Tocca un passaggio (o un’immagine) per aprire il filo commenti a fianco. I link nel testo restano cliccabili.
Si svegliò alle sei di mattina. In mezz’ora era già pronta, fece colazione con una ciotola di frutta fresca e un bicchiere di spremuta d’arancia. Uscì di casa poco dopo le sei e mezza.
«Selene, buongiorno.» Rafael Santos uscì in quel momento dal cancello del proprio giardino.
«Buongiorno.» Selene sperava davvero di non incontrare nessuno ma salutò comunque per buona educazione. «Grazie per i biscotti di ieri.»
«È stato un piacere. Spero siano stati di tuo gradimento.»
«Li hai preparati tu?»
«Sì. Ogni tanto mi diletto con la cucina.»
Selene annuì, sistemandosi la borsa sulla spalla. Ricordava ciò che le aveva detto il sacerdote del Tempio, sul fatto che i Pozionisti spesso vedessero l’elemento del fuoco nel suo lato positivo e accogliente. Si chiese se anche Rafael fosse legato al fuoco ma non pose la domanda a voce alta, non se la sentì. Provò una forte invidia e si sentì in colpa per ciò.
«Fai la strada con me? Aspetto solo Eri. Poi possiamo avviarci.»
«Grazie ma preferisco andare da sola, così mi abituo da subito a spostarmi per conto mio.»
Lui parve dispiaciuto ma continuò a sorridere: «Oh, certo, capisco… ci vediamo più tardi, allora.»
Selene annuì di nuovo, in silenzio, ricambiò il saluto e si diresse verso la Grande Quercia. Le bastò seguire il sentiero principale che portava direttamente ad una delle radici, queste sbucavano dal terreno e su una di essere trovò in piedi la Romero che osservava i rami sopra di lei, pensierosa.
«Selene!» Quando la vide, tornò la donna sorridente del giorno prima e saltò agilmente giù. «Sei in anticipo. Molto bene.»
«Buongiorno, Custode Romero…»
«Vieni. Iniziamo subito, visto che sei già qui.»
«Con cosa?» Si sentiva nervosa da prima ma quelle parole le causarono una stretta alla bocca dello stomaco.
«Lo vedrai.» Con un sorriso enigmatico, la sua mentore la guidò di nuovo all’interno del bosco ma per un altro dei molti sentieri che ci incrociavano alla Grande Quercia, e presto deviò in un percorso secondario che parve perdersi tra gli alberi. Selene temette quasi smarrire la strada e la Custode, ma in quel momento il percorso si aprì su una grande e meravigliosa radura. Un uomo era intento a dare da mangiare ad animali di tutte le specie.
«Viktor?»
«Solana! Benvenuta, ti aspettavo.»
«Lei è Selene, la mia apprendista.»
Il Custode di nome Viktor si avvicinò e le porse la mano: «Costa, giusto?»
«Sì, signore…» Selene ricambiò la stretta, intimorita dalle grosse mani dell’uomo e dal volto spigoloso. Eppure, pareva gentile…
«È qui per scegliere il suo primo famiglio.»
Alle parole della Romero, Selene riprese un po’ di sicurezza: «Famiglio…?» Sentì le gambe tremarle per l’eccitazione.
«Sì, tutti giunti a Shalvann ricevono il loro primo famiglio. Per i Guaritori sono particolarmente importanti, perché aiutano a recuperare gli ingredienti per preparati le pozioni.»
Selene sapeva bene come funzionava: i famigli dei suoi genitori erano morti insieme a loro nell’incendio, invece Dimitri ed Helena non ne possedevano. Dimitri si era rifiutato di prenderne un altro dopo la morte del suo corvo, ricevuto quando lui era un’apprendista proprio lì a Shalvann; Helena aveva perso il suo ultimo, un gatto di nome Seth, poco dopo che Selene si era trasferita da loro, e ancora non lo aveva sostituito. Probabilmente le sarebbe servito molto tempo prima di riuscirci.
