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Creato il 31/07/2026, 13:38 · Aggiornato il 17/08/2026, 23:38

Capitolo 64: Isola d'oro - Parte 9

@ladyele1991LadyEle1991
MaturoCompleta

Avvertenze (opera)

  • Abuso (fisico o emotivo o psicologico)
  • Copertina AI
  • Morte
  • Sangue
  • Violenza
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(Wolf's Rain - Alla corte di Jagra https://youtu.be/UxBCZ1QkbUg?is=Xw7s7rNk8G-dFhx1)

Antico mondo.

Il Regno di Jagra si ergeva immobile sotto il cielo d'acciaio del mondo morente.

Le sue torri grigie dominavano l'orizzonte come monumenti a un'antica grandezza, separate dal resto della civiltà da mura invalicabili e da eserciti fedeli alla loro sovrana. Al di là di quei confini, la Terra continuava a consumarsi lentamente tra neve, rovine e città in declino. Ma all'interno del regno tutto appariva diverso, come se il tempo stesso avesse scelto di rallentare il proprio corso.

I suoi abitanti proseguivano le loro vite senza sapere cosa stesse realmente accadendo nelle profondità del castello di Jaguara.

Ignoravano che la donna più potente del mondo avesse finalmente ottenuto ciò che aveva inseguito per anni.

Cheza era stata catturata.

La fanciulla dei fiori della luna riposava ora tra le mura della fortezza reale, custodita gelosamente dalla nobildonna che vedeva in lei la chiave per raggiungere il Rakuen. Mentre le sale del palazzo si preparavano all'evento che Jaguara attendeva da tutta la vita, il resto del regno continuava a vivere nella propria inconsapevole tranquillità.

fonte: Google Immagini

«Io, farò conoscere le parole della Luna Rossa» disse, la sovrana, con in dosso la sua solita armatura pregiata, mentre cenava al cospetto della sfera sospesa, in cui era imprigionata Cheza. «diventerò il messaggero di Dio, creato dal grande Creatore.»

C'era solennità nella sua voce e pacatezza, come di qualcuno che ormai aveva ottenuto tutto ciò che voleva.

«Questo avverrà nel silenzio, e farà sì che io riceva misericordia divina, di ardente dolcezza.» proseguì, mentre i suoi servitori le porgevano il pasto. «E così il fiore, grazie all'amore ricevuto dal Signore della Notte, potrà profumare.»

Uno dei due uomini, le sollevò il coperchio, mostrando carne alla griglia, appena cucinata e ancora sfrigolante.

In quel momento, Cheza aprì gli occhi.

«Il suo volto, incapace di cambiare per l'eternità, è innocente e delicato al pari di quello di una fanciulla.» un sorrisetto soddisfatto, sfuggì alle pieghe del suo volto. «Con l'incedere del tempo, ogni cosa avrà l'aspetto di una massa fredda e magnifica.»

Il secondo servitore riempì il suo calice di cristallo, con una sostanza simile a vino, ma più densa.

Cheza sgranò gli occhi. Anche se non poteva vedere davvero, i suoi sensi non la ingannavano.

Jaguara, si portò il bicchiere alla bocca e bevve. Un rigolo scuro le scese lungo il lato della bocca.

Lo sguardo di Cheza tremò, il suo cuore iniziò a battere all'impazzata. Quello non era vino e la carne servita, apparteneva ad una specie precisa.

Il suo grido silenzioso, sconvolto e carico di terrore, fu musica per la sovrana, la quale, in un ultimo gesto di scherno, porse il bicchiere, come a volergliene offrire un po'.

«... e proprio in quel momento... la bestia apparirà.»

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Hubb e Cher, guidavano a velocità sostenuta. Con loro, diverse auto della polizia attraversavano l'extraurbana a sirene spiegate, affrontando il tempo sempre più ostile.

«Arriveremo in tempo?» si chiese Cher, che ora indossava un impermeabile bianco.

Hubb le prese la mano. «I nostri amici ci hanno anticipato. Vedrai. Faranno tutto il possibile, per rallentare il processo.»

Lo sguardo di Cher tremò. «E se non fossi in grado... Se ormai lui...»

Hubb strinse un po' di più. «Ce la farai, riuscirai a raggiungere il suo cuore. Se ha scelto di portarti con te in questo nuovo mondo, è perché si fidava di te e delle tue capacità.»

«Mi chiedo come stia Cheza, non c'è stato un momento in cui non abbia pensato anche lei, in tutte queste settimane.» disse la donna, reclinando il capo verso il poggiatesta dello schienale.

La luce blu e rossa delle volanti, catturò lo sguardo verde e profondo del capitano.

«Starà bene anche lei. Kiba non permetterà che le accada niente.»

«Ti amo Hubb... Ti ringrazio, per non aver smesso di credere in me.»

«Ed io ti ringrazio per aver esaudito il mio desiderio

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Tsume stava fissando la scena che si parava di fronte a sé, in un misto di orrore e disgusto.

