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Quando la lupa chiuse gli occhi per l'ultima volta, accompagnata dal soave canto della*fanciulla fiore,*l'anima abbandonò quel corpo ormai straziato, inadatto a ospitare la vita.
Il nero calò su di lei e tutto divenne improvvisamente quieto.
Ma non era la fine.
Come sospinta da un vento invisibile, ella sorvolò la landa ghiacciata e ascese sempre più in alto... Sempre più in alto, finché l'immensità del cosmo non la circondò completamente.
Non sentiva più l'aria riempire i polmoni o il freddo pungente morderle la pelle, eppure la sua coscienza era desta. Esisteva ancora.
Non seppe per quanto tempo viaggiò; passò accanto a pianeti e stelle splendenti come se fosse stata lei stessa un astro e, più andava avanti, più i suoi ricordi terreni svanivano, disperdendosi nello spazio come polvere di cometa.
Forse quella era la sua fine: vagare nell'infinito senza mai trovare il proprio cielo, fino a consumare se stessa. Questa era la sorte che credeva le spettasse... Almeno finché una voce femminile ed eterea non la raggiunse nel vuoto.
Misha.
«Chi sei?», sussurrò la lupa, vedendo subito dopo affiorare attraverso una vivida luce bianca un braccio teso verso di lei.
Esitò, ma fu solo la frazione di un secondo. Quella presenza le trasmetteva una fiducia e una sicurezza assolute.
Non appena strinse quella mano affusolata, venne risucchiata e avvolta da un travolgente vortice di piume bianche. Un tunnel senza fine, simile a un viaggio psichedelico all'interno di un quadro impressionista.
Intravide per un istante una luna piena che troneggiava solenne su un mondo fatto interamente di boccioli bianchi, poi deviò di colpo, fino a quando i raggi intensi di una nana bianca non invasero del tutto il suo campo visivo.
Misha. Ripeté ancora quella voce gentile.
Quando tutto attorno alla lupa cessò di vorticare e la vista le si schiarì, dei canti melodiosi che si diffondevano come echi lontani giunsero alle sue orecchie. Non appena mise a fuoco l'ambiente, si rese conto di essere circondata da diverse figure che indossavano lunghi veli delicati e fluttuavano nell'aria come se fossero immerse nell'acqua.
Erano creature dall'aspetto umanoide di ogni età e tutte quante la guardavano con una cordiale curiosità, sorridendo. Oltre alle vesti eteree, c'era un'altra caratteristica straordinaria che le accomunava: ognuna di loro possedeva iridi viola, intensamente luminose.
Tra la folla, una figura in particolare spiccava su tutte le altre: era una donna dai lunghissimi capelli biondi con delicati riflessi verdastri e una pelle candida come la porcellana. Emanava una luce viola molto più intensa di chiunque altro lì intorno. Era stata proprio lei, con il suo richiamo, a farla arrivare in quel regno.
«Benvenuta tra noi, sorella», disse la donna dai capelli biondi, la cui voce risuonava come una melodia celestiale.
La lupa sbatté le palpebre, inizialmente incapace di articolare le parole; poi abbassò lo sguardo su se stessa e si rese conto che anche il suo corpo astrale ora indossava una veste leggera, candida e impreziosita da delicati ricami fiorati.
«Cosa... Cosa mi è successo?», chiese quasi balbettando, disorientata da tanta magnificenza.
«Sei ascesa», rispose l'altra con un tono colmo di quieta ovvietà. «Hai amato, sofferto e perduto così intensamente in terra... E sei stata talmente forte da andare avanti nonostante tutto, portando ognuno di loro nel tuo cuore pur di garantirne la salvezza.»
In quel preciso istante, attorno a lei apparvero le immagini semitrasparenti di un intero branco di lupi che la fissava con profonda gratitudine e orgoglio. In prima fila, fieri e sereni, c'erano il capobranco Zali e la dolce signorina Cole.
Le lacrime si affacciarono nei suoi occhi in un batter di ciglia. Allora ce l'aveva fatta davvero: non li aveva delusi.
Improvvisamente, la memoria di tutte le sue vite passate riaffiorò alla mente come un'unica, travolgente ondata, come se la gioia per quel successo spirituale avesse innescato lo scioglimento dell'ultimo sigillo terrestre**.**
«Tu sei diventata una Custode dei Cuori a tutti gli effetti. Sei diventata ufficialmente una di noi.»
