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Dopo essere uscita dal TARDIS senza guardare nessuno, Emily si diresse in tutta fretta verso la sua camera e, dopo aver chiuso la porta, si buttò sul letto, con la faccia tra le ginocchia, cominciando a singhiozzare. Tutte le ansie accumulate per le novità degli ultimi due giorni, il lutto ancora vivo per la morte della madre che la tormentava da anni, il recente dialogo con suo padre — o con il ragazzo che aveva preso il suo posto, o entrambe le cose — e la paura di essere un'aliena, destinata a cambiare in qualcosa che non era più lei, le crollarono addosso come un macigno.
Si rese conto di essere sola, l'unica rimasta della famiglia che amava ricordare. Sua madre era già morta da tempo e anche suo padre era deceduto due giorni prima. Sì, essendo un Signore del Tempo era ancora lì, ancora presente, ma quel ragazzo laggiù non era suo padre, almeno non nel suo cuore. Il gentile signore che l'aveva cresciuta se n'era andato. Sì, forse era meschino pensare una cosa simile, con suo padre ancora vivo in qualche modo, ma era davvero arrabbiata con lui. Come aveva osato dimenticare la mamma? Ne capiva il motivo, certo, ma ciò non significava che non potesse sfogarsi comunque. Non era giusto!
Il turbine inquieto di sentimenti e la stanchezza la fecero crollare in un sonno agitato, pieno di incubi. Si vedeva riflessa in uno specchio, forse quello della sua camera, o del bagno, o forse era solo uno specchio qualunque, ma il riflesso non era il suo. Era quello di un'altra ragazza, con uno sguardo maligno. La ragazza, dopo aver preso la foto dei suoi genitori e averla strappata facendola urlare, la lanciò verso un falò, dove già bruciavano tutti i suoi strumenti per disegnare, le foto con gli amici e tutto ciò che la rappresentava. Emily urlò e bussò contro lo specchio, ma l'altra non si fermava.
<< Perché piangi? >> le chiese con una voce quasi ultraterrena. << Quando cambierai, quando diventerai me, non ti importerà nulla di loro! >> Dopodiché scoppiò a ridere, facendo prendere fuoco anche allo specchio e Emily si svegliò di colpo con un urlo o almeno, a lei sembrava di aver urlato.
Un leggero bussare alla porta la fece raddrizzare. Non voleva che qualcuno l'avesse sentita urlare, soprattutto suo padre: sarebbe stato oltremodo imbarazzante.
<< Sono io, ti va di parlare? >> chiese dolcemente la voce di Angel dall'altra parte. La rossa, dopo aver sorriso appena e resistito all'impulso di cacciarlo via, perché voleva restare da sola, lo invitò a entrare.
<< Certo... entra... >>
Una volta entrato e aver chiuso la porta dietro di sé, il vampiro con l'anima si sedette accanto a lei. Per lui era chiaro che la ragazza aveva pianto e che aveva avuto un incubo. << Vuoi parlarne? >>
<< No... >> rispose mesta lei e lui annuì, restando in silenzio. << Ok, sì, va bene... male non può fare >>.
Detto questo, Emily gli raccontò tutto ciò che aveva discusso con suo padre. Gli parlò della frustrazione provata quando lui le aveva fatto capire che sua madre non era altro che un ricordo lontano, nemmeno troppo significativo. Si era sentita ferita, abbattuta. Gli confidò anche come sua madre fosse morta davvero... in un modo terribile.
<< Emily >> iniziò dolcemente lui, << non fingerò di sapere che cosa stai provando, ma non ha senso abbattersi così, anche perché non ti stai rendendo conto di quanto sei fortunata >>.
<< Fortunata? >> lo guardò incredula.
<< Certo. Due giorni fa hai perso tuo padre, ma a differenza della maggior parte delle persone, lui è tornato in vita. Diverso, certo, ma pur sempre lui. Questa non la chiami fortuna? >>
La rossa stava per ribattere, ma poi le venne in mente ciò che le aveva detto la sua migliore amica, Anika. Una volta, sotto il Big Ben, le aveva confidato che perdere suo padre era stata una delle esperienze più orribili della sua vita e che, se avesse potuto, anche con mezzi strani come la magia, lo avrebbe riportato in vita. Emily sapeva che gran parte di questo desiderio di Anika derivava dal pessimo rapporto che aveva con la madre. Non un rapporto terribile, ma la donna non accettava il sogno della figlia e voleva imporle il proprio. Anika non era un'artista, una disegnatrice, ma una cantante, con una voce bellissima, ed era uno spreco nel corso universitario che frequentavano. In effetti... l'afro, se fosse stata lì, l'avrebbe presa a schiaffi. Poteva sentire la sua voce giudicante nella testa:
"Di che ti lamenti, Emily?! Tuo padre è vivo" poi "Anika" fece un sorrisino, " ed è diventato anche un bel ragazzo!! Non è che mi dai il suo numero?"
<< Dio mio, Anika! >> sbottò lei, beccandosi un'occhiata confusa dal vampiro. Emily non si era dimenticata che la prima cosa che la sua amica aveva fatto, quando aveva visto la nuova versione di suo padre, era stata dargli il proprio numero. Anika e la sua ossessione per i bei ragazzi...
Pensando a lei, decise di chiamarla, ma, una volta estratto il telefono a conchiglia dalla tasca, il vampiro la fermò.
