Vai al contenuto principale

← I Custodi di Amius

Creato il 26/07/2026, 15:15 · Aggiornato il 26/07/2026, 15:15

Capitolo 2: Il Tempio di Amius

@daisy_eastDaisyEast
AdolescentiIn corso
Scarica EPUB (capitolo)

Tocca un passaggio (o un’immagine) per aprire il filo commenti a fianco. I link nel testo restano cliccabili.

Rocca Alta era un villaggio per lo più tranquillo, a pria vista.

Passeggiare tra le sue strade poteva riportare indietro nel tempo: gli edifici, le strade, le piccole botteghe ricordavano le atmosfere di un qualunque romanzo fantasy medievale o di un villaggio inglese in cui venivano ambientate le più famose serie investigative della tv.

Per Selene, era diverso. Per lei, che di quei mondi ritenuti “di fantasia” faceva parte per diritto di nascita, Rocca Alta rappresentava una trappola fatta di brutti ricordi e sofferenze e non vedeva l’ora di fuggirne.

Giugno era terminato e con esso la scuola. Quell’anno le erano toccati gli esami di terza media, giunti dopo tre, lunghi anni rinchiusa in una prigione che agli adulti piaceva denominare una seconda casa per i giovani.

Gli scritti non erano stati un grosso problema, l’orale era stato tutt’altro tipo di discorso. Alla fine si era alzata dalla sedia, era uscita dall’aula e aveva atteso il verdetto degli insegnanti: «Otto.» Penalizzato solo per l’insicurezza con cui aveva tenuto la discussione.

Aveva mandato il messaggio con il risultato ai suoi tutori e si era avviata verso casa. Le vicende della Seconda Guerra Mondiale e tutti gli altri argomenti che aveva dovuto ricollegarvi per poter dare quell’esame inutile le risuonavano ancora nella testa.

Beata ignoranza, si disse, pensando agli insegnanti e agli altri studenti, che si accontentavano di ciò che era narrato nei libri di Storia senza conoscere la verità dietro i fatti.

«Ei, Costa!» Una voce alle sue spalle chiamò il suo nome ma lei fece finta di non sentirla. Si trattenne dall’accelerare il passo, come una preda che tentava di non aizzare il predatore.

«Parlo con te!» Una spinta le fece perdere l’equilibrio, inciampò in un dannato sanpietrino fuori posto e cadde in avanti. Batté le ginocchia ma strinse i denti per sopportare il dolore. Sollevò lo sguardo annebbiato dalle lacrime e vide diversa gente passare, la maggior parte nemmeno si voltò a guardare, chi lo fece passò oltre.

Ipocriti.

«Abbiamo saputo che non continuerai la scuola qui a Rocca Alta.»

«Quindi?» Si sforzò di rispondere e si alzò. La voce le uscì insicura e tremante, non il risultato che aveva desiderato.

«Non hai pensato di dircelo?»

«Non mi risulta siano affari tuoi, Biasi.» Si voltò verso il suo interlocutore.

Il ragazzo in questione la guardava con aria strafottente, gli occhi di un azzurro spento sul volto magro e smunto, deformato da un ghigno storto e un naso fin troppo pronunciato.

«Ma come? Ai tuoi migliori amici?»

Altri tre ragazzi, fino a quel momento rimasti indietro, si avvicinarono per accerchiarla.

«Pazienza, ti perdoniamo. Come minimo ora devi venire a fare un giro con noi. È l’ultimo giorno che passeremo insieme…»

«Ho già un impegno…» Di nuovo la voce le uscì appena un bisbiglio.

«Davvero? È così importante?» Lui si avvicinò.

Selene trattenne il fiato.

Il suono del clacson della Panda di Dimitri giunse come la manna dal cielo.

«Selene!»

Subito il gruppetto si disperse. Biasi rimase da solo ad osservare la figura possente del russo scendere dall’auto.

Selene corse subito verso di lui. Il suo tutore lanciò un’occhiata minacciosa al ragazzino, le tolse lo zaino dalle spalle e la aiutò a salire in auto.

«Stai bene?» Helena, seduta al posto del passeggero, si voltò preoccupata a guardarla.

«Sì, sto bene, grazie.»