Il canto corale, espresso in quella lingua mistica che adesso non le appariva più sconosciuta, si intensificò solenne tutto intorno. Era una melodia di puro benvenuto, un abbraccio sonoro che la scaldava fin nel profondo, esattamente come la nana bianca che brillava alle loro spalle: una stella presente ma mai accecante. Anche quell'astro sembrava qualcosa di vivo, dotato di una propria senziente volontà.
Misha si portò le mani al viso ed iniziò a singhiozzare, scossa dai tremiti. «Ma io... Io non ho fatto nulla per meritarmelo. Anche se ho amato, ho anche odiato profondamente e, soprattutto... Ho macchiato la mia stessa anima di crimini del tutto indicibili. Come posso aver ricevuto un dono così sacro?»
«La differenza risiede unicamente nelle tue motivazioni, e in quello che hai fatto in seguito per rimediare», spiegò la sua interlocutrice con dolcezza. Poi sospirò, lo sguardo perso nel vuoto. «Tuttavia esiste un'eccezione alla nostra natura: qualcuno che si è elevato attingendo alla forza bruta e all'oscurità, cosa che lo rende del tutto uguale e opposto a noi.»
In quel momento, la splendida creatura bionda parve cadere in uno stato di profonda malinconia.
«Vieni con me», aggiunse poi, stringendole di nuovo la mano per rassicurarla.
Misha venne condotta con delicatezza verso una suggestiva piattaforma di lastricato sospesa nel vuoto cosmico, sormontata da una cupola di marmo bianco e sorretta da maestose colonne disposte a cerchio.
Una volta raggiunta la struttura, le venne indicato di guardare verso il basso.
«Il mondo terreno sta finalmente rinascendo grazie all'apertura del Portale dei Desideri, il quale permette alle anime rinate di accedere al loro Rakuen, il luogo in cui la loro essenza si depositerà definitivamente per l'eternità.» Poi, con il dito, indicò una macchia nera e densa che si espandeva sempre di più; non si imponeva con la violenza, fluiva semplicemente e silenziosamente dentro solchi spirituali già pronti ad accoglierla. «Tuttavia c'è un'anomalia. Un'imperfezione distruttiva nell'intero processo.»
«Che cos'è?», chiese Misha accigliata, voltandosi di scatto verso di lei con il cuore in gola.
La donna sospirò, l'espressione colma di dolore. «Tuo fratello. Mio marito.»
Il cuore di Misha si congelò all'istante nel petto, mentre l'altra le restituiva un sorriso intriso di amara malinconia.
«Mi chiamo Hamona. Conobbi Darcia quando era ancora un uomo... Ci siamo amati tanto, Misha... Talmente tanto da sfidare il mondo... Ma la spietata maledizione di suo nonno non ha avuto alcuna pietà, neanche di fronte a un sentimento puro come il nostro.»
Misha sentì come una lama affilata trafiggerle il petto da parte a parte; percepiva nitidamente il tormento devastante che attraversava la sposa di suo fratello, e le strinse forte la mano. «Mi dispiace... Mi dispiace così tanto... So fin troppo bene cosa significhi soffrire in questo modo», le disse con la voce spezzata dal pianto.
«E per Darcia... Perdere la persona più cara della sua vita per ben due volte, e nell'identico, atroce modo... È stato semplicemente troppo per la sua mente.»
«La maledizione poteva almeno risparmiare te!», esclamò Misha, stringendo i denti per la rabbia repressa. «Perché dividervi? Perché mio fratello ha dovuto patire così tanto per un peccato d'orgoglio commesso quando lui non era nemmeno nato?!»
«Sono misteri insondabili di cui nemmeno noi, qui, possediamo tutte le risposte...», rispose Hamona, abbassando gli occhi azzurro ghiaccio. «Ma la sua anima terrena è finita per essere completamente corrotta dal rancore e dall'oscurità... Perciò, alla fine del suo cammino, si è rivelato essere purtroppo non tanto diverso da suo nonno.»
Misha strinse i denti al punto da farsi male. Era amaro pensare che, nella loro primissima esistenza, suo fratello avesse abbandonato il Rakuen originario con l'unico, nobile scopo di diffondere la conoscenza tra i mortali... Ma forse, a conti fatti, anche quel gesto apparentemente altruista nascondeva una forma di profonda arroganza. Un latente desiderio di apparire come un dio magnanimo davanti agli occhi di creature più arretrate. Quella, con ogni probabilità, era stata la sua primissima macchia d'orgoglio.
«Quindi ora sta avvelenando l'intera creazione... Ma per quale motivo?», chiese infine la ragazza, raggelata.