«Misha... Ma che stai facendo?!» esclamò, facendo un passo avanti.

La coppia continuò a ignorarlo, presa dallo slancio di quel momento, da un ritrovamento atteso ere intere prima che finalmente avvenisse.

Ma qualcosa non tornava.

Darcia aprì lentamente gli occhi, mentre quelli di lei erano ancora chiusi e le labbra si muovevano lente sulle sue. Provò una sorta di ripudio. Qualcosa di sbagliato.

Come se quel bacio gli stesse rubando la linfa vitale, Darcia la spinse via e Misha cadde a terra.

«Tu... Tu non sei Hamona!» balbettò sconvolto, mentre cercava di riprendere fiato.

Un momento di silenzio anticipò una risata, dapprima sommessa, poi sempre più alta, fino a sfociare in un'isterica e colma di trionfo. Quelle risate piene di giubilo si propagarono nell'ambiente, riecheggiando tra le colonne.

«Sono io... Sono sempre stata io la sorella più forte!»

Darcia si congelò, le pupille divennero due fessure.

Quando Misha tornò a guardarlo, i suoi occhi erano attraversati da una luce crudele e spietata.

«Pensavi davvero che tutto quell'odio avrebbe richiamato il tuo grande amore? No, mio adorato», disse, alzandosi lentamente in piedi. «Hai puntato sulla donna sbagliata, ancora una volta.»

«J-jaguara?»

L'angolo della bocca di Misha si contrasse in un sorriso quasi ferino. «È esatto.»

Si umettò le labbra, assaporando ancora quel bacio scambiato fino a pochi secondi prima.

«Quando tu quel giorno mi trafiggesti, lo spirito abbandonò il mio bellissimo corpo e iniziò a migrare nel cielo.» iniziò a camminare verso di lui. «Io non avevo diritto alla trasmigrazione e presto mi sarei dissolta... ma proprio come te, l'odio e il desiderio di rivalsa hanno tenuto saldi i miei pezzi... finché non ho trovato dove attecchire.»

Si guardò e si accarezzò i fianchi.

«Che corpo splendido e giovane, ne farò buon uso.» tornò a guardarlo. «Questa creatura celestiale ha detto il vero: neanche così siamo dei, e questa imperfezione ha creato una falla che mi ha permesso di insinuarmi nel suo cuore.»

Si voltò verso Cheza, la quale era ancora sconvolta e totalmente impotente di fronte a quella vista.

«Devo ringraziarti, fanciulla del fiore» disse con tono grato. «Quel giorno, hai risvegliato in lei qualcosa che è tipico della stirpe dei Darcia: l'ossessione e la pretesa che tutto si pieghi al loro volere.» soffiò dalle narici. «E nel momento in cui tu le hai disobbedito, io ho potuto insediarmi... In attesa.»

«Dov'è Misha!?» sbraitò Tsume, al culmine della rabbia.

Entrambi i nobili si girarono verso di lui, come se si fossero accorti solo adesso della loro presenza.

«L'ho scacciata... Semplice.» rispose lei, sollevando le spalle e lasciandosi andare ad una risatina argentina.

A Tsume si ribaltò lo stomaco, sembrava proprio la sua amata in quel momento, ma dal suo sguardo sapeva che non fosse lei.

Jaguara tornò su Darcia e prese il suo viso tra le mani. **«Sei così bello, amore mio. Ed hai visto? Ci siamo di nuovo riuniti. Ora dedichiamoci alla fanciulla e apriamo il portale dei desideri.»**

«Stai lontana da me, strega!»

Darcia la spinse via un'altra volta e quando la donna si rialzò, il suo sguardo era paonazzo. «Ma perché... Perché continui a respingermi? Io ti amo! E se avessi scelto me, non avresti sofferto così tanto.»

«Tu sei un essere d'ombra, nata dalla crudeltà del genere umano.»

«Perché tu no!?» urlò Jaguara, colma di rabbia, al punto che gli occhi mutarono in quelli del lupo ed i canini si allungarono. «Secondo te, come è morta davvero mia sorella? Tu... Tu sei stato.» Un ringhio le fece vibrare il corpo. «Quella notte, tu credevi di avere infuso in lei il seme della vita... Invece hai piantato quello della sua condanna!»

Darcia fece qualche passo indietro, barcollante. Dovette appoggiarsi alla console, per non cadere a terra e così, per sbaglio, premette il pulsante che apriva la sfera e sganciava la prigioniera dai bracci meccanici.

Cheza cadde sul fondo, con un tonfo sordo.

Jaguara aveva ragione, aveva tremendamente ragione, si disse dentro di sé.

La figura della sua amata, di spalle, con il vento che le agitava i lunghi capelli, emerse nella sua mente ancora una volta, e un profondo senso di colpa lo pervase.

«Io... Io...»

In quel momento, un lampo bianco giunse dall'alto e con tutta la sua mole lo atterrò.

