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«Sto pensando di scappare» disse improvvisamente Diamanyte sistemando i fili del suo caschetto «Una volta recuperata la chiave, intendo. La do alla Regina e me ne vado.»
«Mi sembra un piano leggermente avventato» commentò Elekìa con un mezzo sorriso «Per esempio, una volta uscita da qui come ti procureresti da mangiare? E dormire?»
«Secondo le mappe ci sono delle ottime grotte in cui nascondersi, inoltre ho letto diversi libri sulla caccia. Devo solo costruirmi un arco ed imparare a fare delle trappole» spiegò tranquilla «Oppure potrei iniziare a lavorare.»
«E quale lavoro faresti?» chiese il Primo Mietitore arricciando le labbra.
«L’inventatutto» annuì la bambina «Mi renderei utile alla comunità costruendo sistemi per il quotidiano, come la pompa idraulica. In cambio chiederei solo cibo e materiale.»
«Cosa ti fa pensare che la Regina ti lascerà andare?» domandò improvvisamente seria la donna.
«Vuole la chiave, no? Se le do la chiave sarà contenta» alzò le spalle Diamanyte, poi si diede lo slancio e scese dalla panca su cui erano sedute, si riposizionò il caschetto in testa e si preparò ad andare in camera sua «Devo solo perfezionare l’Attraversaspecchi, e poi…»
«E poi cosa?» chiese una voce alle loro spalle facendo rabbrividire la bambina «Avanti, ti ascolto.»
«E… e poi recupererò la chiave, Signora Madre» tremò spostandosi come a nascondersi dietro ad Elekìa.
«Mi pareva di avertelo già detto, una chiave per attraversare gli specchi non può trovarsi in uno specchio» rispose severa Akualta «Se non cambierai atteggiamento sarò costretta a toglierti quel rottame che ti porti dietro» Diamanyte strinse le dita ai pantaloni di Elekìa nascondendosi ancora di più alla vista della Regina che, in compenso, allungò la mano «Ora forza, vieni qui. Andiamo in biblioteca a concentrarci su quello che è importante» la bambina scosse la testa stringendo ancora di più i pantaloni del Primo Mietitore «È forse un rifiuto quello che ho appena visto? Perché se ciò fosse sai bene cosa succede a chi non esegue i miei ordini.»
L’acqua iniziò ad accumularsi minacciosa ai loro piedi, vorticando attorno a Diamanyte che serrò gli occhi.
«Non le sembra di essere un po’ troppo dura?» chiese il Capo delle Guardie cercando un tono diplomatico «Spaventarla non servirà a…»
«Non ti intromettere» ordinò la Sovrana, l’acqua che diventava un piccolo gorgo sul pavimento «Lei è mia figlia.»
«Non è sua figlia» rispose rapida «È uno dei tanti vani tentativi di riempire il suo ego. Come lo sono le altre, come lo sono stati quelli prima di lei.»
«Elekìa, non è una discussione da avere qui e adesso» la minacciò Akualta. Il vortice si allargò gorgogliante a circondare tutte e tre «A meno che tu non voglia che dica cose molto poco piacevoli, consegnami Diamanyte.»
Il Primo Mietitore guardò la bambina. Le tornarono in mente le parole della sovrana di quella notte, la preghiera che le aveva fatto. Probabilmente era giunto il momento di decidere se fare la cosa giusta o quella ordinata, e non era una scelta facile. Senza di lei come Capo delle Guardie e Primo Mietitore sarebbe subentrato qualcun altro, e questo qualcun altro avrebbe scelto a sua volta se seguire la propria etica o gli ordini di una Regina ormai impazzita.
E doveva decidere in fretta.
Sollevò Diamanyte di peso tenendola con il braccio sinistro, poi estrasse la spada con la mano destra e colpì Akualta con una scossa elettrica prima di correre lungo il corridoio.
«Non abbiamo molto tempo» ansimò mentre la bambina si allacciava il caschetto e serrava le braccia attorno al collo della donna «E se mai tu dovessi avere a che fare con la Regina di nuovo, deciderai a chi credere tra le due. Per ora stai attenta a quello che ti dirò perché non avrò tempo per ripetere. Imprimitelo a fuoco nella memoria affinché tu possa poi arrivare alle tue conclusioni.»
«La memoria è il mio punto di for…» rispose Diamanyte.
Le tubature iniziarono a saltare, come un allarme che la Regina faceva scattare per attirare l’attenzione delle guardie. Peccato che con quel sistema non potesse spiegare loro la situazione.
