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Al Social Bistrot
Subito dopo essere saliti in macchina chiesi a Edoardo di fare una deviazione al McDonald’s, volevo assolutamente un Big Tasty al drive-through. Ero affamatissimo, non mangiavo da quella mattina!
Arrivammo al Social Bistrot con il concerto già iniziato.
Parcheggiamo accanto al locale e, già dall’esterno, il ritmo della musica pulsava con un’energia rock contagiosa.
Il batterista martellava un ritmo ossessivo, mentre Jack scaricava sulla chitarra una furia tale da far tremare le corde, producendo un suono che faceva vibrare i vetri. La voce potente di Lucia si innalzava sopra il fragore del pubblico.
Fui folgorato dalla sua presenza scenica, così potente sul palco e così diversa dalla Lucia ordinaria, un po’ casinara e talvolta fragile. Come prima in pizzeria, quando mi disse di prometterle che ci sarei sempre stato a prenderla, quando stava per cadere. Un sorriso le illuminava il viso mentre dominava i presenti con la sua energia. Era... affascinante. Ma quale delle due era la vera Lucia? E, cosa ancora più importante, quale delle due mi stava... più a cuore?’
Il Social Bistrot era pieno zeppo. Io e Edoardo ci facemmo strada tra le persone, con lo sguardo incollato al palco, dove il gruppo e Lucia erano scatenati sulle note di "Secretly" degli Skunk Anansie.
Poi, la mia attenzione fu catturata da una figura in particolare. Proprio davanti al palco c’era una ragazza che ballava. Fu un’apparizione. Era Sofia, si era pure cambiata. Indossava un lungo vestito etnico dai colori vivaci e ballava con due ragazzi. I suoi capelli, che prima erano raccolti in una coda con uno strano accessorio color ottone, ora erano sciolti e ondeggiavano al ritmo della musica. Aveva al collo, una collana con ciondoli di legno e pietre colorate, che non le avevo notato prima, e al polso il solito braccialetto nero con la pietra azzurra, che emanava un bagliore fioco. Il suo look era un mix elegante e raffinato con un tocco new age. Emanava energia pura.
Edoardo, intanto, stava andando avanti verso il nostro tavolo. Lo bloccai e gli dissi all’orecchio, indicando la ragazza. «La vedi? È quella, Sofia!» La musica era fortissima e dovetti quasi urlare.
Lui la guardò con sufficienza e liquidò la questione con un semplice «Ok...»
“La trovo attraente solo io?” pensai tra me e me. Deluso, sempre urlando, gli proposi: «Prendiamo da bere?»
Edoardo scosse la testa, dicendo che sarebbe andato a tavolo dai nostri amici, poi cambiò idea. «Ripensandoci, prendimi una birra, che mi fa ancora male il labbro!»
Appoggiato al bancone di legno freddo, osservai Sofia da lontano. I suoi amici ridevano e scherzavano, ma lei sembrava persa nei suoi pensieri. A un tratto si voltò, come se avesse avvertito la mia presenza. I nostri sguardi si incrociarono e provai una strana sensazione allo stomaco, un mix di eccitazione e nervosismo. Poi mi sorrise, facendomi cenno di avvicinarmi.
Nel frattempo, anche Lucia mi notò. Aveva appena finito la canzone e mi salutò con un gesto vigoroso e un sorriso radioso. Anche Jack mi salutò con un pugno alzato al cielo. Non appena le ultime note di "Secretly" svanirono, dal nostro tavolo si alzò un boato di gioia. I miei amici si alzarono in piedi, urlando all’unisono: «Grande Lucy! Auguri!» Si era creata un’atmosfera di festa contagiosa.
Salutai i ragazzi sul palco e Lucia. Notai che anche lei come sua sorella aveva avuto il tempo di cambiarsi, adesso indossava dei più pratici shorts in jeans. Cortissimi e aderenti, che ben evidenziavano la rotondità del suo sedere, e anfibi neri in pelle, mentre il top era ancora quello di prima. Poi sorrisi a Sofia e con un cenno della mano mimando il gesto di bere, le feci capire che sarei prima passato dal bancone.
