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Le sorelle
Sofia se n’era andata, lasciandomi con quel braccialetto al polso e un turbine di pensieri. Ripensai alle sue parole, al racconto del guru, al legame con mia madre.
“La consapevolezza arriverà per gradi, non devi affrettarti ad affrontare cose che al momento sono al di là della tua comprensione. Io sono qui per indicarti un percorso, ma quel percorso non posso compierlo io per te”, lasciando queste parole enigmatiche nell’aria perché io potessi afferrarle.
Era tutto così… surreale. Il silenzio che aveva lasciato era denso di significato. Mi sentivo come reduce da un sogno vivido, che aveva scosso le fondamenta della mia realtà. Ma non aveva ancora finito,
“…e per compiere quel percorso dovrai accettare le mie indicazioni. Questo è il legame che ci legherà. Senza questa fiducia non può compiersi nulla.” Erano parole impresse a fuoco nella mia mente, sapevo nel profondo di me stesso che erano vere, come sapevo della sua autenticità come dispensatrice di saggezza, della profonda verità delle sue parole.
Cercai un appiglio nel mondo concreto e il mio sguardo cadde sul telefono. Lo sbloccai, trovando i messaggi di Lucia. Li avevo letti distrattamente prima, ma ora li guardavo con occhi diversi, cercando conforto in quella normalità che sembrava lontana. Trovai un suo messaggio che prima mi era sfuggito: “Vediamoci stasera a casa mia, per cena! Mamma vuole presentarti Antoine e farti assaggiare la sua ‘famosa’ carne alla griglia! Mi sei mancato oggi pomeriggio, e… dobbiamo riprendere il discorso di stamattina!”.
Altri messaggi seguivano, con emoticon e cuoricini. Il contrasto tra la spiritualità dell’incontro con Sofia e la concretezza di quell’invito era stridente. Sospeso tra due mondi, una cosa era certa: avrei cenato a casa di Lucia. Il suo messaggio mi risuonava nella mente: “Vediamoci stasera a casa mia, per cena..”
Dio mio! Che voglia avevo di vederla!
Ripensai alle allusioni che mi aveva fatto quella mattina, a quel suo sguardo malizioso e a quel sorriso appena accennato mentre parlava di ‘certe voglie’ che le erano venute da quando stavamo insieme. Un calore mi salì alle guance al ricordo. Quelle parole, non dette ma chiarissime, mi avevano eccitato e reso impaziente di vederla. Quel pensiero mi spinse a pedalare più forte, quasi a voler bruciare la distanza che mi separava da lei. Avevo indossato per l’occasione una camicia a maniche lunghe, per nascondere il braccialetto, e dei pantaloncini corti in jeans e le mie solite Adidas.
Era incredibile pensare che bastassero cinque minuti in bici dal caos della zona stadio a quella oasi di tranquillità nel cuore di Città Giardino. Il suo appartamento al piano terra, con accesso diretto al giardino, creava un’atmosfera quasi magica, il profumo di rosmarino e carne grigliata mi avvolse non appena mi avvicinai al cancello di casa sua.
Appena varcai il cancello, un uomo che non avevo mai visto prima mi accolse con un sorriso cordiale e un’aria distinta.
«Buonasera,» disse, tendendomi la mano. «Devi essere Francesco, giusto? Io sono Antoine, il padre di Sofia.» Le luci soffuse delle lanterne appese al pergolato creavano un’intimità accogliente.
«Piacere» risposi, stringendogli la mano.
In effetti a guardarlo bene, le somiglianze con Sofia erano evidenti.
Notai Manuela, la mamma di Lucia, intenta al barbecue. Il suono di una chitarra attirò la mia attenzione: Lucia era seduta poco distante, assorta nella musica. Indossava un leggero vestito bianco e sandaletti alla schiava; al collo brillava la collana di perle che Sofia le aveva regalato. Le note di “How You Remind Me” dei Nickelback riempivano l’aria. Le sue dita si muovevano agili sulle corde, la sua voce, dolce e malinconica, creava un’atmosfera suggestiva.
La musica sembrava fluire attraverso di lei. I suoi occhi erano chiusi, un leggero sorriso le increspava le labbra. La trovavo affascinante, così immersa nella sua passione.
Mi fermai, incantato a guardarla, un leggero rossore mi colorò le guance, quella era la mia ragazza! Facevo ancora fatica a capacitarmene…
Conoscevo bene quella canzone, ascoltata innumerevoli volte. “How you remind me of what I really am…” “Come mi ricordi chi sono veramente…” cantava Lucia.
