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← L'estate in cui conobbi Sofia

Creato il 30/05/2026, 15:29 · Aggiornato il 30/05/2026, 15:30

Capitolo 14: XIII

@bergadavideDavide
AdolescentiCompleta

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Lucia lo dice a suo padre

“Che cosa stai facendo alla mia bambina!” tuonò una voce.

Il calore dell’abbraccio di Lucia svanì di colpo, mentre sul suo viso comparve una smorfia tra sorpresa e divertimento. Lei era tranquilla, a suo agio, per nulla spaventata. Io, invece, mi sentii come un bambino scoperto con le mani nella marmellata. Era la voce di Mario, il proprietario del Bar Italia, nonché il padre di Lucia. Il sangue mi si gelò nelle vene: presumibilmente, ci aveva visti abbracciati.

Poi, guardandomi meglio, disse: «Ah, sei tu… Francesco? Non ti avevo riconosciuto subito. Ero convinto che qualcuno stesse dando fastidio a Lucia!» e mi diede una pacca sulla spalla che quasi mi fece cadere dalla sedia.

«Papà!» esclamò Lucia, con un misto di sollievo e rimprovero. «Non stai davvero pensando che Francesco…»

«Certo che no, tesoro» la interruppe Mario, con una risata. «Stavo solo prendendo un po’ in giro il tuo amico!» disse, indicandomi con un dito. Poi, facendomi un occhiolino complice, chiese: «Comunque… da quando siete così… intimi?» con un tono più indagatore.

«Papà!» esclamò Lucia, di nuovo, tra il rimprovero e una risata. «Beh… in effetti, sai. Anzi…» Si voltò verso di me, con un sorriso radioso che mi sciolse un po’ della tensione. «Papà, volevo dirti… io e Francesco ci frequentiamo» lo disse con tale naturalezza e gioia che mi sentii subito meglio.

«Con… con Francesco!? Ma… davvero!?» esclamò Mario, con un’espressione severa, quasi beffarda, che spostava lo sguardo da sua figlia a me. Mi sentii arrossire, per l’imbarazzo.

Mario mi guardò di nuovo, e il suo sguardo era indecifrabile. «Vedo che vi stavate divertendo… Immagino già che tipo di divertimento…» aggiunse con una risatina, dandomi un’altra pacca sulla spalla e lasciando il sottinteso nell’aria. Poi, lo sguardo di Mario si addolcì improvvisamente mentre si posava su sua figlia. «Lucia è una brava ragazza» disse con un tono più severo, mentre puliva il tavolo con una pezzetta bagnata, guardandomi negli occhi. «Spero che tu lo sappia.»

Sentii il peso di quelle parole, un esplicito monito a comportarmi bene con sua figlia.

Poi Lucia si avvicinò al padre e gli diede un bacio sulla guancia. «Dai papà, è Francesco, non puoi essere serio!»

Il padre disse un laconico “ok piccola” e poi chiese: «Che vi porto?» mentre apparecchiava il nostro tavolo per il pranzo.

Prendemmo due panini.

Mentre il signor Mario stava per rientrare nel bar arrivò a piedi Sofia, dalla stessa direzione dalla quale ero arrivato io.

Lucia le corse incontro abbracciandola. «Sofia, sei venuta davvero alla fine!» Poi indicandomi, «c’è una grossa novità che devo dirti!»

Sofia indossava il lungo vestito di lino bianco che le avevo visto all’area Vul, a tracolla aveva una grande borsa con dentro la stuoia sulla quale era seduta prima al parco, quando stava meditando. Ai piedi, indossava due sandali neri di cuoio intrecciati, si era sciolta i capelli che le ricadevano morbidi lungo la schiena. Le sue splendide labbra carnose si incurvarono in un sorriso amorevole nei confronti della sorella. Per quanto riguardava me, non mi aveva ancora degnato d’uno sguardo. «Che mi devi dire? Sono curiosa!» la sua voce cristallina come al solito era perfettamente udibile, con un’inclinazione dolce, mentre si sistemava una ciocca di capelli dietro alle orecchie.

«Beh» le raccontò Lucia raggiante, mentre ancora era abbracciata la sorella, «adesso Francesco ed io siamo fidanzati!»

Lucia si girò precedendo la sorella per tornare al tavolo. Corso Garibaldi era un viavai di persone, anche se era ora di pranzo. Le sorelle erano a un paio di metri da me, mi sedetti al tavolo aspettandole. Sofia posò i suoi occhi finalmente su di me, con un’espressione pacata e attenta, ma con un’intensità tale che parve guardarmi attraverso. Malgrado quello che aveva appena detto, non sembrò per nulla stupita dalla notizia del nostro fidanzamento.

