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L’addestramento
Mentre pedalavo verso casa, avvertii il braccialetto come se vibrasse, una sensazione che cominciava a diventare ricorrente, ma che ancora rimaneva indefinibile. Ripensai all’intimità provata prima con Lucia, al suo respiro caldo sul mio collo. Era stato tutto così eccitante. Poi la scenata di gelosia di Lucia mi aveva fatto temere il peggio. Ero riuscito a metterci una toppa, almeno per il momento. Fino a quando non avesse scoperto del braccialetto. Cosa dovevo fare? Perché, seppur rischiando di apparire un pazzo, non le avevo detto tutto? Magari si sarebbe incazzata ancora di più… magari avrebbe addirittura cercato un chiarimento con Sofia!
Era un bel casino...
Era innegabile. Quello che mi ero immaginato di Sofia, quando l’avevo conosciuta solo l’altro ieri al McDonald’s, era assolutamente sbagliato. Il mio colpo di fulmine, adesso lo capivo, era dovuto a tutt’altro rispetto a quello che credevo. Anche il percorso che avevo accettato di intraprendere con lei non era sicuramente una passeggiata. Da una parte c’era la mia relazione con Lucia, del tutto normale, dall’altra c’era il percorso di ricerca spirituale che Sofia mi aveva offerto. Ma come mi aveva fatto intendere senza mai dirmi nulla a riguardo, implicava un rigido modello comportamentale che si stava delineando.
All’improvviso successe una cosa che definire incredibile avrebbe sminuito l’esperienza che provai. Sotto la luce dei lampioni, l’immagine di Sofia si formò nitida nella mia mente. Mi irrigidii sul sellino, quasi perdendo l’equilibrio. “Sofia?” pensai, stringendo il manubrio. Ma che stava succedendo?
“Non ti spaventare” risuonò una voce calma e profonda nella mia testa. “Sono io. Comunico con te attraverso... un canale diverso.”
«Sei… nella mia testa?» dissi al vento, spaventato. Ma che cavolo…
“Nessuno oltre te stesso può essere nella tua testa” mi rispose Sofia, chissà da dove.
Mi guardai intorno: ero solo. Lasciai il parco della Vernavola e svoltando al semaforo di via Folperti, verso il Naviglio, un’eco lontana mi raggiunse, di nuovo.
Era ancora la voce di Sofia. Un brivido mi percorse la schiena, “Calmati e concentrati” disse. “Questo è uno dei primi passi del tuo addestramento. Imparare ad ascoltare la voce interiore, la connessione che ci lega al di là del mondo fisico.”
Rallentai, cercando di non cadere e di concentrarmi sulla strada e sull’assurdità di quella conversazione telepatica.
Ma era impossibile.
“Devi sapere” continuò Sofia, con tono più serio, “che il percorso che hai scelto non è solitario. Le energie che muoviamo influenzano il mondo e le persone che ami.”
Pensai subito a Lucia e al segreto che le stavo nascondendo,
“La sincerità è una pietra angolare di questo cammino” proseguì Sofia, come leggendo i miei pensieri. “Non ti chiedo di rivelare i dettagli precisi, ma l’onestà nel tuo cuore creerà un’armonia che ti sarà d’aiuto.” Non era un ordine, ma un consiglio sussurrato con dolcezza. Non mi stava dicendo “devi dirlo a Lucia”, ma quasi…
“Comprendo le tue esitazioni” aggiunse, indovinando quello che mi passava per la testa. “Parlare di certe cose può sembrare difficile, soprattutto con chi non condivide la nostra visione. Ma l’amore vero si basa sulla fiducia e sulla condivisione, anche delle parti più nascoste di noi stessi.”
“Considera questo atto di sincerità come un’iniziazione” continuò. “Devi sapere che, contrariamente a quello che si può immaginare, un’iniziazione non è una cosa che avviene in luoghi remoti, con rituali complessi. Ma nell’atto di mostrare la tua vulnerabilità con coraggio. Confidandoti con Lucia, troverai la forza che risiede in te. Lo stesso però pensa anche al fatto che la verità deve essere espressa ascoltando anche la persona che ci sta di fronte, perché se espressa con durezza e senza compassione, può ferire anziché illuminare. La spada della discriminazione, pur affilata, deve essere maneggiata con la mano dell’amore.”
Quello che poteva essere un lungo discorso, si formò in un istante nella mia mente,
Il silenzio tornò nella mia testa e intorno a me, interrotto solo dalle ruote sull’asfalto e dal mormorio del Naviglio. Le parole di Sofia, come un’eco lontana, risuonavano ancora nella mia mente. Sapevo che aveva ragione: dovevo parlarne con Lucia e al più presto.
