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In macchina
Eravamo rimasti soli, Edoardo ed io, in quella piazzetta che sembrava non essere mai stata toccata dal piccolo caos scatenatosi poco prima. Dalla pizzeria, poco distante, arrivavano il vociare e le risate delle persone, esattamente come quando eravamo arrivati qualche ora prima. Anche se per noi la serata era cambiata radicalmente, la gente continuava la sua, del tutto incurante dei nostri piccoli drammi. Ci incamminammo in silenzio verso la macchia, nella penombra della stradina che porta al parcheggio. Intorno a noi, la serata per le persone era appena iniziata, gruppi di amici andavano e venivano dal centro.
Ma io dovevo sapere. «Ma che cavolo è successo con quel tipo?» cercando di capire cosa avesse scatenato quella rissa.
Edoardo si massaggiò la guancia, dove il livido stava iniziando a farsi vedere. «Boh, più che con me, avrebbe dovuto prendersela con la sua tipa! Quello là!» disse con enfasi, mentre camminava davanti a me senza neanche voltarsi.
«E questo cosa significa? Mi dici qualcosa di più, sì o no!?» Non mi convinceva per niente quella veloce spiegazione, se pensava di cavarsela con così poco, si sbagliava di grosso.
Poi ripensai alla nostra amica, la festeggiata. Prima di andarsene, Lucia si era avvicinata a me e, con gli occhi fissi nei miei, mi aveva detto: “Ci vediamo al Social Bistrot, alle 22!”. Il suo tono intimo e quello sguardo languido, mi avevano lasciato perplesso. Mi morsi un po’ le mani: avrei dovuto risponderle qualcosa di più rassicurante, come “Tranquilla, dopo festeggiamo per bene!”
Invece, avevo solo annuito.
Mah, dal momento che I‘avevo lasciata andare, adesso non potevo farci più niente.
Ci avrei pensato dopo. Comunque, mi sentivo ancora euforico per come si era risolta la rissa di prima. Mi accostai a lui, dandogli una pacca amichevole alla spalla, con un tono conciliante. «Dai Edo, dimmi cosa è successo... davvero?!» Lo guardavo intensamente, ma lui, ostinato, non si sbottonava.
Sentivo il suo respiro affannoso per via del male che probabilmente aveva in volto, poi finalmente, dopo un breve silenzio, sputò il rospo. «Ero un po’ nervoso.»
«E per cosa!?» chiesi incuriosito.
Si girò verso di me mentre camminavamo verso il parcheggio, si bloccò e mi guardò con tono duro. Poi iniziò a raccontare. «Quando sono salito, Lucia mi è venuta incontro tutta agitata, mezza barcollante, con la voce impastata e mi ha detto: “Ma dov’è Francesco?”» Edo prese un attimo il respiro per calmarsi, poi continuò. «Capisci? Quasi mi ha trattato con sufficienza! Erano tutti lì, che urlavano e ballavano, e lei mi ha chiesto di te quasi senza degnarmi di uno sguardo. C’era un bordello, nessuno era seduto, tutti a gironzolare tra i tavoli, e lei al centro dell’attenzione, con quel completino…» spiego, mimando la sua silhouette nell’aria, «beh l’hai vista pure te prima, no!? Erano tutti su di giri! E io lì, a farmi da parte, a sentirmi un pesce fuor d’acqua. E poi, sai quella canzone che mettono sempre? Quella che ballavano tutti? È partito pure un trenino, hanno preso Lucia a fare da locomotiva! Ho aspettato che fosse di nuovo vicino a me e le ho detto dov’eri e lei è partita a razzo! Mi ha fatto venire proprio una rabbia…»
Ecco... stavo iniziando a capire il suo nervosismo.
«Le ho detto che eri giù sotto i tendoni, vicino all’entrata, perché avevi visto qualcuno» concluse Edo.
Ed io pensai subito: “Ha visto anche lui Sofia?”
Ma lui, strappandomi dai miei pensieri, continuò con tono quasi arrabbiato, aumentando il passo. «Avrei voluto dirle qualcosa, e stare un po’ con lei, ma a Lucia interessava solo sapere dov’eri tu! Non mi ha quasi lasciato finire, che è corsa di sotto a cercarti!» Edoardo allungò il passo guardando fisso davanti a sé.
