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← I racconti di Biancariva: La linea di Confine

Creato il 29/04/2026, 15:17 · Aggiornato il 29/04/2026, 15:17

Capitolo 4: IV

@daisy_eastDaisyEast
GeneraleIn corso

Avvertenze (opera)

  • Morte
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Elva controllò che nello zaino ci fosse tutto: astuccio, quaderni (uno a quadri e uno a righe), diario, alcuni post-it che potevano sempre tornarle utili e un terzo quaderno per la brutta copia degli appunti.

Chiuse la cerniera dello zaino, recuperò una giacca leggera e uscì dalla stanza.

Trovò Elia e Gabriella già in cucina.

«Buongiorno.» La donna le sorrise mentre le metteva davanti un bicchiere di latte e cacao. Aveva imparato a preparargliene uno ogni mattina.

«Grazie, Gabriella.»

«Dormito bene?»

Annuì ma la sua fu una palese menzogna. Aveva faticato a prendere sonno, aveva coperto al meglio le occhiaie quella mattina con un po’ di correttore ma il gonfiore si poteva notare comunque.

Aveva paura. Non si era mai trovata bene a scuola, in passato, si chiedeva come sarebbe stata accolta dai suoi compagni, cosa avrebbero pensato di lei gli insegnanti, e tutte le preoccupazioni e gli scenari nella sua mente le avevano impedito di dormire. Ovviamente, nemmeno uno dei suoi sogni ad occhi aperti andava a finire bene.

Finì di sorseggiare il proprio latte. Elia la osservò divertito tutto il tempo, forse immaginando cosa le passava per la testa, ma non le disse nulla.

Uscirono di casa insieme, la loro prima tappa fu l’Agorà dove trovarono una lunga fila di studenti intenti ad aspettare il proprio turno per ritirare la merenda.

Sui tavoli esterni erano seduti vari uomini e donne che bevevano un caffè prima di dirigersi a lavoro e osservavano divertiti quello spettacolo. Tra di loro, vi erano anche Eros ed Ellie.

«Elia, Elva.» Li salutarono con un gesto del braccio.

«Elia, ti abbiamo preso il solito.» Eros porse all’amico un sacchetto di carta bianca. «Elva, scegli pure quello che preferisci. Ti consiglio i cornetti alla crema.»

Con un po’ di difficoltà, Elva riuscì ad infilarsi in mezzo alla massa di ragazzi e a raggiungere il bancone. I croissant alla crema erano finiti ma Vincenzo le passò un krapfen con lo stesso ripieno.

«Offre la casa, per il tuo primo giorno. In bocca al lupo!»

«Viva il lupo.»

L’aria fresca quando uscì dalla porta fu un toccasana.

Si incamminarono tutti e quattro lungo la salita che portava al liceo Italo Calvino.

Incrociarono molti studenti, alcuni che come loro andavano in gruppo, altri che camminavano da soli con gli auricolari alle orecchie, alcuni si salutavano con abbracci e risate e si raccontavano a vicenda le proprie vacanze estive. La cittadina, fino a quel momento abbastanza vuota e tranquilla, sembrava essersi ravvivata all’improvviso. Mentre passavano, molti si resero conto della sua presenza e iniziarono a mormorare tra loro, poté sentire un paio di volte il nome di Bianca sulle loro labbra e la cosa non le piacque affatto.

Sentì Elia prenderle delicatamente un braccio e sussurrarle: «Non farci caso, si stancheranno presto. Al prossimo pettegolezzo interessante si scorderanno di te.»

Ellie si fermò in quel momento. Stava camminando davanti a lei e quasi Elva andò a sbatterle contro. La vide lisciarsi i capelli e controllare il trucco allo specchietto del cellulare.

«Scusate ragazzi, io vado avanti, ci vediamo in classe.» Senza aggiungere altro, accelerò il passo e raggiunse un ragazzo dai ricci neri poco più avanti di loro.