Mentre svoltavo per la via di casa, scorsi Edoardo seduto sul muretto del Naviglio, con le gambe a penzoloni. Chissà da quanto tempo se ne stava lì.
«Edo? Che fai qui a quest’ora?» gli chiesi, fermandomi.
Mi guardò con aria pensierosa. «Avevo voglia di parlare con qualcuno, visto che ti avevo mandato un paio di messaggi qualche ora fa, ma tu non hai mai risposto.» Era un racconto vago, ma in effetti a casa di Lucia mi erano arrivati dei messaggi. Ma non ero solito guardare molto il cellulare. Edo continuò senza badare a me, «E visto che avevo bisogno di pensare, sono venuto qui, dove io e te ci fermiamo spesso a chiacchierare.»
In effetti quello poteva essere definito tranquillamente il nostro posto, davanti a casa mia, quel muretto di cemento a fianco al ponte di fronte alla Ex Necchi, dove innumerevoli volte ci eravamo confidati.
«Quindi, senza nemmeno accorgermene, mi sono ritrovato sotto casa tua…» aggiunse, guardandosi intorno come se solo in quel momento realizzasse dove fosse. Poi, senza particolare enfasi, annunciò: «Mi sono lasciato con Caterina…» e sospirò.
«Cosa? Ma non stavate insieme da… mezza giornata?» esclamai.
«Appunto» rispose. «È bastato per capire che non faceva per me. Nessuna regge il confronto con Lucia.» Non perdeva occasione per ricordarmi del suo interesse per la mia ragazza. Poi mi rivolse uno sguardo malizioso. «Ma tu? Da dove vieni? A quest’ora!»
Ero stanco per l’esperienza – che definivo “extrasensoriale” – con Sofia e per la cena con Lucia. «Ero a cena da Lucia» risposi. «Sua madre ci teneva a presentarmi il suo nuovo marito, Antoine…»
Non mi lasciò finire. Saltò giù dal muretto e mi cinse il collo. «Aspetta… eri a cena dalla madre di Lucia e ti ha presentato il suo compagno?! Ma non state correndo un po’ troppo? State insieme da quarant’otto ore!»
«Edo!» esclamai esterrefatto. «A parte che conosco Manuela da dieci anni e sono stato a cena da loro mille volte… e poi non stiamo affatto correndo troppo! Era una semplice cena.»
Edoardo mi guardò con un’aria scettica, poi esclamò, ridacchiando, «Certo che siamo proprio diversi io e te! Io sto con una tipa mezza giornata e sono pronto per la prossima, tu stai con Lucia da un giorno e sei già stato a casa sua a conoscere l’intera famigliola!»
«Non così assurdo, se ci pensi» risposi senza badare troppo al suo voler essere ironico, «Non saprei nemmeno contare le volte che sono stato a cena a casa di Lucia. E che sua madre mi ha praticamente visto crescere…»
«Quindi?» chiese Edo, tagliando corto, «Com’è il tipo nuovo della mamma della tua ragazza?» Nella voce di Edo c’era un sacco di sottintesi, cosa che mi dava fastidio. Ero stanco morto per la serata e le sue allusioni mi stavano davvero innervosendo, considerando la situazione,
«Mah! Si un tipo a posto, uno Chef come Manuela. Dice che si sono conosciuti in Francia, comunque» dissi, cercando di cambiare discorso, «la cena è andata... insomma, tranquilla.» Era una mezza verità. Dire che era stata tranquilla era un eufemismo colossale, dentro di me c’era un casino di emozioni e nuove consapevolezze.
«Tranquilla? Dai, racconta! Com’è andata la vostra "prima" da fidanzati?» insistette Edoardo, ignorando totalmente l’orario e il fatto che mi vedesse a pezzi.
Lo conoscevo bene, faceva così quando non voleva restare da solo. «Beh!» risposi, sentendo un calore salirmi al petto. Ripensare a Lucia e al suo corpo e alle mie mani che lo esploravano, era molto imbarazzante, ma risposi solamente «È stato… bello, sì.»
«Bello come?» chiese Edoardo, curioso
A quel punto, non ce la facevo più a tenermi tutto dentro. «Ok, ok» dissi, abbassando la voce. «Alla fine della serata se n’erano andati tutti e siamo rimasti soli io e lei..»
Edo spalancò gli occhi e con la mano mi fece segno di continuare.
E io continuai. «Beh, eravamo sul divano… ci siamo avvicinati parecchio... diciamo che l’atmosfera era... calda.»
Gli occhi di Edoardo si illuminarono. «Ok... e poi?»