Darcia riuscì solo in tempo ad intravedere delle zanne e degli ardenti occhi gialli.

Il suo istinto innato, lo fece parare in tempo con le braccia e poi lo spinse via.

Il lupo bianco riatterrò sulle zampe, poco più in là. Il suo pelo era dritto ed il labbro arricciato e vibrante.

«Kiba!» esclamò Cheza, affacciandosi alla sfera, colma di gioia.

«Stai bene, Cheza?» chiese Kiba, senza però distogliere lo sguardo dal suo avversario.

Cheza annuì, poi corrugò la fronte. «Ma Misha...»

Kiba non fece in tempo a porre domande, che Tsume scattò in avanti, in forma di lupo grigio.

«Ridammi la mia compagna, maledetta!»

Jaguara si voltò rapidamente, colta di sorpresa... ma non per molto.

Ora che era in quel corpo così speciale, tutta la sua antica conoscenza in guerra si era fusa alle capacità della lupa, il suo livello di combattimento era nettamente migliorato, molto più che nella sua vita precedente.

Schivò con un salto e quando riatterrò, ora anche lei era completamente cambiata nella forma animale.

I due lupi si fronteggiarono con lo sguardo, girando in tondo, studiandosi.

«Lupo bianco... Ricordi bene cosa è successo in passato? Non ti conviene fermarmi o resteremo intrappolati in questo mondo in rovina.» disse Darcia, con un lieve sorriso**.**

«Anche se il passaggio tra dimensioni è diventato inevitabile, impedirò che tu attraversi quella soglia ancora una volta. Questa volta me ne assicurerò.»

«Neanche tu rinascerai.»

«Non mi importa della mia vita, ma della felicità di Cheza e di tutti gli innocenti che hai condannato!»

Darcia lo fissò per un lungo momento. «Che animo nobile...»

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Nel frattempo che tutto questo accadeva, Hige e Blue combattevano come due furie nella sala da ballo.

La coppia di giovani lupi si muoveva coordinata. Hige, parzialmente trasformato, si affidava alla forza e l'astuzia. Blue, molto più portata in quella disciplina, era abile a scorgere tutte le aperture e a colpire - sia in forma umana che ferina - le guardie ancora in piedi.

Silva aveva portato Toboe in un angolo, che ancora tossiva e cercava di rimanere lucido.

«La mamma... È successo qualcosa a Misha, lo sento... Anzi, non la sento più.»

Il professore sporse il collo, gli occhi ridotti a due fessure. «Che vuoi dire?»

Toboe poggiò la nuca contro la parete, mentre cercava di regolarizzare il respiro.

«Dovete andare, hanno bisogno di voi.»

«A quest'ora Kiba dovrebbe essere arrivato, ha aggirato il castello dall'esterno, per poi calarsi dall'alto.»

Toboe scosse il capo con forza. «Dovete andare! Ora non c'è solo Darcia, come minaccia.»

«Ma cosa...»

«Andateeee»

Quell'urlo disperato, richiamò l'attenzione anche di Hige e Blue.

«Moccioso, ma che dici!?» protestò Hige, nel mezzo dello sforzo di evitare gli spari, con una serie di salti. Poi corse indietro e con sguardo deciso, si diresse verso l'avversario che lo aveva attaccato.

«Ce ne sono ancora molti in giro, ti uccideranno!»

Toboe, gli occhi infossati, sorrise malinconicamente. «Forse era destino... Comunque, anche se non ho raggiunto l'età adulta... Per un po' ho vissuto con voi e questo mi basta.»

«Non dire idiozie, ragazzino! Vuoi forse far infuriare i tuoi genitori!?» sbottò Silva.

Toboe, però, non rispose, continuò a limitarsi a sorridere, poi gentilmente scostò la mano del professore, per premere lui sulla ferita sanguinante.

«Salvatevi almeno voi.»

Detto questo, chinò il capo e perse conoscenza.

«Toboeee» urlò l'uomo, in preda alla disperazione.

Gli occhi di Blue ed Hige si riempirono di lacrime.

«È vero... È successo qualcosa a Misha.» disse improvvisamente Hige, affiancando la compagna. «Anche io non la sento più... E Cheza sta piangendo.»

«Sento anche io il suo pianto...» poi guardò verso Silva e Toboe. «Ma non possiamo...»

«Fermi tutti!» la voce di Hubb Lebowski, anticipato da un colpo sparato in aria, si propagò nella sala e subito dopo una fiumara di poliziotti fece irruzione.

Quest'ultimo, seguito a ruota da Cher, rimase sinceramente stupito vedendo Hige e Blue in piedi, in mezzo a tutta quella gente.

«Capitano, si è perso la festa.» disse Hige, portandosi le mani dietro la nuca.

C'era ancora qualche guardia, ma ormai stanca e con i caricatori quasi esauriti, i poliziotti sopraggiunti tennero loro testa ed altri si dedicarono a quelli già tramortiti, per mettere loro le manette.

