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← L'Occhio del Male

Creato il 19/05/2026, 19:09 · Aggiornato il 19/05/2026, 19:10

Capitolo 12: XII - Ho il dialogo più strano della mia vita

@jke_scrittricesuipattiniJKE Sui Pattini
AdolescentiIn corso

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Si pestarono per un’oretta abbondante, contando anche i pochi che allo stremo si davano cazzotti senza forza prima di schiantarsi al suolo sfiniti.

Rimasi ad osservarli, coi loro ornamenti che tornavano floreali e il silenzio che riempiva il campo.

Zio Tom mi raggiunse a metà lotta, prendendo appunti frenetici.

«Bello il tuo gruppo di teatro» commentò senza staccare la penna dal foglio. Sembrava un bambino in un parco divertimenti intento a redigere un diario d’avventura.

Vederlo così mi rasserenò ulteriormente.

«Bello sì… anche se non è questo» ammisi senza staccare gli occhi dalla battaglia.

«Lo so…» alzò appena lo sguardo solo per tornare a scrivere «Will mi ha raccontato qualcosa, anche se credo di aver smesso di ascoltarlo quando ha detto “Siamo nel Tir na nOg”» lo vidi sorridere raggiante «Tutto quello che ho studiato è reale, ed è vivo! Sarà la migliore ricerca etnografica della storia dell’antropologia» mi strinse le spalle amorevole «Grazie di avermi portato qui.»

Gli avrei voluto dire che era stata Morrigan, ma temevo che partisse a cercarla per tutto il campo dei Fomori, e ci mancava solo che si prendesse un cazzotto in piena faccia mentre cercava una dea che non poteva entrare nell’Ankoun.

«Sono contenta che tu la stia prendendo bene» commentai cercando di non perdere la tazza di tisana «Ora puoi lasciarmi, credo…»

«Vero, scusa. Mi sono fatto prendere dall’entusiasmo» tornò ai suoi appunti, poi si grattò la testa con la penna «L’unica cosa che non ho capito è la differenza tra reincarnazioni, manifestazioni e discendenti e perché esista. E perché ho una cartucciera di birre artigianali del tuo oculista.»

«Quella la prendo io, se non ti dispiace» risposi rapida sfilandogliela e legandomela in cintura. Ne avesse bevuta anche una per sbaglio non sapevo se la sua coscienza avrebbe retto, e non volevo rischiare di doverlo chiamare “Uncail Tal” per il resto dei suoi giorni.

Andiamo, faceva schifo!

Mentre indossavo la cartuccera il foglio che aveva scarabocchiato Miach mi colpì la mano.

Lo estrassi senza troppe cerimonie, controllandolo per bene, comprovando che non ci avrei capito mai nulla.

L’alfabeto ogamico era ancora un mistero irrisolto per me… non sapevo nemmeno cosa fosse venuto scritto sulla Lia Fàil quando l’avevo toccata!

Lo richiusi e lo passai a Zio Tom: «Questo è materiale per te» dissi puntellando i gomiti sulle ginocchia «È ciò che mi ha detto la Lia Fàil quando mi ha designato come Ard Rì. L’ha scritta Balor, per cui non credo che…»

Vidi i suoi occhi illuminarsi, poi mi guardò con le pupille dilatate euforico.

«Davvero posso?» chiese sbattendo le palpebre.

Sospirai con un sorriso: quando faceva così non sapevo più chi fosse l’adulto dei due.

«Certo, ho bisogno di qualcuno che lo traduca. E tu sei l’unico professore di antropologia abbastanza fortunato da studiare nel Tir na nOg» spiegai.

Lui se lo strinse al petto, poi lo infilò nel quaderno per appunti e si alzò in piedi, pulendosi appena dall’erba.

«Vado subito a studiarlo! Anche perché temo che qui ne avranno ancora per molto» commentò scendendo dalla collina e circumnavigando la rissa ormai scarica.

Mi salutò euforico sparendo dentro la tenda. Lo guardai da madre orgogliosa, con un sospiro prima di stiracchiarmi appena.