Nella radura si trovavano molti roditori: scoiattoli, topi, conigli… alcuni si arrampicavano sugli alberi, altri brucavano l’erba; volatili di vari tipi si spostavano tra le fronde degli alberi; vi erano anche volpi e gatti. Uno stagno era messo lì apposta per alcuni rettili e anfibi. C’era l’imbarazzo della scelta.
«Posso scegliere quello che voglio?»
«Certo, cara.»
Li avrebbe portati a casa tutti, fosse stato per lei. Mentre pensava ciò, sentì qualcosa sfiorarle la gamba, qualcosa di viscido e umido… subito, sobbalzò.
«Tranne i serpenti…» Si corresse, mentre cercava di evitarli, ma finì per sussultare ad ogni filo d’erba che le sfiorava i polpacci. Iniziò a camminare con più attenzione tra gli animali, osservandoli. Accarezzò alcuni gatti che si avvicinarono e le passarono tra le gambe facendo le fusa, forse nella speranza di essere scelti. Ne accarezzò un paio, non resistendo alla tentazione di fare loro le coccole, passò accanto allo stagno osservando le rane e i tritoni colorati, osservò i volatili sui rami. Infine, lo sguardo le cadde su una famigliola di coniglietti. La più grande, che individuò come la madre, stava pulendo i suoi cuccioli, tutti dal pelo grigio chiaro, tranne uno, il più piccolo. Il suo colore era più scuro di quello dei fratelli, quasi bluastro. Quando lei si avvicinò, fu l’unico a nascondersi dietro il genitore che però comprese e lo spinse in avanti con la testa. A Selene diede l’impressione un batuffolo di cotone blu, piccolo e spaventato. Lo trovò adorabile. La sua titubanza, la paura di avvicinarsi… le comprendeva più di chiunque altro.
«Ciao, piccolino…» Gli porse la mano e il cucciolo esitò prima di iniziare ad annusare. Il suo nasino umido le fece il solletico alle dita.
Quando le parve fosse abbastanza tranquillo, lo prese in braccio. Lui tremò un po’ contro il suo petto prima di rilassarsi, forse rassicurato dal suo battito cardiaco stabile.
Aveva le orecchie pendenti, una caratteristica che Selene adorava, anche nei cani. «È così carino e soffice…»
«Ti piace?» La Romero si chinò in modo da guardare da vicino la pallina di pelo grigio-blu. «Vuoi lui?»
Selene annuì.
Viktor si avvicinò: «Siete fortunate, sono stati appena svezzati. Ma essendo cuccioli vanno ancora addestrati.»
«Non importa. Impareremo assieme.» Selene accarezzò il suo nuovo amico sulla schiena, con gesti lenti e ritmati.
«Molto bene. Se avrai bisogno di qualche consiglio, sarò qui, e puoi chiedere anche a Rafael, è molto bravo con le creature.»
«Rafael…?»
«Sì, è il mio apprendista.»
Selene fu contenta non fosse lì, perché si sarebbe sentita a disagio a rifiutare ad alta voce.
«Bene, visto che hai scelto, raggiungiamo le serre per la prima lezione.»
«Solo un momento, per favore…» Rimise a terra il suo nuovo famiglio e lasciò che salutasse la madre ed i fratelli, sentendosi un po’ in colpa: «Tornerai a trovarli…»
«Presto imparerà a muoversi da solo a Shalvann e potrà venire a trovarli ogni volta che vorrà.» La Romero la rassicurò, poggiando la mano sulla sua spalla per farle capire che non potevano indugiare oltre.
•◦ ❈ ◦•
«Queste sono le serre. Sono a completa disposizione degli apprendisti e di tutti i Custodi.»
«Ma non le coltiviamo nei nostri giardini…?»
«Sì, ma se avessi bisogno di un ingrediente che non possiedi a casa o che il tuo famiglio non riesce a trovare, puoi attingere da qui. Ovviamente, ci sono alcune piante personali che chi coltiva non vuole toccate, e per queste ogni Apprendista ha un proprio spazio in alcune delle serre, ma quelle che vedi esposte nella numero uno sono tutte disponibili.»
