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(Wolf's Rain - Morte Hamona
Antico mondo
Con lenti passi, Darcia attraversò le lunghe navate del castello, dagli ornamenti scuri ed oro, mentre tra le braccia stringeva il suo trofeo che con tanta fatica aveva riconquistato.
Del resto, quella fanciulla gli apparteneva per diritto ereditario, era una cosa sua e quei patetici lupi visionari non potevano davvero nulla, contro le capacità di un nobile.
C'era, però, un strano silenzio quella sera. Qualcosa di inquieto. Qualcosa di sospeso.
Perché Neige non l'aveva accolto all'ingresso?
La risposta arrivò presto, quando, raggiunto l'ingresso che l'avrebbe portato alla stanza ove Hamona riposava, trovò crocefissa alla porta la sua fedele servitrice.
Il cuore si congelò e lentamente, Cheza, ancora incosciente, scivolò dalla sua presa, cadendo a terra con un leggero tonfo.
Senza pensarci un minuto di più, corse verso la sua amica d'infanzia e la liberò dai paletti che la tenevano inchiodata. Fortunatamente, era debole ma ancora viva.
«Lord Darcia... siete qui.» sussurrò, per poi lasciarsi andare ad un'esclamazione di dolore, mentre veniva liberata.
Darcia la sostenne tra le braccia, mentre la veggente, con sguardo affranto chiedeva perdono, per non essere stata in grado di proteggerla.
Le porte si spalancarono con un cigolio ed un suono secco. L'ampia sala era in ombra e la luce proveniva solo da un'alta e stretta finestra, dalla vetrata a piombo, con sopra costruito un motivo floreale, attraversato da quella che sembrava un razzo che puntava verso l'alto o un uccello stilizzato che spiccava il volo.
Hamona era ancora lì, nel suo letto, ancora attaccata ai cavi per il sostegno vitale, con i lunghi capelli che avvolgevano il suo corpo e ne nascondevano le nudità, come fossero un vestito stesso. Un sudario.
Ma c'era qualcosa che non andava, lo sentiva.
I paletti laterali, sormontati da una lampadina a forma romboidale, si illuminarono al suo passaggio, fino a condurlo al cospetto della moglie.
«I soldati di Jagra sono giunti anche qui» disse Neige, con voce affranta e gettandosi in ginocchio, al suo cospetto.
«Jagra?»
Non mise subito a fuoco la situazione, il tempo dentro di lui sembrava rallentato.
Fissò Hamona, le palpebre di lei erano leggermente sollevate, mostrando uno sguardo lattiginoso.
«...ho tentato, ma non sono riuscita a fare niente, per proteggerla.» ribatté Neige, affranta.
Solo nel momento in cui Darcia accarezzò il gelido viso di Hamona e fece scorrere le dita verso l'incavo del suo collo, per controllarne il battito, se ne rese finalmente conto.
Ma prima che potesse dire o fare qualcosa, un canto soave giunse alle sue spalle. Una nenia gentile.
Cheza aveva ripreso conoscenza e ora, pronunciando il suo solito canto di guarigione e conforto, si era avvicinata anche lei al capezzale, per accarezzare il braccio inerte di Hamona.
«Ora smettila...» disse Darcia, con voce leggermente tremante, ma ferma.
Cheza, però, non l'ascoltò e proseguì.
«Smettila.» ripeté lui, ora tradendo una certa irritazione.
Cheza non si arrese.
«Smettila!»
Al culmine della rabbia, Darcia la prese per un braccio e la scaraventò via, talmente forte da tramortirla di nuovo. Un gesto che forse in realtà avrebbe voluto riservare a sé stesso, per non essere tornato in tempo o all'ex cognata che aveva osato fare una cosa del genere.
«Ha detto che non si sarebbero fermati, finché non avessero ucciso tutti i lupi.» disse Neige, in ginocchio e abbracciata a sé stessa.
«Essi non hanno compreso nulla, nessuno di loro» rispose lui, a denti stretti.
Poi, dopo aver contemplato ancora un momento quel corpo immobile che una volta era sua moglie, allungò il braccio e le chiuse gli occhi.
Sembrava solo addormentata e la luce proveniente dall'esterno esaltava il suo bel viso, che sembrava fatto di porcellana, incorniciato dai suoi lunghi capelli biondi.
«Hamona...» sussurrò, con tutta la dolcezza che egli, nonostante la sua figura austera, aveva sempre riservato al suo angelo.
Il suo sguardo, commosso, tremò. Nella sua mente, un carosello di bei ricordi si affacciarono.
«Amore mio, desidero vederti, ancora una volta.» Le parole di Hamona, riecheggiarono nella sua mente, come un sussurro nel vento, fu come se ella gliele avesse dette lì, in quel preciso momento.