Gli ultimi combattenti caddero a terra sfiniti, abbracciati tra di loro e continuando a colpirsi con cazzotti simili a carezze.

Dondolai un po’ i piedi, assaporando quel momento di quiete.

Non ci fermavamo così da un po’ in effetti, e non avere Gwyon Bach intorno aveva un non so che di terapeutico.

Per un attimo potevo non pensare alla missione, a chi stesse forzando il nostro destino, al perché Will avesse manifestato la personalità di Lugh.

Mi lasciai cadere sull’erba, osservando la grotta in tutto il suo splendore.

L’occhio non pulsava, il riflesso dell’acqua rilassava il mio animo più di quanto mi aspettassi e il profumo salmastro mi faceva sentire a casa.

Perché in fondo ero a casa.

Nella casa di Balor Occhio Malvagio di cui ero reincarnazione.

Ma non potevo trasferirmi lì per sempre, non ancora quantomeno.

Mi alzai a sedere di nuovo, piegando una gamba e appoggiando il polso rilassato sul ginocchio.

«Mi stavo giusto chiedendo chi avesse fatto sfogare i Fomori questo mese» mi disse una voce che conoscevo fin troppo bene «Non so perché, ma non sono sorpreso che siate voi.»

Daniel si sedette accanto a me con la calma di un professore che si siede accanto a uno studente, mentre io scattai come uno studente il giorno dell’interrogazione a sorpresa.

«Io non…» provai a dire. Le mani mi tremavano, il cuore mi esplodeva in petto.

Non mi ero mai sentita così dopo aver picchiato qualcuno.

Forse perché non era qualcuno che aveva riposto fiducia in me.

Daniel mi guardo con un sorriso, accarezzandosi il braccio mancante. Una protesi in argento brillava nei riflessi azzurri del mare: «Tranquilla, non sono qui per questo» si perse ad osservare il campo «Però sono contento di avervi ritrovati.»

«Non… sei arrabbiato?» chiesi confusa.

«Perché dovrei? Sapevo che sarebbe successo prima o poi» alzò le spalle battendo sul terreno di fianco a lui «Siediti, così se vuoi possiamo parlarne.»

«Parlarne?» lo guardai ancora più confusa «Davvero?»

«Se non vuoi, non c’è problema, però rilassati. Non sono qui per combattere. Non con te, quantomeno.»

Lo guardai in silenzio.

Quell’uomo era davvero strano!

Decisi di sedermi tenendo gli occhi bassi.

«Perché sei qui se non è per noi?» brontolai stringendomi le gambe al petto.

«Ho la pessima abitudine di venire ogni mese» spiegò con una naturalezza surreale «I Fomori tendono ad essere turbolenti se non si scaricano ogni tanto.»

«Come, scusa!?» esclamai offesa, confermando la sua affermazione.

«Qualche anno fa, quando ero un novellino come te e Will, mi persi nell’Ankoun, arrivando in questo posto» proseguì tranquillo «I Fomori, come hai visto, sono molto – ma molto – diversi rispetto ai loro antenati, e io come reincarnazione ho la memoria delle battaglie combattute con loro. Fu uno shock… positivo. Mi spiego: se loro erano riusciti a diventare così, forse potevamo dialogare e non farci la guerra. Quando glielo proposi, beh… reagirono più o meno così» indicò la distesa di gente svenuta sull’erba «In quell’occasione non m’intromisi, tuttavia iniziai a studiare quel fenomeno: se mi dichiaravo “Tuatha de Danann”, non mi attaccavano quasi mai, a parte…»

«Un giorno al mese» conclusi.

«Esatto, tendenzialmente durante il plenilunio. Se ne saltavo uno diventavano più nervosi e tendevano a cercare “Mog Tured”, così presi l’abitudine di venire qui a farli “scaricare”» rise appena prima di guardarsi la protesi «Mi avete tolto un discreto peso per questo mese, grazie.»

«Non sono sicura di poterti rispondere “prego”» brontolai.

