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Piombai addosso a uno degli arcieri senza nemmeno che mi notasse, strattonandolo giù dal palazzo su cui si trovava. Un volo di diversi metri che attutii con il potere dell’Occhio.
Non lo volevo uccidere – non ancora – ma renderlo inoffensivo per avere delle risposte.
Con le buone o con le cattive.
Mi guardai attorno anche con la VSO, poi lo tirai dentro ad una delle case evacuate per l’attacco e mi spaccai l’arco sulla gamba per recuperarne la corda.
Fece per alzarsi, ma gli mollai un calcio allo stomaco per stordirlo di nuovo, prima di mettermi su di lui e legargli i polsi dietro la schiena.
“Gli eroi non fanno così!”
Non ho mai detto di essere un eroe, infatti.
Ne un’eroina.
E non vi azzardate a chiamarlo “gurl powa”!
Ero incazzata e volevo sapere chi c’era dietro a tutto questo casino.
Il resto contava poco o niente.
Lo sollevai a sedere contro il muro, piantandogli un piede sullo sterno da film di vendetta.
«Okay, grandissimo bastardo. Adesso mi dirai chi vi manda» dissi piegandomi in avanti in modo da pesargli addosso con tutto il corpo.
«Eam…» provò a dire.
«Non ci provare» risposi spingendo di più «Eamon è troppo stupido per escogitare un piano di questo tipo, e non si alleerebbe mai coi Fomori.»
«N-non respiro…» mi sollevai solo per farlo riprendere, mi serviva pur sempre vivo «Chi dice che siamo Fomori?» scrocchiai i pugni pronta a sollevare la benda e, stranamente, lui si ritrasse spaventato «Va bene, va bene, siamo Fomori, ma possiamo spiegare…»
«Chi vi manda?» chiesi prendendo una freccia in mano.
«Balor.»
«Impossibile.»
«Ma è vero!»
«Io non mando arcieri ad avvelenare gente a caso!»
Ci fu un momento di silenzio molto imbarazzante, con lui che mi guardava confuso da sotto il cappuccio e io che mi giravo una freccia tra le dita minacciosa.
Il tutto fu interrotto dal cercapersone che gli suonava in tasca.
«Rispondi» ordinai.
«Come?» disse agitandosi appena.
«Hai ragione» presi il telefono e attivai la chiamata mettendo il vivavoce.
«Pádraig, razza di idiota! Dove sei finito!?» esclamò una voce femminile dall’altro lato «Dovevi controllare il lato Nord, che cazzo stai facendo!?»
Mi guardò indeciso, forse aspettandosi una mia minaccia di qualche tipo, ma qualsiasi cosa avesse detto l’avrei sfruttata a mio vantaggio.
Avrebbe chiesto aiuto? Più persone a cui fare domande.
Avrebbe continuato la conversazione come se nulla fosse? Avrei scoperto cose nuove senza sporcarmi le mani.
Invece fece qualcosa di diverso.
«Sto… seguendo una pista, Louise» disse tenendo lo sguardo su di me «Sul N 1. A quanto pare è qui, sto provando a rintracciarla.»
Ci fu un attimo di silenzio: «Sei in viva vice? Ti sento da schifo.»
Tornai all’audio normale e gli avvicinai il telefono all’orecchio, appoggiandomi per ascoltare anch’io.
In quel momento mi resi conto che era… piccolo.
Avrà avuto sì e no dieci anni, gli occhi scuri e i capelli neri che s’intravedevano da sotto il cappuccio.
«Sì, scusa, mi si sono scaricate le cuffiette e stavo tenendo sotto tiro un obiettivo» spiegò magistralmente «Dicevo che Nemico 1 è in questo Tir na nOg, forse sarebbe il caso dì…»
«Non ci serve N 1 senza N 3, lo ha spiegato mille volte B…» si fermò un attimo «Balor, e la nostra priorità oggi è P 3.»
