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← Il paziente difficile

Creato il 21/06/2026, 10:17 · Aggiornato il 21/06/2026, 10:17

Capitolo 12: GHOSTING

@therese_1984
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- 12 - GHOSTING (Martedì 9 Giugno 2026, Ore 14:45)

Dopo aver salutato Mick davanti all'ospedale, Ryo decide di non andare dritto a casa.

Ha bisogno di camminare, di sbollire l'irritazione per il turno e, soprattutto, di svuotare la testa da quel silenzio strano che Kaori gli ha lasciato addosso.

Si ferma a fare la spesa in un supermercato poco distante dalla stazione di Shinjuku, girando tra le corsie con il cestino in mano senza una reale lista, buttando dentro roba a caso giusto per prendere tempo.

Mezz'ora dopo, varca il portone del loro condominio stringendo tra le dita i sacchetti di plastica. La prima cosa che fa, in modo del tutto automatico, è allungare l'occhio verso l’androne interno del palazzo, la zona comune dove tutti i condomini tengono parcheggiate le biciclette. Scansiona le rastrelliere una per una.

La city bike di Kaori, quella con il cestino di vimini davanti che usa sempre per venire in reparto quando fa bel tempo, non c'è. Il posto è maledettamente vuoto. Ryo fissa quel punto per qualche secondo, masticando amaro.

Allora, è vero. Ha davvero fretta, è andata sul serio a fare quelle benedette commissioni per i fatti suoi, come ha scritto nel messaggio a Mick.

Eppure, più ci pensa e più quella fuga repentina non gli quadra per niente. Non è da lei.

Kaori non è il tipo che sparisce senza dire una parola o che evita il momento dei saluti dopo un turno pesante, specialmente quando le cose in corsia sono andate bene.

Mentre aspetta l'ascensore, sente una morsa fastidiosa allo stomaco. Le dita gli prudono, la tentazione di sfilare il cellulare dalla tasca della giacca e far partire una chiamata è altissima. Muore dalla voglia di sentire la sua voce, anche solo per inventarsi una scusa di reparto, per chiederle se ha fatto rifornimento di quel farmaco che mancava o se si è ricordata di convalidare un parametro.

Ma si blocca all'istante, stringendo i denti.

"No, Ryo, fai il bravo, lascia stare. Rischiamo di cadere nel ridicolo." Si impone mentalmente, guardando truce le porte d'acciaio che si aprono.

Se la chiama adesso, dopo che lei ha chiaramente tagliato la corda, rischia solo di sembrare uno stalker della peggior specie.

Ne va anche del suo orgoglio. Il suo passo lui l'ha fatto, si è esposto fin troppo per i suoi standard e le ha fatto capire chiaramente cosa vuole da lei: che quell'amicizia di letto comincia a stargli stretta.

Lei sa benissimo dove trovarlo. Abitano sullo stesso pianerottolo, le porte dei loro appartamenti si guardano ogni giorno. Se Kaori avesse voluto parlargli, le sarebbe bastato aspettarlo cinque minuti in guardiola.

A Ryo sembra quasi di impazzire.

Quella terra di mezzo sentimentale lo sta logorando da più di due mesi e mezzo di notti consecutive. In cui stanno insieme, da dio, poi lei sgattaiola nel suo appartamento, il giorno dopo si vedono a lavorare e fanno finta di essere colleghi-amici-e-basta. Alla sera ognuno cena a casa propria, qualche volta insieme, ma quando arrivano le dieci di sera, spesso a giorni alterni, succede tutta la meraviglia del mondo.

Sono quasi tre mesi che non dorme più da solo alla notte. E non si tratta solo di sesso ma anche di coccole, intimità, attività divertenti, film comici o strappalacrime visti sotto le sue lenzuola abbracciati col pop-corn. Insomma, cose da fidanzati. Invece lei no:

"Rimaniamo così, non stiamo bene? Senza impegno... senza etichette. E poi lavoriamo insieme, non voglio rovinare tutto!"

E quando al lavoro invece hanno il turno di notte, aspettano che Mick vada nella sua guardiola là in fondo per riposarsi almeno un paio di ore dicendo che loro faranno la guardia e poi... succede che fanno il loro lavoro ma tra una cosa e l'altra, qualcosa ci scappa. Sempre.

Ryo esce, infila le chiavi nella serratura della sua porta e si lascia alle spalle il corridoio deserto. Sistema la spesa sul bancone della cucina senza troppa cura, sistema alcune cose e si infila una maglietta senza maniche.

Ha i muscoli del collo tesi come corde di violino. Decide che l'unico modo per non rimettersi a pensare a lei ed a quella maledetta vecchietta che ha insinuato quel qualcosa che li ha colpiti profondamente entrambi, è staccare completamente il cervello.

Va in bagno, apre i rubinetti della vasca al massimo e lascia che l'acqua bollente cominci a riempire la stanza di vapore. Ha bisogno di un bagno caldo per rilassarsi, sperando che i pensieri smettano di correre.

L'acqua bollente lo avvolge, ma l'ansia non accenna a mollare la presa. Anche dopo essere uscito dalla vasca ed essersi fatto una doccia per lavare via i residui di stanchezza del reparto, Ryo non si sente meglio per niente.

Il cuore continua a battergli con un ritmo irregolare contro le costole, e quel vapore gli sembra solo aria pesante che gli toglie il fiato. I muscoli sono ancora contratti. Si infila un paio di pantaloncini corti blu ed una maglietta, continuando a fare avanti e indietro per il soggiorno come un leone in gabbia.

Guarda la porta d'ingresso. Di là dal corridoio c'è l'appartamento di Kaori, ancora deserto.

A un certo punto, la finta razionalità che si era imposto crolla del tutto sotto il peso di una paura fottuta di averla persa, di aver tirato troppo la corda con le sue pretese. Afferra una penna dal ripiano della cucina e strappa un pezzetto di carta da un blocco degli appunti.

Le dita gli tremano leggermente, un dettaglio che lo fa incazzare, ma scrive dritto al punto, sputando fuori l'unica verità che gli stringe la gola.

"Non ti volevo fare scappare. Ma non riesco a stare senza di te. Scusami. Non ti darò più fastidio."

Piega il foglietto in due. Esce sul pianerottolo a piedi scalzi, muovendosi nel silenzio del corridoio comune con il cuore in gola.

Si china davanti alla porta di Kaori e, con un movimento rapido, infila il bigliettino sotto la fessura di legno. Il pezzo di carta scivola dall'altro lato, scomparendo all'interno dell'appartamento buio. Ryo si rialza, torna indietro ed entra in casa sua, chiudendo la porta con un clic leggero. Si appoggia con la schiena al legno, fissando il vuoto.

Il dado è tratto.

Adesso non gli resta che aspettare che lei torni a casa e trovi quel foglio.

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