<< Siamo nel passato. Se vuoi chiamare qualcuno, come pensi di farlo? >>
Emily sbuffò, passandosi una mano tra i capelli, poi si alzò e andò verso la porta... solo per tornare indietro e abbracciare il vampiro. << Grazie >> gli sussurrò all'orecchio, per poi andarsene, facendolo sorridere.
Angel era convinto che ci sarebbe voluta una lunga conversazione per tirarla su di morale, ma a quanto pare le fantasie della ragazza avevano fatto il lavoro per lui. Beh, tanto meglio: almeno ora quella che considerava una sorellina era un po' più allegra.
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Emily scese ancora una volta le scale della villa, ignorando tutti e fiondandosi nel cilindro spaziale alla ricerca del padre, che però non si vedeva da nessuna parte.
<< Papà?! >> lo chiamò, e subito dopo un forte tonfo, seguito da un suono spaziale, la fece sobbalzare.
<< Tranquilla, non è niente! >> la voce di suo padre le giunse ovattata.
<< Dove sei? >>
<< Qua sotto! >> una volta che la rossa abbassò lo sguardo verso il pavimento in vetro, lo vide armeggiare con degli strani cavi, situati sotto la console, che emettevano fumo e scintille. << Che ti serve? >>

<< Voglio chiamare la mia amica. Come posso fare? >>
Il Guardiano, dopo essersi pulito una macchia di olio nero dal viso, si avviò verso le scalette attaccate al muro e salì al piano centrale, dove la raggiunse. Si tolse la mascherina bianca – quasi inquietante – e gli occhiali protettivi trasparenti, poi le ordinò:
<< Dammi il tuo telefono >> lei glielo porse e lui lo puntò con il suo cacciavite sonico dalla punta gialla. Dopo un breve ronzio, glielo restituì lanciandoglielo. << Ora puoi chiamare ovunque, nel multiverso e in ogni epoca. Salutami Aisha >>.
<< Chi? >> gli chiese lei, confusa, anche se forse aveva già capito a chi si riferiva.
<< Aisha, la tua amichetta, no? >>
<< Si chiama Anika... >> lo guardò male. Ora non si ricordava nemmeno il nome della sua migliore amica?
<< Sì, quello che è >> la liquidò lui con un gesto della mano, apparendo quasi annoiato e distante. Forse era arrabbiato? << Una cosa però: non provare nemmeno a invitarla a viaggiare con noi. Non ho intenzione di ascoltare le sue chiacchiere sui ragazzi, la moda, o qualunque altra cosa di cui blaterano le umane della sua età >>.
Sua figlia lo fulminò con lo sguardo. << È la mia migliore amica, perché non dovrebbe viaggiare con noi? E comunque non sai nemmeno chi volevo chiamare. Sei forse veggente o mi hai letto ancora la mente senza il mio consenso? >>
<< Chi altri dovresti chiamare? >> la sfidò lui, aprendo le braccia. << Non hai altri amici oltre a lei e nessun parente oltre me, quindi... >>
<< Ho degli amici anche in Italia >>.
<< Che non chiami più da un bel pezzo, però >> le ricordò. Anche se lei non sapeva che si erano trasferiti in un altro universo, oltre che in un altro stato,ma se voleva poteva contattarli comunque con la fantascienza, quindi poco importava.
<< Perché la distanza ci ha allontanati... >> borbottò lei. << È stata una tua decisione quella di partire, ti ricordi? Non giudico questa tua scelta, ma... >>
<< No >> la interruppe bruscamente. Il suo sguardo severo faceva quasi paura, soprattutto su quel suo nuovo volto giovane.
<< No, cosa? >> gli chiese lei, quasi spaventata e in ansia.
<< Non sono stato io a volerci trasferire >>.
<< Ma... >>
<< Troppo comodo non considerarmi tuo padre per le cose positive e poi darmi la colpa per quelle negative. Hai chiarito, anche se non verbalmente, che non mi vedi più come tuo padre, posso accettarlo, ma se è così, allora non darmi le sue colpe. È chiaro?! >> Il Guardiano sembrava sia furioso che ferito. << Prima mi dici che mi consideri sempre tuo padre, poi no, poi sì e poi ancora no... in quanto tempo? Un'ora? Ragazzina, sei la coerenza fatta persona, proprio. Prendi una posizione e decidi, almeno! >>
<< Non è facile, ok?! >> sbottò lei, ora altrettanto arrabbiata. << Evidentemente sono troppo umana >>.
<< Lo sto notando. Avrei dovuto farti crescere sul pianeta Janababa, così non avrei avuto tutte queste menate! >> sbuffò lui. << Senti, prima che dica qualcosa di cui potrei pentirmi per il resto di questa mia vita, vai fuori di qui a chiamare la tua amichetta >> detto ciò, si avviò verso la console, senza degnarla di uno sguardo.
Arrabbiata e ferita — soprattutto perché, se suo padre sapeva tutte quelle cose, allora voleva dire che le aveva letto ancora una volta nel pensiero — Emily rimase ferma.
