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← I Custodi di Amius

Creato il 29/07/2026, 17:05 · Aggiornato il 04/09/2026, 21:08

Capitolo 4: Shalvann

@daisy_eastDaisyEast
AdolescentiIn corso

Avvertenze (opera)

  • Bullismo
  • Disturbi Alimentari
  • Morte
  • Sangue
  • Violenza
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La locanda era molto sobria ma accogliente, quasi vuota. Quel giorno era stata prenotata solo per gli apprendisti in partenza per Shalvann. Era la prima, Alyssa e Aidan non erano ancora arrivati.

Quando Selene, Dimitri ed Helena uscirono dallo specchio appeso accanto al bancone, si resero conto che nessuno era ancora arrivato.

«Visto? Te lo avevo detto che eravamo troppo in anticipo.»

«Meglio in anticipo che in ritardo, Helena. Selene, sei sicura che quello zaino ti basti?»

«Certo.»

«Sicura di non avere bisogno d'altro?»

Scosse la testa alle parole del tutore: «Il punto è imparare a cavarmela da sola, giusto? Non avrebbe senso portare troppe comodità.» Prese posto ad un tavolo vuoto e non aggiunse altro.

Il 12 Settembre era arrivato prima di quanto avesse desiderato. Il giorno precedente, Helena si era offerta di aiutarla a preparare i bagagli e all’inizio aveva recuperato una grande valigia ma Selene si era rifiutata, con gentilezza, e ci aveva pensato da sola.

Aveva portato con sé il minimo indispensabile: un beauty con il necessario per la propria igiene, un paio di cambi, un portapenne, qualche quaderno per gli appunti, della carta da lettera per scrivere a casa e la foto di sé e sua sorella.

«Helena, Dimitri, bentrovati.» Il taverniere si avvicinò.

Selene si estraniò per non ascoltare i soliti convenevoli, si limitò a salutare l’uomo con cortesia quando le rivolse la parola.

Per sé ordinò solo un bicchiere di latte freddo, Helena invece prese un tè e dei biscotti da dividere tra tutti, Dimitri optò per un caffè.

Mentre attendevano, lo specchio si illuminò di nuovo e nell’aria si diffuse profumo di vaniglia.

Alyssa, Aidan e i coniugi Johnson apparvero fuori dal vetro.

«Jack, Karen, siamo qui.» Dimitri fece loro cenno di accomodarsi con loro.

Mentre si avvicinavano, Selene sentì Alyssa borbottare: «Non è giusto…» Sembrava parecchio contrariata.

«Cosa succede…?» Guardò preoccupata i due amici.

«Oh, nulla cara, Alyssa è arrabbiata perché non ha potuto portare con sé i suoi libri.» Spiegò Karen.

«La sua intera libreria, per meglio dire.» Aidan si sedette accanto a Selene, un sorriso divertito in volto nonostante le due profonde occhiaie sotto agli occhi e lo sguardo assonnato: «Aveva preparato quattro valigie stracolme di libri e ancora mancava metà della sua collezione.»

Selene capiva bene l’Elementalista dell’Acqua, anche lei era molto legata ai propri libri ma il suo tentativo le sembrò comunque parecchio disperato.

«Non avresti comunque potuto trovare loro una sistemazione, cara.» Jacob prese posto. «Non avrai spazio nel tuo alloggio, quello che ci sarà ti servirà per i tuoi studi. Anche lì riceverai libri di testo, dovrai sfruttare molti quaderni per gli appunti…»

«Creare amuleti, preparare pozioni… sarebbero rimasti a prendere polvere negli scatoloni, in un angolo. Quando tornerai per Natale, te li faremo ritrovare tutti al loro posto.»

Alyssa si calmò un po’ e fece colazione con tè e latte.

Avevano appena terminato di fare colazione quando l’orologio a pendolo scoccò le otto di mattina. Puntuale, un uomo vestito di marrone entrò nella locanda. Non salutò, pronunciò solo i loro nomi: «Aidan Johnson, Alyssa Johnson, Selene Costa.»

«Arrivano.» Dimitri si alzò, gli altri al seguito.

Selene sentì una morsa allo stomaco e di poter rimettere il latte che aveva bevuto. Si alzò, le gambe che le tremavano. Uscì dalla porta per ultima. Ad attenderli c’era una carrozza.