Lucia salutò tutto il locale: «Ciao a tutti! Grazie per la calorosa accoglienza! Noi siamo i ‘Radio Ethiopia’! E stasera per me è una serata speciale!»
A quelle parole, i miei amici esplosero in un altro potente coro di auguri.
Poi Lucia annunciò la prossima canzone. «Adesso, visto che oggi è il mio compleanno... voglio suonare una canzone speciale!» Abbracciò la sala con lo sguardo. «Di solito non suoniamo molta musica italiana, ma solo per questa sera...» Poi, lasciando le parole sospese per creare suspence e guardando nella mia direzione, urlò: «Canteremo questa!» facendo cenno con l’indice a Jack, che attaccò a suonare.
La chitarra e il basso partirono intonando «Mi fido di te» di Jovanotti. Muovendo le labbra senza emettere suono, Lucia, sottovoce e guardandomi, disse: «È per te!»
La voce di Lucia era perfetta, mentre cantava era ferma al centro del palco, e con entrambe le mani sul microfono, sporgendosi leggermente verso il pubblico abbracciava tutti presenti con lo sguardo. Jack e gli altri musicisti suonavano in perfetta sintonia, trasmettendo un’energia palpabile. In quell’istante capii quanto “Mi fido di te” fosse una canzone di grande atmosfera e profondità. Finì l’ultimo ritornello: “… Di stare collegato; di vivere d’un fiato; di stendermi sopra al burrone e di guardare giù... La vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare! Mi fido di te! Cosa sei disposto a perdere?”
Era come se stesse dicendo quelle parole a me, proprio come era successo in bagno nella pizzeria. Alla fine della canzone, Lucia, concentrata fino a quel momento, si girò verso di me e, con un gesto ampio e deciso, tracciò un cuore nell’aria, come per suggellare la promessa di fiducia contenuta nelle ultime parole. Poi, il suo sguardo incrociò il mio per un attimo e un sorriso raggiante illuminò il suo volto. Il pubblico esplose in un boato di approvazione.
Sentii la voce melodiosa di Sofia alle mie spalle.
«Colpito e affondato!» Era sgattaiolata fino a dove ero io, senza che me ne accorgessi. Fino a un secondo prima era sotto il palco, come aveva fatto ad arrivare alle mie spalle?
Mi voltai verso di lei e fui accolto dal suo sorriso e da quei suoi occhi verdi. Erano come smeraldi fusi, che vorticavano in cerchio, sembravano vortici stellari, come quelli che vidi una volta in televisione, in un documentario. Un leggero rossore le colorava le guance, probabilmente per via del ballo scatenato di poco prima.
«Cosa?» risposi confuso e sobbalzando. «Chi ha colpito cosa?» Mi faceva sempre quell’effetto la sua vicinanza. Forse era proprio quella magia, che sentivo standole vicino, che mi affascinava di lei. “Chissà se lei ne era consapevole...” pensai tra me.
Sofia, con un sorriso sornione, ma con quei due occhi capaci di scrutare l’anima, mentre giocava con una ciocca di capelli, disse: «Mi riferivo a Lucia» e aggiunse, «Pare che finalmente si sia decisa a fare la sua mossa!» Poi mi diede una pacca sulla spalla.
Ero appoggiato al bancone, con la schiena, ed ero schiacciato dalla folla che si muoveva, avanti e indietro con le birre appena prese. Sofia mi stava davanti, dando le spalle al palco. E, nonostante la folla, le persone la evitavano, quasi senza accorgersene. Come se una forza invisibile li deviasse. Era un effetto strano e inquietante!
Le sue parole mi fecero fantasticare su come sarebbe stato avere una ragazza popolare come Lucia. Una che ti dedicava le canzoni dal palco! Sarei stato in grado di stare in quel tipo di relazione? Scuotendo la testa, cercai di scacciare quell’immagine mentale.
Ero in una strana situazione e non sapevo bene come gestirla. Così, provai qualcosa di nuovo, insolito per il mio carattere. Chiesi a Sofia se avesse qualche saggio consiglio da darmi, cercando di sembrare disinvolto.
Sofia sulle prime parve sorpresa dalla mia richiesta, o forse dal mio slancio. Poi le sue splendide labbra si incurvano in un sorriso di chi la sa lunga, che le avevo già visto in pizzeria.