**«Anche se i lupi non esistessero più, a me resta sempre quest'occhio... quest'occhio di lupo»**disse, in una flebile speranza.
La sollevò dal suo giaciglio di morte, staccandola dai supporti, ormai inutili, e con essa, tra le braccia, iniziò a girare sul posto. Un'ultima danza, una delle tante, come quando ella era ancora viva ed in salute, in quel giardino pieno di fiori che era divenuto la loro isola d'oro.
«Potrò incontrarti quando lo desidero.» aggiunse, mantenendo il sorriso.
«È così, ci reincontreremo.» gli sembrò di sentir giungere da quelle labbra ancora rosee.
«È così... presto.»
«Darcia... ti amo.»
La depose poi di nuovo con cura nel letto. Le forze lo stavano abbandonando e non riusciva più a sostenere quel peso.
«Mio signore...» sussurrò Neige.
Un tremendo ricordo le attraverso la mente. Anche se il trauma aveva protetto la mente di Darcia dal ricordo di Lady Misha e la sua fine analoga, certe cose non potevano essere soppresse. Certe tendenze, non potevano essere cancellate.
Solo che allora era solo un bambino e la sua ossessione non avrebbe potuto fare del male a nessuno, se non a sé stesso.
Ora era un uomo adulto, nel pieno delle sue forze e dei suoi poteri.
Le spalle di Darcia tremarono, come attraversato da una serie di scosse elettriche. La stessa tensione che attraversò l'aria nell'attimo prima che l'uomo gettò fuori un urlo disumano. Folle. Colmo di tutta la sua disperazione.
Riecheggiò tra le pareti di quel luogo, ora divenuto una camera mortuaria, sulle finestre e lungo i corridoi.
Il suo viso si deformò in qualcosa d'inumano.

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Preso dalla più totale follia, incapace di sopportare qualcosa di così di doloroso, un dolore enorme come uno tsunami che si abbatte improvviso, iniziò a prendere a testate una colonna di ferro.
Il suono sordo, crudo e riecheggiante, si librò nell'aria.
Neige non fu in grado di muoversi dal terrore, mentre nella penombra vedeva gli schizzi di sangue cadere a terra e quell'autoferimento continuava... e continuava. Finché alla fine Darcia, completamente svuotato, non si accasciò a terra, lasciandosi andare ad un pianto disperato, quasi infantile e senza freni.
La sua Hamona non c'era più. Aveva fallito. Il suo amore non era stato in grado di risvegliare la sua principessa.
Passarono minuti o forse ore, nessuno dei due ormai contava più le lancette.
Il Lord e la sua veggente erano semplicemente rimasti lì, in silenzio, vegliando su Hamona e lasciando che il vuoto riempisse quel silenzio.
Neige, però, non abbandonò mai davvero i suoi doveri ed i suoi sensi, a un certo punto, le fecero avvertire qualcosa di insolito.
Estrasse dalla tasca interna la sua sfera e ne scrutò la superfice lucida e scura.
«Sommo Darcia, rivelo...»
«Un lupo.» rispose lui, quasi con tranquillità.
Il suo occhio di lupo, brillò nell'oscurità.
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Misha, Darcia ed i genitori di quest'ultimo avanzavano lungo i corridoi a passo celere.
A causa del volume importante del vestito, Misha arrancava un po', cosa che irritò l'altra donna.
«Ti vuoi muovere? Non abbiamo tempo da perdere.»
Le si mise al fianco e l'afferrò per un braccio, quasi trascinandola.
Misha si guardò indietro. C'era qualcosa... una sensazione. Il suo istinto le stava dicendo qualcosa... ma non poteva essere. Lei aveva fatto in modo che nessuno dei suoi amici ricordasse più niente.
«Smettila di indugiare e muovi quei piedi, ragazzina!» sbottò ancora la donna, strattonandola e premendo le lunghe unghie nella carne della ragazza, al punto da farla squittire di dolore.
«Non trattarla così!» tuonò Darcia, cosa che le fece subito incassare la testa tra le spalle.
Darcia prese a braccetto Misha, ma nemmeno con lui il passo fu più moderato. Il tempo stringeva ed il Rakuen non aspettava. Il fisico di lui non avrebbe aspettato ulteriormente.
«Darcia, stai sanguinando!» esclamò Misha.
«Lo so da me.» ringhiò lui.
Misha abbassò lo sguardo ed il suo volto si contrasse in una smorfia grave. Se solo ci fosse stata un'alternativa a quel destino a cui stavano andando incontro...
Finalmente giunsero all'ala, dove giorni prima Darcia gli aveva mostrato quel mosaico.
Entrarono prima nell'anticamera, dove i quadri appesi alle pareti, sembravano osservare quei quattro, quasi a dare loro una benedizione. Dopo secoli di sogni, dopo che per cent'anni la famiglia Darcia di quel nuovo mondo aveva atteso, finalmente tutto stava per giungere alla sua conclusione.