Le serre in questione erano di varie forme: alcune a cupola, altre squadrate, in alcune erano presenti solo piante comuni, altre erano piene di erbe, fiori e funghi che Selene non aveva mai visto. La maggior parte erano chiuse, da fuori le parve di intravedere dentro una di esse della neve che cadeva, in un’altra un fiume che scorreva, in un’altra ancora un deserto.
La sua prima lezione si sarebbe svolta in quella più piccola, ai cui lati erano distribuiti vasi con svariate piante, per lo più fiori e spezie che lei aveva già coltivato, poggiati su mobili di varie altezze. Vi erano anche alcune librerie con testi e attrezzi da giardinaggio.
Al centro, tre file con tre banchi scolastici singoli e altrettante sedie, di fronte ad una cattedra. Ad occuparsi delle piante vi era una ragazza dai tratti orientali, che Selene trovò molto carina, con capelli e occhi castano scuri.
«Selene, lei è Eri Hasegawa. Eri, ti presento Selene Costa.»
La ragazza si alzò con un sorriso: «Piacere.»
«Il piacere è mio…» Selene tenne il coniglietto stretto al petto con la mano sinistra e con la destra strinse quella che l’altra le porgeva.
«Guaritrice, giusto? Rafael mi ha parlato di te.»
«Sì, esatto…» L’idea che l’altro Guaritore, che lei conosceva a malapena, avesse parlato di lei, la mise un po’ a disagio. «Tu Elementalista?»
«Elementalista della Terra.» Eri guardò il coniglietto con un sorriso. «Il tuo nuovo famiglio?»
«Sì…»
«È molto carino… come si chiama?»
«Non ci ho ancora pensato…» Selene si guardò attorno, come se pensasse che la risposta sarebbe arrivata dall’esterno. Lo sguardo le cadde su un vaso di fiori dietro di lei. «Aster.»
La Romero si intromise: «Il tuo addestramento, Eri?»
«La Custode Rizzoli era impegnata, mi ha chiesto di attendere qui finché non avesse finito, quindi mi sono messa a controllare che le piante stessero bene.»
«Oh, giusto, i controlli di sicurezza…»
«Controlli di sicurezza?» Selene si voltò verso di lei, un po’ allarmata. Comprendeva i controlli fuori dalla Valle, ma il fatto che i Custodi fossero costretti a pattugliare i confini la turbò.
«Nulla di cui preoccuparsi, cara. Eri, vuoi rimanere con noi mentre aspetti? Puoi seguire la prima lezione di Selene e potrebbe esserti utile per un ripasso.»
Selene avrebbe voluto protestare, si sentiva già abbastanza nervosa, di sicuro avrebbe fatto qualche brutta figura e non voleva accadesse davanti ad un’apprendista più grande. Rimase però in silenzio e si sedette sul banco indicato dalla sua mentore.
«Se controlli sotto il banco, dovresti trovare dei libri.»
Erano tre: due volumi rilegati in copertina, una molto grosso e pesante, entrambi in copertina rigida, e un diario rilegato in pelle con decorazioni floreali incise sulla copertina.
«Una copia dell’Enciclopedia degli Ingredienti e delle Piante.» La Romero le indicò il libro più grosso. «Inizierai con le piante comuni, a quelle magiche passeremo più avanti.» Passò al secondo. «Ricettario per Principianti. Imparerai i composti più comuni ed utilitaristici. E infine il tuo diario personale, in cui voglio tu prenda appunti sulle piante che coltivi, sugli ingredienti che trovi e le pozioni che testi, e i risultati punto per punto. Non c’è uno schema preciso da seguire, scrivi liberamente.»
Selene annuì, come segno che aveva compreso.
«Come primo esercizio, voglio tu scelga una pianta qui dentro, tra quelle per principianti, e che la osservi durante tutto il processo di crescita. Ti affiderò anche io una pianta a mia scelta, già adulta.»
Selene annuì. Non le parve nulla di difficile, si occupava del giardino di Dimitri ed Helena da anni. Lasciò Aster a dormire sul banco, si alzò ed iniziò a osservare tutte le piante esposte.
