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← L'estate in cui conobbi Sofia

Creato il 30/05/2026, 15:29 · Aggiornato il 30/05/2026, 15:30

Capitolo 22: XXI

@bergadavideDavide
AdolescentiCompleta

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L’ombra della Guru

Edo si voltò con un sorriso smagliante, come se si fosse appena ricordato della mia esistenza. «Certo, amico! Ottima idea!» disse, lanciando un’ultima occhiata alle ragazze che aveva puntato, prima di seguirmi verso lo stand del Birrificio Oltrepò.

Mentre ci facevamo largo tra la folla che ora si stava diradando, il mio sguardo cercava Lucia tra il palco e il backstage. Il concerto era finito da poco, e la musica di sottofondo era tornata a un volume più moderato. La vidi sul palco, intenta ad avvolgere i cavi del microfono, chiacchierando con Jack e gli altri membri della band. Sembrava serena, ma un’ombra di stanchezza le velava il viso.

Arrivati allo stand ordinammo due birre bionde. Il mastro birraio ci sorrise e ci diede i nostri bicchieri. Trovammo un piccolo spazio libero vicino a un tavolo e ci appoggiammo lì.

«Allora,”» dissi, prendendo un sorso di birra. «Mi spieghi meglio questa storia con Laura?»

Edo sospirò, passandosi una mano tra i capelli e accendendo una sigaretta. «Non c’è molto da spiegare» disse, evitando il mio sguardo. «Te l’ho già detto prima, ci siamo avvicinati… Lei ha bisogno di un amico in questo momento e a me piace stare con lei.»

«E Jack?» chiesi, cercando di mantenere un tono calmo. «Non ti preoccupa la sua reazione?»

Edo scrollò le spalle. «Jack è… beh non è un santarellino… e quando arriverà il momento vedremo cosa succederà…»

Il suo tono superficiale mi irritò. “Non capisce la gravità della situazione”, pensai. O forse non gli importa.

Bevvi un altro sorso di birra, cercando di trovare le parole giuste. «Edo, Laura è ancora innamorata di Jack. Prima sotto il palco lo incitava come se non ci fosse un domani… Non vorrei che… che alla fine ti facessi male da solo» ero un po’ in difficoltà, rigirando il bicchiere tra le mani e guardando la poca birra rimasta. «Insomma, Laura non mi sembra una tipa… molto stabile…» conclusi, sperando di non aver esagerato.

Edo mi guardò finalmente negli occhi, un’ombra di serietà sul viso. «Lo so» ammise, con un tono più basso. «Ma non posso farci niente. È lei che mi cerca, e ti giuro che mi cerca spesso!» Il suo sguardo rafforzò di molto l'ultima cosa che aveva detto. «E poi l’hai vista? Anche stasera? Laura è davvero figa! Vale la pena correre qualche rischio!» concluse, senza mezzi termini.

Capii che non avrei ottenuto altre spiegazioni da lui. Edo era deciso a portare avanti questa situazione, incurante delle conseguenze.

In quel momento vidi Lucia scendere dal palco, seguita da Jack e dagli altri membri della band. Si guardò intorno, come se cercasse qualcuno, e per un attimo il suo sguardo incrociò il mio. Mi sorrise felicissima, prima di avvicinarsi a un gruppo di persone che la stavano aspettando.

Proprio in quel momento, mentre mi preparavo ad andare da Lucia, vidi Laura avvicinarsi a Edoardo. Aveva un’espressione triste e gli occhi lucidi. Senza dire una parola, gli prese la mano e la strinse forte. Edoardo la guardò con un’espressione che non riuscii a decifrare, un misto di sorpresa e… forse speranza.

Il mio cuore perse un battito. “Cosa sta succedendo?” Mi chiesi, osservando la scena con un nodo alla gola.

Poi, con voce tremante e una lacrima che le rigava il viso, Laura si rivolse a me. «Mi raccomando con la mia amica! Non fare lo stronzo come fa di solito Jack!»

Il mio sguardo corse da Laura a Edoardo, poi di nuovo a Lucia, che ora stava salutando le persone che le si erano avvicinate. La frase di Laura, il tono con cui l’aveva detta, il modo in cui stringeva la mano di Edoardo… tutto mi suggeriva che ci fosse molto di più di una semplice amicizia tra loro.

«Devo andare» dissi, posando il bicchiere sul tavolo.

