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(Promessa di Hige a Blue https://youtu.be/DkY2ozumMiM?is=Yegsr5neOtJPtjjH)
Qualche ora dopo il salvataggio di Misha, il gruppo, sopraffatto dalla stanchezza, si concesse del tempo per riposare.
Chi era in grado si era trasformato in lupo per sopportare meglio il freddo della notte. Toboe aveva la testa poggiata sul dorso di Misha e lei l'avvolgeva a sua volta, semi-acciambellata. Tsume era vicino a loro, senza contatto ma proteso, come se anche nel sonno desiderasse proteggerli. Blue si era invece messa tra Hige e Silva. Questi ultimi erano avvolti dai sacchi a pelo.
Forse, per via della tensione che stava finalmente scemando e il corpo che stava trovando un po' di tregua, Hige iniziò ad agitarsi leggermente, contraendo lo sguardo. Stava sognando oppure... ricordando qualcosa.
Era sospeso in un limbo, nel vuoto oscuro e senza fine. Il suo cuore sanguinava, affranto da ciò che era appena capitato. Non voleva andare avanti: come poteva ricominciare sapendo che lei non sarebbe rinata con lui? Il suo dispiacere era così forte che aveva interrotto il suo stesso processo. Non lo desiderava più. Se il Rakuen non prevedeva la presenza di Blue, allora lui che sarebbe rinato a fare?
Si sarebbe spento, come una stella che esaurisce il suo carburante, e di lui non sarebbe rimasto altro che polvere...
Ma proprio quando si stava lasciando andare definitivamente, una piuma bianca volò davanti a lui. I suoi occhi ambrati si illuminarono, a quella vista. Poi una scintilla, un'altra e un'altra ancora, finché di fronte a sé non comparve una luce bianca: il portale che si stava riaprendo di nuovo.
Non aveva parole, tale era lo stupore. Questo, però, non lo fece desistere dallo stringere i denti, opponendosi a quella forza mistica.
Improvvisamente, alle sue spalle, dei fasci di luce ametista spezzarono l'oscurità e l'aria si riempì di una massa di candide piume che veniva risucchiata dal portale stesso, in un'unica ondata a spirale.
«Basta, io non voglio!» urlò lui, mentre con il dorso della mano si riparava gli occhi dai suoi stessi ricci che si agitavano e gli sferzavano il viso.
«Questo è il desiderio della tua compagna» disse una voce, che arrivò soave alle sue orecchie come un'eco lontana e al contempo vicina. «Ti prometto che la ritroverai un giorno, ma per farlo devi continuare a vivere.»
Non riuscì a vederla bene in viso quando si palesò: quella luminosità diffusa era troppo forte, così come era viola il colore dei suoi occhi. E odorava di fiori... Ma non quelli della luna. Lavanda.
Nel momento in cui quella creatura misteriosa gli prese la mano, Hige sentì un forte calore invadergli il cuore, intenso quasi quanto l'amore che provava per Blue.
«La ritroverò davvero?» chiese, con voce spezzata.
Lei si avvicinò al suo viso, posando la fronte contro la sua. Le iridi di entrambi si illuminarono, come a suggellare un legame. Poi gli sorrise dolcemente: «Fidati di me.»
La luce bianca alle spalle di quella creatura, ammantata di candidi veli leggeri e ricamati di fiori, si intensificò, mescolandosi a quella viola che lei stessa emanava. La rinascita aveva ripreso il suo processo ed ora era solo questione di attimi.
La figura si voltò verso la sfera e protese un braccio verso di essa.
«Stammi vicino, non lasciarmi.»
Hige fece come ordinato e l'abbracciò da dietro, affondando il viso tra la spalla e i ricci corvini, in cui erano intrecciati filamenti argentati. Lei, con l'altra mano, gli accarezzava dolcemente la testa per rassicurarlo.
Non sapeva chi fosse, ma era certo che non avrebbe allentato la presa. Per averlo salvato, in cambio, l'avrebbe protetta da qualsiasi cosa fosse accaduta. Seguendola in quel nuovo mondo avrebbe anche, così, esaudito il desiderio di Blue.
Finalmente la speranza entrò nel suo cuore.
Sì.
Un giorno avrebbe ritrovato la sua compagna... Il suo angelo gliel'aveva promesso.

Blue sollevò un orecchio, sentendo il ragazzo mugugnare nel sonno. Aveva un'aria accigliata e, seguendo il movimento delle sue labbra, comprese che stava chiamando proprio il suo nome.
Lo sguardo della lupa si intensificò: anche sotto quel chiarore notturno riusciva ad ammirare quel profilo dalle guance morbide e il naso leggermente a patata, nonché le sopracciglia marcate e i ricci fulvi che gli incorniciavano il viso.
Kiba, che era rimasto sveglio per fare la guardia, si voltò attirato da un fruscio ovattato, vedendo così Blue, tornata umana, che abbracciava Hige ancora addormentato.
La donna avvicinò le labbra al suo orecchio e gli sussurrò affettuosamente: «Tranquillo, anche io non vado da nessuna parte... Non più.»
Kiba tornò a guardare di fronte a sé, concentrando lo sguardo sul torrente e lasciando che lo sciacquio dell'acqua gli entrasse nelle orecchie. In particolare si fermò a fissare il punto in cui Misha si era immersa; più lo osservava, più i tamburi di quell'antico rito indiano gli rimbombavano nella mente, quasi assordanti.
Poi quegli occhi viola, così luminosi, così profondi...
A pochi metri da lui, la lupa siberiana era addormentata e il suo odore non lasciava spazio ad alcun dubbio... Ma allora perché ora stava iniziando a dubitare della sua vera natura?
Camminò lentamente verso la riva, le zampe affondarono leggermente nella neve che scricchiolava sotto il suo peso. Il suo profilo bianco si riflesse in quelle acque scure.
Cosa gli stava sfuggendo?
Era stato il prediletto di Cheza; era stato lui, mescolando il proprio sangue con quello di lei, ad aprire le porte di quel nuovo mondo. Aveva sentito il canto e, unico tra tutti, non aveva mai sofferto dell'amnesia del Rakuen. Aveva perciò dato quasi per scontato che, ancora una volta, sarebbe toccato a lui essere chiamato in prima linea per salvare anche quella realtà... Ma se quella chiamata fosse stata destinata a qualcun altro?
Improvvisamente un ricordo della vita passata lo colse. Ancora una volta un paio di occhi viola apparvero nella sua mente, ma stavolta erano accesi e taglienti sotto un elmo di pregiata fattura. Crudeli... e assetati del suo sangue.
La nobile guerriera che vestiva un'armatura d'oro ricca di fregi si scontrò con lui con una lunga spada affilata. In passato era riuscita a catturarlo e a collegarlo al macchinario che avrebbe forzato l'apertura di un falso Rakuen, ma lui si era liberato e i piani di lei erano andati in malora.
Lentamente voltò il capo verso Misha. Tempo prima, quando aveva riportato la lupa e Toboe all'accampamento, lei aveva utilizzato lo stesso tono aspro che ricordava nella voce di Jaguara. Per non parlare di tutta quella lealtà nei confronti di Darcia... Il suo sguardo si affilò, divenendo sospettoso e ostile.
Ma un attimo prima che potesse perdere il controllo, si ricordò anche di qualcun altro con le iridi di quello stesso colore particolare... La sua cara Mew.
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«Chiedigli scusa!»
«Ti chiedo scusa!»
«Più convinto!»
«Scusa, Toboe!»
Il giorno successivo, per il sollievo di tutti, Misha si era già completamente ripresa. Lo stesso valeva per Blue che, ritrovata la forza nelle zampe, come prima cosa aveva corso fino alla cima di un'altura e aveva svegliato tutti con un poderoso ululato.
Con il risveglio, però, era emerso chiaramente il livido sulla guancia destra di Toboe, che si era anche leggermente gonfiata.
Misha, appreso che cosa fosse successo mentre lei era incosciente, andò su tutte le furie.
Hige, con tutti i suoi centottantacinque centimetri, si era fatto piccolo piccolo sotto lo sguardo severo dell'amica.
Toboe, in mezzo ai due, cercava di calmare le acque sorridendo nervosamente; tentava di rassicurare la sorella che anche lui aveva perso il controllo e gliene aveva date, quindi erano pari.
Tsume, poco distante da lì, con le braccia incrociate e la schiena poggiata a un tronco, se la rideva sotto i baffi mentre Hige veniva bacchettato. Adesso dov'era finita tutta la spavalderia della sera prima?
Blue e Kiba rientrarono dalla caccia, riportando un cucciolo di cinghiale.
Hige si gettò carponi davanti alla preda, con gli occhi luccicanti e la bava alla bocca: «Carne!»
«Ti ricordo che è da dividere con tutti e sette, non fare l'ingordo come tuo solito!» lo riprese Toboe, mettendo le mani sui fianchi.
Hige fece una smorfia «Non sono ingordo, ho solo più massa da mantenere». Poi sventolò una mano «A te bastano un paio di salsicce.»
Ma quando si girò, un brivido freddo gli corse lungo la schiena. Non c'era alcun dubbio: Misha lo stava trafiggendo con lo sguardo, quasi avesse i laser agli occhi.
Blue cercò il sostegno dello sguardo di Kiba, che le sfuggì, poi guardò Tsume che fece spallucce.
«Fidati, li abbiamo osservati per giorni, possono essere anche peggio di così», disse il lupo grigio con una punta di irritazione.
