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← L'estate in cui conobbi Sofia

Creato il 30/05/2026, 15:29 · Aggiornato il 30/05/2026, 15:30

Capitolo 3: II

@bergadavideDavide
AdolescentiCompleta

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Mi preparo per la Festa

Finalmente il turno al McDonald’s era finito! E con esso, l’attesa per la festa di compleanno della mia migliore amica, Lucia, si faceva sempre più intensa. Dovevo essere in pizzeria alle 20:00.

Non appena lei e sua sorella misero piede fuori dal Mc, il cellulare mi notificò l’arrivo di un vocale da parte di Lucia:

“Fra, stasera alle 8 precise siamo in pizzeria da Giulio, che festeggiamo me! (Pausa, sospiro) Tipo, sai... (Risata nervosa) Eh sì, stasera compio 18 anni, cioè, non è che sia una gran cosa, ma… (Pausa, sussurra) sarebbe bello se… (Sospiro, risata nervosa), insomma, cerca di non fare tardi come al solito, eh? Ah, e a proposito, credo che ci sarà anche Sofia, che tipa, no?! (Pausa, tono più dolce) In realtà, non vedo |’ora di vederti. Sarà una serata divertente, con buona musica e tanti amici!”

Fui sorpreso, non l’avevo mai sentita così indecisa. Dopo tutti questi anni, questa titubanza mi lasciò perplesso, e non avevo ben afferrato il senso del vocale. Ma decisi di non approfondire, e il lavoro mi inghiottì.

L’odore acre dell’olio fritto si era impresso nelle fibre della divisa, che ormai era come una seconda pelle, in realtà puzzavo di brutto anche io. Alzai gli occhi sull’orologio in centro al locale, la lancetta scorreva sui numeri rossi in modo inesorabile, ogni ticchettio mi ricordava che dovevo sbrigarmi.

Arrivato nello spogliatoio, aprii l’armadietto che sputò fuori un cumulo infinito di vestiti stropicciati. Dovevano essere messi a lavare, ma ci avrei pensato lunedì, adesso non avevo tempo da perdere.

Ci conosciamo dalle elementari, io e Lucia, un’eternità! Ricordo ancora quando, in terza elementare, era così timida che io ero praticamente il suo unico amico, mentre tutti gli altri la prendevano in giro. Era incredibile quanto fosse cambiata in questi anni e come il nostro legame si fosse rafforzato nel tempo. Adesso è praticamente la ragazza più popolare della scuola, canta addirittura in una band, mentre io... beh, io sono sempre io.

Con il tempo, il compleanno di Lucia era diventato l’evento dell’anno e probabilmente tutto il secondo piano della pizzeria sarebbe stato occupato da noi per la festa.

Mi ricordavo che l’anno prima, proprio in questo periodo, avevo confessato i miei sentimenti a Claudia, ma lei mi aveva dato il due di picche. Ricordavo ancora le sue parole: “Scusami, Fra, tu sei troppo serio, io voglio solo divertirmi". Con Claudia, la mia lunga collezione di rifiuti durante le superiori andava a inspessirsi.

Le sue parole, dette con superficialità e schiettezza, mi fecero rimanere talmente sotto shock che mi ci vollero due settimane per riprendermi. Alla festa di Lucia, mi ero preso una sbornia così colossale che passai l’intera serata in bagno a vomitare. Era stata una serata da dimenticare, che fini con Lucia a consolarmi, invece che essere io a festeggiare insieme a lei il suo compleanno.

Quest’anno, mi ripromisi, sarebbe stato tutto diverso! E poi, ci sarebbe stata anche Sofia... Dovevo sbrigarmi a prepararmi, non dovevo fare tardi. C’era ancora il regalo da impacchettare e io sono sempre stato un disastro a fare i pacchi. Poi dovevo chiamare Edoardo e convincerlo a passare a prendermi, visto che lui aveva già la macchina..

L’immagine di Sofia non mi aveva abbandonato un secondo. Era stata tutto il giorno nella mia mente. Il suo sorriso, la sua voce, il magnetismo della sua presenza... ogni ricordo del nostro primo incontro mi evocava un sapore agrodolce che mi ha tenuto compagnia in quell’inferno di ordinazioni, pulizie e fritture.

Uscii di corsa in strada, saltai sulla bici per tornare a casa. L’aria umida e calda mi avvolse in un abbraccio soffocante. Le zanzare, come piccoli demoni, mi assalirono, ma il loro fastidio contribuiva a mantenermi sveglio e attento a ciò che dovevo fare. La pioggia aveva lasciato l’asfalto lucido, e il riflesso del cielo plumbeo era in netto contrasto con il mio umore. L’adrenalina pulsava nelle mie vene in un cocktail esplosivo di eccitazione e paura. Sarei riuscito a parlare con Sofia? O sarei rimasto impacciato, balbettante, incapace di pronunciare una sola parola, come quella mattina quando Lucia me l’aveva presentata?

