Tocca un passaggio (o un’immagine) per aprire il filo commenti a fianco. I link nel testo restano cliccabili.
«Buongiorno signori, partiamo con i fatti di cronaca» disse la giornalista, sistemando alcuni fogli accanto a sé. «Si intensificano gli scontri che stanno coinvolgendo un numero sempre maggiore di Paesi, dopo l’attacco che la nostra città ha subito la notte di capodanno. Gli stati occidentali ed orientali stanno lavorando per un accordo di sospensione dei conflitti, ma al momento gli ultimi meeting non hanno portato a nulla di definitivo.»
Fece una breve pausa, lo sguardo sempre fermo in camera.
«È inoltre scoppiata una vera e propria corsa agli armamenti, in seguito alla presentazione delle nuove aeronavi da parte del CEO delle Darcia Industries. I progetti, dotati di strumenti tecnologici estremamente avanzati, hanno ricevuto l’immediato finanziamento governativo, spingendo gli altri stati a mettersi al pari. Sul fronte, intanto, gli scontri continuano e sempre più giovani volontari si stanno arruolando per difendere la propria patria.»
Blue camminava con le mani nelle tasche, incurante della pioggia che le scivolava addosso, quando si fermò davanti alla vetrina di un negozio di elettronica. I televisori esposti trasmettevano tutti lo stesso notiziario, le immagini che si riflettevano sui vetri umidi.
«... non ci sono ancora novità sulla ricerca dei due presunti terroristi che, sempre nella notte tra il trentuno dicembre e il primo gennaio, hanno fatto irruzione nella residenza del noto magnate. La polizia ha annunciato una ricompensa per chiunque avesse informazioni in merito. Si ricorda che i due soggetti sono pericolosi e si invitano i cittadini a non avvicinarli, ma a segnalare qualsiasi avvistamento alle autorità competenti.»
Le immagini cambiarono.
I volti di Kiba e Tsume comparvero ancora una volta sugli schermi, ormai familiari quanto quello di Darcia III.
Blue rimase immobile.
«... per concludere, il nostro stimato Darcia III oggi pomeriggio taglierà il nastro per la riapertura dell’orfanotrofio. Grazie ai fondi da lui donati, i bambini potranno tornare a casa, in un ambiente rinnovato e sicuro. Come sempre, ringraziamo quest’uomo che ancora una volta si è dimostrato il più grande benefattore di Freeze City, nonché degno erede dei padri fondatori.»
Il riflesso degli schermi tremolò appena sul vetro, deformato dalle gocce di pioggia, mentre mostrava una serie di immagini di archivio di Darcia tra la gente e mentre stringeva le mani a vari politici.
Blue socchiuse gli occhi.
Una voce attirò la sua attenzione.
Si girò di scatto e vide alcuni militari avanzare proprio nella sua direzione.
Con un movimento rapido, quasi istintivo, si infilò in un vicolo e si nascose tra le ombre. Se l’avessero fermata per un controllo dei documenti, sarebbe finita in un mare di guai.
Alzò lo sguardo.
I muscoli si tesero appena, poi spiccò un salto. Alternandosi tra le due pareti del vicolo, risalì con agilità fino a raggiungere i tetti.
Lì in cima, accanto a uno sfiatatoio che emetteva fumo bianco, si fermò. Gli occhi azzurri si posarono sulla città, ora libera da ostacoli.
Freeze City appariva come sempre grigia.
Anche nella sua vita passata la ricordava così, in uno stato di lenta decadenza, nonostante ora fosse diventata una metropoli.
«Chissà che ne avrebbe pensato papà» mormorò tra sé.
Si affacciò verso il basso, poggiando un piede sul muretto. I militari fermavano i passanti, controllavano documenti, mentre alcune camionette attraversavano la carreggiata con ritmo costante.
Su un paio di esse scorse dei giovani, uomini e donne, molto probabilmente diretti al centro di addestramento.
Tsume e Kiba stavano scaldando una zuppa su un fornellino a gas, quando la donna fece rientro.
«Ci sono novità?» chiese il primo, versandosi un po’ di zuppa in una ciotola di metallo.
«Darcia è diventato la superstar di questa città, a quanto pare… mentre voi due restate i lupi cattivi della storia» rispose lei, con una punta d’ironia.
«Peccato che il lupo travestito d’agnello sia proprio lui» ribatté Tsume.
«Pare che oggi presenzierà al taglio del nastro per la riapertura dell’orfanotrofio.»
«Certo. Così potrà riempirlo di nuovo con tutti i bambini che questa guerra sta già lasciando indietro.»
Kiba sollevò lo sguardo verso di lei e le passò la sua razione.
«Vuoi andare ad assistere?»
Blue accennò un mezzo sorriso.