Blue osservò di sottecchi Misha bisticciare con Hige, con quell'affiatamento che avrebbe tanto voluto per sé e per lui.
Anche nel vecchio mondo, quando si erano conosciuti davvero, era successo verso la fine del loro viaggio e, nonostante un'affinità quasi istantanea, avevano avuto poche occasioni per stare insieme.
Poi Darcia aveva rapito lei e Cheza durante la fase di rinascita, e questo aveva impedito loro di ritrovarsi... Magari in una caffetteria come quella in cui lavorava Misha, durante una delle feste a tema, dove si sarebbero conosciuti prendendo lo stesso dolcetto dal buffet e avrebbero iniziato a conversare, finché alla fine dell'evento non si fossero scambiati i contatti.
Tutto questo, però, non era accaduto. Quel futuro era stato loro sottratto... Ma almeno il suo desiderio era stato esaudito. Hige aveva trovato qualcuno che raccogliesse le sue lacrime e rincollasse i pezzi del suo cuore, e il fatto che Misha fosse essa stessa una lupa aveva dello straordinario. Non aveva idea di che cosa stesse muovendo quei fili, tutto questo non poteva essere frutto del caso. E allora... che il suo stesso rapimento facesse parte di un disegno più grande?
Tsume studiò per un attimo il volto accigliato di Blue, poi spostò lentamente gli occhi su quel trio casinista e, forse, anche dentro di lui passarono gli stessi pensieri della lupa nera.
«Dov'è il professore?» chiese Blue, guardandosi attorno.
«È andato a raccogliere della legna», rispose Tsume. «Ormai è in giro da un po'.»
Silva si era dovuto appoggiare a un albero. Il fatto che in quel luogo vigesse un silenzio anomalo aveva dato modo a dei pensieri intrusivi di attanagliargli la mente. Non riusciva a capire cosa gli stesse succedendo e questo lo lasciava smarrito e inquieto.
Improvvisamente sentì cedergli le ginocchia. Possibile che Misha parlasse proprio di questo, quando diceva che gli umani erano destinati a soccombere nella ricerca del Monte del Principio?
«Papà!»
Blue apparve all'improvviso al suo fianco, cercando di sorreggerlo da un braccio.
Gli occhi marroni di Silva si posarono sulla ragazza dalla pelle scura e gli occhi blu, che a sua volta lo guardava con un misto di preoccupazione.
«Perché mi chiami così? Io non ho figli, tanto meno se si tratta di un lupo.»
Blue deglutì: «Tu... Tu mi ricordi mio padre... Nella mia vita precedente. Gli assomigli tremendamente a parte per il colore degli occhi... Anche la tua voce è la stessa.»
Silva si scostò dalla sua presa: «Sei certamente confusa. Del resto fu mio padre a trovarti e per anni ti ho vista attraverso quella sfera sospesa, abbracciata alla tua amica.»
La donna fece un passo indietro, leggermente rabbuiata. Possibile che si stesse effettivamente confondendo e che nell'incoscienza avesse comunque percepito la presenza di quell'uomo?
«Che cosa ti è preso? Stai male anche tu?»
«Dobbiamo andare via da questa foresta. È talmente silenziosa che mi viene il mal di testa.»
Blue sollevò lo sguardo, osservando le fronde degli alberi: «La vita c'è... Ma si tiene nascosta.»
«La natura non la inganni, del resto», rispose l'uomo, guardando nella stessa direzione, mentre si massaggiava la barba bianca. «Noi ci muoviamo nella speranza perché ancora respiriamo, beviamo acqua e mangiamo, ma in realtà tutto era finito nel momento in cui quei due razzi colpirono Freeze City.»
«E chi dobbiamo ringraziare per questo?» chiese Blue indurendo la voce, mentre il suo sguardo si posava sul fiore bianco ricamato sul petto della divisa dell'uomo.
«Posso comprendere le vostre ragioni, ma questo mondo era corrotto fin dall'origine.»
«Così quell'uomo sta cercando di rimediare ai suoi errori facendo tabula rasa... O meglio – da quel che Hige mi ha raccontato – solo perché qui non ha trovato la donna che amava, considera questa realtà sacrificabile.»
«In ogni caso quel desiderio sarebbe stato vivo anche in voi... Del resto, i lupi non ambiscono al Rakuen?»
Blue abbassò il mento verso il petto: «Sembra, però, che per noi sia l'ultima fermata.»
«E chi può affermarlo con certezza? Lord Darcia III si è reincarnato, e forse questa non è stata la prima volta, ma rimane un uomo. Non confondere la minaccia con la certezza.»
Blue guardò Silva per un lungo momento. Avrebbe dovuto essere suo nemico e invece, dalle parole che aveva usato, sembrava quasi volerla confortare. Capì che l'uomo provava una sorta di riverenza nei loro confronti. Che il fatto di far parte di quell'Ordine non implicasse per forza una fedeltà cieca a Darcia?
Poi c'era il fatto che lui assomigliasse tremendamente a Quent Yaiden; ricordava bene però che, orgoglioso com'era, l'uomo non avrebbe mai accettato di rinascere insieme ai lupi. Se invece, all'ultimo istante, avesse cambiato idea?
Ora il mal di testa stava venendo a lei.
Quando Blue e il professore tornarono all'accampamento con la legna, gli occhi di lei saettarono immediatamente su Hige, che stava mettendo la collanina a forma di rosa al collo di Misha. Osservò la cura con cui le scostava i capelli e la stessa attenzione nel chiudere il gancetto. Poi i due si sorrisero.
In quel momento Blue sentì un fastidioso contorcimento di stomaco, una sensazione che non avrebbe mai creduto di poter provare.
«Ah, eccoti qua!»
Appena si girò per posare la piccola catasta, si trovò improvvisamente abbracciata da dietro da Hige, che le scoccò anche un bacio sulla testa.
«Stavo morendo di fame.»
Blue si voltò, gli sorrise e gli accarezzò una guancia «Resisti, ora accendiamo il fuoco.»
La ragazza non poté fare a meno di spostare lo sguardo verso Misha, quasi cercasse in lei una reazione; quest'ultima, però, appariva sorridente e per nulla turbata.
Si sentì male per essersi lasciata andare a pensieri così malsani. Del resto, la sensazione che aveva avvertito nei suoi confronti, quando la sera prima l'aveva sfiorata, non era mai davvero scemata. In lei c'era qualcosa che le rendeva impossibile l'idea di odiarla.
Fu allora che si rese conto di non essere gelosa di Misha, ma del rapporto che lei aveva con Hige e che invece a se stessa era stato negato. Una fitta le strinse il petto.
Dopo essersi rifocillati e aver messo da parte le scorte ottenute con il resto del cinghialotto, il gruppo era pronto a ripartire.
Misha, però, insistette affinché prima di farlo venissero seppellite le ossa dell'animale. Scavò con le zampe una buca abbastanza profonda e vi ripose i resti. Si mise poi in ginocchio e congiunse le mani, socchiudendo gli occhi.
«Non l'aveva mai fatto prima», osservò Hige, alzando un sopracciglio.
Anche gli altri guardarono la ragazza con aria interrogativa, ma Toboe, dopo qualche istante, decise di mettersi al suo fianco per pregare con lei.
«Se è per questo non le erano mai venuti gli occhi viola», osservò Silva, «... e poi quel ragazzino, da dove ha tirato fuori quel bracciale?»
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Darcia chiuse la chiamata in un moto di rabbia e, quando Cher gli chiese cosa stesse succedendo, sferrò un potente pugno sulla scrivania.
Si sollevò con la schiena, i capelli scuri ricaduti in avanti e un paio di canini allungati che gli affioravano dalle labbra. L'iride gialla del lupo brillava, intravedendosi tra le ciocche.
«Pare siano totalmente spariti. Sono giorni e giorni che non si hanno loro notizie.»
Si portò una mano al fianco: il dolore era svanito nel giro di una notte, ma questo non aveva alleviato la sua frustrazione.
Cher sapeva quanto Darcia odiasse non avere il controllo della situazione, e da quando l'altra sera era come impazzito, era diventato ancora più irritabile. Questo nonostante si sapesse che il professor Silva, Misha, Toboe e Hige fossero partiti all'inseguimento della cometa.
«Cheza comunque è stabile», intervenne la scienziata. «Stiamo impedendo in ogni modo che si lasci andare all'appassimento, e sappiamo che nessuno di loro permetterà che accada.»
«Ci sono novità, invece, sugli altri tre?» chiese Darcia con la stanchezza nella voce. Il silenzio di Cher, però, fu più che eloquente.
«Sicuramente anche loro sono all'inseguimento del Monte del Principio», rispose lei, mantenendo sotto controllo il tono della voce. «Chissà... magari a quest'ora si sono anche riuniti. Non era quello che speravate?»
Darcia non ribatté, ma quando le chiese se ci fossero novità su Lebowski, Cher esitò per un attimo, prima di scuotere negativamente il capo.
Per quanto riguardava il loro legame, Cher era tornata a indossare l'anello di fidanzamento. Alla fine la lealtà verso il suo signore sembrava essere prevalsa, e ora sui giornali non si parlava d'altro che del matrimonio dell'anno, un evento che stava portando tra la gente un'ondata di freschezza. Tutti erano felici per il beniamino di Freeze City e per la sua bellissima fidanzata.