Si sedettero al tavolo, Lucia aveva un sorriso felice e soddisfatto, mi prese per mano, intrecciando le sue dita alle mie. Sofia, con un gesto calmo, quasi impercettibile, le appoggiò una mano sulla coscia, mentre i loro sguardi si incontravano.

«Dai?! Quindi, finalmente vi state frequentando!» chiese, con un’inflessione dolce della voce. «Era arrivato il momento! C’ero anch’io ieri sera al locale, e ho assistito alla tua dedica, sei stata magnifica!» omise però del tutto, il particolare riguardante la mia fuga dal locale. Manteneva sempre la mano sulla coscia della sorella, era un gesto dolce e empatico. Lucia la guardava e annuiva energeticamente, perfettamente d’accordo con la sorella.

Sofia si voltò verso di me con un movimento fluido e alzò la mano salutandomi. Nel farlo il braccialetto nero le scivolò verso il gomito, mentre la pietra azzurra brillava al sole. I suoi occhi assunsero una curiosa espressione divertita. «Buongiorno Francesco» disse, con la sua solita voce melodiosa. «Vedo che sei andato a correre oggi. Come stai?» I suoi occhi verdi, vorticando come metallo fuso, mi avvolsero in un incantesimo. «Ti faccio i miei auguri» continuò, incurvando dolcemente le labbra, «La mia sorellina è come un fiume in piena, ed è potente come il sole in estate!»

Io e Lucia ci guardammo negli occhi con un’espressione interrogativa, Sofia era sempre cosi enigmatica…

Ma Lucia prese l’iniziativa, «Giusto Sofy.»

Non pensavo che qualcuno potesse dare un nomignolo a Sofia, mi scappò un sorriso che bloccai al volo, mentre la mia ragazza continuava.

«Stavo giusto rimproverando anche io Francesco per via del fatto che puzza! Si può andare al primo appuntamento con la propria ragazza in questo stato!?» scoppiò a ridere, ignara del perché sua sorella avesse fatto quella allusione.

Decisi che era il caso di intervenire, mentre mi facevo aria sollevando leggermente il colletto della maglietta. «Beh… stamattina ho fatto un sogno strano, e sono andato a correre al Vul per schiarirmi le idee. Poi Lucia mi ha chiamato e, visto che non vedevo l’ora di vederla, non sono neanche passato da casa a cambiarmi. Tutto qui.» Non feci nessun riferimento al fatto che al Vul avevo incontrato Sofia, e neanche una parola sulla sua proposta di diventare il mio Guru. Sofia, posò i suoi occhi verdi su di me, senza mostrare nessuna emozione, ma guardandomi abbastanza intensamente per mettermi a disagio.

Io nel parlare, giocai distrattamente con una ciocca dei capelli della mia ragazza, sentendone il profumo dolce. Lucia sorrise, con un leggero rossore che le colorava le guance. La conoscevo da una vita, eravamo cresciuti insieme, ma da quando eravamo diventati qualcosa di più, ogni suo gesto, ogni sua espressione assumeva un significato nuovo.

Inclinò leggermente la testa, offrendomi la nuca per un bacio. Non mi feci sfuggire l’occasione. Era strano, eppure incredibilmente naturale, trovarsi così vicini, dopo tanto tempo passati solo come amici. Mi sorprese la facilità con cui, ora, trovavamo un’intesa diversa, più intima, quasi come se ci fossimo sempre appartenuti.

Lucia si girò a guardarmi con un sorriso curioso. «Un sogno? Non mi avevi detto nulla…» Poi, battè leggermente la mano sul tavolo e guardando la sorella. «Devi assolutamente raccontarlo a Sofia, è una vera esperta in queste cose! Lei ha un vero talento per interpretare i sogni. Ricordo che una volta mi raccontò di un periodo passato in India… credo in un Arasham» disse, storpiando la parola.

«Ashram» la corresse Sofia con un mezzo sorriso. «Beh, l’interpretazione dei sogni, diciamo che è una conoscenza fondamentale, in ogni percorso di realizzazione del Sé» concluse, come se stesse leggendo il menù del bar.

Proprio in quel momento arrivò Mario con i panini, interrompendo la conversazione. Appoggiò il vassoio sul tavolo e poi guardò Sofia con un’espressione interrogativa.

Lucia, notò lo sguardo del padre. «Papà, lei è Sofia, la figlia di Antoine. Finalmente ho l’occasione di presentatela! Io stessa l’ho vista per la prima volta solo un paio di giorni fa. È sempre in giro per il mondo» indicò la sorella con un gesto della mano.