Il vestito le scivolava addosso, esaltando le sue forme. Il profumo di sandalo che avevo imparato a conoscere mi avvolse e, se possibile, lo scintillio dei suoi occhi aumentò. Appoggiò la sua mano piccola e bollente al mio petto e disse: «C’è un concetto fondamentale del Taoismo, il ‘Wu Wei’ » Togliendo la mano e guardandomi negli occhi, aggiunse, mentre giocava col braccialetto nero, «Significa agire senza agire...»
Ero del tutto all’oscuro di cosa stesse dicendo, ma la sua vicinanza, mentre mi appoggiava la mano al petto, fece sobbalzare il mio cuore e il respiro per un secondo mi si bloccò in gola. La guardavo, stupito, cercando di capire il senso di quella frase. «Agire senza agire?» le risposi confuso.
Lei, capendo la mia confusione, rispose: «Ovvero, agire senza sforzo. Non opporsi al corso naturale delle cose, ma fluire con esso come l’acqua di un fiume.» Lo disse come se fosse la cosa più naturale del mondo. Probabilmente, dato che la mia espressione doveva essere quella di un bambino di terza elementare a cui viene spiegata la trigonometria, cercò di essere più chiara. «Se ciò che sta succedendo tra te e Lucia ti fa star bene, lasciati andare e non pensare troppo. Fai in modo che le cose seguano il loro corso naturale.» Poi, con un gesto rapido, si diede una lieve pacca sulla coscia, come a mettere un punto alla conversazione. «Bene, torno dai miei amici, sono appena atterrati dal Perù, ci siamo conosciuti in Amazzonia durante un rituale con l’Ayahuasca, l’anno scorso. Magari, una volta, te ne parlo.» La sua voce cristallina mi raggiunse senza difficoltà, nonostante la musica alta.
Intanto sul palco Lucia, con un gesto teatrale, fermò la musica, attirando l’attenzione di tutto il locale. Con le braccia ancora alzate, guardò tutti, poi il suo sguardo si posò su di me. «Adesso facciamo un pezzo della mia cantante preferita» disse con un sorriso furbo. «Anzi, come direbbe qualcuno…» mi fissò intensamente, «più che preferita, una vera ossessione!» Abbassò le braccia e si avvicinò al bordo del palco inginocchiandosi. Questa è "Because the Night" di Patti Smith» annunciò, alzando notevolmente il tono della voce, quasi con riverenza. Poi, con un urlo carico di energia, quasi un mantra, concluse: «E come dice sempre lei, NON DIMENTICATE DI USARE LA VOSTRA VOCE!»
Proprio in quel momento, il riff di chitarra di Jack diede il via al brano.
Sofia, che era ancora davanti a me, nonostante avesse appena finito di dire che stava per andare dai suoi amici, strappandomi da quella scena incredibile di Lucia e facendomi l’occhiolino disse, «Ah! Prima Lucia, mi ha fatto vedere un filmato di come hai risolto la rissa del tuo amico davanti alla pizzeria, complimenti, dice che è diventata virale, anche se io non so cosa significhi…»
Prima che potessi rispondere, se ne era già andata.
Volevo dirle che la mia indecisione con Lucia era dovuta al fatto che ero attratto da lei, ma mi mancarono sia il coraggio di espormi che il tempo di dire a Sofia quello che mi passava per la testa, visto che era praticamente scappata via.
Finalmente, dopo un tempo che parve eterno mi arrivarono le due birre che avevo ordinato. Intanto la canzone di Patty Smith era finita, come pure Hand in my Pocket di Alanis Morrisette. Era assurdo come Lucia riuscisse a cantare sia Alanis che Patty Smith. Due stili diversissimi, una con la voce graffiante e I’altra cosi pulita, e lei le imitava alla perfezione.
Mentre mi incamminavo verso il nostro tavolo per portare la birra a Edo, mi venne in mente il testo di Because the Night: “Avanti adesso prova a capire, come mi sento sotto il tuo comando. Prendi la mia mano mentre il sole tramonta. Loro non possono toccarti ora, perché la notte appartiene agli amanti! Perché la notte appartiene al desiderio!”