«Per fortuna è il tuo ultimo giorno in quella maledetta scuola…»

«Giuro che prima o poi quel ragazzino me la pagherà cara…» Dimitri salì alla guida e chiuse lo sportello.

«Non serve sprecare tempo con loro, caro. Sono dei bambini. Certo, questo non li giustifica, ma usare i tuoi poteri contro di loro mi sembra esagerato…»

«Non ho bisogno dei miei poteri per fare molto male ai loro genitori. Che imparino a tenere d’occhio i loro figli!»

«Non preoccupatevi.» Selene cercò di calmare le acque. «Tanto non li rivedrò più, giusto? Una volta iniziato l’apprendistato a Shalvann.»

«Selene ha ragione, caro. Su, andiamo, altrimenti faremo tardi.»

«Tardi?» Selene allacciò la cintura e rivolse loro uno sguardo interrogativo dallo specchietto.

Helena le sorrise, attraverso lo specchietto: «È una sorpresa.»

•◦ ❈ ◦•

La villa di Helena e Dimitri era poco fuori città, posta sopra una collina che affacciava sul villaggio, la posizione strategica ideale per notare eventuali anomalie.

Fuori dalla villetta, Selene si divertiva a curare un piccolo giardino all’interno del cortile recintato, con fiori, cespugli ed erbe aromatiche.

Aprirono il piccolo cancello in legno, attraversarono l’acciottolato del vialetto ed entrarono in casa.

Dimitri le passò lo zaino della scuola: «Tra dieci minuti in biblioteca.»

Selene gli rivolse uno sguardo incredulo: «In biblioteca…?»

Lui le fece l’occhiolino.

Con un sorriso e un misto di ansia e adrenalina, Selene salì di corsa in camera. Ignorò del tutto il bruciore alle ginocchia, gettò in un angolo lo zaino. Non ne avrebbe più avuto bisogno.

Aprì l’armadio. Un lato era pieno di vestiti e completi comuni tra jeans, pantaloncini, tute, camicie e t-shirt, l’altro presentava invece vestiti in cotone e lana dai colori della terra e del cielo, decorati con fiori, foglie ed elementi naturali. Indossò un paio di pantaloncini marroni con una cintura in corda, una camicetta smeraldo e un paio di stivaletti estivi e scaldamuscoli che le coprivano le gambe, troppo magre, cosa per cui provava molto imbarazzo. Ignorò le ferite alle ginocchia. Prima di scendere si soffermò sulla foto incorniciata sulla sua scrivania: una bambina con i riccioli biondi sorrideva allegra verso l’obiettivo, un’altra dai capelli castani teneva il viso per metà nascosto contro il suo braccio e osservava la fotocamera con sguardo imbarazzato. A parte il colore dei capelli, erano pressocché identiche, stessa forma del viso, stesso naso e stessi occhi azzurri.

«Stammi accanto, sorellina…» Selene accarezzò il volto di Dafne con due dita. Riuscì a trattenere a stento le lacrime. «Avremmo dovuto farlo assieme…»

«Selene, sei pronta?» Helena bussò alla porta.

«Sì, arrivo!» Recuperò una borsetta di seta e uscì dalla stanza.

Dimitri le aspettava in biblioteca, di fronte ad un grande specchio a parete dalla cornice argentata.

La punta era modellata a forma di mezzaluna e lungo la cornice erano scritti vari nomi, tutti in cirillico. Selene sapeva riconoscere solo quello di Dimitri perché lui glie l’aveva indicato quando era piccola.

«Cos’hai fatto alle ginocchia?» Lui notò subito le ferite.

«Oh, non è nulla di che. Non fanno nemmeno male.»

«Mh… dovremmo passare prima in erboristeria.»

Helena guardò il marito: «Margot?»

«Sì, mi sembra un’ottima idea.» Dimitri si avvicinò allo specchio e poggiò una mano sul vetro. Il suo corpo venne avvolto da una luce rosso scuro, nell’aria si diffuse profumo di rose. La stessa luce circondò lo specchio. L’immagine sul vetro cambiò, apparve quella di una figura dai capelli lunghi seduta dietro un bancone in legno, intenta a scrivere qualcosa su un quaderno, dietro di lei la parete era piena di cassetti etichettati e scaffali pieni di barattoli.