«Due anni fa la Regina organizzò una missione segreta, l’obiettivo era una bambina che abitava in una casa poco fuori da una città dell’entroterra» proseguì Elekìa depistando un paio di guardie su un possibile intruso nell’area sud del palazzo «A quanto si diceva era straordinariamente capace per la sua età. Un prodigio in fatto di conoscenza e inventiva. Il genere di persona che la Regina voleva tutto per sé» si lanciò verso le cucine, restando leggermente a destra così da intrufolarsi nel corridoio dei mercanti.
«Chiunque vorrebbe un Cervello di Cristallo a palazzo, immagino…»
«Questa bambina, però, aveva un difetto.»
«Era pallida?» chiese Diamanyte arricciando il naso.
«No, peggio» aprì la porticina d’ingresso con una spallata «Aveva una famiglia. Dei genitori che le volevano bene e che stavano sacrificando tutto pur di farla studiare. Tuttavia la Regina bramava quella bambina più di ogni altra cosa, tanto che scelse le migliori guerriere che avesse al suo fianco in quel momento.»
«Quindi anche te?» domandò sempre più curiosa.
«Quindi anche me, sì» girò a sinistra recuperando un telo che copriva un carro e coprendole entrambe «Il piano era rapire la bambina con il favore delle tenebre e andarsene prima che i genitori si svegliassero.»
«Potevate proporre loro una borsa di studio» sbuffò alzando gli occhi al cielo «Non c’era bisogno che mi rapiste.»
Elekìa la guardò sorpresa, poi scoppiò a ridere: «Hai ragione, che stupide» si accovacciò dietro un carretto poco dentro le mura «Ma nessuna di noi ha la tua testa, no? E se anche avessimo proposto ciò, sarebbe stata una bugia» la guardò dritta negli occhi «Hai visto tu stessa cosa vuole la Regina, cosa pretende» studiò l’area circostante «Ma io ti sto portando via non perché lei pretende senza capire, bensì perché qualsiasi cosa tu faccia per lei, per farle piacere, sarà solo l’anello inutile di una catena» l’abbracciò «Hai il tempo e la testa per essere libera. E non hai ancora catene o lucchetti a tenerti ferma» la lasciò andare e la aiutò a salire sul carretto, nascondendosi dentro una cesta di mele «Con questo uscirai dalle mura, aspetta che si fermi ed esci di nascosto, poi trova riparo nella foresta.»
«E tu?» chiese spuntando dal cesto solo con gli occhi.
«Io li terrò impegnati» arrotolò il telo in modo che sembrasse un fagotto bello grosso «E se riuscirò a fuggire ti verrò a cercare.»
«E se non dovessi riuscirci?» domandò tremando.
«Non morirò fino a che non ci saremo rincontrate» appoggiò tre dita sul petto «È una promessa.» spinse appena il coperchio della cesta in modo che la coprisse del tutto, poi si lanciò verso l’uscita delle mura stringendo la coperta a sé.
L’onda arrivò in strada come uno tsunami, sollevando cose e persone, fino a schiantarsi contro le mura e scorrere ai lati della schiena d’asino fatta di ciottoli.
Elekìa si trovò sbalzata fuori dalle mura, rotolando sull’erba dei campi che attutirono appena la caduta. Si rialzò in fretta, correndo verso la foresta e tenendo pronta la spada, gli occhi fissi sulla strada da percorrere.
Una freccia trafisse l’aria costringendo il Capo delle Guardie a una bruisca frenata. La lama alta sfiorò un invisibilissimo filo di ragno impossibile da tagliare.
«Non ho nulla contro di te, Elekìa» le disse la donna appesa a testa in giù su un ramo a diversi metri di distanza. Aveva la pelle mulatta, gli occhi e i capelli neri come l’ebano, un arco teso tra le dita pronto a scoccare e uno strano monocolo appoggiato sul naso «Lascia la bambina, la Regina vuole solo lei. Se gliela riporterai ti perdonerà e…»
«E vivrò con il rimorso per tutta la vita, con la sensazione di averla tradita non una, due volte» rispose il Primo Mietitore arrotolando il filo di ragno attorno alla spada e tirando verso il basso. La freccia scoccata poc’anzi si staccò dalla sua ubicazione facendo adagiare la trappola al suolo «Non combatterò contro di te, Rakana, a meno che tu non mi costringa a farlo.»
