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← L'Occhio del Male

Creato il 12/05/2026, 10:56 · Aggiornato il 12/05/2026, 12:11

Capitolo 10: X - Mi ritrovo in uno scontro padre-figlio che la mia diatriba con Lugh sembra un litigio tra bambini

@jke_scrittricesuipattiniJKE Sui Pattini
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  • Uso di sostanze rituali
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Balor an Drochshúil

Mi rialzai a fatica, la testa che pulsava dal dolore.

«Le ricordo, dottore, che io posso schivare ogni cosa tranne la magnetite» commentai tenendomi la fronte «Non serviva placcarmi a quel modo.»

«Abitudine, chiedo venia» rispose Miach guardando i presenti «Adesso dobbiamo…»

Taliesin sbatté le palpebre guardandosi le mani ciondolando appena la testa: «Miach, da quanto hai dato la birra a Tomàs?»

«No, ti prego…» sospirò il medico.

Il poeta annuì prima di accasciarsi mentre Miach lo sorreggeva.

«Ci mancava solo questa!» esclamò tenendo Taliesin – o meglio il suo involucro attuale – svenuto «Presto, uscia…»

Una nuova esplosione li buttò verso l’ingresso, mentre l’Occhio mi sparava direttamente fuori dalla casa.

Persi l’equilibrio, rotolando sull’erba.

Quel corpo era troppo piccolo, e a parte alzarmi e sedermi non avevo fatto molto altro.

La porta di casa venne abbattuta da un calcio alla maniglia, poi mio nipote uscì commentando con un: «Questa non è l’Isola di Smeraldo.»

Mi rialzai guardandomi attorno: case in mattone – credo – una vicino all’altra, divise da siepi a delimitare quelli che sembravano cortili ben curati. Alcuni avevano dei fiori, ma di campi coltivati nemmeno l’ombra.

«Questo è un risvolto inaspettato» ammisi prima che l’Occhio decidesse di spostarmi di qualche metro.

Forse perché io ero la coscienza attiva, ma avevo l’impressione che agisse con le misure del mio corpo originale… ma quello ne pesava un terzo coi vestiti bagnati! Spostamenti di pochi centimetri diventavano salti incontrollabili.

Comunque, perché aveva reagito così?

Perché qualcuno ci aveva appena lanciato addosso un’ascia dalla lama forata, abbastanza leggera da essere usata anche da un bambino.

I miei dubbi sul luogo in cui ci trovavamo erano definitivamente passati in secondo piano.

«Ma pensa!» esclamò una voce femminile da dietro le macerie «Sono venuta a eliminare chi mi vuole rubare il lavoro e trovo i traditori che hanno staccato il braccio a Nuada. Dev’essere il mio giorno fortunato.»

Dall’apertura uscì una donna non troppo robusta con una tunica bianca aperta sul davanti, maglietta – credo si dica così – azzurra con il simbolo dei Figli di Danu, un paio di pantaloni simili a quelli che indossava il mio corpo ospite e una cintura di fiale colorate – medicinali, ipotizzai.

«Dian Cecht?» domandò Lugh alzando un sopracciglio, poi ruotò la Slea Bua e si piazzò di fronte a lei in posizione da combattimento «No, non sei più lui.»

«Come parli strano, Will» commentò la donna mentre l’ascia le tornava in mano «Non ricordi più che sono la sua manifestazione, Dolours?»

«Io non sono un Will!» esclamò offeso.

«Credo sia il nome del tuo corpo ospite» spiegai preparandomi a liberare l’occhio, poi corrugai la fronte «Aspetta, hai appena detto che abbiamo tagliato il braccio a Nuada?»

«Non ve lo ricordate già più?» ci guardò confusa, poi si preparò a un nuovo lancio «Poco importa, siete ricercati come traditori e tanto basta per uccidervi sul posto.»

Lugh ruotò la lancia, deviando l’ascia che ci avrebbe colpito.

L’Occhio, stranamente, non reagì, consapevole che mio nipote mi avrebbe protetto.

«Ooh, allora vuoi un po’ di bene a tuo nonno» commentai orgoglioso.

