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← I Custodi di Amius

Creato il 26/07/2026, 15:18 · Aggiornato il 04/09/2026, 21:07

Capitolo 3: Il Risveglio

@daisy_eastDaisyEast
AdolescentiIn corso

Avvertenze (opera)

  • Bullismo
  • Disturbi Alimentari
  • Morte
  • Sangue
  • Violenza
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Il Tempio cadde in un silenzio totale, nemmeno i rumori provenienti dall’esterno penetrarono dalle pareti e dalle finestre, rigorosamente chiuse ma, Selene riuscì a percepirlo stavolta, anche sigillate da qualcos’altro, una forte energia. La voce di Rafal riecheggiò nella sala vuota all’improvviso, facendola sussultare: «Signorina Costa, prego.» Le fece cenno di accomodarsi sull’altare.

Con gambe tremanti, Selene salì i quattro scalini e si pose al centro dell’ottagono.

«Trovi una posizione che la faccia sentire a proprio agio.»

Si rannicchiò con le gambe strette al petto. Non seppe bene nemmeno perché, quella era la posizione in cui si sedeva sul suo letto ad ascoltare musica la sera, l’unico momento della giornata in cui poteva perdersi nel proprio dolore senza essere vista.

«Mi dica, cosa si aspetta da questo Risveglio?» Rafal si avvicinò ad un tavolo e recuperò l’incensiera che vi era poggiato sopra.

«Io… non lo so.» Ammise lei, la voce appena un bisbiglio. «I miei genitori erano Elementalisti… quindi…»

«Sì, li ricordo bene. Due personalità molto diverse. Non andavano per nulla d’accordo i primi tempi. Lui legato al Fuoco, lei all’Acqua…»

Selene senza rendersene conto iniziò ad ascoltarlo con interesse e sollevò lo sguardo sulla sua figura: «Non ricordo un solo momento nel quale abbiano litigato…»

«Si innamorarono verso la fine del loro apprendistato. I dettagli non tocca a me raccontarli, signorina. Sappia solo che si amavano molto e amavano lei e sua sorella ancor di più.»

Selene non riuscì a trattenere una lacrima che scese lungo la sua guancia. La asciugò con il dorso della mano.

Il profumo dell’incenso si diffuse in tutto il tempio e con esso una nebbiolina che le offuscò la vista e riempì i polmoni.

Rafal si avvicinò di nuovo al tavolo, poggiò l’incensiere e recuperò un pennino d’argento dalla punta in cristallo, l’impugnatura era decorata con le varie fasi lunari. Le si avvicinò.

«Sappia che l’eredità di sangue conta ben poco. Dipende tutto dalla nostra natura, dalla nostra personalità. Ad esempio, suo padre era un’Elementalista del Fuoco ma nella sua famiglia erano per lo più Guaritori. In quella di sua madre vi sono stati sia Divinatori che Elementalisti.»

«Questo non lo sapevo…»

Lui afferrò di nuovo il suo braccio destro: «Sentirà un pizzico.»

Strinse i denti quando una scossa di dolore le attraverso il braccio, la sensazione fu la stessa di uno strappo muscolare, non certo di un pizzico. D’istinto ritrasse la mano. Quando osservò l’avambraccio, vide che il simbolo del nodo era scomparso, un liquido verde scuro colava dove in quel momento si trovava una cicatrice.

«Mi porga il braccio dominante.»

Il corpo di Selene tremava ancora per lo shock: non si trattava solo del dolore, era come se un sesto senso si fosse aperto all’improvviso, qualcosa che le permise di avvertire ancor più dettagliatamente la magia che ricopriva il mondo attorno a lei. Vide la barriera che sigillava il luogo, una luce che circondava l’altare e un’altra ricoprire il pennino, da cui in quel momento colavano gocce di quel liquido, simile a sangue ma di colore verde.

Titubante, porse di nuovo il braccio indolenzito al sacerdote.

«Chiuda gli occhi.»

Obbedì al comando. Sentì di nuovo la sua presa, stavolta sulla mano sinistra ma non sopraggiunse alcun dolore, solo un lieve fastidio. La nebbia nella sua mente si intensificò, e poi fu il buio.