«Toboe è ferito!» esclamò Blue, indicando il ragazzo.

«Noi dobbiamo andare avanti.» disse Hige, aggrottando lo sguardo, mentre stringeva la mano della compagna. «Per favore, si prenda cura di loro.»

«Vado anche io!» aggiunse Cher, superandolo.

«Cher, aspetta!» tese il braccio verso di lei, ma ormai la donna era già corsa in avanti. Non era veloce come gli altri due, ma anche lei avrebbe impiegato ogni singola energia per raggiungere in tempo il suo amico.

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«Un vero cavalier servente.» disse Darcia, in un misto di ironia.

Si portò poi una mano al volto e sospirò. «Quindi, il mio desiderio non può essere esaudito... Beh allora non vedo perché il vostro debba esserlo.»

In quel momento la bestia... Si risvegliò.

Tsume e Jaguara scattarono in avanti in contemporanea ed i loro massicci corpi cozzarono l'uno contro l'altra.

Tsume aveva già affrontato Misha in passato, ma anche se il lupo era lo stesso, gli attacchi della sua avversaria erano mossi da qualcosa di feroce e omicida e per nulla leale.

Non desiderava ferirla, la lupa portava ancora in dosso il suo odore e stentava a credere che chi avesse di fronte non fosse Misha, ma le azioni di quest'ultima parlavano da sole.

A un certo punto, entrambi bloccarono i loro attacchi, quando un potente ululato riecheggiò nella stanza.

Cheza si rannicchiò su sé stessa, portandosi le mani alle orecchie.

Tsume voltò lentamente il capo, quasi temesse che una volta fatto, tutto sarebbe perduto. Ma dovette farlo per forza.

Il grosso corpo massiccio e scuro come la notte, era ora di fronte a lui. Un enorme canide, plasmato da rabbia e odio. Non si poteva nemmeno considerare davvero un lupo, quella era una creatura infernale.

I suoi due occhi gialli saettarono, prima verso Tsume e Jaguara (la quale iniziò a guardarlo con assoluta devozione), poi su Kiba, che non aveva paura di lui, nonostante conoscesse bene la forza delle sue zanne.

«Siamo alla resa dei conti, Campione della fanciulla del fiore

«Pare proprio di sì.» rispose Kiba, piegandosi un po' di più sulle zampe e di nuovo arricciando il labbro.

«E allora a noi due.»

Forza, ferocia, coraggio e desiderio di vendetta, si fusero in quello scontro senza esaurimento di colpi.

Kiba e Darcia si corsero incontro e impattarono con la forza di due treni che si scontravano.

Rotolarono, si graffiarono e si morsero, divenendo come un'unica palla di pelo nero e bianca.

Ombra e luce si affrontavano ancora una volta. Yin e Yang, due forze contrarie ma interdipendenti.

Avevano attraversato le ere, affrontato un lungo cammino, solo per ritrovarsi ancora una volta in una lotta fratricida.

«Lei... Lei deve essere pronta.» disse Cheza, scossa dai tremori, mentre tutta quella sofferenza l'avvertiva dentro sé.

Cercò di farsi forza e scese dalla sfera, per poi barcollare verso l'Albero del Principio, carico di quella energia che le avrebbe permesso di aprire il portale.

Le vene marce si erano nel frattempo espanse. Anche lei doveva imporre la sua volontà a sé stessa, per rimanere stabile. Doveva continuare ad essere un fiore della luna... Ancora per un po'.

Tsume schivò, appena in tempo, il nuovo attacco di Jaguara, ma riuscì comunque a procurargli un taglio con gli artigli. Istantaneamente sentì la spalla bruciargli, ma era ancora in piedi.

Il suo sguardo era più acceso che mai. Non solo doveva affrontare quella terribile donna, il suo migliore amico stava fronteggiando il mostro che li aveva uccisi in passato e, se non bastasse, sentiva un forte bruciore anche al fianco, come se la ferita di Toboe si fosse estesa anche a lui.

Cheza abbracciò l'albero e questo intensificò la sua luce, che poi convogliò nella ragazza.

Jaguara sorrise.

«Bene, ora manca solo mescolare il sangue di lupo al suo.»

Fece per voltarsi, ma Tsume non le avrebbe mai permesso di raggiungerla e lo stesso valeva per Kiba nei confronti di Darcia.

Blue, che poteva mutare in lupa, era quella che più rapidamente aveva macinato i metri che li separavano dal loro obiettivo. Grazie all'istinto sapeva chiaramente dove muovere le zampe e, senza alcuna esitazione, si immise nel corridoio finale.

Tsume non faceva che tagliare la strada a Jaguara ogni volta che lei, tra una zampata e un morso, cercava di raggiungere Cheza. Gli abbai e i ringhi di entrambi si mescolarono; avevano gli occhi iniettati di sangue e si ritrovarono presto feriti e sanguinanti, ma erano ancora forti e capaci di combattere.