Edo annuì, senza guardarmi. Il suo sguardo era fisso su Laura, che ora gli stava dicendo qualcosa sottovoce. «Buona fortuna, amico» disse poi, mentre mi allontanavo.

Mi voltai e mi diressi verso Lucia, sentendo lo sguardo di Edo sulla mia schiena. Mentre mi facevo largo tra la folla, non vedevo l’ora di stare da solo con Lucia. Volevo raggiungerla, dirle tutto quello che provavo, chiarire ogni malinteso. Le parole di Laura, la sua lacrima, il suo gesto… tutto mi creava un’inquietudine profonda. Cosa era successo in una manciata di secondi tra lei e Jack?

Mi incamminai verso la mia ragazza in un tumulto interiore che raggruppava tutto il percorso fatto fino a quel momento e con l’aggravante della preoccupazione per il mio amico. Ora però la missione era Lucia e spiegarle cosa c’era tra me e la sua sorellastra Sofia. Una relazione ai confini della realtà, avrei trovato le parole senza che potesse sembrare una cosa assurda? Come avrei potuto dirle senza sembrare un pazzo che la sua sorellastra Sofia era la mia Guru, che c'era di mezzo un oggetto magico legato allo spirito di mia madre, solo a ripensarci sembra assurdo pure a me!

La raggiunsi, la presi per mano e il suo sorriso si spense. «Fra’ tutto bene?» mi chiese con uno sguardo interrogativo, probabilmente dato dalla mia espressione.

«Devo parlarti» risposi sbrigativo al suo orecchio.

Le luci della festa sfumavano dietro di noi, mentre guidavo Lucia lungo il sentiero che portava al castello. Il suono della musica si affievoliva, lasciando spazio al silenzio della notte. Lucia era al mio fianco silenziosa con il suo volto illuminato dalla luna, i suoi occhi erano fissi sul castello.

Il passato non esiste più. Il futuro non è ancora arrivato. C’è solo il presente, e tu sei il presente”, una strana eco con queste parole irruppe tra i miei pensieri. Era la voce di Sofia nella mia testa, interpretando perfettamente ciò che mi preparavo a fare, e ricordandomi il nostro legame. Dovevo credere a quelle parole, abbandonare ogni peso, e abbracciare il momento presente con Lucia, ma un’ombra di dubbio persisteva, sottile ma inconfondibile come il vento tra le mura del castello. Ne avrei avuto la forza?

Arrivammo davanti al grande portone di legno, illuminato da fari che lo facevano sembrare ancora più imponente contro il cielo notturno. Lucia si sedette sul muretto basso che delimitava l’ingresso, le gambe che penzolavano nel vuoto. Io mi fermai di fronte a lei, appoggiandomi con la schiena al portone. L’atmosfera era più intima qui, il brusio della festa quasi un eco lontano.

Mi avvicinai a lei fermandomi con il viso a un palmo dal suo. Lei, con i suoi splendidi occhi verdi fissi nei miei, mi fece segno di avvicinarmi, e quando le fui accanto mi prese con le mani la nuca, avvicinando le nostre labbra e baciandomi con passione.

«Lucia» iniziai, con voce bassa e sincera, allontanandomi da lei, «volevo parlarti di quello che è successo l’altra sera, a casa tua. So che sei rimasta… colpita. E capisco perché.»

Lucia mi guardò negli occhi, un’ombra di preoccupazione presente nel suo sguardo. Annuì lentamente, stringendo un poco la mia mano. Sentivo il bisogno di darle una spiegazione, e mi sentivo in colpa per averla messa in quella situazione.

«Non volevo farti sentire a disagio, né tanto meno mentirti. È che… è una cosa difficile da spiegare. Riguarda Sofia, sì, ma non nel modo in cui pensi.»

Lucia aggrottò le sopracciglia. «In che senso?» chiese, la voce, appena un sussurro. Il suo sguardo era interrogativo, e capii che dovevo essere il più chiaro possibile.

«Ultimamente mi sentivo un po’… perso. Sai, dopo la bocciatura al diploma, il lavoro al Mc… e il rapporto con mio padre, la perdita di mia madre, non so bene cosa voglio fare della mia vita. Mi sentivo come se fossi stato a un bivio, senza sapere quale strada dovessi prendere.»

Lucia mi strinse la mano più forte, uno sguardo di comprensione nei suoi occhi. «Ti capisco» disse. «Anche io a volte mi sento così.»

