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Creato il 06/05/2026, 16:51 · Aggiornato il 06/05/2026, 16:51

Capitolo 9: Fuori Tempo

@andrealara_92S3pp
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Da qualche parte...

L'aria entrava gelida nel petto mentre correva a perdifiato nell'immensa foresta di pini, come se fosse inseguito dal diavolo in persona, sotto l'elmetto grondava sudore e sangue, da qualche parte sulla sua fronte una ferita colava e gli annebbiava la vista.

Si fermò contro un albero, i polmoni bruciavano, mentre lui sputava quel poco che era riuscito ad inalare.

Non può fermarsi, lo sa.

Si pulì il sangue dall'occhio destro per quel che gli riuscì di fare, il guanto era troppo spesso e faticava ad insinuarsi nello spazio tra la sua fronte ed il casco, si guardò le mani, era il suo sangue che macchiava quel guanto.

La vista della macchia rossa lo inorridì, il battito del suo cuore martellava mentre la cassa toracica cercava di rallentare il ritmo affannoso della corsa poi, qualcosa... nascosto nell'angolo dell'occhio.

Si voltò di scatto, la paura la faceva da padrone, le iridi erano dilatata in cerca del minimo movimento.

Nulla.

La foresta era immobile, i lunghi rami di pino sembravano scheletriche braccia rivolte verso terra, in attesa.

Si staccò dal possente tronco ancora ansimante costringendo le ginocchia a flettersi mentre le mani correvano al fodero della spada, trovandolo vuoto.

Il panico s'impossessò di lui, il battito accelerò nuovamente, e l'uomo si voltò febbrilmente a destra e sinistra in cerca del nemico, non lo vedeva, ma sapeva che c'era.

Come lo avevano saputo i suoi commilitoni, Jenkins l'aveva detto: "c'è qualcosa di strano" prima di sparire, venir risucchiato verso l'alto da una forza invisibile.

Poteva ancora vedere il suo volto, il suo sguardo vuoto pendeva spezzato in due da un ramo.

Habbot era crollato subito dopo, trascinato lontano e lasciandosi dietro una scia di terra smossa.

Frink aveva almeno stratto la spada, ma era servita a poco, anche lui era stato trascinato via.

Quanto a lui...

Lui aveva scelto la via del codardo.

Era scappato, aveva mollato a terra la spada e aveva corso come un pazzo, era inciampato, si era rialzato, aveva continuato a correre e correre fino a non poter più respirare, ed ora era paralizzato contro quel tronco.

L'aria era immobile.

Neanche un refolo di vento.

Osservava ogni ramo, ogni tronco, in cerca dell'essere che aveva fatto questo alla sua squadra.

Un altro movimento lo fece voltare, terrorizzato.

Il silenzio assordante, il respiro corto, l'aria nemmeno scendeva ai polmoni, gli si fermava in gola.

Una goccia umida gli attraversò la tempia, non seppe dire se sangue a sudore.

Era tutto così tranquillo.

L'impressione di un altro movimento gli diede la spinta necessaria per staccarsi da quel tronco e ricominciare a correre, gli stivali incespicano gli aghi di pino secchi rimasti a marcire nel sottobosco e non passa molto che si ritrova a sbattere il mento sul terreno, un sapore metallico gli riempie la bocca.

Di nuovo in ginocchio.

Sputa un dente a terra e resta guardarlo per quello che gli sembra un'eternità, un misto di saliva e sangue inizia colare dal labbro inferiore fino a formare una chiazza scura.

Sente freddo.

Non quel freddo che ti morde le carni, quel freddo che si insinua nelle ossa e si blocca.

Quel freddi che lo fa tremare nel momento in cui si rende conto che il suo corpo non risponde.

Corri.

Maledetto corri!

Un ultimo impeto di coraggio, o forse solo la paura di morire, lo fa rialzare, di nuovo, le ginocchia tremano ma non ha tempo di pensarci, il cuore galoppa al ritmo che dovrebbero seguire le sue gambe.

