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Dove va un cuore selvaggio?
Continua a cercare la libertà
in ogni frammento di questo mondo,
portando con sé, lungo il cammino,
un’emozione, una volontà feroce
e la forza brutale della passione.
Va avanti,
attraversando piogge e tempeste,
caverne oscure e cristalli di luce.
Vento gelido, uragani…
oggi il mondo si è risvegliato indomabile,
sospeso a un filo
nella furia di un tifone.
Di cosa è fatto un cuore selvaggio?
Nasce dalla ricerca della verità
e dal bisogno disperato di dare un senso alle cose.
Custodisce il coraggio nel petto,
il cielo limpido dopo la tempesta
e la gioia che vive dentro un canto.
In questo mondo così strano,
dove il tempo corre troppo in fretta,
la sua voce non si spegne.
Luci, fiumi, richiami lontani, fari nella notte…
oggi il mondo si è risvegliato selvaggio,
come una sfida lanciata
a quel cuore che continua a battere.
- CORAÇÃO SELVAGEM (WILD HEART) - Wolf's Rain
Camminava tra gli alti steli dei fiori della luna il lupo grigio dalla pelle ambrata e i capelli argentati come l'astro notturno. Anche quel giorno, insieme ai suoi fratelli, aveva ululato alla quieta luce che esso rifletteva; poi, con gli altri maschi, si era confrontato in giochi di forza e ancora una volta ne era uscito vincitore.
Si sistemò meglio la spilla d'oro che teneva ferma la tunica azzurra che gli Hanabito gli avevano cucito, ricavata dai filamenti di quegli stessi boccioli sacri.
I suoi occhi gialli erano profondi, riflesso della sua intelligenza e della sua fierezza. Era un lupo forte, nel pieno dell'età adulta, e camminava tra i suoi simili non con spavalderia, ma con sicurezza e rettitudine.
A un certo punto, dei canti soavi giunsero alle sue orecchie. Alcune fanciulle fiore stavano intonando una melodia leggera che parlava di bellezza e grazia.
Avanzò verso l'origine di quel canto, incuriosito anche dal fatto che un profumo diverso da quello dei fiori della luna era appena entrato nelle sue narici.
Non molto tempo dopo gli giunse l'odore dell'acqua, seguito subito dopo dal suono del suo sciacquio.
Le persone fiore traevano nutrimento dall'acqua e dai raggi lunari, ed era sempre una gioia per gli occhi vedere quelle creature alleate esibirsi in uno dei loro riti sacri.
Quel giorno, però, il lupo grigio scoprì che poteva esistere qualcosa di ancora più sacro delle Hanabito danzanti, qualcosa di superiore: lì, al centro del piccolo specchio d'acqua, stava una lupa coperta solo di veli bianchi e ricamati.
Le sue ancelle le danzavano attorno mentre la lavavano e le ornavano la chioma. I canti erano dedicati interamente a lei, che si passava delicatamente le mani sul giovane corpo, sfiorando una pelle candida e perfetta. I suoi occhi erano di un azzurro raro e portava capelli lunghi, ricci e neri dai riflessi blu, che sembrava il cielo stesso le avesse donato.

Il lupo grigio ne rimase talmente sconvolto che, facendo qualche passo indietro, non si accorse di una radice sporgente e cadde all'indietro.
Le fanciulle fiore si lasciarono andare a un'esclamazione stupita, richiudendosi subito attorno alla ragazza per nasconderne le nudità.
La lupa invece assunse un'espressione carica di curiosità, cercando di allungare lo sguardo verso la fonte di quel rumore.
Quando il maschio si rialzò, brontolando qualcosa e dando qualche pacca ai propri abiti, lei si lasciò andare a una risatina divertita.
Il lupo grigio tornò quindi a guardare nella sua direzione e non poté fare a meno di lasciarsi andare a sua volta a un sorriso, contagiato da quella splendida femmina che nascondeva il volto dietro la mano, mentre il rossore le imporporava ancora di più le gote.
Ora che si era rivestita, la fanciulla si avvicinò alla sponda; i suoi veli si espansero leggeri sulla superficie dell'acqua. Le tre Hanabito osservavano la scena dalle retrovie, in perfetto silenzio.
Lui allargò le narici: ora che la lupa era a un passo, non voleva perdersi alcuna nota olfattiva del suo essere.
Poi fece un gesto audace: provò ad accarezzarle una guancia. Lei non si mosse ma, proprio quando mancavano pochi centimetri prima che potesse sfiorarla, si scostò con un guizzo.
Ridendo, la fanciulla si mosse di lato e l'attimo dopo si era già trasformata in una lupa a tutti gli effetti: grande, forte, con quegli occhi azzurro ghiaccio così intensi. Il suo manto sale e pepe era folto e lucido, e gli oli profumati che le sue ancelle le avevano applicato sembravano ancora più intensi adesso.
Anche il maschio assunse la sua forma originale: voleva che quella femmina sentisse il suo odore e capisse che poteva essere un compagno adatto, se solo lo avesse scelto.
Era chiaro, però, che un'unica annusata non sarebbe bastata; infatti, la lupa scattò subito via, sfrecciando tra gli alti steli dei fiori sacri.
Il lupo grigio si girò per un istante verso le Hanabito, le quali si stavano abbracciando scambiandosi sorrisi complici e divertiti.
No, quelle tre non lo avrebbero aiutato, non gli avrebbero dato neppure un consiglio. Aveva puntato una lupa alpha, e l'unica cosa che poteva fare per conquistarla era dimostrarsi pienamente alla sua altezza.
Scattò in avanti, sollevando petali di fiore. Corse a perdifiato, cercando di recuperare il tempo perduto.
Lei era molto veloce nonostante la mole massiccia.
Poi, all'improvviso, fu proprio la lupa a fermarsi e a voltarsi di scatto; il lupo grigio quasi inciampò sulle proprie zampe per evitare di travolgerla.
Con un ringhio basso la lupa lo studiava, tenendo le orecchie piatte. Gli artigli graffiavano il terreno formando piccoli solchi, mentre la coda era sollevata e arricciata verso sinistra.
Il lupo grigio non si dimostrò da meno: mise in tensione i muscoli e ridusse gli occhi a due fessure, mentre piccoli sbuffi di condensa uscivano ritmici dal naso.
Poi i due scattarono all'unisono e l'impatto provocò un rumore sordo.
Artigli, graffi, zanne.
Se doveva conquistare quella femmina, doveva dimostrarsi più forte di lei. Non doveva avere paura di farle del male, perché altrimenti lei l'avrebbe presa come un'offesa al suo rango.
Così il lupo grigio morse, spinse e colpì, cercando aperture e punti deboli. La testa era un turbinio di istinti, mentre provava a mantenere la concentrazione per trovare una strategia e, allo stesso tempo, difendersi da quella sequenza di colpi sferrati senza sosta.
In quel rotolamento di corpi massicci, però, il maschio continuava a inebriarsi di quel profumo, e l'avrebbe fatta sua lì, in quel preciso momento, se solo avesse potuto.
Ringhiò anche lui, un ruggito profondo, quando a un certo punto venne sbalzato via, ma ricadde perfettamente in piedi.
La lupa rispose al suo ringhio con il labbro arricciato e il pelo irto: neanche lei aveva ancora finito.
Tornarono a scontrarsi e i loro versi ferini attirarono l'attenzione di qualche passante, che con discreta curiosità osservò quella sfida così accesa.
A un certo punto la lupa lo atterrò e per un istante il vincitore sembrò già decretato; ma il lupo grigio la desiderava più di qualunque altra cosa al mondo e così, dando fondo a tutte le sue forze, ribaltò la situazione. Capovolse letteralmente la lupa, la quale ricadde di schiena, perdendo il fiato per l'impatto.
Ora era lui a sovrastarla con tutto il proprio peso. La guardò dritta negli occhi, dimostrando di non avere alcun timore a sostenerne lo sguardo fiero. Le zampe premettero un po' di più sul petto di lei, costringendola a terra. Le trasmise poi, attraverso la vibrazione del proprio corpo, l'intensificazione del suo odore e i ringhi cadenzati, la certezza che lui non era affatto un beta. Era un alpha tanto quanto lei e, unendosi a lui, avrebbero dato vita a una stirpe forte e in salute.
Improvvisamente la lupa tornò ad assumere il suo aspetto di ragazza. Aveva i capelli arruffati e qualche graffio sul viso, ma quell'aria selvaggia non le aveva tolto un briciolo di grazia; al contrario, per il lupo grigio il fatto che una femmina non badasse troppo alle apparenze era una dote in più.
Avendo riacquistato un aspetto più minuto, la fanciulla riuscì a liberarsi dalla stretta e sgusciò via ridendo.
Il lupo sbuffò dalle narici. Tecnicamente aveva vinto lui, ma evidentemente lei era un tipo decisamente ostinato.
Gli piaceva da morire.
Tornò in forma umana e ricominciò a inseguirla, inseguendo la sua scia olfattiva.
Attraversarono valli e cascate, superarono gruppi di Hanabito e di altri lupi, i quali non poterono fare a meno di voltarsi, attirati dalla loro corsa impetuosa e dalle loro risate cristalline.
La luna osservava benevola quella giovane coppia che si stava lentamente formando, così come vegliava su tutte le anime che nascevano ogni giorno o sui cuccioli che esalavano il loro primo respiro in quel mondo incantato e pacifico.
