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I regali
L’aria era satura di umidità e di un leggero odore di benzina, tipico dei motori al minimo. Il Naviglio, con le sue acque scure e luccicanti, rifletteva le luci soffuse del locale, creando un’atmosfera quasi incantata. La stradina, battuta dai passi dei pochi passanti, amplificava il suono della musica che filtrava dalle finestre aperte del Social Bistrot.
«Ma quindi, la mora al bancone è quella che mi hai fatto vedere prima, Sofia, di cui parli sempre? E poi è la sorellastra di Lucia?» chiese Edo, mentre apriva la macchina. «Ma che sono sorelle non me l’avevi detto! E poi, ti piace più di Lucia? Ma sei serio? Non è un po’ troppo grande?» Sospirò, toccandosi il labbro ancora dolorante e un po’ gonfio.
“Già” pensai io, “chi mi piace di più delle due?” poi risposi. «Lucia mi ha detto che sua madre ha sposato il padre di Sofia, quindi sono sorellastre, insomma…» dissi grattandomi il mento, ripensando alla stranezza della situazione. Poi, mentre guardavo Edo trafficare nel bagagliaio cercando il regalo di Lucia, continuai con voce più incerta. «Non lo so, Edo… è tutto così strano, mi piacciono entrambe…»
Edo, tirando fuori dal bagagliaio il pacchetto che avevamo preparato a casa mia, una maglietta di Patti Smith, mi guardò serio. «Amico, non voglio metterti altra pressione, ma ti sei messo in un bel guaio!» disse con un sorriso, come a voler sdrammatizzare. Poi mi mise una mano sulla spalla. «Non avrei mai pensato che avessi tutto questo successo con le ragazze da finire in una situazione del genere!» Adesso rideva apertamente.
“Successo con le ragazze, io?!” ragionai, ripensando alle tante volte che ero stato rifiutato.
«Comunque» disse Edo, indicando il pacchetto, «il regalo per Lucia è top! Sarà contentissima!»
«Speriamo…» mormorai, abbassando lo sguardo. Almeno sul regalo non avevo dubbi. Poi, immersi nei nostri pensieri, tornammo al locale in silenzio.
«Posso chiederti?» feci io, all’improvviso folgorato da una strana idea.
Edo si voltò a guardarmi, senza sapere cosa aspettarsi. «Spara!»
«Non è che ti piace Laura?» domandai con voce incerta.
Edoardo rise di gusto. «E questa cosa, da dove ti è saltata fuori?! Non è che vuoi sviare l’attenzione da quello che stai combinando con Sofia e Lucia?» facendomi l’occhiolino.
Allora gli spiegai che era un’impressione dettata dal fatto che, quando Jack, prima al locale, aveva baciato Laura, avevo visto la sua faccia scurirsi.
Era sempre davanti a me. L’ingresso del club era a pochi passi da noi. C’era un gruppetto di ragazzi che fumava e parlava del più e del meno, alcuni appoggiati al muro, altri al cellulare.
L’aria era calda e umida; si sentiva il placido scroscio dell’acqua del Naviglio in sottofondo.
Edo, rispose serio. «Innanzitutto, è fidanzata. In secondo luogo, è più grande di me. E poi, è una pettegola senza ritegno. Ti pare che possa piacermi?»
Pensai tra me: “dal modo in cui ha reagito, probabilmente gli piace davvero”, ma risposi con voce divertita, «Hai ragione scusa, colpa mia, mi son fatto una strana idea, andiamo dai!» Poi, dandogli una spinta per entrare al locale, cercai di sdrammatizzare. «Andiamo, sennò poi pensano che stai facendo di nuovo a botte…» Voleva essere una battuta, ma Edo non sorrise, anzi, la sua mascella si contrasse leggermente.
Tornammo nel locale, reimmergendoci nel frastuono e nella folla che, tra luci soffuse e corpi ammassati, mi sembrò ancora più soffocante. Guardai attentamente in giro: arrivati al bancone, Sofia e i suoi amici erano scomparsi. Con lei era sempre così, compariva e scompariva senza lasciare traccia.
Edo, vedendomi fermo e intuendo cosa stessi cercando, mi diede una spinta. «Che c’è, Fra? Cerchi qualcuno…. qualcuna? Dai, ci aspettano al tavolo!»
«Hai ragione!» sbuffai, pensando: “Dovrò regalarle un cercapersone, a quella… Scompare sempre!”