La donna si avvicinò a Darcia, provando a posargli una mano sulla spalla per confortarlo, ma improvvisamente lui le afferrò il polso e l'attirò a sé. Le tese l'altro braccio sul fianco e la trascinò in un volteggio senza musica.
Cher rimase completamente spiazzata, mentre l'espressione del nobile restava indecifrabile.
La presa di Darcia era salda, sicura e, anche se la stava fissando negli occhi, forse in realtà guardava oltre lei. Probabilmente era alla ricerca di quello sguardo che attendeva di rivedere da ere.
Cercò di assecondarlo provando a seguire il passo, ma non era abile come lui nella danza e, a un certo punto, perse l'equilibrio.
Darcia la sorresse e, nel farlo, la strinse ancora di più a sé. Era così vicino che la dottoressa avvertì il respiro caldo sul proprio viso.
Lui le sfilò lo chignon e la lunga chioma dorata ricadde lungo la schiena.
Le accarezzò il volto con dolcezza, mantenendo sempre quello sguardo impenetrabile, e per un istante Cher sentì le guance avvampare... Ma poi fu lo stesso Darcia a discostarsi, abbassare il capo e sospirare.
«Tu le assomigli, ma non sei lei.»
Cher ne approfittò per allontanarsi gentilmente.
«Mio signore... Darcia... Voi mi avete sempre tenuto al vostro fianco anche perché sono l'unica che vi parla apertamente. Persino i vostri genitori vi trattano più come un idolo che come un figlio», disse poi, accigliata. «E proprio perché sono una vostra amica di vecchia data... forse l'unica che avete veramente, permettetemi di porvi una domanda... La vostra Hamona non avrebbe preferito per voi una vita serena? Davvero per esserlo avete bisogno della sua presenza?»
Darcia rimase con lo sguardo basso «Lei era la mia luce e io l'ho spenta; anziché lasciarla libera di brillare, l'ho voluta solo per me, e questo le ha tolto ossigeno.»
«Ma lo avete sottratto anche a voi stesso!» rispose lei, con un po' più di fermezza nella voce. «Non potevate semplicemente vivere questa vita in tranquillità, dimostrandovi migliore della precedente, e poi sperare magari di ritrovarla nella prossima?»
«Se lo avessi fatto... Questo non sarebbe mai avvenuto. Se io avessi trovato pace in questa vita, poi non ne avrei avuta una prossima... Così come ho fatto con la tua.»
Cher fece un passo indietro «Ma cosa dite?»
«Tu eri destinata a perderti nel cosmo, non sei altro che un essere umano. Ma io ti ho presa e ti ho fatta rinascere con me; non eri destinata a questo, ma io l'ho forzato... E si vede che il forte legame con quel detective ha fatto sì che lui seguisse la tua scia. Se quello di riunirvi era il desiderio di quell'uomo, io l'ho esaudito.»
Dunque, infine, Darcia le stava confessando apertamente che anche lei era una rinata, e con lei anche Hubb Lebowski.
«La trasmigrazione delle anime non è infinita», continuò il nobile. «Se io avessi voluto una vita di pace, vivendo nella quotidianità, la mia essenza si sarebbe depositata in questa realtà. Non avrei abbattuto la barriera dell'Amnesia del Rakuen e, senza più il desiderio di ritrovare Hamona, mi sarei semplicemente fermato qui. E lei mi avrebbe atteso all'infinito, invano.»
Cher sentì il bisogno di sedersi; dalla poltroncina di pelle guardava quell'uomo che, ancora una volta, la lasciava senza parole, custode di verità che non sarebbero mai dovute esistere... o meglio, essere rivelate.
Poi il labbro le tremò: «Ritrovandola, allora, quello corrisponderà anche al vostro ultimo viaggio.»
Darcia sorrise: «Per me andrà più che bene». Si umettò le labbra: «Una volta una vecchia amica mi disse che io avrei varcato le soglie del Rakuen, ma questo non è ancora avvenuto. Del resto, non avrei mai potuto raggiungerlo, se questo non corrispondesse al suo ritrovamento.»
Cher si alzò di scatto «Ma non vi rendete conto che questa ossessione vi ha portato, anche in questa vita, alla più totale follia? Vi porterete dietro un bagaglio troppo pesante per essere sopportato nella nuova vita.»
L'uomo la guardò per un lungo momento: «Allora non credi più al fatto che l'amore me la farà ritrovare.»
Non c'era stupore nelle sue parole; sembrava quasi una sorta di accettazione.
Il camino crepitò, riempiendo il silenzio aleggiante nell'aria.
La donna abbassò lo sguardo azzurro, che rifletteva le fiamme aranciate intente a consumare il legno.
«Al tempo non avevo ancora assistito a ciò che siete stato in grado di fare... E ve l'ho lasciato fare... Mi odio per questo.»
«Per essere stata complice di un assassino.»
«Per non aver fermato in tempo un amico», sospirò. «Ora capisco perché non mi abbiate detto prima che anch'io fossi una rinata e che mi aveste scelta appositamente... In quel mondo non eravamo amici. Eravamo entrambi ossessionati da Cheza, ma per motivi diversi. E io vi avrei combattuto, anziché supportarvi.»
Darcia assottigliò lo sguardo: «E ora che ne sei pienamente consapevole, cosa farai?»
Cher ci pensò per un istante. Abbassò il capo, ma poi lo rialzò di scatto, con una luce nuova nello sguardo: «Mi sembra che, nonostante tutto, io sia rimasta con voi, no? Ho ferito l'uomo che amo per farlo, anch'io mi sono macchiata di gravi colpe. Perciò rimarrò al vostro fianco fino alla fine. Non per devozione, ma perché vi voglio bene come a un consanguineo.»
«Non puoi salvarmi dal mio stesso destino.»
«E chi lo ha detto? Voi avete scelto di prendere un'anima con voi e di portarla nel nuovo mondo. Io scelgo la vostra, e farò tutto il possibile per salvare il lato umano che vi è rimasto... Non so come, ma un modo lo troverò. Così si comportano gli amici.»
In quel momento, il maggiordomo bussò alla porta. Era tempo per Lord Darcia di presentarsi alla riunione con i membri dell'Ordine.
Lui annuì, poi prese dalla scrivania il Libro della Luna e si mise sul viso la maschera di ceramica, su cui era dipinto un sorriso rosso.
«Non puoi salvare una bestia...» disse a bassa voce, quasi in un sussurro, prima di uscire dalla stanza.
Rimasta sola nello studio, mentre il silenzio le ronzava nelle orecchie, Cher si voltò lentamente verso il camino.
Poi, con calma, si diresse alla scrivania e aprì il cassetto da cui estrasse i fogli su cui era disegnato il volto di Hamona. A differenza dei precedenti, però, quei ritratti erano diventati via via più nevrotici e meno definiti, riducendosi in alcuni casi a veri e propri schizzi informi.
Li osservò per un lungo momento, poi improvvisamente le spalle iniziarono a tremarle e digrignò i denti: «Se sei davvero il suo faro, perché non lo hai fermato prima del baratro?»
A passi rapidi si diresse verso il camino e, con stizza, vi gettò quei fogli.
Si accartocciarono su se stessi, annerendosi e diventando cenere in pochi istanti. L'ultima cosa che si oppose alle fiamme, come se quel dettaglio volesse ostinatamente lottare, fu un lembo di carta su cui ancora si scorgeva lo sguardo viola di Hamona. Ma alla fine bruciò anche quello.
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Camminavano ormai da ore, mantenendosi sempre all'ombra dei boschi.
Il tempo purtroppo continuava a rimanere ostile, e questo rendeva tutto più difficoltoso.
«Potremmo andare molto più veloci di così», confidò Kiba a bassa voce a Blue.
Blue corrugò la fronte e guardò in direzione di Silva e di Hige.
«Forse Hige potrebbe anche starci dietro, ma il professore è un essere umano ed è anche anziano. Non possiamo chiedergli più di questo.»
«Lasciamolo qui, allora. Non è utile al nostro scopo.»
«No.» Il tono di Blue non ammetteva repliche, cosa che lasciò stupito Kiba. «Ha conoscenza dei metodi di sopravvivenza, dei luoghi, e il suo ruolo in futuro potrebbe esserci utile. Finché vuole seguirci spontaneamente, lasciamo che lo faccia.» Fece una breve pausa e abbassò ancora di più la voce: «Poi Misha stessa l'ha voluto con noi.»
Kiba contrasse la mascella e di sottecchi guardò la geologa. Misha non sembrava avere nulla di strano in quel momento, anche se il bracciale che portava non faceva altro che ricordargli che lei non era un tipo qualsiasi.
«Sentite, visto che non tutti sono in grado di trasformarsi, che ne pensate di trovare un mezzo?» propose infine il lupo bianco, alzando la voce per farsi sentire dagli altri.
«Quello che avevamo si è rotto e non abbiamo abbastanza soldi per comprarne un altro», sospirò Hige, avanzando con le mani nelle tasche.
«Il richiamo ci porta ancora a miglia da qui, giusto?» osservò Toboe, per poi stringersi nelle spalle. «Anche se ora anch'io riesco a trasformarmi, preferirei non farmela tutta a piedi, potendo avere un'alternativa.»
«Se volete, ne posso rubare uno», ironizzò Tsume.
«Non sono stati già collezionati abbastanza crimini? Ora ci aggiungiamo anche il furto?» borbottò Silva.
«Dovremmo avvicinarci a un centro abitato per procurarcelo. Siete sicuri di volerlo fare?» chiese Misha, accigliata.
