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- 11 - LA DECISIONE DI KAORI (Martedì 9 Giugno 2026, Ore 14:20)
Mentre giù in corsia Ryo e Mick si scambiano battute sulle scale, ignari di tutto, le cose per loro stanno per prendere una piega totalmente imprevista.
Kaori, una volta entrata in ascensore, fissa per qualche secondo la fila dei pulsanti retroilluminati. Il dito è sospeso sul tasto del piano terra, pronta a scappare verso l'uscita per evitare Ryo, le commissioni inventate nel messaggio a Mick e, soprattutto, quel "qualcos'altro" che le brucia ancora dentro dopo la mattinata passata al letto 24.
Poi, d'impulso, stringe i denti. Una fiammata di determinazione le scalda il petto: deve sbloccare quella situazione, la sua, prima che il reparto le crolli addosso.
Schiaccia il tasto del piano superiore. Pochi istanti dopo, Kaori si trova davanti al corridoio dove ci sono gli uffici della Direzione Infermieristica e fra questi, l'ufficio del suo caposala.
Prende un respiro profondo e bussa alla porta di Shin Kaibara, chiamato da tutti in reparto "Jafar" come il cattivo di Aladdin, anche se lui ovviamente non lo sa.
L'uomo di mezza età la accoglie con evidente sorpresa. È seduto dietro la sua imponente scrivania di legno scuro, con una pila di fogli ed i report dei turni estivi ancora aperti.
Reduce nelle ore precedenti del pesante colloquio con Mick, ha preso la drastica decisione di convocare Reika l'indomani mattina per spostarla dal reparto in accordo con la Direttrice di Dipartimento del presidio di Emergenza - Urgenza a cui loro della Medicina Interna sono legati insieme al Pronto Soccorso, da cui prendono i pazienti da ricoverare per diminuire le liste di attesa del "boarding", alla Medicina d'Urgenza e qualche volta anche da altri reparti specialistici in cui un paziente si è aggravato e necessita di cure più internistiche.
Una scelta legata non solo all'episodio della notte, ma a tutte le negligenze che gli sono state riportate dai colleghi dall'inizio dell'anno. Ora è giunto il momento.
L'arrivo improvviso di Kaori nel suo ufficio lo coglie del tutto impreparato.
- Entra pure, Kaori. - Esordisce Kaibara, appoggiando i gomiti sul tavolo e scrutandola da sopra gli occhiali da lettura con quel suo sguardo magnetico e severo che mette i brividi a metà ospedale.
- Mick mi ha già fatto un resoconto dettagliato dei disastri della notte. Se sei qui per la questione di Reika, sappi che ho già preso provvedimenti. - Kaori fa un passo avanti, stringendo forte la tracolla della borsa contro il fianco.
Sente il cuore battere a mille e le guance calde, ma non torna indietro.
- No, dottor Kaibara, non sono qui per Reika. Sono qui per me. -
Sputa il rospo tutto d'un fiato prima che le manchi il coraggio di ritornare indietro:
- Sono venuta a chiederle ufficialmente di essere spostata di turno. Non voglio più lavorare nella matrice tra Ryo e Mick. Mi sposti in un altro turno, dove vuole lei... -
A quelle parole, Kaibara rimane letteralmente scioccato. Per un attimo perde la sua leggendaria maschera d'acciaio.
Spalanca gli occhi, butta la penna sul tavolo e impreca a mezza voce, visibilmente alterato:
- No, Makimura, ma stiamo scherzando?! Non se ne parla nemmeno! Voi tre siete la mia squadra migliore, la colonna portante di tutto il reparto! I migliori dei miei cinquanta infermieri tra voi ed il piano di sopra. Quando ci sei tu in corsia con loro, io posso stare tranquillo quassù senza ricevere mezza lagnanza dai piani alti. Non esiste. -
Si alza in piedi, aggirando la scrivania e puntando i suoi occhi scuri su di lei, cercando di decifrare quel muro di imbarazzo che la ragazza ha tirato su.
- Ma si può sapere che succede? Qualcosa di grave? Avete litigato? C'è qualcosa che posso fare io per risolvere la faccenda a livello gestionale? -
Kaori abbassa lo sguardo sul pavimento di linoleum, morendo di imbarazzo. Le mani le tremano leggermente.
Come può spiegare al capo supremo dell'assistenza che la corsia è diventata un campo minato a causa di un'amicizia di letto non risolta con Ryo e dei sentimenti taciuti di Mick?
