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Creato il 08/05/2026, 08:49 · Aggiornato il 08/05/2026, 08:49

Capitolo 2: Capitolo 2

@ladyele1991LadyEle1991
MaturoIn corso

Avvertenze (opera)

  • Abuso (fisico o emotivo o psicologico)
  • Copertina AI
  • Morte
  • Sangue
  • Violenza
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Non sapeva bene quanto tempo avesse dormito. Dato l’intorpidimento delle sue articolazioni, sicuramente tanto e il duro materasso su cui era sdraiata non aveva di certo contribuito.

La ventola dell’aria condizionata rinfrescava l’ambiente, cosa che rese leggermente migliore il suo risveglio.

«Ma dove…» si chiese, mentre sollevava con fatica la schiena.

Non appena la sua vista si fece un po’ più nitida, si guardò attorno.

La stanza in cui si trovava sembrava quella di un albergo, a giudicare dall’arredamento e della presenza di un bagno alla sua destra… peccato però che fosse priva di finestre e la porta sulla sua sinistra era stagna, di quel tipo che quando si aprono rientrano in una parete.

Era presente anche una scrivania e sopra era posato un libro dalla copertina blu.

«Qualunque posto sia, questo non è di certo meta per famiglie…» borbottò tra sé e sé.

I suoi pensieri balenarono subito al ricordo dell’attacco alla facoltà e a quella lista di nomi, tra cui era presente anche il suo.

Nonostante il dispositivo per aprire la porta fosse settato sul rosso, Angel provò freneticamente a pigiare qualche tasto, ma non ottenne alcun risultato. Si rigettò sul letto e mise le mani tra capelli e chinò il capo. Digrignò i denti e scoppiò in un pianto isterico.

«Perché a me? Non ho scelto io questa vita! »

Improvvisamente la porta stagna si aprì, scomparendo verso sinistra e permettendo l’entrata di un uomo sulla settantina, dalla barba bianca, non molto folta, di statura media.

Il vecchio si limitò a fissarla con espressione austera, cosa che non contribuì affatto dal farla calmare.

«Signorina Angel Niza, finalmente sveglia! Sono il dottor Warren Vidic e lei è stata selezionata per il nostro progetto.» Fece una pausa e nel mentre la fissò dritto negli occhi «Ora le metto subito in chiaro una cosa, lei non è qui per una visita di cortesia, non è uno scherzo questo, tenti di scappare ed i nostri agenti la fredderanno all’istante. Non può dire altre parole al di fuori del “sì”.»

Le salì il cuore in gola. Chi era quel uomo? Era il capo del luogo dove si trovava o solo un porta voce? Dal camice che indossava, poté supporre solo che fosse un medico o uno scienziato.

Sulla candida stoffa spiccava una spilla, sulla quale era riportato lo stemma dell’ordine templare, stemma che Angel conosceva bene avendolo veduto spesso da piccola nei libri di famiglia. Non era però del tutto identica.

Fortuna volle che tra le pagine dei libri di Katia, si parlasse anche di Roberto di Sable e quella incisione pareva essere proprio identica a quella riportata sul fermaglio che il templare utilizzava per chiudersi il mantello.

Il sangue le si raggelò, quando ormai non ebbe più dubbi sulla faccenda. Tentò comunque di mantenere una faccia da poker e di mostrarsi il più innocente possibile «ma… ma… che volete da me? Che ho fatto? Dove mi trovo?»

L’uomo rimase impassibile, nonostante Angel apparisse solamente come una ragazzina spaventata e realmente inconsapevole di ciò che stava succedendo.

«Mi segua e basta, presto le sarà tutto più chiaro, l’importante è che esegua i miei ordini.» Con un cenno della mano destra, le indicò l’uscita.

Seppur si sentisse le gambe molli, si fece forza e lo seguì.

Si ritrovò in una grande stanza piena di finestre che affacciavano su delle impalcature, non riuscendo però a capire in quale punto della città si trovasse… sempre che si trovasse ancora a Roma.

Al momento all’esterno imperversava un forte temporale, tant’è che ad ogni tuono i vetri vibravano.

Al centro della stanza si trovava uno strano lettino in ferro, al cui fianco c’era una donna bionda, intenta a digitare alcuni appunti su di un tablet.

«Lei è la mia assistente, Lucy Stillman. Il posto in cui si trova è un laboratorio delle “Industrie Abstergo”. Non le serve sapere altro sulla sua ubicazione.»

