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← I Custodi di Amius

Creato il 26/07/2026, 15:14 · Aggiornato il 26/07/2026, 15:14

Capitolo 1: Prologo

@daisy_eastDaisyEast
AdolescentiIn corso
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Suoni di sirene, un vociare indistinto, grida di terrore e di paura. Tutto le giungeva distante e ovattato. Provava dolorose fitte in tutto il corpo, la schiena le bruciava in modo insopportabile, nell'aria, ancora si avvertiva la puzza di gas e bruciato causata dall'esplosione.

La pioggia le batteva sul viso, sotto le dita l'erba era fresca e bagnata. Cercò a tentoni quella mano che, a quanto aveva memoria, aveva sempre tenuto stretta la sua, fin dal momento in cui erano state messe insieme nella culla, per dieci anni e forse anche prima. Aveva paura, sentiva il bisogno di avvertire il suo calore, la sua costante vicinanza, di sentire la sua voce rassicurante che le ripeteva: "Andrà tutto bene".

La mano afferrò solo l’erba del prato. La strinse, forte, fino a strapparla.

«Dafne...» La gola bruciò non appena aprì bocca, sentì una fitta alla gola e le lacrime pungerle gli occhi. Provò ad aprirli, con grande difficoltà. Bruciavano. Fu costretta a richiuderli.

«Selene!» Sentì una voce chiamarla ma non fu quella della sorella.

Quando i suoi occhi, per un attimo, misero a fuoco la figura che stava china sopra di lei, riconobbe i capelli rosso fuoco e gli occhi verdi, gonfi di lacrime. Provò ad allungare la mano ma non ci riuscì. Si sentiva debole, più del solito; avvertì un vuoto, dentro, mai provato prima. Fece più male di tutto il resto.

«Dafne...?» Fu l'unica cosa che riuscì a chiedere. Voleva sapere dov'era, aveva bisogno di averla lì, accanto a lei. Voleva la sua gemella.

Una mano si poggiò sulla sua ma non era quella mano che avrebbe riconosciuto tra mille. La cosa la spaventò ancora di più. Dafne c'era sempre quando lei aveva bisogno, correva sempre quando le succedeva qualcosa, quando stava male, quando aveva bisogno di averla accanto. Sicuramente, Dafne in quel momento sapeva cosa era successo, lo aveva avvertito, allora perché non era lì? Forse stava arrivando... sì, sicuramente. Sarebbe arrivata da un momento all'altro.

«Selene...» La voce della donna sopra di lei era rotta dal pianto, poteva sentirlo, anche se il suono era un po' ovattato.

«Selene... andrà tutto bene, è una promessa. Andrà tutto bene...» Ma sentirlo dire da qualcun altro non fu la stessa cosa.

Si aggiunsero altre voci, tre uomini, ma ciò che dicevano non le era chiaro. Sentiva che tutto si stava nuovamente allontanando: gli odori, i suoni…

La sollevarono da terra, il dolore la fece tornare vigile per qualche istante. Avrebbe gridato ma temeva una nuova fitta alla gola. Provò sollievo quando si sentì appoggiare su qualcosa di morbido e fresco ma durò poco. Il dolore tornò più forte di prima. La sua mente si annebbiò di nuovo e da allora furono solo momenti confusi: una luce dietro le palpebre, una folla di voci agitate, odore di medicinali e la sensazione di un ago infilato nel braccio. Il rumore di uno sportello che si chiudeva, poi il buio totale.

•◦ ❈ ◦•

Bianco. Quando riaprì gli occhi, fu l'unica cosa che vide: bianco era il soffitto, bianche le pareti e le coperte. Strinse d’istinto la mano destra ma tutto ciò che sentì fu il fresco e ruvido tessuto del lenzuolo. Si sentì come se il suo cuore avesse smesso di battere per qualche istante.

«Dafne...» Lo pensò ma non riuscì a pronunciarlo ad alta voce. Si sentiva priva di forze. Non le era mai accaduto, prima. Provò a girare la testa, il gesto le provocò un  altra fitta. Qualcosa spiccava in tutto quel bianco: una macchia rossa. Ci mise un po' a mettere bene a fuoco la figura che le stava accanto.

«Helena...» Ancora una volta non riuscì a parlare ma la donna alzò di scatto la testa.

«Selene... sei sveglia...» Le strinse la mano e iniziò ad accarezzarle con dolcezza i lunghi capelli castani. «Aspetta qui, vado a chiamare il dottore.»

Provò ad alzarsi ma lei tentò di fermarla. Non riuscì a stringerle la mano abbastanza forte ma Helena comprese il gesto e un velo di tristezza le attraversò lo sguardo. Non disse nulla e lasciò comunque la presa. Uscì dalla stanza. Poco dopo un uomo entrò dalla porta.

«Finalmente ti sei svegliata. Come ti senti?» Parlava senza pretendere alcuna risposta, solo per rassicurarla e farle compagnia mentre le controllava le bende, la flebo e con una piccola torcia osservava i suoi occhi.

Selene non capì, non riusciva a ricordare cosa fosse successo, come si fosse ridotta in quello stato, con ustioni e ferite ovunque. Più provava a ricordare più avvertiva la risposta allontanarsi ma non erano le sue condizioni a preoccuparla in quel momento. Quando il dottore uscì, Helena rientrò e si avvicinò al letto. Aveva gli occhi ancora arrossati ma non era da sola. Accanto a lei, vi era un altro giovane uomo, con lunghi capelli castani e occhi verdi. Selene lo riconobbe subito, era Dimitri, il marito della rossa.

«Come ti senti, Selene?» La guardò dritto negli occhi.

«Daphne.» Selene sapeva che anche lui avrebbe sentito i suoi pensieri.

Dimitri sospirò e voltò lo sguardo verso la moglie. Lei non ebbe neanche bisogno di guardarlo ma scosse la testa, in lacrime. Lui si sedette accanto al letto.

«Selene... ricordi l'esplosione?»

All’improvviso, tutto le tornò in mente. Ogni singola, orrenda immagine e da quel momento tutto le sarebbe rimasto impresso nella memoria per sempre.

Era seduta fuori in giardino, tra le piante, seduta su un’altalena con un libro poggiato sulle gambe. Dava le spalle alla casa, da dentro provenivano delle grida: Dafne che, come sempre, discuteva con loro padre per qualcosa. Ci aveva fatto l’abitudine, aveva smesso di intromettersi in quei litigi, tanto non sarebbe servito a far calmare il genitore.

Quando avrebbero finito di litigare, la gemella l’avrebbe raggiunta lì, avrebbero parlato e lei sarebbe riuscita a farla calmare. Accadeva sempre così.

Un boato aveva scosso l'aria all’improvviso, facendole fischiare le orecchie in maniera dolorosa. Una fitta lancinante le aveva attraversato la schiena e una spinta l’aveva gettata a terra di faccia.

Per questo non era riuscita a ricordare nulla fino a quel momento: la sua mente si era rifiutata.

Sua madre e suo padre non c'erano più e Dafne, la sua amata gemella, se ne era andata con loro, portandosi via anche una parte di lei.

Note di capitolo

Il prologo è stato il primo pezzo che ho trascritto di questa storia anni fa, cambiato pochissimo con il passare del tempo poiché si è trattato di una spinta creativa molto forte partita dal nulla davanti ad un foglio bianco.

Commenti

I commenti sui singoli passaggi si aprono dal fumetto accanto al testo; qui sotto trovi solo i commenti al capitolo intero.

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