«Dobbiamo fare un tentativo, che lo si debba rubare o meno. Dimezzeremmo il tempo del viaggio», rispose Kiba, guardandola dritta negli occhi. «A te non farebbe piacere?»
Misha si soffermò qualche istante su di lui, e lui continuò a sostenerne lo sguardo. «Certo che mi farebbe piacere», confermò lei, infine.
Hige corrugò la fronte ma non disse niente; non gli era piaciuto il modo in cui Kiba l'aveva guardata. Lo stesso valeva per Tsume, il cui corpo quasi si mosse da solo, accelerando il passo e occupando lo spazio tra i due lupi.
Non ebbero problemi a raggiungere la strada battuta che, incredibilmente, risultò deserta; non incontrarono nessuno per chilometri.
I cartelli extraurbani indicavano chiaramente dove si trovavano e non dovettero fare altro che seguire le indicazioni.
Quando iniziarono a vedere le prime case, qualcosa in loro si alleggerì. Erano rimasti lontani dalla civiltà per diverso tempo e raggiungere un posto come quello, benché si trattasse di un piccolo paese che non aveva nulla a che fare con Freeze City, era comunque sufficiente.
Tuttavia, anche quel luogo non era rimasto esente dalla guerra in corso. Molti abitanti preferivano rimanere barricati in casa con le ante accostate, e quei pochi che si trovavano in strada camminavano silenziosi e a passo rapido.
Un anziano, seduto su una sedia a dondolo sotto una veranda innevata, se ne stava con una coperta sulle gambe e una pipa alla bocca, e con lo sguardo seguiva i sette sconosciuti appena arrivati.
A un certo punto, il silenzio venne spezzato dallo stomaco brontolante di Hige. Il rumore fece fare a tutti una smorfia contrariata, ma in realtà ricordò al gruppo che era giunto il momento di mangiare.
«Non possiamo metterci a fare un falò adesso», disse Silva. «Ci sarà un posto qui che offre ancora da mangiare.»
«Che ne pensate di quello?» propose Toboe.
Poco più avanti, un venditore ambulante offriva la sua merce su un vecchio camioncino di frutta e verdura. Non appena si avvicinarono, però, si resero conto che i prezzi erano incredibilmente alti.
L'uomo spiegò loro che ormai solo le serre garantivano quel tipo di prodotti, ma i costi di produzione erano arrivati alle stelle.
«Pensare che il mio vicino, nel periodo giusto, mi regalava i limoni. Starà facendo una fortuna adesso», commentò a bassa voce Silva, mentre osservava la merce. A un certo punto indicò un cesto: «Prendiamo solo le mele. Contengono vitamine e zuccheri, saranno utili per il nostro viaggio.»
Più tardi, il gruppo si sistemò nei pressi di alcune panchine disposte a semicerchio. Almeno, con quella piccola merenda, avrebbero potuto accontentare per un po' lo stomaco.
Tsume si passò la mela sulla manica e poi le diede un morso; lo stesso fece Quentin Silva.
Kiba, Toboe e Blue, invece, le addentarono direttamente.
Lo sguardo di quest'ultima, però, si posò immediatamente su Hige, accanto a lei, che con un gesto spontaneo aveva passato la propria mela a Misha, seduta dall'altro lato. La ragazza l'aveva presa senza battere ciglio e, con un coltellino svizzero, aveva iniziato a sbucciarla.
«Ma che stai facendo?» chiese Tsume, sollevando un sopracciglio.
«Non gli piace con la buccia, ma non la sa sbucciare», spiegò con calma Misha, senza sollevare gli occhi da quello che stava facendo.
«Lei lo fa bene come mia madre», ammise Hige, ridendo nervosamente e grattandosi la nuca.
«Ma che hai, cinque anni?» lo fulminò Silva.
Hige rise ancora più nervosamente.
«Tieni», gli disse poi Misha, porgendogli il frutto. «Non mi va di tirare fuori i piatti dallo zaino, mangiala senza che sia tagliata a spicchi.»
Blue si strinse appena nelle spalle, un po' divertita e un po' a disagio: «Questo è un lato di te che non conoscevo.»
«Uh, vedrai quanti ne avrai ancora da scoprire!» esclamò Misha, ridacchiando con tono volutamente provocatorio. «È viziato da morire!»
Hige gonfiò le guance e incrociò le braccia, offeso. «Non è vero!»
Toboe tossì così forte che quasi si strozzò.
«Ora voglio sapere tutto!» esclamò Blue, sinceramente incuriosita e con lo sguardo acceso.
«Beh, è figlio unico e il primo nipote di una grande famiglia, di origine messicana e scozzese. Ti lascio immaginare.»
(N.b.: Hige è canonicamente un lupo messicano)
Blue abbassò leggermente il capo: «In realtà no.»
Hige le sfiorò con un pollice il dorso della mano e la ragazza rispose con un lieve sorriso. Poi il ragazzo sollevò gli occhi al cielo, fece una smorfia e infine sospirò:
«Immagina due culture fortemente legate alla famiglia... A ogni festa comandata ci sono riunioni enormi, e devi riuscire a ricordarti i nomi di tutti i tuoi zii. Soprattutto di quelli più anziani che magari hai visto solo a due anni, ma che per tua madre devi salutare come se li avessi conosciuti ieri... Altrimenti, sai che figuraccia!?» Diede un morso alla mela. «Per non parlare delle tradizioni. Da parte di mio padre», proseguì con le guance piene, «almeno una volta all'anno dobbiamo tornare nella sua terra d'origine con il kilt e partecipare ai giochi delle Highlands, dove per dimostrare che siamo diventati grandi, noi maschi dobbiamo sollevare pietre enormi... E mia madre, visto che non ha mai avuto una figlia femmina, quando ho compiuto quindici anni ha voluto celebrare con me la Quinceañera.»
«Aggiungi anche che, essendo l'unico maschio, te le comportano tutte», disse Misha, con gli occhi chiusi e il naso all'insù.
Hige fece fumo dalle orecchie. «Quanto sei antipatica quando fai così!»
I due ripresero a bisticciare, ma Blue non diede loro retta: il suo sguardo era immerso in altro.
Hige, in quella nuova vita, aveva davvero trovato il suo Rakuen. Una lacrima le rigò il viso, ma non di tristezza.
A Silva quella lacrima non sfuggì.
Ripresero a camminare, questa volta con l'intenzione di trovare un mezzo. Magari qualcuno vendeva il proprio a poco prezzo, oppure ce n'era uno abbandonato. Con la guerra, molti si erano diretti verso i rifugi lasciando le proprie case; a dimostrarlo era l'alto numero di animali randagi che avevano incrociato durante il viaggio.
«Non mi va proprio di commettere un furto», disse francamente Toboe, avanzando con le mani nelle tasche.
«Se siamo fortunati, non ce ne sarà bisogno», lo rassicurò Misha, posandogli una mano sulla spalla.
«Misha, casta "Fascino"! Quella volta, durante la sessione, ci ha risolto la quest», disse Hige ridacchiando.
Misha sbuffò: «Sì, ed è stato uno spreco di mana. Ci ha droppato solo cianfrusaglie.»
«Ma in mezzo a quelle ho trovato l'elemento per craftare la mia spada, ricordi?»
«Si può sapere che lingua stiano parlando adesso quei due?» chiese Silva a Toboe, totalmente sconcertato.
Quest'ultimo rise nervosamente: «Sono termini di un gioco online. Quando hanno scoperto di essere appassionati dello stesso titolo, hanno subito fatto squadra.»
«Perciò sono due nerd patentati», commentò Tsume, guardandoli con una smorfia tra il divertito e il contrariato.
Blue rallentò il passo, tenendo il capo chino e stringendo i pugni.
«Non avete neanche un trabiccolo, qualcosa con molti chilometri alle spalle?» chiese Silva a un meccanico.
Quest'ultimo, mentre si puliva le mani con un panno unto, fece cenno di no: «In ogni caso, non ne avrei uno abbastanza grande da poter trasportare sette persone.»
«Va bene anche un cinque posti o meno», disse Kiba, cosa che fece alzare un sopracciglio all'uomo, il quale però si trattenne dal porre domande.
«Provate più a valle, c'è un robivecchi. Magari lui ha qualcosa, possiede un intero cimitero di cianfrusaglie.»
Il gruppo ringraziò e fece come gli era stato indicato**.**
Quando arrivarono dal robivecchi, scoprirono che il meccanico diceva il vero. Davanti a loro si stagliavano colonne e colonne di materiale di ogni genere, oltre a diversi veicoli abbandonati e sparsi un po' ovunque.
Il proprietario spiegò che in tanti gli avevano portato oggetti di cui non avevano più bisogno, specialmente negli ultimi mesi; per questo motivo, la merce accumulata era ormai superiore a quella che riusciva a gestire. Erano liberi di girare per l'area e di tornare in ufficio solo quando avessero deciso cosa portare via.
«Oltre alla macchina, dobbiamo assicurarci di trovare dei pezzi di ricambio», fece presente il professore. «Tra piogge e nevicate anche i modelli più recenti possono averne risentito. Cerchiamo di evitare di rimanere a piedi dopo pochi chilometri.»
Decisero di dividersi: Kiba e Tsume sarebbero andati da una parte, Silva, Toboe e Hige da un'altra, mentre Misha e Blue si diressero in una direzione diversa. Si sarebbero poi riuniti nello spiazzo principale non appena avessero trovato qualcosa di utile.