«Hai indovinato. È un’occasione d’oro per osservarlo da vicino.»
«Stai attenta che non ti riconosca.»
«Non preoccuparti. So come muovermi.» Fece una breve pausa, poi il tono si fece più serio. «Voi invece siete riusciti ad avvicinarvi di nuovo al castello?»
Tsume scosse appena il capo.
«Non più di tanto. Ha intensificato la sorveglianza e con tutto quel viavai di camion… sembra pronto a spostarsi da un momento all’altro. Si muove di notte, con discrezione.»
«Si sta trasferendo?» chiese Blue, accigliandosi.
«Molto probabile» aggiunse Kiba, pensieroso. «Bisogna capire se porterà Cheza con sé.»
«Non la lascerebbe mai indietro» disse lei, senza esitazione.
Per un attimo calò il silenzio.
«Allora dobbiamo capire quando si muoverà… e come» concluse Tsume.
Blue incrociò le braccia, lo sguardo già altrove.
«Vediamo se oggi sarà una giornata proficua.»
˚☽˚。⋆𓃦 ˚☽˚。⋆
«Avanti, Hige, che facciamo tardi!» lo esortò Misha, con le mani sui fianchi, affacciandosi alla camera da letto, mentre il ragazzo era alle prese con la cravatta.
«Ma dobbiamo per forza andare così in ghingheri? Nemmeno in ufficio mi metto questa roba al collo.»
«Oggi è un giorno importante. Toboe riceverà anche un premio per il coraggio dimostrato… uno sforzo puoi anche farlo.»
Misha si voltò poi verso il salotto.
Toboe era già vestito di tutto punto, con un completo marrone. I capelli tirati indietro, lo sguardo leggermente imbarazzato.
«Tu invece stai benissimo» disse lei, posandogli le mani sulle spalle e sorridendogli con orgoglio.
«Grazie… anche tu…» esitò un attimo. «Però non capisco perché non avete voluto dire a nessuno che mi avete aiutato. Se Gabriel è salvo è anche per merito vostro.»
Misha scosse il capo.
«E come lo spiegheremmo quel salto?» accennò un sorriso. «E poi non ti sei limitato a salvare solo Gabriel. Hai aiutato anche Emily e gli altri bambini. Sei tu l’eroe, questa giornata è tutta tua.»
«Grazie, sorella.»
I due si abbracciarono.
Hige li osservava dalla soglia e non poté fare a meno di sorridere, con una dolcezza quieta.
Quel giorno Misha sembrava davvero diversa. Più leggera, più luminosa.
E questo gli bastò per promettersi una cosa semplice: almeno per quel giorno, avrebbe messo tutto da parte.
˚☽˚。⋆𓃦 ˚☽˚。⋆
La folla davanti al palco allestito all’ingresso dell’orfanotrofio era gremita. Molti erano lì soprattutto per vedere Darcia dal vivo, l’ospite d’onore, il benefattore di Freeze City. Le guardie presidiavano il perimetro per sicurezza, ma tra quella gente non c’era nessuno che non lo adorasse o che non sperasse almeno in un autografo. I cellulari erano tutti sollevati, mentre i fotografi scattavano senza sosta ai piedi del palco.
Blue, in mezzo alla folla, osservava Darcia salire e stringere la mano al sindaco, sfoggiando uno dei suoi soliti sorrisi eleganti. Gli applausi e le voci entusiaste si alzarono quando l’uomo si voltò verso il pubblico e sollevò una mano in segno di saluto.
«Benvenuto, signor Darcia, è per noi un onore averla qui oggi.»
«L’onore è mio. Oggi come ieri, la mia famiglia ha nel cuore questa città. Un sogno antico che nei secoli è diventato la metropoli magnifica e all’avanguardia che è oggi.»
Altri applausi si sollevarono. Blue cercò di avvicinarsi ancora un poco, voleva vedere meglio il volto dell’uomo che nella sua vita precedente aveva ucciso lei, suo padre e i suoi amici. Il suo sguardo si fece affilato, profondo, ma trattenne il ringhio che sentiva crescere dentro di sé.
Inarcò appena le sopracciglia quando notò che, tra le figure istituzionali, seduto con la schiena rigida e le mani sulle ginocchia, c’era anche Toboe, visibilmente emozionato.
«Conosco già questo ragazzo» disse Darcia, quando la direttrice glielo presentò**. «È stato mio compagno di avventure per aiutare un’amica e ha dato più di una volta dimostrazione di grande coraggio. Essere nominato Alfiere è un’onorificenza più che meritata.»**
Quando Toboe si fermò davanti a lui, ora consapevole di chi fosse davvero quell’uomo, il suo corpo rimase rigido, ma non più per l’emozione. Fece comunque buon viso a cattivo gioco e gli strinse la mano. Gli applausi ripresero, accompagnati dal continuo lampeggiare dei flash.