Elva non fece domande. Non voleva intromettersi.

Il liceo Italo Calvino era uno dei pochi casi di struttura storica ben tenuta in città. In passato doveva essere stato un monastero, Elva lo comprese dalla sua pianta. Un cortile precedeva l’entrata, con un giardino ben curato, e al centro si trovava un chiostro con un pozzo ora chiuso per la sicurezza degli studenti, attorno al quale si trovavano alcuni uffici importanti come la segreteria e la presidenza.

La loro aula si trovava al primo piano: IIA.

La classe era composta da una decina di studenti tra cui lei, Elia, Eros ed Ellie. I banchi erano a posti singoli.

Tre ragazze erano raccolte in fondo alla classe, Elva invidiò la loro abbronzatura da mare ma non disse nulla; il banco al centro dell’ultima fila era occupato da un tipo con gli occhiali da sole; all’ultimo banco in fondo, vicino alla finestra, era seduto invece un ragazzo dai capelli rossi che guardava distrattamente fuori con le cuffie alle orecchie.

Altri tre banchi erano invece posizionati in seconda fila, due erano occupati da due zaini quindi immaginò appartenessero a due delle tre ragazze. Ellie prese posto in quello libero.

Lei trovò libero il suo posto preferito: prima fila, accanto alla finestra; accanto a lei sedette Eros e il posto vicino alla porta fu preso da Elia.

L’insegnante arrivò poco dopo il suono della campanella.

Magdala Russo era una donna piuttosto giovane, sulla trentina, Elia le aveva spiegato che era entrata di ruolo solo l’anno prima.

«Buongiorno a tutti, ragazzi. Sono felice di rivedervi. Spero abbiate passato delle buone vacanze e che vi siate divertiti ma anche che vi siate dedicati alle letture estive che vi ho lasciato.» Il suo sguardo a quelle parole si poggiò sulle tre ragazze dall’abbronzatura appariscente.

«Prima di iniziare, tuttavia, vorrei dare il benvenuto alla vostra nuova compagna di classe. Elva Argenti.»

Era la prima volta in cui sentì qualcuno chiamarla con il cognome di Bianca e quasi non si rese conto che stesse parlando di lei. Si alzò in piedi, aveva vissuto quella scena molte volte durante le sue simulazioni mentali la notte precedente.

«Salve. Mi chiamo Elva. Mi sono trasferita qui da meno di una settimana…» Non disse altro, non voleva entrare troppo nel particolare di sé stessa ma l’insegnante la incitò.

«Come ben sai sono la professoressa di Italiano. Dimmi, ti piace leggere? So che a Bianca piaceva molto.»

«Sì, amo leggere. Spazio dai classici al fantasy agli investigativi senza problemi, letteratura sia italiana che straniera. Attualmente sono concentrata su Agatha Christie.»

«Mi fa piacere sentirlo. Andremo sicuramente d’accordo noi due.»

Eccola, la frase di un’insegnante che aveva il potere di mettere tutta la classe contro lo studente. Elva si guardò attorno ed effettivamente le tre ragazze la stavano guardando contrariate.

«Qualcun altro vuole fare delle domande ad Elva per conoscerla meglio?» La Russo si rivolse al resto della classe.

Il ragazzo con i capelli rossi alzò la mano per primo.

«Luca!» L’insegnante gli fece cenno di procedere.

«Leggi anche fumetti oltre ai libri?»

«Prettamente manga.»

Al contrario di ciò che Elva si era aspettata, gli occhi di lui si illuminarono: «Videogiochi, invece?»

«In casa-famiglia avevamo poche console da condividere tutti assieme, perciò non ho avuto modo di provarne molti ma mi piacciono gli mmorpg.»

«Se vuoi, allora, posso consigliarti qualche titolo durante la pausa.»

«Mi farebbe piacere.»

Ad alzare la mano per secondo fu il ragazzo con gli occhiali.