Il profumo dell’incenso svanì e anche il senso di torpore, una brezza piacevole le accarezzò il corpo.

Riaprì gli occhi e prese un grosso respiro, riempiendo i polmoni. L’aria attorno a lei era fresca, frizzante, pura. Si alzò in piedi per sgranchire le gambe intorpidite e finalmente riuscì a guardarsi attorno in modo più chiaro

Si trovava ancora sull’altare ma ovunque puntasse lo sguardo splendevano stelle, galassie e nebulose. Attorno a lei, su quattro lati dell’ottagono, quattro cornici uguali a quelle dello specchio di Dimitri ed Helena circondavano le immagini di quattro scenari diversi.

Di fronte a lei un bosco verde e rigoglioso, le fitte fronde degli alberi attraversate dal sole che creava splendidi giochi di colore al contatto con le foglie smeraldine. Notò che era molto simile a quello che circondava la villa in cui viveva, anzi, era praticamente identico; alla sua destra vide invece la cima di un monte aspro e roccioso e concentrandosi su di esso poté sentire l’ululato del vento creato dalle barriere di pietra; alle sue spalle vi era un deserto rosso e desolato, senza piante, su cui il sole bruciava così intenso da creare onde calde; alla sua sinistra un corso d’acqua, un ruscello cristallino, sereno e pacifico.

«Scelga.» Sentì la voce di Rafal nella sua testa.

«Cosa?»

«Scelga.»

Non fece altre domande, capì che l’unica cosa che poteva fare era obbedire. Era quello il Risveglio, era quella la sua prova, ciò che le avrebbe permesso di scoprire la natura dei suoi poteri. Senza esitazione, varcò il portale davanti a lei, l’immagine serena e familiare della natura rigogliosa che l’aveva circondata per tre anni.

Provò la stessa sensazione avvertita quando aveva varcato lo Specchio dei suoi tutori: l’immergersi in un liquido fresco che le donò un piacevole sollievo, stavolta aveva gli occhi aperti e poté così anche vedere l’effetto dell’immagine che come un caleidoscopio si infranse al suo passaggio prima di ricomporsi quando giunse dall’altra parte. Il silenzio la avvolse n un abbraccio così come la sensazione di solitudine che tanto le era di conforto. Chiuse gli occhi e si godette quella pace, interrotta solo da un nuovo pizzicore sull’avambraccio sinistro. Abbassò lo sguardo e vide un nuovo simbolo apparire, una sorta di nastro a forma di S dal colore verde scuro. Solo allora ci fu un cambiamento nell’atmosfera, dalla sua destra sentì provenire una brezza gentile, alla sua sinistra invece udì lo scorrere di un corso d’acqua. Di fronte a lei parve apparire all’improvviso un nuovo percorso che proseguiva nel profondo della foresta, scuro e tenebroso.

«Scelga.» Sentì di nuovo la voce di Rafal.

Stavolta le occorse più tempo per farlo. In un primo momento pensò di proseguire dritta ma il buio la inquietava, per qualche motivo. Si mosse dunque verso sinistra, lo scorrere dell’acqua le parve più rasserenante.

Raggiunse il ruscello visto poco prima, su cui si rifletteva la luce della luna e ne approfittò per sciacquarsi il viso e ritrovare un po’ di lucidità. Sentì di nuovo un fastidio all’avambraccio e quando guardò il disegno si accorse che il nastro ora risultava intrecciato attorno ad una coppa, un calice con varie decorazioni floreali.

Rafal parlò di nuovo: «Scelga quale direzione prendere.»

Selene si guardò attorno. Alla sua destra il ruscello proseguiva in una distesa verde ricca di fiori dove varie creature, roditori, cervi, uccelli, si stavano abbeverando. Alla sua sinistra, invece, l’acqua si prosciugava e il terreno era arido, senza alberi o alcun filo d’erba. Di nuovo il deserto che aveva visto all’inizio.

Stavolta il suo corpo parve muoversi da solo. Benché la sua mente le gridasse di andare a destra, le gambe la portarono verso il deserto. Sentì di nuovo il disegno modificarsi. Il nastro si riempì di spine, come il gambo di una rosa. Sentì una fitta al petto. Provò il desiderio di piangere e gridare ma la voce non uscì e nemmeno le lacrime.