Conoscevo il testo della canzone, addirittura tradotto in italiano, per via della passione smisurata che Lucia provava per la ‘Poetessa’, come la chiamano i suoi fan. Sapevo anche la storia dietro a sta canzone: in pratica, Springsteen l’aveva scritta, ma visto che non gli sembrava adatta al suo album, su consiglio del loro produttore, l’aveva data a Patty Smith. Lei poi ci aveva messo il testo e l’aveva fatta diventare un successo mondiale. Addirittura all’inizio la Smith l’aveva pure definita “una porcata commerciale”. Assurdo visto quanti soldi ci aveva fatto sopra!
Non sapevo più nemmeno quante volte Lucia mi avesse parlato di Patti Smith. Mi aveva proprio ossessionato con le sue storie. Però, in fondo, invidiavo quella sua passione totale, forse proprio per via di quella sua autenticità ad affascinarmi, anche se a volte mi faceva venire voglia di tapparle la bocca. Ma dal momento che io di passione autentica non ne avevo mai avuta una mia, più che altro mi nutrivo della sua.
E visto che Lucia era così fissata con quella che chiamava sempre “la poetessa”, le avevo fatto un regalo incredibile per il compleanno: una prima edizione di “Seventh Heaven”, la sua più famosa, raccolta di poesie. Con la copertina, addirittura autografata, una vera bomba! Roba da collezionisti, introvabile. Alla fine, l’avevo scovata su Ebay, in ottime condizioni e senza spendere una fortuna. Ero assolutamente certo che l’avrebbe apprezzato tantissimo!
Arrivai al tavolo, con le birre che ondeggiavano pericolosamente, ma senza versarne neanche una goccia, il loro odore di malto che si mischiava al sudore della folla, incredibilmente fitta vista la quantità di gente stipata nel locale. Edo era tutto preso a discutere con Laura, il suo era viso contratto in un’espressione di frustrazione, e lei stava battendo una mano sul tavolo con fare perentorio, le unghie laccate che tamburellavano sul legno. Appena mi vide fece una faccia schifata, e mi preparai al peggio. Il tavolo, un’enorme tavolata da dieci persone stipata nell’angolo più remoto della sala, era stracolmo: non c’era un posto libero e, visto che non c’era un buco, alcune ragazze si erano messe a sedere sulle gambe di alcuni dei miei amici.
Appoggiai una birra davanti al mio amico e gli diedi una pacca sulla spalla per farlo uscire dal tunnel della conversazione con Laura. Ma lei partì alla riscossa e guardandomi esclamò: «Oh, ma guarda chi si rivede! Il nostro playboy preferito» con voce sarcastica. «Non so se ridere o piangere!» concluse, mentre davo la birra al mio amico.
Edo sospirò: «Ok, Laura, non ricominciamo. Cerca di comportarti bene almeno tu stasera, già ho fatto casotto io prima, adesso non metterci anche tu a complicare la serata! Che ti conosco...»
Laura, ignorando il commento di Edo, si rivolse direttamente a me. «Allora Ciccio, hai intenzione di raccontarci cosa stava succedendo laggiù con Sofia? O, preferisci che lo indoviniamo noi? Magari un consulto ‘petto a petto’ per capire le vostre affinità stellari?»
lo, cercando di minimizzare, risposi: «Ma dai, Laura, le stavo chiedendo un consiglio... Poi lei, ha detto qualcosa sul destino e poi mi ha messo una mano sul petto, non è stato nulla di che…»
Laura battendo di nuovo una mano sul tavolo e facendo capire che non se la beveva, alzò un sopracciglio con fare sarcastico. «Ah, quindi se è stata lei a metterti la mano sul petto, tutto apposto?» guardandomi di sottecchi, continuò. «Interessante…Vuoi che ti metto una mano anche io sul petto? Poi, vediamo cosa ne pensa Jack?» lasciando sottintendere che fosse una confidenza, non troppo “da niente”, come avevo minimizzato io.
Edo intervenne, cercando di calmare gli animi. «Ragazzi, sembra di essere in una soap opera, datevi una calmata… dobbiamo festeggiare non litigare…»
Proprio in quel momento Lucia apparve al tavolo con un sorriso radioso, da vera diva.
