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← Guardian Who: Stagione 1

Creato il 06/05/2026, 14:44 · Aggiornato il 06/05/2026, 14:45

Capitolo 4: A'Lars Zael

@saymanSayman
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Essere sballottati da una parte all'altra della stanza dai tentacoli della creatura era come vivere un'esperienza orribile su un ottovolante. O almeno, questo era ciò che pensava Emily mentre cercava di liberarsi dalla stretta di uno dei tentacoli e allo stesso tempo, di non vomitare. Da quel poco che riusciva a vedere, vista la prospettiva decisamente confusa, anche gli altri sembravano trovarsi nella sua stessa situazione.

<< Dottore! Fai qualcosa! >> urlò Donna, la voce colma di panico. Stava davvero iniziando a detestare tutte queste diavolerie multiversali.

<< Ci sto provando! >> le rispose lui, mentre con la mano destra puntava il suo cacciavite sonico dalla punta blu verso l'essere.

<< Stai davvero sonicizzando un demone? Tutto a posto con i cervelli, o cosa? >> lo rimproverò il Guardiano.

<< Oi! Almeno io sto cercando di fare qualcosa! >> si difese lui, lanciandogli un'occhiata stizzita.

<< Guarda e impara, dilettante! TARDIM, attiva il codice di difesa 6! >> disse il Guardiano.

Detto ciò, dalla sommità del cilindro, proprio sotto la bestia, esplosero centinaia di coriandoli e stelle di carnevale. Tutto attorno comparvero delle creature piccole e pelose, vagamente simili a peluche: un coniglio blu vestito da capotreno, strane creature variopinte... Tutti iniziarono a danzare intorno alla nave cantando strofe su quanto la vita sia dolce, sui dolci e sulla bontà dello zucchero filato.

Era uno spettacolo di una dolcezza esagerata: coriandoli glitterati ovunque, teneri orsetti gommosi che ballavano tenendosi per mano e fatine colorate che cantavano in coro, accecando i presenti con la loro luce.

La creatura, confusa da quel delirio zuccheroso, lasciò andare le sue prede, che caddero malamente a terra, causando più di un gemito di dolore. Il tavolino della sala, anch'esso precedentemente in balia della bestia, finì addosso a Strax, colpendolo in pieno volto. Questi urlò in preda al panico:

<< Emergenza! La creatura ha appena oscurato il sole! >>

Vastra, più spazientita che altro, spostò il tavolo dal suo maggiordomo e lo guardò con affettuosa esasperazione. Ormai conosceva fin troppo bene le sue stramberie.

Gli altri, invece, fissavano il Guardiano con sguardi che oscillavano tra l'incredulità e la confusione. Che cos'era quello spettacolo di esseri pucciosi? Il biondo sembrava visibilmente imbarazzato.

<< Beh, meno male che io ero il dilettante. Che razza di strategia hai usato? Dubito che i teneri coniglietti lo terranno occupato a lungo! >> lo prese in giro il Dottore, urlando per sovrastare la musica.

<< Tralasciando il fatto che, grazie al mio stupido piano, ora non siamo più intrappolati >> ribatté il Guardiano, << questa non era esattamente l'idea. Evidentemente il TARDIS deve aver cambiato i protocolli. >> Mentalmente stava già imprecando contro le stranezze della sua undicesima versione: solo lei poteva aver creato un protocollo del genere.

River si rialzò di scatto e, una volta estratte le sue due pistole laser dalle fondine, cominciò a sparare contro la creatura. Ovviamente non le fece nulla, il che la fece imprecare con rabbia.

Il Guardiano, ormai esausto, puntò il suo cacciavite sonico verso la nave e un'esplosione di energia composta da svariate rune disintegrò la terribile creatura.

<< Ecco. Questo era quello che volevo fare! >>

Detto ciò, senza guardare nessuno, si precipitò all'interno della sua nave.

Emily, invece, si sentiva mentalmente esausta. Aveva vissuto fin troppe emozioni in pochissimo tempo e aveva bisogno di una pausa. Per lei, questo significava solo una cosa: dipingere. La sua arte la faceva riflettere e allo stesso tempo, la aiutava a rilassarsi.

Osservando la stanza, che dopo l'attacco della creatura era ridotta a un vero disastro, notò che Angel stava aiutando a rimettere in piedi i mobili caduti. Forse lo faceva per cercare di ingraziarsi i coinquilini, visto che, da quel che aveva capito, non sembravano provare molta simpatia per il suo amico vampiro.

Poco dopo, il suo sguardo si posò su Vastra, che aiutava Jenny a rialzarsi. Dal modo in cui si guardavano, era evidente che tra loro c'era qualcosa di più di una semplice amicizia. Per quanto, agli occhi di Emily, una relazione tra un'umana e una rettiliana risultasse ancora un po' strana, non si era ancora abituata agli alieni, doveva ammettere che le trovava dolci insieme e poi... chi era lei per giudicare? In fondo, era solo per metà umana.