Rimase a bocca spalancata, per quel poco che sapeva dell’eterna lotta tra gli Assassini ed i Templari, non aveva assolutamente idea che una così potente industria farmaceutica potesse essere coinvolta in una simile questione.

«…il lettino che vede qui è l’Animus, un congegno studiato per permettere alla mente umana di regredire in sé stessa e riuscire ad accedere al “database” del nostro DNA, rivivendo così la vita passata dei nostri avi, per la ricerca di un certo manufatto… e lei signorina ha un albero genealogico molto interessante.» Chinò la testa di lato e la penetrò di nuovo con quel suo sguardo gelido «Non faccia finta di non sapere nulla. Non è la prima volta che assisto a recite di questo genere.»

Angel distolse lo sguardo e irrigidì la mandibola. Lo puntò su Lucy, la quale era talmente intenta a scrivere i suoi appunti che sembrava quasi un automa. Di certo, se lavorava per quel Warren, non avrebbe potuto contare sul suo aiuto.

Sperava almeno che i genitori, non trovandola all’aeroporto, si fossero messi in contatto con qualcuno e che quindi la stessero già cercando.

«Presti attenzione, signorina Niza e ringrazi che le venga spiegato subito a cosa sta andando in contro!» Angel questa volta pendeva dalle labbra del vecchio. «Le stavo dicendo che solcherà i ricordi dei suoi avi in maniera passiva, cioè mostrandoci azioni “pre-impostate”, quindi già compiute dal suo antenato, pertanto immodificabili, ma che saranno decisamente utili a noi.»

«…e che cosa vi fa pensare che io sia disposta a sdraiarmi su quel coso e a prestarmi ai vostri esperimenti!?»

Warren sogghignò con aria beffarda «Dalla tua rispostina, il fatto che tu non sappia da chi discendi si fa sempre più debole. Un Assassino darebbe la vita, pur di non piegarsi… ma vede signorina Niza, noi abbiamo il nostro asso nella manica e di certo se tenterà in alcun modo di togliersi la vita, le conseguenze saranno care.»

Iniziò a camminare girandole lentamente intorno, il suo tono di voce si fece sempre più minaccioso. «Sappia che noi potremmo metterla tranquillamente in coma farmacologico e accedere comunque ai suoi ricordi, ma sarebbe meglio un soggetto cosciente e volenteroso, così che il nostro esperimento potrà avere un maggiore riscontro.» Si fermò e riprese a fissarla. «Ormai avrà intuito che l’attacco alla facoltà d’architettura era mirata alla sua identificazione. Quel custode non doveva fare l’eroe ed opporsi alla minaccia del nostro uomo, se l’è cercata.»

Angel passò dalla paura alla rabbia, aveva visto con i suoi stessi occhi il dolore dei famigliari di quel uomo, ma si contenne e lasciò che il dottore proseguisse col suo monologo.

«Le nostre ricerche erano mirate a trovare qualcuno il cui avo avesse vissuto in un’epoca e in una sede della setta particolarmente legata a ciò che stiamo cercando. Voi membri della Setta siete stati tutti attenti a celare le vostre identità, ma anche i nostri finanziatori sono ricchi di risorse.» L’espressione di Warren si fece sempre più trionfante. «Risorse che sanno celarsi persino dietro il volto di un’amica.»

Le ultime parole del dottore la trafissero come una lama e non ci fu bisogno che lo esprimesse ad alta voce perché l'uomo potesse intuirlo.

«Voi della Confraternita non andate in giro a rivelare il vostro vero nome, nemmeno se sono dei ragazzini effettivamente estranei a questa vita così burrascosa. Per quanto però possano estraniarsi dalle proprie origini, un Assassino rimane un Assassino.»

Si avvicinò alla scrivania, si versò dell’acqua e ne bevve qualche sorso.

«Anche voi siete quindi costretti ad andare in giro con nomi fittizi, ma al giorno d’oggi ci sono delle imposizioni di legge per cui non potete dichiarare il falso, per cui in alcune situazioni dovete registrare la vostra vera identità. Come l’archivio di un’università per essere poi riconosciuto a livello legale il vostro titolo di studio… seppur siate riusciti a corrompere la segreteria affinché sul libretto degli esami e per altri documenti pubblici venisse riportato un altro nome.»