Mi sentivo troppo in colpa per quel braccio finto, sporca più di quanto mi aspettassi.

Nella mia testa avevo fatto una cosa orribile, non riuscivo proprio a perdonarmelo.

Come non riuscivo a perdonarmi il fatto di aver lasciato che Miach venisse catturato.

O di aver trascinato Zio Tom in quella guerra infinita.

Infossai la testa nelle gambe, la calma che mi aveva dato vedere una rissa come si deve stava lasciando il posto a una tensione a cui non avevo dato peso fino a quel momento.

Daniel non disse nulla, rimanendo ad osservare la distesa sotto di noi come si potrebbe osservare un campo di fiori.

Avrei voluto mi dicesse qualcosa, qualsiasi cosa.

Dal “non è colpa tua” al “non voglio più vederti.”

Quel silenzio era snervante.

Invece mi mise una mano amorevole sulla testa e disse: «Non ti ho fatto i complimenti per la tua promozione. Mi fa piacere che tu sia diventata Ard Rì

«Mavaffanculo» mi uscì naturale, assieme al leggero pugno che gli detti al fianco.

«Me lo sono meritato… ma almeno sono tranquillo che sei ancora fedele a te stessa» ammise senza scomporsi «Potresti essere la variabile che romperà il ciclo una volta per tutte.»

M’irrigidii, poi sollevai la testa guardandolo: «E tu cosa ne sai?»

«Quando hai la memoria di secoli di conflitti, il dubbio ti viene» incrociò le gambe «Certo, io ho forzato un po’ la cosa prendendoti tra i de Danann e buttandomi a proteggere Henry – l’avrei fatto comunque, come mi sarei messo davanti a te o a Will se foste stati in pericolo» perse lo sguardo sul fondo della grotta «Sono rischi che però hanno funzionato.»

Mi feci pensierosa, incrociando le gambe come lui: «Anche Eamon è una variabile creata da te?»

«No» ammise grattandosi dietro la testa «Un bel giorno è arrivato dicendo di essere Lugh, ed effettivamente la Lia Fàil lo ha riconosciuto come tale. Lo abbiamo preso per buono, poi è arrivato Will…»

«Will è la vera manifestazione di Lugh» dissi senza giri di parole.

«Il dubbio ce l’ho ma non lo…»

«Non era una domanda» controllai il mio compagno di sventure ancora svenuto tra un paio di Fomori. Persino nel sonno, tra un russare e l’altro, si tiravano dei deboli cazzotti «Ma non è una certezza assoluta. Potrebbe essere qualcosa di… diverso…»

Mi guardò sorpreso, poi tornò a guardare il campo: «Mi piace la tua onestà, ma potresti essere non troppo lontana dalla verità.»

Rimanemmo in silenzio per un po’.

«Puoi raccontarmi la storia di Will?» chiesi infine. Lo avevo visto uccidermi, Miach mi aveva lasciato scritto che con la birra aveva risvegliato Lugh.

Volevo almeno avere qualche indizio.

Daniel si grattò dietro la testa indeciso: «Poco dopo il riconoscimento di Eamon, tra le acque del fiume di Falias apparve un bambino trasportato dalla corrente. Lo raccolse la reincarnazione di Birog, per poi affidarlo a Charles, che decise di crescerlo e addestrarlo nella forgiatura.»

«Fammi indovinare» lo interruppi «Era Will.»

Annuì dolcemente, con la stessa espressione da genitore putativo che gli avevo già visto quando parlava con il ragazzo: «Ben presto fu accolto dalla comunità e tutti gli insegnammo qualcosa. Lui imparava in fretta ed era portato un po’ per tutto… ma c’era Eamon, e lui era il nostro Lugh fatto e finito.»

«E la Lia Fàil? Non ha riconosciuto Will?»

«Con le nuove informazioni che mi stai dando, credo di sì, ma l’Ogam che apparve ci lasciò… confusi» prese il telefono «Era talmente particolare che decisi di fare la foto alla Lia Fàil, lo stesso Will disse che la pietra gli aveva parlato.»