«Mi sta disperatamente cercando», rispose Hamona, lo sguardo velato di lacrime. «Ora che la sua essenza si è parzialmente elevata, ha finalmente compreso che la mia anima non era andata perduta nel nulla come credeva quando si trovava ancora in vita... Ma non è in grado di sentirmi. Per quanto mi cerchi ovunque, la sua cieca ossessione e il suo rancore stanno creando una barriera che mi tiene lontana da lui... E, nel farlo, la sua ombra sta corrompendo questa nuova rinascita.»
«Non mi sembra affatto, però, che la sua oscurità venga respinta», osservò Misha, stringendo i pugni e assottigliando lo sguardo verso la macchia nera.
«Perché per il tessuto di questo universo è molto più facile accogliere l'odio e assecondarlo, piuttosto che contrastarlo direttamente. In questo modo, lui alimenta il caos e ne viene a sua volta alimentato. Il Rakuen sta diventando una realtà distorta, a sua esatta immagine e somiglianza. Quando il processo di fusione sarà del tutto completato, questo mondo sarà esclusivamente suo, e non di coloro a cui avrebbe dovuto legittimamente appartenere.»
«A chi?», domandò Misha, trattenendo il fiato.
Hamona fece un delicato gesto con la mano, come se stesse sfogliando una pagina invisibile o scostando un velo di nebbia. All'improvviso, sotto di loro apparve una sconfinata e meravigliosa distesa di fiori della luna, immersa in un luogo dorato, etereo e totalmente privo di contaminazione.
«Loro non possono percepirci in alcun modo; per la loro coscienza non siamo altro che stelle lontane nel cielo», spiegò rapidamente Hamona, indicando la distesa vegetale.
Aguzzando la vista e scrutando con attenzione tra quei petali candidi, Misha notò a un certo punto alcune figure profondamente addormentate e serene: erano i lupi del suo branco. Tre dei quattro eroi originari e la splendida lupa nera, tutti quanti finalmente al sicuro.
«Tsume! Toboe!», esclamò Misha con il cuore in gola.
Fece istintivamente per gettarsi in avanti, ma Hamona la trattenne saldamente per le spalle. «Non è ancora il momento di riunirsi a loro», le spiegò pazientemente, mantenendo lo sguardo fermo.
Misha tornò a guardarla, questa volta con le lacrime che le rigavano apertamente il viso**. «Ma loro sono...»**
«Il mio nipotino si è fatto proprio grande», interruppe una voce leggermente rauca ma colma di calore, proveniente alle loro spalle. Un altro angelo si era avvicinato lentamente alla piattaforma: era una donna anziana dal sorriso profondamente buono, con un fazzoletto bianco annodato attorno alla testa. Al polso sinistro, spiccava un bracciale viola composto da anelli intrecciati.
«Sono stata la nonna di Toboe nella sua ultima esistenza terrena», spiegò l'anziana donna, senza aspettare che la domanda le venisse posta ad alta voce. Poi sospirò, stringendosi nelle spalle. «Ahimè... Sono morta perché il mio corpo umano era ormai troppo fragile e lui, al contrario, era troppo pesante... Non lo ha fatto apposta, povero caro, era solo un cucciolo irruento. Eppure il suo immenso amore, il suo desiderare con tutto se stesso di portarmi nel proprio cuore e il suo devastante senso di colpa hanno reso la mia anima così speciale che, nel preciso istante in cui ho chiuso gli occhi sulla Terra, mi sono ritrovata qui.»
Misha si asciugò una lacrima e le prese con delicatezza le mani anziane e tese. «Toboe è sempre stato un bambino straordinariamente speciale, ma le chiedo scusa, a nome della mia famiglia, per ciò che le ha fatto.»
L'anziana fece un dolce cenno di diniego con il capo. «Non ho provato rancore nei suoi confronti neanche per un singolo secondo. Anzi, grazie a questo mio nuovo stato, avrò il modo di vegliare costantemente su di lui, fino alla fine dei suoi giorni.»
Gli occhi viola di entrambe le donne si illuminarono d'una luce calda mentre si scambiavano un sorriso complice; in quel momento, nella mente di Misha si materializzò la vivida immagine dell'anziana che accarezzava con amore la testa di Toboe, confortandolo nel momento esatto del suo trapasso, mentre spirava tra le braccia pentite di uomo che per mesi gli aveva dato la caccia.
«Ma che cosa siamo... Tutti noi, esattamente?»