«Tutto bene, Blue? Ti vedo pensierosa», chiese Misha dopo che ebbero camminato per un po', mentre con lo sguardo cercavano i componenti indicati da Silva.
Blue, con le braccia incrociate sotto il petto, non rispose subito.
Misha allora le diede una gomitata leggera e scherzosa: «Avanti, siamo le uniche ragazze del gruppo, se non parliamo tra di noi...»
Blue abbassò il capo e deglutì appena. La sua espressione oscillava tra il preoccupato e l'imbarazzato; era chiaro che non si trovava a suo agio. Poi ruotò leggermente il viso verso di lei, soffermandosi sugli occhi dell'amica che continuava a fissarla con sincera curiosità.
«È che... Ecco... Mi sembra talmente sciocca come cosa... Soprattutto perché i nostri obiettivi sono più importanti.»
Misha si accigliò leggermente: «Puoi parlare con me, anche se credi sia una cosa sciocca.»
«Ti volevo chiedere... Tu per Hige provi ancora qualcosa?»
Misha chinò appena la testa di lato, ma non rispose subito, così l'altra proseguì:
«Nel modo in cui scherzate, per la confidenza che avete... Io non so sbucciare una mela e non so nemmeno cosa siano i giochi online. Io... Io non so nulla del mondo in cui vivete, ma voi lo avete fatto vostro. Se io non fossi fuggita dal laboratorio...» Si portò una mano al petto, cercando di regolarizzare il respiro.
Misha le sfiorò delicatamente la mano per poi stringergliela con maggiore decisione, facendola fermare. Cercò il suo sguardo: «Come ti dissi tempo fa: lui è il tuo compagno. Voglio molto bene ad Hige, ma siamo solo amici. Avevamo bisogno l'uno dell'altra, ma ora lui ti ha ritrovata e non ha esitato un attimo a tornare da te. Dovevi vedere il modo in cui me l'ha raccontato, quando mi ha parlato della vostra riconciliazione. Non c'era spazio per il dubbio.» Poi si lasciò andare a uno sbuffo divertito. «E non ti preoccupare per le mele, ti insegnerò tutto io; lo stesso varrà per i giochi e per tutto quello che vorrai imparare...» Le prese entrambe le mani «... ti aiuterò a scoprire il mondo che ti è stato negato. Non lo desidereresti?»
Blue sentì gli occhi diventare lucidi. Lì, tra ferri vecchi e neve, osservava quella ragazza che a sua volta la guardava con un sorriso così gentile.
Quando l'aveva vista per la prima volta, mentre stringeva il collo del maggiordomo di Darcia, aveva scorto in lei una luce determinata; e quando si erano parlate per la prima volta, Misha lo aveva fatto come se la conoscesse già.
Ora la guardava dolcemente, come fossero amiche di vecchia data, e sentì che quelle parole erano sincere. Forse iniziava a capire perché Hige, Toboe e Tsume le orbitassero attorno, attirati da lei e allo stesso tempo protettivi. Qualcosa di simile accadeva nella vita precedente con Cheza, ma quest'ultima era la fanciulla fiore, mentre Misha non era altro che una di loro...?
Si abbracciarono. Blue ora sentiva il cuore molto più leggero. Ancora una volta, con Hige si era ritrovata quando ormai il mondo stava per finire, ma se lo sarebbe fatto bastare.
A un certo punto, le ragazze furono attirate da un suono di metalli spostati e da alcuni fruscii. Girato l'angolo, videro un giovane soldato intento a prendere appunti e a controllare alcune casse.
Quest'ultimo le notò a sua volta, soffermandosi in particolare su Blue. Anche la lupa lo riconobbe: era il soldato da cui erano fuggiti all'accampamento.
«Questo posto mi deprime, mi chiedo se troveremo davvero qualcosa di decente», si lamentò Hige, mentre con Toboe e il professore si guardava attorno. Avevano già incrociato alcune auto, ma erano messe davvero male.
«Potevi evitare di buttare di sotto la jeep», mugugnò Quentin Silva, continuando a vagare con lo sguardo sui diversi rottami.
«Ancora con questa storia! Mi serviva come diversivo, o non sarebbe stato plausibile che cinque uomini a piedi fossero precipitati da una scarpata.»
«Per la tua Misha questo e altro.»
Hige aggrottò la fronte e fece per replicare, ma Toboe lo tirò per una manica per farlo desistere. Non era il caso di litigare con quel vecchio che era in piena astinenza da alcol e al quale era semplicemente venuta voglia di provocare.
Girato l'angolo, anche loro si ritrovarono davanti a tre soldati, uno dei quali era un ufficiale. Non appena quest'ultimo si voltò, Hige scattò sull'attenti e gli porse il saluto militare. L'uomo rispose al saluto, poi avanzò con calma.
«Soldato semplice, che ci fai qui?»
«Il soldato Hige è con me», rispose prontamente il professore. «Sono Quentin Silva, capo ricercatore e direttore dell'associazione Il Fiore Bianco. Lui ci fa da guardia del corpo.»
«Il Fiore Bianco?» ripeté l'ufficiale. Poi lo sguardo gli si illuminò leggermente: «Quindi siete alle dirette dipendenze di Lord Darcia. È un onore per me fare la vostra conoscenza. Ma che ci fate qui? Sapevo che il Fiore Bianco era al Rifugio 10.»
«Noi ci siamo dovuti spostare», spiegò con calma il professore.
«Posso chiedere i vostri documenti? Solo una formalità.»
«Ma certo, nessun problema.»
Tutti e tre estrassero i documenti che confermavano la loro affiliazione; Hige mostrò anche le piastrine che portava al collo, nascoste sotto la giacca e la maglia. Quest'ultimo, esattamente come Toboe, avvertì un fremito interno. La consapevolezza di poter girare liberamente solo perché Darcia lo concedeva provocava in loro un'irritazione quasi violenta. Era come se, in quel preciso istante, si fossero ricordati di non essere davvero liberi.
«Ma tu non eri il ragazzo nominato alfiere dal sindaco?» chiese uno dei tre soldati, un sergente. «Ero presente quando sei stato premiato.»
Toboe si strinse nelle spalle e poi annuì.
«Quel giorno è stato il caos. Non bastava la guerra, ci sono stati anche gli attentati, e quei due bastardi sono ancora latitanti.»
Sia a Toboe che a Hige corse un brivido lungo la schiena. Era stata una fortuna che fossero stati loro a incrociare quei tre e non Kiba e Tsume, o avrebbero sparato a vista.
«Che ci fate qui?» chiese il terzo soldato.
«Stiamo cercando qualcosa con cui poterci muovere più velocemente», spiegò Silva. «Siamo rimasti a piedi e queste vecchie ossa iniziano a risentirne.»
Lo sguardo dell'ufficiale si illuminò di nuovo: «Allora è stata una fortuna che ci abbiate incontrato. Possiamo darvi una delle nostre auto. Per il Fiore Bianco e Lord Darcia, questo e altro.»
Hige dovette contenere il ringhio che gli stava salendo; una vena sul collo gli pulsò vistosamente.
Silva intuì i suoi pensieri, così si avvicinò leggermente ai due ragazzi mentre l'ufficiale si voltava per parlare al telefono satellitare: «Non sanno che siete lupi, vedete di non dare spettacolo.»
«Cosa ci fate, invece, voi qui?» chiese Toboe al sergente, con una punta di curiosità.
«Stiamo cercando anche noi dei pezzi utili. Le raffinerie sono bloccate al momento, ma abbiamo bisogno di materiale, come schede madri per i droni e cose del genere. In questo labirinto, io e i miei uomini speriamo di essere fortunati.»
«Siete qui in molti?» A Toboe sfuggì una nota allarmata che fece leggermente accigliare il soldato e che attirò l'attenzione di Hige e Silva.
«Sì, perché?»
In quel momento, dei colpi d'arma da fuoco spezzarono l'aria. Degli uccelli, spaventati, fuggirono via alzandosi in volo.
«Ma cosa...» Prima che l'ufficiale potesse finire la frase, dalla radio del sergente arrivò gracchiante e allarmata la voce di un collega, che avvisava che avevano appena intercettato i terroristi responsabili dell'attentato a Lord Darcia.
Il giovane soldato che aveva riconosciuto Blue le si avvicinò, mentre le dita della mano sinistra erano già strette attorno al manico della pistola.
«Lei è la donna fuggita dall'accampamento, che ci fa qua?» chiese sospettoso. «Non aveva un braccio rotto?»
Blue fece un mezzo passo indietro, non sapendo cosa rispondere.
«Siamo ricercatrici de Il Fiore Bianco», intervenne Misha, facendosi avanti e mostrando subito i suoi documenti. «Lei è una mia collega. Mi ha raccontato che l'avete aiutata quando ha avuto l'incidente, grazie mille.»
Il soldato la guardò per un attimo: «Ho sentito questo nome, ma sono qui da poco e non conosco l'associazione.» Esaminò il tesserino che la ragazza gli aveva porto, contenente tutte le sue generalità.
«Siamo alle dipendenze di Lord Darcia», aggiunse allora lei. All'udire quel nome, il militare sollevò il capo, leggermente stupito.
Misha gli sorrise con gentilezza, mostrandosi limpida e sincera, cosa che spinse il ragazzo ad allontanare la mano dalla fondina.