Emily si avvicinò alla siluriana e dopo averle rivolto un sorriso, le chiese:

<< Vastra, hai detto che sono già stata qui, giusto? >> Al cortese cenno di conferma della padrona di casa, proseguì: << Mi chiedevo se, per caso, avessi lasciato del materiale per dipingere >>.

<< Strax, accompagna la nostra ospite nella sua vecchia camera, dove potrà trovare ciò che desidera >>.

<< Bene! >> rispose l'ometto, annuendo con un inchino decisamente goffo e affrettato. Poi si voltò verso Emily. La ragazza cercò di non ridere. Strax, infatti, non aveva un collo e quindi per voltarsi doveva necessariamente girarsi con tutto il corpo. Questo, unito alla sua espressione perennemente arcigna e un po' stordita, lo rendeva incredibilmente buffo. Emily si morse le labbra per trattenere la risata: non sarebbe stato cortese ridere, almeno non lì, davanti a tutti.

<< Seguimi, ragazzo! >> disse Strax con tono solenne, per poi avviarsi con la sua tipica andatura impacciata, seguito da Emily.

Nel frattempo, Angel si avvicinò alle due donne e parlò con tono dolce ma deciso. Dal suo sguardo era chiaro che quella sarebbe stata la prima e ultima volta in cui avrebbe chiarito quella questione:

<< Io non sono il demone che conoscete nel vostro tempo. Quel mostro, presto, verrà maledetto con la propria anima e diventerà una persona migliore, impegnata a fare del bene. Non sono più Angelus. Quindi, per favore, cercate di non trattarmi come se lo fossi >>.

Le due donne vittoriane si osservarono per un momento, poi annuirono con un sorriso. Vastra, più di chiunque altro, sapeva che non si doveva giudicare una persona solo per il suo passato. Per questo, decise di porre una domanda al vampiro:

<< Angel, come sta Emily? >> Vedendo lo sguardo confuso del non-morto, si spiegò meglio:

<< Prima l'ho vista ancora molto scossa e confusa da tutte queste novità... soprattutto dalla rigenerazione del Guardiano. Lo si vede nei suoi occhi: fatica a riconoscere quel biondo come suo padre. La capisco, ma temo che, se la situazione persiste, possa diventare un problema >>.

<< Vastra, Emily non è Clara >> intervenne gentilmente Jenny.

<< Clara? >> chiese Angel, incuriosito. Chi era questa Clara e cosa c'entrava con la sua amica?

Jenny lanciò uno sguardo al Dottore, che in quel momento stava parlando con Donna e River. Poco dopo, vide la bionda uscire dalla stanza. Solo allora si sentì abbastanza tranquilla da continuare:

<< Clara era una compagna del Dottore durante la sua ultima rigenerazione... almeno dal nostro punto di vista. Rifiutava di riconoscerlo e voleva che lo guarissimo >>.

<< Sarebbe stato un omicidio >> intervenne Angel, contrariato. << La rigenerazione avviene quando un Signore del Tempo sta morendo. Curarlo in quel momento significherebbe riportarlo indietro e farlo morire. Anche se non fosse così... sarebbe comunque la fine della nuova personalità >>.

Era chiaro che Clara non gli piaceva granché.

<< Esatto. A dire il vero, mi aspettavo di più da lei. Soprattutto perché è l'unica compagna del Dottore ad aver conosciuto tutte le sue incarnazioni. Avrebbe dovuto accettarlo, la rigenerazione non dovrebbe essere un mistero... e invece... >> Il tono di Vastra era chiaramente deluso.

<< Su su, adesso Clara e il Dottore vanno più d'accordo che mai. Sono più uniti di prima >> disse Jenny, che in fondo nutriva affetto per Clara, anche se quel giorno non aveva apprezzato il suo comportamento.

<< Emily non è Clara >> ribadì Angel, con fermezza. << La conosco da poco, ma posso già dire che non è il tipo da pensare certe cose. Sì, probabilmente le manca suo padre... quello di prima, ma è una ragazza intelligente. Supererà questa prova nel modo migliore >>.

Vastra annuì. Conosceva il futuro della ragazza e sapeva che Angel aveva ragione, ma quel futuro doveva ancora avverarsi e non sapeva con certezza quale fosse, in quel momento, il rapporto tra Emily e suo padre.

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 Conosceva il futuro della ragazza e sapeva che Angel aveva ragione, ma quel futuro doveva ancora avverarsi e non sapeva con certezza quale fosse, in quel momento, il rapporto tra Emily e suo padre

<< Wow! >> esclamò Donna, affascinata mentre osservava l'interno del TARDIS del Guardiano. << Questo posto è molto più pulito della tua cabina! >>. Visto che le due padrone di casa e il vampiro stavano parlando tra di loro, lei e il Dottore avevano deciso di dare unìocchiata la TARDIS del Guardiano, visto che era poco distante da loro e gli sembrava un peccato non farlo.