Hamona si prese un istante per raccogliere i propri pensieri, poi si strinse appena nelle spalle candide. «Vedi, nell'universo esistono diversi piani di coscienza, che variano da quello puramente materiale a quello astratto. Se i Creatori hanno raggiunto un determinato livello, le fanciulle fiore - gli Hanabito - ne possiedono uno decisamente superiore... E il nostro piano lo è ancora di più. Ma non rappresentiamo l'ultimo stadio evolutivo; l'infinito non è quantificabile.»
«Tuttavia, questo livello ci dà alcune capacità che ci permettono di intervenire direttamente se la situazione lo richiede», spiegò la nonna di Toboe, «come ad esempio quando qualcuno tenta di forzare l'accesso al Rakuen con la violenza, ottenendo un risultato del tutto innaturale che potrebbe squarciare il tessuto dello spazio-tempo e, di conseguenza, generare il caos primordiale.»
«Per questo motivo, tra i mortali, siamo conosciuti come i Custodi dei Cuori. In alcune antiche religioni terrene siamo noti con il nome di "angeli". Ma sia chiaro, Misha, non abbiamo nulla di divino, se non agli occhi di chi non ha ancora raggiunto la nostra medesima consapevolezza», proseguì Hamona, riprendendo il filo del discorso. «Siamo fallibili esattamente come loro, anche noi veniamo trascinati e sopraffatti dalle emozioni. Anzi, proprio perché siamo così immensamente colmi d'amore, l'amore stesso rischia di accecarci...», abbassò fatalmente lo sguardo verso la macchia nera che rappresentava Darcia. «Se io fossi davvero quell'essere perfetto che lui crede, gli avrei impedito di fare questa tragica fine.»
«Non si può fare proprio nulla per impedirglielo? Per salvarlo da se stesso?», chiese Misha, visibilmente rabbuiata, compiendo un passo in avanti lungo la piattaforma di marmo.
«Oramai ha superato ogni minima possibilità di redenzione karmica...», ammise Hamona a malincuore, mentre un paio di lacrime silenziose le rigavano il volto candido e la sua luce viola tremò vistosamente.
Misha si sedette sul bordo della piattaforma di marmo, lasciando le gambe penzoloni nel vuoto cosmico, mentre osservava la realtà sospesa in cui i lupi non erano ancora coscienti del proprio destino.
«Si risveglieranno così, in un mondo che avrebbe dovuto essere la loro ultima dimora terrena, ma che invece...»
Una fitta dolorosa e improvvisa la colpì dritto al petto. Davanti ai suoi occhi si materializzarono, in una sequenza spietata, le scene della loro tragica morte passata. Si portò immediatamente le mani al viso e scoppiò in un pianto dirotto; da quei singhiozzi disperati, qualche goccia di pioggia cadde direttamente sul pianeta sottostante.
«Non c'è proprio alcun modo di comunicare con loro?», chiese a un certo punto, aprendo lentamente gli occhi arrossati per riprendere fiato.
«Con i lupi no, ma puoi farlo con quella Hanabito artificiale, poiché anche lei possiede spiccate doti telepatiche», rispose Hamona, stringendo le labbra. «Ma anche se la avvertissi, sarebbe del tutto inutile. Nel momento esatto in cui Darcia si è imposto con la sua feroce volontà, ha modificato irreversibilmente il corso della storia... E questo, inevitabilmente, condurrà alla ripetizione del ciclo.»
«Quale ciclo?», domandò Misha, mentre fissava Toboe e Tsume addormentati l'uno accanto all'altro nella distesa dorata.
«Possono cambiare le circostanze esterne, Misha... Ma a causa di questa anomalia, sono tutti quanti destinati a morire prematuramente, e nel dolore.»
Improvvisamente, una folata gelida di piume bianche si sferzò contro di loro investendole in pieno, e il corpo astrale di Misha vibrò, lasciando erompere un ringhio furente. Quando si sollevò fluttuando a mezz'aria e si voltò di scatto, i suoi lineamenti erano parzialmente mutati in quelli di un lupo cacciatore, con le pupille ridotte a due spilli d'acciaio.
«Mi stai dicendo che Toboe, Tsume e l'altra coppia di lupi moriranno di nuovo a un'età così giovane e nella sofferenza?!»
Hamona la guardò in silenzio per un lungo istante, poi abbassò tristemente la testa, incapace di mentirle.
«Io non voglio!», tuonò l'angelo, stringendo i pugni fino a far sbiancare le nocche. «Io non lo permetterò mai!»
