Sakura sollevò lo sguardo verso gli spalti, parzialmente messi in ombra dai faretti puntati sul campo. Tutte quelle persone stavano esultando per lei e per la sua squadra, celebrando il loro successo. E così, di nuovo, si chiese se sua madre magari, stavolta, sarebbe stata orgogliosa di lei. Ma proprio in quel momento, il tocco gentile della mano di Mei sulla spalla la riportò bruscamente alla realtà. Sua madre se n'era andata nel rancore e lei per questo aveva sofferto moltissimo, al punto da portarsi dentro quella rabbia e quella sete di rivalsa per anni. Ma quel momento, quella situazione, tutto le stava dicendo che lei era una vincente e che le persone erano sinceramente orgogliose di lei. Quel giorno c'era persino il suo patrigno tra gli spalti, l'unico genitore che le era rimasto in vita e che, nonostante non avessero lo stesso sangue, non le aveva mai fatto mancare nulla. Quindi sì, a lei gli affetti non mancavano affatto e, ora che sul petto portava il numero uno, sentiva che era solo quello il numero che d'ora in poi avrebbe dovuto indossare con fierezza.
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Sul capitolo intero. Le note ai passaggi stanno a margine del testo.
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