<< Ehi! >> si lamentò il Dottore, lanciandole un'occhiata stizzita. A suo parere, la sua stanza della console era molto più bella di quella... anche se doveva ammettere che nemmeno questa era male. Era una sala vivace e metallica, dominata da tonalità argento e bianco. Il pavimento era argentato, fatta eccezione per una zona in vetro da cui si poteva vedere la parte inferiore della console di comando. Al centro della sezione in vetro, vi era una zona sopraelevata dove troneggiava una console esagonale, argentata e dal design futuristico. Nella stessa zona si trovavano due comode poltrone in pelle bianca.

Le pareti erano decorate con ciò che lui chiamava "le cose rotonde": cerchi illuminati da una luce gialla che conferiva vita all'ambiente. Quanto gli mancavano, quelle cose rotonde! Le pareti erano interrotte da aperture che conducevano a piccole stanze, simili a un misto tra un laboratorio, una biblioteca e un super computer. Da una delle aperture si intravedeva una scalinata che conduceva chissà dove.

Sparsi nella grande stanza c'erano oggetti di antiquariato: una vecchia sedia in pelle, un telescopio dorato, un baule rosso e altre cianfrusaglie. C'era perfino una lavagna.

Il Dottore osservava tutto con un sorriso stampato sul volto. Gli era mancato vedere l'interno di un altro TARDIS: una cosa piuttosto rara, di questi tempi.

Il Guardiano, pur avendoli notati, continuava a trafficare sulla console, intento, come il Dottore capì, a riconfigurare i server.

<< Vuoi una mano? >> si offrì il Dottore. Il Guardiano alzò lo sguardo come per dire: "Ma sei impazzito?"

<< Dottore, non accetterò mai l'aiuto di un Signore del Tempo che non sa nemmeno aprire la porta della sua nave >> gli rispose lui scherzoso.

<< Già... mi ero scordato che sei Mister Regole. Tu sei uno di quelli che legge i manuali del TARDIS prima di fare qualsiasi cosa. Non sei cambiato per niente da quando eravamo all'Accademia, Nómos >>.

Lo sguardo truce che il biondo gli rivolse lo fece arretrare leggermente. Il Dottore sapeva bene di non dover nominare Gallifrey in sua presenza, ma gli era scappato, specialmente dopo esser stato provocato.

<< Sempre meglio di te, Theta Sigma, che hai buttato il manuale in una stella solo perché non eri d'accordo >> ribatté il Guardiano << e i risultati si vedono, visto che, dopo secoli, continui a guidare la tua nave come un deficiente >>.

A quel commento, Donna dovette sforzarsi di trattenere una risata. Il Guardiano aveva ragione: con il Dottore non si atterrava mai nel posto giusto. Tuttavia, chiese con una certa spontaneità:

<< Theta Sigma? >>

<< I nostri nomi all'Accademia. Lunga storia, Donna >> rispose il Dottore, chiaramente deciso a non dirle di più. Ma la sua curiosità era difficile da placare, soprattutto quando si trattava di dettagli sul misterioso passato del Dottore.

<< Eravate compagni di scuola? >>

<< Sì. Stesso anno all'Accademia dei Signori del Tempo >> rispose il Guardiano, << ma non eravamo amici. Lui cercò di invitarmi nel suo gruppetto, ma io rifiutai >>.

<< Noi Deca eravamo fantastici! Hai fatto male a non unirti a noi >> disse il Dottore con un sorriso nostalgico, ripensando ai bei vecchi tempi andati.

<< Sì, certo. Vediamo un po': il Maestro è diventato uno psicopatico, la Rani una scienziata pazza senza morale, il Monaco pure peggio e gli altri... mediocri, per lo più. Un bel gruppetto, Dottore >>.

Il sorriso del Dottore si spense. Era triste pensare a ciò che erano diventati i suoi vecchi amici, soprattutto il Maestro. Il Guardiano aveva ragione... ma non glielo avrebbe mai ammesso. Così come non gli avrebbe rinfacciato il fatto che nemmeno lui fosse un esempio di virtù, almeno non in tutte le sue vite. In particolare, quella della "Tata", con cui aveva avuto il dispiacere di scontrarsi di recente. Ma c'era una differenza: il Guardiano, per quanto pericoloso, era un alleato, una persona fondamentalmente positiva. Un amico, anche se certo non il suo migliore amico.

Decidendo di cambiare argomento e riportare un po' di leggerezza nella conversazione, il Dottore si illuminò in un nuovo sorriso e chiese:

<< Allora! Parlami di tua figlia! Un ibrido... che cosa interessante! >>

Detto ciò, anche l'espressione del biondo cambiò. Subito si mise a parlare con entusiasmo della sua preziosa bambina, mentre il Dottore lo affiancava per aiutarlo con i protocolli.