«Non possiamo interferire con i piani inferiori...», provò a calmarla l'anziana nonna.
«Se Darcia lo sta facendo per i suoi scopi egoistici, non vedo perché noi non possiamo agire per proteggerli, dato che siamo al suo medesimo livello!», ribatté Misha furiosa. Poi tornò a posare i piedi nudi sulla piattaforma di marmo. Curvò in avanti le spalle, come se improvvisamente un peso gravasse su di esse, e le sue braccia tremarono per l'immensa tensione accumulata. «Sono morta così tante volte... Così tante... Solo per poter rivedere anche solo per qualche ora i volti dei miei cari... E questo a cosa mi ha portato? A una condizione superiore di cui non so assolutamente che farmene, se mi costringe a rimanere una spettatrice passiva della loro distruzione!»
«Che cosa hai intenzione di fare?», domandò allarmata l'anziana donna, vedendo che Misha si era voltata di nuovo a guardare verso il basso, fissando intensamente il proprio sguardo su Cheza.
Quest'ultima, percependo quella potentissima intrusione mentale dall'alto dei cieli, sollevò di colpo il capo verso il cielo, mostrando un'espressione del tutto esterrefatta.
«Le sto dicendo che sono ancora viva e che sto vegliando costantemente su Toboe e Tsume. Voglio almeno farle sapere che non sono soli», trasmise Misha attraverso quel legame invisibile, con il cuore colmo d'ansia.
«Il suo compito è unicamente quello di traghettare le anime», spiegò Hamona compiendo un passo in avanti, la voce ferma ma venata di tristezza. «È solo questo che le è concesso fare...»
«Eppure anche lei desidera proteggerli... Non sono dei semplici viaggiatori per lei, Hamona...», rispose Misha con la voce spezzata dal pianto.
I canti melodiosi di sottofondo risuonarono solenni in tutto l'universo astrale, vibrando in risposta alla sua profonda malinconia.
Hamona l'abbracciò teneramente da dietro, stringendola a sé e trasmettendole tutto il proprio calore e affetto celestiale. Anche lei, in fondo, condivideva quel medesimo, straziante dispiacere per un destino che agli occhi di tutti sembrava ormai del tutto ineluttabile.
In quel momento, nel piano inferiore, i lupi si risvegliarono all'interno del Rakuen fittizio e si ritrovarono felici; tutta quella gioia pura e incontaminata salì come un'ondata di luce fino a loro, che stavano osservando dall'alto.
«Possibile che, in quanto Custodi dei Cuori, non possiamo fare assolutamente nulla per preservarli?», aggiunse Misha, ormai giunta al culmine della disperazione**.**
«Desideralo, Misha. Desidera con tutta la tua anima di proteggere i tuoi amici», le sussurrò allora Hamona all'orecchio, con una voce improvvisamente più profonda, solenne e densa di potere.
Misha assottigliò lo sguardo e l'infinità delle stelle si riversò specchiandosi nelle sue iridi viola. «Certo che lo desidero... Desidero con tutta me stessa rinascere, ritrovare ognuno di loro... E desidero fermare Darcia una volta per tutte.»
«Quello è esattamente anche il mio desiderio», disse Hamona, per poi intensificare la propria sfolgorante luce viola.
Misha si voltò di scatto: in quel preciso istante, la figura della sposa di suo fratello apparve immensamente più grande e potente, eppure per nulla opprimente. Le piume bianche e lucenti iniziarono a vorticare turbinosamente tutto intorno a loro, sollevate da un vento mistico.
L'anziana nonna incrociò le mani sul cuore, gli occhi colmi di speranza. «Anche io desidero soltanto la pace per il piccolo Toboe.» E, così dicendo, intensificò a sua volta la propria luce spirituale.
La donna lupo esitò solo per la frazione di un secondo ma poi, seguendo il loro luminoso esempio, fece lo stesso, liberando tutta l'energia accumulata nel suo trapasso.
Quando Hamona staccò le mani dal proprio petto, custodiva tra i palmi aperti una sfera di pura e nitida luce bianca. «Questo è il mio cuore, Misha. È la parte più pura e intatta della mia stessa anima. Accoglila dentro di te: essa ti guiderà e ti darà la forza necessaria quando giungerà il momento opportuno.»
Misha allungò e porse le proprie mani per raccogliere quel dono divino, pronta a fondere quell'essenza d'amore e a custodirla dentro di sé.
