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Creato il 07/05/2026, 19:27 · Aggiornato il 07/05/2026, 19:34

Capitolo 1: Io non sarò

@ladyele1991LadyEle1991
MaturoIn corso

Avvertenze (opera)

  • Abuso (fisico o emotivo o psicologico)
  • Copertina AI
  • Morte
  • Sangue
  • Violenza
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Provava freddo e si sentiva tremendamente sola, completamente nuda. A lenti passi, avanzava attraversando una stanza buia, verso uno specchio.

Allungò le dita affusolate verso la superficie riflettente e accarezzò il suo riflesso: i suoi occhi, il naso e la bocca non c’erano.

«Io non sarò.» Sussurrò una voce femminile.

Fortunatamente era solo uno sogno.

La campanella dell’antico ateneo trillò, annunciando la fine delle lezioni e gli studenti si riversarono nello spiazzo interno dell'edificio.

Tra di essi, una giovane sulla ventina, con passo spedito si diresse verso uno dei tavolini a disposizione. Aprì la sua tracolla, in cui spiccò immediatamente il libro di poesie di Fernando Pessoa, uno dei suoi autori preferiti, ma non era quello che le interessava.

Con fare attento poggiò un foglio di carta pergamena sul piano metallico. Su di esso spiccava il nome di "Angel Niza", la quale aveva superato un corso di primo soccorso a pieni voti.

Dopo aver dedicato un’espressione decisamente soddisfatta verso l’attestato, recuperò il cellulare per controllare i messaggi, durante la mattinata ne aveva ricevuti un bel po': chi le chiedeva come fosse andato l'esame, chi se in Italia aveva messo su peso e l'immancabile domanda se avesse un qualche ragazzo da portarsi dietro.

Le dita si mossero rapide sui tasti, un gesto naturale e radicato in qualunque giovane del ventunesimo secolo. Dopo aver risposto a tutti, cliccò sull’app di internet e andò a digitare il sito del New York Times.

In cima alla trafila di articoli ce ne era uno che riguardava le Industrie Abstergo, una nota casa farmaceutica distribuita in tutto il mondo, la cui sede principale risiedeva proprio a Roma.

Una società talmente potente che spesso cadeva nel mirino dei complottisti… dopotutto dove c'è potere ci sono anche molti scheletri nell'armadio, ma era difficile pensare a qualcosa di particolarmente immorale o illegale, come dei bloggers strampalati millantavano.

Una volta tornata a casa, trovò la sua coinquilina Katia immersa in un mucchio di vecchi libri. Talmente vecchi che la giovane li sfogliava indossando un paio di guanti.

Angel la guardò stupita, battendo velocemente le palpebre.

«Katia... non... non mi dire che...»

«Esattamente, amica mia, tutto ciò fa parte del mio esame di domani di storia.»

«Ti rendi conto sì che ti manca il tempo materiale per una tale quantità di libri?»

A Katia tremò il labbro inferiore e con un sospiro sollevò il mento. Oltre le lenti degli occhiali, le lanciò uno sguardo misto tra il rabbioso e il disperato.

«Quel dannato del prof. Marcelli che sa utilizzare la posta elettronica come io so piegare a mani nude una sbarra di ferro, ha inviato solo a pochi l'aggiunta di questo nuovo materiale... e io sono tra le sfigate che lo ha saputo all'ultimo momento... per favore, Angel, non mettere il dito nella piaga.» Sospirò di nuovo «Piuttosto, se non hai da ripassare per domani, potresti aiutarmi con la ripetizione?»

Annuì, posò la borsa e si avvicinò all'amica, la quale le passò i guanti.

«Dove li hai trovati? Sono molto vecchi, non credo proprio che li trovi facilmente in tutte le librerie.»

«Antichi, prego… comunque oltre ad essere stata sfortunata su ciò che ti ho appena detto, sono stata sfortunata anche sul procurarmi i libri. Il nuovo libro su cui c'aveva dato da studiare era su ordinazione e quindi non sarebbe mai arrivato per tempo...» ammiccò. «Fortunatamente sono la figlia del direttore di una nota casa editrice che tratta argomenti scientifici e storici e - casualmente - sono in possesso della raccolta fotografica dello sbarco sulla luna del ’49 e del diario degli ultimi giorni di vita di Nelson Mandela in carcere, libri di edizione limitata e ormai fuori produzione da tempo… sai avevo proprio voglia di disfarmene e di donarli a “qualcuno”… e così ho avuto il consenso di studiare su altri libri!» Sollevò l’indice destro, raggiante, stando ad indicare che non aveva ancora finito. «eee… mia zia, proprio qualche tempo fa, mi ha procurato dei vecchi libri di famiglia. Avevo uno avo storico... da cui probabilmente ho ereditato il mio pallino per la storia, soprattutto quella medievale.»