Camminò a lungo, incrociò vari animali assetati e deperiti, che la guardarono con occhi sofferenti. Le si strinse il cuore. Pensò di tornare indietro e recuperare dell’acqua per loro ma quando guardò alle proprie spalle il ruscello e la foresta erano svaniti, vi era solo una lunga terra desolata. Continuò a camminare per un tempo che le parve infinito, iniziò a sentire la stanchezza e la gola secca. La sete si fece insopportabile. Il sole picchiava.

«Quanto manca ancora…?» Chiese.

«Dipende da lei.»

«Cosa dovrebbe significare?» Non riusciva a capire cosa avrebbe dovuto fare. Si guardò attorno. Notò solo allora un pozzo in pietra con accanto un secchio. Si avvicinò e legò il secchio alla corda, lo calò dentro al pozzo finché non lo sentì toccare il fondo e lo risollevò. Fu sicura di aver preso molta acqua finché non sollevò del tutto il contenitore. Vi era appena un sorso.

«Scelga.»

«Cosa?» Non fece in tempo a porre la domanda che sentì qualcosa toccarle la gamba. Abbassò lo sguardo e notò una lepre che stava strusciando il naso asciutto contro il suo ginocchio. L’animale, magro e deperito, alzò gli occhi imploranti verso di lei.

Selene osservò la poca quantità di acqua presente nel secchio. Non dovette pensarci, nessuna esitazione, abbassò il secchio in modo da permettere alla lepre di dissetarsi. Altri animali si avvicinarono, li guardò dispiaciuta di non poter dare da bere a tutti ma si rese conto che quando si avvicinavano uno ad uno per bere dal secchio l’acqua bastava sempre per tutti, come se quell’unico sorso non finisse mai. Più loro bevevano, più la sua sete aumentava, ma sapeva, in qualche modo, che se avesse provato lei a bere allora l’acqua sarebbe terminata e non avrebbe più potuto aiutare quelle creature. Il caldo e la sete divennero insopportabili, non riuscì più a respirare, le sue labbra si spaccarono e la pelle si fece sempre più secca, disidratata. Il suo cuore iniziò a battere veloce per la disperazione. Si sentì soffocare. Il secchio le cadde di mano e litri e litri d’acqua si rovesciarono fuori. Il suo corpo divenne rigido e cadde, l’ultima immagine che i suoi occhi registrarono fu quella della distesa desertica.

•◦ ❈ ◦•

Si svegliò di soprassalto. Riprese aria come se ne valesse della sua stessa vita. Tremava, lacrime scorrevano lungo le sue guance secche e disidratate.

Sentì qualcosa di fresco poggiarsi sulle sue labbra, il bordo di un bicchiere. Bevve avidamente. Non era acqua, non soltanto almeno, ma avvertì un retrogusto salato oltre a miele, ortica e altre piante. Ad ogni sorso la sete si estinse e avvertì il proprio corpo reidratarsi.

«Si sente bene?»

«Sì…» Riuscì a dire con un filo di voce.

Riprese fiato e sentì il suo cuore calmarsi.

«Mi dica: prenderebbe di nuovo la stessa decisione?»

«Cosa…?»

«Salverebbe di nuovo gli animali invece che sé stessa?»

«Certo!» La risposta le uscì con più decisione di quanto si aspettasse. Ne fu sorpresa lei stessa.

Rafal riprese il suo braccio e con il pennino, la cui punta era sempre bagnata da quel liquido verde, completò il disegno: inserì delle onde all’interno del calice. Il simbolo si illuminò e Selene avvertì diffondersi un profumo dolce e rilassante di camomilla mentre una luce verde smeraldo avvolgeva tutto il suo corpo.

«Cosa significa…?» Guardò il sacerdote con aria interrogativa.

L’uomo si alzò, scese dall’altare e si avvicinò al tavolo: «La prima scelta simboleggia il legame con l’elemento primario, il suo è stata la Terra. La Terra può essere legata alle piante o alla roccia, nel suo caso era una foresta, da qui il gambo del fiore. A quel punto poteva decidere se proseguire dritto e confermare il singolo legame, oppure deviare verso uno degli elementi confinanti con essa nel cerchio alchemico, il Vento ad Est o l’Acqua ad Ovest. Ha scelto l’acqua, che le si è mostrato allo stato liquido, come un ruscello puro e placido, perciò la coppa. Probabilmente in questo caso indica una predisposizione per la Pozionistica.»