Quelle parole, che avevo sempre interpretato come una dichiarazione d’amore, ora assumevano un significato diverso, alla luce di tutti gli avvenimenti di quei giorni. Il braccialetto, sotto la manica, pulsava contro la mia pelle.
Quando finì, Lucia aprì gli occhi e mi vide. «Ciao» disse con un sorriso.
«Ero perso nella musica» risposi, avvicinandomi. «Stavi suonando benissimo.»
«Grazie» rispose Lucia, prendendomi una mano e attirandomi a sé in un abbraccio. «Ho organizzato tutto» mi sussurrò a un orecchio, «ero d’accordo con Antoine, che appena arrivavi mi avrebbe dato il segnale e io avrei iniziato la canzone, è un regalo di benvenuto!» mi rivelò, baciandomi sulla guancia.
Come ricompensa le diedi un bacio appassionato che la fece arrossire. Mi sentivo fortunato ad averla al mio fianco.
Manuela si avvicinò con un sorriso radioso, aprendo le braccia. «Francesco! Carissimo!» esclamò, stringendomi in un caloroso abbraccio. «Quanto tempo! Mi sei mancato.» Si scostò leggermente, tenendomi le mani sulle spalle e guardandomi con affetto. «Ma guarda come sei diventato, è un po’ che non ci vediamo!» Poi si rivolse a Lucia, con un sorriso complice. «Sei stata bravissima, tesoro. Tuo padre sarebbe orgoglioso di sentirti suonare. Tutte quelle lezioni alla fine hanno dato i loro frutti.» Si voltò di nuovo verso di me, con un’occhiata maliziosa. «E finalmente, dopo anni di attesa, vi siete messi insieme! Io l’ho sempre detto che eravate fatti l’uno per l’altra. Però, tu ti facevi desiderare!» mi sorrise, facendomi l’occhiolino.
Lucia arrossì leggermente, fingendosi imbarazzata. «Mamma! Ma che dici!» protestò, con un sorriso divertito. «Non esagerare!»
Manuela rise di gusto, poi tornò seria, ma con un velo di dolcezza nella voce. «Dico la verità, tesoro. Ho sempre avuto un debole per Francesco. E poi, devo ammettere che da quando state insieme, anche la tua musica ne ha giovato. C’è qualcosa di… diverso, di più intenso.” Ci guardò entrambi con un sorriso affettuoso, poi mi presentò il suo nuovo compagno. «Francesco, ti presento Antoine. Siamo entrambi chef, ci siamo conosciuti in Francia.»
«Piacere di conoscerla» dissi ad Antoine, stringendogli di nuovo la mano.
«Il piacere è mio» rispose.
Antoine annuì alle parole di Manuela. «Lucia ci ha mostrato il regalo che le hai fatto… devo dire che hai fatto una cosa molto azzeccata! Dovevi sentire quanto Lucia ti ha vantato l’altra mattina!» commentò, appoggiando una mano sulla mia spalla.
Annuii, leggermente a disagio.
Antoine continuò raccontandomi del fatto che lui e la madre di Lucia si conobbero in Francia, durante un corso di aggiornamento, sulla cucina probiotica. Lo ascoltai distrattamente. La mia mente era altrove.
La cena proseguì tranquilla.
Quando il campanello suonò, Antoine si alzò. «Vado io» disse con un sorriso. Tornò con Sofia. Entrambi erano radiosi. «Manuela, ho una sorpresa» annunciò Antoine. «È arrivata Sofia.»
Manuela lo guardò interrogativa, poi sorrise. «Non mi avevi detto nulla…»
Lucia corse incontro alla sorella. «Sofia!» gridò, abbracciandola calorosamente. «Ciao Sofy, sei bellissima stasera!»
Ed io pensai che aveva ragione.
Sofia ricambiò l’abbraccio con un sorriso dolce ma contenuto.
Lucia era solare ed espansiva, Sofia composta e serena.
Manuela le osservava con aria bonaria, ma quando Sofia la guardò, il suo sorriso si fece più contenuto, confermando la mia idea che gli occhi verde smeraldo di Sofia mettessero un po’ di soggezione.
Sofia si separò dall’abbraccio di Lucia e tese la mano a Manuela.
«Piacere di conoscerla, Manuela» disse con un sorriso. «Papà mi ha parlato molto di lei.»