Donna tirò un sospiro di sollievo. L'atmosfera, poco prima tesa, si era finalmente alleggerita. Nonostante l'aspetto umano e scherzoso dei due, lei sapeva bene che erano due alieni antichi e potenti e non avrebbe mai voluto trovarsi nel mezzo di un loro vero scontro.

Con uno sbuffo, si sedette su una delle poltrone lì accanto e osservò i due alieni lavorare e chiacchierare con entusiasmo.

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Con uno sbuffo, si sedette su una delle poltrone lì accanto e osservò i due alieni lavorare e chiacchierare con entusiasmo

Quando River arrivò nella stanza di Emily, rimase affascinata dal bellissimo ritratto che stava realizzando. Il dipinto rappresentava la complessità e la magnificenza della rigenerazione: a destra si trovava un uomo elegante e severo, con capelli e barba rossi. Indossava un abito raffinato dello stesso colore. Essendo praticamente la copia maschile della figlia, non era difficile capire che si trattava del precedente Guardiano. A sinistra, invece, vi era il ragazzo che aveva conosciuto poco prima, l'attuale Guardiano, ben diverso dalla sua controparte passata. Tra i due brillava l'energia dorata della rigenerazione.

<< Ragazzo! >> tuonò Strax, che si trovava accanto a Emily e aveva notato l'ingresso di River. << Hai visite! >>

Emily fece un salto felino e lanciò un urletto spaventato, sorpresa com'era, totalmente assorta nel suo lavoro.

<< Quando sei tornato? >> gli chiese, ancora scossa per lo spavento.

<< Non me ne sono mai andato >> rispose l'ometto, facendola sospirare. Una volta arrivata, Emily si era subito lasciata travolgere dalla sua arte e quando ciò accadeva, il resto del mondo smetteva di esistere. Rimanevano solo lei, i suoi pensieri e il suo quadro.

<< Strax, posso parlare con Emily in privato? >> chiese River e lui annuì, lasciandole sole.

<< Che cosa c'è, zia? >> le chiese Emily, incuriosita.

<< Volevo parlare con te. Mi chiami zia, o meglio: chiami "zia" la me del tuo universo e volevo saperne di più >> spiegò River.

Non lo avrebbe mai ammesso a nessuno, ma le mancava la sua famiglia. Sì, aveva dei genitori fantastici, ma a causa del Silenzio non li aveva mai conosciuti davvero come tali, bensì come semplici amici. C'era il Dottore, certo, ma era sempre in viaggio. Una parte di lei desiderava una vita normale: una vita in cui era stata cresciuta da Rory e Amy, una vita in cui aveva costruito una famiglia con suo marito. Purtroppo, la realtà era ben diversa. Scoprire di avere una famiglia parallela e per di più una nipotina adorabile come Emily, le dava conforto.

<< Ah... quindi non sei davvero mia zia >> disse la ragazza dai capelli rossi con un sorriso gentile. << I Ponds, zia Amy e zio Rory, erano i miei babysitter e gli volevo un mondo di bene. Chissà cosa stanno facendo ora? >> si chiese. << Ovviamente anche tu e il Dottore eravate i miei zii. Anzi, il Dottore era lo "Zietto", e tu... tu eri la mia idola >> concluse un pò imbarazzata.

Si ricordava ancora di quando aveva provato a farsi i capelli ricci e vaporosi come quelli di River, finendo per combinare solo disastri. Ricordava anche quando sua madre l'aveva consolata e l'aveva aiutata a sistemarli. Pensare a sua madre le faceva ancora male e d'istinto si portò la mano al collo, dove portava il ciondolo che le apparteneva.

<< Eravamo tutti i tuoi zii? Lo sai che Amy e Rory sono i miei genitori, vero? >> la prese in giro River.

Emily sbuffò. << Avevo sì e no quattro anni. "zio" e "zia" erano solo nomignoli carini, tutto qui >>.

River ridacchiò, poi guardò il quadro. << È molto bello. Bellissimo. Dire che hai talento è dire poco, soprattutto considerando quanto poco tempo ci hai messo per realizzarlo. >> Vide la ragazza arrossire un po', ma anche mostrare uno sguardo orgoglioso. << Raffigura la rigenerazione di tuo padre, vero? >>

<< Sì... mentre dipingevo, riflettevo su quello che mi ha detto Vastra: che papà ora è così grazie a me, o qualcosa del genere, ma sinceramente non capisco perché. Sto cercando di risolvere questo piccolo mistero >> spiegò Emily.

<< Emily >> disse River con un sorriso materno, << non serve che ti sforzi così tanto per capire tuo padre. Lui è qui sotto. Vai da lui e fagli tutte le domande che vuoi >>.

Emily la osservò. Non aveva minimamente pensato a una soluzione così semplice, ma in questi due giorni, erano davvero solo due giorni? Nulla era sembrato semplice e tutto il suo mondo era diventato incredibilmente assurdo.