L'anziana si avvicinò a lei con dolcezza e le baciò la fronte. «Non preoccuparti, bambina. Veglieremo costantemente su di te e ti saremo vicine ogni volta che ne avrai bisogno.»
«Applicheremo anche a Cheza la medesima Amnesia del Rakuen...», disse poi Hamona, spostando lo sguardo verso il basso, in direzione della ragazza dal caschetto rosa. «...In questo modo faremo credere a Darcia di star semplicemente rapendo una fanciulla del tutto inerme. Lei, dal canto suo, resterà semplicemente in attesa.»
«In attesa di cosa?», chiese Misha, accigliandosi leggermente, confusa.
Hamona le rivolse uno splendido sorriso e le prese calorosamente le mani; il suo volto sembrava radioso, quasi entusiasta**. «Poco fa tu hai espresso una potentissima forza di volontà... E questo tuo puro desiderio ha appena influenzato il corso degli eventi futuri... Di nuovo!»**
«Questo vuol dire che...»
Hamona annuì con vigore. «Darcia potrà anche riuscire nel suo spietato intento iniziale, ma l'intero processo si verificherà unicamente alle tue personali condizioni... È talmente accecato dalla sua brama di potere che non si è minimamente accorto di questa tua massiccia interferenza astrale.»
I canti melodiosi di sottofondo si intensificarono solenni tutto intorno; i raggi della maestosa stella puntarono dritti verso di loro e il cosmo stesso sembrò iniziare a vorticare più velocemente, come se stesse rispondendo in modo effettivo a quella nuova, straordinaria condizione che aveva appena riscritto il grande libro della storia.
«Quando sarai tornata laggiù, avrai bisogno di tempo per fortificarti, per trovare un perfetto equilibrio tra il tuo involucro mortale e le tue rinnovate capacità celesti; questa stabilità si verificherà solo al compimento del tuo ventiseiesimo compleanno. Sarà esattamente allora che ogni cosa verrà portata a compimento.»
Il battito cardiaco di Misha iniziò ad accelerare vistosamente per l'emozione. Guardò di nuovo verso il basso: nella distesa dorata, Toboe e Tsume si stavano stringendo in un forte abbraccio insieme a Hige e Blue. Il branco di lupo si era finalmente riunito ed era felice.
«Loro non dovranno sapere assolutamente nulla di tutto questo... Devono vivere la loro nuova vita in totale serenità. Hanno già sofferto e dato fin troppo in passato...», disse l'angelo lupo con un impercettibile filo di voce, commossa.
Hamona e la nonna si limitarono a osservarla in silenzio, con un'espressione parzialmente grave ma colma di un amore infinito.
Cheza aveva finalmente evocato le sacre sfere della rinascita, le quali avrebbero condotto i lupi verso una nuova vita terrena, sebbene si trattasse di una realtà ancora lontana dal vero Rakuen originario.
Le tre custodi e tutti gli altri angeli, dall'alto dei cieli, osservavano quel miracolo che stava per compiersi... Ma, improvvisamente e con assoluto orrore, videro che proprio nel momento fatidico la mano oscura di Darcia aveva violato brutalmente quella bolla dimensionale pur di afferrare Cheza con la forza.
Misha scattò di nuovo in avanti in un disperato tentativo di intervenire, ma ancora una volta venne trattenuta saldamente dalle altre.
Senza esitare un solo istante, i lupi erano intervenuti con ferocia nel tentativo di salvare la fanciulla fiore, ma si stavano dimostrando del tutto impotenti di fronte a una forza divina e oscura così immensa.
«È esattamente così che deve andare...», bisbigliò Hamona, sebbene il suo volto fosse rigato da lacrime amare. «Dobbiamo fargli credere di aver vinto. Dobbiamo lasciare che questo crudele destino si compia adesso, se vogliamo sperare di fermarlo definitivamente in futuro.»
«Io li salverò... Li salverò tutti quanti!», urlò Misha, in preda alla più totale disperazione e a una collera cieca.
Uno a uno, i lupi persero la presa sulla fanciulla, reclamati e risucchiati dalle loro rispettive sfere di luce; l'unica a resistere fu la lupa nera, che rimase tenacemente aggrappata a Cheza fino al punto di sparire insieme a lei. Nel preciso istante in cui lo fece, Misha avvertì una sensazione improvvisa nel petto: la fiammella di una speranza remota, il frammento di un sogno ancora possibile.
