitata al fianco prima di trascinarmi verso di lui «Ma che…»

«Non puoi parlargli in questo modo» disse a bassa voce «È pur sempre il delle Fate.»

«Può essere anche la Regina Elisabetta, ha appena risvegliato i nostri istinti primordiali senza il nostro permesso» risposi mantenendo il suo tono di voce «Ora, senza che ci senta…»

«Il delle Fate ha orecchie ovunque in questo luogo» commentò l’interessato facendoci trasalire «Comunque colpa mia, non mi sono presentato come si conviene» non feci in tempo a capire cosa fosse successo che me lo ritrovai nuovamente davanti, la mano protesa in segno di amicizia «Io sono Oberon, molto lieto.»

«O-Oberon?» ripetei confusa «Quello di Sogno di una Notte di Mezza Estate

«Precisamente, anche se avrei preferito non si sapesse in giro… ma non sempre puoi controllare i changeling quando tornano in superficie» ammise alzando le spalle.

«I Changeling?» chiese Will prima che gli brillassero gli occhi dall’emozione mentre si sedeva – invidiavo la sua ingenuità, lo ammetto «I bambini scambiati alla nascita? Esistono?»

«Certamente! E alcuni di loro sono più vicini di quanto non si pensi, Figlio di Lugh» si stiracchiò tornando a sedersi vicino alla pentola «Ora…»

«Cosa mi è successo alla guancia?» chiesi senza aspettare che finisse. La mia asticella del pericolo aveva iniziato ad alzarsi: quel tipo non me la raccontava giusta proprio per niente.

«Quando siete arrivati avevi una brutta ferita da fuoco, come se ti avessero fatto colare della lava sul viso» spiegò con una calma disarmante mentre due fatine ci passavano delle ciotole di legno con del normalissimo stufato di funghi «Le cure di Titania dovrebbero evitare che ti rimanga una cicatrice particolarmente visibile, anche se qualcosa rimarrà sicuramente.»

«Titania?» chiese Will eccitato prendendo la sua porzione. La fata che lo aveva servito arrossì e scivolò nuovamente tra i cespugli «Esiste anche lei? E dove si trova?»

«Si sta occupando dei bambini: è l’ora del riposino» disse tranquillo, poi guardò me «Pensi di stare in piedi tutto il giorno?»

Ancora poco convinta, decisi di accettare l’invito e prendere una ciotola anch’io. Lo stomaco brontolò sentendo il profumo dei funghi e delle erbe, questa volta decisamente più onesto.

Una vera e propria fame da sforzo, cosa che confermava i nostri sospetti: era l’Occhio ad averci trascinati lì.

Incredibile ma vero, Oberon era stato sincero! Ma la mia asticella non si sarebbe abbassata per così poco.

Mi misi una cucchiaiata in bocca e il sapore esplose esaltante. Quella roba era una prelibatezza!

Al diavolo la percezione di pericolo, finii tutta la porzione e gli passai di nuovo la ciotola. La fatina che mi aveva servito prima uscì dal tronco sopra cui ero seduta, riempì nuovamente il contenitore e me lo passò velocemente.

Aveva gli occhietti completamente neri, la testa ovale e le orecchie a punta. Le ali da libellula sferzavano l’aria come un elicottero in fase di atterraggio. Portava una t-shirt insolita di foglie di malva, come a scimmiottare quella di Will.

«Grazie» dissi prendendo la ciotola. La fatina s’irrigidì arrossendo e tornò a nascondersi.

«Scusatele, non sono abituate agli umani che non sono changeling» spiegò Oberon «È già tanto che vi stiano servendo loro.»

«Ah…» guardai Will che si gustava la sua terza porzione canticchiando felice «Non ti chiedi dove sia Cù?»

Smise di canticchiare e mi guardò col cucchiaio ancora in bocca. Deglutì e si fece pensieroso: «È normale che non ci sia, spesso è in giro per i fatti suoi. Potrebbe essere rimasto al Campo dei Fomori per controllare Tomàs…» guardò Oberon «Perché qui Cù potrebbe entrare vero?»

«Dipende: questo “Cù” è un mortale?» chiese il Re.

«È un famiglio…» spiegò Will tamburellando con le dita sulla ciotola. Sembrava più piccolo, ma probabilmente era solo un’impressione. Certo che tra corse e combattimenti la maglia gli si era particolarmente sformata «Un po’ più longevo degli altri corvi, ma nulla di più.»

Oberon si fece pensieroso, poi annuì: «Confermo, anche lui non può accedere senza un invito» tornò su di me che speravo di non essere chiamata in causa «Posso vedere la Lia Fail?»

Con il cucchiaio tra i denti presi la pietra. Scossi il polso per far scendere la manica – da quando la felpa mi stava così larga? – e gli lanciai la Lia Fail senza pensarci.

La prese al volo lasciandomi sorpresa: che fosse la volta buona che me ne liberavo?

Oberon se la portò all’orecchio a punta, annuendo di tanto in tanto: «Oh, capisco, dunque è così. Interessante, non me l’aspettavo. Grazie per la spiegazione.»

La lanciò in aria e questa riapparve nella mia tasca in una bolla di acqua salmastra.

No, non mi ero ancora liberata di quel dannato ciottolo!

«Ora ho un po’ più chiara la situazione» iniziò il Re piegandosi in avanti «Il motivo per cui siete qui è più banale di quanto non sembri.»

«Ah sì, e quale sarebbe?» chiesi temendo… beh, qualsiasi risposta in verità.

«Addestramento» annuì risoluto «Vi sono state donate delle Armi Sacre, giusto?» Will ed io ci guardammo rispettivamente scarpe e guanti.

Mi tastai anche nella tasca dei pantaloni, dove la Fascia del Rinnegato rimaneva nascosta e inutilizzata.

Le poche volte che l’avevo tolta e rimessa – e fidatevi che lo avevo fatto molte poche volte per motivi che capirete adesso – avevo avuto visioni di Morrigan che faceva… beh, cose da Morrigan: smembrare gente su campi di battaglia, istigare risse, parlare con l’entità dietro al Ciclo Corrotto.

La studiai indecisa, prima di guardare Oberon che mi rispose senza che dicessi nulla: «Posso aiutarvi a capire come funzionano, ma ci vorrà del tempo.»

«Che non abbiamo» conclusi.

«Ma che possiamo avere, sempre se siete disposti a tornare bambini» un invidiabile ghigno da trickster gli incurvò le labbra «Non che abbiate molta scelta, in realtà.»

Guardai Will terrorizzata, gli abiti che gli cascavano addosso, troppo grandi per il suo corpo minuto. Più basso e meno definito, non sembrava minimamente essersi accorto della situazione.

Spostai molto lentamente lo sguardo sul mio riflesso nel brodo dello stufato: l’occhio era completamente guarito, senza l’iride caotica che mi attanagliava da tre anni.

Deglutii spaventata.

Eravamo appena tornati dodicenni.

Note di capitolo

-Prossimo Capitolo-

-Finiamo nella Stanza dello Spirito e del Tempo celtica-

Ci leggiamo presto, ciao ciao! -w-

Commenti

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