Dopo aver dato un'occhiata al cielo, che mostrava un tramonto meraviglioso e luminoso, decise di sorridere a River.

<< Zia, tu sai sempre cosa fare, eh? >> Detto ciò, si avviò verso il piano di sotto.

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Quando arrivò nel TARDIS, vide che suo padre stava parlando con il Dottore e Donna. Quasi le dispiaceva interromperli, ma doveva farlo: era giunto il momento di ricevere delle risposte.

<< Zio, Donna, potreste lasciarmi sola con papà? Grazie >>.

<< Zio? >> gli occhi del Dottore si illuminarono e il suo sorriso divenne quasi folle. << Mi piace essere uno zio! Suona bene! Beh... un tempo ero uno zio... >> ma fu interrotto da Donna, che lo trascinò via esasperata.

<< Spoiler, Emily. Spoiler! >> l'ammonì suo padre. Lei sbuffò. << Ti serve qualcosa? Sto solo controllando se è tutto a posto in questa vecchia nave, ma posso interrompere se c'è qualcosa che ti preoccupa. >> Al Guardiano non era sfuggito lo sguardo dubbioso e perso della figlia.

<< È solo che... papà, ho così tante domande. Questi ultimi due giorni sono stati frenetici e non sono nemmeno sicura che siano davvero passati due giorni... >> disse lei. In quel momento, Emily desiderava ardentemente risposte chiare. Non sapere quasi nulla del proprio genitore, anzi, dei propri genitori, le faceva male. Si rese conto tristemente di sapere davvero poco anche di sua madre.

<< Chiedi pure. Cercherò di essere il più onesto possibile >> le disse lui, consapevole dei molti dubbi che la figlia aveva ancora.

<< Chi sei? Sì, sei il Signore del Tempo conosciuto come il Guardiano, ma oltre a questo... non so altro e sono tua figlia >>.

<< Emily, ho alle spalle letteralmente millenni di vita. Non posso davvero raccontarti tutto, non credi? >> rispose lui con un sorriso dolce.

<< Ovviamente... ma almeno le cose importanti, sì. Da dove viene il tuo titolo? Qual è il tuo vero nome? Perché dubito che i tuoi genitori ti abbiano chiamato "il Guardiano"... >> scherzò lei.

<< Il mio vero nome non ha importanza. Su Gallifrey, conta il titolo che ti scegli. All'Accademia ero conosciuto come Nómos. Da giovane ero ingenuo e credevo che la gloriosa società dei Signori del Tempo fosse la perfezione. Ti avevo già detto che ero un giudice, giusto? Ero così ligio e intransigente nell'applicare le leggi che mi soprannominarono il Guardiano di Gallifrey. Ecco da dove viene il titolo, anche se oggi ha assunto un significato molto diverso. >> Fece una pausa, poi aggiunse: << Ma visto che sei la mia famiglia... il mio vero nome è A'Lars Zael del Capitolo dei Patrex >>.

<< È un bel nome >> disse lei, sorridendo. In realtà, si era preparata a un nome talmente alieno da risultare impronunciabile. << Che cos'è un Capitolo? >>

<< Pensalo come una casata allargata. I Patrex erano noti artisti, anche se, francamente, la loro arte faceva schifo. Tu sei l'unica Patrex con vero talento artistico >>.

<< Sono figlia unica? Voglio dire... se hai millenni, è impensabile che io sia la tua prima figlia. Magari avevi già dei figli sul tuo mondo natale. Se è così... non li piangi, visto che il tuo mondo non esiste più? >>

<< No, non sei la mia unica figlia, ma sei l'unica, insieme a Talassan, che considero veramente tale. Quei Gallifreyani hanno avuto ciò che meritavano >>. La verità, però, era molto più complessa. Sì, i suoi figli lo avevano tradito, ma restavano comunque suoi figli e lui voleva loro ancora bene, anche se non lo avrebbe mai ammesso ad alta voce. Pensare al Mago, invece, faceva riaffiorare ricordi dolorosi. Non aveva ancora superato la sua morte, avvenuta millenni prima, nella brutale Guerra del Multiverso.

Emily notò subito il cambiamento d'umore del padre: attraverso il loro legame mentale, percepì una forte ondata di rabbia e dolore.

<< Visto che so che prima o poi questo argomento sarebbe venuto fuori, te lo dirò subito. Detesto la mia gente e il motivo è semplice: erano corrotti, ipocriti, una società orribile. Quando scoprii le loro menzogne, fui tradito dalla mia famiglia, sì, anche dai tuoi fratelli. Dovetti rubare questo TARDIS e fuggire il più lontano possibile. Molto, ma molto tempo dopo, combatterei nella Guerra del Multiverso, un conflitto causato proprio dalla mia gente e dai Dalek. Talassan morì in quella guerra, per mano dei Signori del Tempo. C'è anche la questione della Divisione... ma di quella ti parlerò un'altra volta >>.