«Deformazione professionale, non abituartici» rispose aspro mentre l’ascia tornava alla proprietaria «Un’Arma Sacra? Ma come…»

«Non credo sia il momento migliore per pensarci» commentò Miach uscendo con il corpo di Taliesin sulle spalle «Tom resterà incosciente ancora qualche minuto. Dobbiamo trovare un tombino e alla svelt…» si abbassò appena in tempo.

Memore delle precedenti reincarnazioni, riconobbi distintamente il fischio di un colpo di pistola sfiorarmi l’orecchio. Agguantai mio nipote appena in tempo: l’Occhio spinse me e lui verso il lastricato.

Questa volta riuscii a rimanere in piedi, ma l’Occhio usava ancora troppa forza per i miei gusti.

Miach era pancia a terra, gli occhi fermi sulla donna e un braccio su Tomàs – così aveva chiamato Taliesin il suo corpo, vero? – intento a stringergli il polso.

«A te penserò dopo, medico» disse la donna sprezzante «Ma non temere, ho intenzione di uccidere anche te. Non ti permetterò di creare un nuovo braccio per Nuada.»

Non era per quello.

Non era assolutamente per quello.

Perché se noi avevamo già intaccato il ciclo corrotto tagliando il braccio di Nuada al posto dei Fir Bolg, quella non era una scelta di trama: era un sistema di riallineamento.

Chiunque fosse stava spingendo per portare Miach a ricostruire il braccio del dei Tuatha de Danann, ma una volta fatto sarebbe stato ucciso da suo padre.

Come potevo saperlo io?

Devo veramente rispondervi?

«Hai così paura che faccia un lavoro migliore del tuo da venire personalmente a cercarmi?» Miach ci fece segno di avvicinarci senza staccare gli occhi dalla donna «Potresti quantomeno farmi fare una prova, paparino.»

«Non cascarci…» gli dissi scivolando accanto a lui mentre Lugh ci copriva con la lancia (l’ho già detto che la sua abilità era sprecata tra i figli di Danu?) «Se lo farai, il ciclo ritornerà in equilibrio, almeno per quanto riguarda te.»

«Lo sospettavo, ma grazie per la conferma» si abbassò a proteggere Tomàs per poi sollevarsi di nuovo «Dopo il nostro discorsetto mi sono tornate in mente alcune “casualità” a cui non avevo fatto caso. Mi basterà non seguire il copione finché non avremo capito chi c’è dietro» lanciò uno sguardo alle mie mani «Piuttosto, può usare i suoi Tesori Sacri per coprirci la fuga?»

«I miei…» guardai quelle cose strane che mi coprivano le dita «Questi?»

«Quelli e la benda» precisò «Lugh non riuscirà a deviare tutti colpi ancora per molto e non può usare il suo potere di distorsione per spostarci tutti quanti.»

«Perché no, scusa? Mi credi così debole?» alzò il braccio mostrando una finissima catenella di magnetite «Toglitela e siamo a posto.»

«Può fare qualcosa sì o no?»

Mi sistemai i capelli infastidito prima di alzarmi in piedi: «Certo che posso, sono il dei Fomori, dopo tutto.»

Inspirai, prendendo la posizione da combattimento, la mano che mi passava sulla testa fino a raggiungere la benda.

Ní solas ná scáth

Ní spéir ná talamh

Is é anord a chruthaíonn draíocht

Lo spazio-tempo si crepò mentre muovevo le mani come lame contro il terreno. Tutto tremò mentre uno squarcio si apriva ai nostri piedi: un muro di fiamme primitive si frappose tra noi e la manifestazione di Dian Cecht che iniziò a sparare alla cieca.

«Queste cose… sono una FORZA!» esclamai guardandomi le mani «Potrei anche sconfiggere mio nipote adesso.»

Mi trovai la punta della Slea Bua in mezzo agli occhi e lo sguardo di Lugh minaccioso.

Alzai le mani in segno di resa: «Scherzavo, mamma mia quanto sei permaloso. Vorrei proprio sapere da chi hai preso» mi guardò eloquente «Torniamo al fatto che dobbiamo scappare?»