La ragazza s’era ormai pietrificata. Parlava esclusivamente il dottore, lei non controbatteva.

«Senza parole eh? Come vi ho accennato poco fa, le risorse dei nostri finanziatori possono celarsi anche dietro il volto di un’amica… magari in quello di una studiosa di storia, il cui antenato era uno storico e che nei suoi scritti guarda caso riportavano certe illustrazioni e certe informazioni alla quale, disse, tu ti eri particolarmente soffermata... forse perché collegate anche alla vita segreta dei Nizariti nel corso dei secoli…» Angel iniziò a scuotere il capo, del tutto incredula. «… una studiosa particolarmente interessata agli alberi genealogici delle famiglie altrui, dalla quale, però, non è mai riuscita a sapere nulla di te, nascondendosi dietro la facciata dei problemi famigliari.»

La giovane donna strinse i pugni e finalmente sbottò «Tutto questo non ha senso! Che prove avete che io faccia parte di questi Assassini? Avete veramente causato una tragedia come quella per dei sospetti, solamente per il fatto che non volessi parlare con lei della mia vita privata!?»

«Chiaramente non abbiamo solo quello come movente. La tua cara amica Katia ha fatto molto di più per avere la certezza di quanto sospettava. Iniziò sì sul tuo essere restia a parlare di te, ma per scongiurare il fatto di aver intuito male, ha ben pensato di piazzare delle microcamere e delle cimici nella tua stanza… e tu hai nominato certe parole chiave molte e molte volte…»

Ormai fare la parte della persona inconsapevole era inutile.

«Ma come facevate a sapere che mi trovassi proprio a Roma, nella facoltà di architettura e che risiedessi proprio in quel appartamento!? »

«Finalmente ammette la sua identità, signorina Angel Zita… o forse dovrei d’ora in poi chiamarla Alexandra Blade? Figlia di Adam e Ally Blade, risiedenti a Rapid City, nel sud Dakota?» Si lasciò sfuggire una smorfia divertita. «Nella ricerca dei discendenti collegati alla ricerca del nostro obiettivo, abbiamo rintracciato diversi soggetti. Tra le discendenze a noi utili, è spiccato quello della famiglia Blade.

Sapevamo che la figlia dei Blade fosse partita per gli studi in Italia, a Roma… cosa che ha fatto molto comodo a noi tra l’altro… ma grazie alle vostre conoscenze ecco che Alexandra era scomparsa.» Bevve un alto sorso d’acqua «Nonostante ciò, siamo riusciti a restringere la nostra cerchia su dove potesse trovarsi e alla fine la conferma finale è stato ritrovare il suo nome in quel registro e, grazie alla sua improvvisa decisione d’andarsene da Roma, per la nostra infiltrata è stata la prova schiacciante… ovviamente poco dopo, anche una nostra accolita avrebbe preso una stanza nel suo stesso appartamento... e le ricerche non sarebbero state più rapide di così.»

Angel… o meglio, Alexandra, si sentì improvvisamente mancare la terra sotto i piedi e fu costretta a poggiarsi al lettino per non cadere. Boccheggiava dallo choc. L’Abstergo sapeva persino della sua famiglia, ma ancora gli sfuggiva il motivo perché l’avessero rapita. Il timore che essi fossero una branca dell’ordine che per anni gli Assassini avevano contrastato, si faceva sempre più forte.

«Ovviamente sapendo dell’ubicazione dei tuoi, abbiamo provveduto a catturarli e ora tutto dipende da te. Collabora, diventa il nostro “soggetto 18” e vedremo di risparmiarli. Se, però, deciderai di ucciderti, vi riunirete presto. Dall’altra parte. Non credo tu abbia bisogno di pensarci.» Il dottore era sicuro di sé e a ben pensare.

La ragazza infatti non protestò, ma chinò il capo in segno di resa. «Sì.»

Era il loro diciottesimo soggetto. Ciò significava che ci sono o ce ne erano altri prima di lei? E da quanto tempo li tenevano prigionieri?

«Molto bene, senza perdere altro tempo, si sdrai su quel lettino e cominciamo subito… signorina Stillman, prepari l’Animus.»

«Posso sapere di chi rivivrò i ricordi?» Chiese con tono stanco.

«Rivivrà la vita di Parvaneh, la prima donna Assassino, nella setta guidata da Altair Ibn-La’Ahad, a Masyaf, nel 1192.»

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