«Se te ne vai adesso il tuo posto verrà preso da Chara. Ogni tua carica in mano a quella donna» scese dall’albero e abbassò l’arma «Vera Pax sarà condannata, e tu lo sai. Vuoi abbandonare il tuo popolo per una bambina? Ce ne sono tanti al mondo, più bisognosi di lei.»
Ekelìa scoppiò a ridere: «Sei veramente così ingenua da credere che non aspettassero altro? Che non volessero questo?» fece per andarsene «Gli sto solo togliendo una delle armi a disposizione.»
«E se fosse tracciata? Paradoxa è una maestra in questo genere di incantesimi» dichiarò Rakana.
«Anche i suoi poteri hanno dei limiti, e per sua sfortuna io li conosco» ruotò la spada e s’incamminò nel fotto degli alberi «Ora scegli tu chi seguire. Me o loro?»
E senza aspettare una risposta scomparve tra gli alberi.
*** * ***
Diamanyte rimase in silenzio sotto al cesto. Si era ribaltato tutto con l’onda generata dalla Regina e adesso le mele rotolavano sul ciottolato, ma lei doveva stare assolutamente immobile.
Lo scalpiccio delle guardie era assordante e incessante, resistere era veramente difficile.
«Inseguitele!» sentì ordinare da fuori «Non possono essere andate lontano. Chi le trova avrà un encomio speciale da parte mia.» quattro paia di piedi si fermarono proprio davanti al suo cesto. Diamanyte si mise le mani sulla bocca per non essere scoperta «Chara, sei il nuovo Capo delle Guardie e Primo Mietitore. Da questo momento Elekìa Malaukis è ufficialmente una traditrice, sai perfettamente cosa fare.»
«Certamente» rispose la donna prima di allontanarsi «Ordine di catturarle entrambe vive. Gruppo alfa, cercate in città, gruppo beta all’esterno. Non tralasciamo alcuna pista.
«Paradoxa, ancora niente?» chiese la Regina che era rimasta vicino al cesto.
«Temo abbia schermato il mio incantesimo» ammise una donna poco distante «Sento flebilmente e l’area è molto vasta, purtroppo. Il massimo che posso percepire è che si trova su questa retta.»
«Almeno sappiamo che dobbiamo cercarle in dritto.» sospirò Akualta prima d’incamminarsi «Non vorrei allagare nuovamente la città per scovarle» Diamanyte trattenne uno starnuto. I vestiti bagnati a contatto con la pelle iniziavano a fare freddo «Io e te cercheremo nel Palazzo, trovandosi sulla retta non è da escludere che si nascondano ancora lì.»
La bambina attese tremante, il cuore che batteva a mille, poi, una volta che i passi si furono allontanati, alzò appena il cesto e si guardò attorno. Le due donne avevano parlato di percezione, dunque potevano sapere dove si trovava, tuttavia qualcosa le bloccava. Il vimine, forse? Aveva letto che alcune magie di ricerca potevano essere facilmente schermate se si conosceva il punto debole di chi le usava. Paradoxa era un elfo atipico, poiché non aveva magie legate alla natura, non era da escludere che il suo “nemico magico” potesse essere una tipologia di pianta.
Se così fosse stato l’avrebbero sentita appena fosse uscita da lì. Doveva trovare, dunque, il modo di muoversi rapidamente senza la seccatura dell’essere subito braccata.
Si calò nuovamente la cesta addosso, poi estrasse dal vestito il pezzo di specchio che si era tenuta qualche giorno prima. Studiò l’intreccio del fondo, infine infilò lo specchio e ruotò rapida. Il vimine cedette creando un buco sull’esterno. Ne creò un altro accanto, tagliò le fibre che collegavano il coperchio al cesto e si alzò in piedi. Vista da così era coperta fin sotto le ginocchia.
L’essere piccola aveva i suoi vantaggi.
Cercando di non attirare troppo l’attenzione si diresse verso l’uscita ovest della città. Le ricerche erano sul lato sud, nessuno si sarebbe aspettato un suo spostamento da quella traiettoria.
Si abbassò poco prima di incrociare un paio di guardie, accanto ad un barile contro una casa. Aspettò che l’avessero superata e velocizzò il passo in direzione dell’ingresso in città.
Arrestò la corsa pochi metri prima, colta da un improvviso dubbio. Se la potevano tracciare avrebbe dovuto tenere il cesto di vimini sempre addosso, e ciò era facile su strade battute. Una volta nella foresta sarebbe stato difficilissimo muoversi.
Doveva trovare una soluzione alternativa in fretta.