Nell'impeto della corsa, però, la ragazza non si rese subito conto di dirigersi dritta verso un dirupo. Il lupo grigio invece sì: con una rapidissima sequenza di movimenti tornò prima animale per guadagnare velocità e poi, ridiventato uomo, la afferrò saldamente in tempo, un attimo prima che lei perdesse l'equilibrio.
La fanciulla si aggrappò istintivamente a lui, mentre il maschio la teneva leggermente sollevata tra le braccia. Lei guardò il vuoto sotto di sé e deglutì, ma il verso di profonda soddisfazione di lui la costrinse a voltarsi.
Solo in quel momento se ne rese conto: l'aveva presa. Ora lui la stringeva forte a sé, sentendo il calore del suo corpo morbido e inebriandosi del profumo selvatico dei suoi capelli.
Lei allora piegò il collo in modo che le loro fronti si potessero toccare e, in quel preciso istante, le loro iridi si illuminarono all'unisono. Avevano appena suggellato il loro legame.
Un legame indissolubile.
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Avevano attraversato miglia e miglia, superando monti e vallate, ma il paesaggio rimaneva sempre uguale. Dovevano ormai essere nel pieno dell'estate, eppure la neve continuava a cadere e i laghi rimanevano completamente ghiacciati.
I giornali che capitava di trovare in giro non facevano che parlare di disastro mondiale; gli scienziati potevano solo azzardare ipotesi, ma la più accreditata era che tra le aeronavi dalla tecnologia avanzata, i materiali rari serviti per costruirle e i vari bombardamenti, qualcosa nel ciclo naturale si fosse irrimediabilmente rotto.
Si invocava la pace da ogni parte, ma ogni accordo veniva spezzato all'ultimo momento e le tregue puntualmente tradite.
Gli accoliti dell'Ordine non avrebbero mai permesso che si giungesse a un compromesso: un mondo nuovo, in cui loro sarebbero stati i sovrani assoluti, li attendeva.
«Papà, ti senti bene? Ce la fai?» chiese Blue, voltandosi verso il professore che per avanzare si aggrappava a un bastone di legno.
L'uomo si sistemò meglio il cappello in testa: «Ancora con questa storia del papà...» borbottò. «Certo che ce la faccio! Sono pur sempre uno zoologo, ce l'ho nel sangue la vita nella natura selvaggia!» aggiunse, alzando di qualche tono la voce per sembrare più convincente.
«Non sarà tuo padre, ma più lo accosto alla figura di quel vecchio ossessionato e più effettivamente me lo ricorda», disse Hige, prendendola scherzosamente a braccetto.
Toboe, che era andato più avanti di tutti insieme a Misha e Kiba, a un certo punto tornò di corsa da loro, con le orecchie dritte e la coda che si agitava a più non posso per l'eccitazione.
«Ragazzi, sbrigatevi, venite a vedere che bello!»
Dopo un po' il gruppo raggiunse Kiba e Misha che, sulla cima del dirupo, stavano osservando in silenzio il meraviglioso paesaggio circostante.
Blue si lasciò andare a un sorriso gioioso: «Neanche nella mia vita precedente mi era mai capitato di vederlo.»
Hige le mise un braccio attorno alle spalle e le sorrise dolcemente «E avresti dovuto farlo quando non c'era questo tempo anomalo. Saresti stata benissimo in costume da bagno, eheh!»

Di fronte a loro si estendeva un mare piatto, che infrangeva le sue basse onde sulla spiaggia completamente coperta di neve. Il cielo era annuvolato, ma qualche ostinato raggio di sole cercava di filtrare e così i cristalli riflettevano piccoli luccichii, riempiendo l'atmosfera di un'aura chiara, quasi onirica. C'era pace in quel luogo che non sembrava davvero subire le angherie del mondo, fatta eccezione per alcune strutture annerite che una volta dovevano essere gazebi, rimesse per le barche o torrette dei bagnini.
«Chi vuole farsi un bagno!?» esultò Hige, alzando il pugno al cielo e sprizzando gioia da tutti i pori.
«Ma se neanche sai ancora trasformarti in lupo, congelerai!» gli disse Toboe, allarmato.
Hige stava già intraprendendo la discesa mentre si liberava della giacca militare e della maglia, mostrando la lieve cicatrice, una linea bianca, dove il proiettile tempo prima lo aveva ferito. Si fermò solo il tempo di voltarsi con le mani sui fianchi, guardandolo entusiasta e orgoglioso: «Sì, ma sono pur sempre uno scozzese. Resistere all'acqua fredda fa parte della nostra natura.»
Misha rise e anche lei iniziò a togliersi giacca e camicia, lasciando di stucco i presenti «Io ho origini siberiane, voglio proprio vedere se sei davvero alla mia altezza!»
In pochi secondi sia Hige che Misha furono in acqua e, sebbene la temperatura non raggiungesse nemmeno i dieci gradi, per loro non sembrava affatto un problema, persino quando iniziarono a spruzzarsi vicendevolmente.
Toboe non riuscì a non venirne coinvolto e, tornando lupo, si precipitò giù dalla vallata per poi investire Hige con spruzzi e schizzi. Hige provò a pararsi ma, con la mole più pesante del suo amico e la sabbia instabile sotto i piedi, aveva difficoltà a rimanere dritto.
Blue sorrise, divertita, per poi voltarsi verso Kiba: «Tu non sei un lupo artico? Dovresti fargliela vedere anche tu a quei due.»
Kiba rispose: «Io non sono uno che ostenta così le proprie origini.» Poi il suo sguardo si fece più luminoso: «Ma sì, voglio fargliela vedere anch'io.»
Così anche Blue e Kiba, mutati in lupi, raggiunsero i loro amici e gli schiamazzi iniziarono a diffondersi nell'aria.
Nonostante quello che finora avevano vissuto, in quei momenti, almeno per un breve spazio di tempo rubato, si dimenticarono di tutto.
«Nooo, tornate umane voi due!» disse a un certo punto Hige alle due lupe, aggrappandosi ai loro dorsi con tono disperato.
«Non fai altro che fissarci il petto, ora resteremo così!» lo rimproverò Misha, mentre cercava di scrollarselo di dosso.
«Giuro che non lo farò più!»
«Inizio a credere che tutti i detti negativi sui lupi siano stati scritti prendendo lui come modello, non c'è altra spiegazione», disse Toboe, portandosi una mano alla fronte e scuotendo il capo.
«Guarda che ti ho visto che sbirciavi anche tu!» gracchiò Hige.
Toboe divenne immediatamente rosso come una fragola: «Ancora che cerchi di mettermi al tuo livello, lupo allupato che non sei altro!?»
Kiba si portò le mani ai fianchi e scosse la testa, sospirando di fronte a quel teatrino.
«Kiba, non fare l'innocente!»
Sentirsi richiamare a sua volta da Hige gli strappò una smorfia e il lupo bianco iniziò a inondarlo di colpi d'acqua, forse nel tentativo di affogarlo.
«Tu non ti unisci a loro?» chiese Silva, ora seduto su una roccia che emergeva dalla sabbia, tenendo ancora il bastone tra le mani.
Seduto accanto a lui, con una gamba piegata al petto, c'era Tsume, che osservava quelle scene in un silenzio assorto.
«Io non sono spensierato come quelli là.»
«Questo lo avevo notato. Eppure non sei molto più grande di loro. Il tuo istinto non ti spinge a unirti?»
Tsume abbassò leggermente il capo e lasciò scivolare tra le dita un po' di sabbia mista a neve.
«Sì, ma semplicemente... Non so come si fa.» La voce sommessa diceva molte più cose di quelle rimaste non dette, e questo portò il professore ad aggrottare le sopracciglia, stringendo lo sguardo su di lui.
«Questo è sempre stato un Rakuen imperfetto, del resto. Non a tutti è stato concesso un finale felice. Mi stupisco, a esempio, di Blue. Per cent'anni è stata rinchiusa in quella sfera, ma si comporta come se non vi fosse mai stata. Pretende che il passato non le impedisca di fare nuove esperienze.» Girò appena la testa verso di lui «Non vorresti anche tu uscire da quella gabbia?» Poi fece un cenno verso l'acqua: «Va' a dare manforte a Misha. Hige, come al solito, sta facendo lo scemo.»
Tsume rimase in silenzio, senza mostrare alcun segno di cedimento. Nelle orecchie le risate e gli spruzzi arrivavano cristallini.
In mezzo alle onde, Hige aveva preso sulle spalle Blue, la quale stava lottando contro Toboe, salito a sua volta sulle spalle di Kiba. Misha si trovava poco distante, rideva e metteva in seria difficoltà entrambe le coppie bersagliandole di schizzi.
Vederla con addosso solo l'intimo e una canotta a coprirla, mentre i lunghi ricci scuri le incorniciavano il viso, gli fece tremare lo sguardo.
Non era la prima volta che la vedeva in quel modo, e non si riferiva a quell'unica notte in cui loro due erano stati insieme prima che lui rovinasse tutto. No. C'era qualcosa dentro di lui che gli diceva che con quell'aspetto l'aveva già ammirata in passato, e che del suo profumo selvatico e del suo tocco si era ampiamente inebriato.
Ma anche se le aveva salvato la vita... Tsume sentiva che non era ancora sufficiente.
I cinque corsero fuori dall'acqua. Misha, Blue, Toboe e Kiba tornarono a essere lupi, mentre Hige li rincorreva subito dietro a piedi nudi sulla sabbia gelata.