«Bisogna trovare un passaggio per il Sidhe» disse Miach mentre i colpi di Dian Cecht si prendevano una pausa «Anche se temo che non saremo al sicuro nemmeno lì.»

«Perché no?» chiese Lugh confuso «Possiamo chiedere aiuto ai Tuatha de Danann, ci aiuteranno a risolvere questo malinteso.»

«Nipote che ha preso il peggio di me, ti ricordo che è il tuo popolo a crede che abbiamo tagliato il braccio a Nuada» gli spiegai «Possiamo anche provare a parlarci – tu, perché io non verrei ascoltato – ma immagino che per loro non cambierà niente.»

«Finora solo Dian Cecht sembra convinto di questa cosa.»

Miach gli appoggiò una mano sulla spalla: «Siete appena scappati da Falias con la Lia Fail nella tasca di Balor…»

Mio nipote sgranò gli occhi, poi guardò me: «Solo tu potevi trascinarmi in una cosa del genere.»

«Ti ricordo che la mia coscienza si è risvegliata con la tua» replicai offeso «Detto ciò, dobbiamo trovare un pozzo o una grotta, e non ne vedo nelle vicinanze.»

«Voi cosa ne sapete di fogne?» chiese Miach.

Lugh fece una faccia schifata, ma io alzai le spalle: «Poco o nulla, ma se possono tornare utili per andarcene da qui…»

«Io non ci entro in una fogna» rispose mio nipote schifiltoso «È una cosa da… Fomori…»

«Fino a prova contraria lo sei anche tu, nipotino caro» gli pinzai la guancia facendolo solo più innervosire.

Lo confesso, quella nuova situazione mi piaceva.

Finché avessi avuto la mia coscienza mi sarei divertito a stuzzicarlo. Non potevo ucciderlo – era controproducente anche per me – ma bullizzarlo un po’ speravo mi fosse concesso.

«O fogne o chilometri a cercare una grotta coi de Danann alle calcagna» concluse Miach «A voi la scelta.»

«Fogne» risposi senza esitare.

«Chilometri» disse Lugh.

Ci guardammo in cagnesco, pronti ad azzannarci alla gola.

Maledetto me e quella volta che lo avevo buttato giù dalla torre!

Avrei dovuto crescerlo da vero Figlio di Domnann.

O assicurarmi che fosse morto.

«Sul serio, come fate a sopportarlo?» chiesi a Miach.

«Sa molte cose, ti ha ucciso, è il dio della luce…» si bloccò un attimo «In effetti perché sei una manifestazione se sei un dio? Dovresti vivere nel Sidhe, e basta, no?»

«Non farmi domande a cui non so ancora rispondere» sospirò Lugh mentre la barriera di fiamme si abbassava «Certo che il tuo potere dura veramente poco, “nonnino caro”.»

Decisi di ignoralo – in fondo un po’ me l’ero cercata – concentrandomi sulle fiamme e provando a ricaricarle.

L’Occhio mi sbalzò dall’altra parte della strada, schiantandomi sulle tegole dalla casa di fronte.

Un balzo assurdo che mi mozzò il respiro peggio della Slea Bua.

Definitivamente, quel corpo era troppo leggero per la mia coscienza, ma dovevo resistere.

Diciamocelo: Lugh non ce l’avrebbe mai fatta da solo con due corpi morti – io e Taliesin – e Miach, che non sembrava proprio un combattente.

Mi risollevai prendendo profondi respiri, avido di ossigeno, poi mi misi a guardare in direzione degli altri sfortunati rimasti di fronte a casa di – in effetti di chi era? Vabbè, ci siamo capiti, comunque.

Miach stava armeggiando con Tomàs, legandogli qualcosa in cintura e togliendogli quel dannatissimo bracciale di magnetite.

Lugh deviava i colpi di pistola, tornati operativi con il calare delle fiamme, mentre dall’altro lato i nemici erano aumentati.

Se prima c’era solo Dian Cecht, ora si potevano contare almeno cinque elementi, tutti con quella magia azzurro cielo di pessimo gusto.

«ATTIRATELI VERSO DI VOI!» esclamò il medico estraendo un paio di fiale dalla cintura «IO TERRÒ IMPEGNATI I DE DANANN!»

