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«Ecco fatto.» Elia parve piuttosto soddisfatto di sé stesso. Si alzò dalla scrivania: «Tutto vostro, mademoiselle.» Le mostrò il pc funzionante. «Ti ho anche creato un’email, ti sarà utile, ho scritto tutto, compresa la password, su quel blocco note. Usalo pure.» Le indicò il quadernino accanto al portatile. «Ho anche scaricato un pacchetto con tutti i programmi che possono essere utili per la scuola e l’antivirus.»
Elva, che non aveva mai posseduto un proprio pc, non riusciva ancora a credere di averne finalmente uno tutto per sé. «Non so nemmeno cosa potrei farci…»
«Perché non ti informi un po’ di più su Biancariva?» Elia aprì il browser. «C’è un forum sul folklore locale, un sito comunale, il sito della scuola e quello della biblioteca. Se ti va di iscriverti a qualche social, molti di noi hanno anche dei profili.»
«Forse questo, attualmente, lo eviterò. Ma darò volentieri un’occhiata ai siti. Grazie, Elia.»
«Figurati. Io vado a finire i compiti per le vacanze. Se hai bisogno, sono nella stanza accanto.»
Elva rimase da sola. Si sedette alla scrivania e iniziò a dare un’occhiata alle varie pagine. La prima che visitò fu quella sul folklore locale, fu molto interessante: si parlava di spiriti che vivevano nei boschi attorno alla cittadina, per lo più legati alla natura, fantasmi che vagavano per il castello, avvistamenti di una strega nei boschi e altre storie simili. Un intero articolo era dedicato ad un negozio aperto da poco in città da uno straniero che aveva portato con sé oggetti magici e maledetti da esplorazioni e viaggi in giro per il mondo, o almeno così diceva lui. Vi era una lunga intervista a riguardo e una foto: il negozionte, John Black, era in piedi davanti alla vetrina del negozio in questione, dove erano esposte bambole inquietanti, scrigni intagliati in legno con sopra incisi strani simboli, libri rilegati in pelle, artefatti egizi e di altre culture antiche; il logo del negozio era un corvo nero dipinto sull’insegna in legno. Quel tipo avrà avuto al massimo trent’anni, era possibile avesse girato il mondo e accumulato tutti quegli oggetti?
Un altro articolo parlava di un nuovo parroco giunto ad inizio estate alla diocesi di San Michele. Elva osservò la foto. Se lo avesse visto senza la divisa da sacerdote, non avrebbe mai detto che quell’uomo fosse un prete: alto, muscoloso, dal volto affilato.
“Padre Laurent.” Lesse sotto l’immagine.
L’articolo si concentrava sui suoi studi come esorcista.
Elva passò sul sito del comune, anche li vi era un articolo dedicato al nuovo parroco ma quel particolare, lì, era appena accennato, si parlava dei suoi studi in generale e della sua carriera in Francia, la cosa che colpì Elva fu che l’uomo avrebbe insegnato Religione e Filosofia al liceo Italo Calvino.
Per ultimo, visitò il sito della biblioteca. Avrebbe chiesto a Gabriella il permesso di creare una tessera per prendere in prestito alcuni libri e altri articoli utili per conoscere meglio il posto. Segnò comunque l’indirizzo, così da poter andare a dare un’occhiata al materiale disponibile per la consultazione sul posto.
Non si accorse dello scorrere del tempo finché non la chiamò Elia per il pranzo.
∘☽༓☾∘
Sabato giunse prima del previsto. Si ritrovarono al bar di Vincenzo e Maria, l’Agorà, per fare colazione tutti assieme.
Il locale si chiamava così perché affacciava sulla piazza centrale della città, sul lato opposto rispetto alla chiesa di San Michele.
Al centro della piazza, sorgeva una fontana in marmo rappresentante una donna dai lunghi capelli con tra le mani una giara dalla quale l’acqua scendeva, riversandosi nella vasca sottostante.
«È molto bella.» Commentò Elva tra sé e sé.
Eros le sorrise: «Molto. Non si sa chi sia. Gira voce fosse una strega bruciata sul rogo proprio qui, durante il sedicesimo secolo, dagli inquisitori.»