«Sì, ma…»
«Niente scuse! Molla N 1 e vieni ad Est…»
Mi alzai in piedi, avvicinandomi il telefono all’orecchio: «Arrivo subito.»
«Merda» chiuse la chiamata e io buttai il telefono a terra prima di uscire.
Fuori, la battaglia imperversava senza sosta.
I colpi di balista si mescolavano ai fischi delle frecce e al clangore delle spade, senza riuscire a comprendere chi stesse avendo la meglio.
«Ehi!» esclamò il ragazzino agitandosi «Mi lasci così?»
Lo guardai incattivita caricandomi le frecce sulla schiena: «È già tanto se non ti faccio patire quello che stanno provando gli abitanti di questo Tir na nOg, Pádraig.»
Si chiuse a uovo tremando spaventato, poi brontolò un: «Balor non si preoccuperebbe degli altri.»
Non lo guardai direttamente, concentrandomi sulla VSO per raggiungere la fantomatica Louise.
«Io sono un Balor atipico» ammisi «Se mai dovessi trovarti nuovamente qui dopo la battaglia, te lo farò vedere di persona.»
Non rispose, tenendo lo sguardo basso mentre puntavo la mia attenzione sulla ragazza che saltava da un tetto all’altro, la balestra carica mentre parlava fitto al telefono.
«N 1 ci ha scoperti» diceva senza fermarsi «Dobbiamo occuparci di P 3 prima che…»
Non si accorse nemmeno di cosa l’aveva colpita, ovvero me in calcio volante sulla schiena.
Rotolò sul tetto, scivolando fino al bordo e trovandosi appesa alla grondaia, il telefono che si schiantava al suolo e la balestra che rimaneva incastrata in un balcone.
«Come hai…?» esclamò guardandomi mentre mi giravo una freccia avvelenata tra le dita.
«Segreti da Balor» risposi abbassandomi. Le spostai il cappuccio con la punta del dardo, mostrando una ragazza della mia età dai capelli castani ricci e gli occhi verdi. Rabbrividì appena, ma non per la situazione in sé, quanto piuttosto per il fatto che ci fossi io «Dalla tua reazione suppongo tu sappia che il tuo capo non è Balor.»
«E cosa vuoi? Minacciarmi per sapere chi è?» chiese spavalda.
«Nah, lo scoprirò da sola. Sono più interessata a questo P 3 che state cercando» ammisi estraendo una fiala di Neachtar Shláinge. La vidi sbiancare, il che mi fece ancora più innervosire «Sarà più facile da…»
L’Occhio mi spostò sul tetto accanto prima che una freccia avvelenata mi colpisse.
«Louise!» esclamò il ragazzo a qualche metro di distanza «Cosa ci fa N 1 qui?!»
«N 1 ha un nome…» risposi spuntandogli davanti e buttandolo schiena a tetto «Si chiama Maud O’Bride e adesso vi farà sputare il rospo.»
Il ragazzo si portò la mano all’orecchio: «Capo, abbiamo un problema. N 1 è qui…»
«Ti ho detto che…» l’Occhio non fece in tempo a reagire. Mi strinse il braccio, piantandomi il piede sullo stomaco e spingendomi in alto.
Mi ritrovai ribaltata giù per il palazzo, la schiena che prendeva un bruttissimo colpo contro la parete metallica.
Lo strinsi a mia volta, sfruttando tutto il mio peso per spaccargli il braccio. Mi girai piantando i piedi contro il ferro gallico e mi inerpicai tentando di prendergli l’auricolare.
Ero proprio curiosa di sentire il loro “Capo” di persona, e invece mi ritrovai a precipitare con il ragazzo verso la strada, costringendomi a usare la VSO per evitare lo schianto.
Rotolammo a terra, con lui che volutamente schiacciava col suo corpo le cuffiette rendendole inutilizzabili.
