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← L'estate in cui conobbi Sofia

Creato il 30/05/2026, 15:29 · Aggiornato il 30/05/2026, 15:30

Capitolo 21: XX

@bergadavideDavide
AdolescentiCompleta

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Radio Ethiopia

Decisi di rompere il ghiaccio, ero preoccupato per lui, e lo affiancai mentre camminava. «Senti, Edo» iniziai, cercando di mantenere un tono calmo, «Che succede con Laura e… da quanto hai iniziato a fumare?» gli chiesi, avvicinandomi a Edo. Il volume della musica era altissimo, dovevo urlare per farmi sentire.

Stava camminando veloce quasi per sfuggire alla mia domanda. Si voltò di scatto, con un’espressione che non mi piacque per niente. Abbassò lo sguardo, un lungo silenzio carico di tensione calò tra noi, poi alzò di nuovo gli occhi, un’ombra di fastidio a incupirgli il viso. «Fra, ma chi sei, mio padre? Ho iniziato da un mesetto…» disse con un tono tra il sarcastico e il risentito, il fumo che gli usciva lentamente dalle labbra. Ma subito dopo, come pentito di quella frase, cambiò tono, si passò una mano tra i capelli e rimase un secondo pensieroso, quasi a cercare le parole giuste, poi, cercando di sovrastare il boato della musica, mi guardò dritto negli occhi. «Succede che, ultimamente, Laura litiga spesso con Jack, per ogni cosa. E quasi per caso ha iniziato a confidarsi con me, la cosa va avanti da un paio di settimane almeno. Ci siamo… avvicinati, ecco.» Concluse quando ormai eravamo arrivati davanti allo stand della birra. Ordinò una Ipa media e mi guardò con gli occhi come a chiedermi se mi unissi a lui, ma io feci cenno di no con la testa.

Non presi nulla, la sua confessione mi aveva tolto la voglia di bere. Mi girai a guardare il palco che era quasi pronto. Jack e gli altri stavano finendo le ultime preparazioni e Lucia non si vedeva ancora, immaginai che fosse dietro le quinte a parlare con Laura, come facevano spesso.

Il racconto di Edo non mi quadrava. Solo l’altro ieri, al compleanno di Lucia, mi aveva chiesto che intenzioni avessi con lei, dicendomi che, se non mi fossi fatto avanti, ci avrebbe provato lui. E adesso mi diceva che si era avvicinato a Laura da almeno due settimane? I conti non tornavano affatto ero stra sicuro che la storia con la ragazza di una sola mezza giornata, Caterina, fosse una cazzata bella e buona e che non ci fosse mai stato nulla, e che la cosa con Laura fosse molto più seria di quello che mi stava raccontando.

Mi raggiunse qualche minuto dopo, stringendo tra le mani un bicchiere di plastica mezzo vuoto. Mi ero allontanato dallo stand di qualche passo, perso nei miei pensieri. Bevve un grosso sorso di birra finendolo e, arrivato al mio fianco si girò anche lui a guardare il palco. «Buona! Ci voleva proprio!»

Immaginai di sì, al suo posto ne avrei avuto bisogno anche io! Incrociai le braccia al petto senza guardarlo, sentendo un crescente fastidio.

Edo poi continuò, senza incrociare il mio sguardo. «E… se vuoi proprio saperlo, a me non dispiace stare con lei, Laura è una ragazza che ti fa bruciare il sangue nelle vene, se capisci quello che intendo…»

Intendevo benissimo! Lo stesso però non diedi voce a quello che pensavo veramente, ovvero, che fosse ancora fidanzata e che Jack fosse un tipo all’apparenza pericoloso. Poi però, all’improvviso mi tornarono in mente la rissa che Edo aveva provocato alla pizzeria e le continue chiacchierate al Social Bistrot con Laura. Ci avevo visto giusto, anche se lui, quella sera, alla mia domanda, aveva negato tutto. La musica si fece ancora più assordante, il concerto stava per iniziare davvero.