«Ehi! Chi ti ha detto che puoi darmi ordini!» risposi concentrandomi su Lugh e Tomàs.

Li riuscii a portare verso di me, ma fui nuovamente sbalzato vicino a Miach, rotolando sui cespugli.

«Non dovevate scambiarvi…» commentò il medico senza staccare gli occhi dalla donna.

Ní ola ná biotúman

Ní tine ná adhmad

Is é deatach a chruthaíonn draíocht

Rapido lanciò le due ampolle davanti a sé, mentre una cortina di fumo si frapponeva tra noi e i Tuatha de Danann.

«È l’Occhio» risposi rialzandomi a fatica. Mi stavo facendo più male a saltare da una parte all’altra che in uno scontro «Sembra che non lo possa usare per aiutare gli altri. Non mi dire che… no, una geis! Ci mancava solo questa» inspirai profondamente per calmarmi «Comunque è meglio per te, no? Se riesco a portarti via, ti salverò dal tuo destino.»

«Verrà solo posticipato» precisò.

«Non ti facevo tipo da avere così tanta fretta di crepare.»

«Non ce l’ho, infatti, ma sapendo che se non sistemo il braccio di Nuada non verrò ucciso, lo scontro con mio padre diventa più facile da gestire» uno strano sorriso liberatorio gli incurvò le labbra.

Il genere di ghigno che avrei fatto io nel momento in cui mi fossi trovato di fronte a un avversario alla mia altezza.

«Mi piace il tuo sguardo, medico» commentai dandogli un leggero pugno sulla spalla «Li lascio a te, cerca di non farti ammazzare.»

«Prima che ve ne andiate, tenete questo» mi allungò il biglietto dove avevo segnato le parole della Lia Fail «Ho lasciato degli appunti per la tua coscienza ospite, che se si dovesse risvegliare chissà dove, almeno avrà un punto di partenza di qualche tipo.»

Lo presi incastrandolo in tasca in modo da non perderlo.

«C’è altro?» chiesi.

«Direi di no» si abbassò ad evitare un colpo d’ascia «Andate, presto.»

Mi concentrai, saltando nuovamente dall’altro lato della strada.

Questa volta riuscii a non ribaltarmi, ma venni sbalzato nuovamente contro una casa adiacente, sfasciando la finestra del piano superiore.

«Odio-questo-corpo» scandii rialzandomi e pulendomi dai detriti quanto possibile «Nipote, come siete messi?»

«Male» rispose tenendo la lancia in obliquo di fronte a sé.

Una grossa scatola di metallo azzurro cielo con il logo dei Tuatha de Danann sulla fiancata si era fermata dove mi trovavo io pochi istanti prima, liberando un paio di soldati in tuta molto poco mimetica e che avevano puntato subito a Lugh e Tomàs.

Uno dei due sparò con un’arma insolita un paio di fili che mio nipote – furbescamente – parò con la lancia.

La scossa elettrica fu disarmante.

Un voltaggio delicato amplificato dal ferro della Slea Bua che mandò Lugh nel mondo dei sogni senza possibilità di replica.

Usai il potere dell’Occhio per spostarmi sul tetto opposto prima che colpissero anche me, poi mi teletrasportai dietro ai Tuatha de Danann e mi lasciai scivolare in avanti facendoli cadere a terra.

Non servì a fermarli, ma per prendere un po’ di tempo sì.

La situazione era precipitata troppo rapidamente per i miei gusti, ma avevo avuto situazioni molto peggiori.

Almeno questa volta non c’era nessuno che mi potesse lanciare della magnetite nell’occhio.

Appoggiai le mani su Lugh – ormai Will – e Tomàs, cercando rapidamente un passaggio per il Sidhe che mi permettesse di trascinarli dentro senza troppa fatica.

Se li avessi lasciati indietro mio nipote avrebbe spifferato il mio punto debole, e non me lo potevo permettere.

Il mio Occhio trovò una grotta a qualche miglio di distanza, nemmeno troppo difficile da raggiungere.