Helena la tenne stretta a sé per tutto il tempo dei saluti e la riempì di baci sul viso, tra i singhiozzi. Le spezzò il cuore vederla così triste.

«Scrivici ogni volta che puoi.» Dimitri fu più posato ma aveva anche lui gli occhi lucidi. «Non preoccuparti, andrà tutto bene. Fai solo del tuo meglio.»

“No, non andrà tutto bene.” Quel pensiero arrivò più prepotente che mai, come se all’improvviso tutta l’emozione e il desiderio di compiere quel viaggio anche per Dafne fossero svaniti nel nulla.

Era terrorizzata, lei non era pronta, non era sua sorella, e poiché Dafne non poteva essere lì, non avrebbe dovuto esserci nemmeno lei.

“Sono una sorella terribile...”

Non espresse nessuna di quelle parole ad alta voce. Quando il cocchiere li richiamò, si staccò a malincuore da Helena. Le scoccò un ultimo bacio sulla guancia.

«Ci vediamo a Natale, piccola…»

Annuì alle sue parole, abbracciò un’ultima volta Dimitri e salì sulla carrozza, senza voltarsi indietro.

Prese posto accanto al finestrino, Alyssa si posizionò di fronte a lei, Aidan accanto alla cugina.

La carrozza partì. Dal finestrino, tutti e tre continuarono a salutare le loro famiglie. Selene osservò Helena con il cuore a pezzi per i sensi di colpa. Avrebbe voluto fermare la carrozza, scendere e correre da lei, dirle che non voleva partire ma solo tornare a casa con loro, per tutto il resto della propria vita, ma sapeva bene di non poterlo fare.

Era troppo tardi per esprimere i propri veri sentimenti. Le sagome svanirono all’orizzonte e presto anche Silvea.

Cercarono di dormire ma l’adrenalina ebbe la meglio sulla stanchezza. Dopo la prima ora di viaggio, vi rinunciarono.

«Nessuno di noi ha dormito stanotte, vero?» Aidan guardò Selene.

Lei scosse la testa: «Per me è l’ordine naturale delle cose. Forse nella mia vita precedente ero un animale notturno…»

«Hai provato con la camomilla?»

«Certo. Non funziona nemmeno se provo a imprimere la mia Aura per migliorarne gli effetti. Paradossalmente, visto che sa proprio di camomilla…»

Calò di nuovo il silenzio. Erano tutti troppo stanchi per sostenere una discussione.

Alyssa sembrò avere un’illuminazione improvvisa e iniziò a frugare nella propria borsa: «Ho con me l’ultimo numero di Cassandra

Selene si voltò verso di lei, interessata. «Ho dimenticato di portarlo…»

Aidan alzò gli occhi al cielo: «Oh, no…» Con lo stesso sguardo di un ragazzo che sta pensando disperatamente: «Ragazze…»

Alyssa recuperò una rivista con la copertina viola, con raffigurata una donna dai ricci neri e un cappello da strega, teneva in mano dei tarocchi.

«Vado subito alla pagina dell’oroscopo?»

«Sì, per favore. Puoi leggere cosa dice sulla Silfide?»

L’Elementalista sfogliò fino ad una pagina specifica: «Mh, in salute solo due stelle… dice che potresti sentirti particolarmente stanca e devi fare attenzione a non affaticarti troppo.»

“Come se fosse una novità…”

«Il lavoro non ti interessa, immagino.»

«No.»

«Ma in Amore hai cinque stelle! Dice che potresti incontrare la tua anima gemella questo mese.»

«Cosa?» Aidan si fece interessato all’improvviso.

«Non mi interessava nemmeno quello.» Selene fece spallucce.

L’Elementalista del Fuoco parve dell’avviso opposto: «Cosa dice dello Gnomo?»

Alyssa sollevò un sopracciglio ma lesse l’articolo corrispondente: «Salute quattro stelle…»

«Passa subito all’Amore.»

«Solo una stella.»

«Impossibile…!» Aidan le strappò la rivista e iniziò a leggere.

Alyssa alzò le mani, lasciandolo fare.

Selene non fece tropo caso alla cosa: «Che carta dei tarocchi hai trovato con la rivista?» Passò al collezionismo, per lei la cosa più importante di quella rivista.