Ma proprio in quel momento, anche loro vennero raggiunti dall'eco degli spari. Le grida d'allarme provenienti dalla radio fecero precipitare nel panico il soldato, il quale, spaventato, estrasse rapidamente l'arma, puntandola dritta verso Misha.
Un nuovo sparo, questa volta da sinistra, giunse alle orecchie di Silva e degli altri presenti.
Le sclere di Hige si fecero immediatamente nere. Con un passo fulmineo corse nella direzione in cui sapeva che si trovavano Blue e Misha, lasciando i soldati sbalorditi. Uno scatto così rapido poteva essere compiuto solo da qualcuno dalle doti eccezionali, e quel gesto creò inevitabilmente un'immediata ostilità tra i due gruppi.
Silva incrociò lo sguardo dell'ufficiale, mentre una goccia di sudore freddo gli scivolava lungo la tempia.
Il colpo andò a vuoto: Blue era riuscita a scansare in tempo l'amica dalla traiettoria del proiettile e le due erano cadute di lato insieme.
«Non vuoi collezionare altro piombo, giusto?»
Misha sorrise all'affermazione dell'amica. La ferita dell'altra volta era stata più che sufficiente.
«Voi non siete alleate di Lord Darcia!» sbottò il soldato, con la voce leggermente tremante.
«Sì che lo siamo!» rispose Misha con fermezza. «Io sono sotto la sua protezione. Se mi farai del male, Lord Darcia in persona ti punirà!»
Ma gli spari di sottofondo non permettevano al soldato di ragionare lucidamente.
Kiba e Tsume, nel frattempo, stavano schivando i colpi cercando lo scontro ravvicinato; tuttavia, il primo allarme radio aveva messo in allerta tutti i militari del circondario, e questo portò inevitabilmente ad alcuni contatti diretti.
«Quando siete fuggiti dall'accampamento è stato fatto il vostro identikit, e i tuoi compagni sono risultati i ricercati per l'attentato. Voi due siete chiaramente loro complici!»
Il militare sollevò di nuovo la pistola, ma Misha stavolta fu più rapida nei riflessi: correndogli incontro gli afferrò prontamente il polso, deviando lo sparo verso l'alto.
Il soldato allora la colpì allo stomaco, colpo che la fece leggermente piegare su se stessa, ma scoprì che la ragazza era perfettamente in grado di incassare l'impatto. Non solo, un innaturale ringhio partì dal suo corpo e il cuore gli salì in gola quando vide gli occhi di lei tingersi di nero attorno alle iridi azzurre.
Misha rispose a sua volta con un pugno, colpendolo alla mascella e facendolo barcollare. Il militare fece qualche passo indietro ma, essendo addestrato, riuscì a incassare il colpo. Reagì rapidamente sparando due colpi di pistola verso le gambe della ragazza, ma lei spiccò un balzo che, da ferma, significava quasi sfidare la gravità.
Non appena riatterrò, scattò in avanti per darle una spallata e scaraventarlo a terra. Lui finì di schiena, ma non aveva ancora perso la presa dell'arma: la sollevò immediatamente, approfittando del nuovo scatto in avanti di Misha, che per un attimo si trovò proprio nella linea di fuoco.
Un istante prima che il soldato potesse premere il grilletto, però, un terzo personaggio sopraggiunse in tutta la sua mole, ringhiando come una bestia feroce, con i canini allungati e gli occhi che sembravano due braci vive.
«Non la devi toccare, maledetto bastardo!» urlò Hige.
Il militare si ritrovò sotto una raffica di pugni e, anche se per un attimo riuscì a sparare colpendolo di striscio, ben presto fu costretto a pararsi il volto con le braccia. I colpi che Hige gli stava infliggendo erano senza tregua, scagliati con pura rabbia selvaggia.
«Fermati, Hige!» intervenne Blue a un certo punto, quando il ragazzo sollevò un pugno mostrando che era già sporco di sangue. «È fuori combattimento, adesso!»
La lupa si tese in avanti per bloccarlo ma, data la foga cieca che stava attraversando il compagno, quest'ultimo la strattonò bruscamente per errore.
Misha allora si trasformò in lupo e, con tutta la sua mole, si avventò su Hige per staccarlo dal soldato e bloccarlo a terra. Il muso arricciato e minaccioso della lupa siberiana si arrestò a un soffio dal suo viso, gli occhi ridotti a due fessure.
«Basta così.»
Il tono non era rabbioso, eppure Hige sentì come se qualcosa nella propria natura di lupo gli imponesse di fermarsi. Era una sorta di riconoscimento gerarchico che esigeva ubbidienza immediata.
Hige si lasciò andare a uno spasmo per riprendere fiato quando Misha gli scese dal petto.
La lupa si avvicinò poi a Blue, che si stava controllando il polso; nell'impatto era caduta proprio su di esso, ma per fortuna non si era fatta nulla di grave.
«Dobbiamo raggiungere gli altri e fuggire. Per l'auto ci penseremo un'altra volta.»
Gli spari e la concitazione avevano inevitabilmente messo in allarme l'ufficiale, che ora fronteggiava il professore e Toboe con aria severa e autoritaria. Gli altri due soldati puntavano loro le pistole. L'ufficiale stava chiedendo spiegazioni sulla faccenda, ma Silva si trovava in seria difficoltà a rispondere.
Improvvisamente, i tre avversari vennero investiti con forza da Blue e Misha in forma di lupo; le due lupe atterrarono i militari armati senza troppa difficoltà, mentre Hige tramortì l'ufficiale con un colpo secco.
«Stai bene?» chiese immediatamente Misha, correndo da Toboe, prendendolo per le guance e controllandolo con febbrile attenzione per accertarsi che non fosse ferito.
«Shì, shì, sto benesh!» rispose lui con voce nasale, cercando di divincolarsi da quella presa troppo stretta.
«A noi non lo chiede mai, eh, professore?» disse Hige sbuffando e incrociando le braccia, fingendosi offeso, ma in realtà tentando solo di stemperare la tensione.
Blue abbassò di nuovo lo sguardo.
Altri spari fecero vibrare l'aria: stavolta si erano fatti molto più vicini.
«Toboe, tu proteggi il professore», ordinò Misha, per poi guardare gli altri due. «Andiamo.»
Misha, Hige e Blue ripresero a correre: grazie all'istinto, sapevano esattamente dove trovare Tsume e Kiba.
I due erano stati costretti a ingaggiare uno scontro. Non volevano uccidere nessuno, ma i loro avversari erano agguerriti e avevano l'ordine di neutralizzarli.
Un soldato puntò il fucile contro Tsume, ma in un attimo si ritrovò travolto da Misha, che gli morse il polso costringendolo a lasciare la presa sull'arma.
Alle spalle della lupa comparve un altro militare, pronto a colpire l'animale con la baionetta, ma Tsume scattò in avanti con il suo coltello, intercettando la lama nemica; al suono metallico seguirono anche delle scintille.
Misha approfittò dell'apertura che Tsume le aveva procurato e colpì il soldato con le zampe posteriori, mozzandogli il fiato e scaraventandolo all'indietro.
«Stai bene?» chiese Tsume, lanciandole una rapida occhiata.
«Sto bene. E tu?»
«Tutto ok.»
Anche Blue e Hige fecero la loro parte e, insieme a Kiba, si mossero rapidi, atterrando un avversario dopo l'altro.
L'aria fredda era pregna di polvere da sparo e dell'odore ramato del sangue dei loro nemici, ma nessuno di questi ultimi venne ferito mortalmente.
Recuperati anche Silva e Toboe, l'intero gruppo si ritrovò presto costretto a fuggire e a ritornare tra i boschi, prima che qualcuno potesse chiamare dei rinforzi. Dovettero correre per diverso tempo, finché la selva non li inghiottì completamente.
A un certo punto, però, il professore cadde in avanti. Blue, con un balzo all'indietro, gli fu subito accanto per cercare di sollevarlo; si avvicinò anche Tsume, che la aiutò a rialzarlo.
«Se avessi avuto una trentina d'anni in meno, avrei fatto impallidire pure voi giovani», borbottò l'uomo. Poi sollevò lo sguardo verso l'alto: «Di nuovo in questa foresta silenziosa.»
Fortunatamente non dovettero vagare molto prima di trovare un riparo: una grotta che affacciava su un'altura, da cui si poteva ammirare l'intera valle sottostante.
Lì i sette si stesero per riprendere fiato, sperando che i soldati ci mettessero parecchio tempo prima di riprendersi dal collasso.
«Almeno stiamo tutti be...» Hige non concluse la frase, perché una fitta improvvisa alla spalla lo colse alla sprovvista. Blue lo aiutò subito a togliersi la giacca, rivelando una chiazza rossa che si allargava sulla stoffa della maglia.
«Le ultime parole famose», sbuffò Toboe, mentre prontamente armeggiava nello zaino per recuperare il necessario per medicarlo.
«Non preoccuparti, Blue, è solo un graffio. Il tuo ragazzo è forte. Dammi un bacio e guarirò subito!» disse alla ragazza con tono scherzoso, allungando il collo verso di lei. Blue, però, ruotò il capo dall'altra parte.
«Fattelo dare da Misha», sussurrò a bassa voce, stizzita, per poi alzarsi e andarsene verso il fondo della grotta.
Hige la guardò allontanarsi, del tutto interrogativo e con un sopracciglio sollevato.