<< Se non chiudi la tua mente, i tuoi pensieri e le tue sensazioni mi arrivano comunque. Dovrò insegnartelo, prima o poi >> la rimproverò lui. Aveva provato a bloccarli, ma l'apprensione e la preoccupazione per come si sentiva la sua unica figlia — la persona più importante per lui in tutto il multiverso — e il fatto che i pensieri di Emily erano sempre come un fiume in piena, glielo avevano reso difficile. Persino per una mente potente come la sua.
Su Gallifrey, quando era piccolo, una delle sue zie gli aveva detto che la mente di un'artista era come un uragano in fiamme: difficile da domare. Forse aveva ragione. Ripensare alla sua famiglia gallifreyiana lo fece infuriare ancora di più.
Sentì qualcuno alle sue spalle e si voltò. << Ti ho detto di... >> quando vide Jenny, si bloccò.
<< Che vuoi? >>
La ragazza si irrigidì un po' per quel tono gelido, ma decise di ignorarlo e sorrise al viaggiatore multiversale. << Madame Vastra ha chiesto la presenza di tutti nel salone centrale. È ora di cena >>.
Detto ciò, se ne andò.
Il Guardiano, dopo aver roteato gli occhi, la seguì.
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L'ibrida, una volta uscita in giardino e sedutasi su uno dei gradini davanti al portone, digitò il numero della sua amica, sperando che rispondesse. Aveva bisogno di sfogarsi con qualcuno.
<< Emily, ciao! Come va? >> le chiese Anika, con il suo solito tono allegro e un po' sibilino.
<< Insomma... Ti ho chiamata per dirti che mi dispiace di essere sparita così all'improvviso con lo strano cugino Trevor. Forse ti ho fatta preoccupare >>.
<< Tranquilla >> rispose l'amica. ma alla rossa sembrava quasi impacciata. Strana, addirittura.
<< Ti ho forse interrotta in un momento poco opportuno? >> chiese Emily, che conosceva Anika abbastanza bene da sospettare che potesse esserci un ragazzo con lei.
<< Cosa? No, no... Beh, sì. C'è un ragazzo qui con me, ma è praticamente come un fratello per me: il mio fratello chill e cool! >> ridacchiò Anika, confondendo ulteriormente Emily.
<< Io e lui stiamo per partire per un viaggio, quindi non preoccuparti per me. Ci rivediamo appena torno, ok? >>
<< Ok... >> rispose Emily, ancora più perplessa. Da quando Anika aveva un fratello, o un amico che considerasse tale? Da quanto ne sapeva, lei era l'unica amica che potesse essere definita una sorella, anche se, in effetti, non si erano mai chiamate così apertamente. Certo, era anche vero che tra afroamericani ci si chiamava spesso "fratello" o "sorella" in senso affettuoso. Un loro modo di dire. << Quando ci rivedremo, mi parlerai meglio di questo tuo "fratello". Perché da quanto ne so, ero io la tua sorella! >> disse con tono ironico.
<< Appunto! >> le rispose Anika, divertita.
<< Appunto cosa? >>
<< Che sei il mio unico "fratello" >>.
<< Sorella, semmai! E poi che cosa stai dicendo? >> ora Emily era ufficialmente confusa e anche un po' irritata: le sembrava che Anika la stesse prendendo in giro.
<< Lo scoprirai >> detto ciò, Anika chiuse la chiamata, lasciando Emily a roteare gli occhi, visibilmente seccata. Si alzò e rientrò in casa.
<< Signorina Emilia, la cena è pront...>> la informò Jenny, ma la rossa la liquidò con un semplice:
<< Sì, sì, arrivo... >>
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La cena fu imbarazzante, tutti potevano vedere chiaramente la tensione tra padre e figlia che sedevano ai lati opposti della tavola. I due non si guardavano nemmeno e, a peggiorare il tutto, vi era il fatto che non parlavano nemmeno con gli altri. Anche Angel sembrava teso, si vedeva che qualcosa lo preoccupava: lui non stava nemmeno toccando cibo, cosa che, beh, era normale data la sua natura vampirica, anche se quella non era una nozione nota a tutti.
<< Perché non mangi? >> gli chiese Donna, che invece si stava abbuffando, seppur mantenendo un certo decoro. << Qui c'è il caviale e altre bontà ottocentesche di cui non so il nome, ma la carne è buona ovunque, no? Nel passato è ancora meglio, a dire il vero >>.
<< Sono un vampiro, posso mangiare se lo voglio, ma... non ne ho davvero bisogno e non riuscirei comunque a godermi del tutto il sapore >> le rispose con un gentile sorriso, per poi darle il suo piatto. << Se lo vuoi... >>
La rossa più vecchia non se lo fece ripetere due volte e cominciò a mangiare anche la porzione del buon vampiro.
<< Dovrei avere una riserva di sangue da qualche parte >> disse il Guardiano, mentre guardava con quasi disgusto il piatto davanti a sé.
<< Perché tieni del sangue nel tuo TARDIS? >> gli chiese il Dottore, giustamente curioso. Lui non lo faceva e gli sembrava, beh, strano.
<< Perché tu non lo fai? >> lo guardò il "giovane" biondo. << Se una delle persone che stai cercando di aiutare, o uno dei tuoi amici, avesse bisogno di una trasfusione urgente? Sì, essendo esseri evoluti abbiamo anche altri metodi più fanta-speciali, ma il mio punto rimane. Inoltre... hai conosciuto Hope Mikaelson, no? Sai che Angel non è il primo vampiro che viaggia con me e loro si devono nutrire >>.