Cercai Lucia con lo sguardo, sperando di trovare un po’ di conforto nel suo sorriso. Non sapendo come comportarmi con Edoardo, mi guardai intorno, e la scena che ci si presentò davanti era quella tipica di una festa della birra: un brulicare di gente che si spostava tra gli stand, bicchieri in mano, l’aria densa di odori invitanti – il malto della birra, la carne che sfrigolava sulle griglie, un vago sentore di fritto – e musica rock e blues che faceva da sottofondo, alzandosi e abbassandosi a seconda di dove ti trovavi.

Il castello di Lardirago, illuminato da semplici lampadine appese a festoni, faceva da sfondo a tutta la scena, con le sue mura che mostravano i segni del tempo, creando un’atmosfera informale ma suggestiva. Le file ordinate davanti agli stand dei birrifici si alternavano a gruppi di persone che si accalcavano intorno ai tavoli per appoggiare i bicchieri e chiacchierare.

Riconobbi subito lo stand del Birrificio Oltrepò, con il loro logo che richiamava le colline. Poco più in là c’era Gambolò, dal quale era appena tornato Edo, con i fusti in bella mostra. Notai anche 50&50, con uno stand più moderno, e poi due nomi che conoscevo bene: il Ducato e l’Opperbacco. Gli stand erano il cuore della festa: banconi di legno grezzo, spillatori cromati, cartelli con i nomi e i loghi dei birrifici. Si vedevano i mastri birrai intenti a spillare birra, rispondere a domande e scambiare due chiacchiere con i clienti. Sembrava esserci birra per tutti i gusti, in una classica festa della birra di paese, ma con un’offerta di birre artigianali di qualità.

L’atmosfera era rilassata e conviviale, quando venimmo chiamati da un gruppo di amici che stavano arrivando. Una voce squillante ruppe il mio torpore.

«Edo!»

Mi voltai e vidi un gruppetto di persone farsi largo tra la folla. Riconobbi subito Claudia, con la sua chioma bionda raccolta in una treccia laterale che le lasciava scoperto un lato del viso, incorniciato da sottili orecchini a cerchio. Indossava una corta salopette di jeans che metteva in mostra le gambe lunghe e toniche, abbinata a un top nero aderente. Ai piedi portava delle sneakers bianche. Accanto a lei c’era Zaci, il suo ragazzo, vestito con una t-shirt bianca e pantaloni cargo. Zaci aveva un sorriso aperto e contagioso. Con loro c’erano anche Lucrezia, con i suoi capelli castani lisci che le ricadevano sulle spalle e un’aria un po’ malinconica, e Alessia, con i suoi capelli rossi raccolti in una coda alta e un’espressione vivace.

Riconobbi anche Marco, il gigante della squadra di basket dell’Itis, e altri due ragazzi che avevo visto con Zaci l’altra sera al Social Bistrot. Erano venuti tutti insieme, probabilmente per vedere Lucia.

«Ciao ragazzi!» esclamò Edoardo, un sorriso forzato stampato in faccia. Sembrava teso, come se la presenza di tutti loro lo mettesse a disagio. Ma quasi subito si riprese, tornando il solito Edoardo spensierato.

Claudia mi diede un bacio sulla guancia, il suo profumo dolce e intenso mi avvolse per un istante. «Fra’, sei sparito l’altra sera al Social, tutto bene?» La sua voce era allegra e diretta, senza fronzoli.

In un flash mi tornarono in mente gli eventi degli ultimi tre giorni, forse i più intensi della mia vita. La comparsa di Sofia al Mc, la burrascosa festa in pizzeria, il concerto al club con la mia fuga, la dichiarazione a tarda notte davanti a casa di Lucia con Jack e Laura.

Il sogno con mia mamma, Sofia che diventava la mia Guru, e adesso Edo in questa strana situazione con Laura… Mi girava la testa. Cos’altro doveva ancora succedere? Giusto, dovevo ancora chiarirmi con Lucia! Un’espressione di smarrimento mi attraversò il viso.

Salutai Zaci con un cenno del capo, ricambiato con un ampio sorriso. Sembrava un tipo tranquillo e alla mano. Salutai anche gli altri ragazzi con un cenno, riconoscendoli come gli amici di Zaci del Social Bistrot.

Lucrezia salutò Edoardo con un sorriso appena accennato, uno sguardo che tradiva un misto di nostalgia e risentimento. Lui, invece, sembrava aver già superato la cosa, rispondendo con un’alzata di spalle e un sorriso aperto.