Sofia si alzò in piedi, guardando Mario con un sorriso aperto. «Piacere, Mario!» gli offrì la mano, che il padre di Lucia strinse. I suoi occhi verdi smeraldo incontrarono quelli di lui, con una intensità che mi colpì.

Poi notai l’espressione di Mario mentre guardava Sofia, e capii che non ero l’unico a cui facevano effetto i suoi occhi.

Era un misto di sorpresa e ammirazione, quasi di stupore. «La figlia di Antoine…» ripeté, con un tono che sembrava più una riflessione ad alta voce che una vera domanda. «Giusto!» si batté un palmo sulla fronte. «Tua madre me ne aveva parlato ma, dice che non è ancora riuscita a conoscerla perché a quanto pare Sofia è sempre all’estero.» Il padre e la madre di Lucia, pur essendo divorziati da tempo, mantenevano buoni rapporti, almeno stando a quanto mi aveva raccontato

Sofia era ancora in piedi con quella sua aria compassata e, mentre Mario scompariva all’interno del bar, si girò seguendolo.

La porta si chiuse alle spalle di Sofia, e Lucia si voltò verso di me, i suoi occhi che brillavano di una luce strana. Si avvicinò al mio orecchio, il suo respiro caldo mi sfiorava la pelle, e bisbigliò appena.

«Ciccio…»

La fulminai con lo sguardo. «Dimmi, Lucy» risposi con un bisbiglio carico di finta indignazione.

«Sai…» stranamente la sua voce era incerta, «stavo pensando a strane cose…» avvicinando ancora di più la sua sedia alla mia, «vedi ora stiamo insieme…»

Non sapevo dove volesse andare a parare. Il cuore mi batteva un po’ più forte, con un misto di curiosità e una vaga inquietudine.

«Lucia» dissi, sempre bisbigliando, anche se non c’era nessuno che potesse sentirci. «Che succede?»

Lei prese un respiro profondo, come per trovare il coraggio di dire qualcosa di difficile. «È che…» Lucia si interruppe, torcendo nervosamente un lembo della sua maglietta tra le dita. Sentivo il suo respiro farsi più corto. «È che… mi vengono delle…» arrossì di colpo, un rossore che le colorò le guance e le salì fino al collo. «Delle voglie… strane» si morse il labbro inferiore, stringendolo tra i denti. «Tipo… tipo di…» abbassò lo sguardo sulle nostre mani intrecciate, le sue dita che stringevano le mie più forte. «Hai capito, no?» La sua voce era appena un sussurro.

«Voglie?» ripetei, sentendo il mio cuore battere un po’ più forte. La guardai, la fronte leggermente aggrottata in un’espressione confusa, ma sentivo una strana eccitazione mescolata all’incertezza. «Intendi… quel tipo di voglie?» Le mie dita si strinsero intorno alle sue.

Lei annuì leggermente, e alzò lo sguardo su di me, con i suoi occhi che mi supplicavano di capire. «E tu?» stringendo più forte, la mano con ancora le sue dita intrecciate alle mie.

Il mio respiro si fece corto.

«Mi trovi carina?»

Carina!? La trovavo bellissima! Anche oggi, totalmente trascurata, con gli occhi verdi ancora rossi e gonfi dalla sera prima, con quella maglietta nera con la scritta rossa ‘People at the Power’, con quei shorts Adidas che lasciavano trasparire chiaramente le sue forme. Era il sogno di ogni ragazzo, lo sapevo, ma in quel momento era solo il mio sogno. «Lucia» dissi, la mia voce era roca, «io… sei bellissima.» Le presi il viso tra le mani, i pollici che le sfioravano dolcemente le guance. «Sei sempre bellissima!» sussurrandole all’orecchio.

Lei alle mie parole sussultò, prese un respiro e stava per parlare, quando la porta si aprì e Sofia comparve con in mano una grossa ciotola di insalata. I suoi occhi, calmi e penetranti, si posarono su di noi per un istante, cogliendoci nella nostra vicinanza. Un leggero sorriso, non di malizia ma di comprensione, le sfiorò le labbra. «Eccomi» disse semplicemente, appoggiando la ciotola sul tavolo. Non aggiunse altro.

La voce del padre di Lucia si sentì dall’interno del Bar. «Lucy tesoro puoi venire un attimo?»

Ci slegammo da quell’intenso abbraccio in cui eravamo intrecciati. Lucia si alzò e appoggiando dolcemente una mano sulla spalla della sorella, disse a entrambi, «Torno subito!» poi rivolta verso di me mandò un bacio volante e corse da suo padre.

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