«Il tre di bastoni ma apparteneva al mazzo della Mandragola, io sto componendo quello della Sirena.»

«Io ho trovato l’asso di coppe della Sirena, se vuoi scambiamo, io sto mettendo su quello della Mandragola.»

Le ragazze passarono i minuti seguenti a scambiarsi le carte da collezione. Entrambe non vedevano l’ora di avere i loro mazzi completi.

Aidan ad un certo punto sbottò: «Questa Divinatrice è un’impostora.»

«Cassandra Tales non sbaglia mai.» Alyssa non lo guardò neanche.

«Secondo lei non riuscirò ad attirare l’attenzione di chi mi interessa, questo mese!»

«E quindi?»

«Impossibile che io non riesca ad attirare l’attenzione di una ragazza.»

La cugina gli rispose con uno sbuffo divertito: «Come no…»

Lui la fulminò con lo sguardo, gettò la rivista di lato e incrociò le braccia. Passò l’ora successiva in silenzio a guardare fuori, finché il sonno non ebbe la meglio.

A turno, si addormentarono tutti e tre.

Vennero svegliati dal frenare improvviso della carrozza.

«Cosa succede…? Siamo arrivati…?» Selene guardò fuori ma vide solo un campo infinito di girasoli.

«Controlli di sicurezza.» Un uomo e una donna si affacciarono e chiesero loro di controllare i documenti.

Mostrarono tutti e tre i propri documenti d’identità e le lettere mandate da Shalvann in risposta alla loro richiesta di iscrizione.

«Sembra tutto in regola. Andate pure.»

Ripresero il viaggio.

«Controlli di sicurezza…?» Selene guardò gli altri due.

Alyssa divenne cupa: «Shalvann ultimamente è all’erta per minacce subite dal Culto del Sole, devono assicurarsi nessuno provi ad infiltrarsi.»

«Potrebbero attaccarci lungo la strada?»

«I controlli saranno pronti anche a questa eventualità, non preoccuparti.»

Incontrarono altri Custodi lungo il cammino, ogni quaranta minuti circa.

Era passato mezzogiorno, a giudicare dalla posizione del sole, quando il cocchiere si fermò: «Non posso proseguire più di così.»

Tutti e tre si guardarono e scesero dalla carrozza, gli zaini in spalla. Erano ancora nel bel mezzo del nulla.

«Vedete quel sentiero?» L’uomo indicò loro una strada sterrata: «Seguitelo giù per la collina e arriverete a Shalvann.»

«Grazie, signore.»

«Di nulla. Buona fortuna, ragazzi.» L’uomo girò la carrozza e andò via.

Aidan fu il primo a muoversi, si avvicinò alla discesa e guardò oltre. Spalancò gli occhi e le chiamò con la voce ridotta ad un sussurro: «Ragazze…»

Entrambe lo raggiunsero e rimasero a bocca aperta.

Shalvann si estendeva sotto di loro fino all’orizzonte.

Il suo cuore era una quercia di circa sessanta metri. I suoi rami, ricoperti da felci, liane e altre piante pendenti, ricoprivano gran parte della Valle: si intrecciavano sopra di essa e creavano una fitta rete che diede a Selene subito una forte sensazione di protezione e intimità, il sole passava attraverso le foglie illuminando tutto di una luce verde-dorata; le radici a tratti spuntavano dal terreno, spesse e solide, formando a volte archi sotto i quali era possibile passare; il tronco era in gran parte coperto da morbido muschio, era spesso e presentava incavi dentro i quali sarebbe stato possibile persino ad uno studente entrare.

Le strutture di abitazioni, laboratori, serre, erano circondate da alberi, più proseguiva a nord più il bosco dominava il panorama. Era impossibile da lì vederne la fine. A ovest, una spiaggia collegava la terra al mare e a est un canyon era scavato nella roccia che delimitava la conca.

«Questa è Shalvann…?»

«Mai visto un verde così brillante…»

«Il mare sembra così pulito, guardate come splende sotto la luce del sole…»

Aidan saltò giù per primo, tenendosi in equilibrio sulle rocce, e porse la mano a Selene ma lei lo raggiunse senza problemi: «Sono cresciuta nei boschi, su una collina, so come muovermi nei sentieri ripidi.»

«Giusto…»

Alyssa guardò offesa il cugino: «Grazie, eh?»