<< Hai del sangue da parte da quando eri la Tata? >> gli chiese Donna. << Ma... quanto tempo è passato da quando eri lei? Il sangue sarà andato a male, no? >>
<< Le dispense del TARDIS hanno un fuso orario diverso e un sistema di antidegradazione, in sostanza la roba non va a male >> le spiegò il Guardiano. << Per quanto riguarda la domanda "quanto tempo è passato", migliaia di anni ti basta come risposta? >> le sorrise lui.
<< Non ti piace il piatto? >> gli chiese Vastra, che da brava padrona di casa non voleva deludere i suoi ospiti. << La ricetta proviene da uno dei ristoranti più eleganti di Londra >>.
<< Elegante... bah >> disse sprezzante il biondo, visto che amava l'eleganza quando era il noioso rosso; ora lui necessitava di altro, di roba più street, ma non meno squisita. << Mi sono rigenerato praticamente ieri, quindi non so che cosa mi piace nello specifico, ma di certo non questo coso... >> detto ciò, si alzò dal suo posto e si diresse verso il tavolo accanto, appoggiato al muro, pieno di piccoli antipasti e salsine gustose. Qui cominciò a creare vari panini di ogni forma e dimensione. << È questo ciò che voglio! >> esultò mentre tornava tutto fiero con il suo vassoio a tavola. Una volta seduto, cominciò a mangiare con gusto.
Emily roteò gli occhi. Suo padre avrebbe adorato quella cena elegante, ne avrebbe decantato la squisitezza e avrebbe fatto i complimenti alla casa. Questo biondo stava davvero facendo di tutto per essere il più diverso possibile dal suo babbo, facendola davvero irritare.
<< Lo sai? >> River attirò la sua attenzione. << È sempre interessante scoprire che cosa piace al tuo nuovo corpo, in primis con il cibo. Quando ti rigenererai, poi fammi sapere >> le disse con un occhiolino. Alla rossa venne un brivido sulla schiena nel sentire nominare una sua possibile rigenerazione. Si rese conto che aveva il terrore di cambiare, anche se il sogno fatto poco prima lo aveva già reso abbastanza chiaro.
<< Gentili ospiti >> Vastra richiamò la loro attenzione, << vorrei... >> ma non riuscì a concludere che Angel urlò: << Sono arrivati! >> Subito dopo, ambo le porte della grande sala furono sfondate da un'orda di vampiri famelici, che si avventarono subito su di loro.

<< Di qua! >> il Guardiano puntò il suo cacciavite verso il muro dietro di lui, che scomparve subito dopo, seguito da una luce rettangolare blu.
<< Il tuo cacciavite è anche un blaster sonico?! >> gli chiese il Dottore, sia stupito che indignato, ma il suo amico non gli rispose, troppo occupato a guardare Emily che stava per venire sopraffatta da tre vampiri. Per fortuna, Angel intervenne prontamente e fracassò il vampiro più vicino contro il muro con una forza tale da sfondarne gran parte.
<< Angel! Prendi in collo Emily, ora! >> il vampiro fece subito come gli era stato ordinato. Subito dopo, il Guardiano puntò il cacciavite sotto i suoi piedi per creare un foro dove i due caddero nel piano di sotto. Dopodiché il foro ridiede il posto al pavimento in legno.
I vampiri, che per qualche strano miracolo avevano ignorato il biondo fino a quel momento — o forse perché erano impegnati a lottare contro i tre abitanti di casa, che spolveravano i loro compagni utilizzando delle gambe delle loro sedie in legno come paletti e River che sparava loro con i suoi blaster — si voltarono verso il Signore del Tempo e con un ringhio, andarono verso di lui.
<< Avete cercato di far del male a mia figlia >> Il volto del Guardiano era tetro e prometteva una sola cosa: nessuno di loro sarebbe uscito vivo da lì. Puntò il suo cacciavite contro i non-morti, e un potente laser li incenerì in pochi secondi. Quel cacciavite laser era un'arma creata dal Maestro. Un pazzo, certo, ma sapeva costruire strumenti decisamente utili.
Il Guardiano, sia in questa vita che nella precedente, aveva iniziato a usarlo come faceva il Dottore. In fondo, era stato proprio lui a regalarglielo. Ma il Guardiano era diverso... e naturalmente, lo aveva leggermente modificato. Leggermente...
<< Mbè? Ancora qui state?! >> disse agli altri che lo guardavano stupiti, in primis il Dottore. << Non ho fatto sparire il muro per niente! Muovetevi! >>
Il gruppo non se lo fece ripetere due volte e corse via da lì. Uscito per ultimo, il Guardiano fece riapparire il muro, per poi dare fuoco ad altri due vampiri che erano arrivati da un'altra porta, mentre Donna venne salvata appena in tempo dal Dottore, che la spostò per la camicia poco prima che un vampiro le addentasse il collo, per poi dargli una spinta e chiudere la porta davanti a lui con il suo cacciavite.
<< Andiamo al TARDIS! >> ordinò l'uomo con la giacca marrone. << Non è lontano da qui! >>
<< Il tuo TARDIS è fuori nel cortile >> gli ricordò Vastra, << quello del Guardiano è più vicino! >>
<< No, il Dottore ha ragione >> le disse la sua ragazza, mentre guardava fuori dalla finestra, per poi aprirla. << I vampiri ormai sono tutti all'interno, è più sicuro andare verso la cabina blu >> detto ciò si lanciò dalla finestra e atterrò con una capriola.
