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Il terzo capitolo della discesa agli inferi sentimentali di Alessandro, quindici anni, liceale scientifico con una media del nove e un talento naturale per trasformare qualsiasi interazione umana in un sistema di equazioni a tre incognite, si apre sotto il sole implacabile di un sabato di inizio estate.
Il teatro del dramma non è più la cucina, ma il bordo della piscina comunale, dove l'aria odora di cloro puro e di drammi adolescenziali a bassissima intensità. Accanto ad Alessandro c'è Beatrice, sedici anni, la storica amica d'infanzia, una ragazza che indossa occhiali da vista spessi come fondi di bottiglia, conosce a memoria tutte le stagioni di Doctor Who e possiede la capacità empatica di un server della NASA in sovraccarico.
«Bea, tu devi aiutarmi a decodificare un pattern comunicativo complesso» esordisce Alessandro, sventolando lo smartphone con la stessa ansia con cui un artificiere guarda un timer che scorre all'indietro. «È successo un fattaccio. Gaia mi ha scritto un messaggio in risposta alla mia proposta di venire in piscina oggi pomeriggio con il gruppo. Leggi attentamente: "Ah, ci siete anche voi? Divertiti pure con Bea allora 😉". Secondo te, la variabile "Bea" all'interno della frase è usata come un'attenuante o come un casus belli per una crisi diplomatica internazionale?»
Beatrice solleva lo sguardo dallo schermo del suo e-reader, spingendosi gli occhiali sul naso con l'aria annoiata di chi sta assistendo per la centesima volta alla stessa recita scolastica mal riuscita.
«Alessandro, te lo dico per l'ennesima volta: Gaia non è un testo di crittografia avanzata decifrato dalla Resistenza francese durante la Seconda Guerra Mondiale» sentenzia Beatrice con voce piatta. «Ti sta dicendo che è infastidita dal fatto che passiamo troppo tempo a parlare di fisica teorica quando ci incontriamo, e che l'aggiunta della mia presenza scompagina i suoi piani strategici per il corteggiamento. In parole povere: c'è una punta di gelosia grande quanto una casa».
Alessandro sgrana gli occhi, terrorizzato da quell'ipotesi che sfiora la fantascienza sentimentale.
«Gelosia?! Ma se io e te parliamo solo della fattibilità di un viaggio interstellare tramite curvatura di Alcubierre! Che senso ha essere gelosi di una discussione sulle leggi della termodinamica?!»
«Perché per Gaia la termodinamica non è una priorità esistenziale, mentre l'idea che un ragazzo passi il sabato pomeriggio a calcolare la gittata di uno spruzzo d'acqua con la sua migliore amica nerd la fa sentire esclusa dal perimetro delle sue attenzioni» sospira Beatrice, voltando pagina con un fruscio secco. «Sveglia: se una ragazza ti manda l'occhiolino mentre nomina l'altra ragazza del gruppo, sta tracciando una linea di demarcazione territoriale. O me o lei. Scegli saggiamente, o preparati a passare i prossimi tre mesi a studiare da solo in biblioteca.»
Mentre Alessandro cerca di elaborare un diagramma di flusso per capire come conciliare la geometria euclidea con la gestione diplomatica della gelosia adolescenziale, a pochi chilometri di distanza, nella cucina di casa, i genitori stanno conducendo un'analisi del tutto indipendente e profondamente anacronistica della situazione.
La madre, stesa su una sdraio in terrazzo mentre ascolta i Bad Religion con le cuffie vintage, scruta il marito che armeggia con una vecchia radiolina a cassette.
«Caro, hai sentito Alessandro prima che uscisse?» esordisce lei, sorseggiando una bibita fresca. «Era nel panico totale perché Gaia gli ha mandato un messaggio freddo sulla piscina. Secondo te, cosa dovremmo fare? Dovremmo intervenire con una saggia lezione di vita vissuta?»
Il marito solleva la testa, brandendo un cacciavite come se fosse un'arma da taglio e sfoggiando un sorriso nostalgico.
«Ma figurati! Ai miei tempi, quando c'erano questi drammi di corteggiamento estivo, la soluzione era una sola: si montava in sei sul retro di una Fiat Uno scassata, si andava abusivamente nella piscina comunale di notte scavalcando la recinzione con i Clash a tutto volume nello stereo portatile, e si risolveva tutto a suon di tuffi proibiti e risate generali!»
La madre lo fissa con un sopracciglio alzato e un sorriso ironico.
«Sì, amore, e infatti l'ultima volta che avete scavalcato la recinzione della piscina comunale nel '98, i Carabinieri vi hanno inseguito per due chilometri nei campi di granturco e tu hai perso una scarpa da ginnastica che è rimasta esposta come trofeo nella caserma del paese per sei mesi. Direi che i consigli di guerriglia notturna possiamo anche risparmiarli ad Alessandro.»
Proprio in quel momento, il telefono di casa squilla. La madre risponde con nonchalance. È la sorella minore, Alice, rimasta a casa a giocare ai videogiochi, che chiama dal piano di sopra con il vivavoce inserito per godersi lo spettacolo.
«Mamma? Papà?» esordisce la voce cristallina e spietata di Alice. «Vi avviso che mi ha appena scritto Alessandro. La situazione è critica. È lì in piscina con la sua amica nerd Beatrice, e Gaia ha appena scritto un messaggio in codice che minaccia la distruzione totale della dignità di mio fratello.»
Il padre scatta in piedi con l'entusiasmo di un generale pronto alla carica.
«Dimmi tutto! Dobbiamo andare a portargli rinforzi morali? Accendiamo i motorini?»
«Papà, per favore, spegni quel cervello da ex metallaro inacidito» sbuffa Alice dall'altro capo del filo, con il tono di una consulente aziendale di trent'anni. «Alessandro non ha bisogno dei vostri deliri nostalgici sugli anni novanta. Ha bisogno che qualcuno gli spieghi che se continua a trattare le dinamiche affettive come se fossero un problema di trigonometria applicata, finirà per farsi lasciare prima ancora di iniziare a tenersi per mano. Ora scusate, ma devo tornare a vincere la mia partita online, che almeno lì le regole hanno un senso logico.»
La linea cade, lasciando i genitori in un silenzio tombale in mezzo al terrazzo, mentre a bordo piscina Alessandro, dopo aver guardato alternativamente Beatrice e lo schermo del telefono, decide di compiere l'atto più spericolato della sua intera esistenza: ignorare la fisica, mettere via la calcolatrice scientifica, e digitare una risposta di tre parole senza punteggiatura avanzata.
Una vera e propria rivoluzione copernicana.