Dimitri fece un passo avanti e venne risucchiato dal vetro.

«Andiamo?» Helena le porse la mano.

Selene chiuse gli occhi poco prima dell’impatto contro il vetro, che non arrivò mai. Fu come immergersi nell’acqua fresca, una sensazione piacevole, che fu poi sostituita da profumo di fiori ed erbe e da un lieve tepore. Riaprì gli occhi.

Si trovava all’interno della stanza che aveva visto dentro il riflesso, guardò attorno a sé e si accorse che si trattava di una piccola bottega, pulita e ordinata, con pareti e pavimento in legno. La persona che poco prima aveva visto dietro al bancone, li raggiunse e abbracciò con affetto Dimitri ed Helena.

«Ciao, Margot. Quanto tempo…»

«Tre anni.»

A sentire quella data, Selene provò una fitta al petto. Ricordava Margot Lefebvre, l’aveva incontrata al funerale dei suoi genitori e di sua sorella.

«Oh, la piccola Selene! Quanto sei cresciuta…!»

Odiava gli abbracci ma non voleva sembrare maleducata e lasciò che la donna le si avvicinasse e la avvolgesse tra le proprie braccia: «Assomigli sempre di più a tua madre, sai?»

Rispose a quel complimento con un sorriso di circostanza.

«Piccola mia, ma tu sei ferita…»

«Sono solo delle sbucciature…»

«Fammi vedere cosa posso fare.» Margot girò di nuovo dietro al bancone e andò dritta verso uno dei cassetti, come se ormai sapesse a memoria dove trovare ciò che le serviva. Lo aprì e da dentro prese un barattolino. Torno indietro verso di loro e lo aprì, Selene riconobbe un forte odore di Piantaggine.

«Brucerà un po’ ma durerà solo un attimo.» Margot le spalmò un po’ di crema verdastra sulle ginocchia.

Bruciò molto ma durò appena qualche istante. La crema in eccesso venne assorbita del tutto dalle ginocchia, le ferite non c’erano più.

«Come…?»

Margot le fece l’occhiolino: «Se ti dedicherai alla Magia Verde, imparerai anche tu.»

«A Selene piace coltivare piante e fiori.» Dimitri poggiò le mani sulle spalle della figlioccia.

«Oh, allora è sulla buona strada. Potrebbe venire su una fantastica Strega Elementale della Terra o un’ottima Strega Verde.»

«Vedremo. Stiamo andando proprio adesso al Tempio. Per il Risveglio.» Helena sorrise a Selene che però teneva lo sguardo basso sulle proprie mani intrecciate.

«In bocca al lupo allora.» Margot le fece l’occhiolino.  «Fatemi sapere come andrà.»

«Certamente. Quanto ti dobbiamo per l’unguento?»

«Non scherzare nemmeno, cara. Non mi dovete nulla.»

Helena provò a insistere ma alla fine uscirono dalla bottega senza aver pagato nulla. Fu la prima volta in cui Selene vide la propria tutrice perdere uno scontro. Guardandosi indietro, osservò l’esterno del negozio e l’insegna con su scritto “Apothicaire”.

Silvea era immersa nella natura, alberi crescevano attorno agli edifici, rampicanti riempivano le loro facciate e piccoli e grandi giardini coloravano i cortili delle abitazioni.

L’ultima volta che Selene era stata lì era molto piccola ma in qualche modo quell’atmosfera di pace le fu familiare.

«Dimitri, Helena!» Molti si fermarono a salutare i suoi tutori, contenti di rivederli dopo tre lunghi anni di assenza dal mondo magico. Selene cercò sempre di rimanere in disparte ma era difficile non farsi notare.

«Tu sei la piccola Selene, vero? Piacere di conoscerti.»

«Ti ricordi di me? Ci siamo visti tre anni fa.»

«Probabilmente non ti ricordi, eri molto piccola l’ultima volta in cui sono venuto a trovare i tuoi genitori…»

Coloro che aveva visto al funerale, Selene li ricordava spaventosamente bene. Cercò in ogni modo di evitare il discorso.

«Siete qui per il Risveglio?»