Angel fissò l’amica con aria stupita e con la bocca socchiusa.

Quest’ultima posò il mento sotto i pugni e la fissò con rinnovato interesse. «A proposito... non mi hai mai parlato molto della tua famiglia, mia cara signorina Niza. Sei consapevole che sto facendo la tesi sugli intrecci degli alberi genealogici nel corso della storia e su questo punto non ti sei mai voluta prestare. Tu che hai un aspetto per cui non c'è nemmeno bisogno di un'analisi del sangue per capire che in te scorre un sangue multirazziale.»

Per tutta risposta sbuffò e scosse il capo «Te l'ho già detto, non amo parlare della mia famiglia e comunque non saprei molto sulle mie discendenze. Ho una pelle olivastra, ma con degli occhi azzurro ghiaccio, ma non per questo mi pongo certe domande.»

Katia si sporse in avanti. «Ma perché no? Cosa c'è nella tua famiglia per cui non vuoi parlarne? Mi sembra che con i tuoi ti senti regolarmente... e poi non sei veramente interessata a sapere da chi derivi? Cosa erano o facevano i tuoi antenati? Magari sei una discendente di Carlo Magno, non sarebbe forte?»

Si beccò una fulminata, segno che non serviva aggiungesse altro per capire che quel discorso doveva terminare là. Non le nascose però la sua espressione confusa, per poi proseguire sull'argomento e finalmente incominciare a ripetere quanto aveva studiato finora.

Il giorno successivo, Angel, si alzò di buon mattino, così da recarsi prima in sede e magari trovare un collega con cui ripassare.

Una volta giunta, però, trovò un gran scompiglio: i carabinieri avevano messo delle transenne e davano istruzioni agli studenti e i professori, che non capivano perché non si potesse entrare.

Tra la folla riconobbe un ragazzo, il quale era seduto sul bordo di un'ambulanza, mentre un infermiere gli prendeva la pressione.

Fortunatamente riuscì ad avvicinarglisi.

«Ehi Davide, che ti successo?» Gli chiese, non nascondendo un'espressione preoccupata.

Il ragazzo la riconobbe a sua volta. Era sconvolto e prima di poterle fornire una risposta lucida, balbettò un paio di volte.

«Oh Angel... è successo tutto così in fretta.» Ingoiò saliva «Stavo ultimando il mio turno come segretario tirocinante, ieri sera, e con me c'era anche la segretaria, la signora Tinelli. Non c'era ormai nessuno in sede, se non il custode che stava girando tra i corridoi... abbiamo sentito una colluttazione... il custode gridava... poi un verso strano... di morte... e poi... e poi ci siamo affacciati... lui era riverso a terra in una pozza di sangue.»

Le lacrime iniziarono a rigargli il viso copiosamente «Lui è apparso all'improvviso... non l'avevamo visto... era vestito di nero... poi... la pistola era puntata contro di noi, non capivamo cosa ci fosse venuto a fare. Era molto alterato e ci intimò che se non volevamo fare la fine del custode dovevamo collaborare.»

Inspirò profondamente, i ricordi passavano davanti i suoi occhi e più proseguiva col racconto e più il suo choc si faceva più acuto. «Voleva vedere gli archivi, i registri degli studenti iscritti l'anno scorso... ci passò una USB e ci disse di scaricare tutto lì... poi ci ruppe i cellulari e il telefono, ci chiuse lì dentro... abbiamo passato tutta la notte, abbiamo gridato ma...»

Non riuscì a terminare il suo racconto, un carabiniere si avvicinò e disse alla ragazza di allontanarsi dal testimone.

Angel fece come ordinato, allontanandosi da lì più turbata che mai. Chiaramente gli esami della sessione autunnale erano andati a far benedire.

Nel gruppo social degli studenti scoppiò il putiferio. Nessuno di loro, specialmente quelli che si iscrissero in facoltà nel 2011, si sentivano al sicuro. Tra quei nomi c'era anche il suo, cosa che le fece passare un paio di notte insonni.

Quando lo comunicò ai genitori, il padre la chiamò direttamente per discutere sull'argomento.

«Papà... credi che siano collegati a loro

«Hai scorto qualche segnale... qualcosa che ti facesse intuire questo?»

Angel sbuffò «Papà... no, non credo di aver notato nulla... e poi lo sai che non sono portata per "quella vita". Mantengo il segreto e accetto le mie origini, ma lo sai che non è e non sarà mai quella la mia strada. A cosa potrei servire quindi, se così fosse? Tu e la mamma non avete alcuna posizione di rilievo, se non essere fedeli al Credo.»