Misha spostò lo sguardo verso quell'ultimo quadro, quello di Darcia bambino, identico alla sua precedente incarnazione. Le lacrime scesero, senza nemmeno che se ne rendesse subito conto.
Quando poi arrivarono alla sala principale, trovarono al centro della stanza la sfera sospesa, che illuminava il circondario di riflessi color smeraldo, come luce liquida. Alle spalle di esso, l'Albero del Principio era ulteriormente cresciuto.
Misha e Cheza si guardarono. Quest'ultima curvò appena le labbra.
«Sono arrivati.» disse la fanciulla.
Misha strinse i denti. «Come hanno fatto?»
«Tu vuoi loro bene, ma non hai preso in considerazione che anche loro darebbero la loro vita per te... tu non sei sola.»
«Iniziamo subito con il processo.» disse Darcia, rivolgendosi al padre.
L'uomo annuì, si diresse verso un interruttore e lo schiacciò. Dei suoni meccanici, come di ingranaggi, si levarono nell'aria e a un certo punto il soffitto si aprì. La luce scarlatta della luna, si posò su di loro come un velo.
«Ora non mi servite più.»
I genitori lo guardarono, interrogativi, ma non ebbero neanche il tempo di aprir bocca che un fischio, simile a quello emesso dalle aeronavi, ma che viaggiava su un'altra frequenza, penetrò le loro orecchie ed essi si accasciarono, privi di coscienza.
«Perché lo hai fatto?» Chiese Misha, portandosi le mani strette al cuore.
Darcia avanzò con calma verso la sfera e vi posò la mano. Contemplò per un attimo la figura di Cheza, poi sorrise, quasi divertito.
Si voltò, con calma, e poi si tolse la benda.
Misha inarcò appena le sopracciglia, quando i suoi occhi, incrociarono quelli dell'occhio di lupo.
«Non ti sei mai chiesta perché ultimamente la indossassi sempre?»
«L'ho fatto.»
Darcia soffiò dalle narici, lasciandosi sfuggire ancora una smorfia divertita.
«Sai da quando è tornato ad essere così? Dal tuo risveglio, mia cara.»
Poi la guardò meglio e abbassò un po' di più il mento.
«Ma non ti vedo stupita... al tuo stato attuale, dovresti esserne spaventata... anzi, per te che credi che tutto questo è stato fatto per salvare il mondo... dovresti essere davvero sconvolta.»
Misha deglutì, ma rimase ferma con il suo sguardo.
«Come del resto, il fatto che io tenga rinchiusa questa ragazza, non ti ha mai davvero sconvolta, fin da subito.»
Iniziò a camminare di lato, come se la studiasse.
«Dimmi, da quando è che l'Amnesia del Rakuen ti ha abbandonata? Al rapimento di Satoshi? Quando sei corsa a salvare il tuo fidanzato ed il detective?»
«Si e no... in effetti ho riacquistato piena coscienza di me da qualche mese.» Chinò la testa di lato. «Non ti sei mai chiesto da dove provenisse quella cometa?»
Darcia aggrottò la fronte, studiandola per un lungo momento.
Misha seguì il suo incedere, mentre il corpo reagiva naturalmente alla tensione, preparandosi, così come l'istinto da combattente e lupa alpha le aveva sempre suggerito, in situazioni di pericolo.
«Che cos'era davvero?»
«Un cammino, per ritrovare il seme dell'Albero... ma anche la mia crescita... e la manifestazione di qualcosa che tu non potrai mai raggiungere, per tutto quello che hai fatto.»
In quel momento, Darcia, ricevette un messaggio sullo smartwatch, ma non ebbe bisogno nemmeno di leggerlo.
Improvvisamente suoni di spari riecheggiarono nell'ambiente, così come il rombo di una moto e le urla concitate dei suoi uomini.
Darcia digrignò i denti. «Non possono essere loro... il professore... e poi i miei uomini...» si girò di scatto verso Cheza. «Ecco perché la soglia non si è mai indebolita.»
A rapidi passi tornò alla console e spinse rapidamente dei pulsanti.
«Ma qui... qui ci sono dei dati mancanti. Come hai fatto a corromperli? Tutti loro?»
Improvvisamente una piuma bianca passo di fronte il suo viso, fluttuando leggiadra. Una brivido gli corse lungo la schiena e attraverso il riflesso della sfera, notò che una luce violacea si stava espandendo alle sue spalle.
Con ancora le spalle curve e con il volto allungato, contratto dallo stupore, si voltò lentamente.
«Darcia, qui non si tratta solo di aver infangato il tuo retaggio di lupo, con le tue azioni... hai fatto arrabbiare forze ben più grandi.»