Durante la cena, Blue degnò Hige a malapena di uno sguardo e si concentrò solo a rivolgere la parola agli altri membri del gruppo. Il ragazzo percepiva chiaramente che qualcosa non andava. La sua compagna era distante, fredda; ne ebbe la conferma definitiva quando, provando ad allungare una mano verso di lei, la lupa la scostò bruscamente.
«Si può sapere che cos'hai?» le chiese poi più tardi, prendendola da parte e uscendo con lei dalla caverna. Non aveva alcuna intenzione di lasciare la faccenda in sospeso.
Blue cercò di sottrarsi, ma lui la prese per un polso fino a spingerla contro la parete rocciosa, bloccandole ogni via di fuga. Le si parò di fronte, posando le mani sul muro di pietra; i suoi occhi si erano illuminati e lo sguardo si era indurito.
Lei fece ancora un po' di resistenza, ma alla fine sospirò, come se in quel momento si stesse liberando da un peso enorme.
«Sarò diretta... tu sei ancora innamorato di Misha.»
Hige fece un impercettibile scatto, sorpreso: «Ma che stai dicendo? È solo un'amica.»
«Non mentirmi! Ero stata chiara l'altra volta, ma mi sono bastate queste poche ore per capire quanto tu penda ancora dalle sue labbra.»
«È semplicemente il nostro modo di prenderci in giro, non c'entra niente. È vero, a volte faccio l'idiota, ma da quando tu sei tornata da me, io non vedo che te. Devi credermi.»
Gli occhi di Blue si ridussero a due fessure: «Non ci pensi due volte, però, ad andare in ira se qualcuno prova a toccarla.»
«Vi stavo difendendo entrambe...» Abbassò il capo: «... e poi, solo un paio di giorni fa, ha rischiato di morirmi tra le braccia.» Sussultò appena, poi socchiuse gli occhi, abbassando la voce: «Tu più di tutti dovresti sapere che io non voglio perdere mai più nessuno dei miei cari.»
Blue mantenne uno sguardo severo, ma rilassò le spalle: «Non è che allora stai confondendo il senso di colpa con l'amore, per quanto riguarda me? Ti tormenti perché non hai saputo difendermi, quindi ora che sono tornata provi un certo dovere nei miei confronti e tenti di reprimere ciò che vuoi veramente.»
Lo sguardo di Hige tremò per un istante, poi però digrignò i denti: «Io me lo ricordo. Ricordo il giorno in cui, nella dimensione delle sfere della rinascita, sei stata strappata via da me. Ancora una volta. Ricordo il dolore che provai quando, per l'ultima volta, vidi i tuoi occhi... Come puoi mettere in dubbio tutto questo?»
«Ah, siete qui.» La voce di Misha sopraggiunse all'improvviso, spezzando la tensione. Si grattò poi la nuca, sorridendo imbarazzata: «Scusate, è che siete usciti all'improvviso e volevo solo assicurarmi che foste nei paraggi. Vi lascio soli!»
Fece per andarsene, ma Blue la afferrò improvvisamente per una spalla e, nel momento in cui Misha voltò il capo, la schiaffeggiò. Il rossore comparve quasi immediato sulla pelle diafana della ragazza.
«Ehi! Perché lo hai fatto!?» chiese Hige, afferrando Blue per una spalla per costringerla a guardarlo.
Dalle guance di Blue scesero calde lacrime: «Non provi nulla? Non desideri batterti con me per quello che ho fatto?»
Hige fece un passo indietro, del tutto sconcertato.
Il silenzio cadde pesante tra i tre. Misha si massaggiò la guancia, guardando entrambi con aria stupita; poi, il suo sguardo si rattristò.
«Come immaginavo, ho deviato il tuo percorso, e ora che potete finalmente stare insieme sono diventata un ostacolo.»
Poi Misha si focalizzò su Blue, sorridendo; nei suoi occhi non c'era traccia di rancore: «Lui ti ama davvero. Ti prego, fidati delle mie parole, anche se ti sembrano insufficienti.» Si strinse le mani all'altezza dello stomaco e chinò il capo**: «È un viziato, fa lo spavaldo con quelle sue battute da pervertito, non sa sbucciarsi una mela da solo nonostante un QI di centoventicinque che lo ha reso il migliore nel suo campo, al lavoro. Non sa finire una quest se non lo aiuto io e si ingozza di panini.»** Tornò a guardare la ragazza e allungò le braccia, cercando di prenderle le mani: «Ma quando ama lo fa sinceramente, e non ha paura di mostrare i suoi sentimenti. Ama talmente tanto da starci male, fa parte del suo carattere. Tuttavia, mi ha sempre e solo voluto molto bene; anche quando stavamo insieme, e anche se credeva di amarmi, era solo perché cercava in me qualcosa di te.»
Il vento soffiò leggero, mentre quelle parole si depositavano tra loro.
Misha guardò poi Hige, che la fissava nella penombra, colpito da quelle dichiarazioni. Sorrise anche a lui: «Grazie per essermi stato vicino ogni volta che ne ho avuto bisogno, ma ormai ricordo tutto di me stessa e non ho più bisogno della tua protezione.» Si strinse appena nelle spalle e abbassò lo sguardo, mentre le iridi si illuminavano per un istante. «Hai mantenuto la promessa.»
Lasciò le mani di Blue e andò via a passo rapido, lasciandoli finalmente soli.
«Di quale promessa stava parlando?» chiese dopo qualche istante Blue, mentre si passava una manica sul viso per asciugarsi le lacrime.
Hige abbassò lo sguardo, confuso: «Non lo so...» Ma anche se sinceramente non lo ricordava, qualcosa dentro di lui diceva esattamente il contrario.
Poi si portò di nuovo davanti a lei, la prese per le spalle e posò la propria fronte contro la sua: «Comunque stiano le cose, ti prego, credimi: io ti amo. Ti amo più della mia stessa vita e, se non vorrai più stare con me, potrò accettarlo... Ma non smetterò mai di amarti.»
Blue lo guardò dritto negli occhi; il suo sguardo sembrava sincero. Socchiuse i propri: «Ho capito, va bene.» Sospirò e gli accarezzò una guancia. «Ovviamente convivrò con la consapevolezza che ci sarà sempre una parte di lei in te... Ma voglio fidarmi e avere fede. Anch'io ti amo, e forse questo rende un'idiota anche me.»
Hige la strinse a sé con forza, affondando il viso nell'incavo del suo collo e sollevandola di qualche centimetro da terra: «Probabilmente non sarei nemmeno rinato, se non avessi avuto la certezza di ritrovarti in questa nuova vita.»
Quella stessa notte, Hige sognò di nuovo quel momento sospeso nel tempo, in quel limbo dove la creatura misteriosa lo aveva salvato.
Questa volta cercò di metterne a fuoco ogni dettaglio: il vestito di seta con ricami e veli leggeri, gli occhi viola, i filamenti argentei tra i capelli. Era una creatura bellissima, fatta forse della sostanza dell'amore stesso.
Quando l'aveva abbracciata da dietro, aggrappandosi a lei e lasciandosi trasportare in quel nuovo mondo, il suo buon profumo gli aveva completamente invaso le narici.
Non se ne era mai reso davvero conto, ma ogni volta che nella sua nuova vita aveva avvertito l'odore di lavanda, lui aveva sempre avuto l'impressione di trovarsi a casa o, quantomeno, in un luogo sicuro.
Abbattuta la barriera dell*'Amnesia del Rakuen*, ora che la sua mente era totalmente aperta, si accorse che quello stesso profumo lo aveva ritrovato su una persona in particolare. E quando la mattina si svegliava nel letto con lei, la prima cosa che faceva era proprio respirare i suoi capelli, cercando quel medesimo conforto che aveva provato nel momento della rinascita.
Si svegliò nel cuore della notte, lì nella grotta che avevano trovato come riparo; non appena sollevò le palpebre, gli parve di vedere una piuma bianca volteggiare nell'aria, prima di dissolversi nel nulla.
Sollevò di scatto il busto, quasi avesse bisogno di riprendere aria. Attorno a lui tutti stavano ancora dormendo. Blue gli era accanto e lui non poté fare a meno di sorridere. Le sfiorò la mano con le labbra e poi, con estrema delicatezza, le accarezzò la guancia.
Notò, però, che una persona mancava all'appello: Misha.
Hige si accigliò, chiedendosi dove potesse essere andata. Aspettò un po', fissando l'ingresso della grotta e sperando che rientrasse da un momento all'altro; ma più attendeva, più una sottile impazienza gli montava nel profondo.
Misha si era ripresa, certo, ma era passato troppo poco tempo e non poteva di certo affidarsi totalmente a un braccialetto magico.
Così decise di alzarsi e di raggiungere l'uscita. Annusò l'aria, serrando le palpebre: anche se il vento sollevava la neve a spruzzi, il suo olfatto sopraffino gli permetteva di percepire gli odori a chilometri di distanza, e lui sapeva benissimo quale traccia cercare.
Poi, improvvisamente, tra i fiocchi di neve gli parve di vedere altre piume che volteggiavano, sospinte verso ovest. Proprio dove si dirigeva la pista olfattiva.
Hige si strinse nella giacca mimetica e, coprendosi il volto con un braccio, avanzò nella notte.
L'aria gelida gli sferzava il viso, ma lui non si fermò. Doveva ritrovarla al più presto, doveva proteggerla, non poteva lasciarla sola.
Tutto attorno era buio pesto e le nuvole coprivano il cielo; solo l'istinto di lupo, che manteneva sempre attiva una sorta di bussola interna, gli permetteva di orientarsi senza perdersi.
