Tocca un passaggio (o un’immagine) per aprire il filo commenti a fianco. I link nel testo restano cliccabili.
Mi svegliai con l’odore di salsedine addosso.
Sollevai il braccio, guardandomi la pelle coperta di granelli di sale, come se fossi appena uscita da una nuotata nel Mar Morto.
Lasciai cadere la mano sulla fronte, inspirando profondamente mentre cercavo di capire dove mi trovassi.
L’ultima cosa che ricordavo era la cucina di casa, come c’ero finita in una tenda canadese di colore blu petrolio decorata da fiori e onde fluorescenti?
Però aveva un non so che di rilassante e rassicurante.
Familiare.
Forse perché non avevo l’Occhio Maledetto coperto dalla benda, o forse…
Mi scossi un attimo, spostando la mano verso gli occhi.
Erano entrambi liberi, e il destro non faceva nemmeno male, anzi. Lo sentivo normale, come se non avessi più la “congiuntivite” cronica.
Iniziai a giocare, coprendomi gli occhi a turno, ancora incredula. Possibile che fosse guarito?
E se anche lo fosse stato, cosa comportava? Che non avevo più il potere di distorsione?
«Buongiorno» il fantasma di Gwyon Bach mi spuntò sopra facendomi trasalire.
Mi sollevai di scatto, finendo con la testa in mezzo alla sua.
Subito una sequela di informazioni mi si riversò nel cervello. Una cascata incontrollata talmente pregna che sarei impazzita all’istante se non mi fossi scostata immediatamente.
«Che cazzo è stato!?» esclamai prima che mi venisse un conato di vomito.
Mi sentivo come se mi avessero appena messo la testa in una lavatrice facendola girare a vuoto per ore.
«Hai appena assaggiato la mia mente… e ti consiglierei di non farlo più» spiegò tranquillo.
«Come se lo avessi fatto apposta…» inspirai a fondo e mi guardai attorno «Dove siamo?»
«Nell’Ankoun.»
«E fin lì c’ero arrivata, altrimenti non saresti qui anche tu.»
«Siamo nel Tir na nOg.»
Sospirai esasperata: Gwyon non era decisamente mio padre, anche se tutta quella conversazione mi aiutava a scindere le due coscienze.
Mio padre, Oscar O’Bride, mi avrebbe risposto senza troppi giri di parole. Forse con un po’ di romantica poesia, decantando di grandi eroi del passato e gesta leggendarie con tono aulico e leggermente recitativo.
Qualsiasi cosa di cui parlasse diventava una fiaba avventurosa, un viaggio ai confini della realtà.
Tornai a stendermi, studiando le stelle luminescenti sulla tenda: «Dubito che siamo in una cella dei Tuatha de Danann, a meno che non abbiano un concetto di “prigione” atipico.»
«Ah, volevi una risposta specifica» incrociò le gambe rilassato «No, non siete in una prigione dei Tuatha de Danann: Morrigan è arrivata prima che vi catturassero.»
«Morrigan?» chiesi confusa «E come avrebbe fatto a portarci qui? Lei non può accedere al Ankoun senza un’autorizzazione. Non mi dirai che tu puoi…»
«Assolutamente no! Ma… il mio “Capo” sì: le ha dato l’autorizzazione a portarvi in questo posto, poi è dovuta tornare in superficie.»
«Il tuo capo? E chi sarebbe?»
Gwyon si passò le dita sulle labbra come a chiudere una cerniera: «Segreto professionale, al massimo posso dirti che è molto orgoglioso di ciò che stai facendo.»
«Orgoglioso del fatto che ho tagliato il braccio a Nuada?» alzai un sopracciglio.
«Anche.»
Sospirai girandomi a dargli le spalle: «Ci mancava solo un altro psicopatico nella mia vita…»
«Piuttosto, com’è andato l’incontro con Balor?»
«E tu come… ah, vero: tu sai tutto» mi girai nuovamente verso di lui, mettendomi a sedere «Non ne ho idea dato che la mia coscienza era in standby» mi cercai in tasca, trovando la Filléad an Tréigtheora, di cui non sentivo il bisogno, e un biglietto che non ricordavo di avere.
La scrittura, a parte le parole in ogamico, era quella del dottor Dolittle, così iniziai a leggere.
Era abbastanza schematico, ma tanto mi bastò per capire, almeno in parte, in che casino fossimo finiti.
- Qualcuno sta forzando il ciclo da secoli: Moytura infinita
- Già modificato il ciclo corrotto: tentativo di riallineamento
- Birre in cintura a Tomàs: non usare troppo su di lui (rischio annullamento coscienza XXI secolo)
- Ogam delle parole della Lia Fail
- Birra su Will risvegliato Lugh: indagare
- Buona fortuna
Gwyon studiò il foglio, annuendo di tanto in tanto.
