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Creato il 26/07/2026, 14:09 · Aggiornato il 26/07/2026, 14:09

Capitolo 1: Quella volta che Kurama atterrò nel passato

@sh3rry
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Kurama non sapeva come fosse successo.

Un attimo prima stava guardando Naruto, ormai adulto, ridere con i suoi figli durante una cena e un attimo dopo si ritrovò di nuovo rinchiuso dietro il sigillo in una fogna che conosceva molto bene.

«Naruto! Cosa sta succedendo?!»

Dopo un'ora di urla e strepiti si rese conto che il suo amico in qualche modo non poteva sentirlo. Quindi si concentrò e richiamò Naruto nel loro spazio mentale condiviso.

Quello che successe dopo lo fece rimanere con la bocca spalancata: perché la persona che si trovò davanti era un bambino di non più di sei anni.

Il bambino fece un passo indietro.

Aveva gli occhi spalancati, azzurri e incredibilmente grandi sul viso ancora tondo dell'infanzia. Indossava una maglietta troppo larga e un paio di pantaloncini rattoppati. Sulle ginocchia c'erano croste fresche.

«C-chi sei…?»

Kurama abbassò lentamente il muso, cercando di sembrare meno imponente.

«…Sono quello che sta dentro di te... Mi chiamo Kurama»

Naruto strinse la maglietta con entrambe le mani. Gli occhi azzurri erano grandi e spaventati. Guardò le sbarre, l’acqua sporca, poi di nuovo la creatura enorme e rossa.

La voce gli uscì quasi senza suono.

«…Mi farai male anche tu?»

Kurama restò immobile.

Per un attimo non seppe cosa rispondere. Novecento anni di esistenza e un bambino di quattro anni lo aveva appena messo a tacere con una domanda così piccola e così pesante.

Si costrinse a parlare più basso di quanto avesse mai parlato in vita sua.

«No... Tu sei Naruto, giusto?»

Il bambino annuì stringendosi la maglia tra le mani sul punto di piangere.

«Quanti anni hai?»

«Q-quattro»

«Merda»

La parola gli uscì prima che potesse trattenerla, e vide il bambino trasalire, incassando le spalle come se si aspettasse un colpo. Kurama si morse la lingua, letteralmente, i suoi denti enormi si chiusero per un istante su se stessi, e cercò di ricomporsi. Novecento anni di esistenza e non era mai stato così vicino al panico.

Pensa, vecchia volpe. Pensa.

Si costrinse quindi a rilassare le spalle enormi e ad ammorbidire lo sguardo il più possibile, prima di dire:

«Scusa... Non intendevo spaventarti. Non sono arrabbiato con te.»

Il bambino (Naruto, si costrinse a ripetersi, è ancora Naruto) lo guardò con sospetto, ma non scappò. Le sue piccole mani continuarono a stringere l'orlo della maglietta troppo larga.

«D-dove siamo?»

Kurama abbassò lentamente il muso, cercando di sembrare meno imponente. Le sue code si muovevano con cautela, come se temesse che anche il minimo scatto potesse far scappare il bambino.

«Questo è… il nostro spazio. Un posto dentro di te. Solo tu e io possiamo venirci.»

Naruto strinse ancora di più la maglietta. Le nocche erano bianche.

«Dentro… di me?» La voce era piccola, quasi un filo. Quindi si guardò intorno. Guardò le sbarre della gabbia e l'acqua sporca e fece una smorfia di disgusto.

«C-come torno a casa? Questo posto puzza!»

Kurama ebbe uno spasmo. Poi, nonostante tutto, si mise a ridere.

Era una risata bassa, rauca, quasi incredula. Perché nonostante tutto quello era pur sempre il suo amico un po' idiota.

«Hai ragione. Puzza da far schifo.»

La voce gli uscì più bassa, quasi gentile.

«Andiamo fuori, allora. Io resto con te. Ti guido. Ma prima… promettimi una cosa.»

Naruto lo fissò, ancora diffidente, ma curioso.

«Non scappare quando ti parlo. Anche se hai paura. Io non ti farò mai male.»

Il bambino esitò. Poi, a voce bassissima disse:

«…Okay.»

Kurama abbassò ancora di più il muso, finché i suoi occhi rossi non furono quasi alla stessa altezza di quelli azzurri del bambino.

«Bene... grazie, piccolo.»

La voce gli uscì più bassa di quanto avesse mai creduto possibile.

«Adesso puoi aprire gli occhi. Quando tornerai nella tua stanza... ricordati che non sei solo.»

Naruto esitò, poi annuì piano.

Il mondo iniziò a sfocarsi. L'acqua scura si dissolse, le sbarre si fecero indistinte, e la presenza del bambino scivolò via dal loro spazio condiviso come un sogno al risveglio.

Quando Naruto riaprì gli occhi, era di nuovo nel suo letto dell'orfanotrofio. Il materasso era duro, il lenzuolo ruvido e dalla finestra entrava un sottile raggio di luna.

Rimase immobile per qualche secondo.

Poi portò una mano sul ventre.

«...Kurama?»

Per un istante temette di essersi immaginato tutto.

Poi una voce profonda, sorprendentemente tranquilla, risuonò nella sua mente.

«Sono qui.»

Naruto trattenne il respiro.

«Davvero...?»

«Davvero.»

Ci fu un breve silenzio.

«...Buonanotte, Naruto.»

Il bambino si raggomitolò sotto la coperta consumata. Per la prima volta da molto tempo, addormentarsi non sembrava così spaventoso.

«Buonanotte... Kurama.»

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