«Lucrezia! Quanto tempo! Tutto bene?» chiese con tono leggero, quasi incurante del passato. Il suo atteggiamento mi sorprese.

Alessia si avvicinò a me con un sorriso aperto. «Ciao! Lucia mi ha detto che stasera è qui a Lardirago con la band, dovevo venire per forza! Sono carica per il concerto!» Alzò un pugno al cielo.

Annuii, cercando di ignorare la tensione che si era creata, o meglio, che sembrava essersi dissolta quasi subito grazie all’atteggiamento di Edoardo. “Forse è meglio non pensarci per ora”, mi dissi. “Non è il momento né il luogo adatto per affrontare certe cose”.

«Sì, non vedo l’ora anche io!» le risposi.

Intanto Edoardo stava dando una pacca sulla spalla a Zaci.

«Andiamo a prendere qualcosa da bere?»

Subito dopo, si levò un coro dai nostri amici, «Lucy, Lucy, Lucy!» che incitavano l’arrivo di Lucia.

Poi Edoardo, insieme a Claudia, Zaci e gli altri, si diresse verso lo stand della birra più vicino. «Forza ragazzi, offro io il primo giro! Birra per tutti!» esclamò con il suo solito entusiasmo contagioso. Sembrava aver dimenticato completamente la conversazione che avevamo avuto poco prima.

Lucrezia sospirò, guardandolo allontanarsi con uno sguardo malinconico. «Edo non cambia mai» commentò con un sorriso amaro.

In quel momento i fari sul palco si accesero, proiettando fasci di luce colorata sulla folla. Un boato di applausi e urla accolse l’inizio del concerto. La folla, un gruppo di persone piuttosto numeroso per una festa di paese, si compattò di fronte al palco, qualcuno spingendo leggermente per guadagnare una posizione migliore. La musica di sottofondo cessò. Sul palco, Jack imbracciò la sua chitarra, affiancato dagli altri membri della band. Avvicinandosi al microfono, salutò il pubblico con un cenno del capo.

«Ciao a tutti! Siamo i Radio Ethiopia e siamo felicissimi di essere qui stasera a Lardirago!» La sua voce risuonò potente dagli altoparlanti. «Questa prima canzone è una delle nostre preferite… e speriamo piaccia anche a voi.»

Le prime note di “Secretly” degli Skunk Anansie invasero l’aria. Il riff graffiante della chitarra di Jack diede il via, seguito dal potente ritmo della batteria. Proprio mentre la musica iniziava a pompare, un fascio di luce bianca illuminò il centro del palco: Lucia fece il suo ingresso, accolta da un applauso caloroso e qualche urlo di incoraggiamento. Si fermò proprio al centro del palco, abbracciando i presenti con lo sguardo. Come sempre, sul palco si trasformava, assumendo un’energia e una presenza scenica che la rendevano quasi irriconoscibile rispetto alla ragazza timida e riservata di tutti i giorni. Iniziò a cantare con sicurezza, la sua voce potente e vibrante che si fondeva con la musica, portando il brano degli Skunk Anansie a nuova vita con la sua inconfondibile interpretazione.

Tra la folla, i nostri amici si scatenarono, ballando e cantando a squarciagola, carichi di adrenalina. Alcune persone intorno a loro si unirono al ballo, mentre altre osservavano incuriosite la performance. Le luci si muovevano a ritmo di musica, creando un’atmosfera vivace. Lucia si muoveva sul palco con energia, coinvolgendo il pubblico con il suo carisma.

Quando le ultime note di “Secretly” si spensero, un applauso convinto, ma non assordante, si levò dalla folla. Jack si avvicinò di nuovo al microfono, con un sorriso radioso. «Grazie! Grazie mille!» disse, con la voce leggermente affannata. «E adesso…»

Ma venne anticipato da Lucia, che con voce ferma e decisa, pronunciò una frase che mi ricordò immediatamente la sua performance al Social Bistrot, ma con una carica ancora maggiore: «Non dimenticate di usare la vostra voce!» Era il motto di Patti Smith! Un’ondata di applausi e qualche grido di approvazione si levò dalla folla, mentre la band riprendeva a suonare. Il concerto era ufficialmente iniziato.