Ní solas ná scáth

Ní spéir ná talamh

Is é anord a chruthaíonn draíocht

Ora, di per sé l’occhio fece quello che doveva fare – avvicinare all’ingresso che avevo trovato – peccato che mandò solo Will e Tomàs.

Io mi trovai scaraventato nuovamente sul tetto.

Quella stupida geis di cui non sapevo il funzionamento era particolarmente fastidiosa.

Ai miei tempi era tutto più semplice: tuo nipote ti farà secco, tua madre deve darti un’arma, non puoi mangiare carne di cane e così via…

Non puoi aiutare gente sennò salti da una parte all’altra come un petardo? Non aveva senso!

Mi appoggiai al camino finto per mantenere l’equilibrio, guardando come se la stava cavando Miach.

La battaglia con la manifestazione di suo padre non era delle migliori: il medico lanciava boccette di vari colori verso l’avversaria che, di risposta, provava a colpirlo con colpi di pistola e asce. Quando Dian Cecht si fermava a ricaricare o l’arma le volava nuovamente in mano, Miach ne approfittava per contrattaccare.

Ma mentre lei poteva contare su molteplici colpi, lui primo o poi le fiale le avrebbe finite.

Poi c’erano i Tuatha sotto di me che non si erano accorti della mia presenza e si stavano dirigendo verso di lui con quelle cose spara elettricità.

Mi scoprii ad avere paura – io, il dei Fomori, capite!? – improvvisamente consapevole di ciò che sarebbe successo.

Se avessero catturato Miach avrebbero scoperto della magnetite!

Non  me lo potevo permettere: non lo aveva scoperto mio nipote in secoli di reincarnazioni, non lo avrei certo fatto sapere a tutti i miei nemici giurati.

Sollevai la benda, inspirando profondamente, piegando un braccio dietro la schiena e sollevando una gamba.

Ní solas ná scáth

Ní spéir ná talamh

Is é anord a chruthaíonn draíocht

Il contraccolpo fu micidiale.

Mi trovai scaraventato nuovamente dentro la finestra, rotolando direttamente nella casa e distruggendo il letto rosa alba.

Voi del XXI secolo avete dei gusti molto discutibili, lo sapete?

Tossii scrollandomi dai vetri ed emergendo nuovamente sul tetto.

Miach era ancora intento a combattere come se non fosse successo nulla, anche se per una frazione di secondo mi sembro di vederlo guardare nella mia direzione.

Probabilmente travisai il suo messaggio, così provai una seconda volta l’incantesimo.

Questa volta mi schiantai contro il muro, perdendo il respiro per alcuni secondi.

Possibile che quel dottorucolo non si fosse ancora tolto il bracciale di magnetite?

Era un Tuatha de Danann, in fondo. Di cosa dovevo stupirmi.

Mi aggrappai alla finestra tagliandomi le dita sui frammenti della finestra distrutta prima di scivolare giù per il tetto.

Strinsi i pugni, poi ripresi la posizione da combattimento con tutto l’interesse a farlo venire dalla mia parte.

Avrei superato la magnetite, costi quel che costi.

Ne valeva del mio punto debole!

«NÍ SOLAS NÁ SCÁTH!» gridai con quanto fiato avevo in gola «NÍ SPÉIR NÁ TALAMH. IS É ANORD A CHRUTHAÍONN DRAÍOCHT!»

Il caos che avvolse il medico, un vortice d’acqua salmastra color rosso tramonto.

Il bracciale reagì più del previsto, facendo ribollire quel mare in tempesta, condensandolo e rilanciandomelo indietro.

Miach si voltò verso di me, lo sguardo agitato di qualcuno che si era appena scoperto senza difese.

Poi lo vidi irrigidirsi e stringersi il collo con la mano.

Barcollò un po’ prima di scivolare a terra privo di sensi, mentre una certezza atroce mi prendeva il petto.

Avevo appena fatto una scelta da Figlio di Danu!

Non ebbi il tempo di decidere come agire che l’Occhio mi fece saltare sul tetto vicino. Scivolai sulle tegole, scoprendomi appeso alla grondaia con le mani ancora ferite dai vetri.

