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- 13 - IL PESO DELLE CONSEGUENZE (Martedì 9 Giugno 2026, Ore 16:30)
Nel frattempo, nel centro di Shinjuku, l'aria condizionata dell'atelier di Eriko non basta a placare i brividi di freddo che scuotono Kaori. È seduta su un divanetto di velluto nell'angolo del negozio, con una tazza di tè verde tra le mani che non ha ancora assaggiato.
Ha raccontato tutto alla sua amica storica: l'imbarazzo ingestibile della mattina durante il cateterismo, la sensazione di soffocare in quella terra di mezzo tra le lenzuola e la divisa e, infine, la decisione impulsiva di salire da Kaibara per chiedere il trasferimento.
Eriko la ascolta sistemando alcuni abiti, scuotendo la testa con un misto di affetto e rimprovero:
- Kaori, tu sei completamente pazza. Hai chiesto davvero di non essere più l'eroina magica infermiera del reparto! Ma lo sai che a chiudere le cartelle od a fare da segretaria al tuo capo moriresti di noia dopo tre giorni?! Tu sei un animale da corsia, ami le situazioni incasinate all'improvviso, stare in mezzo ai tuoi colleghi e ai tuoi pazienti che ti adorano. Gestisci i codici rossi senza battere ciglio! Non puoi buttare via la tua carriera solo perché non hai il coraggio di dire a Ryo cosa provi.! -
Kaori appoggia la testa all'indietro sullo schienale, fissando il soffitto con gli occhi lucidi:
- Non ci riesco, Eriko. È più forte di me. Stamattina quella paziente ha capito tutto solo guardandoci. Se andiamo avanti così, prima o poi faremo un errore in reparto. E poi c'è Mick. Mick è serio, mi ha chiesto di pranzare insieme ed io neanche gli ho risposto. Mi sento una stronza a tenerlo sulle spine mentre la mia testa è occupata da Saeba. Dovrei dirglielo pure a lui, che mi piace un altro così la smette di chiedermi uscite a cui non andrò mai. E poi c'è Kaibara, che è stato fin troppo buono. Mi ha dato cinque giorni di recupero ore che non concede mai a nessuno, soprattutto all'inizio dell'estate. Lunedì dovrei iniziare in ufficio. Pur di non mandarmi via, capisci? Dovrei baciare dove cammina! Ma sento un senso di colpa tremendo. Ho abbandonato la squadra. Domani pomeriggio Ryo e Mick arriveranno in turno e troveranno una sostituzione al mio posto, senza che io abbia detto niente a nessuno di loro. Ho fatto un disastro! -
Eriko le si siede accanto, prendendole la tazza dalle mani e stringendole le dita con fermezza:
- Ormai è fatta, Kaori. Kaibara ha già spostato i turni e tu non puoi rimangiarti la parola. Però ascoltami bene. Usa questi giorni a casa per staccare dal lavoro e, soprattutto, per affrontare Ryo. Siete vicini di casa, per l'amor di Dio! Vi dividono meno di due metri di pianerottolo. Torna a casa, bussa alla sua porta e parlaci da donna, non da infermiera! Questo è un ordine! -
Kaori sospira, asciugandosi una lacrima ribelle sulla guancia. Resta nell'atelier ancora per un'ora, parlando del più e del meno con l'amica per cercare di far scendere l'adrenalina, prima di rimettersi in sella alla sua bicicletta e pedalare lentamente verso casa.
Quando varca il portone del condominio, sono quasi le sei del pomeriggio.
Lascia la city bike nell'androne comune, incastrandola nella rastrelliera con le mani che ancora le tremano per la stanchezza emotiva. Prende l'ascensore e sale al loro piano. Il corridoio è immerso in un silenzio irreale.
Kaori lancia un'occhiata fugace alla porta di Ryo: le luci all'interno sembrano spente, ma sa perfettamente che lui è là dentro. Infila la chiave nella toppa della propria porta, la spinge ed entra nell'ingresso buio del suo appartamento. Fa un passo avanti per appoggiare la borsa sul mobiletto, quando il suo piede calpesta qualcosa di insolito sul pavimento.
Si china, accendendo la luce dell'ingresso con un clic. Sul tappetino c'è un piccolo foglietto di carta bianco, piegato in due.
Kaori lo raccoglie con il cuore che ricomincia a battere all'impazzata contro lo sterno. Riconosce all'istante la grafia di Ryo, dritta e decisa. Lo apre lentamente, trattenendo il respiro, e legge quelle poche righe scritte a penna.
"Non ti volevo fare scappare. Ma non riesco a stare senza di te. Scusami. Non ti darò più fastidio.".
Le gambe di Kaori cedono di colpo. Si siede sul pavimento dell'ingresso, stringendo il biglietto contro il petto, mentre le lacrime ricominciano a scendere senza controllo.
Ha chiesto il trasferimento per allontanarsi da lui, e in quello stesso momento Ryo le ha scritto la lettera più dolce e disperata di sempre, promettendo di farsi da parte per non farla soffrire.
Il cortocircuito è totale.