Tornato a casa, la prima cosa da fare sarebbe stata una doccia rigenerante per togliere di dosso l’odore di fritto e sentirmi un po’ più presentabile.

La pizzeria da Giulio era in via Matteotti, una zona dove trovare parcheggio, specialmente il venerdì sera, era un’impresa titanica. Ma, per fortuna, c’era un’eccezione: la ‘Buca’, un parcheggio così grande che garantiva sempre posto, e poi era proprio vicino alla pizzeria. Avevo tutto il tempo per fare le cose con calma. Presi fiato, lasciando fluire la stanchezza della giornata. L’idea di incontrare Sofia mi tormentava, volevo fare bella figura, d’altronde quella mattina avevo avvertito come una strana sintonia tra noi, o forse me l’ero inventata… ma la paura di apparire immaturo o inadeguato mi paralizzava.

L’ansia mi attanagliava. Sofia era di un altro livello. Mi aveva raccontato di essere stata in India, a un festival strano dove, a quanto pareva, si entrava in contatto con i morti. Mi aveva detto di aver parlato con lo spirito di un sant’uomo che era morto da quarant’anni, una roba che mi ha fatto venire i brividi. lo… invece, non ero mai uscito da Pavia.

Di solito, a quell’ora, nonno Gianni mi aspettava in salotto, sulla sua poltrona, con la musica blues che riempiva la stanza. Era una specie di rito. Ma quella sera, appena varcata la soglia, lo trovai addormentato, sempre sulla sua poltrona, ma con le cuffie e lo stereo ancora accesi. Un suono soffocato proveniva dalle cuffie. Decisi di muovermi in punta di piedi per non disturbarlo.

Di mio padre nemmeno l’ombra. Era a Parigi da lunedì e mi aveva assicurato che sarebbe tornato oggi. Feci spallucce, ero abituato alle sue assenze. Spensi lo stereo, ma nel mettere al loro posto le chiavi di casa feci troppo rumore, svegliando il nonno.

Con gli occhi ancora socchiusi e la voce rauca, mi disse: «Ciao Francesco, sei in casa?... Ai miei tempi, alla tua età, ero già fuori a farmi un giro… bei tempi! Ah sì, scusa, tuo padre mi ha chiamato prima, mi ha detto che resta bloccato a Parigi fino a lunedì sera.»

La notizia mi lasciò indifferente, ma risposi lo stesso, con tono sarcastico. «Buon per lui… Parigi dev’essere meravigliosa!» Tuttavia, per evitare di dover ascoltare i suoi aneddoti su Parigi, ricordo che una volta aveva accennato di averci addirittura vissuto, in Francia! Mi allontanai di gran carriera diretto in camera mia, «Adesso scappo, devo prepararmi! Sono di fretta, stasera in pizzeria da Giulio, c’è la festa di compleanno di Lucia» sputai le parole di fila.

E lui, con il suo solito sorriso sornione, aggiunse: «Chi? Quella bella ragazza che ti viene dietro da una vita?»

Io, già con un piede fuori dalla porta, risposi senza voltarmi. «Nonno, ma che dici!»

Ma, appena prima di entrare in doccia, il telefono vibrò. Era un messaggio vocale... di Edoardo: «Fra’, sto arrivando! Lucy mi ha praticamente obbligato a farti da autista. Comunque, ho bisogno di parlarti, di una cosa, quindi sbrigati! Ci vediamo tra dieci minuti!»

Mi lavai e vestii in fretta, poi presi il regalo per Lucia e lo incartai alla meno peggio, senza troppa precisione. Quando entrai in salotto, trovai una scena inaspettata: nonno ed Edo seduti sul divano, intenti a decorare un pacco regalo con una calma sorprendente. Il blues di nonno Gianni riempiva l’aria e una tazza di tè fumante era appoggiata sul tavolino. I loro pacco era un vero e proprio capolavoro, pieno di dettagli e decorazioni, mentre il mio... beh, diciamo che la natura "rettangolare" e poco fantasiosa di un libro non richiedeva certo un’opera d’arte per l’incartamento. Quattro pezzi di scotch e via, fatto!

«Ciao Edo» dissi, sorridendo, «sembrate proprio degli artisti! Andiamo o no!?»