Appena si avvicinò, tutti presenti esplosero in un coro di auguri.
«Auguri Lucia! Sei la migliore! Tanti auguri!"
Lucia, felice e soddisfatta, salutò tutti con un gesto della mano. Poi, senza dire una parola, mi abbracciò da dietro, cingendomi il collo con il braccio, tra gli ‘ooh’ di tutti i presenti, mentre Laura stava fumando dal nervosismo.
Interrompendo di colpo, la discussione tra me’, Edo e Laura, disse perentoria, ma con fare scherzoso, «Ma cos’è tutto sto casino? Vi ricordo che oggi è il mio compleanno, e voglio festeggiare in pace! Già in pizzeria è andata com’è andata…» e lanciò uno sguardo torvo in direzione di Edoardo.
Io, che ero ancora preso in ostaggio dal braccio di lei, un po’ me la godevo e un po’ mi sentivo a disagio con gli occhi di tutti puntati addosso. In particolare quelli di Laura, che sembravano dei laser. Bevvi un grosso sorso di birra per alleggerire la tensione.
Laura, con un sorriso maligno, si rivolse a Edo. «E tu, bradipo, fai scena muta?»
Edo per nulla intimorito dall’attacco della ragazza, rispose calmo. «Io, e cosa dovrei dire, io?» con un sorrisetto malizioso.
«Edo, andiamo a prendere i regali per Lucia sulla tua macchina?» feci io, interrompendo sul nascere l’attacco di Laura, guardandolo mentre beveva, dopo la frecciatina alla tipa. Era il momento giusto per andare a prendere i regali, anche perché Lucia, nel frattempo, si era avvicinata a due ragazze che l’avevano chiamata.
Edo, con un sospiro rassegnato, prese le chiavi della macchina. Non avevamo ancora fatto un passo che Jack ci raggiunse, con due birre in mano. Si avvicinò al tavolo e si rivolse a Laura con un sorriso smagliante: «Ecco a te, baby! Mi sembrava avessi bisogno di una rinfrescata, visto quanto ti sei sbattuta, mi sembrava di vedere Biscardi al processo del lunedì su Rai1!» Poi, senza darle il tempo di rispondere, la cinse da dietro e le stampò un bacio sulle labbra.
Notai lo sguardo di Edo farsi un po’ cupo, mentre Laura arrossiva leggermente. lo stesso rimasi un attimo interdetto, sia dalla disinvoltura di Jack che dalla reazione al bacio del mio amico.
Poi rivolgendosi a me, disse: «Complimenti Ciccio! Ti ho visto prima con la mora al bancone! Chi sarebbe? Non ti sembra un tantinello avanti con l’età per te?»
Io, per non rispondere a Jack, mi rivolsi direttamente a Lucia, che stava ridendo come una matta assieme a nostre due compagne.
«Lucia, tra quanto riattacchi? Edo ed io andiamo a prendere i tuoi regali. Facciamo in tempo?» le chiesi con un sorriso tirato.
Lucia, sorridendo di rimando, tutta euforica, rispose: «Un quarto d’ora più o meno! Ma sbrigatevi, perché ho voglia di vedere cosa mi avete preso!» Poi guardando l’orologio, «...o forse meno, vero Jack?!»
Jack, mentre era tutto preso a fare effusioni spinte con Laura, si limitò ad alzare il pollice. «Se vi sbrigate ce la fate comodi!»
Mi rivolsi a Edo con uno sguardo eloquente e, senza aggiungere altro, ci dirigemmo verso la porta, lasciando la confusione e le risate alle nostre spalle.
Mentre stavamo uscendo dal locale, Jack si rivolse a Laura sottovoce, ma facendosi sentire comunque da me ed Edo. «Quindi il Ciccio, con la mora, ha fatto centro? Magari la presentiamo a Lucia…»
Laura gli rispose con un sorrisino. «Scemo! È Sofia la sorellastra di Lucia! Per adesso lasciamolo andare.» Poi scoppiò a ridere, mentre Edo ed io scappavamo di gran carriera.