Manuela strinse la mano di Sofia e la guardò con affetto. «Il piacere è mio, cara. Tuo padre mi ha detto che sei stata a lungo in Oriente. È un piacere conoscerti.» Indicò i piatti sulla tavola, «Hai fame, Sofia? C’è ancora carne…»
Sofia sorrise, con un gesto delle mani, «Grazie, ma sono vegetariana.»
Si scambiarono un sorriso, archiviando la cosa.
Sofia, con uno sguardo calmo e penetrante, osservò per un istante la mia mano intrecciata a quella di Lucia. Poi mi rivolse un sorriso sereno. «Ciao Francesco, hai mangiato bene?»
Mi voltai e le sorrisi, stringendo la mano di Lucia. «Ciao Sofia, si era tutto buonissimo!» dissi.
I suoi occhi si posarono sui miei, e mi sembrò di leggervi una tacita approvazione.
L’atmosfera era cordiale, ma sentivo una sottile tensione, consapevole del ruolo di Sofia nella mia vita. La cena proseguì tra chiacchiere e risate, nonostante il disagio che sentivo pulsare sotto la superficie. La presenza di Sofia, seppur discreta, aveva avuto un impatto innegabile sull’atmosfera e su tutti i presenti, che sembravano attratti dai suoi modi composti e pacati. Era come se ogniuno si sentisse a suo agio con lei accanto. Io invece non proprio, a ogni suo sguardo mi ero sentito come sotto esame.
Pian piano la serata volse al termine e Sofia si alzò con un sorriso offrendosi di aiutare Manuela e Antoine a sistemare. «Vi aiuto volentieri a sparecchiare e sistemare.»
Manuela e Antoine si scambiarono uno sguardo. «Grazie, Sofia, sei molto gentile» disse Manuela, «ma non vorremmo disturbarti.»
«Nessun disturbo, mi farebbe piacere» Sofia insistette, il suo tono era calmo ma deciso.
Ci unimmo anche io e Lucia a sistemare, poi Sofia e Manuela si spostarono verso la cucina per lavare i piatti, e Antoine si dedicò alla griglia.
Io e Lucia, rimasti soli, ci sedemmo più vicini, sul divanetto del giardino. L’aria era pervasa dal profumo della sera. Lucia si appoggiò a me, la sua testa sulla mia spalla. Le presi una mano, intrecciando le dita, e rimanemmo un attimo in silenzio a goderci quella intimità.
«Finalmente soli…» sussurrai, con un sorriso malizioso, prendendole una ciocca di capelli e arrotolandola intorno al dito.
Lucia mi guardò con un’espressione divertita, alzando un sopracciglio. «Mmh, sì finalmente! Che programmi hai?» chiese con un tono giocoso, avvicinandosi lentamente
Le presi il viso tra le mani, i nostri nasi quasi si toccavano. «Beh» dissi, con un filo di voce, «avevo pensato che potremmo recuperare tutto il tempo perso questo pomeriggio…»
Lucia sorrise, le sue labbra si aprirono in un invito silenzioso. «Mmm, mi sembra un’ottima idea» sussurrò, prima di baciarmi. Le sue labbra erano un fuoco dolce, un assaggio di qualcosa di più intenso. Il bacio era leggero, giocoso all’inizio, poi si fece più profondo, un promemoria di quanto desiderassimo entrambi quel momento.
Quando ci staccammo, Lucia mi diede un leggero buffetto sul naso. «Eri in crisi di astinenza, eh?» mi prese in giro, con un sorriso che le illuminava il viso,
«Assolutamente» risposi, fingendo un’aria contrita. «Non puoi immaginare quanto…»
Lucia rise, baciandomi il collo e mordicchiandomi leggermente il lobo. «Siamo in due allora» disse, stringendosi a me. «Anche a me mancavano le tue labbra.»
Un rumore proveniente dalla cucina ci fece sobbalzare. «Sembra che stiano finendo» disse Lucia, con un sorriso malizioso. «Meglio che ci diamo una calmata.»
Si alzò e mi aiutò a fare lo stesso. Camminammo mano nella mano verso l’estremità del giardino.
«Vado a controllare» disse. «Non vorrei che si sentissero a disagio.»
Lucia entrò in casa, lasciandomi solo, coi miei pensieri, domandandomi, involontariamente cosa sarebbe successo da lì avanti. Guardai la luna che saliva nel cielo, avvolto in un’atmosfera magica e sospesa, accarezzando il braccialetto caldo sul mio polso.