<< Vai Donna, seguila! >> le ordinò il suo amico, guadagnandosi uno sguardo spaventato e irritato.
<< Sei pazzo, marziano?! Io non sono così agile! >> protestò lei.
<< Niente storie, pavido uomo! >> le disse Strax, mentre l'alzava come se fosse una piuma e, dopo averla poggiata sul suo testone marrone, si buttò fuori dalla finestra facendo urlare la rossa. Subito si sentì un tonfo sordo e un lamento di dolore.
<< Tutto bene, Donna?! >> chiese il Dottore, mentre si affacciava dalla finestra e osservava la sua amica mentre si alzava e lo guardava con odio. Per loro fortuna, quella era una finestra del piano terra, solo leggermente rialzata dal terreno. Subito dopo, dopo essersi guardato indietro e aver osservato con disappunto il Guardiano sterminare ogni non morto che gli si parava davanti, saltò giù anche lui.
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Nel piano sotterraneo Emily si guardò intorno spaventata, quell'attacco l'aveva presa alla sprovvista, aveva visto la morte in faccia. Se non fosse stato per Angel... Si rese conto che stava tremando e respirando a fatica solo quando il vampiro la prese per le braccia e la scrollò un po' per farla riprendere.
<< Andiamo >> le disse con gentilezza, anche se con voce ferma. << Non possiamo restare qui >>.
Il vampiro, anche se grazie ai suoi sensi sapeva che i suoi simili non erano ancora arrivati in quel piano, sapeva che presto lo avrebbero fatto. Era solo questione di pochi minuti, se non meno. Poteva sentire anche delle urla di dolore e odore di bruciato... che cosa stava accadendo al piano di sopra?
<< Grazie... grazie per avermi aiutata, Angel... >> lo ringraziò la rossa con un tenero, ma spaventato sorriso.
<< Ringrazia tuo padre. Se non fosse stato per lui, non so cosa sarebbe successo. >> Angel sapeva bene che non poteva tenere testa a quell'orda e allo stesso tempo proteggere Emily, non contemporaneamente.
Emily si limitò ad annuire. Era ancora molto spaventata, i Dalek sembravano cose da poco rispetto ai vampiri, forse perché i vampiri sembravano umani con il volto deforme e grottesco. I Dalek, invece, erano barattoli alieni, letali, ma per lei visivamente meno spaventosi.
<< Dobbiamo tornare al TARDIS >> disse il vampiro, prendendo la rossa per mano e incamminandosi verso dove si trovavano le scale, o almeno lui sperava che vi fossero.
Intanto Emily tirò fuori il suo cacciavite, che un tempo apparteneva al suo babbo e dopo aver pigiato un pulsante si sentì il solito ronzio a tutto volume.
<< Shh! >> la ammonì Angel, << vuoi forse farci scoprire? >>
<< Volevo creare una via di fuga più facile facendo sparire i muri, ma non so come funziona... >> tentò di scusarsi lei.
<< Non è il momento di scoprirlo, stanno arrivando! >> dopo aver staccato un pezzo della cornice di un quadro lì vicino, si mise sull'attenti.
Dal fondo del corridoio, ombre guizzanti si fecero strada tra le luci tremolanti. Tre vampiri, denti scoperti, occhi gialli accesi di fame. Angel non esitò. Il primo gli saltò addosso con un ringhio, ma lui si abbassò di scatto, ruotando su se stesso. Con un colpo secco, conficcò il legno nel petto del vampiro. Polvere nell'aria.
Il secondo fu più cauto. Cercò di colpire Angel da dietro, ma lui lo afferrò al volo per il braccio e lo scagliò contro il muro, facendogli sfondare l'intonaco. Prima che potesse rialzarsi, Angel lo raggiunse e con uno scatto fulmineo, lo finì.
Il terzo esitò. Fece l'errore di guardare Angel negli occhi che lo colpì con un calcio allo sterno, lo disarmò e lo impalò con la stessa asta di legno recuperata a terra.
Subito dopo ne arrivarono altri e Angel si lanciò contro di loro senza alcun cenno di paura.
––––––•––––––

Una volta entrati nel TARDIS, capitanati dal Dottore che subito andò alla console seguito dall'altro Signore del Tempo, gli altri si rilassarono leggermente, anche se di poco, visto il panico vissuto poco prima.
<< Siamo stati ingannati e venduti! >> sibilò Vastra.
<< Sì, l'assalto nemico mi fa capire che qualcuno ha spifferato la vostra posizione... ma non era già nota? >> chiese River, che di vampiri non ne sapeva niente, ne aveva solo sentito parlare. La sua esperienza come archeologa l'aveva portata a conoscere miti sugli antichi demoni che una volta camminavano sulla Terra e che lei aveva dato più o meno per buoni. Magari erano alieni, come gli Osiriani, che gli umani avevano scambiato per divinità o demoni.
<< Non è questo, è che... >> iniziò a spiegare Jenny, << i vampiri devono essere invitati dal padrone di casa per poter entrare, cosa che in questo caso non è successa >>.
<< Chi è il padrone di casa vostra? >> chiese il Guardiano, che si era avvicinato un po' a loro con l'aria di chi ne sapeva mille più di loro.