«Tu non hai bisogno di aiuto.»

Si sbagliava. Alyssa fu quella che ebbe più difficoltà a scendere lungo la fiancata.

Fecero di tutto per non farsi male ma arrivarono comunque alla fine del percorso con le mani sporche e graffiate. Si ritrovarono nei pressi dell’ingresso di una caverna, fuori dalla quale si trovavano carrelli, picconi e mucchi di terra.

«Alla buon’ora.»

Non ebbero nemmeno il tempo di riprendere fiato. Un uomo dall’aspetto burbero, con una folta barba scura, li osservava con aria di rimprovero.

«Scusi, signore, è stata colpa mia.» Alyssa si fece subito avanti. «Ho avuto difficoltà nella discesa e gli altri hanno dovuto aiutarmi.»

«Non ho tempo per le vostre scuse, me ne avete fatto perdere già abbastanza. Seguitemi.»

Intimoriti, i tre obbedirono.

Passarono accanto a parte delle strutture presenti nella valle ma la loro guida non si fermò a presentarle loro o a spiegare dove si trovassero. Procedeva, dritto, ovunque passassero la gente apriva loro la strada. Proseguirono fino alla Grande Quercia.

«Schulz, eccoti.» Una giovane donna li attendeva, molto bella, con capelli color cioccolato e occhi verdi.

Su uno dei rami più bassi, un ragazzo biondo di non più di vent’anni era seduto in maniera scomposta, con aria scocciata.

Selene sentì Alyssa emettere un lamento e capì subito il perché.

«Tutto bene, ragazzi? Avete avuto problemi? Siete tutti sporchi di terra…»

«Romero, per favore, non iniziare a viziarli.»

Il giovane saltò giù dall’albero. Tutti e tre si misero in fila e i ragazzi fecero lo stesso, tesi e nervosi.

«Io sono Friedger Schulz, Elementalista della Terra.»

«Sono Solana Romero, Guaritrice.»

«Azariel Mitchell, Elementalista dell’Acqua.»

Calò il silenzio e i ragazzi compresero di dover fare lo stesso.

«Sono Alyssa Johnson, Elementalista dell’Acqua.»

«Aidan Johnson, Elementalista del Fuoco.»

«Sono Selene Costa, Guaritrice.»

Schulz, soddisfatto, si fece avanti: «Aidan Johnson, da oggi sarà il mio apprendista. Alyssa Johnson, lei seguirà il Custode Mitchell. Selene Costa, sarà guidata da Solana Romero.»

Selene si trattenne dal tirare un sospiro di sollievo davanti a loro.

«D’ora in avanti mi aspetto più puntualità e un atteggiamento degno di tre Custodi.»

La Romero intervenne, forse per spezzare la tensione causata dal collega: «Ma ora sarete stanchi e affamati, poveri ragazzi. Vi mostriamo i vostri alloggi. Per oggi riposate, l’addestramento inizierà domani.» Si voltò quindi verso Selene. «È un piacere conoscerti, cara. Somigli tanto a tua madre… seguimi pure.» Si allontanarono dal gruppo.

Lei percepì lo sguardo degli altri due sulla schiena ma non si voltò.

Seguì la Romero all’interno della foresta, lungo un sentiero. Ne approfittò per guardarsi attorno e ammirare la natura incontaminata. Tutto era così verde e rigoglioso…

Vide sulle fronde degli alberi delle luci dai svariati colori fluttuare e delle risatine acute.

«Fate…?»

«Sono belle, vero? Ma sono anche molto dispettose, non farti ingannare. Vivono anche nei nostri giardini ma poiché rispettano noi Guaritori non fanno scherzi mentre si trovano al loro interno.»

Selene annuì, sollevata, e continuò a seguirla.

Gli alberi si aprirono presto e ai lati del sentiero apparvero una decina di cottage dai colori e forme diverse, tenuti separati da staccionate in legno. Alcuni possedevano dei giardini ben curati, fiori o rampicanti sulle facciate e sui tetti, altre erano spoglie e i loro cortili presentavano solo un prato verde ben curato.

«Il tuo è quello bianco dal tetto grigio.» La Romero le indicò uno dei primi visibili.

«Vuole dire che è tutto per me…?»