Il padre non si dimostrò meno preoccupato e le disse di partire immediatamente e di lasciar perdere l'università in Italia e di non tornarci finché non avrebbe avuto la conferma che l’attacco all’istituto era rivolto ad altri fini.

Dopo un'intensa discussione, mantenuta a bassa voce per non farsi sentire dalla coinquilina che riposava nella stanza accanto, alla fine acconsentì.

Non volendo andare via per sua volontà, riuscì solamente ad ottenere il consenso di partire dopo il funerale del custode.

Dalle poche notizie trapelate in quei giorni, si concluse dall'autopsia che a parte la coltellata mortale al cuore, non c'erano altri elementi che avessero potuto condurre all'assassino. Non c'era quindi alcun motivo per procrastinare ancora la sua dovuta sepoltura.

Come chiuse la chiamata, lacrime amare scesero lungo il suo viso. Si guardò attorno con aria spaesata e dentro di sé non faceva che ripetersi che quel attacco alla facoltà e la sua vita privata non fossero affatto collegate.

Non poteva essere, ma preparò ugualmente le valigie quella sera stessa.

Nei due giorni successivi, prese a guardarsi attorno con fare guardingo. Mangiava poco e il suo colorito era pallido.

Chiamò prima la padrona di casa per chiudere il contratto d'affitto e poi lo comunicò all'amica, così che ella, nonostante le proteste, non poté far altro che smetterle di parlarle a causa della forte delusione e delle sue spiegazioni troppo deboli per essere ritenute giustificabili.

Infine arrivò il terzo giorno, il giorno in cui vennero svolti i funerali del custode.

Fu una cerimonia molto sentita e il prete chiese a tutti di fare una preghiera perché il colpevole si costituisse, oltre a chiedere ai presenti stessi di parlare, se sapevano qualcosa.

Ad Angel si strinse lo stomaco e ancora una volta non poté far altro che chiedersi se veramente la causa di quella tragedia fosse lei.

Al termine della funzione, impugnò il suo trolley e si diresse verso l'uscita della chiesa. Poco prima di varcare la soglia, incrociò lo sguardo di Katia, la quale però contraccambiò voltandosi dall'altra parte.

Angel sentiva gli occhi colmarsi di lacrime, ma prima che gli argini si infrangessero, con passo deciso si incamminò.

Durante il percorso che l'avrebbe portata all'aeroporto, l'ansia e il dubbio penetravano sempre più la sua mente come una lama. Si sentiva tremendamente sola, anche se era circondata di persone e tutti gli sguardi che incrociava la facevano insospettire e spaventare.

Ormai stava agognando di ritornare a casa.

A causa del forte traffico e del ritardo dei mezzi pubblici, arrivò all'aeroporto molto tardi.

Riuscì a fare il check in per un pelo, ma il percorso che l'avrebbe portata al suo gate era insolitamente solitario.

Il suo volo sarebbe partito nel cuore della notte, ma nonostante l'orario non capiva come mai ci fosse così poca gente e tutti quelli che incrociava ai lati del corridoio erano addormentati sulle panchine.

Sentì le tempie pulsarle e il suo cuore iniziò a martellare. Il suo istinto le diceva qualcosa, ma la sua parte razionale cercava comunque di farla mantenere calma.

Il suo numero era molto lontano e, a causa dell'ansia, la strada le sembrava sempre più lunga e aveva l'impressione che essa stessa non riuscisse ad avanzare, nonostante camminasse abbastanza velocemente.

Prese un profondo respiro, quando infine giunse alla sua area d'imbarco.

Una volta seduta, si guardò attorno e notò di non essere sola: in fondo alla sua fila di sedie sedevano tre uomini vestiti in abiti scuri. Si erano andati a mettere proprio in un punto ove il neon non funzionava e così non riusciva a scorgere i loro visi.

Cercò di distrarsi abbassando lo sguardo sul suo cellulare, per scrivere un sms a suo padre sul fatto che tra non molto sarebbe partita.

Controllò poi il New York Times: tra le varie notizie, c'era l'annuncio della scomparsa di un barista, un certo Mike Smith, abbastanza noto nel suo quartiere per aver inventato il drink “Shirley Templar”.

Assottigliò lo sguardo e studiò con attenzione i lineamenti di quel giovane viso, ma dopo qualche istante decise di chiudere il sito.

Nel momento in cui spense il display, vide riflesso sullo schermo il viso di un uomo dietro di lei.

Tutto ciò che ne seguì rimase una macchia nera nella memoria di Angel.

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