Notai che stava stringendo i pugni. Mi vennero in mente le parole di lei, dettemi davanti al bancone della pizzeria: “Non è che per caso hai visto Sofia? Quando ti ho visto la stavo cercando...”
Quindi, Lucia, sapeva benissimo dove andare e chi avrebbe trovato. Perché non mi ha detto come stavano veramente le cose?
Ma Edo era tutto preso dal suo racconto.
Misi da parte i miei pensieri, stando ad ascoltarlo.
«Quindi ho salutato tutti e mi sono seduto vicino alla Marini, che se ne stava in disparte pure lei, seduta al tavolo.»
Lo lasciai parlare, sembrava si stesse finalmente sfogando, scaricando la tensione.
Poi mi disse che a un certo punto una ragazza che non conosceva gli si era avvicinata, mettendogli una mano sulla spalla e gli aveva sussurrato all’orecchio: “Stai un po’ con me?”.
A quel punto lo bloccai, trattenendolo per un braccio e esclamai, scherzando, «See, ma chi credi di essere!? Un tronista adesso!? Non esagerare!»
Ma Edo era serio, poi mi raccontò che arrivò il tipo di lei tutto incazzato e lo ha praticamente costretto a uscire.
«Io» continuò Edo, «visto che già mi giravano per via del fatto che Lucia era partita a cercarti senza cagarmi, mi sono fatto prendere la mano, il resto è storia, come si dice…»
Lo guardai poco convinto, c’erano evidenti buchi nella storia che mi stava raccontando, ma era anche inutile insistere, avevo l’impressione che non mi avrebbe comunque detto di più.
Arrivammo alla macchina senza dirci più nulla. Salimmo a bordo, ero indeciso sul raccontare o meno di Sofia a Edoardo; era il mio migliore amico e non gli avevo mai nascosto nulla. Stavamo per uscire dal parcheggio, e proprio sulla salita che portava alla stradina che poi sbuca davanti al castello, disse senza guardarmi:
«Francesco, devi dirmi qualcosa?» E dandomi una veloce occhiata, con una gomitata, aggiunse: «Chi era la tipa davanti a Giulio!?» facendo un tono di voce allusivo.
«Sofia, la sorellastra di Lucia!» dissi tutto d’un fiato. Morivo dalla voglia di raccontargli tutto. E lo feci senza omettere nulla, né delle mie impressioni, né delle cose bizzarre che succedevano quando c’era di mezzo lei, né sulla sua presunta età, né sul fatto che mi piacesse un sacco.
Lui strabuzzò gli occhi.
Arrivati allo stop da quale si vedeva il parco del castello, girando a sinistra e passando sotto alle colonne per imboccare la rotonda della Necchi, 2 minuti più o meno, saremmo arrivati al locale.
«Fra, secondo me tu non sei a posto, c’è Lucia che ti muore dietro e tu te la meni con sta Sofia, che conosci a malapena!?» disse sbattendo un palmo della mano sul volante. La sua voce era alta e il tono era confuso. «L’ho vista, anche se da lontano, non mi sembra comunque all’altezza di Lucia…» nonostante fosse geloso che Lucia fosse interessata a me, mi stava dando dei consigli che andavano contro il suo tornaconto.
È davvero un buon amico, pensai!
Ugualmente, non potevo far finta di non provare quello che provavo nei confronti di Sofia. «Hai perfettamente ragione Edo, però Sofia mi piace troppo e con Lucia… se poi rovino la nostra amicizia?! Non l’ho mai vista come una possibile tipa con cui uscire.»
Edoardo era fuori di sé. «ti rendi conto, che metà ITIS se la farebbe, vero!?» Si dimenticò di dire che tra quei ragazzi c’era pure lui.
Non gli risposi, lasciando la nostra discussione in sospeso e immergendomi nei miei pensieri. La strada scivolò via veloce, a fianco al naviglio il traffico era abbastanza sostenuto, e io rimanevo in silenzio, guardando il riflesso dei lampioni nell’acqua. Cosa avrei fatto al locale quando avrei rivisto Lucia? E lei cosa aveva in mente? Dovevamo ancora festeggiarla degnamente, e poi morivo di fame!