A un certo punto, però, l'astuzia di Jaguara tese un tiro mancino a Tsume, facendolo inciampare sulle sue stesse zampe.

Senza perdere un attimo, la donna spiccò un salto a fauci spalancate, pronta a portare a compimento il suo attacco fatale, ma fu fermata a mezz'aria da Blue, che la scagliò di lato. Con ancora il fiatone, la lupa nera si portò su Tsume con fare protettivo.

Jaguara sbatté violentemente sul mosaico, che perse qualche pezzo nell'impatto.

«Perché Misha ti ha attaccato?» chiese rapidamente la lupa al lupo grigio.

«Quella non è più Misha, è Jaguara.»

In quel momento i ruggiti profondi di Darcia e di Kiba squarciarono l'aria e, voltandosi, i due videro con orrore che Kiba iniziava ad arretrare. Darcia aveva gli occhi paonazzi, colmi di collera.

«Sarò io a varcare la soglia, è stato predetto», disse imperativo.

«Mai!» rispose l'altro a denti stretti, ma con il fiato leggermente spezzato.

Nel frattempo Jaguara si rimise in piedi, più determinata che mai.

«Tsume, Kiba ha bisogno di te», disse rapidamente Blue. «Vai a dargli man forte, ci penso io a lei.»

«Non posso...»

«Non discutere!» lo ammonì lei. «Sono la tua maestra, farai quello che ti dico...» Poi ammorbidì la voce: «Ci penso io a Misha, sta tranquillo.»

Tsume la guardò preoccupato ancora per un istante. Poi gli abbai degli altri due guerrieri lo richiamarono. Rapidamente si alzò e con un balzo si mosse verso Darcia, appena in tempo per mordergli un fianco prima che quest'ultimo potesse ferire gravemente il lupo bianco.

«A noi due allora... Mezzosangue», disse Jaguara allargando le narici, inspirando l'odore di Blue. Ne riconosceva la natura di lupa, ma sentiva che in lei scorreva anche del sangue misto di cane comune.

«Libera immediatamente la mia amica!» ringhiò Blue, per poi correre verso di lei.

Cheza, rannicchiata ai piedi dell'albero che le aveva donato nuova forza, si sentiva comunque svuotata. Di fronte a sé, quei cinque lupi che sarebbero dovuti essere fratelli lottavano fino all'ultimo sangue. Non era cambiato niente, assolutamente niente rispetto alla vita precedente... E forse, presto, tutto si sarebbe ripetuto, inevitabilmente.

Socchiuse gli occhi e ripensò alla gioia di tutti i momenti trascorsi con i suoi amici: le risate, i canti e le danze. Poi la rinascita in quella dimensione temporanea. Lei aveva il compito di portarli in un luogo felice... Ma aveva fallito. Che Misha avesse avuto ragione? Forse non doveva risvegliarli?

Scosse il capo, scacciando immediatamente quel pensiero. Loro non l'avrebbero mai voluto e la loro fine sarebbe stata anche più tragica, intrappolati tra le pieghe del tempo e un mondo allo sfacelo. Forse sarebbero morti di nuovo, prematuramente, ma almeno l'avrebbero fatto inseguendo uno scopo e, in quanto loro amica, questo era tutto quello che poteva fare per loro.

Blue rimase stupita dalla forza di quella lupa. Non aveva mai affrontato Misha, quel corpo era davvero massiccio. Ma anche lei non era da meno. Sotto i muscoli e la pelliccia avvertiva il calore dell'anello che Hige le aveva regalato. E desiderava ardentemente che quel sogno si realizzasse.

Jaguara balzò di lato e ripartì immediatamente alla carica.

Blue si scostò appena in tempo e il morso dell'avversaria andò a vuoto. Tentò allora di contrattaccare, sporgendosi in avanti con le fauci spalancate, ma mancò il bersaglio. Corse di lato e, come aveva fatto all'ingresso del palazzo, prese la rincorsa. Saltò contro una colonna e sfruttò l'impatto per darsi un'ulteriore spinta, avventandosi contro Jaguara da un'angolazione diversa.

Ma Jaguara non era più un essere umano qualsiasi. Forse non lo era mai stata. E lesse in anticipo le azioni di Blue. Si abbassò sulle zampe, ruotò il corpo e affondò le zanne.

Il guaito di Blue si propagò nell'aria. Un suono breve, straziante. Come un sibilo capace di vibrare direttamente nei cuori di tutti coloro che la amavano.

«Blue!» urlò Tsume, ma non ebbe il tempo di correre dalla sua amica che Darcia gli fu addosso con tutto il suo peso.

Cheza gridò di dolore, sgranando gli occhi.

Blue era distesa a terra, tremante, mentre una pozza di sangue si allargava dalla ferita aperta, drammaticamente vicina alla giugulare.

Jaguara la sovrastò con la sua mole, premendo una zampa contro il suo petto. «Ti sei scostata all'ultimo istante», disse, quasi offesa. «Rimedio sub...»