L'angelo cadde in ginocchio sulla piattaforma di marmo, del tutto priva di forze non appena quel terribile atto ebbe fine. I suoi singhiozzi incontrollabili riversarono nuovamente sul mondo sottostante una pioggia fitta, pesante, carica di tutto il dolore squassante che custodiva nel cuore.
Quando sollevò lo sguardo, Misha incrociò quello di Hamona e vide che la donna condivideva la sua stessa afflizione. Del resto, Darcia era l'uomo che lei aveva amato profondamente in vita e, se lui era impazzito, era stato unicamente per causa sua. Hamona provava un devastante senso di colpa per non essere stata la donna forte che avrebbe dovuto essere in passato.
Forse, se Darcia avesse amato Jaguara, tutto questo non sarebbe mai avvenuto, poiché l'incrollabile forza di volontà di quest'ultima l'avrebbe resa del tutto immune dalla Malattia del Paradiso.
L'anziana nonna avanzò tra loro due. «L'amore li salverà... Tutti quanti», disse, mentre anche nei suoi occhi dall'aspetto stanco, ma infinitamente gentile, si rifletteva lo splendore delle stelle. «Perché è stato proprio a causa dell'amore stesso che tutto questo è accaduto. Mai per puro odio. Nemmeno da parte di Darcia.»
Hamona le sorrise, ritrovando una parziale fiducia, e annuì con dolcezza. Poi si chinò premurosa su Misha per aiutarla a risollevarsi dalla piattaforma.
«Ora tocca a te, sorella. È giunto il momento che tu vada e adempia alla tua cruciale missione sulla Terra.»
Misha le strinse le mani con delicatezza, cercando conforto. «Spero con tutto il cuore di essere all'altezza del compito... Devo assolutamente esserne all'altezza.»
«Sei determinata, sono certa che ce la farai», la rassicurò Hamona, osservandola meglio e cogliendo un velo di esitazione sul suo volto. «C'è anche qualcos'altro che ti tormenta, vero?»
Misha incassò la testa nelle spalle, mostrando un leggero e tenero imbarazzo. «È che... Mi piacerebbe immensamente poterli ritrovare, nonostante io non voglia che loro sappiano nulla di tutto questo... Lo so, è terribilmente egoista da parte mia.»
Hamona scosse il capo, facendo ondeggiare le sue lunghe ciocche bionde. «Non lo è affatto. Dopotutto loro sono la tua famiglia, sarai sempre legata a loro da un filo invisibile. Nel momento esatto in cui rinascerai, li ritroverai sulla tua strada; è del tutto inevitabile.»
La bellezza emanata in maniera così spontanea, sia dentro che fuori, da quell'angelo era talmente pura che Misha non si stupì affatto che suo fratello si fosse innamorato di lei in modo così totale e perduto.
Misha ingoiò un groppo di saliva, tormentata dall'ultimo dubbio. «Ma se la mia stessa presenza terrena finisse per indebolire l'effetto del sigillo della loro memoria...»
«Puoi applicare l'Amnesia del Rakuen anche su te stessa, se lo desideri. Esso si spezzerà in modo naturale solo al momento opportuno», la rassicurò Hamona.
Gli occhi di Misha si colmarono di una gioia immensa. «Quindi, anche se non saprò chi sono loro o chi sono io...»
La nonna le sorrise con infinita tenerezza e le posò una mano rugosa sulla spalla. «Sì, bambina mia. Ritroverai comunque tuo figlio e il tuo compagno sulla Terra.»
«Questo tuo puro intento, inoltre, esaudirà anche un desiderio d'amore profondo che è stato espresso poco fa dall'anima di Blue», aggiunse Hamona, lasciandosi sfuggire una piccola risata divertita.
Misha strabuzzò gli occhi, sorpresa. «Ma allora non è stata una mia impressione!»
Hamona le accarezzò il viso con dolcezza, quasi a voler raccogliere dentro di sé l'ondata di emozioni provate da Misha, e sospirò. «Blue desidera per Hige una vita diversa da quella colma di sofferenze che ha avuto in passato; anche se sa bene che non ci sarà lei al suo fianco, ha riversato tutto il suo cuore in quella speranza. È come se avesse plasmato per lui un piccolo, personale Rakuen protetto.»
Misha portò entrambe le mani al petto e socchiuse gli occhi, commossa. «Riesco a sentire nitidamente l'amore di quella lupa per il suo compagno... È così intenso che è come se fosse diventato anche il mio.»