Quando l'uomo si voltò del tutto, fece subito un passo indietro.
La luce violacea proveniva direttamente da Misha, che ora aveva le iridi luminose e violacee e diverse piume fluttuavano attorno a lei.
«Ma tu... tu chi sei davvero?» disse, con il labbro tremante.
«Colei che è venuta a fermarti.»

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Non appena Tsume sfondò la porta d'ingresso, Hige, Blue e Toboe scesero a loro volta dal furgoncino, per affrontare le altre guardie che l'amico si era lasciato alle spalle.
I fuochi delle pistole illuminarono il buio della notte, l'odore di polvere da sparo iniziò a diffondersi nell'aria, ma i movimenti dei lupi erano troppo rapidi per i tempi di reazione degli esseri umani. Non ebbero nemmeno bisogno di mutare la loro forma.
Tra saltate e schiavate, anche loro riuscirono a raggiungere l'atrio, dove, però, ad accoglierli c'erano altre guardie, tutte quante armate fino ai denti.
«Ma si aspettava che un esercito venisse ad attaccarlo?» esclamò Hige.
«Beh... alla fine ha fatto bene» disse Blue, «dopo quello che hai fatto, qui tra poco diventerà un campo di battaglia.»
Detto questo, la lupa si spinse in avanti e, nello slancio, a un certo punto, diventò un lupo.
Con un balzo, corse lungo la parete, come se in quel momento le leggi di gravità non contassero per lei, per poi darsi la spinta con le zampe posteriori e piombare addosso ai nemici.
Essi caddero a terra, con un urlo di protesta, ma la lupa nera, imponendo il proprio peso e la propria stazza, disarmò uno ad uno ognuno di loro, mordendo con forza le loro braccia.
«Ma ti vuoi muovere? Dobbiamo andare avanti!» ringhiò Toboe, cercando di tirare Hige per il colletto.
Quest'ultimo, vedendo la rapida e precisa azione della compagna, si era imbambolato sul posto, con un sorriso ebete. «È proprio forte.»
Tsume nel frattempo, in sella alla moto, sfrecciò tra i corridoi, mandando in frantumi vasi, armature ed altri oggetti preziosi.
Percepiva Misha, il suo istinto gli diceva che era lì, da qualche parte.
A un certo punto, di fronte a sé, arrivato all'ennesimo corridoio, uno un po' più largo dell'altro, si ritrovò davanti a un ingresso, sbarrato da due alte porte di legno pregiato.
Si fermò, posando un piede a terra.
I suoi occhi gialli erano come due fari nell'oscurità.
Dette un paio volte gas, per poi riprendere velocità.
Il rombo della moto non era che un'estensione del suo ruggito e quando e impennò per l'ennesima volta, nella sala da ballo schizzarono schegge ovunque, al punto che Silva e le guardie, dovettero abbassarsi e pararsi con le braccia.
Il professore, inarcò le sopracciglia dallo stupore, quando vide a mezz'aria, quasi fosse sospeso nel tempo e nello spazio, l'uomo con il casco integrale, su quella moto nera come la notte.
Fece un mezzo giro su sé stesso, per trovare stabilità, quando tornò con entrambe le ruote a terra.
Le guardie, passato il momento, tornarono subito lucide ed iniziarono a sparare verso l'intruso.
Tsume mise giusto in tempo il cavalletto alla moto, per poi iniziare a saltare, per cercare di evitare quella pioggia di proiettili. Anche in forma umana, con il sangue di lupo attivo che veniva pompato nelle vene, era talmente rapido da essere sovrumano.
Tirò fuori il suo solito coltello, con il manico adatto per infilare le dita e, curvando, tornò verso di loro.
Il primo sangue iniziò a schizzare sulle pareti e sul pavimento, ma a differenza dei suoi nemici, lui non cercava di uccidere nessuno. Le parole di Misha erano limpide in lui. La sua compagna non avrebbe voluto che nessuno di loro si macchiasse di crimini del genere.
«Tsume, non perdere tempo qui, raggiungi Misha!» urlò il professore, che ora si era nascosto dietro un tavolo, per ripararsi. «Darcia l'ha condotta alla stanza dove attiverà il portale!»
Tsume strinse i denti e guardò lì dove Silva gli stava indicando.
Abbassò in tempo la testa, il proiettile sfiorò il casco. Doveva muoversi, ma guardie così bene addestrate erano un ostacolo non da poco. Ci avrebbe messo la mano sul fuoco che da quando - prima lui e Kiba e poi Misha - avevano preso d'assolto l'altro castello, Darcia aveva impiegato diverse risorse per addestrare i suoi uomini, per saper rispondere come si deve ad avversari del genere.
«Lei non lo combatterà mai... fermala prima che sia troppo tardi.»