Lucia era ancora al tavolo che stava chiacchierando serratamente con Laura, le loro teste erano così vicine l’una all’altra che sembrava si dovessero baciare da un momento all’altro. Perché si erano isolate dal resto dei ragazzi? Di che stavano parlando di così segreto, da doverlo fare senza farsi sentire da nessuno? Jack era in piedi con alcuni tipi vicino al tavolo, rideva e gesticolava esageratamente. Non era un buon segno vederle parlare in quel modo, pensai, facendomi largo tra la folla al bancone. Laura, con il suo solito modo di fare esagerato, gesticolava animatamente, mentre Lucia tentava di riportarla alla calma.
Diedi una gomitata a Edo a fianco a me’, indicando le nostre due amiche, «Hai visto come sono vicine? Non mi piace per niente. Secondo te di che stanno parlando di così importante?»
Lui, che era tutto intento a guardare la scollatura di alcune tipe sedute a un tavolo, alzò le spalle con un sorriso malizioso. «Chi lo sa? Forse stanno sparlando di te, Fra’!» e poi, facendomi segno con la testa le tipe che stava guardando, aggiunse: «Fra’, in fondo… il mondo è pieno di pesci, goditela di più!» ridendosela di gusto.
Alla sua reazione pensai, “bello essere così spensierati e sicuri di sé!” Forse avrei dovuto seguire il consiglio di Sofia: “Se ciò che sta succedendo tra te e Lucia non ti fa star bene, lasciati andare e non pensare troppo!”
«Eccovi!» esclamò Lucia, notando i pacchi che avevamo in mano, battendo le mani euforica e alzandosi in piedi per raggiungerci. Arrivata vicino a noi, facendosi largo tra le persone, mi cinse con la mano da dietro la schiena. Stasera era particolarmente affettuosa, e la cosa mi piaceva così tanto che avrei potuto abituarmici. E con una vocina da bimba disse: «Vediamo, vediamo, vediamo!»
Nel mentre, diedi una veloce occhiata a Laura che, rimasta da sola, mi fece un sorriso sardonico. Probabilmente Lucia l’aveva rassicurata in qualche modo, ma su cosa?
Le porsi il mio regalo, sentendo gli occhi di tutti puntati addosso, Le amiche di Lucia si erano avvicinate curiose di vedere cosa ci fosse dentro. Mentre Laura ci osservava con interesse,
Lucia aprì il pacco con una delicatezza quasi cerimoniosa. Appena vide il libro, i suoi occhi si illuminarono, come se avesse trovato il tesoro più prezioso del mondo. «Non ci posso credere!» esclamò con voce tremante, accarezzando la copertina autografata di “Seventh Heaven” (una raccolta di poesie della sua amata Patti Smith). «È incredibile! Ma come hai fatto?»
“Ho fatto centro!” pensai soddisfatto, anche se era un po’ vincere facile, visto quanto mi aveva ammorbato con Patti Smith negli anni!
«Beh… Ti conosco abbastanza… da sapere esattamente cosa avresti voluto!» risposi gongolando.
Mostrò a tutti il libro, come se avesse vinto una medaglia d’oro alle olimpiadi, poi lo appoggiò sul tavolo. Si girò verso di me e, appoggiando una mano sul mio braccio, si alzò leggermente sulle punte - senza tacchi era più bassa di me – e mi sussurrò all’orecchio: «Dovrò ricompensarti a dovere per un regalo così fantastico!» dandomi un grosso bacio sulla guancia.
Tutti ci stavano guardando intensamente e il mio cuore accelerò di colpo!
Poi guardandomi negli occhi, mi fece un occhiolino complice. Sentii le guance scaldarsi leggermente, mentre notavo gli sguardi incuriositi delle sue amiche e, soprattutto, quello di Laura, che al bacio di Laura fece uno strano sorriso, incomprensibile.
Nel frattempo, Jack, con tono concitato, esclamò: «Ehi, Ciccio! Lascia stare la mia cantante, che dobbiamo tornare sul palco!» Entrambi Jack e Laura erano in sintonia perfetta quando c’era da affibbiare a qualcuno di soprannomi… ma a me Ciccio non piaceva per niente…
Compresi allora, all’improvviso, il motivo per cui Lucia non gradiva che la chiamassi Lucy.
Dopodiché, prima di avviarsi, Jack soffiò un bacio a Laura, gonfiando le guance a dismisura e mandando un bacio talmente forte da sembrare che potesse spostare un bicchiere. Laura, con un’alzata di spalle e un sorriso furbo, mimò di prenderlo al volo con un gesto esagerato che coinvolse tutto il braccio, come se stesse acchiappando un trofeo gigante, come facevano sempre, prima che lui si voltasse con un inchino teatrale verso il palco, che era a quattro tavoli da noi.
Lucia, con la stessa voce da bambina di prima, mi guardò negli occhi. «Devo, proprio andare, ci vediamo dopo!» con due occhi da cerbiatta.