Si rannicchiò poco distante dalla porta meditabonda, arricciando appena il naso e stringendo le sopracciglia. Poteva farsi un’armatura di vimini, ma sarebbe stato un lavoro troppo lungo per la situazione in cui si trovava. Qualcosa di più semplice, ma efficace come un’armatura.
«Ehi, ma questo cesto non era alla porta sud?» chiese la voce di una guardia facendola trasalire.
«Non dire assurdità.» commentò la collega «Oggi è giorno di mercato, sarà pieno di quei così. Questo è pure bucato, assolutamente inutile» Diamanyte si fece indietro appena prima che il dito della guardia s’insinuasse in uno dei buchi per gli occhi. Le sfiorò leggermente il vestito e tornò indietro «Un mercante di stoffe l’avrà perso quando la Regina ha allagato la città. Se glielo riportiamo magari ci regala qualcosa di buono. Tra poco c’è il ballo a palazzo, ho proprio bisogno di un abito nuovo» e senza indugio sollevò la cesta credendola pesante. Inutile dire che lo sforzo la fece solo ribaltare all’indietro sotto lo sguardo incredulo della collega.
Diamanyte singhiozzò di sorpresa, poi scivolò di lato e si lanciò verso l’uscita della città. Un muro d’acqua si frappose tra lei e l’esterno costringendola ad una brusca frenata.
Come aveva fatto ad essere così veloce? La Regina non si vedeva nelle vicinanze, doveva aver lanciato l’incantesimo direttamente dal palazzo. Il tracciatore doveva essere veramente abile per essere così preciso.
Le guardie le furono addosso subito, ma la bambina le evitò rapidamente e si mise a correre nuovamente verso l’ingesso sud seguendo i vicoli stretti della città. Il palazzo si trovava a Nord ovest, vicino al molo, dunque se si fosse allontanata forse si sarebbe nascosta più facilmente.
Una parete d’acqua le sbarrò la strada davanti, accompagnata da un’altra che le bloccava il passo a sinistra. Fece per tornare indietro, ma un altro muro d’acqua le impediva la fuga.
Come se non bastasse, la parete di sinistra iniziò a muoversi nella sua direzione, costringendola a indietreggiare appena.
«Non temere, Diamanyte» disse la Regina alle sue spalle facendola trasalire «Vieni da me e non ti succederà niente» la bambina serrò le dita sul caschetto «Potrei anche perdonare il tuo comportamento così irrispettoso. Nessuna punizione, promesso.»
«Anello inutile di una catena…» ripeté Diamanyte inspirando a fondo e schiacciandosi il caschetto sulla testa «Anello inutile di una catena… la catena è una costrizione» guardò Akualta con straordinaria forza per una bambina di appena otto anni «La mia testa rifiuta le costrizioni, nessun limite, nessun tracciato» guardò la parete d’acqua ferma davanti a lei «Nessun muro invalicabile, nessuno specchio. Nemmeno quelli d’acqua!» e, presa la rincorsa, si lanciò contro l’ostacolo liquido.
*** * ***
Quando si svegliò era stesa nel letto di una stanza spoglia. Qualcuno le stava delicatamente accarezzando la testa canticchiando a bocca chiusa come un’antica nonna nanna.
Sottili ma robusti fili di ragno la bloccavano al materasso tanto che nemmeno girarsi sembrava possibile.
«Non sarei voluta arrivare a tanto» disse la Regina senza smettere di accarezzarle la testa come una madre amorevole «Ma questa volta hai veramente esagerato» si piegò in avanti fino ad essere a pochi millimetri dal suo viso «Non posso permettermi che tu te ne vada» si alzò dalla sedia accanto al letto con fare elegante, allargando, anche se di poco, la visuale sulla stanza.
Circolare e spoglia, presentava un angolo coi servizi igienici, una scrivania e una libreria. Una grande finestra chiusa dava ulteriore oscurità in quel luogo illuminato da quattro candele.
«Da questo momento questa sarà la tua stanza» spiegò Akualta «Non potrai uscire o avere contatti con l’esterno se non con chi ti porterà da mangiare, e le tue coperte saranno le ragnatele di Rakana. Se non dovessero bastare, passerò alle cinghie. Potrai uscire solo quando avrai rintracciato la chiave» sorrise amorevole prima di spegnere l’unica fonte di luce accesa «Buonanotte.»
«Aspetta» la fermò la bambina «Dov’è Elekìa?».
«Vediamo…» pensò la donna «Ci sono due opzioni: in una è nelle mie segrete che sta scontando la sua pena, nell’altra è scappata abbandonandoti per sempre. Vedi tu a quale credere.»