Le ultime parole del professore, dure come una sentenza, gli fecero montare collera e disperazione.
Si voltò, puntando alla sua moto ancora integra, e corse per cercare di raggiungerla.
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Darcia osservava la misteriosa ragazza, ancora incredulo di ciò che aveva davanti. Ella emanava qualcosa, qualcosa che avrebbe dovuto accogliere, ma che il suo cuore stava respingendo con tutto sé stesso.
«Tu non sei un lupo.» disse infine.
«Ero e lo sono» rispose lei, facendo un passo avanti. Le piume seguivano il suo movimento.
«Non fermerai l'apertura del portale.»
«Puoi aprilo, non te lo impedirò.»
Darcia sollevò un sopracciglio.
«E allora in che senso mi vuoi fermare?»
Lo sguardo di Misha tremò. **«Nessuno può esaudire il tuo desiderio, sei uno spirito elevato, ma tu non sei un custode di cuori... piuttosto un divoratore.»**
Darcia fece un passo indietro, come se non volesse assolutamente che ella si avvicinasse a lui.
Misha se ne accorse e sorrise. «Pensare che quando ancora non ricordavo chi fossi, ero io ad avere timore di te. Anche allora, percepivo la tua aura oscura, ma ho combattuto contro il mio stesso istinto, perché anche nell'inconscio sapevo che cosa dovevo fare.»
In quel momento, una folata gelida giunse dall'alto e la neve sollevata coprì parzialmente la luna. Il vento ululava, sinistro e cupo.
«Ormai a questo mondo è rimasto poco tempo... ed è stato per colpa tua.»
Darcia rimase in ombra, fissandola cupo, con quel suo occhio maledetto.
«Creatura celeste, tu sai cosa sono diventato io, nello scorso ciclo? Questo tempo avverso, non è solo l'annuncio di una fine prossima... ma di una rinascita.»
**«Con l'incedere del tempo, ogni cosa avrà l'aspetto di una massa fredda e magnifica.»** rispose lei, con calma. **«... e proprio in quel momento... la bestia apparirà.»**
«Conosci quelle parole profetiche, vedo.»
«Conosco diverse cose, da quando ho questa forma... non è la prima volta che la mia stirpe punisce la tua linea di sangue... ma sì, sembra proprio che i cicli siano destinati a ripetersi.» Fece una breve pausa. «Ma come sai anche te, essi non sono infiniti.»
Improvvisamente Misha mutò in lupo, per darsi una forte spinta e così colmare rapidamente lo spazio che si frapponeva tra loro.
Darcia si ritrovò poi di nuovo la creatura, attaccata al suo braccio con le iridi illuminate, mentre veniva circondato da migliaia di piume bianche.
«Darcia, io non son qui per ucciderti, ma per ricordarti chi sei davvero! Per favore, apri il tuo cuore e rinuncia a questa follia... nulla ti potrà portare al tuo Rakuen, aprirai solo un luogo di caos e follia!»
Nel momento in cui la ragazza pronunciò quelle parole, Darcia ricordò nitidamente lo sguardo di Kiba e la stessa carica, quando anche lui gli disse la stessa cosa.
Il suo cuore si congelò e lo sguardo si fece paonazzo.
«Perché...» disse prima in sussurro, per poi aumentare gradualmente la voce. «perché non posso...» le vene degli occhi si iniettarono di sangue e di odio. «Perché non posso essere feliceeeee!?»
Nel pronunciare quest'ultime parole, un'aura nera l'avvolse. Lo sprigionamento in un potere antico, che nessun essere vivente avrebbe mai dovuto ottenere, esplose nella sala quasi come una bomba, emettendo un boato di energia.
Misha venne scagliata indietro e la folata improvvisa spalancò con forza le porte dell'ingresso.
La console che registrava i parametri di Cheza, impazzì. La fanciulla fiore, percependo tutta quell'energia negativa, urlò in un acuto silenzioso, ma carico di sofferenza.
Misha cercò di risollevarsi e un paio di colpi di tosse violenti le fecero vibrare la trachea. Sbattendo violentemente a terra, aveva perso tutto il fiato che aveva in corpo.
«E dunque... è questa la mia vera natura?»
La voce di Darcia sembrava stupita e tagliente al contempo.
Quando Misha rimise a fuoco, perse un battito. Lì, a pochi metri di distanza, accanto al disegno a parete dell'antico retaggio dei Creatori, stava suo fratello che si guardava le mani.
Aveva perduto il copricapo e l'abito ed il mantello erano diventato brandelli, apparendo così come una veste nera, avvolto in un manto sfrangiato.
Un'aura scura e pesante l'avvolgeva e attorno a lui ora vorticavano penne nere di corvo.
Ora entrambi i suoi occhi erano mutati in quelli del lupo. Ma rimanevano occhi maledetti.
