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Il gruppo riapparve dal nulla con uno scintillio e subito si guardarono intorno.

Spock non aveva perso tempo e, dopo aver estratto il suo Trycorder pronto per analizzare l'ambiente circostante, venne interrotto da un'imprecazione.
<< Stai scherzando? >> Emily guardava furiosa il volto soddisfatto del padre. Sembrava come un bambino che aveva appena finito un viaggio nella sua giostra preferita. << Ecco perché non sei voluto atterrare con il TARDIS, volevi usare il teletrasporto! >>
<< Certo che sì! >> le rispose il biondo contento. << Non puoi venire in questa realtà senza provare il teletrasporto, c'è... sarebbe un crimine... >>
<< Papà! Non mi interessa se sei un fan di Star Wars, siamo qui per una pericolosa missione di salvataggio, una che sarebbe stata più semplice con il TARDIS! >> sbuffò. << Sarebbe stupido morire solo perché sei un fanboy, no? >>
<< Non ha torto >> disse la sua Angel.
<< Star Wars?! >> chiese il Guardiano indignato. << Star Wars?! Questo è Star Trek! Mondo completamente diverso! >>
<< Non importa >> intervenne la platinata. << Emily ha ragione, non possiamo permetterci mosse stupide... >>
<< È corretto >> aggiunse Spock e il Guardiano si toccò il petto con fare finto offeso.
<< C'è del metodo nel mio fanboyismo >> gli rivelò, per poi guardarli. << Prima abbiamo supposto che qui ci potrebbero essere degli Angeli Piangenti, no? Ecco, se fossimo atterrati con la mia nave, ci avrebbero già localizzati. Inoltre, Emily... >> guardò la figlia, quasi con disapprovazione. << La tua cultura nerd è oscena, oltre ad Harry Potter non conosci altro? >>
<< La roba nerd non è davvero il mio campo >> lo guardò male lei.
Intanto Angel si era allontanato poco più in là, per godersi, dopo tanto tempo, la luce del sole. Grazie al bracciale di pelle nera regalatogli dal Signore del Tempo prima di quel viaggio, ora poteva di nuovo crogiolarsi sotto la luce del sole, anche se era uno alieno.
Notando l'espressione beata e felice del moro e preoccupata che fosse stato in qualche modo contagiato da qualche agente inebriante nell'aria, la dottoressa estrasse il suo Trycorder medico e lo analizzò, ma quando lo fece... sbiancò e fece un salto indietro.
<< Tutto ok? >> le chiese il diretto interessato, che si era accorto della sua presenza.
<< Qui dice che non sei vivo! >>
<< È così infatti, sono un vampiro >> le rivelò, facendole sgranare gli occhi dalla sorpresa e anche dalla preoccupazione. Ok, era un alleato, ma i vampiri erano delle leggende temute. << Tranquilla, non mordo >> la tranquillizzò il buon vampiro con un sorriso.
<< Chissà se il sangue di Spock sa di menta >> intervenne il Guardiano distrattamente, senza rivolgersi a nessuno in particolare. << Per un vampiro, si intende >>.
<< Che c'entra? >> gli chiese la figlia, confusa. << Inoltre perché il sangue di Spock dovrebbe sapere di menta? È per via dello shampoo che usa? >>
<< Emily, ti ho già detto che devi usare la telepatia se mi leggi nel pensiero >> la ammonì lui e lei lo guardò male.
<< Hai parlato a voce alta... >>
<< Ah sì? Quindi ora sono una persona che riflette ad alta voce? >> Il Guardiano era sia confuso che curioso, da quelle che erano ancora delle novità del suo nuovo corpo. << Interessante, comunque no. I Vulcaniani hanno il sangue verde. Dai, abbiamo perso abbastanza tempo, andiamo >> disse incamminandosi verso la Oriville, che svettava imponente poco in fondo al crinale roccioso dove erano atterrati.

La nave, con la sua scocca metallica scura e le luci blu e bianche che correvano lungo i bordi, sembrava quasi sospesa nel paesaggio grigio. La fusoliera centrale era elegante e affusolata e le due grandi strutture curve sul retro — probabilmente i motori — le davano un'aria inconfondibile. Sul fianco, ben visibile, spiccava la scritta "ECV‑197 ORVILLE".
Sbuffando, ridacchiando o più semplicemente alzando il sopracciglio appuntito nel caso di Spock, gli altri seguirono giù per la scarpata lo strano alieno convocato da Pelia.