«Certo. In questa zona vivono i Guaritori e gli Elementalisti della Terra. Casa mia è quella in fondo, con il Noce vicino alla porta. Di fronte a te vive Rafael Santos, un Guaritore al suo secondo anno di apprendistato. Quella con l’edera sul tetto è l’abitazione di Schulz mentre il cottage con i cespugli di rose rosa è di Eri Hasegawa, un’altra Elementalista, anche lei al secondo anno.»

Selene annuì: «Posso entrare…?»

«Certo.»

Superò il cancelletto e attraversò il sentiero. Aprì la porta.

Il cottage presentava solo il piano terra più un soppalco simile a quello della sua camera a Rocca Alta. A destra, non appena entrati, si trovava una piccola cucina rustica, con tanto di frigo, fornelli, un forno e un tavolino rotondo; a sinistra, invece, c’era un mobile per l’attrezzatura da giardinaggio, a seguire c’era un camino; quest’ultimo sembrava dividere la zona giorno da quella notte, in fondo a sinistra si trovava infatti il letto a baldacchino, posto accanto ad una scrivania; appoggiato alla parete di destra c’era un armadio in legno che era diviso dalla cucina da una porta e da una scala a chioccola che portava al soppalco.

«Dietro quella porta c’è il bagno. Hai anche una vasca. Spero la colorazione verde delle pareti non ti sembri scontata.

«No, affatto, anzi. Mi piace molto, grazie.»

Per la prima volta da mesi avvertì qualcosa di vicino ad un senso di serenità.

«Ne sono felice. Mi sono permessa di procurarti un po’ di provviste, almeno per i primi giorni, sul retro della casa trovi un sacco di terra ed uno di concime. Non so se la salopette da lavoro sia troppo grande, è provvisoria, finché non potrai recuperare qualcosa di più adatto.»

«Siete stata fin troppo gentile, Custode Romero.»

«Figurati, cara.» La donna le rivolse un sorriso gentile e forse malinconico, Selene si chiese il perché. «Ora vado, ti lascio mangiare e riposare. Ci vediamo domani mattina alle sette in punto sotto la Quercia.»

«Certamente. Grazie ancora e buona giornata.»

«A te.» La Custode uscì.

Selene rimase sola. Poggiò lo zaino sulla sedia della scrivania e con un sospiro tirò fuori il pigiama. Si diede una lavata veloce ma non ebbe la forza di farsi un bagno.

Aprì il frigo e vide che c’era un po’ di tutto: latte, uova, frutta fresca, verdure… in freezer c’era anche della carne. Non aveva molta fame ma si sentiva priva di forze e non voleva rischiare di sentirsi male il primo giorno e creare problemi. Trovò del pane tra gli sportelli e preparò un panino veloce con lattuga, pomodori e prosciutto, lo finì a fatica e si buttò esausta sul letto. Era morbido e fresco. Provò subito un gran sollievo, sentì i muscoli e i nervi sciogliersi, finalmente. Crollò quasi subito in un sonno profondo.

•◦ ❈ ◦•

Camminava lungo il cortile di una grande villa. Più che una villa, sembrava un piccolo palazzo: lunghe torri, grandi finestre trilobate con arco a sesto acuto, pietra ovunque… un piccolo castello gotico. C’erano anche degli stendardi appesi lungo i muri, dai colori caldi, con un sole arancio raffigurato al centro. Quel luogo era solo la loro casa per le vacanze in Scozia ma per lei era comunque una casa, una delle tante che l’aveva accolta negli ultimi anni. L’unica cosa che la infastidiva era dover uscire all’esterno, odiava l’umidità di quel posto. Per fortuna non pioveva.

Perché l’estate durava così poco? Cercò di affrettarsi a raggiungere gli alloggi della sua migliore amica. Bussò al portone di legno.

«Avanti.»

Entrò. Trovò una grande sala luminosa, o quantomeno lo sarebbe stata se fuori ci fosse stato un po’ di sole.

«Alice, sono io. Scusa il ritardo.»

«Oh, tranquilla cara. Sto ancora finendo i preparativi.»

Tolse l’impermeabile e osservò la ragazza dai capelli rossi che le stava di fronte: era quattro anni più grande di lei e si conoscevano solo da pochi mesi ma per lei era diventata l’equivalente di una sorella maggiore.