«Dannat…» l’Occhio mi spostò prima che un dardo sparato da Louise mi perforasse la spalla.
Ringhiò infastidita prima di tuffarsi in strada per colpirmi di nuovo, poi si fermò guardando verso destra.
Un ghigno le incurvò le labbra, mi sparò un dardo che mi fece scivolare a sinistra e si mise a correre in quella direzione.
«I prossimi sarete voi, N 1» mi disse spavalda.
Feci per seguirla, ma il ragazzo mi aveva preso la caviglia senza che me ne accorgessi e mi ritrovai schiantata terra.
«Aveva ragione il Capo. L’Occhio ha i suoi limiti…» mi strattonò verso di lui, ricevendo un calcio in faccia che quasi gli spaccò il naso, ma di mollarmi non sembrava averne l’intenzione «Louise può aver detto che non sei il nostro obiettivo di oggi, ma questo non vuol dire che non ti possiamo catturare.»
«Provaci» commentai tirandogli un pugno alla mano.
La mia caviglia non ringraziò, ma almeno lui fu costretto a mollare la presa.
Rapida usai la VSO per ritrovare Louise, scivolando con il potere della distorsione verso di lei. La placcai di nuovo, rotolandole addosso e perdendo l’equilibrio a causa della caviglia.
Mi aspettai che mi attaccasse, e invece rantolò qualcosa portandosi la mano alla testa sanguinante.
Probabilmente ero stata troppo aggressiva, ma forse era giusto così…
Feci per andarmene, poi tornai indietro, lasciandole una fiala di Neachtar Shláinge.
Mi guardò confusa, il sangue che le colava sulla fronte.
«Non voglio la tua carità, N 1…» rantolò provando ad alzarsi. Si vedeva che la testa le girava abbastanza da scombussolarle l’equilibrio. Non che mi aspettassi un grazie, ma mi fece particolarmente incazzare quando mi guardò con un ghigno calcolatore «Anche perché così ci hai regalato tempo per raggiungere Tuan.»
Strinsi i pugni, trattenendomi dal tirarle un cazzotto e riprendermi la fiala, rimettendomi a correre nella direzione in cui stava andando lei.
Correre… zoppicando al massimo della velocità permessa dalla caviglia.
«È tutto inutile!» la sua voce rimbombò sul metallo dei vicoli «Non arriverai mai in tempo!»
La lasciai alle sue farneticazioni – a quanto pare non conosceva bene Maud O’Bride – cercando una soluzione rapida a tutto quel casino.
La VSO era esclusa: anche volendo non sapevo chi fosse Tuan in questo ciclo, potevo solo correre in giro per il Tir na nOg e sperare di incrociarlo, ma non ero sicura di arrivare in tempo per salvarlo.
Misi il piede buono in fallo, cadendo malamente dentro uno dei canali del Neachtar Shláinge. Riuscii giusto a girarmi di schiena e a schiantarmi completamente in acqua per evitare colpi contro gli spigoli di metallo.
Non fu la scelta migliore.
Il rame vibrò nel suo scampanellio assordante, ossidandosi di verde turchese in pochissimo tempo. L’oro imperiale si sciolse come se fosse stato buttato nell’acido, mentre il ferro d’osso si gonfiò diventando ancora più pesante.
Già ero di fretta, ci mancava solo che schiattassi in quell’acqua curativa per un elmo esplosivo!
Rapida tolsi il copricapo, sollevandomi e uscendo in fretta per riprendere a… correre.
Mi fermai un attimo a valutare la caviglia a posto, poi iniziai a ragionare lucidamente.
O quantomeno ci provai: il ferro d’osso esplose alle mie spalle inondando l’intera via di Neachtar Shláinge, il che curò i feriti normali nella zona, ma per quelli avvelenati iniziò un calvario che non avrei mai augurato nemmeno al mio peggior nemico.
Forse allo stronzo che si era inventato quel veleno, giusto per fargli assaporare la sua stessa medicina.
