Sulla Sogliadel Canone

Fanfiction e storie originali in italiano: leggere e scrivere

Capitolo XI

Copertina di Generazione 90 vs Gen Z- Manuale di Sopravvivenza Domestica
Copertina con AI

Generazione 90 vs Gen Z- Manuale di Sopravvivenza Domestica

di @bloodymary79

Originale · Classificazione: Generale · In corso

9.138 parole · 11 capitoli · 7 letture · aggiornata il 2 novembre · nessuna recensione ›

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Tag

Commedia

Note dell'autore e personaggi

Note dell'autore

Raccolta di brevi one shot umoristiche

Personaggi originali

I Genitori (Figli degli anni '90): Cresciuti a pane, MTV, muretti di quartiere, motorini truccati senza casco e pomeriggi passati a suonare i citofoni o a masterizzare CD. Convinti di essere dei genitori "smart e rilassati", vanno in cortocircuito totale perché non sanno come gestire un figlio che segue le regole. Il Figlio, Alessandro (15 anni, Liceo Scientifico): Il classico secchione col…

Capitoli

11 capitoli, dal 5 agosto al 2 novembre

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Riassunto

Riassunto

Il problema fondamentale di Alessandro, quindici anni, frequentatore del Liceo Scientifico e possessore di una media del nove spaccato, non è la fisica quantistica. Quella, in fondo, ha una sua grazia geometrica: se un corpo cade nel vuoto, sai esattamente quando si schianta. Il vero problema di Alessandro è Gaia e un messaggio di testo con un misterioso punto e virgola ammiccante.
Tra consigli di rimorchio vintage a base di cassette dei Nirvana e citazioni dei Police (opportunamente scartate per evitare denunce per stalking), la cinica lucidità della sorellina dodicenne e l'ansia da prestazione digitale, riuscirà il nostro eroe a decodificare la sintassi dell'amore nel 2026 senza finire segnalato alla Digos?
Una piccola commedia domestica nata per esorcizzare il divario generazionale tra chi è cresciuto sui muretti con il Ciao e chi deve calcolare la probabilità di successo amoroso basandosi sulla frequenza dei "Ahah" nelle chat.

Capitolo 11

Il teorema della colonna portante

793 parole, circa 4 minuti

L'undicesimo capitolo della saga familiare unisce l'inevitabile processo della domenica mattina per il disastro in discoteca alla gestione post-traumatica della chat di gruppo.

Il teatro dei procedimenti è la cucina. Alessandro, quindicenne del Liceo Scientifico, con una media del nove, un pallore spettrale e le occhiaie di un panda reduce da tre settimane di insonnia, siede immobile davanti a una tazza di latte e biscotti che non ha alcuna intenzione di toccare.


Accanto a lui, la sorella Alice, dodici anni, mastica una gomma con la calma imperturbabile di un pubblico ministero che ha appena trovato la prova regina.


«Bro» esordisce Alice, appoggiando i gomiti sul tavolo e fissandolo con una freddezza clinica. «Partiamo dai fatti. ieri sera sei entrato al Klub Zero, il tempio della techno di periferia. Sei rimasto dentro esattamente due ore e quarantacinque minuti. E la leggenda narra che per tutto il tempo tu sia rimasto incollato a una colonna portante di cemento armato con l'espressione di un ostaggio di guerra che cerca di decifrare i codici di lancio della NATO. Vuoi confessare spontaneamente o dobbiamo procedere con le intercettazioni ambientali?»


Alessandro emette un rantolo soffocato, nascondendo la faccia tra le mani.


«Tu non puoi capire, Alice... La musica aveva una frequenza di battiti al minuto tale da scomporre i miei organi interni in molecole separate! E intanto sul gruppo WhatsApp la situazione stava degenerando: Gaia aveva scritto alle 01:14 "Ma Ale che fine ha fatto? Si è volatilizzato come un mago di quart'ordine". È la condanna a morte della mia reputazione sociale! Se le scrivo adesso sembro disperato; se non le scrivo passo per il sociopatico che fugge dai locali!»


In quel preciso istante, dalla porta della cucina irrompono i genitori. Il padre, con una vecchia t-shirt sbiadita dei Ramones e l'entusiasmo molesto del capopopolo che non ha mai smesso di credere nella rivoluzione del pogo, fiuta l'odore del sangue e si fionda sul tavolo.


«Ma che faccia è questa, bomber?!» tuona il padre, battendo una manata sulla spalla del figlio con vigore da stadio. «La prima sera in discoteca è un rito di iniziazione sacro! Ai nostri tempi, nel '99, si andava al Byblos o al centro sociale occupato con la camicia a fiori sintetica, si sudava sette camicie e si tornava a casa con i timpani sfondati! Quella è vita vissuta, mica le vostre ansie da laboratorio chimico!»


La madre, appoggiando la moka sul fuoco con un sorriso ironico, scuote la testa.


«Sì, caro, certo... Raccontala giusta ai posteri» interviene la madre, voltandosi con la paletta del caffè in mano. «La tua gloriosa prima volta in discoteca finì con te che cercavi di fare il figo, scivolasti sul pavimento bagnato di gin lemon vicino al bancone e atterrasti di faccia sui piedi di un buttafuori alto un metro e novanta di nome Igor che ti guardò come un insetto. Passasti il resto della serata seduto sui gradini dell'uscita di sicurezza a bere acqua oligominerale calda mentre io cercavo di consolarti.»


Alessandro spalanca gli occhi, aggrappandosi disperatamente alla sedia.


«Ma allora è una tara genetica! La nostra famiglia è incompatibile con i luoghi di aggregazione giovanile!»


Alice, con la pazienza ormai esaurita, si alza di scatto, strappa il cellulare di mano al fratello e, prima che lui possa fiatare, digita un messaggio nella chat con Gaia preme Invia.


Il suono secco della notifica echeggia nella cucina.


Alessandro impallidisce fino a diventare trasparente.


«Cosa... cosa le hai scritto?!» urla, afferrandosi il petto.


Alice alza le spalle con totale nonchalance, posandogli il telefono sul palmo.


«Le ho scritto semplicemente: "Ieri sera la frequenza dei bassi nel locale aveva superato la soglia di tolleranza del mio orecchio sinistro, scusa se sono sparito. Ti va un cono gelato oggi pomeriggio per compensare?"»


Il silenzio in cucina diventa tombale. Passano cinque secondi interminabili. Poi, il telefono vibra.


La notifica si illumina sullo schermo: Gaia ha scritto: "Ah ecco, mi sembrava strano! Per le quattro al bar in centro ci sto, ma offri tu per farti perdonare la fuga in stile Houdini :)" .


Alessandro rimane immobile, pietrificato dalla realizzazione che il dramma intergalattico si è risolto con un invito a un gelato alla stracciatella.


Il padre scuote la testa, palesemente deluso dall'assenza di duelli o fughe in motorino.


«I giovani d'oggi hanno perso completamente il romanticismo del brivido...» mormora, avviandosi verso il divano.


Alice si gira verso la porta, lanciando un'ultima occhiata al fratello paralizzato.


«Bro» conclude Alice senza voltarsi. «Vedi di cambiarti quella felpa lercia che puzzi ancora di fumo e di techno di bassa lega. E vedi di non fare ritardo, che l'algoritmo del gelato non ammette repliche.»

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