Rafal fece una pausa in cui lavò il pennino in una ciotola d’acqua.

«A quel punto è entrata in scena la sua natura in quanto persona. Poteva scegliere di proseguire a destra, tornando quindi verso l’elemento della Terra, o a sinistra, dove l’Acqua confina con il Fuoco. Ha scelto la seconda opzione.»

Selene ripensò a ciò che aveva avvertito: il suo corpo aveva scelto, non la sua mente. Era una cosa normale? Forse sì, perché il sacerdote non disse nulla ma di sicuro lui aveva percepito cosa era accaduto… no?

«Per qualche motivo nel suo caso si è presentato un deserto. Particolare, di norma i Pozionisti vedono un focolare domestico, poiché sono spesso dediti a cucinare, e non solo preparati liquidi. Il gambo è divenuto un rovo spinato.» Altri secondi di silenzio, di cui lei approfittò per metabolizzare tutte quelle informazioni. «Normalmente, una Strega ha un legame con un massimo di due elementi. Comunque, nonostante il Fuoco si leghi a lei nel suo lato oscuro e distruttivo, in un momento di difficoltà ha dimostrato altruismo e spirito di sacrificio. Così ho completato il disegno riempiendo la coppa.»

Ci fu un momento di pausa in cui la ragazza osservò il suo nuovo simbolo. Credette di averne compreso il significato ma sentiva la testa scoppiare e la mente ancora annebbiata e confusa.

«In sostanza, lei è una Strega Verde. Una Guaritrice.»

Non ne fu sorpresa, in qualche modo se lo sentiva. Ma non sapeva seppe se esserne emozionata o delusa. In fondo, aveva sempre saputo di non essere una combattente, i Guaritori stavano spesso sulle retrovie, il loro unico compito era creare pozioni e rimedi curativi per sostenere i loro compagni. Allo stesso tempo, l’idea di occuparsi solo di coltivare piante e preparare ricette la tranquillizzava.

Rafal, senza aggiungere altro, riempì l’incensiera e preparò il tavolo per la prossima cerimonia. Per Selene, fu il segnale che poteva andare.

«Buona giornata signore, grazie…» Si alzò, barcollante, lo salutò con un inchino ed uscì dal Tempio. La luce del sole estivo le diede fastidio agli occhi, causandole un altro giramento di testa.

«Selene.» Helena le corse incontro e la abbracciò. «Tutto bene? Sei pallida… è stato un Risveglio piuttosto lungo. Iniziavano a preoccuparci»

«Sarà stato pesante. Lasciala respirare, cara.» Dimitri poggiò una mano sulla spalla della moglie.

«Tranquilli, sto bene, ho solo bisogno di stendermi.» Selene rivolse loro un sorriso rassicurante ma non dovette uscirle molto bene.

Per non farli preoccupare, cercò di spostare la discussione su ciò che era importante e mostrò loro l’avambraccio: «Strega Verde.»

Dimitri sorrise: «Ce lo aspettavamo.»

Helena annuì, gli occhi lucidi per la commozione: «Vieni, torniamo a casa. Prepareremo un bel pranzetto per festeggiare.» Con quel “prepareremo”, ovviamente si riferiva a Dimitri.

Selene non aveva molta fame ma annuì con un sorriso, per non farli preoccupare.

Mentre si allontanavano, girò un’ultima volta lo sguardo verso il Tempio. Rafal era sulla porta e li osservava andare via.

Note di capitolo

Il procedimento del Risveglio è basato sulla posizione degli elementi all'interno del cerchio alchemico:

Nord: Terra

Est: Vento

Sud: Fuoco

Ovest: Acqua

L'elemento del Vento verrà sempre nominato alla forma maschile, essendo insieme al Fuoco uno dei due elementi maschili (mentre Terra e Acqua sono femminili). Quindi, non lo sentirete mai nominare come "elemento dell'Aria".

Commenti

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