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← I racconti di Biancariva: La linea di Confine

Creato il 23/04/2026, 10:37 · Aggiornato il 23/04/2026, 10:37

Capitolo 2: II

@daisy_eastDaisyEast
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  • Morte
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Elva ripose il mazzo di rose bianche nel vaso. Non vi erano fiori secchi, Gabriella pensava tutti i giorni a cambiare l’acqua, pulire e aggiungerne sempre di freschi.

Provò a non piangere ma prima che se ne andassero due grosse lacrime le rigarono il volto.

Perché era accaduto? Proprio prima che iniziassero la loro vita insieme, che lei potesse finalmente avere una madre, una famiglia che si prendesse cura di lei, una vita normale…

Non aveva conosciuto bene Bianca ma aveva immaginato come avrebbe potuto essere, vivere con lei. Aveva sognato ad occhi aperti la loro vita assieme: le mattinate a fare colazione prima di andare a scuola, il tornare a casa e trovare il pranzo pronto, raccontarle com’erano andate le lezioni mentre mangiavano assieme. Si sarebbe impegnata nello studio, l’avrebbe resa fiera e avrebbe portato a casa solo buoni voti, si sarebbe impegnata anche nella matematica che tanto odiava. Bianca le avrebbe portato la merenda in camera, il pomeriggio, mentre lei faceva i compiti. La sera, dopo cena, si sarebbero sedute assieme sul divano del salotto a leggere i loro libri preferiti. Elva sarebbe stata la figlia perfetta ed era sicura che Bianca sarebbe stata la madre migliore del mondo ma tutto ciò sarebbe rimasto solamente un sogno ad occhi aperti.

Si incamminarono verso il cancello del cimitero, con passo lento e gli sguardi malinconici. Gabriella ruppe il silenzio: «Per un paio d’anni sarò la tua tutrice legale.» Iniziò. «La casa di Bianca comunque è a tua completa disposizione, potrai andare lì ogni volta che vorrai. Certo, sarebbe più sicuro se la notte dormissi da noi…»

«Non intendo procurarti guai, Gabriella. Fino ai diciotto anni, vivrò con voi.»

Michele le sorrise, sembrava contento: «Sarà bello avere di nuovo qualcuno in casa oltre a me e mamma. Siamo anche nella stessa classe. Potremo andare a scuola insieme e aiutarci con i compiti.»

Elva avrebbe voluto avere il suo entusiasmo ma in quel momento non era dell’umore. Si voltò un’ultima volta verso il cancello del cimitero, dal quale era ancora possibile osservare la tomba di Bianca. Prima di girare l’angolo, le parve di vedere qualcuno davanti alla lapide lasciarle dei fiori.

∘☽༓☾∘

Gabriella aveva voluto organizzare per lei una festa di benvenuto.

Elva non era in vena ma non le sembrava educato chiedere di annullare tutto, l’avevano accolta a casa loro senza conoscerla ed erano stati molto gentili con lei.

Dalla sua nuova camera poté vedere arrivare i primi ospiti, la finestra sporgeva proprio sul portone d’ingresso. Si trattava di una coppia di vicini la cui figlia era una delle migliori amiche di Michele, nonché sua futura compagna di classe.

Finì di cambiarsi, indossò un semplice paio di pantaloncini in jeans e una camicetta bianca con fiori azzurri. Scese in cucina, dove Gabriella e una donna dai capelli tinti di rosso erano intente a recuperare dal frigo la carne per la grigliata.

«Hai avuto modo di riposare, Elva?» La sua tutrice le sorrise non appena la vide.

«Sì, grazie, ho riposato molto bene.»

«Ne sono felice. Carolina, lei è Elva.»

«La famosa Elva! Bianca ci ha parlato molto di te, è bello conoscerti di persona!»

Si strinsero la mano ed Elva cercò di sorridere nel modo più educato e genuino che le riuscì.

«Io sono Carolina, la madre di Elena. Sarete in classe insieme, al liceo Calvino.»

«Elena?»

«Sì, era qui un attimo fa… ELENA!»

Il grido la prese alla sprovvista, si massaggiò l’orecchio dolente che iniziò a fischiare.

Una ragazza dai capelli neri le raggiunse dal giardino: «Eccomi! Non c’è bisogno di gridare!» Non che il suo tono di voce fosse più basso di quello della madre. Si voltò verso di lei con un sorriso: «Tu sei Elva, vero? Io sono Elena, ma tutti mi chiamano Ellie.»

«Piacere di conoscerti.» Elva rimase confusa. Non era il tipo da trovarsi a proprio agio con gente troppo solare o rumorosa.

Elia le raggiunse, con un sorriso: «Dov’è Eros?»

Ellie si voltò verso di lui: «Non sono ancora arrivati.»

«Chi è Eros…?»

«Un altro nostro vicino di casa e compagno di classe. Noi tre siamo cresciuti assieme e siamo sempre stati nella stessa classe, dalle elementari.»

Suonò il campanello. Gabriella corse ad aprire.

«Vincenzo, Maria, benvenuti!»

«Abbiamo portato una torta.»

«Oh, non dovevate!»

«Scherzi? Vincenzo ci ha lavorato tutta la notte! Questa è la piccola Elva?»

I due nuovi arrivati profumavano di dolci e pane appena sfornati, una fragranza accogliente e piacevole. Furono gentili con lei mentre si presentavano e le davano il benvenuto.

Li seguiva un ragazzo dai lunghi capelli neri legati in un codino, sembrava più tranquillo di Ellie e le strinse la mano con delicatezza.

«Piacere Elva, io sono Eros.»

