
In corso · 168 parole
Raccolta di poesie sulla qualunque :)
Membro dal 22/04/2026 · 7 opere pubblicate
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What if. E se Kurama tornasse indietro nel tempo e si occupasse di un Naruto bambino?

In corso · 366 parole
Non tutte le storie hanno un lieto fine. Non tutti gli eroi lo sono davvero.
Completa · 202 parole
Gli ultimi pensieri di Fingon. Ha partecipato alla challenge su SWG "Famous Last Words", la frase assegnatomi era: "When a man has a great name, he must expect to die for it."
Completa · 1229 parole
Nel cuore di un'oscura foresta, Fingon trova due bambini che non dovrebbero essere lì.I
In corso · 871 parole
Eärendil non ricorda Gondolin. Crescendo cerca di ricostruirla attraverso i racconti di coloro che vi dimorarono; ma ogni memoria è diversa, segnata dal dolore di chi l’ha perduta. Così la città diventa una costellazione di versioni impossibili da tenere insieme. Scritto per Title Track su SWG con prompt "Fall of Gondolin".
In corso · 1580 parole
Dopo anni di guerra contro Morgoth, Fingon giunge a un momento di disperazione e rivolge una preghiera a Ilúvatar. Non si aspetta una risposta...
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04/08/2026, 02:07
L'unico capitolo a usare la parola "soglia" testualmente, in un passaggio chiave: la soglia già attraversata alle spalle, senza saperlo. Un'interpretazione del tema più originale del semplice "confine da superare" — è un confine mancato, riconosciuto troppo tardi — rinforzata da porte fisiche ricorrenti lungo tutto il capitolo.
La soglia è il meccanismo narrativo stesso: quella neurologica tra sonno e veglia, quella tra sé e l'altro nello stesso cranio, quella tra guardare dentro e guardare fuori (titolo e slogan della campagna di stato), fino alla pausa di mezzo secondo che segna il passaggio da persona a "pilotata". Il tema non è solo raccontato ma incarnato nel ritmo stesso della prosa.
Aderenza forte e multistrato: la soglia fisica (il cancello di Rivamonte), quella temporale (il crepuscolo come confine tra vita e morte), quella simbolica (la musica come passaggio da sopravvivere a vivere). Molto presente, ma più dichiarata a parole che vissuta nella forma.
La soglia psicologica tra innocenza e mostruosità, attraversata in scena nel momento in cui Rin smette di piangere e comincia a ridere. Reale e ben sentita, ma affidata più alle immagini che a una tematizzazione esplicita.
Soglia soprattutto architettonica e rituale (la veranda, la porta di carta di riso, l'alba come cambio di stagione). Elegante ma il più implicito dei cinque, senza un vero evento di soglia nella trama.