Molte le aveva già coltivate, sarebbe stato come barare sceglierle. Si soffermò sulla camomilla: poiché l’infuso non la aiutava a dormire, non aveva mai avuto motivo di provare a coltivarla, eppure la sua aura profumava proprio di camomilla per qualche motivo.
«Scelgo questa.»
La Romero le sorrise. Sotto ogni pianta, i mobili possedevano dei cassetti. Dentro quello posto sotto la pianta di camomilla, la Romero recuperò un sacchetto di semi e glie lo porse. «Io invece ti affido…» Si guardò attorno, come se stesse riflettendo su quale pianta fosse più adatta a mettere la propria apprendista alla prova. «Il peperoncino.» Raggiunse il vaso e lo prelevò.
«Perché proprio il peperoncino…?» Selene non se ne era mai occupata, non l’aveva mai ispirata come pianta.
Non ricevette risposta, solo un uno dei sorrisetti criptici della mentore, che iniziò a trovare fastidiosi: «Torna pure al tuo posto.»
Selene aprì l’enciclopedia e ricercò proprio la camomilla e il peperoncino, iniziò ad annotare sul diario le proprietà e i possibili utilizzi. Tra gli appunti di una pianta e quelli dell’altra lasciò poi qualche pagina bianca e fece lo stesso con il peperoncino. Nessuno dei libri che le erano stati affidati, però, diceva qualcosa sulla crescita delle piante stesse, quindi avrebbe dovuto basare quel lavoro unicamente sulle proprie osservazioni personali.
Fece anche degli schizzi: il sacchetto aperto e alcuni semi che ne uscivano, la pianta di peperoncino in tutte le sue parti.
PEPERONCINO
ELEMENTO: Fuoco
ENERGIA: Proiettiva
PARTI UTILIZZABILI: Frutti essiccati o freschi e Semi (ad alta concentrazione di energia del fuoco).
PROPRIETA’ MAGICHE: Protegge e allontana le energie avverse, se aggiunto a filtri o pozioni curative reagisce agli ingredienti legati all’Acqua e alla Terra velocizzandone l’attivazione. Ha la rara capacità di convertire l'energia della distruzione in energia vitale.
Sottolineò l’ultima frase, ritenendo potesse rivelarsi utile. Mise da parte il diario e si concentrò sull’osservazione della pianta.
«Sai già come entrare in contatto con loro?» Le chiese la Romero.
«Sì, mi è capitato con alcune piante del mio giardino, dopo il risveglio.»
«Fammi vedere.»
Selene prese un grosso respiro e chiuse gli occhi. Il suo tatuaggio si scaldò, fu avvolta dalla propria aura e il profumo di camomilla si diffuse nella stanza. Iniziò a toccare i frutti, il busto, le foglie, il terreno stesso. Cercò di connettersi emotivamente all’esemplare. Procedette gradualmente, ma sentì qualcosa che non aveva mai avvertito fino a quel momento: una resistenza. Visualizzò nella propria mente una barriera rosso fuoco circondare la pianta, inizialmente si trattò solo di questo ma quando provò a insistere, la barriera emise un flash e lei fu invasa da un’onda calda di energia aggressiva che la fece tentennare e infranse il suo tentativo di contatto.
Riaprì gli occhi e raddrizzò la sedia prima di venire scaraventata all’indietro, il cuore in gola per la paura, era completamente sudata e prosciugata delle proprie energie.
Intervenne la Romero: «Selene, quali sono gli elementi a cui sei legata?»
«Terra, Acqua e Fuoco.»
«Quindi una pianta dotata dell’energia del Fuoco non dovrebbe darti problemi. Molti Guaritori legati a Terra e Acqua, invece che a Fuoco e Acqua, hanno particolari difficoltà ad interagire con questo genere di piante. Ma tu hai la fortuna di possedere anche energia del Fuoco.»
Selene si morse il labbro, sentendosi in colpa. La Romero probabilmente non voleva demoralizzarla in alcun modo, ma ci riuscì comunque.
«Quindi è possibile tu stia facendo qualcosa di sbagliato?»
«Ad esempio?»
«Pensa a come il Fuoco è legato a te, in quale sua forma. Non nasconderlo, non permettere che gli altri due elementi lo soffochino. Lascialo andare.»