Osservai la foto che mi mostrava Daniel: c’era un Will di massimo dieci anni che sorrideva in camera tenendo la mano contro la Pietra del Destino orgoglioso, mostrando l’Ogam che brillava azzurro cielo.

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«Maqi LughaFuil StrengSamildánach Smaragaideach» lessi confusa «Mi stai dicendo che è figlio di Lugh!?»

«Non avevo mai visto un Ogam di questo tipo, per questo sono rimasto confuso anch’io, e anche dai resoconti dei precedenti Nuada, non sono mai esistite Manifestazioni o Reincarnazioni di Lugh» spiegò Daniel «Per cui, chi sono Eamon e Will?»

«Nonono» gli risposi aspra «Se fosse veramente il figlio di Lugh, dovrebbe essere la manifestazione di Cù Culain, no?»

«Ti ricordi com’era scritto il tuo Ogam?» disse guardando le note sul cellulare.

«Aveva tre frasi, se non ricordo male…» incrociai le gambe riflettendoci a fondo «La mia origine de Danann, la mia origine Fir Bolg e il fatto che sono la reincarnazione di Balor – oltre che l’Ard Rì

«Quello di Will funziona allo stesso modo, ma ha alcune differenze: Figlio di Lugh specifico, troppo preciso per essere solo “discendenza”, Sangue di Streng, ed è su questo che sta puntando Henry affinché venga accusato di tradimento; Molto dotato di Smeraldo, e non un “molto dotato” qualsiasi – Ildánach – ma l’appellativo specifico del Lugh mitologico.»

Lo guardai incrociando le braccia: «Ti ricordi cosa c’era scritto quando ha fatto il riconoscimento Eamon?»

Dovette pensarci un po’, poi rispose sorpreso: «Memoria del Molto dotato di Rubino, ma certo! Sono due versioni distinte dello stesso mito: uno irlandese e l’altro gallese.»

«Non guardarmi così» scossi la testa «L’esperto su certe cose è Zio Tom, è già tanto se so cos’è il Lebor Gabála Érenn» aggrottai la fronte massaggiandomi il mento «Ora, cosa ci fa il “Lugh” gallese tra di noi?»

«Sarà una cosa che cercherò di scoprire» fece per alzarsi, ma gli presi il braccio costringendolo a terra «Hai bisogno di qualcosa?»

«Sai niente del mio oculista?» chiesi speranzosa «Dovrebbe essere stato catturato dai Tuatha de Danann a Laredo…»

Alzò un sopracciglio confuso: «Perché dovrebbe essere stato catturato?»

«Per farti un nuovo braccio? O solo per farlo uccidere da suo padre come da ciclo delle conquiste» ammisi stringendo le ginocchia al petto.

Daniel scosse la testa: «Purtroppo per il momento non sono ancora tornato . Come ricorderai, Bres diventava dei de Danann dopo la mia ferita» corrugò la fronte, come se avesse notato qualcosa «Però… dovrebbe essere un tiranno, e invece…»

«Indovino: Henry sta facendo la peggior interpretazione di Bres di ogni ciclo» sospirai prima di accigliarmi «Aspetta, quindi anche lui è un’anomalia. Questo vuol dire che il ciclo corrotto si sta corrompendo a sua volta?»

«Non credo» ammise Daniel «Mi fido di lui, ma non posso ignorare la ripetizione del ciclo: se anche fosse redento davvero, in qualche modo…»

«Il ciclo di aggiusterebbe in automatico, portandolo a diventare un tiranno.»

Arricciò appena le labbra: «Meglio tenerlo d’occhio comunque» mi guardò piegando appena la testa «Volevi chiedermi altro?»

«Sì» ammisi estraendo una delle birre di Miach «Potresti farmi parlare con il Nuada autentico?»

Note di capitolo

-Per motivi tecnici (non ho finito il capitolo) settimana prossima potrebbe saltare la pubblicazione. POTREBBE, quindi preparatevi ad un'eventuale miracolo. XD-

Commenti

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