Proprio in quel momento, Jack fece vibrare le prime note graffianti dell’intro di chitarra di “Top of the World” dei Van Halen. Un boato percorse la piccola folla raccolta davanti al palco, un’ondata di eccitazione che si trasformò in un unico, potente urlo quando Lucia si avvicinò al microfono. Il riff inconfondibile di Eddie Van Halen, con quel suo caratteristico delay, riempì l’aria, e poi entrò la batteria potente di Alex, creando un groove irresistibile. Lucia chiuse gli occhi per un istante, assaporando l’energia che saliva dal pubblico, poi aprì le labbra e la sua voce si fuse con la musica.

“High atop the world I laugh at gravity

I look down at the world and all the people looking up at me

High atop the world I play with destiny

I look down at the world and all the people looking up at me”

La sua voce era potente e chiara, incredibilmente vicina a quella di Sammy Hagar, il frontman dei Van Halen in quel periodo. Raggiungeva le note alte con facilità, trasmettendo l’euforia e la spensieratezza del brano. Mentre cantava, Lucia si muoveva sul palco con sicurezza, interagendo con il pubblico con un sorriso contagioso. Jack, alla chitarra, la seguiva con lo sguardo, eseguendo il suo assolo con una precisione e una passione che incendiarono ulteriormente l’atmosfera. Il basso pulsante, sembrava vibrare nell’aria, grazie all’impianto ben calibrato. La band, suonava compatta e carica di energia, trasportando tutti in un vortice di puro rock ‘n’ roll.

Subito dopo, l’atmosfera cambiò drasticamente con le prime note malinconiche di “Ironic” di Alanis Morissette. Un mormorio di approvazione si diffuse tra il pubblico, chiaramente pronto a cantare a squarciagola il celebre ritornello. Il batterista, che fino a poco prima aveva martellato ritmi hard rock, ora scandiva un beat più morbido e cadenzato, mentre il basso disegnava linee melodiche che sostenevano l’armonia. Lucia, con una voce che ricordava sorprendentemente quella di Alanis, iniziò a cantare le strofe ricche di immagini contrastanti e paradossi della vita quotidiana.

“An old man turned ninety-eight

He won the lottery and died the next day

It’s a black fly in your Chardonnay

It’s a death row pardon two minutes too late”

Il pubblico si unì a lei nel ritornello, cantando in coro.

“It’s like rain on your wedding day

It’s a free ride when you’ve already paid

It’s the good advice that you just didn’t take

Who would’ve thought? It figures”

L’esecuzione era impeccabile: l’interpretazione di Lucia era sentita e coinvolgente, la band suonava compatta e precisa, creando un’atmosfera intima e riflessiva. Anche l’assolo di chitarra di Jack, pur mantenendo un tocco rock, si adattava perfettamente al mood della canzone, con note melodiche e un suono pulito. Al termine del brano un applauso scrosciante sancì il successo della performance.

L’energia sul palco era palpabile, e Lucia si muoveva con una grinta contagiosa, saltando, interagendo con il pubblico e dominando la scena con la sua voce potente.

Io guardavo Lucia pensando tra me e me quanto fosse incredibile come si trasformasse quando saliva sul palco. Sembra un’altra persona, piena di sicurezza e di energia. La band, compatta e affiatata, la seguiva con precisione e passione. Edoardo e gli altri nostri amici ballavano e cantavano sotto il palco, incitandola a gran voce. Ogni tanto, lo sguardo di Lucia vagava tra la folla, come a cercare qualcuno. “Mi sta cercando?”, mi chiesi, sentendo un brivido lungo la schiena.

Il concerto proseguì con un mix di cover e pezzi originali, creando un’atmosfera sempre più coinvolgente. Suonarono brani rock energici, alternati a ballate più intense, mostrando la versatilità della band. Tra le cover, si distinsero “You Oughta Know”, sempre di Alanis Morrisette, che fece scatenare il pubblico, e una potente versione di “Seven Nation Army” dei White Stripes, con un assolo di basso che fece vibrare il palco. “Riesco a percepire la sua anima in ogni nota che canta”, pensai, mentre Lucia si esibiva con passione.

I suoi occhi brillavano di una luce intensa e il suo sorriso era contagioso, sempre cercandomi con lo sguardo. Era bello sapere che era la mia ragazza!