«Sì, esatto. A Settembre Selene inizierà il suo apprendistato a Shalvann.

Lasciò che fossero Dimitri ed Helena ad occuparsi dei convenevoli. La strada per il Tempio però sembrava più lunga ogni abitante di Silvea che incrociavano, le parve un miracolo quando vide all’orizzonte la struttura.

Vventiquattro colonne di ordine corinzio, quattro sul fronte, quattro sul retro, otto su ogni fianco.

Un simbolo svettava sulla facciata, un grande cerchio che si stagliava sopra il portone d’entrata, con al centro la luna piena, simbolo della Magia che scorreva nelle loro vene, e attorno ad essa quattro figure: un cervo in alto, in senso orario una libellula, una leonessa e una tartaruga.

I quattro figli di Amius, li riconobbe subito. I simboli dei quattro eredi dello Stregone più famoso della Terra, colui che aveva salvato il mondo magico diversi secoli prima.

Il portone in legno di mogano era già aperto.

Il pavimento era coperto da un lungo tappeto verde smeraldo, le pareti tappezzate di affreschi che rappresentavano la natura incontaminata presente alla Creazione. Proseguendo verso l’interno si trovavano sempre più figure di esseri umani, sciamani, druidi, astrologi che osservavano la notte stellata in cerca di indizi sul futuro. In un primo momento tali sagome erano circondate da esseri umani comuni, riconoscibili dagli abiti differenti, ma più si proseguiva, più i due mondi venivano mostrati divisi, fino all’abominevole caccia alle streghe iniziata nel quindicesimo secolo. Sulla parete in fondo, la figura di un uomo incappucciato circondato dalle stesse figure poste all’ingresso: simboleggiava il Sacrificio di Amius, che diede la vita, insieme ai suoi quattro figli prediletti, per separare il Mondo Magico, che avrebbe preso il suo nome, dalla Terra.

Di fronte all’ultimo affresco si trovava un altare in pietra dalla forma ottagonale, un uomo con indosso una lunga veste li aspettava in piedi al centro.

«Helena, Dimitri, bentornati.»

«Rafal.» Dimitri fu il primo a farsi avanti.

Il sacerdote scese dall’altare e si avvicinò per abbracciarlo: «Vi aspettavo.»

«Ne siamo sicuri.» Dimitri si avvicinò per salutarlo a sua volta. «Come vanno le cose?»

«Come sempre. Veglio su questo posto e attendo di poter conoscere i nostri futuri Custodi.» L’uomo si voltò verso di lei.

Selene incrociò solo per un attimo i suoi occhi viola, subito abbassò i propri, a disagio.

Si tratta di un Divinatore dopotutto, si disse. Gli bastava uno sguardo per leggerle nell’anima, in senso letterale.

«La piccola Selene Costa.» Rafal si avvicinò a lei e le porse la mano.

Ricambiò la stretta, per educazione, ma quando lui serrò le dita per sollevare il suo palmo verso l’alto si sentì ancor più a disagio di quanto non fosse stata fino a quel momento. Avvertì quelle sue dita sfiorarle l’avambraccio e un lieve calore. Quando guardò, un simbolo apparve sulla sua pelle, come un tatuaggio comparso dal nulla. Lo conosceva bene: il simbolo che veniva posto ad ogni bambino che nasceva con poteri magici, per nasconderli fino ai loro quattordici anni: il cosiddetto “nodo della strega”.

«Allora, signorina, è pronta per il suo risveglio?» Rafal le lasciò la mano e si diresse verso l’altare.

“No, non lo sono”, avrebbe voluto rispondergli lei, invece non disse nulla.

«Dimitri, Helena, conoscete la procedura. Aspettate fuori.»

I due annuirono ma prima di uscire rivolsero a Selene un ultimo sorriso incoraggiante e la donna le poggiò un bacio sulla fronte.

Quando il portone si chiuse, Selene rimase sola con il Sacerdote.

Note di capitolo

Sulla parte iniziale di questo capitolo ho molti dubbi, fatemi sapere cosa ne pensate!

Commenti

I commenti sui singoli passaggi si aprono dal fumetto accanto al testo; qui sotto trovi solo i commenti al capitolo intero.

Caricamento…