«Quando avrò anch'io il "quattro per quattro", vediamo chi sarà il più veloce!» protestò il ragazzo, agitando i pugni all'aria.
«Non credo proprio! Io ricordo bene che il tuo non era tutto pelo!» lo canzonò Toboe, che essendo il più leggero e il più giovane del gruppo era anche il più rapido.
Con uno scatto fulmineo il piccolo lupo marrone accelerò, distanziando nettamente gli altri. Si sentiva libero e sapeva di poter vivere sotto la totale protezione del suo branco; non poteva essere più appagato di così.
A un certo punto saltò su un ammasso di assi ricavate dai resti di una vecchia barca e si lasciò andare a un poderoso ululato.
Kiba, Misha e Blue si unirono subito al suo richiamo; ci provò anche Hige ma, nella sua forma umana, non possedeva polmoni abbastanza forti per essere alla loro altezza.
Gli ululati entrarono dritti nel petto di Tsume, che avvertì dentro di sé la vibrazione di quella forza primordiale. Era un senso di appartenenza acuto che, allo stesso tempo, lo faceva sentire profondamente a disagio. Non perché non gli piacesse, ma perché non vi era affatto abituato. Anche nell'antico mondo ricordava che solo dopo diverso tempo aveva smesso di fare la parte di quello che si aggregava solo quando gli andava e senza alcun impegno.
Quella nuova vita non gli aveva offerto nulla di diverso dal suo precedente vissuto; al contrario, per certi versi era stato come rifare tutto da punto e daccapo. Lui non aveva ottenuto alcun Rakuen.
D'un tratto, delle fitte dolorose e acute gli invasero la testa. Fu costretto a rannicchiarsi sulla roccia, portando le gambe al petto e stringendo forte le mani attorno alle tempie.
«Che cos'hai?» chiese Silva, alzando un sopracciglio.
«N-niente... È solo emicrania», rispose lui, leggermente ansante.
Dopo tutto quel giocare in acqua li colse una gran fame. Pranzarono con la carne essiccata del cinghiale e una zuppa calda. Le loro scorte erano di nuovo ridotte al minimo e dovevano assolutamente trovarne delle altre. Purtroppo nessuno di loro sapeva pescare e comunque non avevano né esche né canne per poterlo fare; presto avrebbero dovuto lasciare quel luogo per pura necessità di sopravvivenza.
Dopo pranzo si dispersero un po' ovunque sulla spiaggia. Kiba scrutava l'orizzonte dell'oceano, pensando a come stesse Cheza, mentre Toboe aveva trovato un angolo comodo tra le rocce e si era addormentato. Anche Silva, a ridosso della parete di pietra, si mise a schiacciare un tranquillo pisolino.
Hige invece aveva deciso di insegnare a Blue i passi di ballo che aveva appreso quando frequentava le lezioni in città con Misha e Toboe. Blue era un po' impacciata nei movimenti, ma Hige si dimostrò un insegnante paziente e di certo – secondo la sua stessa dichiarazione – non sarebbe mai stato severo come quella strega della maestra. Così, tra piccoli inciampi e risate sommesse, i due volteggiarono con calma sulla sabbia, come se una musica invisibile dettasse il loro ritmo. Ogni tanto Hige si chinava a sussurrarle qualcosa all'orecchio e poi si guardavano, con uno sguardo carico di profondo affetto.
Dall'altura Misha, con le mani infilate nelle tasche della giacca e con il vento che le soffiava alle spalle, osservava la coppia con un lieve sorriso. Il suo sguardo era leggermente velato, ma quali che fossero i suoi pensieri intimi, li teneva stretti per sé.
«Ti dispiace?» chiese Tsume, mettendosi al suo fianco e guardando a sua volta verso il basso.
«Per cosa?» rispose lei, senza distogliere gli occhi dai due innamorati.
«Che, ritrovata Blue, ora lui non abbia occhi che per lei.»
Misha abbozzò un sorriso e scrollò le spalle con serenità «Io e Hige abbiamo passato dei bellissimi momenti, mi è sempre stato vicino senza mai chiedere nulla in cambio.» strinse lo sguardo. «Tuttavia non siamo mai stati destinati a stare insieme, e sono davvero felice che con Blue abbia trovato il suo autentico luogo sicuro.»
Tsume ne studiò il profilo, la curva del naso, i riflessi nei suoi occhi che con la luminosità diffusa sembravano quasi grigi. Infine lo sguardo scese su quelle labbra rosee.
Deglutì, ma mantenne fermamente il controllo.
Rimasero in silenzio per un po'; poi Misha si voltò e fece qualche passo per andarsene.
«Aspetta!» le disse improvvisamente Tsume, afferrandola per un braccio.
Misha si voltò e, quando i suoi occhi azzurri si posarono su di lui, l'aria gli mancò d'un tratto nei polmoni; per un attimo il lupo grigio non seppe più cosa dire.
«Vuoi scusarti ancora per quella volta?» chiese allora lei con tono tranquillo. «Ormai è passato più di un anno. Non ci sto più male, sta' tranquillo.»
«Questo mi fa piacere... Ma non posso fare a meno di notare quanto sia grande ancora la distanza tra noi.» Tsume strinse i pugni e deglutì, cercando di sostenere lo sguardo di lei «Non ci sarà mai modo che tu possa innamorarti di me come io lo sono di te», e la sua non era affatto una domanda.
Misha abbassò lo sguardo, senza rispondere.
Lo sguardo di Tsume tremò: «Posso almeno rimanerti accanto? Voglio combattere al tuo fianco. Rispediamo insieme quel nobile maledetto nell'inferno da cui è venuto.»
A quelle parole Misha corrugò la fronte «Noi non combatteremo proprio nessuno. Io non gli farò del male.»
Ora anche Tsume aggrottò le sopracciglia «Lo so che non vuoi uccidere nessuno, ma uomini come lui non meritano alcuna pietà.»
«Non è solo per questo.» Poi si morse il labbro, come se sentisse di aver parlato fin troppo.
In uno slancio Tsume allora la afferrò per le braccia «Tu nascondi qualcosa, ormai è palese a tutti. Persino Kiba ti guarda con sospetto!» Sentiva il corpo tremare per una rabbia a stento trattenuta «Parlami, ti prego! E se non ti fidi di me, fallo con Hige, con Toboe, con chi ti pare. Ma non tenerti tutto dentro.»
«Lasciami!» sbottò lei e con decisione gli diede una spinta che lo sbilanciò all'indietro. Era dal vecchio mondo che non veniva spinto con una simile violenza dalla ragazza, segno che quell'aspetto umano così delicato non era altro che un inganno per gli occhi.
Misha mutò in lupo e iniziò a correre a perdifiato, imboccando il sentiero verso i boschi. Tsume la osservò allontanarsi per un istante, poi un profondo ringhio gli salì dal petto. No, non l'avrebbe lasciata andare così. Non l'avrebbe persa un'altra volta.
Le zampe del lupo grigio affondavano nel terreno innevato, sollevando la neve a spruzzi. Gli occhi gialli erano ridotti a due fessure, la bocca semiaperta per incanalare meglio l'aria nei polmoni.
Sentiva i muscoli fremere e scaldarsi in quella corsa sfrenata tra gli alberi, che a volte lo costringevano a deviazioni improvvise e repentine.
Misha era estremamente veloce, dotata di ottimi riflessi, e il fatto che non avesse una meta precisa verso cui puntare la rendeva una scheggia impazzita nel cuore della boscaglia.
A un certo punto la vista di Tsume si annebbiò e per un istante gli sembrò di non trovarsi più in quel bosco congelato, ma in un campo sterminato di fiori della luna; la risata cristallina di una fanciulla gli riempì violentemente le orecchie.
Il lupo grigio cercò di spingere ogni singola fibra del proprio essere al massimo, per dominare quel corpo con il quale non era nato in questa vita, ma che era sempre rimasto nascosto sotto la sua pelle d'uomo.

Giunsero infine in una radura. I raggi solari filtravano tra le nuvole come freddi fasci, sollevando una nebbia lattiginosa dal suolo.
Lì, senza più ostacoli, il lupo grigio spinse ulteriormente l'andatura e con un ultimo scatto riuscì a placcare la lupa.
I due rotolarono nella neve sollevandola in aria, e alcuni cristalli catturarono i riflessi dei raggi solari.
Misha lo spinse via con le zampe, ma Tsume tornò subito alla carica e, graffiando e mordendo, cercò in ogni modo di atterrarla e tenerla ferma. La ragazza, tuttavia, si dimostrava incredibilmente tenace, sebbene lui non fosse da meno.
Inoltre, la natura di guerriera di Misha non tardò a emergere: forgiata dagli scontri nella sua vecchia e nuova vita, dava filo da torcere a Tsume, nonostante anche nella vita umana di lui gli fosse capitato non poche volte di fare a botte.
Mentre si scontravano, quella scena cozzava terribilmente con i giorni in cui i due, per qualche motivo, si ritrovavano sempre alla stessa panchina. Ora lui ne conosceva il motivo, ma anche quando l'aveva frequentata, non l'aveva mai vista sotto quell'aspetto ferino.
Misha, nella sua forma di lupo, possedeva un corpo massiccio e persino più grosso del suo; gli occhi erano due fari nella penombra e i canini affilati come lame. Una macchina da guerra, proprio come l'umano che l'aveva addestrata voleva che fosse.