Rimasi un attimo interdetto, guardando Jack allontanarsi, e sentendo già la mancanza di Lucia che era corsa a raggiungerlo, con il mio regalo sottobraccio. Alla fine non aveva guardato quello di Edo, lui scrollando le spalle, archiviò velocemente la cosa, appoggiandolo sul mucchio degli altri regali, e si sedette vicino a Lucrezia e al gruppetto dall’altra parte del tavolo.
Poi il mio sguardo incrociò quello di Laura, che se ne stava in disparte proprio dov’era prima con Lucia. Sul suo viso comparve lo stesso sorriso sardonico di prima, ma inclinando leggermente la testa di lato, mi rispose con un eloquente dito medio, poi guardò verso il palco.
“Devo proprio stargli antipatico! Forse non era il caso di andare a chiederle di cosa stessero parlando prima lei e Lucia…”
Mentre stavo guardando verso il palco, seduto sul bordo del tavolo, una voce calda e suadente si fece largo tra i miei pensieri. Era Claudia. Si era avvicinata senza farsi vedere, e si era seduta sul bordo del tavolo di fianco a me. «Così…» disse aggiustandosi i lunghissimi e curatissimi, capelli biondi che ho sempre amato di lei, «finalmente tu e Lucia…» la sua voce era al solito calda e sensuale, e come un po’ tutto in lei emanava femminilità, il portamento, il modo di porsi, era delicata come una rosa ma stronza come una bolletta del mutuo.
Mi tornarono in mente, acute come un ago, le sue parole di un anno fa, dette con noncuranza. «Fra’, tu sei troppo serio! Lo voglio solo divertirmi!» E in effetti, si divertiva moltissimo: cambiava ragazzo più spesso di quanto io cambiassi mutande. Indossava un miniabito rosso scarlatto in jersey aderente che metteva in risalto le sue curve, con una profonda scollatura a V che catturava lo sguardo. Ai piedi, portava vertiginosi stivali bianchi in ecopelle lucida con trafori a motivo floreale e un tacco a spillo esageratamente alto. Grandi orecchini a cerchio dorati oscillavano a ogni movimento, mentre un girocollo a catena sottile in oro le cingeva il collo.
Sentii il corpo irrigidirsi, di colpo, dalla tensione, era un anno che non mi rivolgeva la parola, cosa voleva adesso??
Lei sorrise con un sorrisetto innocente, con i suoi occhi marroni, che brillavano come quelli di una bambina al parco quando gioca con le amiche. «Beh allora tu e Lucia… dai, racconta!»
Stavo per risponderle in modo tagliente, quando comparse Zaci, il suo ragazzo attuale, alto muscoloso e di colore. La abbracciò da dietro sollevandola da terra ed esclamando, «Ecco dov’eri finita!».
Con lui c’erano altri due ragazzi che non conoscevo. Zaci non è della mia stessa classe e i 3 non erano, differentemente da Claudia, invitati alla festa di Lucia. Lei rispose all’abbraccio di lui ridendo spensierata, e gli stampò un eloquente bacio in bocca.
Laura guardò Claudia con evidente disprezzo, sbuffò spazientita, si alzò in piedi e venne verso di me. Mi strattonò via prendendomi per un braccio. Poi disse a voce alta: «Francesco! Vieni, ti devo presentare una persona che non cambia ragazzo ogni settimana!» con un sorriso sprezzante, senza nemmeno degnare Claudia di uno sguardo.
Non potei fare a meno di sorridere alla battuta di Laura, era proprio senza peli sulla lingua, come al solito! Mi voltai e la vidi però seria in volto quasi arrabbiata.
Mi lasciai trascinare via tra la folla. Mentre mi allontanavo, notai con la coda dell’occhio Claudia alzare le spalle, con un’espressione contrariata, come se le avessero appena rubato un gioco con cui si stava divertendo.
Laura, mollò il braccio un paio di tavoli più avanti, senza girarsi, con voce acida. «Sai ‘Ciccio’, non sono convinta di poterti affidare Lucia!» poi continuando a non guardarmi andò sotto al palco.
Io rimasi inebetito da quello che mi disse, poi pensai tra me e me, “Aridaje con sto Ciccio! Comunque mia cara Lucia la cosa non dipende da te!” Pensai tra me e me… Poi però in effetti dovetti constatare che, forse, avrei dovuto crescere un po’ ancora in sicurezza per meritarmi davvero Lucia.
Intanto lei, che era appena salita sul palco, sistemò il libro con cura sul mixer a sinistra della struttura, prese il microfono e salutò il pubblico con un urlo, il concerto stava per riprendere.