Dopo una decina di canzoni le luci si abbassarono leggermente, creando un’atmosfera più intima. Jack si sedette su uno sgabello con la sua chitarra acustica, mentre Lucia si avvicinava al microfono, con un sorriso dolce.

Questo è il momento che preferisco”, pensai. “Quando la sua voce si spoglia di ogni artificio e arriva dritta al cuore”.

«Adesso vorremmo proporvi qualcosa di un po’ diverso» disse Lucia, la sua voce ora più calma e confidenziale. «Un piccolo momento acustico, solo voce e chitarra.»

Un applauso di approvazione si levò dal pubblico, mentre le luci si concentravano sui due musicisti. Sentii la voce di Laura sotto il palco incitare il suo ragazzo. L’avevo persa di vista.

Jack iniziò a pizzicare le corde della sua chitarra, introducendo le prime note di “Because the Night” di Patti Smith. Lo sguardo di Lucia si posò di nuovo su di me per un istante, prima di chiudere gli occhi e iniziare a cantare. La sua voce, potente ma al contempo delicata, riempì l’aria, creando un’atmosfera magica. Ogni parola sembra dedicata a me, pensai, sentendo il cuore battere all’impazzata.

Edoardo mi diede una pacca sulla spalla con un sorriso complice, e mi disse in un orecchio, «È davvero la tua ragazza?! T’invidio amico!»

lo guardai negli occhi, era un complimento sincero, non stava rosicando né mi stava prendendo in giro, e questo mi inorgogliva. «Si è la mia ragazza!» gli risposi immediatamente, indicandola con un dito, e lei dal palco, quasi ci avesse sentito, mi sorrise.

Subito dopo, Jack intonò le prime note di “How You Remind Me” dei Nickelback, in una versione acustica che ne esaltava la melodia malinconica. La voce di Lucia si adattava perfettamente al brano, donandogli una nuova intensità emotiva. Terminato il set acustico, la band tornò al completo sul palco, e l’energia tornò a salire. Per l’ultima canzone, Lucia prese il microfono e si rivolse al pubblico con un sorriso emozionato. Il suo sguardo cercò di nuovo il mio tra la folla, e questa volta i nostri occhi si incontrarono per un momento più lungo.

«Questa ultima canzone… è molto speciale per me» disse, il suo sguardo fisso nei miei occhi. «Vorrei dedicarla a una persona…» la sua voce era emozionata poi si mise una mano sul petto e mi indicò, «che è sempre qui, nel mio cuore!»

Un mormorio si diffuse tra il pubblico, mentre io sentivo il cuore battere forte. Edoardo mi diede un’altra pacca sulla spalla, questa volta con un’espressione maliziosa.

«Questa è per te, Francesco» disse Lucia, il suo sguardo ancora fisso nei miei occhi, un dolce sorriso che le illuminava il viso.

Le prime note di “More Than Words” degli Extreme si diffusero nell’aria, accolte da un boato di gioia. La band era disposta in semicerchio, con Lucia al centro e Jack seduto su uno sgabello con la sua chitarra acustica. Il batterista accompagnava usando i bonghi, creando un ritmo leggero e avvolgente, mentre un altro musicista aggiungeva tocchi leggeri con un tamburello. Lucia cantava con il cuore, la sua voce piena di emozione. Durante l’assolo di Jack, le luci si abbassarono leggermente, concentrandosi su di lui, mentre il batterista intensificava leggermente il ritmo sui bonghi e il tamburello aggiungeva alcuni accenti delicati. Lucia si avvicinò al bordo del palco e mi sorrise dolcemente, facendomi un piccolo cenno con la testa.

Il concerto si concluse tra gli applausi scroscianti del pubblico, che chiedeva a gran voce il bis.

Io, stanco ma felice, diedi una pacca sulla spalla di Edo, cercando la sua attenzione che si era concentrata su un gruppetto di ragazze lì vicino, che non nascondevano affatto di ricambiare le sue attenzioni.

«Mi accompagni a bere una birra?» dissi, un po’ per darmi la carica per il momento che da lì a poco avrei vissuto chiarendomi con Lucia e un po’ perché volevo parlare ancora con lui della situazione con Laura, che avevo visto ancora molto presa da Jack.

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