Ma Tsume sapeva bene che anche quella non era altro che una maschera. Misha non era una macchina da guerra, era una creatura che non avrebbe mai dovuto conoscere la sofferenza e il sapore del sangue. Il destino, però, aveva voluto diversamente per lei, e questo le aveva insegnato un'unica cosa: a doversela cavare in solitaria, anche a costo di attraversare le fiamme da sola.
La lupa lo sovrastò con il proprio peso. Man mano che lo scontro avanzava, la sua indole spietata emergeva sempre di più. Avrebbe sconfitto il suo avversario: o lui o lei, erano sempre state queste le regole del suo mondo.
Per Tsume, tuttavia, le cose stavano diversamente. Non esisteva un singolo individuo, ma un insieme, un branco. E se per inculcarglielo nella testa doveva usare la forza, lo avrebbe fatto senza mezzi termini.
A un certo punto la ribaltò e, con un movimento fulmineo della testa, affondò le zanne nella sua spalla. Misha emise un guaito di dolore che rimbombò per tutta la radura, facendo volare via gli uccelli appollaiati sui rami. Questo non bastò a farlo desistere: Tsume mantenne la presa salda, non avrebbe mollato finché lei non si fosse arresa, anche se iniziava a sentire le prime gocce di sangue caldo scivolargli sulla lingua e lungo il palato.
Infine Misha si vide costretta a tornare umana, affinché l'aspetto più minuto la liberasse dalla morsa del morso. La sua giacca di tela marrone era sgualcita e sotto il tessuto si intravedevano le macchie della ferita. A Tsume dispiacque essere dovuto arrivare a tanto, ma lui mezzi più delicati non ne conosceva affatto.
Tornò anche lui in forma umana e la serrò saldamente tra le gambe e le braccia, premendo le mani ai lati delle tempie della ragazza per costringerla a guardarlo dritto in faccia.
Avevano entrambi il fiatone, ma lo sguardo di ognuno era ancora fermo, acceso e ostinato.
«Si può sapere una buona volta perché continui a spalleggiare quel nobile?» ringhiò Tsume. «Ora non hai più l'Amnesia del Rakuen, sei pienamente consapevole delle tue azioni e queste non possono portarti a provare lealtà per un uomo del genere, anche se l'anno scorso è stato grazie alle sue forze armate che sei stata veramente salvata.»
«Mi sono salvata da sola», rispose lei, secca.
Tsume lo sapeva bene: quelle urla atroci di Satoshi e dei suoi uomini che venivano dilaniati al di là della porta erano ancora terribilmente nitide nella sua testa.
«A maggior ragione, allora! Tu non c'eri quando quel mostro ci ha uccisi tutti. Io, Blue... Hige, ci ha feriti a morte e poi ci ha lasciati agonizzanti nel ghiaccio», scoccò la lingua sul palato con rabbia. «A causa sua persino Toboe è morto. Non è forse come un figlio per te? Come puoi non provare odio per chi ha ucciso il tuo cucciolo? Quel cucciolo per cui, in questa vita, ti sei risvegliata dall'amnesia in un battibaleno non appena lo hai visto minacciato?»
Misha scostò lo sguardo, mantenendo i denti stretti.
«Sei per caso una sua complice!?» chiese allora Tsume, in un moto di cieca furente rabbia. «Vuoi condurci tutti nella sua ragnatela, affinché lui e i suoi uomini si dissetino con il nostro sangue? È per questo che non riusciamo a fare a meno di volerti accanto a noi?»
La ragazza iniziò a piangere, con un'espressione profondamente ferita «Come puoi pensare una cosa simile di me?» chiese con la voce spezzata dai singhiozzi. «Lo so che non faccio parte del gruppo dei quattro eroi che hanno affrontato il mondo e le avversità per raggiungere il Rakuen, ma da parte mia... Io vi considero i miei veri compagni.»
«E allora perché non sei dalla nostra parte!? Perché non desideri saltargli alla gola, come lo desideriamo tutti noi!?»
«Perché lui è mio fratello!» L'ultima parola riecheggiò nell'aria della radura, disperdendosi poi in un lungo e gelido eco.
Tsume si sedette sulle ginocchia, fissandola con espressione completamente esterrefatta e le braccia penzoloni lungo i fianchi «Ma... Ma che stai dicendo? Neanche vi conoscevate fino a un anno fa.»
Misha singhiozzò ancora più forte. Strizzò gli occhi, poi li riaprì piano; i riflessi di luce diffusa facevano sembrare le sue iridi due pozze d'acqua limpida.
«Non in questa vita», disse piano, con le labbra che le tremavano. «E nemmeno in quella precedente.»
«Misha... Ma tu...» Il lupo grigio deglutì a vuoto: «Quante vite hai vissuto?»
Lei sospirò, cercando di riprendere il controllo: «Non te lo so dire... Ma tutte quante avevano un unico, identico denominatore comune. Il mio desiderio primario: ritrovarmi con le persone che più amavo in assoluto. Il mio compagno, mio figlio... e mio fratello.»
Tsume rimase in silenzio, cercando di elaborare ciò che aveva appena appreso. Poi, però, strinse i denti e si sporse di nuovo in avanti, puntellando le braccia ai lati della testa di lei: «E allora, se è tuo fratello, dovresti fermarlo il prima possibile, non aspettare fino all'ultimo giorno utile per fargli la ramanzina.»
«No, è importante che sia quel giorno. Non capirà mai i suoi errori prima di allora», rispose lei con fermezza.
«Perché? Che cos'è il primo novembre? A cosa corrisponde? Perché ha fissato proprio quella data?»
Misha sospirò: «Neanche lui lo sa. È stato il suo subconscio a suggerirglielo.»
Tsume si portò le mani alla testa, esasperato «Non ci capisco più niente! Mi sembra di essere solo uno spettatore impotente in tutta questa faccenda.»
«Tu non devi fare proprio niente, infatti. Kiba non avrebbe mai dovuto avvicinarti. E non avrebbe dovuto farlo nemmeno con il detective o con Hige... Anche se per quest'ultimo, alla fine, si è rivelato un bene, visto che ha ritrovato la sua amata.»
Tsume la fissò negli occhi e deglutì «Vuoi dire che noi dovevamo continuare a vivere come in un sogno? Ma a causa di tutto questo ti sei risvegliata anche tu. Se per colpa mia non ti avessero rapito...»
«Certo, questo mi ha permesso di avvicinarmi più rapidamente a Darcia... Ma prima o poi mi sarei risvegliata da sola e lui mi avrebbe cercata in ogni caso. Sono sua sorella, e questo lo legherà sempre a me.»
Tsume scrollò le spalle. «Beh... quali che fossero i tuoi piani, ormai sono saltati. Kiba è rinato senza l'Amnesia del Rakuen. Non so se per destino o perché non c'era più nessuno a fargli da traghettatore nella dimensione temporanea. Anche lui doveva rinascere senza ricordarsi niente, è esatto?»
Misha annuì. «Avrebbe mantenuto fede alla promessa fatta a Cheza, anche senza averne la consapevolezza.»
Allora Tsume si accigliò, colto da un dubbio. «Ma nemmeno tu c'eri quando sono apparse le sfere della rinascita... Eppure neanche tu ricordavi nulla all'inizio...»
La ragazza fece per divincolarsi, ma lui non aveva mai abbassato realmente la guardia e la placcò di nuovo, spingendola contro il terreno innevato: «Tu lì non ceri. Io non ti ho percepita, eppure ti ho cercata immediatamente, non appena mi sono risvegliato in quel campo di fiori.»
Lo sguardo di Misha tremò; sembrava improvvisamente priva di forze, consumata da tutto quello che la stava attraversando. Poi sorrise debolmente: «Il mio percorso è diverso dal vostro. Io non ho mai fatto parte della vostra storia.»
«Smettila con queste cazzate da nerd dei libri!» sbottò lui, stringendo la presa. «Certo che fai parte della nostra storia. Fai parte della mia storia e se questo tuo dannato percorso ti porta ancora una volta via da me e in pasto ai leoni, allora ti allontanò io da esso, anche a costo di trascinarti per i capelli!»
Nel pronunciare quelle parole, Tsume non si rese conto che per il nervoso la stava spingendo ulteriormente contro il terreno, e questo la fece squittire dal dolore. Il lupo grigio ammorbidì subito la presa, scostandosi un po' da lei.
Il volto di Misha venne coperto dai suoi stessi capelli, ormai completamente arruffati: «Ti prego... Se davvero mi ami... Lascia perdere.»
Tsume si portò una mano al viso e iniziò a singhiozzare anche lui, sforzandosi con tutte le sue forze di non lasciar uscire le lacrime «È proprio perché ti amo che non posso farlo.»
Poi il ragazzo guardò verso l'orizzonte, cercando di calmarsi: «Gli altri staranno iniziando a chiedersi dove siamo finiti.»
«Non devi dir loro quello che ti ho appena confessato... Ti prego, promettimelo.»
Il corpo di Tsume vibrò in un profondo ringhio trattenuto: «Segreti e ancora segreti. Davvero vuoi che d'ora in avanti, a ogni singolo passo che farò, io debba convivere con la consapevolezza che mi nascondi qualcosa? Qualcosa che rischia persino di metterti in pericolo?»
Misha si alzò di scatto in piedi, stringendo i pugni con uno sguardo furente. «Allora me ne andrò! La cometa è partita da me, conosco perfettamente la strada. Quello è un percorso destinato solo a me, voi non c'entrate assolutamente niente!»