Non vorrebbe dirglielo per niente al mondo. Preferirebbe farsi coprire di insulti da suo fratello Hideyuki piuttosto che mettere in piazza la sua vita privata in Direzione.
Shin però la conosce da anni, sa come lavora e capisce al volo che dietro c'è qualcosa di profondo. La guarda intensamente, ammorbidendo impercettibilmente il tono di voce, e azzarda una conclusione basata sulle voci che, inevitabilmente, filtrano dalle mura della guardiola.
- Senti, Makimura... in questo ospedale girano un sacco di voci ed io non sono sordo. Non so cosa stia succedendo fuori da queste mura, ma se la questione è che vuoi staccarti un po' da tutto quel testosterone ed egocentrismo autoriferito che c'è nel tuo turno... insomma, tra Ryo e Mick capisco che possa diventare pesante. È per questo? -
Kaori solleva di scatto la testa con il viso che le va letteralmente a fuoco, colpita in pieno da quella domanda così diretta.
Si morde il labbro inferiore, aggrappandosi all'unica scusa plausibile per non rivelare il caos sentimentale che la sta logorando, e rilancia con un tono quasi disperato:
- Sì... insomma, anche. È diventato davvero difficile gestire... mi creda, mi va bene qualunque cosa pur di cambiare aria. Anche gli ambulatori nell'altra palazzina vanno bene! Mi metta a fare i prelievi, le accettazioni, i faldoni cartacei, qualsiasi cosa. Pur di staccare un attimo da quel corridoio, accetto tutto. -
Kaibara incrocia le braccia sul petto, fissandola in silenzio per quelli che a Kaori sembrano secoli. L'idea di mandare una delle sue infermiere migliori a fare scartoffie ed accettazioni nella palazzina dei servizi territoriali degli ambulatori della Medicina, lo fa quasi star male, ma legge nei suoi occhi una determinazione mista a panico che non può ignorare del tutto.
Sospira pesantemente, picchiettando le dita sulle braccia conserte:
- Agli ambulatori? Tu? Makimura, là dentro c'è l'età media del personale che sfiora i sessant'anni ed i ritmi sono da bradipo in pensione, ti spareresti in bocca dopo due giorni. Però... vedo che non stai scherzando. -
Il coordinatore si ferma un istante a pensare, guardando la griglia dei turni sul monitor del computer, poi riprende la parola:
- Facciamo così: ti prendi alcuni giorni di recupero ore. Io faccio un paio di telefonate per sostituirti nel pomeriggio di domani e per la notte di dopodomani, chiamando quelli che sono di riposo. Nel frattempo, finché non ti schiarisci le idee, potresti darmi una mano qui nel mio ufficio a fare gli ordini della farmacia, a chiudere le cartelle cliniche e altre cose. Vedi quella scrivania lì vicino alla porta? È piena di faldoni di cose che devo sbrigare ma per cui non ho mai tempo. Una sorta di segretaria mi farebbe comodo mentre tu decidi cosa vuoi fare davvero della tua vita. Se poi vorrai ancora il trasferimento, dovrò chiamare la Direttrice di Dipartimento. Quindi vieni qui da me lunedì mattina. Un po' di riposo a casa non ti farà male. Domani devo vedermi con la RID per parlare di alcune nuove assunzioni per coprire le ferie estive e glielo devo dire della tua momentanea decisione. Va bene così? Non pensare che molli una perla come te ad un altro coordinatore così facilmente! - Poi Kaibara si alza dalla sua postazione e va ad abbracciarla, con un calore del tutto inaspettato vista la sua fama da rigido "Jafar".
Kaori ne rimane profondamente sorpresa. Lo ringrazia più volte e, con un peso molto più leggero sulle spalle, si dirige verso l'ascensore per scendere finalmente agli spogliatoi.
Ma prima di varcarne la porta, prende il telefono e fa una chiamata. Le è salita l'ansia. Non è più sicura di quello che ha fatto:
- Eriko? - Risponde l'amica che ha un negozio di vestiti simil atelier in centro a Shinjuku.
- Ciao, che sorpresa! Tutto ok? - Chiede l'amica.
- Sei in negozio? -
- Sì, faccio orario continuato ma se vuoi passare ora non ci sono clienti. Che è successo? La solita vecchia storia? - Chiede l'amica essendo a conoscenza di tutti i dettagli della storia con il suo collega.
- Mh... no... credo di aver fatto una cazzata... - Sussurra Kaori colpevole.