Il vento fischiava tra le rocce, ma a parte quello non c'era nessun altro suono di sottofondo.
Camminare su quegli alti strati di neve era estenuante e, anche se sentiva le gambe pesanti, non arrestò il passo.
Un'unica parola gli martellava nella testa – proteggerla – e lo spingeva ad andare avanti.
A un certo punto, però, inciampò, finendo faccia a terra.
Rimase immobile per un istante, poi risollevò il capo e, con una sgrullata decisa, si liberò della neve dai ricci fulvi.
Sollevò lo sguardo e, quando i suoi occhi ambrati videro chi si trovava di fronte a lui, il cuore gli si fermò in petto. Si chiese se in realtà non stesse continuando a sognare.
Oltre la cima della roccia il bosco si estendeva a perdita d'occhio e, all'orizzonte, una fiera luna piena e rossa faceva capolino tra le nuvole.
Lì, proprio sull'orlo del dirupo, si stagliava la creatura ammantata di bianco, i cui veli si muovevano leggeri nel vento, così come le ciocche scure e ricce, intrecciate di fili d'argento.
Ma non fu quello l'unico dettaglio a colpirlo: al polso sinistro la figura indossava un bracciale ad anelli e, quando si voltò, Hige vide che al collo portava la collanina che lui stesso aveva regalato a Misha per Natale. E alla sua amica quella creatura assomigliava tremendamente, se non fosse stato per le sue mistiche iridi viola.

Quando si sollevò da terra, però, lo stupore crebbe ancora di più: al posto della creatura ora si trovava la sua amica, sempre con indosso il bracciale e la collana, ma vestita con la solita divisa del Fiore Bianco.
Senza pensarci due volte, stringendo i pugni, lui avanzò con decisione verso di lei, fino ad afferrarla per le braccia: «Si può sapere chi sei tu, una buona volta?» Non c'era rabbia nella sua voce; al contrario, le parole uscirono spezzate e quasi disperate, mentre i suoi occhi cercavano una risposta in quel volto candido.
Poi Hige serrò le palpebre e singhiozzò, abbassando il capo come se si sentisse sconfitto. «...E perché ti amo ancora, nonostante ora Blue sia qui con me?»
Misha sorrise lievemente; non sembrava affatto stupita dall'arrivo del ragazzo, né dalla sua confessione. «Provare amore è davvero così terribile?»
Hige allora si chinò su di lei, piegò la schiena e la strinse forte al petto, avvolgendola con le braccia. Chinò il capo, respirando a fondo il profumo di lavanda dei suoi capelli.
Rimasero così per qualche attimo di assoluto silenzio, poi il ragazzo sospirò**: «Chi sei davvero, Misha?»**
Misha poggiò la fronte contro la sua e socchiuse gli occhi, contraccambiando l'abbraccio: «La manifestazione del desiderio della stessa Blue.»
Blue si svegliò a sua volta di soprassalto: avvertì improvvisamente un freddo intenso, non essendoci più Hige al suo fianco. Il giaciglio, infatti, era vuoto.
Alzandosi in piedi, la lupa notò anche l'assenza di Misha. Qualcosa le si strinse dolorosamente in petto, ma rifiutò l'idea di lasciarsi andare a ogni pensiero negativo.
Uscì a passo rapido dalla caverna e tentò di fiutare l'aria per capire dove i suoi compagni fossero finiti. Il vento sollevava la neve e rendeva la visibilità quasi nulla; solo la luna rossa, che svettava fiera alta nel cielo, fungeva da faro nell'oscurità.
D'un tratto percepì la voce concitata di Hige, che sembrava profondamente stupito da qualcosa. Blue accelerò il passo, decisa a raggiungerlo al più presto.
Dopo aver superato una sporgenza rocciosa, la coltre bianca improvvisamente si aprì, come se una forza invisibile stesse sollevando una barriera in quel determinato punto: anziché fiocchi gelidi, il vento ora soffiava una miriade di piume bianche.
Quando mise a fuoco la scena, quel che vide la lasciò del tutto senza parole e le gambe iniziarono a tremarle violentemente.

Hige era chinato al cospetto di una creatura che emanava una luce ametista, coperta di veli bianchi e che indossava i regali che lui e Toboe avevano fatto a Misha.
Blue fece un passo indietro, scuotendo il capo. No, quella creatura dagli occhi viola non poteva essere la loro amica.
Hige la guardava con assoluta devozione e quella donna lo ricambiava a sua volta amorevolmente.
Quando quest'ultima si voltò verso di lei, Blue sobbalzò, sentendo il cuore tamburarle violentemente nelle orecchie.
La creatura sollevò il braccio con un gesto leggiadro, come a invitarla ad avvicinarsi. Poi lasciò le mani di Hige e le andò incontro con un lento incedere; seppur scalza, non sembrava patire affatto il freddo della notte.
Le due donne si camminarono incontro e, quando la creatura posò la propria fronte contro quella della lupa, gli occhi di entrambe si illuminarono all'unisono.
Blue non trovava le parole, ma in quel momento la parola sembrava del tutto secondaria a una situazione del genere. Tuttavia, gli interrogativi che la stavano attanagliando trovarono presto una risposta immediata nella sua mente.
«Quando Darcia vi prese, tu esprimesti un desiderio. Non per te stessa, ma per il tuo amato. Sognavi per lui una vita ricca, con una famiglia grande e accogliente, in cui non sarebbe stato scacciato e che non avrebbe mai perduto. Sognavi che avesse stabilità. Sognavi... che lui fosse felice... anche se tu non saresti stata al suo fianco. Desideravi che si innamorasse di qualcuno con tutto se stesso, al costo di dimenticarsi per sempre di te... e quel desiderio è stato esaudito.» La creatura le accarezzò dolcemente la guancia e Blue avvertì un calore immenso invaderle il petto. «Ma anche tu meritavi la tua felicità, e io promisi a Hige che avrebbe ritrovato la sua compagna. Lui mi vuole bene, mi è grato perché l'ho salvato dall'oblio, ma è te che ama. Il suo desiderio sei tu. Tu e nessun altro.»
«Misha, ma chi sei?» chiese Blue, con la voce che le tremava per l'emozione.
Misha sollevò il capo e le accarezzò i capelli, togliendole una piuma impigliata tra le ciocche scure. Inspirò piano: «Non importa chi sono io, importa chi siete voi. Due vite che si sono scelte tra mille e che hanno affrontato ere e dimensioni pur di stare di nuovo insieme.»
Poi si voltò verso Hige, tendendo il braccio anche a lui. Quando il ragazzo si avvicinò, Misha gli prese la mano e la guidò con dolcezza, facendo in modo che potesse unirsi a quella di Blue.
Hige e Blue si guardarono, in uno sguardo che forse non si erano mai scambiati prima, come se si vedessero davvero per la prima volta.
«Blue», riprese a parlare Misha, chinando leggermente il capo verso di lei. «Ora qual è il tuo desiderio? Desideri ancora che Hige sia felice anche senza di te?»
Blue guardò prima l'amica, poi gli occhi color ambra dell'uomo che amava, il quale ora mostrava un'espressione colma di trepidante speranza: «Io voglio che tu sia sempre felice, l'ho sempre desiderato e lo desidererò per sempre... Ma sì... Stavolta vorrei essere io, essere solo io la persona che ti starà accanto. Anche se questa dovesse essere l'ultima vita, anche se dovessimo avere tempo solo fino a domani.» Quelle parole le uscirono non solo dal cuore, ma dall'anima stessa.
Misha sorrise, socchiuse gli occhi e fece un passo indietro.
Hige e Blue si slanciarono in avanti, abbracciandosi forte e perdendosi l'uno nel respiro dell'altra. Di nuovo insieme. Finalmente insieme.
Quando si risvegliarono, aprirono gli occhi in contemporanea, quasi con un senso di stupore.
Era sorto un nuovo giorno ed erano rimasti solo loro due. Inizialmente non seppero cosa dirsi e per un istante li colse l'imbarazzo; dopo un po', però, si misero a ridacchiare non appena lo stomaco di lui iniziò a farsi sentire.
«Vediamo se hanno preparato qualcosa da mettere sotto i denti», propose Hige, scuotendo la testa.
Appena fuori dalla caverna, la voce squillante e severa di Misha arrivò dritta alle loro orecchie. Era stata la geologa stessa a preparare lo stufato, ma poiché c'era un ingrediente che non piaceva né a Tsume né a Toboe, entrambi stavano facendo un sacco di storie.
«Vi tappate il naso, non mi interessa, ma adesso lo mangiate!» tuonò la ragazza**.**
Poi Misha si accorse che anche Blue e Hige erano usciti all'aperto e puntò immediatamente il mestolo nella loro direzione, con i canini appena sporgenti in un finto ringhio: «A voi piace l'origano, vero?»
«Sissignora!» risposero i due all'unisono, drizzando la schiena come soldati.
Subito dopo Hige rilassò le spalle e si soffermò per un istante a guardare l'amica. Possibile che si fosse trattato solo di un sogno? Guardò poi la compagna e scoprì che anche lei era stata colta dal medesimo pensiero.
Si sorrisero. In fondo, che ciò che era capitato la notte prima fosse stato vero o meno, non importava più. Il loro Rakuen erano loro due e, quando le loro labbra si sfiorarono, ne ebbero l'assoluta certezza.
Gli uccellini ripresero a cinguettare sereni nel bosco.

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