Tornai a correre, usando il potere della Distorsione per mandare all’ospedale quanti più avvelenati possibile, cercando di ragionare su un piano per salvare la mia pista.
Certo, con la VSO non potevo trovare direttamente Tuan, ma potevo trovare un qualche movimento anomalo, come dei Fomori incappucciati intenti a inseguire qualcuno.
Mi fermai inspirando profondamente e concentrando il mio occhio destro sul lavoro di ricerca.
Un inseguimento.
Mi serviva un inseguimento…
Ed eccoli: tre Fomori intenti a correre dietro a una bambina con un orsacchiotto, spingendola inevitabilmente in un vicolo cieco.
Uno dei tre alzò la balestra pronto a sparare, ma uno lo fermò con la mano.
«Controlla che nessuno ci senta, prima. Non vorrei mai che arrivassero dei soccorsi in tem…»
Non fece in tempo a finire, gli apparvi in ginocchiata volante e si ritrovò schiantato contro il muro opposto.
Senza dire nulla, presi la mano della bambina e ci feci riapparire vicino all’ospedale.
«Uff, per un pelo…» sospirai poi guardai la bambina. Avrà avuto poco più di sei anni, i capelli rossi ricci arriffati per la corsa e gli occhi verdi che mi guardavano spaventati.
Si teneva il pupazzo, grande quasi quanto lei, stretto al petto, a nascondere appena il volto terrorizzato.
«Va tutto bene, Tuan, siamo al sicuro ora» dissi pensando di calmarla avvicinandomi appena.
Lei si allontanò tremolante, poi allentò la presa sul pupazzo e se lo portò all’orecchio, come a volerlo ascoltare.
«Ne sei sicuro?» chiese titubante «Sì, ha i sonagli come il Rì, però…» mosse la zampa di peluche a volermi indicare, poi lo spostò sul ricamo a forma di cuore che l’orso aveva sul petto «Un’amica? Con quella benda così spaventosa? E… e poi ha uno sguardo che fa paura.»
Rimasi ad osservarla confusa per un po’ mentre continuava a giocare con il pupazzo, infine annuì e strinse nuovamente al petto.
«Teddy dice che ci possiamo fidare di lei, signora» disse non troppo convinta, poi mi si avvicinò e si agganciò ai pantaloni con la manina, sostenendo l’orsetto con l’altro braccio.
«Ma certo, piccolina» sorrisi cercando di non fare espressioni spaventose, il che non era semplicissimo con una benda da pirata sull’occhio «Adesso andiamo in un posto sicuro, dove nessuno verrà a…»
La VSO mi mostrò un paio di cecchini sui tetti vicini, pronti a spararci addosso. Strinsi la bambina a me e ci traslai in un vicolo non troppo distante mentre le frecce mi fischiavano nelle orecchie.
La tenni stretta a me, controllando i dintorni con il potere della Fascia del Rinnegato.
Louise si era ripresa, dando coordinate al resto del gruppo attraverso i resoconti delle vedette e calcolando i possibili percorsi che avremmo fatto. Probabilmente aveva intuito che potevo spostarmi rapidamente con l’Occhio, ma forse non sapeva che li potessi anche spiare.
Certo, non potevamo continuare quel “gioco” all’infinito.
Potevo sperare che si stancassero prima di trovarci… il che era da escludere.
Per di più c’erano i Tuatha de Danann che stavano letteralmente assaltando la città come dei barbari qualsiasi, specchio della mentalità del loro capo attuale.
Avevo due strade: o trasferirmi in un altro continente o cercare un nascondiglio efficace.
Con la prima opzione avrei abbandonato tutti al loro destino per una bambina che dubitavo fosse Tuan, e non era nel mio stile.
Con la seconda opzione avrei messo in pericolo chiunque si trovasse vicino a noi, rischiando poi di trovarmi bloccata senza forze in un vicolo cieco.