«Se questo posto è stato teatro di un tale evento, perché dedicare allora una fontana ad una donna ritenuta strega? La Chiesa l’avrebbe fatta buttare giù subito.»
«Non ne ho idea. Come ti ho detto, si tratta di voci.»
«Ma devono essere nate da qualche parte. Una fonte, qualcuno che l’ha diffusa per primo…»
Ellie alzò lo sguardo dalla propria colazione: «Non ci avevo pensato. È possibile.»
Elva alzò le spalle. «Forse sono io quella strana che si fa troppe domande.»
Finirono di mangiare e Vincenzo insistette per offrirle quella prima colazione nel suo locale, insistere non servì a nulla.
Si incamminarono tra le stradine e i viali alberati, diretti da “Tutto e Niente”, un negozio che forniva materiali di tutti i tipi, da oggetti per la casa e per il giardinaggio a cartoleria per la scuola ad articoli sportivi.
«Il proprietario, Lorenzo, ha ereditato questa seconda casa da una sua nonna, non sapendo cosa farci ha trasformato i primi tempi il piano terra in una piccola bottega e poi con gli anni ha trasformato anche i piani superiori e con il tempo la struttura è diventata una sorta di grande magazzino… ma in miniatura.»
Era stato installato un ascensore ma Elva odiava quelle “trappole mortali” e preferì salire tre rampe di scale.
«Non hai portato nulla quando ti sei trasferita?» Ellie le pose la domanda mentre giravano tra i reparti.
«Ellie! Non essere indelicata!» Elia la riprese con il solito tono da padre autoritario, cambiò subito atteggiamento quando si voltò poi verso di lei, con il solito sorriso gentile. «Prendi pure tutto ciò che vuoi, mamma ha detto di non badare a spese.»
La prima tappa fu la zona dove venivano esposti gli zaini. Nonostante le parole di Elia, Elva non riuscì a non guardare i prezzi e alla fine optò per una via di mezzo: uno zaino non troppo costoso ma comunque di buona qualità, piuttosto capiente, verde chiaro, senza fronzoli o disegni di alcun tipo.
«Sei sicura?» Ellie non sembrava convinta. «Ce ne sono di molto più carini, anche con il verde.»
«Mi piacciono le cose semplici. E poi, mi darà modo di personalizzarlo da sola.»
«Questa mi sembra un’ottima idea.»
Trovarono anche un diario e un portapenne abbinati. Anche agli altri serviva un nuovo diario per la scuola.
Quando raggiunsero l’area cancelleria, ogni buon proposito di Elva per non far spendere soldi a Gabriella rischiò di andare in fumo.
Trovò un bellissimo set di penne dall’impugnatura morbida decorate con motivi floreali, una portamine abbinata, una gomma da cancellare retrattile verde con il pulsante a forma di tartaruga e pacchi di post-it, anch’essi a forma di fiori o foglie.
«Ti piace il giardinaggio?» Eros le si avvicinò.
«Mi piacciono molto i fiori ma non ho mai provato a praticare il giardinaggio.» Arrossì, imbarazzata. «Un po’ scontato, vero?»
«No, affatto. La torvo una bella cosa. I tuoi fiori preferiti?»
«I fiordalisi.»
«Originale.» Lui sorrise e le porse un blocco note i cui fogli erano decorati con cornici di foglie, semplice ma elegante.
Anche gli altri la aiutarono a trovare altri materiali, non solo per la scuola ma per la sua stanza: portapenne, un tappetino per il mouse del computer, oggetti con cui decorare gli scaffali e le pareti così da personalizzarle.
Quando uscirono, dopo aver pagato tutto, Elva aveva due grandi buste. Elia si fece avanti per aiutarla a portarle: «Allora, cosa vogliamo fare adesso? Abbiamo ancora due ore prima di pranzo.»
«Io pensavo di andare a dare un’occhiata alla biblioteca, se abbiamo tempo.» Aveva controllato gli orari, il sabato era aperta fino alle cinque di pomeriggio.
«Ti accompagniamo.»
«Sicuri? Non rischiate di annoiarvi?»
Ellie rise: «Siamo ospiti regolari.»
La notizia la sorprese. Elia ed Eros sembravano studenti modello ma Ellie… le dava l’idea di una ragazza iperattiva con un disturbo di deficit dell’attenzione, non riusciva ad immaginarla seduta pazientemente a leggere.