Emily sembrava essere stata schiaffeggiata: aveva quasi le lacrime agli occhi. Com'era possibile tradire il proprio padre in quel modo? Lei non lo avrebbe mai fatto e poi... aveva un fratello. Un fratello morto. Questo spiegava molte delle ondate di odio che aveva percepito in lui poco prima. E non poteva biasimarlo.

Si alzò e andò ad abbracciarlo. << Mi dispiace tanto! Capisco perché non me ne hai mai parlato. Sappi che io non ti tradirò mai e se mai incontrassi qualcuno della tua specie, li prenderò tutti a calci dove non batte il sole! >>.

Il Guardiano le sorrise, poi disse con tono severo,ma non troppo: << Se non vuoi ferirmi, cerca di trattarmi come tuo padre e non come il cugino strano Trevor. Lo so che il mio nuovo aspetto ti confonde, ma sono comunque io. Non è piacevole se tua figlia non ti riconosce, almeno non del tutto. Ricorda... potresti ritrovarti anche tu nella mia stessa situazione. E allora? Ti piacerebbe? >>

Lei arrossì immediatamente. << Papà... non è che non ti consideri mio padre, lo so che lo sei. Non ti chiamo così solo per formalità, ma devi anche capire che, quando penso a mio padre, mi viene in mente il precedente te stesso. È lui che mi ha cresciuta, che mi stringeva la notte quando avevo gli incubi, che mi leggeva la storia della buonanotte. È lui che mi accompagnava a scuola e che mi comprava il gelato. Non potrò mai dimenticarlo, il suo volto, i suoi modi. Tu non li hai. Hai i suoi ricordi, sì, siete la stessa persona, ma... non del tutto, no? Inoltre... un papà dovrebbe sembrare più vecchio di me, non mio coetaneo. So di essere in parte una Time Lady, ma sono cresciuta come umana e ho idee umane. Per me, in un certo senso, mio padre è morto. Detto ciò, se sono ancora qui, se ti ho appena abbracciato, è perché ti voglio bene e so che sei comunque mio padre, solo una versione davvero diversa >>.

<< La tua parte razionale sa che sono tuo padre. Quella irrazionale ti dice il contrario. Non mi piace, ma lo capisco. Davvero >> la rassicurò lui. Non poteva certo imporre idee aliene a una figlia cresciuta come terrestre. << Almeno non sono diventato una donna! >> scherzò, facendola ridacchiare.

Emily pensò subito al quadro della bella donna vittoriana, una delle tante versioni di suo padre.
<< Secondo quale principio la rigenerazione ti fa cambiare sesso? >>

<< È piuttosto casuale, in realtà. È psicologico. Molto spesso, l'aspetto successivo è influenzato da una mancanza, un desiderio o da fattori esterni che hanno segnato la versione precedente. Per esempio: sei grasso e lo odi? Nella vita successiva sei magro >>.

<< Che razza di esempio è?! >> lo guardò male. << Un esempio meno superficiale, no? >>

<< Non è superficiale, Emily. Sto solo cercando di spiegartelo in modo semplice >> si difese lui.

<< Passiamo oltre, che è meglio >> sbuffò lei. Stava iniziando a capire che il concetto era semplice solo in teoria, ma in realtà molto più complesso. << La rigenerazione è dolorosa? >>

<< Immagina il dolore più atroce possibile. Moltiplicalo per cento e avrai un'idea. È come morire. Il tuo corpo esplode, brucia, le cellule lavorano al 500% mentre tu rinasci in un mare di fiamme. Il cambio di sesso è ancora peggio, perché c'è molto di più da modificare. >> Alla vista dello sguardo spaventato della figlia, aggiunse: << Mi dispiace, ma su Gallifrey ci insegnano da subito quanto sia doloroso il processo. Va evitato, se possibile. Ogni vita è sacra. Anche se sono tredici, non vanno sprecate. Io sono alla tredicesima. Niente più rigenerazioni per me, ma tu... tu sei solo all'inizio e non vedo l'ora di vedere le meravigliose donne, o uomini, che diventerai >>.

Emily si commosse profondamente per quell'ultima frase.

<< Si può scegliere che aspetto avere nella prossima vita? >>

<< Alcuni ci riescono, ma è raro e avviene in circostanze particolari. A volte si può influenzare. Altre volte no. Può capitare di ottenere il volto di qualcuno che si è conosciuto >>.

<< Immagino che la società dei Signori del Tempo sia molto aperta in fatto di omosessualità, se potete cambiare sesso... >>.

<< Regola uno se viaggi con me: non applicare la logica umana a chi non è umano. Finiresti solo per impazzire. O per giudicare civiltà completamente diverse. In un mondo, una razza aliena ti vomita in faccia per salutarti: per loro è sacro. Per voi, disgustoso. >> Poi aggiunse: << Inoltre, sul mio pianeta era già tanto se ci si dava una carezza. Era un mondo freddo. La sessualità era davvero l'ultimo dei nostri problemi >>.