«Non dire idiozie, io...» Tsume non fece in tempo a finire la frase: Misha gli abbatté un calcio dritto in pieno petto per poi colpirlo al costato, mozzandogli il fiato. Subito dopo, un pugno fulmineo lo centrò alla tempia sinistra, facendogli vedere le stelle, e un secondo colpo sulla destra gli fece perdere del tutto conoscenza.
«Tsume...» il richiamo gli parve inizialmente lontano. «Tsume...» poi la voce di Hige arrivò decisamente più distinta.
Tsume rispose con un mugugno sommesso.
«Tsume, dov'è Misha?» chiese Hige, mentre lo aiutava a sollevarsi con la schiena.
Nel sentire quel nome il lupo grigio si ridestò di colpo, guardandosi attorno freneticamente: «Dov'è?»
Toboe, accigliato, si portò le mani ai fianchi: «Speravamo che ce lo dicessi tu. Mancavate da un pezzo e siamo venuti a cercarvi... Ma abbiamo trovato solo te, svenuto nella neve.»
Tsume scoccò la lingua sul palato e digrignò i denti. I suoi pugni si serrarono attorno alla coltre bianca fino a far sbiancare le nocche.
«Se ne è andata...» ammise dopo qualche istante di silenzio.
I due ragazzi si guardarono, del tutto smarriti, per poi tornare a fissare l'amico.
«Ma... Ma che vuol dire che se ne è andata? È andata a cercarci da mangiare?» Lo sguardo di Toboe era palesemente nervoso, ma cercò comunque di aggrapparsi a un barlume di speranza. Speranza che scemò all'istante quando Tsume scosse cupamente il capo.
L'aria si fece improvvisamente pesante, quasi irrespirabile. Le sclere di Hige iniziarono subito a tingersi di nero e un profondo ringhio gli fece vibrare la cassa toracica: «Perché se ne dovrebbe essere andata?» sbottò, afferrandolo bruscamente per il colletto della giacca. «Che cosa le hai fatto?»
Tsume distolse lo sguardo, ma Hige lo scrollò con forza per le spalle, costringendolo a guardarlo dritto negli occhi.
«Mi ha chiesto di non dirvi una cosa e io mi sono rifiutato», confessò il lupo grigio. Poi ebbe un improvviso singulto che gli spezzò per un attimo il fiato: «Perché è così convinta di non centrare nulla con noi?»
Hige allentò lentamente la presa e nascose lo sguardo sotto la frangia castana. Quasi subito dopo il suo corpo venne scosso da fremiti di rabbia: «Perché fa tanto l'intelligente, ma in realtà è solo una maledetta idiota!»
Il ragazzo scattò all'improvviso all'inseguimento. La nota olfattiva di Misha si avvertiva ancora nitidamente nell'aria e lui, in quel campo, era un asso. L'avrebbe ritrovata e, questa volta, sarebbe stato lui a costringerla a chiedere perdono.
Dopo poco Blue e Kiba raggiunsero Toboe e Tsume, il quale si stava ancora massaggiando le tempie doloranti.
I nuovi arrivati compresero immediatamente che qualcosa non andava, a giudicare soprattutto dallo sguardo cereo e spaventato di Toboe.
«Quindi se ne è andata e Hige è scattato subito all'inseguimento?» ripetette per sicurezza Kiba, accigliato, dopo che Toboe gli ebbe spiegato l'accaduto.
«Cos'è che non voleva che ci dicessi?» chiese Blue, cercando ostinatamente lo sguardo di Tsume.
Tsume, ora rimessosi in piedi, diede un pugno furioso contro il tronco di un albero: «Il motivo per cui pare voglia assecondare i piani di Darcia.»
Lo sguardo di Kiba si fece subito acceso. «Quindi, ora che hai scoperto i suoi veri piani, ti ha tramortito ed è fuggita.»
Tsume lo fulminò istantaneamente con gli occhi: «Non è affatto quello che credi tu.»
«E cosa dovrei credere, allora? La sua posizione è sempre stata alquanto dubbia, lei non fa davvero parte del nostro branco.»
Tsume gli fu subito addosso, afferrandolo brutalmente per il colletto della giacca e con i denti digrignati a un soffio dal suo viso: «Ripetilo un'altra volta e ti stacco la faccia a morsi.»
Kiba sentì una goccia di sudore freddo scivolargli lungo la tempia. Non aveva mai visto Tsume in un simile stato di totale e furente disperazione.
«Non provare mai più a dire una cosa del genere su mia sorella!» intervenne Toboe, facendo un passo avanti, anche lui visibilmente infuriato. «Lei è la persona più buona che conosca. Non fa altro che prendersi cura di me fin dal primo giorno in cui mi ha incontrato, e mi ha persino salvato la vita. Per quanto mi riguarda, è lei il mio unico, vero branco!»
Blue non rincarò la dose, ma anche la lupa nera sembrava schierata apertamente dalla parte di Tsume e Toboe. Kiba allora abbassò lentamente lo sguardo, facendosi pensieroso.
«Secondo lei», riprese Tsume, allentando la presa sull'amico, «il fatto che tu sia rinato senza l'Amnesia del Rakuen è stato un errore. Non avresti dovuto ricordare nulla e, di conseguenza, non avresti dovuto coinvolgere nessuno di noi.»
«Ma che dici? Io ho sentito chiaramente il canto di Cheza, lei mi stava chiamando. Mi ha aspettato per tutta la vita.»
«Non so che dirti, Kiba. Lei mi ha detto così... Evidentemente è a conoscenza di segreti che a noi non è dato sapere.»
Ora la testa non gli girava più; Tsume sentì che il suo corpo da guerriero si era completamente ristabilito.
«E ora basta chiacchiere», grugnì Tsume. Detto questo, l'attimo dopo era già diventato un lupo e scattò anche lui all'inseguimento a perdifiato; a ruota lo seguirono immediatamente Toboe e Blue.
Kiba rimase immobile per un istante nel mezzo della radura. Lui non doveva ricordare? Non era forse destinato a ribaltare le sorti di quel Rakuen imperfetto e a salvare a ogni costo il suo fiore?
Scoccò la lingua sul palato con frustrazione e diede un calcio rabbioso alla neve. Subito dopo mutò in un maestoso lupo bianco ed era partito anche lui all'inseguimento del branco.
Hige correva e saltava tra i rami, mentre inspirava l'aria con forza, quasi fino a farsi scoppiare i polmoni. Non doveva assolutamente perdere quella traccia olfattiva. L'odore di Misha lo avrebbe riconosciuto tra mille altri, perciò, se lei credeva di poterle sfuggire, si sbagliava di grosso.
Il vero problema era che Misha si era trasformata in una lupa per correre via. Per lui, come essere umano, due sole gambe costituivano uno svantaggio enorme nella boscaglia. Purtroppo, per quanto lo desiderasse con tutto se stesso, il suo istinto non era ancora pronto affinché gli facesse compiere quel passo in più.
Toboe era passato dalle sclere nere, che simboleggiano il secondo stadio del risveglio, direttamente al quarto. Lui invece era rimasto bloccato al terzo. E che dire di Misha? Lei era passata direttamente da un corpo umano a quello di un lupo massiccio, spinta dalla sola, pura volontà di proteggere Toboe.
Anche lui desiderava ardentemente proteggere i suoi amici, e allora perché non ci riusciva ancora?
Scosse con forza il capo per scacciare la frustrazione: non era affatto il momento di perdersi in pensieri complicati. La priorità assoluta restava ritrovare la sua amica prima che sfuggisse definitivamente dal suo radar olfattivo.
A un certo punto venne affiancato da un grosso lupo grigio: «Tsume!»
«Dimmi che la senti ancora!» gli rispose il lupo grigio.
«Certo che la sento. Potrà pure occultarsi quanto vuole dal nostro istinto, ma si è dimenticata che io possiedo la Scurovisione... O meglio, la Nasovisione!»
Tsume sorvolò completamente sulla patetica battuta dell'amico: non c'era tempo per le sciocchezze. «Indicami la direzione esatta. La raggiungerò io... È un mio preciso dovere.»
Hige si accigliò per un istante ma, guardandolo di sfuggita, scorse la profondità del suo sguardo e il pesante senso di colpa che lo tormentava. Aveva sempre cercato di proteggere Misha, era un istinto più forte di lui. Ma ora il ragazzo si rendeva conto di non essere affatto l'unico a provare quel sentimento così viscerale e forse... Forse era meglio che fosse Tsume a ritrovarla per primo. Lui doveva fare un passo indietro.
Gli indicò allora su quale sentiero dovesse proseguire. Anche Tsume, dopotutto, conosceva bene il profumo di lavanda di Misha: se avesse macinato strada a sufficienza, presto anche lui avrebbe agganciato la scia giusta.
Tsume gli fece un rapido cenno di ringraziamento con la testa, poi scattò in avanti con una potenza spaventosa, sparendo alla vista tra gli alberi in una manciata di secondi.
Hige rallentò l'andatura, fino a fermarsi del tutto, ansimando.
Blue e Toboe lo raggiunsero poco dopo e, vedendo l'amico immobile in mezzo al bosco in normale forma umana, arrestarono di colpo la loro corsa, sollevando grandi spruzzi di neve gelata.
«L'hai persa?» chiede Toboe, allarmato.
Hige, con il capo chino, fece cenno di no con la testa.
«Perché ti sei fermato allora?» chiese Blue, posandogli delicatamente una mano sulla spalla.