Annuii, con un sorriso che diceva tutto. «Poi la situazione si è fatta… diciamo, bollente. Era seduta sulle mie gambe e, beh, c’è stato un bel contatto fisico.» Sentivo le guance in fiamme al ricordo e mi saliva l’eccitazione. «Però alla fine lei mi ha fermato. E io... beh, I’ho rispettata, ovviamente.»
Edoardo mi diede una pacca sulla spalla. «Bravo, amico. Ottimo segno. Vuol dire che siete a un passo…»
«Già» risposi, ma il mio tono era cambiato. Mi era tornata in mente di colpo quella scena di gelosia.
Edo si appoggiò ancora al muretto, perdendo di colpo l’interesse e mentre guardava tutte le notifiche che gli erano arrivate, malgrado fosse tarda notte, disse con un tono lontano, «Dai, sputa il rospo! C’è qualcos’altro vero?» mi sollecitò, notando subito il mio cambio di espressione
Dopo un grosso respiro, cercando le parole giuste, gli raccontai. «Poi, però Lucia mi ha fatto una brutta scenata di gelosia...»
Edoardo a quel punto, non resistendo, scoppiò a ridere, «Amico, in che senso? E, gelosa di chi…» poi cogliendo al volo la situazione mi guardò negli occhi con ancora il cellulare in mano, con lo schermo acceso, «C’entra l’altra tipa, giusto? Quella grande, com’è che si chiama?»
Sossi la testa, «C’hai azzeccato Edo, bravo! C’entra Sofia... Ed è una… storia, strana» ammisi con un tono vago.
Il sorriso di Edoardo svanì lentamente, sostituito da un’espressione perplessa. «Situazione strana? Ma che stai dicendo? Sembra una roba… da pazzi.»
Cercai allora di spiegare al meglio, intuendo l’impossibilità di far capire a Edo quello che volessi dire. «Non lo so nemmeno io. È come se… ci fosse un’intesa tra noi, che non so come spiegare.»
Edoardo, mi fisso esterrefatto. «Cioè, hai avuto sto colpo di culo spaziale che ti sei messo con Lucia, e nemmeno una settimana già la tradisci con la vecchia! Che poi mi devi ancora spiegare, che ci trovi! Ho capito bene?» non stava nella pelle dalla situazione che trovava assurda.
Lo guardai in silenzio, assorbendo le sue parole. Poi di getto provai a spiegare. «Piano Edo, io non ho tradito Lucia con Sofia! Ho uno strano rapporto di confidenza con lei, ma non va oltre a questo, come se fosse una sorta di… motivatrice! Ecco!» trovai di colpo la metafora giusta.
Dopo un lungo silenzio, mi rispose lui mentre guardava, ancora, il telefono. «Amico! A parte che se fai una cagata del genere con una come Lucia e lei se la prende, un altro lo trova in due minuti, e poi, come hai fatto a calmarla alla fine?» Mi posò una mano sulla spalla, guardandomi negli occhi, con compassione.
Mi voltai dandogli le spalle e guardando il Naviglio placido che faceva il suo corso. «Non lo so nemmeno io, Edo, le ho detto che non c’è niente tra me e Sofia, ma non so se mi crede…» sbattendo una mano sul muretto, affranto.
Allora Edoardo mi affiancò guardando anche lui il Naviglio, «Amico le ragazze sono complicate, Lucia poi è il top, devi stare attento o ti molla, ci sono un sacco di ragazzi che le vanno dietro, te lo ripeto, lascia perdere sua sorella!»
Annuii distrattamente, pensando tra me e me. “Fosse così semplice…”
Ma la voce di Sofia risuonò lontana nella mia testa. “Parlare di certe cose può sembrare difficile, soprattutto con chi non condivide la nostra visione. Ma l’amore vero si basa sulla fiducia e sulla condivisione, anche delle parti più nascoste di noi stessi.”
Decisi che il giorno dopo avrei detto tutto a Lucia.
Poi misi una mano sulla spalla del mio amico. «Edo, ti vedo più giù del solito, tutto bene, storia di Caterina a parte?» Sapevo che c’era qualcosa.
Lui improvvisamente aveva gli occhi lucidi, mi raccontò che quella sera in casa sua c’era la guerra tra i suoi e che invece di stare a sentire le urla se ne era semplicemente andato via. E come al solito era venuto da me.
«Casa mia è anche casa tua, e poi lo sai che il nonno ti adora, se vuoi puoi fermarti per la notte» gli proposi.
Squillò il telefono, era sua madre, lo pregava di tornare a casa,
«Devo andare!» disse infine e ci separammo così.
Il naviglio davanti a noi scorreva placido e silenzioso; ognuno coi propri pensieri raggiunse casa sua.