«Piacere mio.» Stavolta, il sorriso le uscì sincero e spontaneo.

Quando il giro di presentazioni fu finito, le donne si ritirarono in cucina a preparare antipasti e cocktail, gli uomini iniziarono a preparare la griglia in giardino e i ragazzi furono lasciati da soli così che potessero conoscersi meglio.

Si sedettero su una dondola in giardino.

Ellie, com’era prevedibile, fu la prima a riempire Elva di domande: «Hai un cellulare?»

Elia intervenne: «Certo che ha un cellulare, che domande sono?»

«Non so, magari dove è cresciuta non le permettevano di averne uno!»

Elva intervenne: «Ho un cellulare, mi è stato regalato in vista della partenza.» Non usò il nome di Bianca, non voleva rattristare la serata.

«Hai Telegram?»

Scosse la testa.

Ellie allora le spiegò come scaricare l’applicazione e creare un proprio profilo. Si scambiarono i numeri di telefono e fu aggiunta al loro gruppo Telegram, “3E”, che fu aggiornato subito in “4E”. Effettivamente, tutti i loro nomi iniziavano con la stessa lettera. Una divertente coincidenza.

Più parlavano, più Elva comprese le dinamiche di quello strano gruppo: Ellie era la ragazza vivace e impulsiva che diceva tutto ciò che le passava per la testa, Elia quello che provava a tenerla sotto controllo e la rimproverava quando superava il limite, Eros invece il mediatore che cercava di mettere pace tra i due.

Stavano parlando della scuola, che sarebbe iniziata la settimana dopo, e dei professori che avrebbero avuto, quando furono chiamati dai genitori.

«Ragazzi, è pronto!»

La tavola era piena di bistecche, salsicce e pollo, accompagnati da melanzane, zucchine e peperoni, tutto grigliato a puntino.

«Mangi le verdure, Elva?» Chiese Maria quando si accomodarono.

«Ho solo qualche problema con le zucchine.»

Le venne fatto un piatto abbondante con salsiccia, alette e cosce di pollo e una grossa bistecca, il tutto accompagnato da peperoni. Si chiese se sarebbe mai riuscita a finirlo.

«Da bere? Coca Cola, aranciata, limonata…»

«Coca Cola, grazie.»

Alla fine del pasto, si sentiva esplodere ma Carolina portò a tavola anche la torta.

Si sentiva in colpa all’idea di rifiutarla, visto che era stata preparata apposta per lei.

«I miei genitori possiedono un panificio.» Le spiegò Eros. «Pane, focacce, dolci… e da poco hanno integrato anche un bar. Andiamo a fare colazione sempre lì, ormai.»

«Passiamo sempre da solo a prendere la merenda per la scuola.»

La torta era una cheesecake con marmellata di pesche condita con vari tipi di frutta estiva. Dopo solo il primo morso, fu come se il suo stomaco si aprisse di nuovo e finì la fetta in pochi bocconi.

«Com’è?» Vincenzo sembrava ansioso di un suo parere.

«Deliziosa!» E fu sincera. Era la più buona che avesse mai mangiato. Sentì tornare all’improvviso il buonumore.

«A proposito.» Elia si pulì con un tovagliolo. «Dopodomani andiamo a concludere alcuni acquisti per la scuola. Ti va di venire con noi?»

«È un’ottima idea.» Gabriella non le diede il tempo di rispondere. «Bianca ha recuperato tutti i libri di testo ma aspettava te per acquistare il resto del materiale.»

«Avrò bisogno di uno zaino e di tutti gli articoli da cancelleria…» Elva finì di pulire il piatto dalla marmellata. «Verrò con voi.»

Si alzò per aiutare a sparecchiare ma tutti le intimarono di stare seduta e di non sforzarsi.

Tutti e sei gli adulti recuperarono i piatti sporchi e le stoviglie e rientrarono in casa.

Quando uscirono, portavano un grosso pacco regalo.

«Per te.» Lo poggiarono davanti a lei.

«Non dovevate…» Ne rimase sorpresa, e non sapeva se in maniera positiva o negativa.

Di norma, odiava le sorprese.

Non capiva perché fossero tutti così gentili con lei. Per pietà? In memoria di Bianca? Per cortesia? Le sembrava impossibile che tanti sconosciuti mostrassero così tanto affetto per lei, un’orfana così sfortunata da perdere la propria famiglia per ben due volte, e la seconda poco dopo l’adozione.

Iniziò a scartare il pacco regalo. Dentro vi trovò un pc nuovo di zecca, fornito anche di tutti gli accessori: un portacomputer verde, un mouse…

«Bianca ci ha detto che il verde è il tuo colore preferito. Abbiamo pensato potesse esserti utile, soprattutto per la scuola.»

Elva alzò lo sguardo su Gabriella e poi lo spostò verso tutti gli altri. La stavano guardando con un sorriso gentile e pieno di aspettativa.

«Io…» Non sapeva cosa dire, e balbettò di nuovo un: «Non dovevate…»

«Sciocchezze. Ti piace?»

Annuì, non riuscendo a parlare. Sentiva un nodo alla gola e non voleva capissero che era sul punto di piangere. Si chiese se i ragazzi con normali famiglie si sentissero così, durante i loro compleanni, quando scartavano regali sotto gli occhi di genitori e amici dopo aver mangiato torte deliziose.

Quello non era il giorno del suo compleanno ma Elva in quel momento si sentì come se lo fosse.

Note di capitolo

Capitolo breve rispetto alla maggior parte degli altri ma era più un modo per mettere in scena altri personaggi importanti ed esprimere qualcosa in più sui sentimenti di Elva in questa situazione.

Commenti

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