«Ci penserà Tsume. Gli ho indicato la direzione da prendere.»
Blue corrugò la fronte, colta da un attimo di sorpresa, e poi gli prese la mano. Lui contraccambiò immediatamente il gesto, stringendogliela con forza.
Kiba raggiunse il gruppo in quel preciso momento, fermandosi a sua volta; anche il lui faticava a comprendere per quale motivo quei tre avessero interrotto la corsa.
«Non avrà bisogno del nostro aiuto comunque?» domandò Toboe, voltando il muso verso il punto in cui percepiva ancora nitidamente l'odore di Tsume.
«Sì, ma lasciamogli un po' d'aria», disse Hige, accennando un leggero sorriso che cercava in tutti i modi di stemperare la forte tensione. «Se ci mettiamo a fare gli "Steve", quando mai avrà modo di mettersi in mostra con lei?»
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Tsume continuò a correre, costeggiando un dirupo; sotto le sue pesanti zampe, qualche sasso rotolò lungo la scarpata.
Per un attimo un brivido freddo lo colse, ma scacciò immediatamente quel brutto pensiero. Misha possedeva ottimi riflessi e non sarebbe caduta facilmente, a meno che non si trovasse in uno stato alterato.
Non aveva idea di quanto tempo fosse trascorso dal momento dell'aggressione a quando Hige e Toboe erano venuti a cercarlo; ma, a meno che Misha non nascondesse persino il dono del teletrasporto, l'avrebbe raggiunta prima o poi. Era il suo desiderio più profondo. Lo voleva con tutto se stesso.
Così avanzò con questa ferrea idea stampata in testa, piantata nella sua mente come un chiodo fisso.
Le avrebbe detto che andava bene se il suo vero obiettivo era fermare suo fratello, e che se anche custodiva dei segreti, lui non l'avrebbe forzata mai più in alcun modo. Le sarebbe rimasto semplicemente accanto, e solo questo gli sarebbe bastato.
Ancora una volta, quella risata cristallina riecheggiò dolorosamente nelle sue orecchie. Poi, improvvisamente, ciò che vedeva di fronte a sé iniziò a distorcersi vistosamente. Era come se degli specchi invisibili deviassero la luce e piegassero la realtà circostante.
Non capiva cosa stesse succedendo, ma la strada che aveva imboccato manteneva l'odore inconfondibile della lupa e lui non poteva permettersi di perdere quella traccia.
Il suono di tamburi, misto a quello di alcuni sonagli, iniziò a diffondersi nel circondario, accompagnando un canto gutturale. Il suono era ritmico, né veloce né lento, e ogni battito risuonava nel suo stesso petto.
Iniziò a barcollare, profondamente stordito da tutto quello che stava accadendo. Forse i pugni ricevuti alla testa gli stavano ancora causando delle forti vertigini.
No. Non doveva fermarsi per nessun motivo. Non doveva perdere di nuovo coscienza. Doveva raggiungere Misha... Doveva assolutamente raggiungere la sua compagna.
Inciampò su una radice sporgente e l'inerzia della corsa lo fece rovinare violentemente contro il terreno.
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(Wolf's Rain - Visions of a Flame https://www.youtube.com/watch?v=WCi2ELFfmP0&list=PLAB666F2B78E38C9A&index=17)
Quando Tsume riaprì gli occhi, quella musica tribale vibrava ancora prepotentemente nelle sue orecchie. Questa volta, però, non sembrava distante, come se la sentisse provenire da un'altra stanza: era lì, attorno a lui, viva ed energica.
Si rese conto che si era fatta notte fonda; le stelle brillavano alte nel cielo, un ammasso di luci intense che parevano granelli di sabbia dorata sospesi nell'aria. Qualcosa che chi abita nelle grandi città può soltanto provare a immaginare.
Non era tutto: nella volta celeste brillava anche una fiera luna piena ed era di nuovo argentea, cosa che lo lasciò alquanto perplesso, dato che non era ancora tempo di plenilunio.
Riprendendo piena coscienza di sé, si accorse quasi istantaneamente che le anomalie non erano finite lì. L'aria era fresca, pulita e decisamente pregna del profumo selvatico dei fiori della luna.
Sobbalzò sul posto: non c'era traccia di neve attorno a lui, ma solo un campo sterminato di quei boccioli sacri. Per un attimo temette di essere morto di nuovo. Forse, inciampando sulla radice, si era spaccato la testa per davvero.
Le voci acute e vibranti di un gruppo di individui catturarono la sua attenzione. A lasciarlo ancora più di stucco fu il modo in cui quella vocalizzazione fluì, come acqua che scorre, da un acuto umano all'ululato compatto di un gruppo di lupi.
Si alzò in piedi e, attorno a un grande falò, vide effettivamente molti suoi simili lasciarsi andare a quel verso ferino. Un'ode sacra alla luna.
Nel frattempo, gli altri membri del branco rimasti in forma umana battevano ritmicamente le mani sulla superficie di pelle chiara dei tamburi o agitavano dei sonagli metallici.
Indossavano tutti delle ampie tuniche, simili a quelle degli antichi romani o dei greci... Non che se lo stesse domandando sul serio. Appuntata ai loro abiti spiccava inoltre una spilla dorata con una complessa incisione sopra: un simbolo simile a un astro, attraversato da quattro lance disposte in verticale e in orizzontale, racchiuso a sua volta da un anello decorato con fregi geometrici dal quale si irradiavano lunghi raggi rivolti verso il basso.
Provò ad avvicinarsi circospetto al gruppo, ma quegli individui sembravano ignorarlo del tutto.
Avanzò finché non avvertì il calore delle fiamme sulla propria pelle e i suoi occhi catturarono quelle lingue di fuoco danzanti; eppure, anche così, nessuno di loro si voltò nella sua direzione.
«Dove mi trovo?» chiese allora a gran voce, ma nessuno si girò.
Irritato, si chinò per afferrare la spalla di un uomo alla sua sinistra, ma gli sfuggì un'esclamazione di profondo stupore quando la mano attraversò il corpo del bersaglio come se fosse fatto interamente di fumo.
Tsume barcollò indietro, del tutto disorientato da quel fenomeno.
Iniziò a guardarsi attorno con visibile agitazione, cercando disperatamente un luogo familiare. Ma quel posto era completamente invaso dai fiori della luna, il cui profumo intenso lo faceva sentire quasi ubriaco; c'era giusto qualche albero spoglio qua e là a spezzare la distesa bianca.
Si mise a correre senza una meta precisa, sollevando una scia di petali dietro di sé. Il cuore del lupo grigio martellava all'impazzata, come se volesse uscirgli violentemente dal petto.
Durante la corsa incrociò altri lupi e uomini che sapeva, per istinto, essere a loro volta dei lupi. A un certo punto incrociò persino un altro tipo di creature, del tutto simili a Cheza. Forse loro lo percepivano, perché si voltarono verso di lui con apparente curiosità, ma non fecero nulla per avvicinarsi o per trattenerlo.
Shailoh Shailoh, yatreet ka...
Shailoh shna... otvit ka...
Improvvisamente le sue orecchie catturarono quel canto così noto, la ninna nanna di Cheza che per lui e i suoi compagni era sempre stata un profondo motivo di conforto.
Non sapendo dove andare di preciso, Tsume decise di seguire la melodia: forse, ancora una volta, lo avrebbe guidato verso la verità.
«Misha!»
Si arrestò di colpo quando, a un certo punto tra gli alti steli, una figura dai lunghi capelli neri e ricci apparve di spalle, seduta su una grande roccia. Non indossava, però, la divisa marrone da ricercatrice dell'associazione, ma era coperta di veli bianchi e ricamati, ed era chinata con delicatezza su qualcosa. Accanto a lei si trovava una giovane fanciulla fiore, con addosso dei veli rosati della medesima fattura. Era lei che stava intonando quel canto sacro, mentre le accarezzava il braccio e sfiorava dolcemente qualcos'altro.
«Misha!» provò a ripetere il lupo grigio, accorciando le distanze, ma nemmeno in quel caso lei lo sentì.
Arrivato a meno di un metro, Tsume si sporse in avanti per toccarle la spalla, ma scoprì con amarezza che anche il suo corpo era del tutto inconsistente, fatto di fumo.
Poi un debole vagito lo fece sobbalzare sul posto.
La ragazza mosse appena le braccia, cullando il piccolo fagotto con estrema cura, e sussurrò qualcosa che, tuttavia, Tsume non riuscì a comprendere, essendo stato pronunciato in una lingua sconosciuta.
Girò attorno alle due figure e, quando vide chiaramente la scena, fece qualche passo indietro, del tutto esterrefatto: quella donna che assomigliava tremendamente a Misha stava allattando un neonato, mentre la fanciulla fiore, sorridente, cantava loro quella dolce canzoncina di conforto.

Il piccolo tendeva la manina paffuta, chiudendo e riaprendo il pugnetto mentre, attaccato al seno della madre, si nutriva di quella linfa vitale che lo avrebbe reso forte; proprio come lei, proprio come suo padre.
Una codina sfuggì dal panno bianco di seta in cui era avvolto: era marrone e leggermente arricciata. I suoi occhi erano ancora opachi, ma chiari, tendenti al giallo.
A un certo punto, sia la donna che la ragazzina sollevarono lo sguardo e Tsume credette per un istante che stessero guardando nella sua direzione, ma si sbagliava. Si sentì come attraversato da una presenza e, ora a dargli le spalle, c'era un uomo dalla pelle ambrata e una tunica azzurra.
