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Il secondo grande trauma della settimana per Alessandro, quindici anni, liceale scientifico con la media del nove e un fragile equilibrio psichico basato sull'ordine geometrico delle cose, si consuma di martedì pomeriggio.
Il campo di battaglia è sempre la cucina di casa, trasformata per l'occasione in una sezione distaccata del Tribunale dell'Inquisizione Gen Z, sotto lo sguardo vigile e totalmente inadeguato di due genitori che nel 1999 passavano i pomeriggi a scambiarsi masterizzazioni di dischi masterizzati male e a fumare sui muretti del quartiere.
«Mamma. Papà. Devo mostrarvi una prova oggettiva» esordisce Alessandro, brandendo lo smartphone con il terrore dipinto in volto. «Hanno aggiunto me e Gaia nella stessa chat di gruppo per il progetto di scienze. Fino a qui la probabilità di interazione era gestibile. Ma adesso... adesso c'è un problema sistemico.»
La madre, intenta a spolverare la credenza mentre canticchia distrattamente Tutti in pista dei Punkreas, si volta con un sorriso incoraggiante.
«Ma è una svolta fantastica, amore! Ai miei tempi, quando ci mettevano nello stesso gruppo di studio, era la scusa perfetta per passare i pomeriggi a mangiare patatine in busta, ascoltare i dischi dei Bad Religion a tutto volume e fingere di studiare biologia mentre in realtà si rideva come pazzi. L'atmosfera è tutto!»
«Mamma, per l'ennesima volta: non siamo nel 1999» geme Alessandro, passandosi le mani tra i capelli con la disperazione di chi deve risolvere un integrale improprio senza formule. «Nel 2026 i gruppi WhatsApp non sono luoghi di socializzazione, sono campi minati digitali. Guardate cosa ha scritto Lorenzo alle 14:12: "Raga, allora chi fa cosa per la tesina? Ale, tu che sei il secchione del gruppo puoi fare tutta la parte di fisica, così noi altri possiamo riposare le meningi 😂". E sotto, Gaia ha messo il like con la faccina che ride. Il cuore del problema è: quella faccina implica una complicità ironica con Lorenzo o una presa per i fondelli nei miei confronti?»
Dal capo opposto del tavolo, il padre solleva lo sguardo dal giornale di geopolitica, brandendo la penna come se fosse un basso dei Clash.
«Ascolta il babbo, bomber» tuona con la sicurezza di chi ha sempre risolto ogni crisi esistenziale con una birra calda e un motorino senza revisione. «Tu non devi farti intimidire da questo Lorenzo. Allegramente, tu entri nella chat e scrivi una roba di potere. Tipo: "Tranquillo Lorenzo, la fisica la faccio io, ma poi i prof li interroghi tu a nome di tutti". Una mossa da duro, da leader della classe operaia!»
«Papà, se io scrivo una roba del genere su una chat con altre persone, Lorenzo mi distrugge con un vocale di quattro minuti in cui usa il termine "cringe" almeno ventidue volte, e Gaia mi defrienda per direttissima prima ancora che il server invii il messaggio. Io non posso fare il bulbo ribelle, io porto gli occhiali da vista e faccio le Olimpiadi della Matematica!»
In quel preciso istante, la sorella minore Alice, dodici anni, il cui cinismo innato supera quello di un recensore cinematografico di settanta, alza gli occhi da un libro di fumetti con un sospiro che sembra provenire dalle profondità della Terra.
«Bro» esordisce Alice, posando il volume sul tavolo con la delicatezza di un giudice che emette una condanna all'ergastolo. «Tu vivi in un loop di paranoia pura. A Gaia non frega niente né della tua fisica né delle battute squallide di Lorenzo. Ti sta solo usando perché sei l'unico in tutta la sezione che non confonde l'energia cinetica con un tipo di allenamento in palestra.»
Alessandro sgrana gli occhi, terrorizzato da quella cinica semplicità.
«Quindi... quindi il like non voleva dire che mi odia?»
«Vuol dire che spera che tu faccia il lavoro sporco in fretta così la smettete di intasare la chat con i vostri deliri da secchioni. Se vuoi sopravvivere, devi applicare la contromossa strategica: ignora Lorenzo, manda un'animazione ironica e scrivi solo: "Per me va bene, ma le conclusioni le scrive chi non sa calcolare la radice quadrata di quattro". Così ristabilisci le gerarchie intellettuali senza sembrare un serial killer.»
Alessandro rimane immobile per tre secondi, soppesando ogni singola parola con la precisione di un ingegnere nucleare.
«Sai che... beh, non è malvagia come strategia logica» ammette, iniziando a digitare con dita tremanti.
Il padre, deluso dal fatto che nessuno abbia proposto di andare a imbrattare i muri della scuola con lo spray nero, scuore la testa.
«Comunque i giovani d'oggi non hanno più lo spirito anarchico di una volta... Ai miei tempi ci saremmo ribellati occupando la segreteria con le casse a palla.»
Alice lo fissa impassibile per un lunghissimo istante.
«Papà, l'ultima volta che hai cercato di fare il ribelle al supermercato perché la cassa automatica non riconosceva i carciofi, ti sei messo a urlare contro lo schermo touch screen finché non è arrivata la vigilanza privata. Risparmiaci lezioni di guerriglia urbana, per favore.»
La madre scoppia a ridere, mentre Alessandro, con un briciolo di speranza in più nel cuore e il dito pronto sul tasto invio, cerca di capire se il punto alla fine della frase sia troppo aggressivo o miracolosamente neutro.