––––––•––––––
Arrivare davanti alla nave fu più lento del previsto, visto che l'illusione ottica che la faceva apparire vicina era dovuta solo all'imponente mole del vascello galattico e alla radura quasi interamente marrone e sopraelevata in cui si trovavano. Durante la passeggiata il Guardiano si ritirò nei suoi pensieri: ormai il multiverso poteva sorprenderlo ben poco, soprattutto l'esplorazione planetaria. Aveva visto trilioni di mondi simili a quello, di tipo terrestre — o Minshara, in questo universo... oppure avevano già adottato la classe M?
Fatto stava che una vallata con montagne attorno, foreste in lontananza e suoni di animali selvatici non era più una novità. E allora perché era così eccitato, così curioso di riscoprire tutto ancora una volta? Era forse colpa della rigenerazione? Nuovi occhi, sensi nuovi, una nuova vita tutta da esplorare? O forse perché quella era la sua ultima vita e voleva viverla al meglio?
"Papà, mi senti?" La chiamata telepatica della figlia lo riportò alla realtà e lui si limitò ad alzare il pollice destro. "Volevo dirti che... mi dispiace per averti lasciato ed essere scappata con lo zio. Mi rendo conto che sono stata egoista e infantile. So che ero molto arrabbiata con te, ma... ho sbagliato e mi dispiace".
"Tranquilla, è acqua passata" la rassicurò lui. Alla fine sì, era ancora infastidito, ma era lui l'adulto e il genitore tra i due e spettava a lui sistemare le cose. "Anche io mi dovrei scusare, per come ho parlato di Vanessa e per altro. So che ero giustificato, ma ho praticamente calpestato i tuoi sentimenti verso la figura materna. Sei umana, Emily, ed è normale che vedi le cose in modo così umano. Ti ho cresciuta come tale, alla fine della fiera."
"In realtà, papà... viaggiando con lo zio credo di aver imparato meglio la natura della vostra specie e... ed è un bene che stai andando avanti, che in questa nuova vita vuoi mettere la mamma da parte. È giusto così. Ho visto lo zio tormentato dalla perdita e dal dolore, per la perdita della propria specie e per una certa Rose, ed è... orribile. Non voglio che tu viva questo e ho davvero tanta paura di viverlo anche io, perché..."
Vedendola triste e preoccupata, il padre le inviò un'onda di conforto telepatica. Avrebbe voluto metterle una mano rassicurante sulla spalla, ma la rossa era poco più indietro, accanto ad Angel, e non aveva voglia di scansare quell'armadio non-morto che odorava di shampoo alla lavanda per poterlo fare.
"È normale che tu abbia paura e non ti mentirò: sarà proprio così. Tu invecchierai molto lentamente e poi ti rigenererai, mentre i tuoi amici moriranno tutti. È il fardello dei Signori del Tempo e c'è poco che possiamo fare. Ma... i traumi del Dottore — o beh, i miei — non derivano solo dalla nostra natura longeva, ma da eventi e situazioni davvero orribili. Eventi che non permetterò mai che ti accadano. Non vivrai mai una Guerra del Multiverso, piuttosto darò la mia vita..."
"Papà! Non dire così..." La rossa stava per piangere: il dolore che le era arrivato dal padre era travolgente. "Non osare mai. Ho perso la mamma, non perderò anche te."
Il biondo sorrise. "Farò del mio meglio. Comunque non sono arrabbiato, Emily. Alla fine il bello del viaggiare come facciamo noi è anche quello di seguire il proprio cuore e il tuo ti ha detto di viaggiare con il Dottore. Quindi dimmi: che cosa avete combinato tu e occhi da cucciolo?"
Dopo aver ridacchiato per via del soprannome, gli raccontò e gli mostrò le varie avventure che aveva vissuto. Poi però le venne in mente una cosa che non sapeva come si fosse conclusa. "Io e lo zio siamo andati a Londra, no? Poi sono arrivati dei suoi amici, credo che una di loro si chiamasse Martha, ma dopo... perché non mi ricordo? L'altra cosa chiara è che mi sono ritrovata ancora una volta nel TARDIS e sia io che lo zio eravamo molto confusi al riguardo. Beh, lui meno di me".
"Questo perché aveva capito che cosa vi era successo" le rivelò il padre, che forse aveva capito anche dove erano finiti, ma i ricordi erano vaghi anche per lui. "Per farla breve, avete incontrato i vostri sé futuri, le vostre future versioni. Quando due o più rigenerazioni si incontrano, solo la più vecchia mantiene i ricordi: le altre dimenticano in automatico, per preservare il corretto flusso temporale".