<< È Madame Vastra >> rispose Jenny.
<< E Vastra è umana? >>
<< Beh... no, ma che c'entra? >> chiese Jenny, curiosa.
<< I vampiri non entrano se non ricevono il consenso, ma vale solo se si è umani. Le altre specie di alieni o di demoni non hanno questo privilegio >> la istruì lui. << La regola varia da universo a universo, ma la magia è fin troppo specifica. I vampiri fanno parte della storia umana e non siluriana. Quando avremo risolto questo pasticcio, date l'atto di proprietà a Jenny >>.
Detto ciò si sentì il familiare Worp Worp e il Guardiano andò verso la porta per prendere di spalle sua figlia, che urlò spaventata e farla entrare. Angel, dopo aver ucciso l'ultimo vampiro rimasto conficcandogli la cornice di un quadro nel petto, la seguì subito dopo. Dopodiché richiusero la porta.
<< Grazie per averci avvisati in tempo, Angel >> lo prese in giro il biondo alieno, mentre tornava alla console.
<< Aspetta >> Vastra guardò male Angelus. << Lui sapeva che saremmo stati attaccati?! >> Inutile dire che la rettiliana era già pronta a spolverarlo.
<< Calmati, Madame Reptilia >> l'ammonì il Guardiano. << Secondo te, chi è stato ad attaccarci? Lui è solo il suo futuro >>.
<< Oh... >> realizzò Emily, dopo essersi calmata un po', almeno. << Giusto, abbiamo visto in lontananza il te stesso di quest'epoca e i suoi amici >> disse e Angel annuì. << Wow, ci hanno seguiti e tu non hai detto niente... sei stato bravo a nasconderlo... >> si complimentò lei, anche se doveva ammettere che era stata distratta da tutto quello che era successo.
<< Il passato è passato e non può essere cambiato >> disse il Guardiano, mentre azionava la leva, ma poi si fermò, visto che il Dottore lo stava guardando con fare truce. << Oh, scusa di aver violato la tua sensibilità estremamente ridicola verso le armi. Sì, ho un cacciavite laser, fammi causa se vuoi. Intanto vediamo di risolvere questa faccenda >>.
Detto ciò, irritato, se ne andò dalla cabina che era stata fatta materializzare all'interno della sua nave. Dopodiché scomparve in uno dei corridoi alla ricerca di qualcosa.
<< Dottore >> Donna si mise davanti al suo amico. << Ricordi che cosa ti ha detto Dean Winchester, vero? So che cosa ne pensi delle armi, ma... lascia correre, ok? >>
Dopo aver annuito, il Dottore uscì fuori, seguito da tutti gli altri, eccetto Emily, che decise che era meglio se se ne stava lì. Si sentiva inutile, era la classica principessa da salvare e non voleva essere d'intralcio. Non si biasimava, sapeva di essere inesperta in tutto questo delirio. Sbuffando, si osservò intorno e notò che gli interni del TARDIS di questa versione di suo zio erano decisamente molto, ma molto più brutti di quello con il farfallino. Sul serio, non le piaceva.
Le pareti del TARDIS erano di un color bronzo sporco, con archi nervati e pannelli traslucidi che sembravano resina aliena. Il pavimento era grigliato e metallico, freddo e industriale e la console centrale pareva un ammasso improvvisato di tecnologie disordinate: leve, tubi, cavi scoperti e monitor vecchio stile. Luci verdi e ambra pulsavano qua e là, e un lieve rumore costante, quasi un respiro meccanico, riempiva l'aria.
Non aveva niente del buffo mondo che lei aveva conosciuto. Però le piaceva quell'atmosfera soft che il TARDIS di suo padre non aveva.
All'"esterno", il Guardiano tornò con una grossa sfera bianca, che poi lanciò in aria facendola fluttuare. Dopodiché rientrò nella sala Console e, dopo aver digitato alcuni comandi sul monitor, apparve ciò che vedeva la sfera.
Con un semplice comando, essa uscì dal TARDIS e si accese di una luce intensa e brillante, che bruciò trasformando in polvere tutti i vampiri davanti a sé. Il Guardiano, che la comandava a distanza, le ordinò di scovare tutti i non-morti presenti nella casa e, in poco tempo, di loro non vi era più traccia.
Gli altri guardarono basiti la velocità e la freddezza con cui il Signore del Tempo aveva eliminato la minaccia. Certo, gliene erano grati, soprattutto i tre abitanti del posto, ma... cavolo, il Guardiano era davvero bravo come cacciatore di mostri.
La sfera volò sopra Angelus — che era sostanzialmente Angel, ma con i capelli lunghi e lisci e i vestiti dell'epoca — il quale scappò non appena vide che il suo assalto era fallito. Ora che il passato di Angel era al sicuro, la sfera tornò dal suo proprietario.
Il vampiro guardò con vergogna il suo riflesso passato.
<< Li hai sterminati tutti! >> urlò il Dottore. << Senza dare loro una scelta! >>
Il Guardiano lo fissò con uno sguardo truce, tanto che Donna poté intravedere la Tata in quel giovane ragazzo.