La struttura della biblioteca comunale dava l’idea di essere molto antica. Entrando, Elva sentì l’odore di libri e pagine ingiallite unito a quello del legno impregnarle le narici. Si sentì subito a proprio agio. L’atmosfera era calda e accogliente.
Alla reception, un uomo con una lunga treccia castana era seduto a leggere un pesante volume che sembrava avere molti anni.
Elva non se la sentì di interromperlo, sapeva cosa significava venire interrotti nel bel mezzo della lettura. Non era affatto piacevole. Quando si avvicinarono, però, lui alzò lo sguardo ancor prima che potessero dire qualcosa, inserì un segnalibro tra le pagine e poggiò il libro sulla superficie del bancone: «Cosa posso fare per voi?» Ogni suo gesto appariva elegante e preciso e anche il suo tono di voce era pacato.
Elva si fece avanti: «Salve. Sono venuta a chiedere informazioni per una tessera.»
«Sei Elva, vero? La figlia di Bianca» Lui aprì uno dei cassetti. «Mi ha parlato di te.»
Lo sentiva ripetere ogni volta che incrociava qualcuno di nuovo per strada. Tuttavia, fu la prima volta che qualcuno la definì “figlia di Bianca”. La cosa le provocò una strana sensazione che non riuscì bene a definire.
«Sì, sono io.»
«Sei proprio come ti aveva descritta, mi chiedevo quando avrei fatto la tua conoscenza. Puoi chiamarmi Zacaria.» Le porse un plico di fogli. «Portameli quando vuoi compilati dal tuo tutore legale insieme a delle fotocopie dei suoi documenti di identità e dei tuoi.»
«La ringrazio molto.» Elva li prese e li ripose in una cartellina che aveva comprato poco prima, perché non si rovinassero.
«Figurati, è il mio lavoro. A dire il vero, vorrei chiederti io un favore.»
«Prego.»
«Ho prestato a Bianca dei libri prima di… beh… prima dell’accaduto.»
Elva annuì, facendogli cenno di continuare.
«Il prestito è scaduto settimana scorsa ma con tutto ciò che è accaduto non me la sentivo di chiedere a Gabriella di andarmi ad aprire casa di Bianca per cercarli. Mi chiedevo se potessi farlo tu. Ovviamente, non dovrai pagare nulla per il ritardo, viste le circostanze.»
«Nessun problema. Li porterò insieme ai documenti per la tessera non appena riuscirò a venire.»
«Ti ringrazio, sei molto gentile.» Il bibliotecario prese un foglio e una penna e iniziò a scrivere. «Questi sono i titoli. Li riconoscerai anche dall’etichetta attaccata sul dorso. Sono cinque in tutto.»
Elva piegò il foglio in quattro e lo conservò insieme al modulo.
«Ellie, tu hai ancora tre giorni di tempo.» Zacaria a quel punto si voltò verso la mora.
Lei rabbrividì e rispose con un semplice cenno affermativo della testa.
Dopo un ultimo saluto, uscirono dall’edificio.
«Quell’uomo ha una memoria incredibile.» Mormorò Elva. «Ha scritto quei titoli senza nemmeno controllare nel sistema di quali si trattasse.»
«Lo hai notato anche tu, vero?» Eros le sorrise. «Conosce a memoria tutti i libri della sua biblioteca, ricorda sempre chi li ha presi e quando e la scadenza di ogni restituzione.»
«È incredibile…»
«Fa parte di una delle famiglie più antiche della città, vive in una villetta vicino al castello, da solo con la figlia, Cassandra. La educa personalmente lui, lei non è mai venuta a scuola e ogni tanto viene qui ad aiutarlo.»
«Ragazza fortunata…»
«Dipende dai punti di vista.» Elia si voltò verso di loro. «Secondo me soffre la solitudine.»
«Se anche io vivessi circondata dai libri, non sentirei mai la solitudine.»
«Io sì.»
Forse aveva ragione ma Elva non riusciva a vedere il problema di vivere in una grande casa con la compagnia di solo dall’amore di un genitore e di centinaia di libri. Di nuovo, le venne da chiedersi se quella strana fosse lei.