Come lasciarlo andare? Avrebbe voluto chiederlo… il Fuoco le era apparso nel suo aspetto più crudele: un deserto arido in cui le creature morivano di sete e di fame, sotto il sole cocente. Lì, lei si era sentita morire di sete ed era una sensazione che non avrebbe mai più voluto provare.
“Particolare, di norma i Pozionisti vedono un focolare domestico.” Ricordò le parole di Rafal.
Perché non aveva visto anche lei un focolare domestico? Non era affatto giusto. Lei non possedeva alcun lato distruttivo. O forse sì…?
A quel pensiero, sentì la pianta respingerla ancor di più, come disgustata. Si morse il labbro ancora più forte.
«Non importa, Selene.» Eri le sorrise. «Devi solo lavorarci.»
In quel momento entrò nella serra un’altra donna dai lunghi capelli biondi, probabilmente la Rizzoli.
«Perdonate il disturbo.»
«Non disturbi, Emma.»
«Recupero Eri e vi lasciamo al vostro lavoro.»
La ragazza si alzò dal banco, recuperò la propria borsa e salutò Selene: «Mi ha fatto piacere conoscerti, buona fortuna con il tuo addestramento.»
«Anche a te.» Selene si voltò e le guardò andare via. «Che differenze ci sono tra i poteri di un’Elementalista della Terra e quelli di una Strega Verde?» Si voltò a guardare la Romero.
Lei le sorrise: «Gli Elementalisti della Terra non posseggono poteri curativi. E le Streghe Verdi non possono manipolare le piante o la terra. Entrambi i tipi di Magia sono legati alla natura ma in maniera diversa, la tua è più basata sull’empatia con le piante, quella di Eri sul controllarle.»
Era una sottile differenza ma a Selene servì per comprendere meglio i propri poteri.
«Continua a lavorare su questo. Tra una settimana valuterò i tuoi progressi con la pianta di peperoncino.»
«Una settimana…»
Proseguirono con lezioni teoriche, la Romero volle sapere le piante che lei coltivava e se si era mai cimentata nella preparazione di pozioni.
«Solo tisane e preparati curativi, ovviamente nei limiti possibili senza ingredienti puramente magici.» Le raccontò del preparato a base di menta e zenzero usato per Aidan e Alyssa.
«L’avevi coltivato tu lo zenzero?»
Selene scosse la testa.
«Fino ad ora ti sei occupata unicamente di piante legate ad Acqua e Terra. Prima di passare al prossimo passo, devi imparare a sfruttare ogni pianta, anche quelle legate al Fuoco, o non sfrutterai mai il tuo potenziale. Riparleremo di pozioni prossima settimana, se sarai pronta.»
Alle undici circa, si fermarono.
Selene era esausta, aveva usato molta energia in quel tentativo di entrare in contatto con la pianta.
«Puoi andare, per oggi.» La voce della Romero non era né delusa né arrabbiata, anzi, le sembrò quasi divertita.
«Domani alla stessa ora…?»
«No, ci vediamo a pranzo. Al banchetto.»
«Un… banchetto?»
«Sì. Credevo lo sapessi.»
«No, non mi è stato detto nulla.»
«A mezzogiorno e mezza sotto la Grande Quercia. Per dare il benvenuto ai nuovi apprendisti. È una tradizione.» La Romero le sorrise. «Ci vediamo lì.»
«Certo… ci vediamo lì…»
•◦ ❈ ◦•
Odiava i banchetti. Rappresentavano tutto ciò che la metteva a disagio: il cibo, lo stare in mezzo a decine di persone, essere costretta a socializzare. Il banchetto sarebbe stato anche in suo onore, il che l’avrebbe messa al centro dell’attenzione. Un’ulteriore problema sorse quando arrivò al suo cottage, ovvero che non era stata avvertita dell’evento e non sapeva cosa indossare. Aveva portato solo un paio di cambi, nessuno dei quali adatto all’occasione.