"Oh..." La rossa era davvero stupita. Inoltre sapeva che si sarebbe rigenerata, cosa che le faceva davvero paura. Aveva il terrore di dover cambiare e sapeva che prima o poi avrebbe dovuto affrontare questa cosa.
"Anche se sai che avrai un futuro, questo non vuol dire che sei invulnerabile. Il tempo può essere riscritto, ricordatelo sempre" le consigliò lui. Sapeva fin da quando si era rigenerato che sua figlia avrebbe avuto un bello e lungo futuro, visto che aveva attraversato a ritroso più volte la sua linea temporale. Questo era anche uno dei motivi per cui le aveva chiesto di viaggiare con lui, senza risultare troppo iperprotettivo. Non avrebbe perso un altro figlio.
Poco dietro, Angel aveva rallentato il passo, limitandosi ad osservare per bene quello che era il suo vero primo pianeta alieno. Anche se somigliava davvero alla Terra, non sembrava di trovarsi nello spazio, il che era un po' deludente. L'unica cosa degna di nota era stato uno stormo di strani uccelli rettiliani che li aveva sorvolati poco prima, ma nulla di più.
<< Siete un gruppo davvero silenzioso >> scherzò un po' la dottoressa osservandolo, visto che stavano tutti camminando in un rigoroso silenzio. Spock era Spock e il suo ex non era mai stato il più grande dei chiacchieroni, ma il biondo poco prima parlava davvero tanto.
<< Io mi sto godendo il sole e il panorama >> le rispose il succhiasangue. << Mentre il Guardiano e Emily stanno avendo una conversazione telepatica. >> Ad Angel non era sfuggito, visto che Emily non era ancora brava a nascondere con le espressioni facciali questo tipo di comunicazione.
La platinata annuì: la telepatia non era una novità. Però, da dottoressa esperta nello studio delle più disparate creature senzienti — cosa fondamentale per preservare la salute di un equipaggio multispecie come l'Enterprise — decise di fare qualche domanda, anche solo per passare il tempo.
<< Guardiano, di che specie sei? >>
<< Sono un Signore del Tempo del pianeta Gallifrey >> rispose lui, senza aggiungere altro.
Christine decise quindi di intimarlo a parlare. << E poi? >>
<< Ho svariati millenni, tante passioni... del tipo... te lo farò sapere quando le avrò scoperte. Che altro? Beh, ho due cuori e... >>
Si zittì quando sentì il terreno tremare. Subito dopo Angel sfoderò la sua faccia da vampiro, stupito del fatto che fino a quel momento non li avesse percepiti. Preso dalla sensazione del sole sulla pelle, si era distratto a tal punto? << Correte, ora! >>
Ordinato ciò, il gruppo cominciò a correre verso la nave, ma ben presto furono circondati da immensi lombrichi che uscivano dalla terra. Erano spaventosi: grossi, unti, denti aguzzi a file circolari e quattro paia di "baffi" tentacolari su ambo i lati che tenevano ferme delle... lance?

Il ghigno delle bestie era quasi malefico e li osservavano con una certa intelligenza. Cosa che il biondo percepì, perché, dopo aver sfoderato il suo cacciavite sonico, si fece avanti con fare amichevole.
<< Salve locali, sono il Guardiano, mentre loro sono la mia allegra compagnia: la sognatrice Emily, il tenebroso ma gentile Angel, il leggendario Spock! E... quell'altra >> L'infermiera sbuffò offesa. << Veniamo in pace, ma se ci minacciate, beh... la mia magia è potente, ammirate! >>
Con il cacciavite tracciò un rettangolo olografico davanti a sé che diventò un piccolo schermo, poi pigiò un pulsante. << Tisca, Tusca, Topolino!! >> Lo schermo esplose in una pioggia di particelle colorate.
<< Papà, questo primate ci ha presi forse per dei primitivi? >> chiese il verme più piccolo a quello più grosso, che grugnì.
<< Così sembra, Parnocolo >> gli rispose, per poi avvicinare l'immenso volto verso gli stranieri. << Mi chiamo Panfilo e sono il capitano della Katagraticakatakens, la nostra grande nave. Ma Ci siamo schiantati su questo mondo misterioso... circa tre ere fa. >>
<< Ovvero? Per "ere" che intendete? >> chiese il Guardiano, non troppo stupito di essersi sbagliato sui vermoni. La lancia lo aveva tratto in inganno, ma era logico: se ci si schianta su un mondo alieno e primitivo, bisogna armarsi in qualche modo. << Mio figlio era ancora una larva. >>
<< Che carino, un neonato >> esclamò intenerita la rossa, beccandosi un ringhio dal diretto interessato.