Il suo appoggio mi diede un po’ di coraggio per continuare.

«E Sofia… beh, lei ha un modo di vedere le cose… diverso. Mi ha aiutato a fare chiarezza dentro di me. Non è una questione di consigli pratici, ma di… prospettiva, di un modo diverso di guardare le cose.»

Lucia rimase in silenzio per un momento, pensierosa. Poi chiese: «Cosa intendi?»

Sentivo il suo bisogno di capire, la sua diffidenza che piano piano si scioglieva.

«L’altro giorno, a casa mia, le ho parlato del sogno che avevo avuto la notte del tuo compleanno, ricordi? Te ne avevo parlato al bar di tuo padre quella mattina... beh quel sogno mi aveva sconvolto più di quanto riuscissi ad ammettere.» Avevo il fiato corto ma ero un fiume in piena. Lucia mi guardava negli occhi silenziosa e con lo sguardo un po' cupo, mentre con la sua mano ancora stretta alla mia tremava impercettibilmente. «E mi ha fatto riflettere su un sacco di cose. Mi ha fatto capire che forse devo smetterla di rimuginare sul passato e concentrarmi sul presente. Mi ha parlato di… come dire… di trovare la mia strada, di ascoltare il mio cuore.»

Lucia mi guardò con attenzione, cercando di capire. «Sembra… strano. Perché è stata a casa tua!?» disse, un velo di incertezza nella voce.

Capivo che le mie parole potevano sembrare confuse, ma dovevo insistere. «Lo so, è strano, è semplicemente comparsa lì» ammisi. «Ma… mi ha fatto stare meglio. Mi ha dato una… prospettiva diversa. Mi ha detto una cosa che mi è rimasta impressa: che per ogni malattia c'è una cura, e che la guarigione inizia con l'accettazione.  Sembra una banalità, lo so, ma detto da lei… aveva un significato diverso. Mi ha fatto capire che devo fidarmi di più di me stesso, delle mie sensazioni.»

Lucia abbassò lo sguardo per un attimo, poi lo rialzò, incontrando i miei occhi. «Non è che la consideri… non so, una specie di… guru?» chiese, con un mezzo sorriso. Il suo tono era più leggero, quasi scherzoso, e questo mi diede speranza.

Sorrisi a mia volta. «Non... è una questione di come la considero io, è che il suo aiuto mi ha dato la forza di fare chiarezza in me. Lei è…» cercavo le parole giuste, ma Lucia mi anticipò.

«Non so, una specie di maestra spirituale o qualcosa del genere?»

«Sì!» Risposi, guardando la mia ragazza con due occhi colmi di gratitudine per la sua grande comprensione, «Sofia, è una persona che mi aiuta a capire me stesso, a fare chiarezza dentro di me. Mi fa vedere le cose da un punto di vista diverso, mi sprona a cercare la mia verità. Mi ha fatto capire che dentro di me ho già tutte le risposte che cerco, devo solo imparare ad ascoltarmi, e mi ha sempre incoraggiato ad essere chiaro e onesto nei tuoi confronti, dicendo che il nostro amore è una cosa magnifica in un mondo pervaso dall’odio e dall’egoismo della gente.»

Lucia mi guardò con un’espressione più dolce, ma ancora con un pizzico di preoccupazione. «E questo… cosa significa per noi?» chiese.

La sua domanda era diretta, e capii che dovevo essere sincero fino in fondo.

«Significa che… capisco che ti possa sembrare strano, che tu quella sera a casa tua ti possa essere sentita gelosa. E avevi perfettamente ragione. Non avrei dovuto tenertelo nascosto. Ma ti giuro, Lucia, non c’è niente di romantico tra me e lei. Io… io sto bene con te. Sei tutto ciò che voglio! Sofia è… la mia Guru, una persona che mi aiuta a crescere, a capire me stesso. Ma non c’è niente di più. È te che voglio al mio fianco! Ti voglio bene, Lucia.»

Lei mi strinse forte, appoggiando la testa sulla mia spalla.

«Anch’io ti voglio bene, Francesco» sussurrò. «Solo… promettimi che mi parlerai di queste cose la prossima volta, senza tenermi allo scuro di quello che stai vivendo.»

«Te lo prometto» risposi, stringendola a mia volta. Mi sentivo sollevato. Finalmente le avevo detto la verità, almeno la parte più importante. Speravo che si fidasse di me.