La soluzione migliore era giocare di strategia, anticipando le loro mosse e sperare che la battaglia finisse quanto prima. Se non ci fossero più stati combattimenti, si sarebbero dovuti allontanare con un nulla di fatto.
Insomma, non avrebbero mai potuto giustificare una pioggia di frecce avvelenate se la guerra era finita, giusto? Mica erano l’America in Giappone.
Comunque, decisi di continuare a studiare i nostri inseguitori, partendo da Louise e inquadrando le posizioni di ciascuno di loro, che mi aiutò a capire che… erano poco meno di dieci compresi i due che avevo sbattuto a terra.
Era un numero che potevo relativamente gestire se non mi avessero attaccato tutti assieme, ma a parte Pádraig e gli altri due tizi che rantolavano a terra, gli altri stavano bene.
E sì, mi stavo maledicendo per aver lasciato il Nettare di Slaine a Louise.
Mi spostai nuovamente prima che una bomba fumogena riempisse il vicolo, rotolando a terra a proteggere la piccola, poi l’Occhio ci fece scivolare di qualche metro, evitando l’assalto di un Tuatha de Danann.
La situazione stava diventando veramente complicata, per di più i Fir Bolg erano completamente impreparati.
La mossa strategica di colpire subito il Rì aveva sortito l’effetto che ogni esercito avrebbe voluto: disorientare il nemico, lasciando anche i diretti sottoposti del sovrano senza riuscire a dare indicazioni utili.
Sicuramente non un’idea di Eamon, ancora intento a combattere contro Will senza avere la minima percezione di cosa stesse succedendo in città. E quello doveva essere il Molto Dotato Gallese? Se mai fossimo entrati in guerra coi nostri cugini d’oltremare, avevamo buone possibilità di schiacciarli.
Restava il fatto che io dovevo trovare un posto sicuro dove nascondermi senza rimanere in trappola, sperando che i miei alleati si riprendessero e non si facessero schiacciare.
I luoghi chiusi erano esclusi, l’ospedale non era opportuno e tornare da Will era fuori discussione – non sapevo se anche Eamon stava cercando Tuan, e senza quella certezza non mi fidavo.
Stavo per traslarci vicino al tempio quando una fitta nebbia esplose ovunque.
Strade, vicoli, in verticale e in orizzontale. Una cupola bianca che copriva tutto il Tir na nOg.
Ci mancava solo quella! Anche usando la VSO non vedevo niente se non un muro candido.
Chiunque ne fosse stato il responsabile, si sarebbe preso un pugn…
«Sa sa, prova prova… Ohi, Gente di Dela, mi sentite?» rimbombò una voce nella nebbia «Ho tante cose da chiedervi, per cui cercate di non farvi sconfiggere.»
«Uncail Tom!?» chiesi sconvolta. La sua voce permeava la nebbia, come se fosse tutt’uno con essa.
Non era lui a parlare attraverso la nebbia.
Lui era la nebbia.
«Allora, com’è che si faceva?» commentò senza sentirmi «Ah, sì. Chiudete gli occhi tre secondi.»
Inspirai profondamente, stringendo la mano della bambina, poi feci come diceva la voce.
In fondo era Zio Tom che parlava, mi potevo fidare.
«Uno… due… tre! Ora potete riaprirli.»
Sbattei le palpebre un paio di volte, scoprendo la nebbia completamente svanita.
Mi guardai attorno sorpresa, poi un mantello si sollevò dal nulla, mostrando Zio Tom con il braccio sollevato come se stesse alzando un lenzuolo sotto cui era nascosto.
«Maud!» esclamò prima di corrermi incontro. Non feci in tempo a stringerlo io che mi stritolò in un abbraccio amorevole «Stai bene! Mannannan me lo aveva detto, ma non ero sicuro che lo fossi, senza contare che non ho avuto tue notizie per tre giorni e…» lo strinsi a mia volta, nascondendo la faccia tra camicia e giacca da professore. Anche dopo tre giorni non so nemmeno io dove, restava sempre il solito antropologo topo di biblioteca.