«Ora devi andare», disse improvvisamente Hamona, contraendo appena la mascella per la tensione. «In questo piano spirituale il tempo scorre in maniera completamente diversa rispetto alla Terra. Laggiù Darcia è già rinato, e anche Tsume.»
In quel preciso istante, fu come se l'intero spazio cosmico si piegasse su se stesso e una maestosa sfera di pura luce bianca apparve proprio sopra le loro teste. Le scintille lucenti che iniziarono a cadere su di loro come neve si depositarono sul corpo astrale di Misha, e lei ne avvertitò un meraviglioso e rassicurante tepore. Sapeva che quella nuova esistenza terrena la stava chiamando a sé a gran voce.
«Te lo prometto, Hamona, fermerò Darcia», fece una brevissima pausa, lo sguardo fisso e determinato nel vuoto. «E poi, sparirò per sempre insieme a lui», aggiunse secca, con un tono che non ammetteva repliche.
Il cuore di Hamona perse un battito per quella conclusione inaspettata. «No, Misha, aspetta...!»
Tese una mano verso di lei per fermarla, ma l'angelo era già stato risucchiato all'interno della sfera bianca. Oramai, Misha aveva preso la sua tragica e irrevocabile decisione.
La mente di Misha si ritrovò così di nuovo a vagare nel vuoto, ma questa volta non vi era alcuna sensazione di angosciante smarrimento. Il tunnel che stava attraversando assomigliava a un torrente invisibile, una corrente energetica che la stava conducendo con precisione chirurgica verso una meta ben definita. Era ancora un angelo, in quella frazione di secondo cosmico, ma sapeva perfettamente che, una volta raggiunta la luce accecante in fondo al tunnel, di tutto ciò non avrebbe più avuto la minima memoria. Sarebbe diventata a tutti gli effetti un essere umano e come tale avrebbe vissuto la propria quotidianità... Almeno finché il tempo stabilito dal suo stesso desiderio non fosse giunto.
All'improvviso, una fitta acuta al cuore, simile alla punta di uno spillo arroventato, la colse del tutto di sorpresa; mossa da un impulso ancestrale che le guidò l'anima, l'angelo seppe immediatamente da dove provenisse quel dolore.
Deviò bruscamente il proprio percorso prestabilito. Doveva assolutamente raggiungere quella fonte di sofferenza prima che essa finisse nell'oblio.
Hige galleggiava del tutto inerte nel flusso spirituale ed era ormai a un passo dalla rinascita; eppure, la disperazione per aver perso la sua amata Blue aveva bruscamente interrotto l'intero processo. Il lupo non voleva saperne di vivere in un mondo in cui lei non esisteva più.
Quando le iridi viola di Misha si posarono sul volto contratto dal dolore del ragazzo, l'angelo sentì il proprio petto martellare all'impazzata. Lo avrebbe salvato e amato sinceramente nella nuova vita, esattamente come se fosse stato il compagno scelto dal suo stesso cuore.
In quel preciso istante, si rese conto che la sua essenza spirituale era diventata completamente rossa, calda come il fuoco: l'influenza d'amore riversata da Blue, evidentemente, stava già agendo nel profondo della sua anima.
Hamona e la nonna stavano guardando con aria preoccupata il punto esatto in cui, poco prima, si trovava la sfera bianca.
«Ha deciso di rinunciare persino alla sua immortalità, pur di non lasciare che suo fratello non finisca da solo nel nulla», disse infine l'anziana con voce sommessa.
«Per questo è stata scelta per ascendere», rispose Hamona, per poi lasciarsi andare a un lieve sorriso colmo di ammirazione. «Solo un testardo della sua portata potrebbe sperare di fermarne un altro.»
«Tuttavia, Misha non ha tenuto conto del fatto che la loro non è affatto l'unica volontà a premere sul destino.»
«Esatto», annuì Hamona, per poi avvicinarsi di nuovo insieme all'anziana compagna al bordo della piattaforma di marmo.
Quella dimensione temporanea stava ormai iniziando a richiudersi definitivamente, ma non prima di aver accolto un ultimo, indomito lupo. Colui che desiderava ritrovare il proprio fiore a qualsiasi costo e che, muovendosi senza il sigillo dell'Amnesia del Rakuen, nessuno sulla Terra avrebbe mai potuto fermare dal perseguire il suo obiettivo.
Inoltre, Kiba non era l'unico che, spinto unicamente dalla forza dell'amore, aveva deciso di sacrificarsi.
Gli astri si mossero in sincronia nel cielo profondo e, per l'ultima volta, il grande libro della storia venne interamente riscritto...
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