La vide togliere il pesante tappeto persiano da terra e scoprire una sagoma disegnata sul parquet di un ottagono ai cui quattro lati principali erano disegnati i simboli dei quattro elementi: Terra, Vento, Fuoco, Acqua.

Sulla sua scrivania Alice stava preparando un’incensiera, accanto alla quale era poggiato un pennino dal manico d’oro e la punta in cristallo.

«Mettiti in una posizione comoda.»

Obbedì e si sedette sul sigillo a gambe incrociate, le spalle dritte: «Sicura funzionerà?»

«Sicura. Non ti farei mai correre rischi, lo sai.» Alice iniziò a diffondere l’incenso per la stanza.

«Eppure mi stai usando come cavia.»

La rossa sorrise divertita: «Perché so che sei forte, anche se qualcosa dovesse andare storto, ma non accadrà, saprai tornare indietro. Se funzionerà sapremo di poter aiutare anche gli altri.»

Annuì.

«Chiudi gli occhi.» Alice posò l’incensiera e recuperò il pennino.

«Farà male?»

«Un po’. Tendi la mano dominante.»

Obbedì e tese il braccio destro.

«Respira, espira…»

Prese grossi respiri con il naso e buttò fuori l’aria con la bocca. Sentì il forte odore d’incenso annebbiarle la mente. Sentì un pizzicore sull’avambraccio, un dolore fortissimo attraversarle l’intero arto. Durò poco ma le tolse il fiato.

«Rilassati. Il peggio è passato.» Alice poggiò di nuovo il pennino, stavolta dalla punta sporca di un’arancione quasi dorato.

Per un attimo vide bianco, poi fu il buio.

•◦ ❈ ◦•

Selene si svegliò di soprassalto. Rabbrividì sentendo l’aria fresca contro la pelle sudata.

«Che strano sogno...»

Si alzò per andare in bagno e lavarsi il viso con l’acqua fredda. Rabbrividì ma la aiutò a tornare in sé. Mentre si asciugava sentì bussare alla porta. Uscì dal bagno e guardò fuori dalla finestra: il sole era già tramontato.

«Chi è… ?»

«Rafael Santos.»

Aprì la porta. Si trovò davanti un ragazzo dai capelli castani e dagli occhi color del miele, la carnagione lievemente abbronzata.

«Ciao. Tu sei Selene Costa, vero? La nuova arrivata.»

«Sì, sono io.»

Lui sì aprì in grande sorriso: «Scusa se ti ho disturbata mentre riposavi… volevo darti un regalo di benvenuto.» Le porse un pacco.

Selene ne fu sorpresa: «Per me…?»

«Certo.»

Perché qualcuno che non la conosceva nemmeno avrebbe dovuto farle un regalo? Rimase a osservare dubbiosa il gesto del ragazzo ma poi accettò, per non sembrare scortese: «Grazie…»

«Figurati. Anche io sono un Guaritore, per qualunque cosa, quindi, non esitare a chiedere. Il mio cottage è quello color crema, dall’altro lato della strada.»

«Grazie…» Ripeté. Non sapeva cos’altro dire e si sentì una stupida.

Lui parve divertito dalla cosa ma non la prese in giro, anzi, le rivolse un sorriso dolce: «Scusa ancora per il disturbo. Buonanotte, a domani.»

«A domani.» Chiuse la porta.

Posò il pacco sul tavolo e iniziò a scartarlo. Si trattava di una scatola di biscotti al cioccolato fatti in casa. Il profumo era davvero buono, sentì lo stomaco brontolare, cosa che non accadeva da tanto tempo. Ne prese uno e diede un morso. Era delizioso.

Le venne un’idea. Recuperò dallo zaino una scatola in cui aveva messo alcune bustine di tè di vari gusti portate da casa, mise a riscaldare dell’acqua e preparò un tè oolong, uno dei suoi preferiti e tra i migliori da abbinare alla cioccolata. Si sedette al tavolo e si godette qualche minuto di pace e tranquillità, gustando i dolci e il suo infuso. Non durò a lungo perché il ricordo di quello strano sogno tornò a tormentarla. Era stato così realistico… da un lato voleva credere si fosse trattato solo di uno scherzo del suo subconscio per via di tutto ciò che era accaduto gli ultimi tempi ma non riuscì a togliersi dalla testa l’idea che le stesse sfuggendo qualcosa di importante.

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