«Devo ammetterlo, inizialmente mi facevi paura... ma adesso ti vedo per quello che sei...» sorrise. «Solo una patetica creatura. Una stirpe codarda che non permette l'evoluzione, se non alle loro condizioni... ma come una volta partii per raggiungere altri mondi e diffondere conoscenza, a furia di rinascere, sono riuscito ad elevarmi a un dio.»
«Noi non siamo dei, Darcia! Ci sono leggi sacre ed inviolabili. Non puoi utilizzarle, come se questi poteri fossero i tuoi giocattoli!» urlò lei, sporgendosi in avanti, con il cuore che le batteva a mille.
«Custode dei cuori, sapevi benissimo quello che mi ha spinto a rapire Cheza e a governare questo mondo.» rispose lui, sollevando le braccia e porse i palmi verso di lei, con aria sfidante ed al contempo penetrante. «Perché, allora, non mi hai fermato prima?»
Il labbro di Misha tremò e di nuovo le lacrime le rigarono il viso. «Darcia... ma tu proprio non ti ricordi di me? Neanche adesso?»
Darcia la fissò con aria interrogativa.

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L'esplosione improvvisa di energia, si avvertì per tutto il palazzo, facendo salire il cuore in gola a Silva ed ai lupi.
Hige, Toboe e Blue erano appena arrivati nella sala da ballo, dove almeno un centinaio di corpi erano accasciati, privi di sensi, tra gli ospiti avvelenati e le guardie che Tsume era riuscito ad atterrare.
«Professore!» disse Blue, correndogli incontro. «È ferito?»
Silva le sorrise, poi sollevò il pollice. «Un po' ammaccato, ma ci vuole altro per fare fuori questo vecchio.»
Neanche, però, il tempo di finire la frase, che una scarica di colpi li raggiunse e Blue l'afferrò per un braccio per portarlo via, mentre il tavolo venne ridotto in brandelli.
Gli occhi di Hige mutarono immediatamente ed i canini si allungarono.
«Quella è la mia ragazza, maledetti bastardi!» urlò, per poi scagliarsi contro di loro come un'auto in corsa. Anche se quella gente era addestrata, la sua stazza ed il suo addestramento militare, fecero la differenza in quello scontro.
I pugni ed i calci del ragazzo, fecero volare via le guardie, come fossero fatti di pezza.
«Ed avete per giunta distrutto il tavolo dei dolci... non ve lo perdonerò mai!»
Toboe fiancheggiò Tsume, mettendosi spalla a spalla. Si sorrisero rapidamente, poi entrambi scattarono in avanti.
L'adolescente mutò in un lupo completo, così d'acquisire maggiore velocità e forza e si scagliò di peso contro un uomo, il quale urlò dal dolore, quando le zanne affondarono nel suo braccio. Quest'ultimo, però, anche a terra non si arrese e col calcio della pistola iniziò a colpirlo alla testa.
Toboe guaì e un rivolo di sangue iniziò a colargli, ma non si arrese. Strinse piuttosto più forte, finché tra le sue fauci non avvertì i legamenti ed i muscoli dell'uomo, che urlò ancora di più dal dolore, fino a svenirne.
Liberato di uno, si alzò e si voltò rapidamente verso Tsume. «Vai dalla mamma, ci pensiamo qui noi!»
Hige e Blue si accodarono alla richiesta.
Senza farselo ripetere due volte, ora che gli altri gli stavano dando man forte, riuscì finalmente a raggiungere la moto... ma proprio un attimo prima di girare la chiave, uno sparo andò a segno, alle sue spalle.
Il guaito di Toboe gli riecheggiò nelle orecchie, come un'eco dolorosa.
Il ricordo della sua morte, nella sua vita passata, lo investì violentemente. A quel tempo, non poté fare altro che scuotere invano il suo corpo, mentre il suo cucciolo chiudeva gli occhi per sempre.

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La disgrazia lo aveva talmente devastato, al punto da non trovare la forza di proseguire con gli altri. Non subito. E in quel momento di debolezza, mentre il calore di Toboe e di Quent Yaden, abbandonava quei corpi, ormai privi di vita, aveva gettato la maschera da duro e, tra le lacrime, aveva confessato il suo passato da vigliacco e traditore.
«Volevo portarti in paradiso.» gli aveva detto... ma a quanto pare, anche in quello aveva fallito. Di nuovo.
Toboe tornò umano e con lo sguardo incredulo. Si toccò il fianco, che si macchiava sempre più di rosso, finché non cadde in ginocchio.
«Papà... ho freddo.»
«Zitto, non parlare!» disse lui, prendendolo prontamente per le spalle, per sostenerlo.