Dopo qualche minuto, tornò con un sorriso complice. «Sono andati via» disse, «Sofia li ha convinti a fare un giro, e li ha seguiti, mi ha detto di salutarti.»
La ringraziai in silenzio!
Lucia mi prese la mano, tirandomi con un sorriso malizioso verso il divanetto. «Quindi… siamo soli» sussurrò, con un tono che prometteva scintille, sedendosi a cavalcioni su di me.
I suoi occhi brillavano di una luce nuova. «Dicevi che ti sono mancata tanto oggi pomeriggio…» sussurrò, giocando con un bottone della mia camicia. «Beh, direi che è il momento di dimostrarmi quanto.» Si chinò lentamente, baciandomi il collo, il suo respiro caldo mi solleticava, poi mi disse con un sospiro sottovoce in un orecchio, «Hai qualche idea su come potresti farlo?» chiese avvicinando le labbra alle mie.
Il profumo della sua pelle mi avvolse, un mix inebriante di fiori e di qualcosa di unicamente suo. Il suo tocco leggero sul mio petto accese una scintilla dentro di me.
«Forse potrei iniziare così» risposi, prima di baciarla. Il bacio era un gioco di labbra che si sfioravano, di piccoli morsi, un assaggio del desiderio che ci consumava. Poi, il bacio si fece più intenso, le sue mani si strinsero alle mie spalle, le mie scivolarono lungo i suoi fianchi. Il suo respiro si fece irregolare, un piccolo sussulto le percorse il corpo. La sentivo vibrare contro di me, ogni suo movimento un invito.
La mia mano si fermò per un istante sul suo fianco, indugiando sulla curva morbida, prima di scendere lentamente, sfiorandola appena sotto la stoffa leggera. Sentii la sua pelle fremere sotto il mio tocco, e il suo respiro si fece ancora più corto. Proprio mentre la mia mano si abbassava ulteriormente, Lucia si mosse leggermente, arcuando la schiena e avvicinandosi ancora di più a me, facendo scivolare la mia mano sul suo fianco, verso la vita. Il suo sguardo era intenso e le sue labbra socchiuse.
«Non ancora» sussurrò, con un filo di voce, prima di baciarmi di nuovo, un bacio lento e profondo che mi fece dimenticare per un attimo il mio tentativo precedente. Lucia notò la mia leggera delusione, e i suoi occhi si riempirono di una dolce confusione. «Tutto bene?» chiese, con un filo di voce.
Le sorrisi, cercando di mascherare la delusione per essermi dovuto fermare. «Sì, tutto bene» risposi, prendendola tra le braccia e stringendola forte. Poi, scacciai la delusione per il tentativo mancato, era già abbastanza, sentire il suo corpo caldo contro il mio, il suo profumo inebriante, il suo respiro sul mio collo. In fondo, avevamo tutto il tempo del mondo, stavamo insieme dall’altra sera, ma mi resi conto che la desideravo da una vita!
A quel punto, però in Lucia qualcosa cambiò all’improvviso, come se un pensiero improvviso la fece cambiare d’umore. Mi guardò intensamente e i suoi occhi erano lucidi. «Francesco» mi disse poi, la sua voce era bassa e seria, mentre con le mani sulle spalle mi allontanava quel tanto che bastava. «Prima di andare oltre, voglio sapere una cosa.» Il tempo parve fermarsi sospeso in una bolla, «Cosa c’è tra te e Sofia?» riprese con tono risoluto. «Ho visto degli strani sguardi, sia da te nei suoi confronti, che da lei verso di te. C’è una strana tensione tra di voi…»
Adesso mi guardava con le braccia conserte sempre seduta a cavalcioni sulle mie ginocchia, ma l’atmosfera era completamente cambiata. «So che è presto per essere gelosa, siamo insieme da ieri, però ci conosciamo da una vita. E… non voglio che ci siano segreti tra noi.»
La guardai negli occhi, cercando di capire quanto fosse seria. Il suo sguardo era diretto, senza traccia del sorriso di poco prima.
Merda.
Avevo passato tutta la sera concentrato su me stesso, e non mi ero accorto di quanto Lucia potesse accorgersi di tutto.