Edo era come un fratello. Eravamo cresciuti insieme, lui, io e Lucia. Con i suoi che facevano casino in continuazione, casa nostra era diventata il suo rifugio. Praticamente convivevamo: videogiochi a go-go, film, ci confidavamo qualsiasi cosa. Eravamo super uniti. E il nonno lo adorava, lo considerava un nipote a tutti gli effetti. All’improvviso, mi venne un pensiero strano: “E se si fosse preso una cotta per Lucia?” Magari voleva proprio affrontare questo discorso! Mi fermai a riflettere. Ok, Edo aveva sempre avuto successo con le ragazze, ma Lucia era un’altra storia…

E, nel caso, a me la cosa sarebbe andata bene?

Perché ci stavo pensando?

Non mi piaceva Sofia?

Lasciammo il nonno a sistemare il disastro in salotto, erano le 19.30 dovevamo volare. Io abitavo nei palazzi vicino allo stadio, lungo il Naviglio, a cinque minuti in bici dal Mc, due minuti in macchina dalla pizzeria, eravamo in perfetto orario.

Parcheggiammo subito la macchina alla Buca, e vidi subito che Edo era strano. «Tutto ok, bro?» gli chiesi, un po’ perplesso.

Si girò di scatto, con gli occhi sgranati. «Ma stasera con Lucy... cosa fai, ci provi? Dico, hai intenzione di provarci?» mi sparò, come se fosse ovvio.

Mi passai una mano tra i capelli, esagerando un po’, avevo ragione prima. «Con Lucia?! Ma che dici?» Anche se me l’aspettavo un po’ dopo il messaggio, la sua uscita mi aveva spiazzato lo stesso. Risposi cauto, «Edo, non ti seguo proprio!» con la voce che mi tremava un po’.

«Non mi segui?!» alzò un po’ il tono, quasi scocciato. «Ma Lucy è la più figa della scuola, tutti le vanno dietro, ma proprio tutti. Hai presente quando suona al Social Bistrot? In cinque anni all’ITIS quanti ne ha mandati a quel paese? Dimmi!» Mi fissava, aspettando una risposta.

Mi sentivo un po’ a disagio.

«Dai, Fra, è palese! State sempre insieme e lei ha detto no ad almeno dieci che ci hanno provato...» lasciò la frase in sospeso, come per chiedere conferma.

«Ma Edo, che ti prende?» cercai di calmarlo. «Poi, a te che importa? Sono affari suoi... no?»

Non capivo dove volesse arrivare. «Magari non le piace nessuno, magari pensa ad altro, tipo la musica...» Ma non ci credevo nemmeno io a quello che avevo detto.

Era talmente stupito che non capissi una cosa per lui cosi lampante, che si mise a ridere come un matto, poi, di punto in bianco, se ne uscì con un’esclamazione.: «L’anno scorso!»

Lo imitai. «L’anno scorso?» Ormai ero spazientito. «L’anno scorso... cosa?"»

Si calmò di colpo, tornando serio, perciò pensai: “L’ho perso” Poi, con l’aria di uno che ha appena risolto un mistero, riprese.

«L’anno scorso, alla festa di Lucy… ti ricordi come stavi?»

Annuii, facendogli segno di continuare. Stava diventando un po’ lunga, e dovevamo andare alla festa.

«Beh» spiegò, come se stesse parlando con un bambino, «tu magari non lo sai, ma tutti ti prendevano in giro per la storia con Claudia, solo Lucy non lo fece. Anzi, ti difese proprio, e soprattutto, anche se era la sua festa, è rimasta lì a consolarti, fino alle quattro del mattino. lo c’ero, te lo ricordi?»

Si fermò un attimo, come per dare peso a quello che stava per dire: «E, tra I’altro, era il suo compleanno!»

A quel punto alzò un po’ la voce, quasi urlando |’ultima parola: «Ma non ci arrivi proprio!? Pensi che in tutti questi anni nessuno ci abbia provato con lei?» ripetè, come se non l’avessi sentito prima.

E lì… mi si accese una lampadina. Anche se non volevo sapere la risposta, mi girai verso Edo e, scandendo bene le parole, gli dissi: «Ok, illuminami!» Stavo finalmente per capire cosa mi voleva dire, quando gli squillò il telefono. Era Lucrezia, una delle sue ex, una che frequentava la scuola con noi.

«Edo, ma dove sei? Sei con Fra? Muovetevi, che Lucy sta combinando un casino!» sentii urlare dal telefono, si sentiva un gran casino di sottofondo.

Chiusi gli occhi un secondo, cercando un po’ di pace, quando all’improvviso una voce dentro di me mi disse: “Forza!”. Era quasi un ordine, come se qualcuno mi stesse aspettando. Guardai l’orologio: erano già le otto e dieci! Eravamo in ritardo.

Diedi una pacca sulla spalla a Edo e gli dissi, un po’ agitato: «Dai, andiamo!»

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