«Oscar, prego.» La professoressa fece cenno anche a lui di procedere.

«Musica?» Fu la domanda secca.

«Anche lì spazio tra tutti i generi. Classica, musical, rock,pop, commerciale… italiana e straniera.»

Oscar fu meno prolisso dell’amico e si limitò a fare un cenno di apprezzamento con la testa.

Una delle tre ragazze, quella dai capelli neri, alzò la mano dopo di lui.

La Russo annuì, contenta: «Aurora.»

«Pratichi qualche sport?»

«Mi piace il pattinaggio sul ghiaccio e una volta sono andata a sciare con la mia vecchia scuola, mi è piaciuto. Sono però una frana con tutti gli sport che richiedono un pallone.» La frase finale causò una risata divertita in tutta la classe.

L’ultima a voler prendere parola fu la ragazza bionda seduta in fondo alla classe.

« Ambra.»

«Pratichi anche tu la stregoneria?»

La domanda non solo confuse Elva ma fece cadere un silenzio imbarazzante interrotto dalla professoressa di letteratura: «Ambra! Che razza di domande sono?»

«Perché?» Chiese la ragazzina con falsa innocenza. «Sanno tutti che Bianca fosse una strega. Volevo chiedere ad Elva se anche lei lo fosse, visto che Bianca aveva deciso di adottarla.»

«Elva, non devi rispondere, mi dispiace…»

«Non si preoccupi professoressa, rispondo volentieri.» Con la stessa, falsa innocenza, Elva si rivolse alla compagna di classe con un sorriso volutamente inquietante. «Non saprei dirti se Bianca mi ha scelta perché aveva visto in me qualche traccia di stregoneria, ma effettivamente nella mia vecchia scuola media è accaduto un fatto strano una volta…» Tenne gli occhi fissi in quelli verdi di Ambra. «Avevo una compagna di classe che ti somigliava molto. Anita, si chiamava. Riccioli biondi, occhi verdi… mi infastidiva ogni giorno, i suoi genitori erano persone importanti quindi si sentiva superiore a tutti gli altri. Un giorno andai a scuola con un libro. Era stato donato alla casa-famiglia, era molto usato ma a me piaceva tanto. Anita lo rubò dal mio zaino e lo distrusse sotto l’acqua del lavandino del bagno, per ritornarmelo del tutto rovinato e a pezzi.» Fece una pausa per rendere l’atmosfera ancora più tesa. Osservò vittoriosa i peli rizzarsi sulle braccia della bionda. «In lacrime, le augurai di perdere qualcosa che fosse importante per lei… il giorno dopo non venne a scuola perché il suo gatto era stato investito da un’auto dopo essere scappato dalla finestra che lei aveva lasciato aperta.»

Cadde di nuovo il silenzio all’interno della classe, tutti la osservavano a bocca aperta. Gli occhi di Ambra erano pieni di terrore.

Elva si sedette e l’insegnante si schiarì la gola: «Ehm… bene, ragazzi. Vi chiamerò uno alla volta per farmi raccontare dei libri che avete letto durante le vacanze. Elva, per te ho una sorta di test d’ingresso. Non preoccuparti, non sarai valutata, mi serve solo per capire il tuo livello di preparazione. In base al risultato, cercherò di capire se è necessario che tu recuperi una parte del programma dell’anno scorso.»

Il test in questione non si rivelò un problema, conosceva le risposte a tutte le domande. Vi dedicò tutto il resto della prima ora e parte della seconda, nell’ultima mezz’ora fu chiesto a lei di raccontare un romanzo letto durante l’estate e parlò volentieri di “Miss Marple nei Caraibi”.

La terza ora fu quella di Matematica. Elva odiava la Matematica.

Il professore Lorenzo Volpe era alto, magro e dallo sguardo severo, più anziano della Russo. Non si perse in troppe formalità, le porse a sua volta un test d’ingresso. Quando lo consegnò, alla fine dell’ora, Elva non era molto convinta del risultato.