Come travolta da un masso in caduta, qualcuno le finì addosso, rotolando con lei per qualche metro fino a sbattere malamente contro una colonna. Colui che l'aveva investita, al culmine della furia, però non si arrestò lì.

Il grosso lupo messicano dal pelo fulvo e gli occhi ambrati spalancò le fauci e affondò senza alcuna esitazione i denti nel suo fianco, fino a farla guaire dal dolore.

Jaguara rispose con una zampata e gli artigli gli graffiarono il muso.

Hige si lasciò andare a un verso di dolore, ma si riprese subito. Arricciò il labbro e partì di nuovo alla carica. Era un maschio pesante e forte, ed era spinto da qualcosa di profondo: l'istinto viscerale di proteggere la propria compagna, che già aveva perduto una volta. Il ricordo della loro morte, sotto la neve che li copriva strato dopo strato, venne scacciato con forza da Hige, che non avrebbe permesso alla storia di ripetersi.

Guardò quella lupa che aveva il corpo ferino di Misha, ma notò subito che gli occhi erano diversi. Si era perso nei suoi troppe volte per non capire che chi aveva di fronte non fosse la sua cara amica, ma un essere privo di scrupoli.

Jaguara riuscì a divincolarsi e a fuggire, leggermente zoppicante, verso l'uscita. Hige, però, non le avrebbe permesso di riprendere fiato e le fu subito dietro per saltarle di nuovo addosso.

Nel frattempo Blue era tornata in forma umana per valutare meglio la sua condizione. La ferita era in un punto critico e il braccio destro era fuori uso. Ma tra Cheza rannicchiata in un angolo, terrorizzata, e Kiba e Tsume che se ne davano di santa ragione con il grosso lupo nero, il suo pensiero era rivolto solo al suo amato. Non poteva lasciarlo combattere da solo.

Strinse le labbra e si portò al cuore il suo anello.

«Vi prego, se c'è qualcuno che ci osserva... Aiutateci, per favore», singhiozzò. «Misha, se sei ancora qui da qualche parte, ti prego, esaudisci ancora una volta il mio desiderio. Proteggi Hige.»

Restò lì in attesa per qualche secondo, ma gli abbai e i ringhi erano troppo per le sue orecchie e non poteva rimanere in disparte. Riassunse la forma animale e, anche se con una zampa che non poteva più toccare terra, corse verso il corridoio con tutto il fiato che le era rimasto.

Lì, nel frattempo, Hige e Jaguara nello scontro stavano distruggendo ogni arredo: dalle statue ai quadri, fino ai vasi pregiati. Ricordi di una famiglia che per secoli aveva venerato il culto del Rakuen.

Blue spiccò un nuovo salto e affondò il morso nella spalla di Jaguara. Quest'ultima emise un grido di dolore e frustrazione, ma quel corpo che manovrava con tanta maestria era temprato da anni di battaglie all'ultimo sangue; non avrebbe perso per questo. Graffiò gli occhi di Hige così da distrarlo, per potersi rigirare e mordere di nuovo Blue. L'afferrò con i denti per la collottola e la scaraventò via, facendola rovinare contro delle armature medievali e la moto di Tsume.

«Maledetta!» ringhiò Hige, ma proprio quando stava ripartendo alla carica, all'ultimo istante Jaguara mutò nella forma umana di Misha.

Vedere improvvisamente quel volto sorridente e gentile lo deconcentrò, facendolo tornare umano, e la sovrana di Jagra ne approfittò per tornare a essere una lupa e sovrastarlo con tutto il suo peso.

«Mi ricordo di te... Tu sei il numero ventitré», sibilò, mostrando i denti a un soffio dal viso del ragazzo.

Hige perse un battito. «Ma... Ma chi sei?» balbettò, e un antico terrore lo attanagliò. Le sue orecchie vennero torturate dall'eco di un fischio che la sua mente aveva rimosso.

«Non riconosci la tua padrona, mio bel lupo?»

Jaguara tornò umana e si sporse, restando a cavalcioni su di lui. Hige sentiva il suo respiro vicino al volto e avvertiva montargli la nausea.

«Sono Lady Jaguara... E tu sei il mio cagnolino, che tanto mi ha servito bene nello stanare i suoi simili.»

La voce melliflua di Jaguara fece sì che quegli orrendi ricordi lo investissero con violenza, al punto da lasciarlo paralizzato.

«Cosa c'è? La vista di questo visetto ti ha tolto ogni spirito combattivo?» socchiuse gli occhi e si passò la lingua sulle labbra. «Sì... Riesco ad attingere ai suoi ricordi. Vedo chiaramente le notti di passione, quando ancora non sapevate chi foste. Allora non c'era nessun altro se non voi. Eravate voi il vostro Rakuen.»

«Smettila! Vattene immediatamente dal corpo della mia amica!» protestò lui, disperato.