Ma mentre mi stringeva, Lucia non disse nulla per un lungo momento. Poi, con un sospiro appena percettibile, mi strinse la mano. Il suo sguardo, però, era ancora fisso sul castello, perso in un pensiero che non riuscivo a decifrare.

Proprio in quel momento, sentimmo una voce chiamare il mio nome.

«Fra’! Ci siete?» Era Edoardo, che si avvicinava a noi con un’espressione confusa. «Tutto ok qui? Vi stavo cercando.»

L’atmosfera intima svanì di colpo. Il momento era finito. Avrei voluto rimanere con Sofia più a lungo ma dipendevo da Edo.

Lucia invece mi trattenne con una mano sull’avambraccio e si rivolse a lui, «Ci dai ancora qualche minuto?» con un tono che non ammetteva repliche, pur essendo velato da una certa stanchezza.

Lo sguardo che mi rivolse era un misto di richiesta d’aiuto e bisogno di chiarezza.

Edoardo, colto alla sprovvista, annuì semplicemente, passandosi una mano tra i capelli e allontanandosi verso il parcheggio dove aveva lasciato l’auto. Mi sembrava quasi sollevato di potersi sottrarre a quella situazione tesa.

Lucia si voltò di nuovo verso di me, prendendomi entrambe le mani tra le sue. «Devo… devo pensarci un attimo» disse, con la voce incerta. «Quello che mi hai detto… è molto da elaborare. Non dubito della tua sincerità, Francesco, ma… Sofia è importante per te, lo sento. E questo mi… mi spaventava un po’.»

Strinsi le mani di Lucia, cercando il suo sguardo. «Lo capisco» risposi, con voce dolce. «Ma devi credermi, non c’è niente di più di un’amicizia. Lei mi aiuta a capire me stesso, ma il mio cuore… il mio cuore appartiene a te, Lucia.»

Un silenzio calò tra noi, interrotto solo dal lontano brusio della festa. Lucia abbassò lo sguardo, mordendosi leggermente il labbro inferiore. Sembra combattuta, divisa tra il desiderio di credermi e i dubbi che ancora la assalivano, poi alzò lo sguardo cercando il mio. «Anche il mio cuore ti appartiene, ti appartiene dalla prima elementare!»  Mi baciò, mentre una lacrima le rigava la guancia. «E poi c’è Laura…» sussurrò, dopo il bacio con ancora le nostre labbra che si sfioravano. «Quello che è successo tra lei e Jack… e il suo avvicinamento a Edoardo… è tutto così complicato, e non mi piace per niente!»

Sospirai. «Lo so» ammisi. «Edoardo non capisce la gravità della situazione. Ho cercato di parlargli, ma… sembra che non voglia sentire ragioni. È accecato da Laura… dice che gli piace stare con lei, e non è preoccupato per Jack…»

Lucia scosse la testa, con un’espressione impensierita. “Devo parlare assolutamente con Laura. Non voglio che si faccia male. Ma soprattutto… non voglio che faccia del male a Jack. È un buon amico e vorrei sapere che succede…»

Annuii. «Forse dobbiamo parlarne tutti insieme…» proposi. «Magari riusciamo a farli ragionare.»

Lucia mi strinse di nuovo, in un abbraccio, con un sorriso appena accennato. «Forse hai ragione! Mi sento fortunata ad averti nella mia vita, ho sbagliato ad avere dubbi su di te! Ti amo!»

La strinsi a mia volta, sentendo il suo profumo dolce e familiare. Per un momento, il mondo esterno svanì, lasciando spazio solo a noi due. «Ti amo anch’io, ti ho sempre amata!» le confessai, anche i miei occhi si fecero lucidi.

In quell’abbraccio, entrambi trovammo conforto e pace. Sapevamo che le difficoltà non erano ancora del tutto superate, ma avevamo trovato un punto di contatto, una base solida su cui ricostruire la nostra fiducia.

Mentre la tenevo stretta a me ripensavo al testo della canzone che mi aveva dedicato poco prima, e a quanto la musica fosse evocativa e sapesse parlare direttamente alle nostre vite:

“More than words (Più che le parole)

Ho provato a parlarti e farti capire,

Non devi far altro che chiudere gli occhi

allungare le mani e toccarmi,

Tienimi stretto e non lasciarmi mai,

Più delle parole,

ciò che ho sempre avuto bisogno

e che tu mi mostrassi,

Così non dovrai più dirmi che mi ami

Perché lo saprei già.”

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