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CAPITOLO 1: Quella volta in cui Kurama avrebbe davvero voluto potersi scatenare contro Konoha
Naruto aprì gli occhi e scese dal letto mentre Kurama nel suo non luogo sbadigliava, stiracchiandosi.
«Buongiorno, piccolo.»
Il bambino sussultò allarmato guardandosi intorno. Poi ricordando il giorno precedente, sul suo viso comparve un grosso sorriso. Nessuno gli aveva mai dato il buongiorno in quel modo gentile. Anzi non ricordava neppure un momento in cui qualcuno gli avesse dato il buongiorno.
Mormorò quindi un felice «Buongiorno, Kurama!» e si diresse verso i bagni comuni per prepararsi per la giornata.
○●○●○●
Kurama stava urlando internamente. Queste persone dovevano davvero essere così stronze con un bambino? Prima c'era stato il fatto che la colazione era risultata essere fredda al contrario di quella degli altri bambini. Poi lo avevano rimproverato urlando per non aver fatto perfettamente il letto. Quindi la direttrice aveva chiamato Naruto.
«Abbiamo deciso che per te sia meglio vivere altrove. Dovr...»
«Cosa significa altrove?»
«Te l'ho già detto altre volte. Non interrompere quando un adulto sta parlando. È maleducazione.»
Naruto abbassò immediatamente lo sguardo, mentre la direttrice sospirava.
«Comunque, significa che non vivrai più qui. L'Hokage ha trovato un posto più adatto per te. Prepara le tue cose. Tra un'ora dovrai essere pronto.»
Il bambino rimase immobile.
«...D-dove vivrò?»
«Non lo so.»
La risposta arrivò fredda, priva di qualsiasi emozione.
«E, francamente, non è un mio problema.»
Se solo potessi essere lì fuori, aveva pensato Kurama, se solo potessi.
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«Kurama…» disse il piccolo mentre riponeva i suoi pochi averi in una sacca, con gli occhi pieni di lacrime. Quattro anni di vita, fece una smorfia la volpe, e tutto il suo mondo entrava in una sacca.
«Secondo te...» domandò Naruto, tirando su col naso. «...Sarà una bella casa?»
«Meglio di qui di sicuro»
Mormorò piano ringhiando la volpe, anche se conosceva già la risposta.
Sarebbe stata piccola e angusta, fredda d'inverno e calda d'estate, con la dispensa spesso vuota perché Konoha preferiva fare in modo che un bambino fosse affamato piuttosto che affrontare le proprie paure.
Mentre faceva queste riflessioni, Naruto annuì, tirando su col naso, cercando di sorridere seppur il sorriso fosse tremante agli angoli della bocca. Poi finì di legare la sacca con un nodo storto ma deciso e si incamminò.
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Un'ora dopo, uno degli ANBU si avvicinò al bambino.
«L'Hokage ti aspetta direttamente al tuo nuovo appartamento.»
Con una gentilezza inaspettata gli prese la mano. Kurama osservò la scena in silenzio. Almeno uno che sapesse trattare un bambino come tale.
Mentre attraversavano il corridoio, Naruto si voltò un'ultima volta. Forse sperava che qualcuno lo salutasse, che qualcuno gli dicesse buona fortuna, che qualcuno, nonostante il trattamento riservatogli, gli sorridesse. Nessuno lo fece o fermò quello che stava facendo per guardarlo andar via. Come se non fosse importante, come se fosse soltanto un oggetto che veniva spostato.
Kurama per un istante desiderò soltanto vedere quel villaggio bruciare.
«Piccolo… Andrà meglio te lo prometto. Un giorno tutto questo ti sembrerà un ricordo lontano»
«Kurama…»
«Hai detto qualcosa?» Mormorò l'ANBU, girandosi verso il bambino.
La Volpe sbuffò.
«Agli altri non puoi dire che mi senti.»
Naruto batté le palpebre.
«Perché...?»
«Perché questo è un segreto. Un segreto solo nostro.»
Il bambino annuì piano.
«Ma se vuoi parlarmi...» continuò Kurama con un tono sorprendentemente dolce, «...non serve usare la voce. Basta pensarmi.»
«Mi sentirai...?»
«Sempre.»
L'ANBU leggermente preoccupato per il bambino che borbottava, si inginocchiò davanti a Naruto.
«Hai paura per la nuova casa?»
Il bambino esitò, poi annuì. Quindi l'ANBU gli posò una mano sulla testa.
«È normale avere paura.» Si rialzò. «Fatti coraggio. Andrà tutto bene.»
Naruto abbassò lo sguardo.
Dentro di sé, Kurama osservò quel piccolo gesto con un misto di sollievo e amarezza. Non sapeva chi fosse quell'ANBU dalla maschera da gatto, eppure era stato il primo gesto di gentilezza che aveva visto verso il suo amico dall'arrivo in quel tempo. Forse non tutti, in quel villaggio, avevano dimenticato cosa significasse essere umani.
Mentre riprendevano a camminare, la Volpe rivolse un ultimo pensiero al futuro che ricordava. Questa volta sarebbe stato diverso, non avrebbe permesso che il suo amico affrontasse tutto questo completamente da solo. Un piano gli si formò nella mente. Konoha aveva avuto quattro anni per prendersi cura di quel bambino... e aveva fallito. Adesso sarebbe toccato a lui.