Jaguara premette le mani contro le sue spalle, tenendolo fermo. Anche se ora aveva l'aspetto umano, aveva mantenuto la forza del lupo.

«Amica?» ridacchiò la donna. «Amica dici, quando stavate così bene insieme? Quando è finito il vostro sogno, chi vi ha strappato alla vostra felicità?» sollevò lo sguardo viola verso Blue, che cercava di rialzarsi senza ancora riuscirci. «Se Kiba e gli altri non fossero mai rinati, se quella lupa nera non fosse di nuovo piombata nella vostra vita, avreste vissuto il vostro "felici e contenti".»

Si chinò e posò la fronte contro quella di Hige.

«Immagina...»

In quel momento Hige venne investito da visioni che lo lasciarono sospeso e stupito... Ma anche confortato.

Vide di nuovo il momento in cui lui e Misha si conobbero; lui, che si era preso una cotta fin da subito, aveva iniziato a frequentare quasi ogni giorno la caffetteria.

Non c'era, però, nessun Toboe per cui Misha provasse una preferenza evidente, quasi materna. Non c'era nessun Tsume con cui Misha si era incontrata un giorno di primavera e che a causa sua era stata rapita, monopolizzando buona parte dei suoi pensieri. Nessun Kiba era piombato in città farneticando di fanciulle fiore, rinascite e fiori della luna. Non c'era nessuna Cheza che cantava per risvegliarli, né il ricordo di Blue a martellargli nella testa. Il sigillo dell'Amnesia del Rakuen non si sarebbe mai spezzato.

Era un mondo in cui esistevano solo loro due che, in quanto simili, si erano trovati, e il tempo aveva fatto sbocciare tra loro un amore tenero e sincero. Un amore che sarebbe durato negli anni, finché, sotto la benevolenza di una luna d'argento, lui non le avrebbe chiesto di sposarla e lei avrebbe accettato.

Sarebbero andati a vivere in un appartamento modesto ma che fosse tutto loro, pieno di fiori e di gioia.

Quell'amore poi sarebbe stato coronato dal matrimonio, seguito da una festa spensierata, con i parenti di lei e di lui che brindavano alla loro felicità (soprattutto il lato scozzese) e con la madre di Hige che si raccomandava a entrambi di darle una nipotina per festeggiare la sua Quinceañera.

Avrebbero danzato, stretti l'uno all'altra, sulle note lente di una canzone, per poi scambiarsi un bacio che avrebbe segnato l'inizio del loro cammino insieme.

Misha poi sarebbe rimasta incinta quasi subito e, per la gioia della suocera, avrebbe dato alla luce una bambina. Bellissima, con il viso del padre ma con gli occhi e i capelli della madre. L'avrebbero portata a scuola insieme, ogni giorno, e la loro vita sarebbe trascorsa così. Senza gesti eroici o eclatanti, ma come una coppia qualsiasi che, nel suo piccolo, viveva il proprio paradiso.

Quando Jaguara risollevò la schiena, vide che Hige era in lacrime. Ma non di tristezza: era sinceramente commosso.

«Tutto questo... Tutto questo è bellissimo», disse con una luce che gli attraversava lo sguardo.

Jaguara assottigliò il proprio e gli rivolse un dolce sorriso: «E potrebbe avverarsi, se lo desideri.» sospirò. «Aiutami a sconfiggere gli altri lupi, attraversa con me la soglia e ti prometto che tutto quello che ti ho mostrato non resterà solo una fantasia.»

A Hige sfuggì una risata divertita, cosa che la lasciò interdetta.

«Il fatto è che, sai... Per quanto io voglia bene a Misha... E accidenti se era adorabile in tutte le versioni in cui me l'hai mostrata... Questa splendida vita non è con lei che io voglio viverla.»

Reclinò il collo per cercare lo sguardo di Blue in fondo al corridoio e le sorrise. Blue, tornata umana, contraccambiò, anch'ella commossa e arrossita.

«Sarò un cascamorto e più di una volta mi sono meritato una scarpa in faccia, ma non sono un traditore», aggiunse, grattandosi la guancia e continuando a ridacchiare. Poi la guardò dritta negli occhi e sollevò le spalle: «Inoltre, credo proprio che tu abbia sbagliato persona. Non so chi sia questo ventitré, anche perché io ho ventiquattro anni.»

Rabbia e indignazione attraversarono lo sguardo di Jaguara a quella risposta così sfrontata. Il suo corpo si contrasse e una vena le pulsò nel collo.

«Allora non mi servi a niente, crepa come l'essere misero che sei!»

Si chinò rapidamente per affondare con le zanne un colpo letale alla giugulare.

«Higeee!» urlò Blue, in preda alla disperazione.

Il sangue schizzò sul pavimento.

Hige trattenne il respiro; d'istinto aveva chiuso gli occhi e girato la testa non appena aveva visto Jaguara incombere su di lui. Ma quel colpo che aveva temuto di ricevere non giunse mai a destinazione. Gocce rosse colarono sul suo viso e, non appena rimise a fuoco, si rese conto che la mano destra della stessa donna aveva intercettato l'attacco.