La guardia che aveva sparato, era già pronta a dargli il colpo di grazia, ma Blue intervenne al volo, affondando le fauci tra clavicola e collo e lo atterò, sollevando un fiotto di sangue.
Tsume si tolse il casco, la tensione gli stava facendo mancare l'aria. Premette poi la fronte contro quella del ragazzo ed illuminò le iridi.
«Devi resistere, mi hai capito? Devi lottare.»
«I cicli...» sussurrò lui, sul limite dell'incoscienza.
«Fottitene di questi cicli, tu non sei più un bambino fragile, sei un lupo grande e forte, mi hai capito?»
«Tsume, ci penso io a lui... tu vai!» disse Silva, accostandosi a loro e prendendo tra le braccia Toboe.
«Ti prego, papà... vai a salvare la mamma.» aggiunse quest'ultimo, mentre appoggiava la testa sulla spalla del professore e diventava sempre più pallido.
Tsume contrasse la mascella, ancora esitante. Ma sapeva che non doveva perdere un secondo di più.
Chiuse gli occhi, poi li riaprì, carichi di determinazione, che puntò dritti in quelli di Silva. «Prenditi cura di mio figlio.»
Il ruggito della moto riecheggiò nuovamente tra quelle pareti di marmo scuro, lasciando dietro di sé solo una scia rossa.
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Misha stava ancora fronteggiando il fratello, quando tra i diversi spari di sottofondo, uno di essi la trafisse, come se il proiettile fosse arrivato a lei.
«Che... che è successo?» a parlare, esitante e stupito, però, non fu lei ma Darcia, che si toccò il fianco.
Misha si sollevò e riprese a camminare verso di lui, anche se ora la sua aura oscura era come se la respingesse.
«È l'istinto, quello che tiene unito il branco... ed è particolarmente efficace, quando qualcuno che amiamo più di tutti gli altri, soffre o viene ferito.»
«Farneticazioni.» rispose lui, stringendo i pugni.
«Smettila di mentire a te stesso... tu sai bene chi c'è di là!» prese un profondo respiro, cercando di mantenere stabilità e forza. «C'è tuo nipote, colui per cui mi giurasti che avresti amato, come se fosse stato un figlio.»
Quelle parole ebbero efficacia. Darcia fece un passo indietro e fu come se un vortice si sprigionasse nella sua mente.
Rivisse il momento in cui, senza esitare neppure un istante, aveva fatto da scudo a Toboe durante il giorno della sua premiazione.
Poi arrivò il dolore.
Vide ancora il ragazzo colpito mortalmente alla schiena da quel misero essere umano e sentì la stessa impotenza di allora serrargli il petto.
Infine emerse un altro ricordo. Più dolce. Più intimo. Un bacio posato su un ventre gonfio, custodito con una delicatezza che non credeva nemmeno di possedere. Una nuova vita stava crescendo lì dentro, nel corpo di qualcuno che amava profondamente.
Eppure, per quanto si sforzasse, non riusciva a distinguerne il volto di quella donna. Era come se uno scarabocchio impazzito glielo avesse cancellato, imbrattandone i lineamenti.
La stessa cosa che ormai accadeva nei suoi sogni quando cercava di ricordare Hamona. Più tentava di metterla a fuoco, più quell'immagine gli sfuggiva.
Misha rimase ancora in attesa, sperando finalmente in un riconoscimento. Ma ancora una volta le sue aspettative vennero infrante.
Darcia si voltò e rapidamente spinse dei tasti sulla console, che fecero immediatamente ritirare, tra gorgoglii e bolle, l'acqua della sfera.
Cheza, man mano che liberava i polmoni ed introduceva aria, iniziò a tossire.
«Mi stai chiedendo se mi ricordo di te... beh... se ti ho dimenticato, evidentemente era perché non eri abbastanza importante.» sorrise. «Forse è semplicemente un inganno e tu non sei mai esistita nella mia vita.»
«Darcia, ti pre...»
Rapidamente, l'uomo aveva steso il braccio ed un cerchio alchemico, illuminato di rosso si aprì sotto i piedi di Misha, la quale, come se la gravità improvvisamente fosse aumentata di cento volte, la spinse a terra, in ginocchio.
La ragazza digrignò i denti, provò a rialzarsi, ma la forza di volontà di suo fratello era più grande.
Il cerchio alchemico, notoriamente utilizzato dalla stirpe dei Darcia, era decisamente potenziato, ora che era diventato consapevole che nella sua ultima trasmigrazione, si era trasformato in qualcosa pari alla specie di lei.
«È da quando ti ho conosciuto che non faccio che ripetermi, che grazie al tuo spirito puro, tu eri la chiave mancante. Se ti avessi trovato nella realtà precedente, avrei bagnato le labbra della mia Hamona con il tuo sangue ed ella sarebbe risorta con me.»