«Interessante reazione» disse Dian Cecht dirigendo l’attenzione verso i guerrieri sotto di me «Catturate il medico, Bres potrebbe essere interessato a ciò che sa» la sentii puntarmi una pistola contro «Io mi occuperò di Balor.»

Tornai sul tetto con uno colpo d’addominali, coprendo l’Occhio dolorante.

Non ero abituato a sentirlo così: pulsante e secco, mi rigava il viso di lacrime e sangue.

Lo avevo usato troppo per quel corpo, e adesso si stava ribellando incontrollato.

Un secondo salto mi spedì in mezzo ai cespugli, nuovamente dal lato di Dian Cecht.

Da lì potevo vedere Miach con la mano ancora sul collo, ogli occhi chiusi e il respiro rilassato, i Tuatha de Danann che si avvicinavano a lui pronti a catturarlo.

Provai nuovamente a usare la magia per spostarlo lontano, ma l’Occhio fu più veloce di me, facendomi rotolare ai piedi di un albero poco distante.

La schiena praticamente non esisteva più a causa di tutti quei salti, ma il mio orgoglio di era più forte di qualsiasi altro dolore potesse provare quell’involucro.

Mi rialzai tenendomi il fianco mentre il dolore mi faceva gridare facendomi cadere nuovamente in ginocchio.

Dovevo essermi incrinato un paio di costole.

Nota per la prossima reincarnazione: prendere un corpo ospite adatto al me del passato.

Guardai verso Miach, trasportato verso la scatola di metallo che mi aveva quasi investito.

Non potevo permettermi che lo portassero in una delle loro città.

Piuttosto mi sarei fatto catturare io.

Allungai la mano verso di lui: «Ní solas ná scáth…»

Il colpo allo stomaco mi arrivò senza che me ne accorgessi o che potessi difendermi.

Un calcio ben piazzato a cui non ero abituato.

L’unica volta che ero stato colpito era stato contro mio nipote, e sappiamo tutti com’era finita.

«Non sembri messa bene, Balor» disse Dian Cecht sollevandomi per i capelli.

La guardai adirato.

Come si permetteva di trattarmi così?!

Mi guardò sorpresa, così ne approfittai per calciarla via, trovandomi trascinato a terra a mia volta.

Ogni osso si fece sentire: microfratture, incrinature e chi più ne ha più ne metta.

Una ragnatela di dolori che non aiutava a ragionare lucidamente.

Mi girai verso di lei, tirandole un pugno sul braccio sperando di liberarmi.

Non funzionò molto, la stanchezza iniziava a permeare ogni muscolo di quel corpo non abbastanza allenato.

«Questo è un risvolto inaspettato» commentò tirandomi fronte contro fronte mentre si rimetteva in piedi «Voi siete il vero Balor, vero?»

«Se lo sai, ti conviene lasciarmi» risposi minaccioso.

Come se potessi esserlo ridotto come ero ridotto, ma era una questione di onore personale.

«Bres sarà molto contento di questa novità inattesa» roteò una siringa tra le dita «Ma adesso ho bisogno che si faccia un bel sonnellino, dei Fomori.»

Mi agitai provando a liberarmi.

Se c’entrava il mio figlio piagnone, allora non era nulla di buono.

Con le ultime forze che avevo cercai di spingerle via il braccio armato – una siringa di sonnifero può essere considerata un’arma nel XXI secolo?– o quantomeno tenerlo lontano.

Un corvo volò sopra di noi, seguito da almeno un’altra decina di compagni che si avventarono su Dian Cecht costringendola ad allontanarsi.

Caddi a terra guardando il cielo coperto di piume nere e grige, il respiro affannoso e una voglia irrefrenabile di vomitare.

Giuro su OIW, non mi ero mai sentito così da schifo! Nemmeno con la Slea Bua nel petto.

Morrigan mi scivolò addosso.

Non avevo le forze di reagire, anche se mi scoprii stranamente felice di vederla.

«Mi rammarico per il ritardo, mio » disse sollevandomi delicatamente «Adesso la porto al sicuro, lasci fare a me.»

E mentre mi trasportava lontano dalla battaglia, la mia coscienza tornò nel ciclo della quarta morte.

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