<< Punto primo, Dottore: quelli non erano nemmeno persone o esseri benevoli. Non applicare la tua logica ai demoni, visto che non sai nemmeno di cosa stai parlando. Punto due: loro avevano attaccato mia figlia! Così come hanno aggredito tutti voi. Non so tu, ma se mi attacchi io rispondo, soprattutto in casi estremi come questi, altrimenti della brava gente potrebbe morire. >> Qui si bloccò, per poi fare una risata nervosa e arrabbiata. << Certe volte io davvero non capisco la tua logica, Dottore. Mi guardi male se uso delle armi, ma va bene se tu usi il cervello per affogare un'intera razza nel Tamigi. >> Donna sussultò, ricordandosi il loro primo incontro. << Sia che usi una pistola o il cervello, quando uccidi, uccidi, Dottore e se ti lamenti, sei solo un ipocrita! Odi così tanto i soldati, quando tu stesso lo sei stato. Lo sono stato anche io e l'ho odiato, ma almeno ho la decenza di accettarlo e andare avanti, non di negarlo come fai tu! >>
Ormai il Guardiano era così vicino che il Dottore dovette scansarsi un po' per non ritrovarselo faccia a faccia, cosa che, lo sapeva, avrebbe potuto essergli letale.
Quando il biondo si girò vide che tutti lo guardavano con espressioni miste, ma per lo più di approvazione, in primis Vastra, che sorrideva anche. Alla Siluriana piaceva il Guardiano proprio perché faceva quello che sapeva doveva essere fatto, senza "se", senza "ma". Ovviamente questo non lo rendeva una persona cattiva, soprattutto il biondo lì presente, che era anni luce di distanza dall'oscurità della Tata, la versione che lei conosceva meglio.
<< Sentite >> il biondo attirò la loro attenzione. << Sinceramente ho una vecchia amica da vedere, quindi se potreste tornare alle vostre vite mi fareste un favore. Paternoster Gang, grazie di tutto e per l'ospitalità, ma la porta è da quella parte >> disse mentre indicava l'entrata, facendo ridacchiare i tre membri della "gang". << River, sei di questo universo, quindi seguili >>.
<< Bene >> disse lei con un sorriso, per poi guardare il Dottore con fare lascivo. << Ci vediamo dolcezza. >> La bionda era anche delusa dal fatto che Emily non fosse lì presente, o almeno non la vedeva, ma alla fine della fiera, lei non era davvero sua zia, solo una variante, quindi... Con eleganza, l'Archeologa del futuro seguì i tre "alieni" vittoriani fuori dal TARDIS.
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Una volta scesa dal TARDIS, River poté ammirare il grande quadro nella sala, dove era raffigurata la Tata, la nona versione del Guardiano e sorrise. Ora che il telo non lo copriva più — forse caduto durante uno dei vari scontri — poté notare che accanto a lei c'era proprio Emily, che sorrideva felice.

La bionda era contenta per la sua nipotina parallela; inoltre, avrebbe vissuto anche lei una vita con complessi paradossi temporali, il che era tanto divertente quanto snervante.
<< Sai? >> Vastra richiamò la sua attenzione, mentre guardava il quadro con un sorriso nostaligico. << È ancora strano vedere la Tata sorridere >>.
Con un sorriso, le due uscirono dalla stanza, pronte a terminare la cena con i loro amici di casa... o a partire per una nuova avventura.
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<< Ora... >> il Guardiano guardò il Dottore e Donna, << vi riporterò nel vostro universo. Visto che il TARDIS è già qui dentro, non c'è bisogno di ripetere l'errore dell'ultima volta... Avete una meta precisa? >>
<< Casa mia direi che va bene, è da tanto che non vedo mio nonno >> disse Donna con un sorriso e il Guardiano annuì, per poi digitare alcune cose sulla console e abbassare la leva, per poi rialzarla.
<< Siamo arrivati >> disse lui.
<< Sul serio? >> chiese Donna stupita. << Non c'è stato alcun suono, sai no il Woshh Wossh >>.
<< Io la mia nave la guido bene, quindi niente suoni... >> Subito si udì il suono che intendeva lei e la familiare cabina blu scomparve nel nulla.
<< Dottore!! >> urlò Donna, altamente irritata di essere lasciata indietro.
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All'interno del TARDIS del Dottore, Emily si era quasi persa, visto che si era messa ad esplorare. Sinceramente, non se la sentiva di uscire: l'atmosfera calma che si viveva in quel posto la faceva desiderare di restare lì. Era quasi come una sauna.
La sua quiete interiore, però, fu interrotta dal suono del TARDIS e lei corse subito verso la console, allarmata.
<< Donna! >> urlò il Dottore, mentre azionava i comandi della console, girandole attorno come un ossesso. Il suo sguardo era folle e ogni tanto prendeva a martellate qualche pulsante per farlo funzionare. << Voglio portarti nel Pianeta dei Capelli! Vedrai... >> ma si bloccò quando vide Emily che lo guardava, tra il confuso e il divertito. << Tu non sei Donna >>.
<< Beh... in realtà sì, ragazza per lo più >> scherzò la rossa, visto che il nome di Donna era davvero buffo in italiano.
<< Sei italiana? Fantastico! >> urlò lui con un sorriso. << Sei italiana e sei anche un'artista! Quindi... che ne dici di visitare la Galleria Pentaquoteque su Ouloumos? Il mio amico Zhe Ikiyuyu è un o una grande artista, penso che ti piacerebbe incontrarla >>.