Jaguara era rimasta sospesa, immobile e ancora intenta a mordere, ma continuava a non togliere la mano dalle proprie fauci. Subito dopo il ragazzo si rese conto di un'altra cosa: l'occhio destro di lei era tornato azzurro.

Investito da un nuovo vigore, se la tolse di dosso e questa cadde sul lato sinistro.

«Maledetto angelo, non ti sei ancora arreso?» ringhiò Jaguara.

Hige comprese subito e si mise carponi, rivolto verso di lei: «Misha! Misha, mi senti? Combattila!»

Ci fu una vera e propria lotta interna, con la giovane che si contorceva e si feriva con i suoi stessi artigli.

«Misha, utilizza Rimuovi Maledizione, Esilio, quello che ti pare, ma scaccia quel parassita!»

In quel momento giunse anche Cher, che fece per chinarsi sulla ragazza, ancora inconsapevole di tutto, ma Hige la fermò in tempo prima che Jaguara potesse attaccare anche lei.

«È posseduta da un'entità malvagia, deve liberarsi da sola», spiegò rapidamente Hige, con il volto contratto dalla preoccupazione.

«Ho capito», rispose Cher annuendo, con una vena che le solcava la fronte. Poi sollevò il capo di scatto, sentendo arrivare dall'altra sala le urla e i ringhi degli altri combattenti. «Lasciami, devo andare!»

Hige cercò di trattenerla tenendola per le spalle, ma la forza di volontà che la spingeva ad andare avanti le permise di divincolarsi e di correre via. Il ragazzo fu tentato di inseguirla, ma il ringhio di Misha catturò di nuovo la sua attenzione.

«Misha, tuo figlio, Toboe, è di là ed è ferito. Non vuoi andare da lui?» disse, stringendo i denti. «Inoltre, ci hai imposto l'amnesia per proteggerci perché credevi di cavartela da sola... Quindi è così che finirai?»

«Certo che no!»

La voce di Misha, la vera Misha, arrivò limpida nelle sue orecchie. Una lacrima rigò il viso del ragazzo, ma lo caricò anche di un nuovo entusiasmo.

«Sbarazzatene allora!»

«Io... Io sono una Creatrice della stirpe dei Darcia e sono una Custode dei Cuori... e tu...» ringhiò Misha, tornando in piedi scossa dai tremori. Il suo corpo era rigido, ma lo sguardo deciso. «Tu non farai più i tuoi comodi!»

Il suo corpo venne nuovamente avvolto da una luce viola che le agitò le vesti e i capelli, come se una corrente improvvisa la investisse. Piume bianche si sprigionarono attorno a lei e, quando riaprì gli occhi, essi erano luminosi come due fari nell'oscurità.

«Incantum magici», disse con un sorrisetto divertito, mentre con un'ultima spinta di volontà estirpò Jaguara.

Quest'ultima emerse dalle pieghe della realtà, scaraventata violentemente a terra. Indossava la stessa armatura con cui era stata travolta e uccisa da Darcia nel mondo antico, fatta eccezione per l'elmo; una cascata di capelli biondi dai riflessi verdastri le ricadeva sulle spalle.

Seppur contratta dall'ira e dallo stupore, Misha non poté fare a meno di ammettere quanto fosse tremendamente uguale ad Hamona nell'aspetto esteriore. Ma solo in quello. Per lei, che vedeva dentro i cuori, fu naturale provare disgusto nello scoprire quanto quello di Jaguara fosse marcio e purulento.

«Così mi hai buttato fuori, angioletto, e sei riuscita a proteggere il tuo eroe. Brava», disse ridacchiando. «Ma così facendo mi hai solo liberata, e ora potrò accedere al Rakuen con il mio vero corpo.»

Si tastò, stupita di essere finalmente tornata in carne e ossa. Poi spostò di nuovo lo sguardo su Hige e sorrise crudelmente: «Ti fai proteggere da colei a cui hai sterminato la famiglia... Numero ventitré

Hige strinse i denti e i pugni, scosso nel profondo, con gli occhi che erano diventati due braci.

Misha si frappose rapidamente tra di loro a braccia larghe, con i capelli dritti e i canini sporgenti: «Non ti permetterò di fargli più alcun male, dannata strega!»

Jaguara sorrise di fronte a quella sicurezza, tipica di chi crede di avere ancora tutto sotto controllo.

«Molto bene... Vorrà dire che me la prenderò con la sua fidanzata.»

Nel pronunciare quelle parole si chinò e torse il busto in una rapida sequenza che non diede ai due il tempo di reagire. La guerriera afferrò al volo una delle lance delle armature crollate e la scagliò, dritta e precisa, contro Blue.

Quest'ultima fece appena in tempo a sgranare gli occhi dallo stupore.

Poi, tutto divenne rosso.


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