«Non potrai mai raggiungere Hamona, così!» sbottò lei, con tutta l'aria che aveva in corpo. «Se vuoi davvero rivederla... ti scongiuro, smettila di odiare l'esistenza intera, smettila di divorare anime innocenti!»
Darcia rimase in silenzio qualche attimo, poi alzò lo sguardo verso verso la luna ed esso divenne più profondo.
«Tu non hai idea... non hai idea di quanto io abbia sperato, che ne suoi occhi finalmente tornasse la luce della vita. Io ero davvero felice con lei e l'amavo talmente tanto che ero pronto ad allontanarla da me, se questo l'avesse protetta.» Abbassò il capo, guardandosi di nuovo le mani. «Ma quell'anima pura ha preferito restare accanto ad una bestia ed infine io l'ho divorata.»
«C'è ancora un modo per rivederla, se vuoi.»
Darcia sollevò la testa di scatto, verso di lei, colto di sorpresa.
«Devi abbandonare quest'odio, accettare che per te non c'è più redenzione e smetterla di cercare di riaverla a tutti i costi.»
«Io non sono un uomo buono, Misha. Quell'uomo appartiene ad una vita talmente lontana, che ormai è svanita tra le pieghe del tempo. È l'odio stesso a tenermi in piedi, ormai.»
«Non è vero... una parte di te rimarrà sempre pura» un altro paio di lacrime le scesero lungo le guance. «Il fatto stesso che ami così tanto Hamona ne è una dimostrazione, anche se questo ti ha fatto sfociare nell'ossessione... ma non solo...»
Sorrise dolcemente. Gli occhi attraversati da una luce gentile.
«Tu sei altruista e sei capace di scherzare, sei ricco sfondato, ma non hai mai ostentato il tuo status... e inoltre... non negarlo... quando alla riffa ti ho detto che c'era in palio la fornitura di un mese di ciambelle gratis, il tuo sguardo si è acceso» rise, come attraversata da ricordi felici. «I dolci ti sono sempre piaciuti moltissimo, del resto... in questa vita, come in quella precedente.»
Fece una breve pausa e calò appena le palpebre.
«Così come adoravi che ti leggessi le fiabe, ogni sera, prima di andare a dormire.»
Il corpo dell'uomo venne attraversato da un violento tremore. Il suo sguardo era sgranato, mentre i suoi occhi mutati erano fissi su quelli viola accesi della Custode dei Cuori.
«Ma tu...»
Una fitta improvvisa lo attraversò, nel momento in cui il rombo della moto, ormai prossima a raggiungerli, lo colse di sorpresa.
«Smettila di confondermi! Tu hai ereditato lo spirito di Hamona, io lo sento. Ed ora la evocherò e con lei attraverserò le porte del Rakuen!»
«Darcia... no!»
Tsume, che aveva raggiunto l'entrata di quell'ala del castello ed attraversato il corridoio, venne investito da una forte luce rossa, che lo accecò, costringendolo a pararsi con il braccio e frenare violentemente.
«Mishaaa!» urlò, con tutto il fiato, sperando di raggiungerla.
Quando la luce si ritirò, il lupo grigio scese dalla sella e corse nella stanza.
Di fronte a lui si ritrovò la ragazza, di spalle, che stava riprendendo fiato. Non emetteva più luce viola e le piume erano scomparse.
«Misha...» disse di nuovo, questa volta con voce più incerta.
Ma Misha lo ignorò ed avanzò a lenti passi verso Darcia. Quest'ultimo sorrideva, mentre anche lei con un tenero sorriso disegnato sulle labbra, si faceva sempre più vicina.
«Mia amato. Finalmente ci ritroviamo.»
Il cuore di Darcia iniziò a battere forte.
Misha aveva ancora gli occhi viola, ma erano tornati umani ed erano colmi d'affetto.
Le andò incontrò e l'avvolse in un caldo abbraccio.
«Sei tornata da me» la voce di Darcia si spezzò, colma di gioia, e calde lacrime iniziarono a rigargli il viso.
Misha gli accarezzò il volto e si lasciò andare a un sospiro.
Il naso di Darcia colò di nuovo e lei glielo pulì col pollice. **«Manca solo un'ora alla mezzanotte, apriamo il Rakuen finché siamo in tempo e andiamo a vivere il nostro felice e contenti.»**
«Ma certo, amore mio.»
Tsume rimase pietrificato sul posto, quando vide Darcia chinarsi su Misha e posare le labbra sulle sue con calore. Calore che venne immediatamente contraccambiato.
Cheza, dietro di loro, ancora appesa per i polsi alla struttura meccanica interna della sfera, aveva il cuore a mille, totalmente incredula.
«Kiba...» disse, prima in sussurro, per poi prendere aria nei polmoni e gridare con tutta sé stessa. «Kibaaaa.»

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