Poggiò la sua nuova pianta sulla mensola esterna della finestra, al sole, e la borsa che pesava a causa dei nuovi libri sul tavolo della cucina. Decise di fare prima di tutto un bagno, per calmarsi. Una volta rilassata osservò i suoi due completi puliti. Uno di essi era composto da maglioncino e gonna, era la cosa più elegante che possedesse, quindi optò per quello. La gonna plissettata la copriva almeno fino alle ginocchia, il maglioncino era azzurro chiaro e lo abbinò ad un nastro per capelli dello stesso colore e ad un paio di scaldamuscoli bianchi. Non rinunciò ai suoi fidati stivaletti marroni.
Seppur controvoglia, raggiunse il luogo del banchetto: gli apprendisti erano circa cinquanta oltre lei e i cugini Johnson, distribuiti nei cinque anni di addestramento. Alyssa l’aveva avvertita che il numero di iscritti diminuiva sempre di più, in effetti i più numerosi erano una dozzina tra ragazzi e ragazze tra i diciotto e i diciannove anni, tutti radunati ad un tavolo.
I Custodi come da tradizione erano uno per studente e avevano un loro tavolo personale.
Selene vide Alyssa e Aidan. Riuscì a passare inosservata, grazie alla sua scarsa presenza, e si avvicinò al tavolo in cui erano seduti.
«Selene, eccoti. Non ti vediamo da ieri mattina. Tutto bene?» Alyssa chiuse il libro che stava leggendo, nessun titolo sulla copertina, solo una goccia d’acqua incisa nella rilegatura in pelle.
«Tutto bene.» Vide movimento sulle spalle di entrambi i cugini. Su quella di Aidan apparve un camaleonte che fino a quel momento era rimasto mimetizzato sulla sua t-shirt, invece da sotto la camicia di Alyssa apparve una sorta di lucertola nera verde. «Sono i vostri famigli?»
«Sì.» L’Elementalista dell’Acqua fece scorrere il proprio lungo il braccio per farlo poggiare sul dorso della mano. «Lei è Trixie, un tritone.»
«Lui è Stone.» Aidan mostrò fiero il proprio camaleonte. «L’ho chiamato così perché quando l’ho trovato era mimetizzato su una roccia, a prendere il sole.»
«Lui è Aster.» Selene poggiò il coniglietto sul tavolo e tutti e tre i famigli si riunirono lì nello stesso punto per conoscersi.
Il discorso si spostò sui loro addestramenti.
«Mitchell sembra un ragazzino viziato ma in realtà è parecchio severo, sono distrutta…»
«Credi Shulz sia meglio?» Aidan guardò la cugina, chiaramente stanco e indolenzito. «Quella fucina era un inferno, e no, non intendeva essere una battuta.»
«Fucina?» Selene lo guardò, curiosa. «Non dovresti imparare a manipolare il Fuoco?»
«Shulz mi ha detto che per imparare a manipolare il fuoco devo prima entrare in contatto in tutti i suoi aspetti, compreso quello creativo della forgia.»
Di norma, erano solo gli Artefici gli Stregoni legati all’arte della forgia, della materializzazione e della creazione di oggetti magici. Si trattava comunque di una magia fortemente legata all’elemento del Fuoco, Selene capiva perché Shulz la ritenesse utile per Aidan. Così come Eri studiava le piante in tutti i loro aspetti benché la sua magia si limitasse alla loro manipolazione.
«Mitchell pensa la stessa cosa per quanto riguardo me.» Intervenne Alyssa. «Mi ha fatta esercitare tutto il giorno con i tre diversi stadi dell’Acqua, perché secondo lui devo capire con quale mi trovo più a mio agio. Ho consumato moltissime energie.» Si voltò verso Selene. «Tu, invece?»
Lei non aveva per nulla di voglia di raccontare della propria giornata, si sentiva ancora molto giù per aver fallito la sua lezione, ma per fortuna arrivò Shulz in suo aiuto, interrompendo la questione sul nascere. Si alzò dal tavolo dei Custodi.
«Attenzione, per favore.» Il suo tono di voce non fu troppo alto ma conteneva abbastanza autorità di per sé da bloccare qualunque discussione. «Oggi diamo il benvenuto a tre nuovi apprendisti: Aidan Johnson, Alyssa Johnson e Selene Costa.»