Egli si chinò, accarezzando la guancia della compagna; poi posò la propria fronte contro quella di lei e le loro iridi si illuminarono all'unisono. Subito dopo lui si spostò, sfiorando con dolcezza la testolina del loro cucciolo.
«Ma... Ma che significa?» si chiese Tsume con voce esitante, guardando meglio quell'uomo: era identico a lui. Non aveva alcuna cicatrice sul petto, ma per il resto non c'era alcuna differenza. Portava persino il medesimo piercing dorato e rettangolare all'orecchio sinistro.
Tra lui e il suo sosia del passato, però, c'era una differenza sostanziale, e il lupo grigio lo comprese all'istante: quel guerriero era sicuro di sé, orgoglioso di ciò che era, e verso la sua compagna mostrava solo protezione e rispetto. La lupa che assomigliava a Misha lo guardava senza alcun timore o rancore; era il suo compagno, il sostegno a cui sapeva che avrebbe potuto sempre aggrapparsi. E insieme avevano generato il loro tesoro più prezioso.
Tsume strinse i pugni e abbassò cupamente lo sguardo. No, lui non era affatto quel lupo. Non era un compagno degno. Anche se Misha lo aveva amato in un'altra vita, quello non era comunque lui.
«Tu non dovresti essere qui.»
Tsume alzò di colpo la testa e inarcò le sopracciglia, voltandosi poi lentamente.
La giovane fanciulla fiore lo stava osservando da vicino, con un'espressione profondamente interrogativa.
«Questo non è il tuo tempo.»
Non aveva usato le parole, ma la mente. Tsume si chiese come facesse a vederlo, ma si diede immediatamente una risposta: se quella creatura era proprio come Cheza, allora anch'essa in realtà doveva essere cieca. La visione della fanciulla fiore si basava interamente sulle percezioni e sull'energia del circondario; perciò, con ogni probabilità, la ragazzina avvertiva la sua presenza spirituale.
«Non so come ho fatto», ammise lui, sincero. «Stavo inseguendo una mia amica e d'un tratto mi sono ritrovato qui.»
«Desideravi raggiungerla con tutto te stesso?»
«Sì...»
La fanciulla aggrottò le sopracciglia: «Tu sei un lupo, eppure possiedi le abilità di un Hanabito. È... Alquanto insolito.»
«Che vuoi dire? Chi sono gli Hanabito?» chiese Tsume, facendo un passo verso di lei e voltando definitivamente le spalle alla coppia felice.
«Noi creature fiore siamo Hanabito. E solo noi possediamo l'abilità di aprire i portali dimensionali.»
Tsume si sentì come congelato e iniziò a balbettare, scosso da quel concetto: «Ma... Ma che assurdità vai dicendo? Non siamo mica in un film di fantascienza!»
L'Hanabito chinò appena la testa di lato, come se non avesse compreso quelle strane parole umane.
Tsume, allora, scosse il capo e sollevò le mani in segno di resa «Senti, io stavo cercando soltanto di raggiungere la mia amica Misha... Ho fatto un casino... Ti prego, tu l'hai vista da queste parti?»
L'Hanabito sollevò il braccio e indicò la donna lupo seduta sulla roccia. Tsume sentì un brivido gelido corrergli lungo la schiena: «No, non è lei... E quello... Quello non posso essere io!»
«Lo sei invece... In un altro tempo... In un'altra vita.»
«Non è vero!» sbottò lui, buttando fuori con violenza tutta l'aria che aveva nei polmoni. «Io non potrò mai essere quel guerriero. Lui è degno di averla accanto!»
«Tu no? Eppure la vostra anima è sempre la stessa.»
«Tu non mi conosci...»
«Forse, nemmeno tu conosci davvero te stesso.»
Le parole della fanciulla si depositarono nel suo cuore con un peso insostenibile, tanto da fargli sentire le ginocchia improvvisamente molli.
«Forse è così...» proseguì la fanciulla, mantenendo il suo tono profondo. «... Non siete la stessa identica persona. La rinascita porta con sé nuovi ricordi e nuove esperienze. In questo luogo antico tu non hai mai conosciuto la sofferenza e, di conseguenza, non hai potuto macchiarti di nulla.» Fece una breve pausa, sbattendo piano le palpebre «Tu invece sei pienamente consapevole di ciò che è bene e di ciò che è male; in quel male hai dovuto nuotare per tutta la vita, credendo che alla fine quella pece nera ti fosse entrata fin dentro le ossa. Ma dal momento in cui sai ancora perfettamente cosa sia l'amore, significa che in te c'è ancora luce. E con quella luce potrai finalmente riavvicinarti a Misha.»
Tsume non ce la fece più a reggere il peso di quella rivelazione e cadde in ginocchio tra i fiori della luna.
L'Hanabito allora, leggiadra come se fosse sospinta da un soffio di vento, si avvicinò a lui e gli sollevò delicatamente il mento con le dita. Gli regalò un dolce sorriso di conforto e poi lo invitò, con un gesto della mano, a guardare di nuovo verso quella famiglia unita.
Il suo sosia del passato era ora seduto accanto alla compagna e parlava a bassa voce con lei in quella lingua misteriosa e sconosciuta. Nel frattempo accarezzava la testolina del loro bambino, ancora dolcemente aggrappato al seno della madre. Ai suoi occhi di lupo del presente, quella scena era semplicemente idilliaca. Inebriante. E con tutte le forze del suo essere desiderò ardentemente di farne di nuovo parte. Lui ne aveva fatto parte per davvero.
Un paio di lacrime silenziose gli rigarono le guance ambrate.
«Cosa dovrei fare allora? Come posso riconquistarla?» chiese con un filo di voce.
L'Hanabito si strinse nelle spalle e una smorfia allegra le imporporò le gote candide. «Cosa ti dice il tuo cuore?»
Tsume avanzò verso la coppia con passo lento e misurato. Li osservò in silenzio ancora per qualche istante, poi contrasse leggermente le sopracciglia e il suo sguardo si fece improvvisamente più acceso e determinato che mai.
Si sedette esattamente lì dove si trovava la figura del maschio, entrando in perfetta simbiosi con lui: «Che la riporterò da me. Non la lascerò mai più da sola.»
Il lui del presente e il lui del passato divennero in quel preciso istante un'unica cosa e, insieme, strinsero in un abbraccio senza tempo la loro compagna e il loro amato bambino.
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Dovette fare un paio di passi per ritrovare l'equilibrio quando, improvvisamente, si ritrovò di nuovo nel fitto del bosco. L'odore inebriante dei fiori della luna era completamente scomparso e ora, al suo posto, c'era solo il profumo di lavanda di Misha, che il lupo grigio distingueva nitidamente da tutto il resto della selva.
Nelle sue orecchie rimbombò fragoroso il suono di una cascata; non aveva fatto caso, prima di quel momento, di essere arrivato nei pressi di un simile corso d'acqua.
Tsume riprese immediatamente a correre: sentiva con assoluta certezza che lei ormai era vicina. L'aveva finalmente raggiunta.
E non si sbagliava affatto: Misha era proprio lì, nel bel mezzo di uno spiazzo di roccia che si affacciava su una massiccia cascata che gettava acqua bianca come una valanga inarrestabile. La ragazza stava riprendendo fiato a fatica, con le mani sulle ginocchia; doveva aver corso senza sosta fino a quel preciso istante.
«Misha!» La voce profonda e irrevocabile di Tsume la fece voltare, con aria del tutto stupita. Come aveva fatto a raggiungerla così in fretta dopo i colpi che gli aveva sferrato prima?
Tsume la fissava a pochi metri di distanza, immobile nel mezzo della neve, con uno sguardo accigliato, fermo e incredibilmente lucido.

«Credevi davvero di potermi sfuggire?» disse poi, incrociando le braccia al petto. «Credevi davvero che ti avrei lasciata andare via così, senza battere ciglio?»
Misha abbassò debolmente lo sguardo e si morse il labbro inferiore, visibilmente tormentata. «Devo andare per la mia strada.»
«Col cazzo!» sbottò lui, sputando di lato sulla neve. «Ormai ci sono dentro fino al collo, esattamente come tutti gli altri. Se Kiba non ha perduto la memoria e se anche noi altri l'abbiamo riacquistata in questo modo, non è affatto un caso del destino. Credi di avere l'assoluta verità in tasca? Beh, ti sbagli di grosso!»
Tsume strinse i pugni con forza, facendo scricchiolare le giunture delle dita.
«Menti persino a te stessa con questo tuo stupido atteggiamento di distacco. Se fossi stata davvero destinata a compiere questa grande impresa in totale solitudine, non avresti dovuto perdere la memoria fin dal principio; e soprattutto, non ti saresti mai dovuta fare amici né Hige né Toboe... E di certo non ti saresti avvicinata così tanto a me», fece un altro passo deciso in avanti, accorciando le distanze tra loro. «Tu nascondi qualcosa, non è vero? Non si tratta soltanto del fatto che Darcia sia tuo fratello. Per qualche assurdo motivo non puoi o non vuoi rivelarcelo, e questo ti spinge a tenerti a distanza...» agitò un braccio fendendo con forza l'aria gelata: «... ma per quanto tu lo voglia nascondere, il tuo desiderio più grande rimarrà sempre quello di essere parte di qualcosa. Di stare con noi, con la tua vera famiglia, con il tuo branco. È per questo che non ci hai mai respinti per davvero; è per questo che, per la maggior parte della tua attuale vita, sei stata semplicemente quella ragazzina innocente che leggeva libri su una panchina in un parco.»