Gli detti un paio di testate affettuose sullo sterno.
Non m’importava cosa avesse fatto, come avesse creato la nebbia e nemmeno chi fosse questo Mannano di cui parlasse.
Il fatto che fosse lì era la cosa migliore della giornata e tanto mi bastava.
Lo confesso: in quel momento si stava risvegliando la bambina che era in me.
Forse un po’ troppo, perché la bambina che veramente era con noi mi tirò il pantalone un paio di volte mentre si aggrappava ad osservare il nuovo arrivato con aria confusa.
«È tuo papà, signora?» chiese rimanendo comunque dietro di me guardinga.
«Una specie…» brontolai senza alzare la testa.
Lo sentii arrossire imbarazzato a tale affermazione, che dopo lo spavento che mi aveva fatto prendere, un po’ gli stava bene.
«Diciamo che sono suo zio acquisito…» rispose prima di coprirci entrambe con il mantello che teneva sulle spalle «Comunque, prima di ogni festeggiamento, sarà il caso di scacciare questi invasori indesiderati. Anche perché devo chiedere cosa ci fa un Partenone dedicato a Dela da queste parti.»
Decisi di non mollarlo, come se lasciarlo andare lo facesse sparire di nuovo.
Lo volevo lì, avevo bisogno di lui più di quanto m’immaginassi.
Sospirò accarezzandomi piano la testa, poi la sua voce risuonò nell’aria. Sentii la bambina stringersi ancora di più a me, l’orsacchiotto che mi abbracciava la gamba assieme a lei.
«Gente di Dela, mi confermate che vedete al di là del Velo?» chiese come se fosse un quesito normale da fare. Non so come, ma riuscì a captare delle risposte positive «Molto bene, adesso chi riesce scacci i Tuatha de Danann. Se ho usato bene questa cosa, dovrebbero essere disorientati e non vedere come noi. Non serve fargli troppo male, ma spaventarli abbastanza da rimandarli nel Sidhe da cui sono arrivati.»
Fece nuovamente su il mantello, guardando la situazione all’esterno.
Decisi di guardare anch’io senza, comunque, mollare la presa.
Anche a costo di farmi venire i crampi, sarei rimasta lì fino a che il pericolo non fosse passato.
I Fir Bolg, animati da nuovo entusiasmo, si erano subito messi all’opera, muovendosi non ancora come un esercito organizzato, ma con la certezza che i nemici non li vedevano ancora.
Chi si era fidato aiutava i feriti e chi ancora brancolava attraverso la nebbia creata dal velo.
«Fin dove arriva questa… cosa?» chiesi pronta ad attivare la VSO.
«Fino alla prima linea di attacco a distanza» rispose Zio Tom pensieroso «Più o meno dove ci sono le baliste, se non sbaglio. Perché?»
Un brivido mi percorse la schiena.
Lo strinsi ancora di più mentre concentravo ogni grammo di magia oculare su un punto preciso.
Eamon, come speravo, brancolava nel candore più completo, cercando Will con fendenti di spada alla cieca che ferivano più i suoi compagni che la sua preda.
E dire che Will sarebbe stato un bersaglio semplice: spaesato a sua volta, teneva stoicamente la lancia nella custodia, mantenendo un atteggiamento guardingo e sospettoso.
Era concentrato sul capire cosa stesse succedendo, valutando la situazione come ci si aspetterebbe da un Salmidianach, il che era un bene.
Stavo per traslarmi da lui quando qualcosa lo colpì alle spalle.
Un attacco ben piazzato che lo fece cadere confuso.
Provò a rialzarsi, ma venne abbattuto da un secondo assalto che lo stese di nuovo.
E prima che gli potessi andare in aiuto, due Fomori traditori lo avevano portato via con loro.