Suonò la campanella per la pausa e tutti si diressero verso il chiostro con la propria merenda.

«Elva…» Ellie le si avvicinò, seria come non l’aveva mai vista in quella settimana.

«Sì?»

«Quella storia che hai raccontato…» Non dovette completare la frase.

Elva alzò lo sguardo al cielo, appoggiando la schiena ad una colonna. Fece una pausa drammatica, poi rispose: «Anita non aveva gatti. Era allergica.»

Ci fu qualche istante di silenzio prima che la tensione si sciogliesse del tutto e i suoi tre amici scoppiassero a ridere.

«Cavolo, ci hai fregati tutti!» Elia si asciugò una lacrima. «Dovresti fare l’attrice.»

Elva non rispose né rise. Diede un morso al krapfen. Nessuno di loro si era reso conto che aveva usato il tempo passato per riferirsi ad Anita. Poco male, era meglio non sapessero.

«Educazione fisica l’ultima ora del lunedì dovrebbe essere illegale…» Ellie si massaggiò una spalla indolenzita. «Elva, tu sei sicura di stare bene?»

Elva si fermò davanti alla vetrina di un negozio chiuso per pranzo. Il suo occhio era gonfio e nero.

«Durerà qualche giorno. Odio i palloni…»

«Credevo scherzassi quando hai detto di essere una frana con tutti i giochi che richiedono una palla.»

«Fino all’anno scorso portavo l’apparecchio. Durante una lezione di educazione fisica, un pallone da basket mi colpì al labbro che si tagliò a causa dell’apparecchio. Non si rimarginò per quasi un mese.»

«I palloni da palla prigioniera sono più leggeri di quelli da basket.»

«Fa poca differenza, sembrano finire sempre tutti addosso a me, che lo si voglia o no.»

Si fermò quando raggiunsero il fondo della via in cui vivevano lei ed Elia. Ellie ed Eros li salutarono e proseguirono verso la piazza.

«Tu entra, io passo a casa di Bianca a recuperare i libri da restituire in biblioteca.» Disse ad Elia quando raggiunsero la porta di casa.

«Sei sicura di voler andare da sola?»

«Sì, non preoccuparti. So già dove si trovano, li ho visti la volta scorsa. Li recupero e arrivo in tempo per pranzo, così oggi pomeriggio riporto tutto in biblioteca.»

«Va bene. Non fare tardi, mamma ci tiene ad averci tutti e due per pranzo.»

«Certo.»

Non aveva mentito.

La prima volta in cui era entrata in quel garage, aveva visto una pila di libri sulla scrivania di Bianca, li aveva notati per via delle etichette sui dorsi. Si avvicinò e controllò che i titoli corrispondessero con quelli segnati sul biglietto del bibliotecario. Prima di allora, non aveva letto la lista e non si era resa conto degli strani titoli:

Trattato sulle erbe e le loro virtù, di Eudora Nyx

Flora Arcanum, di Quintus Floranus

Pozioni e infusi: manuale di botanica occulta, Vittorio Altieri

Erbario delle Streghe, Ludovico Fornese

Proprietà e usi delle piante: segreti, incantesimi, tradizioni, di Margherita Cantori

Elva rimase sorpresa. Iniziò a sfogliarli. Sembravano una serie di istruzioni per la coltivazione, la crescita e l’uso di alcune piante specifiche, per lo più piante normali, comuni e rare, altre non le aveva mai sentite. Erano descritte le funzioni farmaceutiche ma anche usi più… strani.

Ripensò alle parole di Ambra: “Sanno tutti che Bianca fosse una strega.”

Ricopiò di corsa un paio di formule su un quadernetto pulito che trovò dentro i cassetti della scrivania. Prese i libri, li mise con ordine dentro lo zaino e uscì dall'abitazione.