<< Sì, ma non posso partire così, senza avvisare papà >>.
<< Beh... siamo già partiti. Inoltre... chi se ne importa di quel noioso senatore? >> le chiese con un sorriso. << Un solo viaggio con tuo zio, daaai!! >>
Lei roteò gli occhi e poi sorrise. Non poteva dire di no a suo zio. Inoltre, era ancora molto arrabbiata con suo padre, quindi un viaggio per sfogarsi non poteva fare male.
<< Va bene >>.
<< Ottimo! >> urlò il Dottore, per poi azionare la leva. << Allons-y! >>
Subito dopo, entrambi furono sbattuti per terra dal movimento oscillatorio e instabile del TARDIS, facendoli ridere.
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<< Se n'è andato! Ve ne rendete conto? >> sbottò Donna guardando gli altri due.
<< Sì, visto che se n'è andato con mia figlia! >>
Il Guardiano era oltremodo irritato, anche se molto probabilmente si trattava solo di un errore. Emily si sarà persa nei suoi pensieri mentre, molto probabilmente, esplorava l'altro TARDIS, cosa che poteva capire.
Il Dottore... secondo lui era scappato perché gli aveva fatto paura. Ok, un po' era dispiaciuto, ma dopo millenni, non ce la faceva più a sentire le cazzate ipocrite più del dovuto. Inoltre... mai mettere due Signori del Tempo insieme, o finiranno per scannarsi. Sì, lui davvero non riusciva a stare con uno della propria razza.
Angel, intanto, guardava con simpatia la rossa, anche se aveva da poco una sorta di emicrania. Forse stava impazzendo o era stanco per quel delirio spazio-temporale, ma poté giurare di aver sentito la voce echeggiante della sua amata Cordelia in testa e per una frazione di secondo di aver visto anche il suo volto.

<< Cordelia? >>
<< Chi è Cordelia? >> gli chiese il Guardiano e Angel fece cenno con la mano che non era niente. Il Signore del Tempo lo guardò per un attimo, poi lo lasciò fare.
Angel pensò a ciò che gli aveva detto Cordy: "trovami". Che voleva dire? Lei era... morta.
Ricordava il giorno della sua morte ancora oggi, visto che fu un giorno orribile, durante un periodo già di per sé orribile, visto che lavorava per il diavolo, o meglio, per tre demoni avvocati terribilmente crudeli.
Worp Worp Worp
In quell'istante apparve ancora una volta il TARDIS del Dottore. Subito dopo, il pilota ed Emily uscirono tutti contenti.
Al Guardiano non sfuggì il fatto che ora il Dottore indossava il suo completo blu sotto la lunga giacca marrone, mentre sua figlia aveva una semplice camicia bianca e calzoni neri. Vestiti ben diversi da quelli con cui erano partiti.
<< Mbè? Vi siete divertiti? >> chiese il Guardiano con un tono più incazzato di quanto intendesse.
<< Sì? Abbiamo fatto solo un viaggio, lo zio voleva... >> ma si interruppe quando vide lo sguardo di suo padre, che sembrava un misto tra il deluso e il ferito.
<< Emily, ma chi pensi di prendere in giro? >> l'ammonì lui. << Non sono nato ieri, sono più vecchio dell'intera civiltà umana, se non di più. Lo vedo che avete viaggiato per un bel po' >>.
<< Beh... l'intenzione era fare un solo viaggio, ma poi... le cose ci sono sfuggite un po' di mano >> disse il Dottore con un sorriso a trentadue denti. << Donna, dai andiamo! >>
La rossa più anziana, dopo aver lanciato uno sguardo di scuse al biondo e uno sguardo severo al suo amico marziano, decise in silenzio di entrare nella cabina.
Dopo aver abbracciato forte sua nipote, il Dottore scomparve ancora una volta da lì.
<< Papà, ascolta... >> Emily cercò di scusarsi, ma suo padre la fermò con un gesto della mano.
<< Lascia stare, quel che è fatto è fatto >> le disse, triste. Voleva essere lui a mostrarle i primi mondi alieni e non quel cretino del Dottore. Sentiva che l'altro Signore del Tempo gli aveva tolto una grande opportunità e forse, magari solo forse, il Dottore avrebbe fatto bene a stare lontano da lui per almeno qualche secolo o giù di lì. Sapeva essere vendicativo, se lo voleva.
Era anche triste perché sapeva che sua figlia lo aveva "abbandonato" perché arrabbiata con lui. Quanto meno, ora sembrava più serena. Anche se... non era giusto che Emily si fosse arrabbiata con lui per la rigenerazione, mentre con suo zio, in una vita diversa, non avesse fatto una piega.
Ok, non era esattamente la stessa cosa, lo stesso legame, però...
<< Dove andiamo? >> chiese Angel, nel tentativo di alleggerire quella tensione e, nel mentre, di dimenticarsi di Cordelia. Era morta. Punto.
Sbuffando, il Guardiano andò verso la console e con un sorriso, quasi ritornando al suo carattere buffo e bambinesco, disse:
<< Spazio, ultima frontiera. Eccovi i viaggi dell'astronave Enterprise durante la sua missione quinquennale, diretta all'esplorazione di strani, nuovi mondi, alla ricerca di altre forme di vita e di civiltà, fino ad arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima >>.