Nulla si muove.

Nulla respira.

E finalmente capisce.

------------

Alfea

Riven gettò a terra l'elmetto protettivo rivelando il livido ancora violaceo sull'arcata sopracciliare destra, una sottile linea bianca spaccava in due il sopracciglio donandogli una certa aria da Macho.

A detta sua.

"Cazzo Sky!" inveì contro il compagno mentre col dorso della mano cerca di pulirsi da qualsiasi cosa l'altro gli abbia gettato addosso per distrarlo.

"Ti tremano le mani."

Riven se le guardò per un attimo, entrambe impugnavano una spada, entrambe tremavano impercettibilmente.

"È l'adrenalina, non rompere." Risponde secco.

"Sei tornato in campo troppo presto" Sky lo guardava con la fronte aggrottata e lo sguardo severo, la punta della sua spada ben salda a terra.

"Fortuna per me, allora, che mi stia esercitando contro di te!" Sfoderò il suo inconfondibile sorrisetto storto mentre lo derideva.

Erano passate diverse settimane dal suo incidente ma Sky continuava a sentirsi in colpa e spesso Riven lo aveva sorpreso a controllarlo mentre si allenava con altri compagni di corso, come se si aspettasse di vederlo crollare a terra da un momento all'altro.

In un certo senso questa cosa aveva giovato a Sky, aveva smetto si piangersi addosso per Bloom e aveva trovato in Riven un nuovo progetto di riabilitazione, oltre, all'ormai ovvio, tenerlo lontano da influenze tossiche.

"Avresti dovuto prenderti un'altra settimana Riven, dare tempo alla tua testa di guarire." L'inflessione cupa della voce voleva lasciar intendere che faceva sul serio ma il moro alzò un sopracciglio sarcastico.

"La mia testa sta benissimo, Sky, non sarà che hai paura che diventi più bravo di te?" Allargando le braccia, le due spade ancora strette nei pugni e quell'espressione da schiaffi sul viso.

"Pensa quello che vuoi" sibilò il biondo. "Ma non mi va di raccoglierti di nuovo dal tappeto, quindi smettila di fare il fenomeno"

Riven capì che la schermaglia era finita quando l'altro specialista si mise in posizione di guardia, così anche lui alzò le lame gemelle, sentì i suoi bicipiti contrarsi per lo sforzo, un leggero tremolio nel braccio sinistro.

"Tu non darmi pugni in faccia..." Sorrideva "è ancora il mio miglior pregio dopotutto."

Fu lui a partire.

Riven si scagliò in avanti con la gamba destra, il braccio destro che seguiva e la lama come suo prolungamento andò a cozzare sulla spada lunga si Sky che si difese senza grossi sforzi assorbendo l'urto quasi con eleganza.

Sky era poco più alto di Riven e meglio piazzato, solido come una roccia sotto i colpi delle spade di Riven che s'infrangevano sulla sua come onde su di uno scoglio.

Rive ruotò su se stesso una volta, alzando le lame all'altezza del torso dell'avversario, parallele, ma Sky aveva già levato la sua.

La botta lo fece rimbalzare indietro.

"Sei lento Riven." Con un movimento fluido del polso portò la sua spada a cercare quelle dell'altro in un movimento dall'alto verso il basso.

Riven la intercettò quasi all'ultimo secondo e deviò il colpo facendolo scivolare lungo il filo della sua arma.

"Ricordo questa scena al contrario..." Il fiato si era fatto corto e la fronte era lucida di sudore.

"Forse ti sei ammorbidito, a forza di giocare al paziente e l'infermiera con Flora..."

Riven sentì il calore salire all'altezza delle orecchie, il suo orgoglio prese il comando della macchina, il ragazzo si abbassò e fece perno sul piede sinistro per compire con una spazzata ai piedi dell'avversario con la destra per poi riunire le lame ed attaccare al busto.