<< Aspetta, perché mi sono sentito insultato? Non so nemmeno che cosa è un neonato... >>
<< Un piccolo di primate >> gli rispose il padre. << Ma no, non è esattamente la stessa cosa, ragazza rossa. Solo simile >>.
<< Parlate la loro lingua? >> chiese l'infermiera, che come Spock aveva sentito solo strani versi gutturali provenire dai vermoni.
<< Forse il loro traduttore è più avanzato del nostro >> suppose giustamente il semi‑vulcaniano. << Possiamo averne uno anche noi? Renderebbe la missione più pratica per tutti >>.
Il Guardiano puntò distrattamente il cacciavite verso la loro testa e subito dopo il vermone risultò comprensibile. << Passiamo alle cose serie >> disse il biondo, facendosi serio. << Noi siamo diretti verso quella nave per una missione di salvataggio. Volete unirvi a noi? >>
I vermoni si allontanarono impauriti.
<< Lo prenderò come un no. Allora ci vediamo ragazzi, magari vi diamo un passaggio una volta terminato, ok? >>
<< Dentro quel luogo risiedono le ombre! >> urlò uno di loro. << Mia sorella era intervenuta per aiutare quando la nave si era schiantata, ma dopo aver urlato di ombre sui muri, di lei nessuna traccia! >>
<< Ottimo. Non sono Angeli Piangenti, ma creature forse peggiori. Stupendo... >> sbuffò il Guardiano. << Comunque noi entreremo lo stesso, è la nostra quest. Ma se ci faceste la cortesia di seguirci e magari fare da vedetta fuori, ci fareste un favore. Le vostre lance mi fanno presupporre che questo mondo non sia così sicuro >>.
<< Questo possiamo farlo >> acconsentì Panfilo, << ma solo se ci promettete di riportarci dalle nostre stelle >>.
"Dalle nostre stelle vuol dire nel loro mondo?" chiese telepaticamente Emily al padre.
<< Giurin giurello >> sorrise il Guardiano, poi rispose alla figlia: "No, parla del suo universo. Ti ricordi che questo mondo viaggia tra le realtà, no? Quando lo fa, le stelle da quaggiù cambiano per ovvie ragioni."
"Vero, mi ero scordata".
Detto ciò, il gruppo tornò a incamminarsi, ma per fare prima decisero di cavalcare i loro nuovi amici. L'idea fu del Guardiano, che sosteneva fosse più rapido e pratico... ma l'urlo estasiato del Signore del Tempo, che se ne stava sopra il testone di Panfilo con le braccia aperte, fece capire a tutti che era solo un bambinone.
Giunti davanti all'immensa mole della Orville, scesero dalle loro "cavalcature" e si guardarono attorno affascinati.
<< Momento >> disse Emily. << Non potevamo arrivare fin qui con il teletrasporto? Perché siamo apparsi così lontani? >>
<< È una questione strategica e di sicurezza >> la illuminò Angel. << Qualsiasi cosa risiede all'interno della nave potrebbe essere già uscita >>.
<< Oltre a ciò >> intervenne il padre. << Immagina di essere un'allegra sopravvissuta che, appena scampata agli orrori della sua nave, esce ferita e devastata. Come reagirebbe nel trovarsi davanti cinque tizi apparsi dal nulla? >>
<< Non lo immagino, perché sarei quel tipo di sopravvissuta che sarebbe rimasta dentro ad aiutare e quindi sarei già morta, ma comunque ho capito >>.
<< Emily, essere egoisti va bene, soprattutto in certe situazioni. Non puoi sempre pensare agli altri se la tua vita è in pericolo >> le disse il padre.
<< Però Emily ha ragione >> intervenne Christine, stiracchiandosi le gambe intorpidite dalla cavalcata. << Non è nostro compito aiutare chi è in difficoltà? Siamo venuti qui per questo, no? >>
<< Questo vale per voi, che siete della Flotta con tutte le vostre regole. Tu poi hai anche il giuramento di Ippocrate. Ma io sono solo un freelancer: non ho nessun capo e se vedo che la situazione è troppo pericolosa per me e la mia famiglia, ciaone e tanti cari abbracci, chiaro? >>
L'infermiera sbuffò, ma annuì: a rigor di logica non aveva torto.