«Miach non si smentisce mai» concluse sedendosi davanti a me «Cos’hai capito?»
«Nulla?» mi concentrai, mettendoci più impegno del previsto «Il dottore ha scritto di un ciclo forzato e di una Mog Tured infinita, possibile che…» scossi la testa «Ma di preciso cos’è successo dopo che Balor si è risvegliato?»
«Vuoi la versione lunga o quella breve?»
«Breve.»
«Siete stati attaccati dalla manifestazione di Dian Cecht venuto a cercare Miach nel tentativo di aggiustare il ciclo» spiegò «Balor non era abituato al tuo corpo, per cui ne è uscito sconfitto, non prima di riuscire a mandare Tomàs e Will vicino a un ingresso all’Ankoun.»
Un brivido mi percorse la schiena «Prima hai detto che siamo stati portati qui da Morrigan, ma chi sono questi “siamo”?»
Gwyon si prese un po’ troppo tempo per rispondere, poi disse: «Will e Tomàs sono in una tenda qui vicino, si dovrebbero essere svegliati da poco. Miach…»
Mi scappò un sorriso nervoso, tremolante, colmo di felicità e disperazione.
Se da una parte ero contenta che Zio Tom e Will fossero in salvo, dall’altra sapere Miach nelle mani dei Tuatha de Danann, se il ciclo era some le battaglie di Mog Tured, voleva darlo per morto!
Anche se aveva fatto quasi tutto per tornaconto personale, era pur sempre il mio oculista di fiducia.
«Comunque non è nel loro interesse ucciderlo, se ti più consolare» cercò di rassicurarmi Gwyon.
Per un attimo mi sembrò nuovamente mio padre quando mi lamentavo di mamma e dei bulli a scuola.
«Non aiuta» mi strinsi le gambe al petto, nascondendo il volto tra le ginocchia.
Non volevo piangere.
Non dovevo piangere.
In fondo Miach sicuramente sapeva già cosa sarebbe successo, anzi, era pronto al peggio e questo non si era nemmeno avverato.
Tuttavia c’era un peso opprimente che mi schiacciava lo sterno, un macigno che avevo cercato di ignorare da quando mio padre era morto.
Scossi la testa, decidendo di alzarmi e uscire dalla tenda.
Non si poteva certo riequilibrare il ciclo piangendosi addosso, no?
Una grotta sottomarina mi si aprì davanti agli occhi, con un grande specchio d’acqua salmastra circondata da tende a punta ed alghe stranamente simili all’erba.
Quelli che ipotizzai essere abitanti del posto, umani e spiriti come li avevo visti a Falias e a Gorias, erano seduti in gruppi più o meno numerosi: c’era chi leggeva, chi meditava, chi solo sonnecchiava all’ombra di salici piangenti, chi suonava e cantava attorno a un fuoco da campo come scout in campeggio.
Chi cazzo ci abitava in questa Woodstock celtica?!
Acqua salmastra, grotte… mi venivano in mente solo i Fomori. Ma era impossibile, i Fomori non sarebbero mai stati così… vero?
«Come… risolvo la questione del ciclo?» chiesi cercando di ignorare le mie teorie balzane.
Gwyon volteggiò facendosi pensieroso: «Potresti provare a unire i vari popoli contro chi sta bloccando il ciclo. In fondo, a chiunque farebbe piacere sopravvivere, no?»
«In effetti» mi guardai attorno ancora più spaesata «E come può essermi utile questo posto?»
«Lo scoprirai presto…» commentò mentre la sua voce si faceva fumosa.
Giuro su Balor, lo avrei voluto strozzare.
Come accidenti si faceva a rispondere così a una novellina dell’Ankoun come me!?
Sospirai, poi una ragazza arrivò agitando la mano come se fossimo state amiche di vecchia data.
Capelli scuri, occhi viola e una benda sull’occhio destro, simile a quella di un pirata.
Indossava una maglia blu petrolio decorata da un Triskele rosso sangue e una scritta che recitava “Campa Tuatha de Domnann”, inoltre portava una coroncina di fiori pitturati di vernice fluorescente di vari colori, il che la rendeva ai miei occhi una hippie fatta e finita.
Definitivamente ero nella Woodstock celtica.
«Ben svegliato, Sommo Ard Rì!» esclamò con l’entusiasmo di chi ha appena visto il suo idolo «Sono felice che vi siate ripreso, state meglio? Morrigan ha detto che siete stato attaccato da Dian Cecht. Non che mi stupisca» s’indicò la benda «Vedo il suo Occhio molto meglio, ne sono felice. Quando siete arrivati era secco e arrossato, per fortuna avevate con voi del collirio miracoloso e…»
La fermai con la mano: «Una cosa per volta, che mi stai facendo esplodere il cervello» lei si ammutolì come un cagnolino ubbidiente «Primo, chi sei?»