Ci fu un applauso, tutti si voltarono verso di loro. Selene cercò di non incrociare lo sguardo di nessuno.
«Vi ricordo di essere educati e disponibili con i nuovi arrivati, e a loro di portare rispetto ai compagni più grandi. Chiedo a tutti, invece, di essere prudenti quest’anno: non girate di notte salvo specifiche richieste o permessi da parte di noi Custodi. Inutile che vi dica che il clima è molto teso, non solo fuori da Shalvann, ma anche al suo interno. Noi faremo di tutto per tenere fuori ogni pericolo ma chiediamo la vostra collaborazione e la vostra prudenza così che possiate essere al sicuro e proteggere gli altri apprendisti.»
Dopo aver probabilmente tolto l’appetito a tutti, fece cenno ai Custodi incaricati di servire il pranzo.
Brocche, vassoi e piatti in terracotta colorata vennero distribuiti ai quattro tavoli, quello dei mentori e i tre degli apprendisti. I vassoi erano pieni di piatti di vari tipi, Selene riconobbe torte salate e dolci, pane e focacce, anche dei piatti di pasta o altre ricette provenienti da varie parti d’Europa, per andare incontro ai gusti di tutti gli apprendisti e Custodi.
Non aveva molta fame, quindi si servì solo un’insalata che condì con olio, sale e aceto, e della frutta fresca.
«Sei a dieta?» Aidan la osservò curioso mentre si serviva del pollo.
«No.»
«Sei diventata vegetariana all’improvviso?»
«No.» Mentre cercava di trattenere la propria irritazione a quel terzo grado, Selene vide la persona seduta accanto a lei metterle nel piatto una bistecca. Si voltò a guardarla.
Il ragazzo in questione, forse un anno più grande di lei, le sorrise: «Se vuoi sopravvivere all’addestramento devi mangiare come si deve.»
«Neil, ti sembra modo?» Aidan guardò storto il ragazzo.
«Vi conoscete…?» Selene guardò prima uno, poi l’altro.
«Neil Hughes, Elementalista del Vento. Molto piacere.»
«Selene Costa…»
«Lo so, Aidan parla spesso di te.»
«Neil!» Esclamò il giovane Johnson.
Lui ridacchiò: «Vedi, io sono gallese, quindi a volte i nostri genitori lavorano assieme. Così siamo diventati amici.»
«Oh, capisco. Comunque, grazie…» Per non sembrare scortese o ingrata, si sforzò per svuotare il proprio piatto.
Alyssa a fine pasto si versò nel bicchiere un liquido contenuto in una brocca arancione, dalla cui bocca usciva una sorta di vapore che faceva volteggiare scintille celesti.
«Linfa d’Ambra?»
«Sì, ne vuoi un po’?» Alyssa le versò il liquido in un bicchiere.
Selene conosceva la bevanda di nome ma poiché serviva l’energia di un’elementalista del vento per la ricetta vera e propria, che dava alla bibita quel senso di frizzantezza naturale che fungeva un po’ da energizzante per i custodi che la bevevano.
Il sapore era prettamente dolce, grazie alla base di mela caramellata, miele di castagno rigorosamente coltivato dalle api di Shalvann e resina dolce. Lo zenzero aggiungeva quel pizzico che serviva a contrastare la dolcezza della bevanda. Mandò giù un sorso, gli occhi le pizzicarono per la sensazione delle bollicine lungo la gola, ma si sentì subito rinvigorita.
Alyssa, nel mentre, chiacchierava con Aidan e Neil e Selene si rese conto che non aveva mai visto l’Elementalista dell’Acqua trovarsi così a proprio agio con qualcuno che non fosse il cugino ma non si fece troppe domande. Si alzò in piedi.
«Vai già via?»
«Sì, sono stanca, e ho delle cose da sbrigare entro l’addestramento di domani mattina. Ci vediamo, ragazzi.» Non diede loro modo di insistere o porle altre domande. Prese Aster in braccio, mentre questo finiva di sgranocchiare la sua foglia di lattuga, e si diresse verso il proprio cottage.