Mi sentii un idiota. «Lucia, non c’è niente» cercai di mantenere un tono calmo, ma sentivo la voce tremare leggermente. «Sofia, si è offerta…» non sapevo come specificare la nostra relazione. «Abbiamo solo parlato un po’ del sogno che ho avuto l’altra notte ricordi? Mi avevi consigliato tu di parlargliene al bar di tuo padre… e poi è sempre tua sorella…»
Lucia mi guardò con un sopracciglio alzato. «Non farmi passare per stupida, Francesco. Non sono nata ieri. E poi, smettila di dire che è mia sorella. Siamo sorellastre, e c’è una bella differenza, credimi.» Il suo tono era diventato più freddo, quasi tagliente. «E non dirmi che non c’è niente, perché lo vedo. Lo vedo da come la guardi, da come ti comporti quando lei è nei paraggi. Sembri… perso.»
Mi passai una mano tra i capelli, sentendomi alle strette. Come potevo spiegarle di Sofia e del suo discorso sul percorso spirituale? Sembrava una cosa da pazzi. E poi, mi ero reso conto solo in quel momento di quanto poco avessi considerato i sentimenti di Lucia quella sera. «Ok, forse… forse c’è stata una conversazione un po’ particolare, toccante, considerando che nel sogno c’era mia madre» ammisi, cercando le parole giuste. «Lei, insomma, è stata molto profonda. Ma non è niente di… sentimentale, te lo giuro. Mi ha parlato di… cose personali sue, delle sue esperienze. Non c’entra niente con quello che c’è tra noi.»
Lucia si alzò in piedi di scatto, incrociando le braccia al petto, il suo sguardo era ancora diffidente. «Cose personali? Tra te e lei? E cosa c’è di così personale tra voi due, da tenermelo nascosto? E smettila di minimizzare, Francesco. Non sono stupida, te lo ripeto.»
La guardai negli occhi, cercando di trasmetterle tutta la sincerità che provavo. Non potevo raccontarle di Sofia e delle sue “rivelazioni”, non ancora almeno. Mi sembrava una cosa troppo strana, e temevo che non mi avrebbe creduto. Ma volevo che capisse che non c’era niente di romantico o di nascosto tra me e sua sorella.
«Lucia, ti giuro» le presi delicatamente le mani tra le mie; all’inizio fece resistenza, poi si abbandonò, «non c’è niente di cui tu debba preoccuparti. È stata una conversazione… strana, ecco. Sofia mi ha parlato di cose che riguardano lei, il suo percorso. Non c’entra niente con noi, con quello che c’è tra noi.»
Il suo sguardo era ancora fisso su di me, indagatore. Sentivo il peso del suo silenzio, la sua richiesta implicita di verità. Ma non potevo dirgliela tutta. Non ancora. «Ti prego, credimi. Non farei mai niente per ferirti.»
Lucia mi osservò per un lungo momento, i suoi occhi che mi scrutavano l’anima. Potevo vedere il conflitto dentro di lei: la gelosia, la diffidenza, ma anche l’affetto e la voglia di credermi. Non abbassò lo sguardo che rimaneva duro, diffidente. Poi, poco alla volta, nel silenzio mentre ci fissavamo, notai una leggera increspatura farsi largo sul suo volto, come se stesse lottando con i suoi pensieri. Il suo sguardo divenne più dolce, meno accusatorio. Forse… forse mi stava credendo.
«Va bene» disse infine, la sua voce era più bassa e meno tesa di prima. «Voglio crederti, Francesco. Voglio fidarmi di te.» Mi strinse leggermente le mani. «Però…» aggiunse, con un velo di tristezza negli occhi, «ti prego, sii sempre sincero con me. Non voglio più che ci siano segreti tra noi. Soprattutto se c’è di mezzo Sofia!»
Era evidente che sentisse una sorta di competizione con la sorellastra.
Le sorrisi, sentendo un peso che mi si toglieva dal petto. «Te lo prometto, Lucia» la strinsi a me in un abbraccio. «Non ti nasconderei mai niente di importante.» Mentivo, non avevo nemmeno avuto il coraggio di dirle che adesso al polso portavo io il braccialetto di Sofia, ma in quel momento mi sembrava l’unica soluzione.
Lucia si abbandonò al mio abbraccio, appoggiando la testa sulla mia spalla. Sentivo il suo respiro calmo sul mio collo. Il silenzio tornò tra noi, ma questa volta era un silenzio diverso, più disteso, un silenzio di fiducia ritrovata. Almeno per il momento.