Era una delle sue morte preferite, l'aveva studiata in ogni particolare, destabilizzare l'avversario e colpire quando non ha la possibilità di rispondere.

Un'espressione di dolore gli deformò il viso.

Si ritrovò in ginocchio, la spada di Sky puntata alla gola.

"Te l'ho detto che sei lento."

Riven respirava a bocca aperta, i polmoni reclamavano più aria, rivolse al compagno uno sguardo quasi truce prima di lasciare andare le spade, che caddero a terra.

Alzò le mani in segno di resa.

Restarono così, immobili per qualche attimo, fino a quando Sky non gli porse la mano per aiutarlo ad alzarsi.

"Va bene così per oggi."

Il suo orgoglio sanguinava bile, fissò la mano guantata di Sky per un momento di troppo prima di afferrarla con la sua e fare leva per rialzarsi.

"Va bene così per oggi" gli fece il verso storpiando la sua voce. "Mammina..."

Sky alzò gli occhi al cielo raccogliendo la sua lama e le due dell'amico.

"Sai..." Disse, mentre si spostava verso il bordo del ring per posare le armi.

"Alcuni di noi si preoccupano per gli amici." Frugò nella sua borsa e prese un'asciugamano e se lo mise attorno al collo.

"Non c'è nulla di cui ti devi preoccupare Sky!" Ribattè l'altro ancora al centro del tatami, non vide l'asciugamano arrivargli dritto in faccia, come una sberla.

"Se stessi davvero bene, l'avresti visto...." Commentò il biondo.

"Sono solo stanco ok?" Riven si passò il tessuto sul viso e sulla nuca. "Mi hai sbattuto come un'uovo oggi!"

"Perchè non sei pronto.."

Lui si chiuse in un silenzio ostinato, le mani strette attorno allo straccio, le nocche bianche.

"Cosa fate ancora lì?" Fu Silva ad interrompere quella gara di sguardi truci.

"Sky, Riven! Alle docce, veloci!" Camminava a passo svelto, cadenzato, verso di loro, anche in un contesto informale come quello Saul Silva era marziale in tutto quello che faceva.

Entrambi i ragazzi infilarono le proprie cose nei borsoni, pronti ad allontanarsi dal ring per eseguire gli ordini.

"Ah Sky, voglio la tua opinione..." Entrambi si fermarono e si guardarono prima tra loro per poi restare in attesa.

Silva guardava fisso Riven.

"È pronto per le simulazioni?"

Il silenzio tornò a pesare come un mattone tra i tre, Riven fissava Sky con un'intensità tale che avrebbe potuto incenerirlo se fosse stato una fata del fuoco.

Sky da parte sua sembrava lottare tra il dare al suo amico la chance che meritava e il volerlo proteggere ancora per un pò di tempo.

Guardava il suo compagno, cercando di leggere le sue silenziose intimidazioni o le suppliche che gli rivolgeva con lo sguardo, ma vide solo l'ardente desiderio di non essere lasciato indietro.

Alla fine roteò gli occhi e si rivolse a Silva.

"È ancora un pò lento... ma, credo... che dovresti includerlo nelle simulazioni..." si arrese, e il moro esultò con fin troppa foga.

L'entusiasmo di Riven puzzava di bruciato e Silva lo sentiva bene.

"Spero che tu prenda queste simulazioni abbastanza seriamente da capire che la tua euforia non sostituisce i tuoi riflessi."

Riven si calmò subito, tornando sull'attenti.

"La fiducia di Sky è un debito che ripagherai duramente. È chiaro Riven?"

Il ragazzo annuì convinto.

"Cristallino Silva."

L'uomo fece cenno ai tue ragazzi di andare, mentre gli voltavano le spalle e s'incamminavano potè vedere il moro caricare una rincorsa e sollevarsi appoggiandosi alle spalle dell'amico con un salto.

Il comandante scosse la testa, un sorriso amaro sulle labbra.

Sapeva di aver fatto la scelta giusta.

"Speriamo solo non si faccia ammazzare..."

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