<< Quindi frasi tipo "abbiamo eletto la prima presidente donna" non hanno senso su Gallifrey, giusto? >>

<< Non proprio >> rispose lui, pensieroso. << La prima presidente donna fu Pandora. E sì, so che possiamo cambiare sesso, ma... la storia della mia razza è piena di incongruenze. È davvero difficile capirci qualcosa >>.

<< Le rigenerazioni producono tutte delle forme umane? >>

<< Forme umane? Guarda che sono gli umani a somigliare a noi. Siamo nati prima. Per rispondere alla tua domanda: normalmente sì. Ma in casi straordinari, no. Eoni fa, alcuni Signori del Tempo si erano adattati ad altri mondi e avevano forme molto, ma molto strane. Una mia versione parallela aveva la pelle blu e le orecchie a punta >>.

<< Posso vedere i tuoi altri volti? >> chiese lei e lui le indicò il monitor, dove scorrevano le immagini di tutti i Guardiani, dal primo fino a quello attuale.

<< Posso vedere i tuoi altri volti? >> chiese lei e lui le indicò il monitor, dove scorrevano le immagini di tutti i Guardiani, dal primo fino a quello attuale

Emily era davvero incuriosita da tutte le forme di suo padre: sembravano tutti diversi l'uno dall'altro. La prima versione, quella originale, aveva un volto austero e severo: non le era difficile immaginarlo come un giudice inflessibile.

Notava una figura più robusta, seguita da quella di un bell'uomo. Ora capiva meglio l'esempio di prima. La donna bionda dallo sguardo materno l'aveva colpita particolarmente: sembrava gentile e amorevole. Emanava una luce calda anche attraverso lo schermo. Avrebbe voluto incontrarla, un giorno.
Purtroppo, le forme successive sembravano molto meno simpatiche. La donna raffigurata nel quadro di Vastra aveva due occhi che parevano fatti di ghiaccio vivo: se la sua versione femminile precedente emanava calore, questa, dai capelli corvini, trasmetteva solo un freddo glaciale.

L'uomo successivo forse era persino peggiore: sembrava arrabbiato con il mondo intero.

La ragazzina platinata con il vestito arcobaleno appariva simpatica, ma molto svampita. Le ricordava un personaggio della sua saga letteraria preferita, Luna Lovegood, solo molto più glitterata.

L'uomo successivo lo riconobbe subito: era quasi il suo riflesso, tanto si somigliavano. Le mancava suo padre...
Infine, c'era il ragazzo che si trovava lì con lei. Evidentemente, il TARDIS lo aveva aggiunto all'ultimo momento per aggiornare i volti.

<< È la dolce platinata che ha creato quello spettacolino ridicolo e pacchiano di poco fa? >> chiese, riferendosi alla canzonetta assurda piena di orsetti gommosi ballerini.

<< Sì... >> rispose suo padre, diviso tra l'imbarazzo e il divertimento.

<< Ok... ultima domanda: se mi rigenerassi mentre aspetto un bambino? >>

<< Meglio di no. Inoltre... hai sei anni, ti pare di pensare già ai figli? >> ridacchiò lui.

<< Non ho sei anni. Anche se, per uno della tua età, potrei sembrare una neonata... >> Non si era dimenticata che suo padre aveva oltre 12.000 anni.

<< Comunque, cosa molto importante che non ti ho ancora detto: per te la rigenerazione potrebbe essere anche più rischiosa. Hai un solo cuore... eh. Se fossi in te, la eviterei il più possibile >> disse lui e lei annuì, preoccupata.

<< Ti chiederei di più sulla tua società, ma ora fanno schifo anche a me, quindi... >> Aveva tante domande, era piena di curiosità, ma capiva che suo padre era un essere antichissimo. Alcune cose le avrebbe scoperte con il tempo. << Ora voglio parlare della mamma >>.

<< Tua madre era... lo sai, su. Non è morta così presto da non poterti ricordare com'era >> disse lui, mentre girava intorno alla console. << Quello che forse non sai è che era una donna del Rinascimento italiano. Era bella, raffinata... e cose così, sai >>.

<< Come sarebbe a dire "e cose così, sai"?! >> sbottò lei, furiosa. Parlava della madre! La donna che lui aveva amato e ora se ne usciva con "e cose così, sai"? Non aveva altro da dirle?

<< Che vuoi che ti dica? Era una donna che... beh, faceva cose da donna. Tipo..., passeggiare, annuisare i fiori e... basta, credo >>.