Un segretario si fece avanti con un cofanetto aperto, nel quale era esposta una medaglia. Il sindaco la prese con entrambe le mani e si rivolse al ragazzo.
«Toboe, ragazzo coraggioso, figlio di Freeze City e orgoglio di tutti noi, ricevi questa medaglia, simbolo di coraggio e altruismo.»
Un singhiozzo catturò l’attenzione di Blue proprio mentre Toboe si chinava per permettere che la medaglia gli venisse posata al collo. Si voltò e il suo sguardo tremò. A pochi metri da lei vide chiaramente Hige e Misha: il giovane la stringeva tra le braccia, mentre Misha, visibilmente commossa, si aggrappava a lui.
Una fitta le attraversò il petto. Quella carezza, quello sguardo dolce… un tempo erano stati rivolti solo a lei.
«Vai avanti e innamorati di nuovo», gli aveva detto, mentre si aggrappava a Cheza che veniva strappata via dalla malvagità di Darcia. Lo aveva detto con sincerità, mentre il varco per la rinascita si apriva e Hige veniva risucchiato via. Il Rakuen gliel’avrebbe fatta dimenticare e lui sarebbe andato avanti. Così era stato.
Ma ora che anche lei era tornata, non riusciva più a mentire a sé stessa.
Ricacciò indietro le lacrime. Non era il tempo, non era il luogo. Forse un giorno si sarebbero rivisti, ma adesso c’era qualcosa di più importante in gioco, qualcosa che non concedeva distrazioni.
Improvvisamente un colpo squarciò l’aria. Il proiettile colpì un palo della luce e deviò. Nel giro di un istante le grida di paura si propagarono e la folla si disperse, travolta dal panico.
Tutto avvenne in pochi secondi.
Le guardie del corpo salirono immediatamente sul palco per proteggere i funzionari. Darcia si mosse con sorprendente agilità e si parò davanti a Toboe, appena in tempo per intercettare il secondo colpo. Il proiettile lo colpì in pieno alla spalla e l’uomo emise un verso soffocato di dolore.
Per Toboe tutto rallentò.
Rimase immobile, paralizzato, mentre osservava quella scena incredibile. L’occhio azzurro di Darcia era fisso nei suoi, il sorriso appena accennato, come se anche in quel momento stesse cercando di rassicurarlo.
«Tutto bene, ragazzo?»
«Il signor Darcia è stato colpito!» gridò una voce allarmata.
Alcuni poliziotti si fecero avanti con degli scudi, creando un riparo attorno alle guardie mentre l’uomo veniva portato via in fretta.
Sotto il palco, la situazione degenerò.
Misha e Hige vennero travolti e spinti dalla folla terrorizzata.
«Misha!» gridò Hige, mentre la pressione della gente lo trascinava indietro, strappandolo al suo abbraccio. La ragazza sparì tra i corpi in movimento. Perse l’equilibrio e fu costretto a proteggersi con le braccia per non cadere.
All’improvviso, una mano afferrò la sua e lo tirò su.
«G-grazie…» disse, ancora stordito, ma quando alzò lo sguardo per vedere chi fosse stato, quella figura si era già ritirata nella calca.
Il suo cuore mancò un battito.
Riuscì solo a intravedere due occhi color azzurro mare.
Misha, invece, venne spinta con violenza contro il fianco del palco di legno. La tempia urtò con un colpo secco e un rivolo di sangue iniziò a scenderle lungo il viso.
«Sorella!» esclamò Toboe.
Tentò di muoversi verso di lei, ma la direttrice e alcuni poliziotti lo afferrarono e lo trascinarono via. Restare lì, esposto sul palco, era troppo pericoloso.
Misha riuscì appena a sollevare lo sguardo.
Vide Toboe, con il braccio teso verso di lei, mentre cercava inutilmente di raggiungerla.
Poi la sua vista si fece sempre più sfocata.
˚☽˚。⋆𓃦 ˚☽˚。⋆
˚。⋆˚。⋆˚。⋆˚。⋆˚。⋆˚。⋆˚。⋆˚。⋆
˚。⋆˚。⋆˚。⋆˚。⋆˚。⋆˚。⋆˚。⋆˚。⋆
˚。⋆˚。⋆˚。⋆˚。⋆˚。⋆˚。⋆˚。⋆˚。⋆
Le immagini presenti in questa storia sono generate tramite strumenti di intelligenza artificiale e hanno esclusivamente finalità illustrative. Non rappresentano materiale ufficiale e non sono destinate a diffusione o utilizzo al di fuori di questo contesto.