<< Concordo con il primate capo >> Panfilo "annuì", scuotendo il suo grosso testone. << L'alveare viene prima di tutto. >>
<< È una logica molto vulcaniana >> disse Spock e gli altri non capirono se fosse d'accordo o meno.
<< Dai, entriamo. Se stiamo qui a cazzeggiare non salviamo nessuno >> disse il Guardiano, poi analizzò la nave con il sonico e si fece serio. << Ok, cambio di piano. Lì dentro è un vero e proprio covo di anomalie temporali. Quindi... Spock, il tuo comunicatore, prego >>.
L'ibrido glielo porse senza esitazione. Dopo averlo sonicizzato, il Guardiano glielo restituì.<< L'ho potenziato, e di molto. Tu e la tua fidanzata — della quale continuo a non ricordarmi il nome — rimanete qui fuori e tenetevi in contatto con noi tramite l'aggeggio potenziato. Inoltre avvisate anche il vostro capitano per qualsiasi problema. In pratica sarete il ponte tra noi e la nave lassù, visto che là dentro i comunicatori andranno a farsi benedire, ok? >>Li guardò.<< Avvisatemi se dallo spazio cambia qualcosa o succede qualcos'altro >>.
<< No, non è ok >> protestò l'infermiera. << Sono una dottoressa e se qualcuno là dentro avesse bisogno del mio aiuto? >>
<< Non ci sarà il tempo per guarirlo comunque, nemmeno con il primo soccorso. Ho davvero un brutto presentimento, uno pessimo. Quindi restate qui e non discutete >>.
I due annuirono, seppur non molto convinti. Spock, però, riconosceva la logica nelle parole del Guardiano.
––––––•––––––
Quando il Team TARDIS entrò nella nave, vennero inondati da un freddo quasi innaturale, tanto che Emily si ritrovò a tremare e Angel, da bravo gentiluomo, le diede la sua giacca. Lei lo ringraziò con un sorriso.
<< Guardiano >> lo richiamò il vampiro. << Magari il motivo per cui li hai fatti rimanere indietro ha senso, ma non mi ha convinto del tutto >>.
<< Questo perché sei furbo. La verità è che li volevo fuori dai piedi e ho tirato fuori la prima scusa plausibile... e magari un po' utile >> ammise il biondo.
<< Papà, dai! >> lo rimproverò Emily. << Meno male che Spock era leggenda! >>
<< Lo so, ma... mi sono reso conto che lavoro bene da solo o con chi mi fido. Inoltre lasciare là fuori Spock è preservare la storia. Pensa se morisse qui dentro >>.
<< Questi corridoi sono stretti. Non troppo, ma in caso di fuga, meno siamo meglio è >> aggiunse Angel analizzando il luogo.
<< Ho capito, ma allora perché portarli in questo mondo in primo luogo? Potevamo venire solo noi tre ed evitare tutte queste menate, no? >> sbuffò la rossa.
<< Non mi avrebbero mai permesso di usare il teletrasporto se fossimo partiti da soli. O forse sì, ma non volevo correre il rischio >> rispose il padre con un sorriso furbetto.
<< Ti sto per tirare un ceffone, giuro >> borbottò Emily. << Dai, andiamo che è meglio... >>
<< Concordo. Dai, vampiro da tartufo, localizza gli odori dei sopravvissuti >> ordinò il Guardiano.
Angel sbuffò, ma avanzò per primo, seguendo una pista che solo lui poteva percepire.
Man mano che procedevano, la Orville mostrava tutta la sua decadenza. Le pareti curve, un tempo bianche e luminose, erano ora coperte da una patina grigiastra, come se la nave avesse smesso di respirare. Le luci di emergenza pulsavano a intermittenza, proiettando ombre lunghe e distorte che si muovevano come creature vive. Cavi penzolavano dal soffitto come radici strappate, alcuni ancora scintillanti di energia residua. Non c'erano cadaveri. Non c'erano tracce di lotta. Solo un silenzio innaturale, pesante, che sembrava osservare.
Ad un certo punto, le ombre parvero muoversi. Scivolarono lungo le pareti, circondando il trio con una rapidità inquietante. Emily trattenne il respiro, Angel ringhiò a bassa voce, e il Guardiano si fece avanti, cacciavite sonico alla mano.
Le ombre si addensarono, si allungarono... e presero la forma di figure angeliche sui muri.

Il Guardiano sbiancò. << Mio Dio... >>