«Com’è andato il primo giorno di scuola?»

Elva aveva sempre sognato di tornare a casa per pranzo e sentire qualcuno porle quella domanda. Quel giorno però la sua mentre era altrove e desiderava solo finire di mangiare il prima possibile per chiudersi in camera e analizzare quei testi, prima di restituirli alla biblioteca comunale

«Bene. Non sono sicura della prova di matematica, ma è una materia in cui ho sempre avuto difficoltà.»

«Non preoccuparti, ognuno ha almeno una materia in cui trova difficoltà. Elia non ama Storia e Geografia.»

«Dai, mamma, sai che non riesco a farmele piacere…»

Elva sospirò: «Lo stesso per me con la Matematica…»

«Perché non provi a chiedere ad Eros di aiutarti?» Elia le sorrise: «Lui è lo studente preferito di Volpe.»

«Lo terrò a mente.»

Quando ebbero finito di mangiare, sparecchiarono e riempirono la lavastoviglie tutti assieme, Gabriella pulì i fornelli, Elva spazzò a terra ed Elia ripose in frigo bottiglie, barattoli e tutto ciò che avevano usato.

Ognuno si chiuse nella propria camera: Elia per fare i compiti, Gabriella con un libro rosa, Elva con i suoi segreti.

Rapida, finì i pochi esercizi di Italiano, alcune domande in fondo al primo capitolo del manuale, sull’introduzione al testo poetico. Le bastò andare a cercare le rispose nei vari paragrafi. Rispose sia alle domande a risposta multipla che a quelle a risposta aperta.

Una volta terminati gli esercizi, preparò lo zaino per il giorno dopo e si concentrò sullo sfogliare i libri trovati a casa di Bianca.

Erano circa le 18:00 quando scese in cucina con lo zaino sulle spalle, Gabriella si trovava già lì per decidere cosa preparare per cena.

«Oh, Elva. Pensavo a cotolette di pollo e patate fritte, se per te va bene, per stasera.»

«Direi perfetto. Esco per andare a consegnare in biblioteca i libri che mi ha chiesto Zacaria e gli consegno i moduli per la tessera. Non ci vorrà più di mezz’ora.»

«Hai finito tutti i compiti?»

«Sì.»

«Allora puoi andare.»

Elva uscì di casa e si avviò verso la piazza centrale, per poi svoltare in una delle strade secondarie. Raggiunse il grande edificio dalle quattro colonne greche ed entrò.

Trovò il bibliotecario al suo solito posto, seduto a leggere dietro al bancone. Quando la sentì entrare, chiuse il libro con la solita eleganza.

«Bentornata.»

«La ringrazio. Ho riportato i libri che Bianca aveva preso in prestito e anche i moduli per la tessera.»

«Ti ringrazio vivamente.»

Come prima cosa, l’uomo passò i codici dei libri al computer e solo dopo ritirò i fogli del modulo, inserì i dati ad una velocità che Elva trovò impressionante e prese una tessera da un blocco legato con un elastico. Scrisse sopra il nominativo e glie la porse.

«A te. Il codice sul retro è utile anche in caso di visualizzazione di testi digitali online e audiolibri.»

«Grazie, Zacaria. Posso farvi una domanda…?»

«Ma certo, cara.»

«Quei libri…» Accennò con la testa ai cinque volumi. «Posso venire a consultarli nei prossimi giorni?»

«Ogni volta che vorrai, se saranno disponibili.»

«Grazie. Ora devo tornare a casa. Buona serata.»

«Buona serata a te, Elva, e grazie ancora.»

Meniva dalla biblioteca, quasi andò a sbattere contro un uomo in completo elegante color beige che stava entrando.

«Mi perdoni…»

«Si figuri, signorina. Colpa mia, ero distratto.»

Elva gli rivolse un cenno di saluto e tornò verso casa. Si voltò solo dopo pochi passi.

Dove aveva già visto quell’uomo…?

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