«Mary Wilde, al suo servizio, sommo Ard Rì» si presentò unendo le dita e piegando appena la testa in avanti.
«Due» proseguii con il terrore di quello che avrebbe potuto rispondere «Siete Tuatha de Danann?»
Alzò un sopracciglio confusa, poi rise divertita: «Ovvio che no! Non siamo mica dei guerrafondai come loro.»
«E allora cosa siete? Farshee?»
«Ma no!» indicò la maglietta «Siamo Figli di Domnann, i veri custodi dell’Isola di Smeraldo.»
«Domnann?» mi fermai un attimo a ragionare «Aspetta, siete i Fomori?» la ragazza annuì «E questo è il vostro campo?» annuì di nuovo «Quindi io sono…»
«Il nostro Rì, oltre ad esser l’Ard Rí prescelto dalla Lia Fail» sorrise raggiante «Anche se il concetto di Rì e Ard Rí ormai sono superati: qui siamo tutti uguali, tutti Rì e tutti sudditi di madre oceano e padre terra.»
Sbattei le palpebre: «Come scusa?»
«Era il desiderio del precedente Balor: nessuna guerra, nessun conflitto, nessun Rì» giunse le mani e chiuse gli occhi «Namasté, sorella.»
«Namasté» risposi, poi scossi la testa «Tre: dove sono i miei compagni?»
«Credo stiano esplorando il campo. Essendo maschi li abbiamo sistemati in un’altra tenda. Se ne sta occupando Michael» ammise cordiale «Ma se volete dormire assieme, non c’è problema: qui non abbiamo alcun pregiudizio, in fondo siamo tutti figli della stessa terra, donataci da OIW.»
Era ufficialmente un’hippie, il che mi faceva ancora più strano.
Non mi sarei mai aspettata i Fomori dei naïf tutti Pace e bene, ci doveva essere qualcosa sotto.
Per forza.
Sennò non si spiegava perché i Tuatha de Danann li ritenessero una minaccia.
«Lo so cosa sta pensando, Sommo Ard Rì» disse Mary assurdamente vicina. Si era spostata la benda sull’occhio sinistro, scoprendo un occhio… assolutamente normale!
«Perché tieni un occhio coperto?» proposi.
«No, che non ti aspettavi fossimo così pacifisti» sorrise cordiale «La benda ci serve per abituarci a usare la magia dei Fomori. Il che la rende inutile, dato che non combattiamo.»
«In effetti…» d’istinto mi portai la mano alla mia di benda, ricordandomi che non ce l’avevo «Scusa una cosa: tu come lo vedi il mio occhio destro?»
Lei prese un’espressione da innamorata psicopatica, l’unica che le avevo visto effettivamente da Fomori da quando mi era corsa incontro: «Un turbinio di caos ancestrale come non si vedeva dalla scorsa generazione, Sommo Ard Rì. Esattamente come dovrebbe essere.»
Guarito non era guarito, i poteri ce li avevo ancora, possibile che fosse quel posto a farlo stare così bene?
Ero pur sempre nel Campo dei Fomori – anche se di Fomori avevano solo l’appellativo – l’aria salmastra che permeava quel luogo, magari, aveva un effetto taumaturgico su di me.
Mi grattai dietro la testa con un sospiro: «Puoi portarmi dai miei compagni?»
«Non so dove…» iniziò a dire prima che Will mi saltasse addosso buttandomi a terra.
«Moooood! Allora sei viva!!!» esclamò stringendomi più forte del necessario «Meno male, temevo che il tuo oculista ti avesse avvelenata!!»
«Perché avrebbe dovuto?» chiesi confusa spingendolo appena in modo da potermi alzare nuovamente a sedere.
«Perché dopo aver bevuto la sua pozione mi sono svegliato qui e non sapevo cosa fare… anche perché qui sono tutti gentili, il che non mi dispiace, ma è sospetto» lanciò un’occhiata alla ragazza «Senza offesa.»
«Ce lo dicono spesso» ammise senza smettere di sorridere «Ma abbiamo abbracciato questa nostra nuova filosofia con gioia ed entusiasmo. Nulla ci colpisce, neanche gli insulti di chi aiutiamo.»
«Ti sei offesa» conclusi.
«No, a meno che voi non vogliate che lo ammetta, mio Rì.»
Alzai un sopracciglio, poi tornai su Will: «Uncail Tom come sta?»
«Alla grande, sta prendendo appunti da quando si è ripreso» si alzò con un balzo, poi fece finta di sistemarsi un paio di occhiali sul naso «Cosa? Siamo nel Tir na nOg? E voi siete Fomori? E perché non avete un occhio solo? E quella è una stele antica? E non uscite mai da qui?»