Misha lo osservò in silenzio per un lungo istante; poi il suo sguardo azzurro tremò vistosamente e un sorriso amaro, intriso di malinconia, affiorò sulle sue labbra rosee. Guardava in basso verso la neve, ma i suoi pensieri in quel momento erano chiaramente ovunque.
«Tu conosci la dinamica narrativa dello Bait-and-Switch?»
«Mai sentita.»
«Fai credere prima al lettore di star leggendo un certo tipo di racconto. Magari qualcosa di leggero, con dinamiche quotidiane, e il lettore crede di star affrontando nient'altro che quello. Non riesce a vedere oltre la superficie perché ancora non sa niente. Non sa perché i personaggi compiano certe scelte o compiano determinate azioni. Presto, però, ci si accorge che c'è qualcosa che non torna», si umettò le labbra, stringendosi nelle spalle. «Una parola, una scena all'apparenza casuale che poi diventa determinante. Da lì è tutto un crescendo e, a quel punto, non si può più tornare indietro.» Reclinò appena il collo, agitando le ciocche corvine «Io ho voluto riservare a me stessa la stessa identica cosa. Non ero destinata a vivere nel sogno di una ragazza qualsiasi, che affrontava le sue piccole avventure quotidiane. Ma finché la sveglia non sarebbe suonata, ho voluto immergermi in esso. Me lo sono voluto concedere...»
Il cuore di Tsume riprese a martellare furiosamente nel petto. Misha aveva pronunciato quelle parole con una calma disarmante. Quella tipica di chi ha già accettato pienamente il proprio tragico destino.
«Perciò mi stai dicendo che ora il libro è arrivato alle sue battute finali?» la incalzò il lupo grigio. «L'eroina, per salvare i suoi amici, compirà il sacrificio estremo e di te rimarrà soltanto il ricordo?» Poi si fermò di colpo, abbassò lo sguardo e lo rialzò di scatto; le sue iridi si erano improvvisamente illuminate di un giallo acceso. «No. Aspetta. Tu non ti consideri affatto l'eroina. Ai tuoi occhi siamo noi altri a essere gli eroi canonici, coloro che compiranno l'impresa... Tu ti vedi soltanto come un PNG.»
«Un PNG?» ripetette lei, alzando un sopracciglio, sorpresa.
«Tu e Hige ci avete sciorinato un'enciclopedia intera con i vostri gerghi da nerd in queste settimane passate insieme. Qualcosa alla fine l'ho imparata anch'io», diede un leggero calcio al terreno sollevando una piccola nuvola di neve, mentre con lo sguardo basso infilava le mani nelle tasche della giacca. «Se ho capito bene, il PNG è quella figura che dà il là all'avventura. Il master se ne inventa uno affinché gli eroi possano orbitare attorno a lui e abbracciare il suo medesimo obiettivo. Per il tempo di quella determinata storia può essere importante, certo, ma esisterà solo per essa e poi gli eroi se ne dimenticheranno, perché non era altro che un personaggio inventato per quello scopo.» Poi la guardò dritta negli occhi, con una lucidità spaventosa: «Ma non è tutto... Il PNG è anche... Una pedina sacrificabile.»
Misha deglutì a vuoto, visibilmente colpita.
«Proprio perché non fa parte del canone, allora la sua stessa esistenza è irrilevante», concluse Tsume con amarezza.
La ragazza, dopo aver ascoltato quelle parole, sospirò profondamente e abbassò le spalle, come a volersi scrollare di dosso un peso insostenibile. Fece poi qualche rapido passo laterale per tentare di aggirarlo.
Tsume, tuttavia, intuì immediatamente le sue reali intenzioni e scattò in avanti con riflessi felini, sbarrandole la strada. La afferrò di nuovo saldamente per le braccia e la scrollò: «È così, Misha? Ti sei già scritta il finale della storia da sola?»
«Ma non capisci? Questo è l'ultimo stadio del ciclo!» sbottò lei, lasciando finalmente trasparire tutta la sua disperazione. «Non ci sarà alcuna rinascita per te e per tutti gli altri se io non intervengo! La vostra luce spirituale si spegnerà per sempre nel vuoto!»
«E che diavolo mi importa della luce se non potrò mai più essere abbagliato dalla tua?» La voce di Tsume era ferma, decisa, ma tradiva una sfumatura roca, quasi spezzata. Era sull'orlo di una disperazione totale. «Preferisco di gran lunga vivere una sola vita insieme a te, piuttosto che altre mille senza. Quel desiderio primordiale di cui parlavi era anche il mio. Da sempre, in tutte le fottute vite in cui sono rinato.»
Misha lo fissò con gli occhi spalancati dal totale stupore e il labbro inferiore che le tremava vistosamente: «Ma tu...»
Lo sguardo di Tsume si fece ancora più acceso, illuminandosi di una consapevolezza millenaria. «Noi ci siamo scelti molto, molto tempo fa. Prima di questo mondo, prima di quello antico e di tutti i cicli precedenti. Siamo destinati a ritrovarci ancora e ancora.» Una nota profondamente commossa gli sfuggì dalle labbra, mentre un sorriso di pura dolcezza gli distendeva i lineamenti duri del volto. «Tu non sei affatto una comparsa per me. Sei il main character della mia vita.»
Tsume fece scivolare rapidamente le braccia attorno ai suoi fianchi, avvolgendola in un abbraccio stretto. Posò la propria fronte contro quella di lei, premendola e strofinandola con forza mentre socchiudeva le palpebre per assaporare quel contatto. Poi si sporse e le diede un bacio. Un bacio intenso, profondo, come forse non ne aveva mai dati prima, né in questa attuale esistenza né in tutte le sue vite passate. Voleva sentirla sotto il suo tocco, disperatamente viva e reale.
Dall'angolo dell'occhio di Misha scese una lacrima silenziosa mentre rispondeva a quel contatto febbrile. Le loro labbra si schiusero e le lingue si cercarono con urgenza, desiderose di ritrovare quel sapore primordiale che per troppo tempo era stato negato loro dal ciclo del tempo.
La ragazza chiuse i pugni attorno alla giacca di pelle di Tsume, aggrappandovisi, mentre quest'ultimo la stringeva ancora un po' più forte a sé.
Improvvisamente, però, Misha si bloccò e sgranò di nuovo gli occhi, colta da un improvviso timore. Cercò subito di divincolarsi da quella stretta vigorosa: «No, no, no...»
Tsume allora rinsaldò la presa per non farsela scappare: «Aspetta, ti prego... Misha...»
«Non mi convincerai a desistere! Togliti dalla testa l'idea che io sia una specie di principessa a cui basta il bacio del suo principe azzurro per essere salvata!»
Tsume aggrottò le sopracciglia, guardandola intensamente. «Io questo non l'ho mai pensato, nemmeno per un secondo», le accarezzò dolcemente una guancia e con il pollice le raccolse la lacrima che le rigava il volto. «Ma un guerriero ha pur sempre bisogno di un party affiatato per sconfiggere il boss finale, no? Non ha alcuna speranza di vittoria se fa tutto da solo.»
Misha soffiò sonoramente dalle narici, ma la tensione della sua voce si fece improvvisamente meno acuta. «Non ti sei limitato ad ascoltare allora... Hai preso proprio appunti sui nostri stupidi gerghi da nerd.»
Tsume accennò un sorriso complice: «Mi dovrò pur interessare alle passioni della donna che amo, altrimenti come faccio a riconquistarla?»
«Ora mi sembra quasi di sentir parlare Hige.»
Tsume alzò un sopracciglio, fingendosi contrariato. «Quando ti parlava lui in questo modo andava bene, e se lo faccio io no?» Sembrava sinceramente offeso nell'orgoglio.
Misha replicò sfoggiando una perfetta "bored face", un'espressione stampata in volto che valeva più di mille parole.
Poi il ragazzo deglutì, cercando di ricomporsi e di tornare serio. «Senti... Se può farti contenta, porca puttana, sto provando persino empatia per tuo fratello e per la cieca follia che lo ha trascinato a compiere tutto quello che ha fatto... Ora lo capisco sul serio, davvero. Perciò, se il tuo obiettivo è salvarlo, a me va bene; ma lo faremo insieme, come un branco. Non so cosa tu abbia esattamente in mente, ma accetterò qualunque cosa tu deciderai di fare...» fece scivolare lentamente tra le dita una ciocca dei suoi bei capelli scuri: «Te lo chiedo di nuovo, Misha: permettimi soltanto di starti accanto.»
Lo sguardo di Tsume divenne improvvisamente più fragile, completamente nudo. Sperava davvero con tutto se stesso che Misha cedesse una volta per tutte, e la ragazza stessa se ne accorse all'istante.
Infine Misha sospirò e gli rivolse un sorriso gentile e luminoso: «Va bene, affronteremo questa cosa insieme.»
Tsume le ricambiò un sorriso carico di pura gioia; i suoi occhi gialli sembravano essere diventati due gemme preziose sotto la luce lattiginosa del circondario. Rinnovò l'abbraccio con trasporto, stringendola forte al proprio petto.
Misha contraccambiò la stretta ma, da sotto la spalla del ragazzo, il suo sguardo era spento, privo di enfasi, e dietro la schiena di lui... Le sue dita erano strettamente incrociate.
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