<< Mangiare e passeggiare?! Hai scambiato mia madre per un cane?! >> urlò, esasperata. Poi si bloccò, realizzando: << Te la sei dimenticata, vero? Ti sei rigenerato e ora mia madre, tua moglie, è solo una delle tante persone che hai conosciuto? Papà, quello vero, non se la sarebbe mai scordata! >>

<< Tuo padre si è consumato per anni dopo la sua morte e lo capisco. All'epoca amavo davvero Vanessa. Era la donna perfetta per quella versione di me, ma non era la donna perfetta per ogni me. Lo capisci, vero? >> Emily lo fissava, incredula. << E poi, Emily... mi sono rigenerato poco tempo fa. I miei ricordi stanno ancora riorganizzandosi. Se tua madre non è venuta fuori subito, vuol dire che non è più tra i miei pensieri dominanti. Il che è un bene. Questa è una nuova vita. La mia ultima e voglio viverla lasciandomi alle spalle i morti e i vecchi traumi. Tu sei l'unica parte del passato a cui sono ancora legato. Il resto... deve restare sepolto >>.

<< Ti ho solo chiesto di parlarmi di più della mamma, non ti ho chiesto mondo >> disse Emily, trattenendo le lacrime. << Mi ricordo di lei, certo, ma nommeno quanto tu pensi, ero pur sempre piccolina quando lei ci aveva lasciati. Quindi volevo solo sapere qualcosa in più su di lei >>.

<< Te l'ho dette! >> sbottò il Guardiano.

<< Mi hai detto solo che era una donna del Rinascimento e allora? Non è niente! Che cosa le piaceva? Qual era il suo colore preferito? Le somiglio? Caratterialmente, intendo. E soprattutto: come è morta?! >> >> urlò lei. << Lo so che è morta di malattia, ma sarà vero? Dubito che non l'avresti salvata se fosse stato quello il caso, che cosa vuoi che sia un tumore per la scienza di Gallifrey, quindi dimmi la verità >>

<< La verità fa schifo, perciò lascia stare >> disse lui, con tono apatico, ma lo sguardo della figlia lo trafisse. << È stata investita da un'auto, ok? Nemmeno uno come me può impedire tutto. È successo. È morta come una persona normale, in un incidente normale. Ti avevo mentito all'epoca perché volevi vederla, ma non era uno spettacolo per una bambina. Ti dissi che era infetta, che non potevi avvicinarti, ma era solo per evitarti l'orrore: tua madre era irriconoscibile >>.

Emily sembrava devastata. Una morte così banale... Quanto aveva sofferto, sua madre? Era morta sul colpo? Aveva pensato a lei, alla sua famiglia? A lui?
Per quanto fosse arrabbiata con suo padre, forse poteva capirlo. Lui era... vecchio. Quante persone aveva perso? Sapeva che aveva visto morire un figlio, forse più di una moglie.

In quel momento Emily comprese una verità amara: il vero scopo della rigenerazione era andare avanti, superare il trauma. Il nuovo dimentica il vecchio o almeno lo archivia. Era una verità dolorosa, ma necessaria.
Eppure, suo padre portava ancora il peso della guerra del Multiverso, piangeva ancora per Talassan. Se poteva ricordare lui, perché non sua madre? Non era stata abbastanza importante? Solo un piccolo amore passeggero?

Sospirò. Si rese conto che non era solo arrabbiata: era preoccupata. Non voleva cambiare. Non voleva dimenticare chi amava. Non voleva sopravvivere a tutti.

<< Quanto rimarrà di me? >> chiese, con voce bassa. Il biondo la guardò confuso. << Quando mi sarò rigenerata ancora e ancora... quanto rimarrà di questa me? Di questa strana disegnatrice con la testa tra le nuvole? >>

<< Emily... la rigenerazione è una forma di crescita. Più netta, certo, ma è pur sempre crescita. Sei la stessa di quando avevi cinque anni? Le persone cambiano. I Signori del Tempo, un po' di più, tutto qui. >> Lei annuì, triste. << Ad ogni modo, so cosa hai pensato. Ti leggo nella mente, ricordi? Hai colto gran parte del significato della rigenerazione, ma non hai ancora capito perché sono diventato così. Era il dubbio che ti tormentava, ma non posso risponderti. Non lo so nemmeno io. Questo volto, per esempio... non mi è nuovo. L'ho preso da qualcuno? Lo scoprirò. Sono davvero nuovo, ahah! >>

<< Ti ho già detto di stare fuori dalla mia testa... >> mormorò Emily, mentre usciva dal TARDIS. Era stanca. Aveva bisogno di aria.

Il Guardiano osservò la figura di Emily allontanarsi. Un sospiro gli sfuggì. Farsi accettare, lo sapeva, avrebbe richiesto tempo. La logica umana faticava a comprendere chi non era umano, le loro trasformazioni, le loro priorità. Ciononostante Emily era sua figlia e quello era un legame che trascendeva  anche la più aliena delle prospettive. Con un'ultima occhiata alla porta, si mosse per seguirla.

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