Risi divertita: «Molto da Uncail Tom» mi alzai anch’io a guardare la ragazza «Andrei a fermarlo prima che diventi l’incubo di mezzo Campo.»
«Non ci dà alcun disturbo, come nessuna…» iniziò trasognata.
«Ho capito che siete sempre zen qui, ma posso vedere dove si è cacciato il mio tutore?»
Lei annuì, si portò due dita alla bocca e lanciò un fischio assordante: «Michael! Dov’è andato il Milese?»
Un ragazzo dai capelli castani e la pelle mulatta si girò verso di noi, anche lui con un occhio bendato.
Sgranò la pupilla visibile, poi urlò un: «Il Sommo Rì si è svegliato!»
Non lo avesse mai fatto: tutto il campo si voltò verso di noi, mi guardarono sgranando gli occhi e riversandosi addosso a noi.
Un coro discontinuo di “Sommo Rì” e “Ard Rì” c’investì prepotentemente.
Qualcuno si alzò pure la maglietta per mostrarmi i pettorali, stile fangirl a un concerto.
«Okay, calmiamoci un attimo!» dissi. Tutti si zittirono all’istante «Sono contenta del vostro entusiasmo, e sapervi così pacifici mi fa veramente contenta. Non me lo aspettavo, davvero» li guardai uno per uno «Ora, mettetevi in ordine che devo farvi un discorso serio.»
Come soldatini addestrati tutti – umani, fantasmi, specie indeterminate – si misero davanti a me al pari di una scolaresca durante un’autogestione veramente autogestita.
Will si era piazzato in prima fila, in mezzo a tutti gli altri. La sua magia da Tuatha de Danann risaltava tra tutte quelle blu petrolio, ma i Fomori sembravano non essersi accorti di nulla.
Oppure erano veramente cambiati come dicevano.
«Allora, la situazione è grave» iniziai a braccio «Qualcuno ci sta obbligando ad ammazzarci a vicenda, ripetendo costantemente le battaglie di Mog Tured» un “ooh” generale si levò dalla folla mentre tutti si guardavano tra di loro – tranne Will perché è un bimbo speciale «Per risolvere la questione, la soluzione sarebbe quella di unire le forze con gli altri popoli. Siete disposti a farlo?» tutti annuirono all’unisono.
«Questo e altro per aiutare l’Ard Rì nei suoi piani di conquista!» urlò qualcuno nelle ultime file.
«Piani di co… No!» esclamai «Dobbiamo solo rompere il ciclo corrotto e tornare al regolare “ciclo delle conquiste”. E comunque non lo dovete fare per me. Insomma, sareste veramente disposti ad allearvi con… i Tuatha de Danann, per esempio?»
L’atmosfera cambiò immediatamente, da solare e naïf a esplosivo e rabbioso.
«Tuatha de Danann?» chiese qualcuno in un misto di sovra eccitazione e desiderio di combattimento «Dove sono i Tutha de Danann?»
Pregai che Will non facesse… Will!
Non servì, ovviamente.
Il mio compagno di sventura alzò il braccio estasiato, ignaro della tempesta che stava per scatenare: «Io sono un Tuatha de Danann!»
I Fomori si concentrarono tutti su di lui, le coroncine di fiori che si trasformavano in rovi intrecciati con alghe di profondità.
«Pestiamolo!» gridarono in coro.
Li guardò confuso, poi guardò me: «Ma… vogliono combattere?» annuii indecisa se lasciarglielo fare o fermarli, e avevo come l’impressione che anche come Balor non sarei mai riuscita a farli desistere.
Comunque la reazione di Will fu la migliore di tutte.
Sgranò gli occhi come un gatto davanti a un pesce fresco, si alzò impugnando la Slea Bua e disse: «Quando mi ricapita una rissa con dei Fomori? Fatevi sotto!!»
Da lì scoppiò il delirio: caraffe di tè che si trasformavano in bombe a mano, candeline profumate in lacrimogeni.
E la cosa divertente era che non si riconoscevano nemmeno tra di loro.
Uno contro duecento avrei dato per spacciato Will… ma lì era un tutti contro tutti alla Asterix il Gallico, e lui era Obelix a loro confronto!
Per non parlare degl’improperi che volavano, tra un “ehi, hai colpito me, vieni che te le suono” e un “l’altro giorno hai bevuto dal mio bicchiere! Adesso te la faccio pagare.”
Era la cosa più irlandese e fottutamente celtica che avessi visto da quando avevo scoperto dell'Ankoun!
Raggiunsi con molta calma una collinetta poco distante, sedendomi sotto uno dei salici presenti. Recuperai una tazza di tisana al carcadè che non era ancora diventata un’arma e mi misi a guardare la scena da quel posto d’onore, ringraziando di essere Balor per poter godere di quello spettacolo.